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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION .....3

10 Janvier 2017 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

9 GENNAIO 2017:L’EXPO DELLA GENERAZIONE TELEMACO HA PERSO,LA NUOVA ERA NON SARA SFRUTTATA DAI SUOI NEMICI

-SU LA REPUBBLICA.

Appalti Expo, l’inchiesta sul sindaco Sala prorogata di altri sei mesi

Appalti Expo, l'inchiesta sul sindaco Sala prorogata di altri sei mesiIl sindaco Beppe Sala (fotogramma)

Dal gip ok anche per gli altri sei indagati. La richiesta era del sostituto pg Felice Isnardi

09 gennaio 2017

Proseguiranno per altri sei mesi le Indagini della Procura generale di Milano sul sindaco Beppe Sala e sulle altre sei persone indagate nell’inchiesta sulla cosiddetta ‘piastra dei servizi’ di Expo, il più grande appalto dell’Esposizione Universale del valore di 272 milioni di euro.

Il gip Lucio Marcantonio ha accolto la richiesta di proroga indagini presentata il 12 dicembre dal sostituto procuratore generale, Felice Isnardi, il magistrato che aveva avocato l’inchiesta dopo la decisione del gip, Andrea Ghinetti, di non accogliere la richiesta di archiviazione dei pm Giovanni Polizzi, Roberto Pellicano e Paolo Filippini.

L’intervista a ‘Repubblica’ finisce negli atti dell’inchiesta

E’ stato lo stesso Isnardi a decidere di allargare l’inchiesta al sindaco di Milano e di iscriverlo con l’accusa di falso materiale e ideologico. Nello specifico, Sala, nel suo ruolo di commissario straordinario di Expo, è accusato di aver retrodatato, e perciò falsificato, due verbali del maggio 2012 relativi alla commissione aggiudicatrice della piastra per sostituire, nel più breve tempo possibile, due componenti che risultavano incompatibili.

Insieme al sindaco di Milano, è finito sotto indagine anche il costruttore Paolo Pizzarotti, legale rappresentante dell’omonimo gruppo parmense, accusato di concorso in turbativa d’asta. Con la decisione del gip Marcatonio, le indagini sul maxi appalto expo potranno proseguire fino al prossimo 10 giugno.

httpmilano.repubblica.it/cronaca/2017/01/09/news/appalti_expo_inchiesta_sala_proroga-155670441/?ref=HREC1-10
 
REAZIONE:CIO CHE SI LEGGE NEL TITOLO E’ STATA PIU O MENO LA MANOVRA POLITICA DELLE LARGHE INTESE DI RENZI CHE HO DENUNCIATO NEL SUO MOMENTO.PERCHE
IL MERITO DELLE EXPO DOPO SHANGAI E HILLARY CLINTON E’ IL MERITO DELLA NUOVA ERA CHE LA HA FATTO GRANDE.RENZI ,I TELEMACI E LE LARGHE INTESE HANNO VOLUTO SFRUTTARE QUEL SUCCESSO LEGANDO L’EXPO AL SUCCESSO O NO DEL GOVERNO RENZI E PARTICOLARMENTE DEL COMUNE DI MILANO:LA CANDIDATURA DI PARISI E SALA ERA UNO SCONTRO A OPZIONE ZERO,ZENZA VIA DI USCITA,CIO’E’ SONO LE LARGHE INTESE CHE PATTUSICONO E SI METTONO DI ACCORDO SU CHE NON SONO DI ACCORDO.DOPO LA CADUTA DI RENZI INDAGANDO SALA VIENE RESTITUITA AD INTEGRUM L’ESSENZA E IL PROTAGONISMO DELLA NUOVA ERA SULLE EXPO.NE PIU NE MENO DI QUESTO E’ IL PALIO IN GIOCO ED E’  CIO CHE CON QUESTA DECISIONE CONFERMA LA GIUSTIZIA:LA COMMEDIA VITTIMISTA DI SALA NON HA FUNZIONATO,RESTA INDAGATO.
 
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9 GENNAIO 2017:DONALD TRUMP E' NEONAZI?
 
-SU LA STMPA:

lastampa.it
Meryl Streep attacca Trump ai Golden Globes, lui replica: “Attrice sopravvalutata e lacché”
giordano stabile

Una «Hillary lover», una «lacché», «una delle attrici più sopravvalutate di Hollywood». Il presidente eletto Donald Trump, replica, in maniera sempre meno morbida con il passare delle ore, al discorso di Meryl Streep, che ritirando il premio alla carriera alla 74esima edizione dei Golden Globes ha trasformato il suo discorso in una emozionante e combattiva tirata contro il tycoon, senza nominarlo mai, in difesa della stampa e degli stranieri.  

“Quando uno approfitta della suo potere per bullizzare gli altri, si perde tutti”  

«Chi siamo? E cos’è Hollywood in fondo? È solo in gruppo di persone che arrivano da altri posti», ha esordito l’attrice. E poi l’affondo: «Tutti noi in questa sala apparteniamo ai settori più vilipesi, gli stranieri e la stampa». L’attrice ha ricordato il cosmopolitismo del cinema, facendo i nomi di alcuni degli attori che non sono nati in Usa e ha aggiunto che «Hollywood è piena di stranieri»: «Se li cacciamo tutti, non avremo più nulla da guardare se non il football e le arti marziali (che non sono le arti...)». E senza farne il nome, ha ricordato quando in campagna elettorale il futuro presidente eletto prese in giro un giornalista disabile. «Mi spezzò il cuore», ha detto, osservando che «quando qualcuno approfitta della sua posizione di potere per bullizzare gli altri, si perde tutti: la mancanza di rispetto porta altra mancanza di rispetto e la violenza invita alla violenza».  

Ai Golden Globe Meryl Streep attacca Trump e difende la stampa e l’America multietnica

 

 

 

 

 

Emozionante e combattiva tirata anti-Trump di Meryl Streep alla 74esima edizione dei Golden Globe. Senza mai nominare il presidente eletto, la carismatica attrice, che ha ricevuto il premier alla carriera Cecil B. DeMille, ha approfittato del suo discorso per difendere la stampa e gli stranieri.

«Chi siamo? E cos’è Hollywood in fondo? È solo in gruppo di persone che arrivano da altri posti», ha esordito l’attrice. Pochi attimi prima aveva chiesto scusa per la sua voce, facendo notare però che «qualche tempo fa» aveva «perso la testa».

E poi l’affondo: «Tutti noi in questa sala apparteniamo ai settori più vilipesi, gli stranieri e la stampa». L’attrice ha ricordato il cosmopolitismo del cinema, facendo i nomi di alcuni degli attori che non sono nati in Usa e ha aggiunto che «Hollywood è pieno di stranieri»: «Se li cacciamo tutti, non avremo più nulla da guardare se non il football e le arti marziali (che non sono le arti...)».

E senza farne il nome, ha ricordato quando in campagna elettorale il futuro presidente eletto prese in giro un giornalista disabile. «Mi spezzò il cuore», ha detto, osservando che «quando qualcuno approfitta della sua posizione di potere per bullizzare gli altri, si perde tutti». «La mancanza di rispetto porta altra mancanza di rispetto e la violenza invita alla violenza». «Abbiamo bisogno che la stampa difenda e porti alla luce tutte le storia, che faccia in modo che i potenti rispondano delle proprie azioni. Tutti noi dobbiamo appoggiare i nostri giornalisti perché ne abbiamo bisogno».

Alla fine l’attrice ha ricordato la sua amica Carrie Fisher. «Quando un giorno ero sul set preoccupandomi di cena o di un’altra cosa, Tommy Lee Jones mi disse: “Non è un privilegio essere un’attore, Meryl?”. Sì, lo è e dobbiamo ricordarcelo l’un l’altro del privilegio e della responsabilità. Dovremmo essere tutti consapevoli del privilegio di questo lavoro che stasera Hollywood premia. Come la mia amica, la mia cara venuta a mancare “Principessa Leia“una volta ha detto: – prendi il tuo cuore spezzato e rendilo arte».

«Abbiamo bisogno che la stampa difenda e porti alla luce tutte le storia, che faccia in modo che i potenti rispondano delle proprie azioni. Tutti noi dobbiamo appoggiare i nostri giornalisti perché ne abbiamo bisogno». Il gala era cominciato con un altro affondo nei confronti di Trump: il presentatore, Jimmy Fallon, aveva detto che i «Golden Globes sono uno dei pochi luoghi negli Stati Uniti in cui si rispetta ancora il voto popolare», e aveva paragonato il presidente eletto, senza nominarlo espressamente, al malvagio re Joffrey del Trono di spade.

La replica: “Mai deriso una disabile”  

Meryl Streep è «una Hillary lover»: il presidente eletto Donald Trump ha liquidato così, in un’intervista telefonica pubblicata dal New York Times, poco dopo la chiusura della cerimonia, le critiche rivoltegli dall’attrice durante il suo discorso.

Trump ha spiegato di non aver visto nè l’intervento dell’attrice, né la trasmissione trasmessa dalla Nbc, ma ha aggiunto di «non essere rimasto sorpreso» di essere stato attaccato dalla «gente liberale del cinema». Qualche ora dopo però ha rincarato la dose di critiche: «Meryl Streep, una delle attrici più sopravvalutate di Hollywood, non mi conosce ma (mi ha) attaccato ieri sera ai Golden Globes. È una lacché di Hillary che ha perso grosso» ha scritto sul suo account Twitter. «Per la centesima volta - ha aggiunto in riferimento alle parole di Streep - non ho mai “deriso” un giornalista disabile (non l’avrei mai fatto)».  
Licenza Creative Commons

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2017/01/09/esteri/meryl-streep-attacca-trump-ai-golden-globes-lui-replica-attrice-sopravvalutata-e-lacch-kE1kIhlqln81AxyHgDOy3H/pagina.html

REAZIONE:PURE A LUI TOCCA SMARCARSI DAI MOVIMENTI  NEONAZI CHE ESSULTANO PER IL SUO TRIONFO.NON BASTANO DUBBIOSI SMENTITE,NON BASTA APELLARSI AI SUOI ANTENATI SCOZESI O ALLA STORIELLA DELL’AMICIZIA CON PUTIN E IL SUO APOGGIO ELETTORALE,LA SUA CAMAPGNA CONTRO GLI STRANIERI E’ MOLTO SOSPETTOSA DI XENOFOBIA.SI SMARCHI CHIARAMENTE DAI NEONAZI,DAL KU-KUX-KLAN,DI SUPREMAZIA BIANCA ED ALTRI ESSEMPI DI RAZZISMO XENOFOBO O LA NUOVA ERA NON LI SARA PROPIZIA PER IL SUCCESSO ECONOMICO DEL SUO GOVERNO.

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION .......2

8 Janvier 2017 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

6 GENNAIO 2017:PROFONDA AMAREZZA

Muore “con un sorriso” Georges Prêtre. Poeta della musica, da 70 anni sul podio

Il direttore, attivo fino all’ultimo, si è spento in Francia a 92 anni. Battezzò l’Orchestra Rai, sarebbe tornato alla Scala a marzo

 

 

 

 

 

Prêtre a Vienna nel 2010 per uno dei due concerti di Capodanno

Pubblicato il 05/01/2017
Ultima modifica il 05/01/2017 alle ore 09:41
alberto mattioli
milano

Ormai lo credevamo immortale. L’ultima volta alla Scala, il 22 febbraio scorso, entrò sul palco rattrappito, curvo, piccolissimo, sorretto e quasi issato sul podio da una maschera mentre tutto il teatro si alzava in piedi. Quella sera, lo applaudimmo come si applaude un grande maestro, ma con l’affetto che si riserva a un grande amico. Diresse in tutto quattro pezzi brevi, l’ouverture dell’Egmont, quella della Forza, la barcarola dei Contes d’Hoffmann e il Boléro, e qui va detto che di Boléro ce ne sono sempre stati due: quello che dirigeva lui e tutti gli altri. Come bis, ebbe ancora la forza e l’ironia di attaccare il «galop infernal» di Orphée aux Enfers (il «French can can» dei turisti): alla fine, se la Scala non esplose è solo perché Piermarini sapeva il fatto suo. Dopo il concerto, ricorda il soprintendete, Alexander Pereira, «gli orchestrali commentarono che sembrava più giovane di loro». Sarebbe dovuto tornare in marzo, per tre sere.

Georges Prêtre è morto ieri a 92 anni, in pace e anzi «con un grande sorriso», come fanno sapere i familiari, nel suo castello di Navès, nel Sud-Ovest della Francia. Ha avuto la sorte, concessa a pochi, di diventare un mito da vivo. Quando arrivava lui, arrivava la Storia, perché l’aveva fatta. Sembrava impossibile che chi stavi ascoltando avesse diretto la prima assoluta della Voix humaine di Poulenc, che lo adorava, avesse inciso Tosca e Carmen con la sua grande amica Maria Callas e avesse debuttato alla Scala nel remoto 1966.

E che debutto: il Faust con la regia di Barrault e Freni-Gedda-Ghiaurov. E fu subito leggenda. Maria gliel’aveva detto: «Alla Scala sarai felice». Era figlio di un calzolaio di campagna della Piccardia. Si innamorò della musica per caso, a sette anni, ascoltando un concerto alla radio. Iniziò a suonare la tromba soltanto perché costava meno dell’oboe che avrebbe voluto. Fu la sua fortuna: nella Parigi della guerra e della Liberazione si manteneva suonando jazz nelle boîtes. Faceva il Conservatorio, ma non si diplomò mai. L’altra fortuna, l’incontro decisivo con Jean Marny, direttore dell’opera di Marsiglia, che nel ’46 lo fece debuttare e contestualmente gli presentò la figlia Gina, con cui è stato felicemente sposato per tutta la vita.

La tappa torinese

Carriera, più che lunga, interminabile. Settant’anni sul podio, per cinquanta con i Wiener Symphoniker, 101 recite al Metropolitan, più di 60 concerti con la Filarmonica della Scala, direttore musicale dell’Opéra di Parigi, due concerti di Capodanno a Vienna (2008 e 2010) e anche una tappa torinese importantissima. Nel 1994, fu il primo a dirigere la neonata Orchestra sinfonica nazionale della Rai, dopo la fusione dei vari complessi della tivù di Stato.

Non era un mostro di tecnica, non era uno di quei computer umani che piacciono tanto oggi. Era però un mostro di musicalità, di estro, di fantasia. Aveva uno strano coté fanciullesco fatto di finta ingenuità e di autentico entusiasmo. Mentre lampi maliziosi gli attraversavano gli occhi azzurrissimi, rilasciava dichiarazioni impossibili, tipo «Il podio è il paradiso» o «Quando dirigo, mi metto in contatto con lo spirito di chi ha scritto la musica», senza sembrare ridicolo o retorico, anzi credendoci e facendoci credere anche gli altri. Non si poteva non volergli bene. Era un poeta della musica e i poeti non si giudicano, si amano.

http:lastampa.it/2017/01/05/spettacoli/palcoscenico/muore-con-un-sorriso-georges-prtre-poeta-della-musica-da-anni-sul-podio-yCyemj3AOFJPokjGvEtxeI/pagina.html
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REAZIONE:CRUDELE NOTIZIA,LA MEMORIA DI GEORGE PRETRE SARA QUELLA DI CHI HA DATO LA PIU BELLA MUSICA A QUESTO BLOG,PROFONDA TRISTEZZA E CORDOGLIO:NON RIPOSI IN PACE,VIENI ANCORA A ILLUSTRARE QUESTE MIE PAGINE.

6 GENNAIO 2017:LA LE PEN A GIUDIZIO

-SU LE MONDE:

lemonde.fr

Assistants parlementaires:une information judiciaire vise le FN

Le Front national est soupçonné d’abus de confiance, de recel d’abus de confiance, d’escroquerie en bande organisée, de travail dissimulé, de faux et usage de faux.

LE MONDE | 05.01.2017 à 09h07 • Mis à jour le 05.01.2017 à 17h00 | Par Simon Piel et Olivier Faye

Le parquet de Paris a ouvert le 15 décembre une information judiciaire pour « abus de confiance », « recel d’abus de confiance », « escroquerie en bande organisée », « faux et usage de faux » et « travail dissimulé ». Elle vise à déterminer si des assistants parlementaires d’eurodéputés du Front national ont été rémunérés indûment par Bruxelles, alors qu’ils exerçaient par ailleurs des fonctions au sein du parti. Un juge d’instruction va donc être nommé pour se charger de ce dossier, signe de la lourdeur de la tâche.

L’activité des assistants parlementaires du Front national est scrutée depuis deux ans, à la fois du côté français et du côté européen. Le 9 mars 2015, le président du Parlement européen Martin Schulz saisissait l’Office européen de lutte antifraude (OLAF) et signalait ces faits à la garde des sceaux de l’époque, Christiane Taubira.

Deux semaines plus tard, le 24 mars, le parquet de Paris ouvrait une enquête préliminaire pour abus de confiance, estimant que les rémunérations communautaires pouvaient être assimilées à un financement illégal de parti politique.

Multiples fronts judiciaires

Dans un premier temps, l’enquête a été élargie à une quarantaine de personnes, avant d’être circonscrite. Une dizaine de perquisitions ont été menées dans ce cadre, en février 2016, notamment au siège du Front national, ou dans les bureaux de Jean-Marie Le Pen, à Saint-Cloud (Hauts-de-Seine).

Du côté européen, le Parlement réclame des sommes importantes à M. Le Pen et à sa fille. Le président d’honneur du parti d’extrême droite doit, depuis juin 2016, rendre 320 000 euros à l’institution pour avoir salarié un assistant dont il ne peut fournir « la preuve du travail ».

Lire aussi :   Union européenne : le Parlement réclame 320 000 euros à Jean-Marie Le Pen

Selon Mediapart, Mme Le Pen, elle, doit 298 000 euros au Parlement européen. Une somme qui lui a été réclamée en décembre 2016, et qui correspond aux salaires versés à Catherine Griset, amie de longue date et chef de cabinet de la présidente du FN. En plus de son activité comme assistante parlementaire et comme chef de cabinet au Front national, cette dernière dispose, par ailleurs, d’un bureau au siège de la campagne présidentielle de Mme Le Pen, à Paris.

Les fronts judiciaires visant le financement du Front national sont multiples aujourd’hui. Toutes les campagnes menées par le Front national depuis que Marine Le Pen en a pris la présidence, en 2011, font désormais l’objet d’investigations de la justice.

Par ailleurs, le parti, deux de ses dirigeants du Front national, le trésorier Wallerand de Saint-Just et le vice-président Jean-François Jalkh, ainsi que plusieurs proches de Marine Le Pen ont été renvoyés devant le tribunal correctionnel, le 5 octobre 2016, pour répondre de leurs rôles dans le cadre du financement des élections présidentielle et législatives de 2012. La justice leur reproche notamment d’avoir mis en place un système bâti sur des surfacturations et des kits de campagne obligatoires permettant d’obtenir des remboursements indus par l’Etat.

Lire aussi :   Le FN, champion du cumul de fonctions chez ses assistants parlementaires

http:lemonde.fr/politique/article/2017/01/05/assistants-parlementaires-une-information-judiciaire-vise-le-front-national_5057928_823448.html

REAZIONE:LA LE PEN E TUTTI I SUOI A GIUDIZIO PER ABUSO DI FIDUCIA,OCCULTAZIONE DI ABUSO DI FIDUCIA,FRODE IN BANDA ORGANIZZATA,DISSIMULAZIONE DI LAVORO(LAVORO NON DICHIARATO),FALSIFICAZIONE E CONTRAFAZIONE:

ACCUSATI ENTRAMBI LE PEN E TUTTI I SUOI,IL PARRICIDIO NON HA FUNZIONATO

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6 GENNAIO 2017:NETANYAHOU INDAGATO DALLA POLIZIA

-SU LE MONDE:

Benyamin Nétanyahou entendu pour la deuxième fois par la police

Le premier ministre israélien avait déjà été auditionné, lundi, dans le cadre d’une enquête sur des cadeaux qu’il est soupçonné d’avoir reçu d’hommes d’affaires.

Le Monde.fr avec AFP | ,Mis à jour le

 

 

 

 

 

 

Le premier ministre de l’Etat d’Israël, Benyamin Nétanyahou, a été interrogé jeudi 5 janvier pendant cinq heures, pour la deuxième fois en une semaine, dans le cadre d’une enquête portant sur des cadeaux qu’il est soupçonné d’avoir reçu illégalement de la part d’hommes d’affaires.

Selon un communiqué, le chef de l’exécutif a été auditionné à son domicile de Jérusalem. Il a également été entendu dans un autre dossier, a précisé la police, ajoutant qu’une autre personne avait été interrogée ces derniers jours. Le bureau de M. Nétanyahou n’a pas souhaité faire de commentaires.

Soupçons plus graves de corruption

Plusieurs médias avaient dit que les enquêteurs étaient arrivés dans l’après-midi à la résidence du premier ministre dans le centre de Jérusalem pour ce deuxième interrogatoire après celui de lundi, qui avait duré environ trois heures.

L’enquête porte sur des cadeaux que M. Nétanyahou est soupçonné d’avoir reçu de la part d’hommes d’affaires, avait alors expliqué le ministère de la justice sans plus de précision. La valeur totale de ces présents a été chiffrée à des dizaines de milliers de dollars.

Les médias avaient également fait état d’un deuxième dossier ouvert sur des soupçons plus graves de corruption, mais sans donner plus de détails. Ces investigations ont soulevé des interrogations sur la possibilité que M. Nétanyahou, sans rival apparent sur la scène politique, puisse être inculpé et poussé à la démission.

Record de longévité

Le premier ministre se défend farouchement de tout méfait, répétant : « Il n’y a rien. » Il accuse ses adversaires ainsi qu’une partie des médias de cabale contre lui pour le faire tomber. Il a été soupçonné à plusieurs reprises par le passé, sans être inquiété.

M. Nétanyahou, 67 ans, est à la tête du gouvernement depuis 2009, après un premier mandat entre 1996 et 1999. Il a dépassé les dix ans de pouvoir au total et pourrait battre le record de longévité de l’historique David Ben Gourion, fondateur de l’Etat d’Israël, si l’actuelle législature allait à son terme en novembre 2019.

La justice israélienne peut avoir la main lourde contre les plus hauts dirigeants. Son prédécesseur, Ehud Olmert, est devenu en février 2016 le premier ancien chef de gouvernement incarcéré. Il purge une peine de dix-neuf mois pour avoir touché des pots-de-vin. Les soupçons de corruption pesant contre lui l’avaient contraint à renoncer à se présenter aux primaires de son parti Kadima et à quitter la tête du gouvernement.

Lire aussi :   En Israël, Nétanyahou fait l’objet d’une enquête pour corruption

http:lemonde.fr/proche-orient/article/2017/01/06/benyamin-netanyahou-entendu-pour-la-deuxieme-fois-par-la-police_5058432_3218.html

7 GENNAIO 2017:RIVOLUZIONE,PER DIVORZIARE BASTA UN BUON NOTAIO

-SU LA REPUBBLICA:

Francia, si può divorziare senza andare dal giudice

La riforma varata dal governo socialista è in vigore dal primo gennaio. Basta accordarsi tramite gli avvocati e poi recarsi da un notaio. Ma non tutti sono convinti che così si risparmieranno soldi e tempo

dalla nostra corrispondente ANAIS GINORI

06 gennaio 2017

PARIGI – Dopo aver rivoluzionato i matrimoni approvando oltre quindici anni fa le unioni civili, i cosiddetti Pacs, la Francia ora cambia radicalmente le regole di divorzio. Dal primo gennaio è entrata in vigore la nuova legge che permette ai coniugi di separarsi senza passare più davanti a un giudice.

La riforma lanciata dal governo socialista prevede infatti che per le separazioni consensuali, che rappresentano poco più di metà (54%) del totale, si potrà andare semplicemente da un notaio, evitando udienze in tribunale. I coniugi dovranno prima avviare le pratiche dagli avvocati, decidendo insieme i diversi aspetti (separazione dei beni, eventuali accordi su alimenti e cura dei figli). Una volta trovata l’intesa, l’atto sarà inviato al notaio con un tempo di riflessione fissato in un massimo di 15 giorni entro il quale uno dei due coniugi può ridiscutere le condizioni. Al termine di questo periodo sarà dichiarato il divorzio “express” o “à la carte” come dicono i promotori della riforma.

Una svolta importante anche se già oggi i tempi in Francia sono inferiori che in altri Paesi, circa due mesi e mezzo, con spese tra i mille e i duemila euro. I nemici della riforma sostengono però che la procedura non sarà necessariamente più breve: le trattative preliminari con gli avvocati potrebbero risultare più lunghe di quelle che prevedono la mediazione del giudice. E anche il costo non sarà per forza inferiore. È vero che la tassa notarile per dichiarare il divorzio è fissata a circa 50 euro, ma le spese legali – dato l’aumento della complessità dell’intesa – potrebbero crescere fino a tremila euro, secondo alcuni esperti. E in caso di conflitto, si dovrà ovviamente tornare da un giudice.

.http:repubblica.it/esteri/2017/01/06/news/francia_divorzio_veloce-155514991/?ref=HREC1-21

7 GENNAIO 2017:DALLE LOW COST,E LE TERZERIZAZIONI DAL GOVERNO GOLPISTA “DI SINISTRA”,CI SCAMPI DIO

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:

LA COMPAGNIA

Il nuovo piano di Alitalia

Una compagnia «low cost» e una a lungo raggioFotostoria

di Fabio Savelli

Il presidente di Alitalia Montezemolo: «Infondate le ipotesi di un cambio al vertice»

Tredici aerei si fermano

Dalle sorelle Fontana ad Armani, sessant’anni di divise

REAZIONE:LE LOW COST,IN ITALIA MAGGIORMANTE LEGATE ALL’IRLANDA E LA SPAGNA, VOLANO SENZA NESSUN VOLTO RESPONSABILE VISIBILE:BIGLIETTO VIA TELEFONO E WEB,NESSUN RICEVIMENTO IN AEROPORTO NE A BORDO  SULLA SCALA DI ASCESA,PERSONALE DI BORDO SOLO PER ACCOMODARE I BAGAGLI E NIENTE ALTRO.BEVANDE A PAGAMENTO,MANCO UN BICHIERE DI AQUA.IRRESPONSABILI ANCHE IL PERSONALE DI CABINA:TECNICA ED EMOZIONALMENTI  POCO AFFIDABILI.E VOLANO CON SCARSO CARBURANTE.DIO CI SCAMPI DELLE LOW COST E…DI QUESTA ALITALIA DI MONTEZEMOLO E I SUOI.

 
 

-LA NOTA COMPLETA:

corriere.it
La nuova Alitalia: «Una compagnia low cost e una a lungo raggio» Montezemolo: «Ball non lascerà»
Fabio Savelli
Il piano della compagnia di bandiera

Milano, 6 gennaio 2017 – 15:03

«Infondate le ipotesi di un cambio al vertice». I sindacati alzano il muro sugli esuberi

Una struttura di governance con un maggior peso nelle decisioni strategiche per i soci storici di Alitalia (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Atlantia e la Immsi di Roberto Colaninno). Un nuovo modello di business, con una divisione netta tra il lungo (remunerativo) e il corto medio raggio (fortemente in perdita a causa della concorrenza spietata delle compagnie low cost). Senza, per il momento, una scissione in due società. Ma più probabilmente in due divisioni sotto un’unica capogruppo. E ancora: la fine dell’ambivalenza di Alitalia. Percepita ancora come una compagnia di bandiera, eppure totalmente privata. E anzi, apertamente criticata se chiudono delle rotti domestiche non più produttive, come Malpensa-Roma e Roma-Reggio Calabria.

shadow carousel
Alitalia, storia (in bianco e nero e a colori) di un Paese

Nel piano industriale che l’amministratore delegato, Cramer Ball, presenterà allo staff il 10 gennaio saranno queste le linee guida. Con una riduzione del costo del lavoro che toccherà principalmente il personale di terra (e negli uffici) e in minima parte il personale di volo. Il nuovo contratto dovrà tenere in considerazione la struttura dei costi delle compagnie concorrenti. Gli esuberi potenziali oscillano in una forchetta tra i 600 e i 1.600, ma i sindacati non sono disposti a trattare sulle uscite. Da parte del governo c’è la massima attenzione. I vertici di Alitalia incontreranno lunedì 9 sia il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, sia il collega ai Trasporti Graziano Delrio per manifestare anche delle rimostranze per la mancata approvazione, tempo fa, del decreto Lupi per l’aeroporto di Linate che prevedeva l’apertura di alcune tratte internazionali, ora non consentite.

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Alitalia: dalle sorelle Fontana a Giorgio Armani, oltre sessant’anni di divise

È in atto un totale ripensamento sul corto-medio raggio. Si studiano, dicono fonti vicine al dossier, possibili alleanze commerciali con altre compagnie e accordi di codesharing (un vettore commercializza un servizio e pone il suo codice sui voli di un altro vettore in modo da assicurarne il riempimento). D’altronde la compagnia continua a perdere soldi ogni giorno e serve un cambio di passo. Non nel management. Ieri il presidente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, ha ritenuto «infondate le ipotesi di un cambio al vertice». Semmai le perplessità dei soci storici sarebbero rivolte a James Hogan, vicepresidente di Alitalia in rappresentanza di Etihad. Per i risultati della sua gestione. Non esaltanti.

6 gennaio 2017 (modifica il 6 gennaio 2017 | 15:37)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

http:corriere.it/economia/17_gennaio_06/montezemolo-ball-non-lascera-guida-alitalia-6ac769da-d418-11e6-af84-204dc5ed0070.shtml

REAZIONE:LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO E’ MOLTO VERSATILE,FERRRARI,FIA,COFINDUSTRIA E ORA LA COMPAGNIA DI BANDIERA(MUSSULMANA):PERCHE NON METTERE A FABIO CAPELLO A DIRIGERE AL(ITALIA) ANZI CHE LA NAZIONALE INGLESE?

7 GENNAIO 2017:NOTIZIE DELLA FINE DEL MONDO

-SU MERCOPRESS:

Montevideo, January 9th 2017 – 03:06 UTC

La metà della forza di lavoro argentino fa una media mensile di US $565, dice indec

Sabato,gennaio 7 ° del 2017 – 07:35 UTC

Articolo completo,8 commenti

 

 

 

 

 

 

Secondo il sondaggio il 10% dei più poveri famiglie argentine concentrano 1,9% del reddito nazionale complessivo, mentre il 10% all’altra estremità, 29,1%.

 

 

 

 

 

 

L’indagine indec mostra anche che alla fine del terzo trimestre 2016, circa 10,8 milioni di argentini non hanno ricevuto alcun reddito.

La metà della forza lavoro argentino impiegata stava facendo alla fine del terzo trimestre una media mensile di 9.000 pesos, equivalenti a circa a US $ 565, mentre il 10% più povero in media 2.500 pesos (circa US $ 165) e il 10% più ricco, ovunque da 20.000 a 250.000 pesos (US $ 1.250 a 15.000) al mese, secondo la statistiche argentine rinnovate da censimento dell’ufficio indec.

I dati appartengono alla ultima indagine di “distribuzione del reddito funzionale” per luglio/settembre di quest’anno, tenendo conto di una contrazione dell’economia del 3,7%, il tasso di disoccupazione del 8,5% e la disoccupazione non registrata del 7%.

Quando le statistiche comprendono case, il che significa tutti i redditi di una famiglia, la metà dei quali fanno 15.700 pesos al mese in media (quasi US $ 1.000), il 10% più povero, 5.828 pesos (US $ 365) e il 10% meglio da 41.000 a 280.000 pesos (US $ 2.500 a US $ 18,000).

Ciò significa che il 10% più povero degli argentini e’ sotto il rapporto di distribuzione del reddito e che comprende più di due milioni di persone, il 7,6% della popolazione vive con 4.056 pesos al mese (US $ 256), mentre all’altra estremità la media è di 60.962 pesos mese (US $ 3,800), che rappresenta il 11,5% del sondaggio o 3,1 milioni di persone.

In altre parole, il 10% delle famiglie povere argentine hanno concentrato 1,9% del reddito nazionale complessivo, mentre il 10% all’altra estremità, 29,1%. L’indagine indec mostra anche che alla fine del terzo trimestre 2016, circa 10,8 milioni di argentini non  hanno ricevuto alcun reddito.

A seguito del rilascio del sondaggio il  presidente Mauricio Macri ha detto che il suo governo a fatto luce e trasparenza sul livello di inflazione e la povertà che l’Argentina stava soffrendo e questo era “l’impegno che ho promesso sul suo insediamento. E’ l’unico modo di avere rapporti razionali e con rispetto,cio’e ammettendo le cose come sono, e questa situazione deve essere migliorata con uno sforzo globale di tutto il paese “.

http:en.mercopress.com/2017/01/07/half-the-argentine-labor-force-make-a-monthly-average-of-us-565-says-indec

REAZIONE:565 DOLLARI SONO 200 EURO CIRCA.IN ITALIA CON QUESTI NUMERI AVREBBEMO PIU,MOLTO PIU DI 15 MILLIONI DI CLOCHARD,MANCO I MAIALI POSSONO CAMPARE CON QUELLA SOMMA.IN CONTROPARTITA NELL’ESTREMO OPPOSTO CON L’INGRESSO DEI RICCHI,QUELLA FASCIA VERREBBE A INGROSSARE DI POCO I NOSTRI CETI MEDIE.

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION .......

24 Décembre 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

18 DICEMBRE 2016:BERLUSCONI-LEGA-RENZI AL TRIBUNALE AYA PER CRIMINI CONTRO L'UMANITA

-SU LA REPUBBLICA:

17 dicembre 2016

Salvini in Sicilia: "No al barcone a MIlano, lavaggio del cervello per giustificare invasione"

Matteo Salvini, oggi a Palermo, boccia l'idea di mettere a piazza Duomo, a Milano, il barcone in cui l'anno scorso morirono più di 800 migranti. "L'Italia non sta accogliendo profughi siriani che scappano dalle bombe, ma sta accogliendo nuovi schiavi. I barconi, le fiction, le canzoncine per giustificare un'invasione e una sostituzione etnica non funzionano". Per le primarie del centrodestra si dice "pronto e conto che ci sia Berlusconi". Poi parla anche dei casi dei sindaci di Roma e Milano: "Nella capitale serve un sindaco normale, a Milano devo capire se abbiamo o no un primo cittadino". (di Giorgio Ruta)

http:video.repubblica.it/edizione/palermo/salvini-in-sicilia-no-al-barcone-a-milano-lavaggio-del-cervello-per-giustificare-invasione/262893/263251

REAZIONE:MARONI,BERLUSCONI,BOSSI,SALVINI E RENZI DEVONO ESSERE PORTATI AL  TRIBUNALE INTERNAZIONALE DELL'AYA PER CRIMINI CONTRO L'UMANITA NELLA FOSSA COMUNE DEL MEDITERRANEO

INVASIONE?RIPETE GLI STESSI "DIVERSIVI" DI BERGOGLIO,LA VERA INVASIONE IN ITALIA E' QUELLA DEGLI ISPANI.

AIUTARE IN AFRICA ?PROPOSTE IRREALIZABILI SOLO UN ARGOMENTO PER CONTRASTARE LA SOLUZIONE ALL'AUSTRALIANA DELL'IMMIGRAZIONE GRECA IN TURCHIA.E CHI METTEREBBE I SOLDI PER SVILUPPARE GLI AFRICANI?L'EUROPA?E PERCHE NON VA IN AFRICA A PROPORRERE QUESTE SOLUZIONI?CI HA PROVATO E NON LI HANNO PERMESSO NE MENO METTERE PIEDE.

E ORA COSA FA IN SICILIA?APOGGIARE I FORCONI?

SALA DEVE DIMETTERSI E ANCHE LA VICESINDACA ATTUALE,ALLE URNE GIA.LA RAGGI PIACIA O NO SIGNIFICA LA PRESENZA DELLO STATO A ROMA DI FRONTE ALLO STRAPOTERE OMNIMODO DELLA GERARCHIA GESUITICA CON BERGOGLIO IN TESTA CHE HA SFRATTATO MARINI E CI PROVANO ORA ANCHE CON LA RAGGI.QUALCUNO LI RICORDI A BERGOGLIO CHE IL PATTO LATERANESE E' ANCORA IN ATTO,E LO HA FIRMATO MUSSOLINI.

SALVINI E' UN POPOLISTA(CHE NON POPOLARE)DI DUE SOLDI CHE PROPONE SCIOCHEZZE IRREALIZZABILI E HA APOGGIATO IL NO SOLO PER POSIZIONARSI COI VINCITORI MA NON RAPRESENTA UNA VERA OPPOSIZIONE AL GOLPE LARGHE INTESE ANCORA IN ATTO CON GENTILONI.ANZI.

-APPENDICE:TITOLARE SU LA REPUBBLICA:

12 dicembre 2016
Governo, Bossi boccia Salvini: ''Lui candidato premier? La gente viene a prenderci coi forconi''Così il presidente della Lega, Umberto Bossi, commenta la possibilità che il segretario federale del suo partito, Matteo Salvini, possa diventare il candidato premier del centrodestra alle prossime elezioni politiche. "Io glielo sconsiglio, al Nord non interessa. Non vorrei che la gente venisse a prendere noi leghisti con i forconi. Non è una questione di coraggio, per fare il premier ci vogliono più esperienza e più contatti. Non si può prendere in giro la gente"di Francesco Gilioli e Antonio Nassohttp:video.repubblica.it/dossier/crisi-governo-renzi/governo-bossi-boccia-salvini--lui-candidato-premier-la-gente-viene-a-prenderci-coi-forconi/262295/262643?ref=tblv
-APPENDICE 2:
Salvini contestato a Palermo. Ressa all'ingresso della Cattedrale
3 DICEMBRE 2016:IL PRESEPE NON E’ UN BESTIARIO,AMORES LAETITIA E’ ZOOFILIA,PAPA FRANCESCO NON E’ SAN FRANCESCO
-SUBTITOLO:TRADIZIONALISTI VERSUS POST-MODERNISTI,BERGOGLIO HA PERSO L’UNITA INTERNA E STORICA DELLA COMPAGNIA DI GESU
-SU LA STAMPA;
 
lastampa.it
"La riforma non e' un lifting,temiamo le macchie non le rughe"
ANDREA TORNIELLI
 

«La riforma della Curia non è un lifting», un’operazione di chirurgia plastica «per togliere le rughe», perché «non sono le rughe che nella Chiesa si devono temere, ma le macchie!». E le riforme incontrano anche «resistenze malevole, che germogliano in menti distorte»: una «resistenza» che «si nasconde dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità». Lo ha detto Papa Francesco nel discorso alla Curia romana in occasione dello scambio di auguri natalizi. Nel 2014 aveva parlato delle «malattie della Curia», l’anno scorso delle virtù necessarie ai curiali. Ora dopo la diagnosi arrivano le prescrizioni mediche, cioè i criteri che hanno guidato la riforma della Curia, iniziata da più di tre anni e cantiere ancora aperto.

Dio ha scelto di nascere piccolo

All’inizio del suo intervento Bergoglio ha ricordato il senso del Natale con le parole di san Macario, monaco del IV secolo: «L’infinito, inaccessibile e increato Dio per la sua immensa e ineffabile bontà ha preso un corpo e vorrei dire si è infinitamente diminuito dalla sua gloria». Il Natale, quindi, «è la festa dell’umiltà amante di Dio, del Dio che capovolge l’ordine del logico scontato, l’ordine del dovuto, del dialettico e del matematico. In questo capovolgimento giace tutta la ricchezza della logica divina che sconvolge la limitatezza della nostra logica umana». Citando Romano Guardini e Paolo VI, il Papa ha detto che «in realtà, Dio ha scelto di nascere piccolo , perché ha voluto essere amato . Ecco come la logica del Natale è il capovolgimento della logica mondana, della logica del potere, della logica del comando, della logica fariseistica e della logica causalistica o deterministica»

Il senso della riforma

La riforma, ha spiegato il Papa, significa rendere la Curia «con-forme» all’annuncio del Vangelo e ai «segni del nostro tempo», e al tempo stesso più «con-forme» al suo fine, che è quello di collaborare «al ministero proprio» del Pontefice e quindi di sostenerlo «nell’esercizio della sua potestà singolare, ordinaria, piena, suprema, immediata e universale». Un passaggio accompagnato da abbondanti note e citazioni a piè pagina, nelle quali si ricorda quanto affermato dal Concilio, e cioè che «la Curia è un organismo di aiuto per il Papa» e che il servizio degli organismi curiali «è sempre svolto» in nome e sotto l’autorità del Pontefice. Si cita quindi Paolo VI, il quale sottolineava il rapporto «essenziale» della Curia con l’«esercizio dell’attività apostolica del Papa» che ne rappresenta la sua ragion d’essere. Concetti ribaditi da Giovanni Paolo II, il quale scriveva che la Curia «vive e opera in quanto è in relazione col ministero petrino e su di esso si fonda». Sottolineature evidentemente non casuali.

La riforma non è un lifting

Francesco ribadisce poi che la riforma è un processo di crescita e soprattutto di conversione. Non ha «un fine estetico», non è un lifting o un maquillage «per abbellire l’anziano corpo curiale», e nemmeno un’operazione di chirurgia plastica per togliere le rughe, anche perché «non sono le rughe che nella Chiesa si devono temere, ma le macchie!». Il Papa spiega che «la riforma sarà efficace solo e unicamente se si attua con uomini “rinnovati” e non semplicemente con uomini “nuovi”». Occorre dunque «portare i membri della Curia a rinnovarsi spiritualmente, umanamente e professionalmente». Non basta cambiare le persone, serve «la conversione delle persone», «non basta una “formazione permanente”, occorre anche e soprattutto una conversione e una purificazione permanente». Perché senza un «mutamento di mentalità lo sforzo funzionale risulterebbe vano».

Difficoltà normali e resistenze malevole

In questo percorso, ha spiegato Francesco, «risulta normale, anzi salutare, riscontrare delle difficoltà» e delle resistenze. Quelle «aperte, che nascono spesso dalla buona volontà e dal dialogo sincero», quelle «nascoste, che nascono» nei cuori «impauriti o impietriti che si alimentano dalle parole vuote del gattopardismo spirituale; di chi a parole si dice pronto al cambiamento ma vuole che tutto resti come prima.» Ma esistono anche le «resistenze malevole, che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive (spesso travestite da agnelli)», anche se il Papa ha letto “angeli”. «Questo ultimo tipo di resistenza – ha continuato – si nasconde dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità». Ma il Papa sottolinea anche che «l’assenza di reazione è segno di morte!» e quindi tutte le resistenze «sono necessarie e meritano di essere ascoltate, accolte e incoraggiate a esprimersi». La riforma è un processo che «deve essere vissuto con fedeltà all’essenziale, con continuo discernimento, con evangelico coraggio», con ascolto, azione, silenzio, con «ferme decisioni», con tanta preghiera e umiltà, «con concreti passi in avanti e – quando risulta necessario – con passi anche indietro» (un riferimento, questo, alle correzioni in corso d’opera su alcune decisioni prese), con «responsabile potestà, con incondizionata obbedienza» ma soprattutto abbandonandosi «alla sicura guida dello Spirito Santo».

I criteri

Francesco elenca quindi i dodici criteri della riforma. Individualità, cioè «conversione personale», senza la quale «saranno inutili tutti i cambiamenti nelle strutture». Pastoralità, così che «nessuno si senta trascurato o maltrattato». Una «spiritualità di servizio e di comunione» è l’antidoto «contro tutti i veleni della vana ambizione e dell’illusoria rivalità». Missionarietà, cioè «Cristocentrismo», perché «senza vita nuova e autentico spirito evangelico », qualsiasi nuova struttura «si corrompe in poco tempo». Razionalità, «per evidenziare che ogni Dicastero ha competenze proprie» che «devono essere rispettate ma anche distribuite» secondo «efficacia ed efficienza». Funzionalità: gli accorpamenti servono a dare ai nuovi dicasteri «una rilevanza maggiore (anche esterna)» e ad avere «una maggiore funzionalità», con revisione continua  «dei ruoli, delle competenze e delle responsabilità del personale». Modernità, cioè «aggiornamento», la «capacità di leggere e di ascoltare i “segni dei tempi». Sobrietà, per snellire e semplificare, e «per una corretta e autentica testimonianza». Sussidiarietà, con il riordinamento o il trasferimento di alcune competenze «per raggiungere l’autonomia».

Laici e donne

Francesco indica l’importanza del «rispetto dei principi della sussidiarietà e della razionalizzazione nel rapporto con la Segreteria di Stato» affinché «sia l’aiuto diretto e più immediato del Papa. Ciò anche per un migliore coordinamento dei vari settori dei Dicasteri e degli Uffici della Curia». Sinodalità, che deve diventare sempre più abituale nel lavoro della Curia, sia con le riunioni dei capi dicastero in presenza del Papa, sia all’interno dei vari dicasteri, «dando particolare rilevanza al Congresso e maggiore frequenza almeno alla sessione ordinaria». Cattolicità, cioè «l’assunzione di personale proveniente da tutto il mondo, di diaconi permanenti e fedeli laici», la cui scelta «deve essere attentamente effettuata sulla base della loro ineccepibile vita spirituale e morale e della loro competenza professionale». È opportuno «prevedere l’accesso a un numero maggiore di fedeli laici». Di «grande importanza» anche «la valorizzazione del ruolo della donna e dei laici nella vita della Chiesa e loro integrazione nei ruoli guida dei dicasteri».  Professionalità, cioè  «formazione permanente del personale». Dall’altra parte, spiega Francesco, «è indispensabile l’archiviazione definitiva della pratica del promoveatur ut amoveatur», cioè della promozione di chi si vuole spostare da quel posto, definito, con un’aggiunta a braccio, «un cancro». Infine, Gradualità, cioè discernimento, che richiede «verifica, correzioni, sperimentazione, approvazioni ad experimentum. Dunque, in questi casi non si tratta di indecisione ma della flessibilità necessaria per poter raggiungere una vera riforma».

L’elenco dei passi compiuti

Segue quindi l’accurato elenco di quanto realizzato finora: il Consiglio del cardinali (C9); le commissioni referenti sullo Ior e sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa; la nuova giurisdizione degli organi giudiziari vaticani in materia penale; il Comitato di sicurezza finanziaria; il consolidamento dell’AIF; l’istituzione della Segreteria e del Consiglio per l’Economia, e del Revisore generale; l’istituzione della commissione per la tutela dei Minori; il trasferimento della sezione ordinaria dell’Apsa alla Segreteria per l’Economia; gli statuti dei nuovi organismi economici; l’istituzione della Segreteria per la Comunicazione e il suo statuto; la riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio; la normativa per prevenire negligenze dei vescovi nei casi di abusi sessuali compiuti su minori dal clero; l’istituzione dei nuovi dicasteri per i laici, la famiglia e la vita, e quello per il servizio dello sviluppo umano integrale; lo statuto dell’Accademia per la vita.

Le parole del monaco

Il Papa ha concluso tornando sul tema del Natale, con le parole di un monaco contemporaneo recentemente scomparso, Matta el Meskin che rivolgendosi al Bambino di Betlemme ha detto: « Donaci di non crederci grandi nelle nostre esperienze. Donaci, invece, di diventare piccoli come te affinché possiamo esserti vicini e ricevere da te umiltà e mitezza in abbondanza… Il mondo è stanco e sfinito perché fa a gara a chi è il più grande».

Il regalo

Al termine del discorso, il Papa a braccio ha parlato del dono che quest’anno ha voluto fare ai porporati. «Quando due anni fa quando ho parlato delle malattie della Curia, uno di voi è venuto a dirmi: “Devo andare in farmacia o a confessarmi?”. “Tutte e due!” Ho detto. Poi il cardinale Brandmüller mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: Acquaviva! Non ho capito subito, poi mi sono ricordato di un libro di padre Acquaviva (superiore dei gesuiti nel Cinquecento, ndr) che aveva scritto un libro che noi studenti leggevamo in latino e che i padri spirituali ci davano da leggere. Era dedicato alle malattie dell’anima, “Accorgimenti per curare le malattie dell’anima”. Da qualche mese è stato pubblicato con un’edizione molto buona e una bellissima traduzione, con un’introduzione a cura di padre Raffo, da poco scomparso». È interessante notare come Francesco abbia voluto citare il cardinale Brandmüller, uno dei quattro porporati firmatari dei «dubia» sull’«Amoris laetitia».

-http:lastampa.it/2016/12/22/vaticaninsider/ita/vaticano/la-riforma-non-un-lifting-temiamo-le-macchie-non-le-rughe-TXm2uJBfGGS3UA2XksnJSO/pagina.html

-E COSI SU LA REPUBBLICA:

Francesco alla curia: “Da tradizionalisti resistenze malevole”. E indaga l’Ordine di Malta

Nell’incontro per gli auguri natalizi il pontefice elenca le novità introdotte e mette in guardia dall’opposizione di “menti distorte” che sono “ispirate dal demonio”. E avverte: “Cambiamento non è un lifting, Chiesa tema le macchie, non le rughe”

di PAOLO RODARI

CITTA’ DEL VATICANO – Il cammino della riforma della Curia romana che papa Francesco sta portando avanti incontra “anche le resistenze malevole, che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive, spesso in veste di agnelli”.

È la dura denuncia pronunciata questa mattina da Francesco nel discorso a cardinali e vescovi della Curia Romana riuniti nella Sala Clementina per lo scambio degli auguri natalizi. Un tipo di resistenza, ha osservato, che “si nasconde dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie”, in coloro che si rifugiano “nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare tutto sul personale senza distinguere tra l’atto, l’attore e l’azione”. Dice Francesco anche che ci sono “resistenze nascoste, che nascono dai cuori impauriti o impietriti che si alimentano dalle parole vuote del ‘gattopardismò spirituale di chi a parole si dice pronto al cambiamento, ma vuole che tutto resti come prima”. E aggiunge: “Non sono le rughe che nella Chiesa si devono temere, ma le macchie”.

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Il Papa telefona in diretta a Uno Mattina: “Sia un Natale cristiano, non mondano”
VIDEO NON RIPORTATO

Nel giorno in cui chiama in diretta Uno Mattina per complimentarsi per i 30 anni della trasmissione Rai e per rivolgere i propri auguri natalizi – la notizia ha avuto uno spazio anche sul Tg1 -, Francesco usa il consueto appuntamento pre natalizio con la Curia per entrare nel cuore di uno dei significati più profondi del suo pontificato: la riforma di una Chiesa che in alcuni suoi esponenti vuole “che tutto resti come prima”. Ci sono, dice senza citare i quattro porporati che gli hanno avanzato per lettera i propri dubbi sul testo sinodale Amoris Laetitia dedicato alle ferite della famiglia, delle “resistenze aperte che nascono spesso dalla buona volontà e dal dialogo sincero”. Poi le “resistenze nascoste” e le “resistenze malevole che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive (spesso in veste di agnelli). Questo ultimo tipo di resistenza si nasconde dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare tutto sul personale senza distinguere tra l’atto, l’attore e l’azione”.

La denuncia del Papa arriva nel giorno dell’uscita della notizia della creazione di un’indagine voluta dallo stesso Francesco per fare chiarezza su una vicenda che ha scosso nelle ultime settimane il Sovrano Militare Ordine di Malta.

Il Papa, in sostanza, ha disposto la costituzione di un gruppo “di cinque autorevoli membri” con l’incarico “di raccogliere elementi atti a informare compiutamente e in tempi brevi la Santa Sede” in merito alla vicenda che ha recentemente interessato il Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta, il tedesco Albrecht Freiherr von Boeselager, sostituito il 15 dicembre scorso dai vertici dell’Ordine da Frà John Edward Critien come nuovo Gran Cancelliere.

Il gruppo incaricato dell’indagine è composto da monsignor Silvano M. Tomasi; padre Gianfranco Ghirlanda; l’avvocato Jacques de Liedekerke, Marc Odendall e Marwan Sehnaoui (queste ultime tre personalità legate all’Ordine).

“La volontà è quella del dialogo e di risolvere la cosa in modo pacifico”, ha commentato con i giornalisti il portavoce vaticano, Greg Burke. All’origine della sostituzione di Von Boeselager da parte dell’ordine di Malta – il cui patrono è il cardinale conservatore Raymond Leo Burke, uno dei quattro firmatari del testo coi dubbi in merito ad Amoris Laetita – vi sarebbero, secondo alcuni organi di stampa internazionale, motivi legati a quando il barone tedesco era grande ospitaliere e non avrebbe fatto nulla per impedire che i volontari dell’Ordine attivi in Africa distribuissero profilattici, in violazione della morale cattolica.

La sospensione del barone ha scatenato una mezza rivolta. Altri membri dell’Ordine hanno accusato il gran maestro Fra Matthew Festing di provocare una crisi costituzionale che può essere risolta solo con un Capitolo generale straordinario o un intervento da parte della Santa Sede, dal quale l’Ordine canonicamente dipende. Lo stesso Boeselager, tra l’altro fratello di uno dei nuovi consiglieri di sovrintendenza dello Ior, si oppone alla cacciata per accuse che ritiene “false e ingiuste”.

 http:repubblica.it/vaticano/2016/12/22/news/papa_francesco_alla_curia_vaticana_da_tradizionalisti_resistenze_malevole_alla_riforma_-154645227/?ref=HREC1-10
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-E SU CORRIERE DELLA SERA:
 
roma.corriere.it
 
Il Papa e le "resistenze malevole" Chi nella Curia non vuole riforme
Gian Guido Vecchi
 
vaticano
 
Milano,22 dicembre 2016-23:58
 
Francesco denuncia il gattopardismo in Vaticano.Le mosse del cardinale Burke
 
(Imagoeconomica)
Alla fine ha regalato a tutti un’opera di padre Claudio Acquaviva (1543-1615), quinto padre generale della Compagnia di Gesù. Titolo: «Accorgimenti per curare le malattie dell’anima». Anche stavolta, come nelle tre occasioni precedenti, Francesco non l’ha mandata a dire, nel tradizionale incontro natalizio con i cardinali e i vescovi della Curia romana. Dopo l’appello al «servizio e la santità di vita» (2013), l’elenco delle «malattie curiali» (2014) e il «catalogo delle virtù necessarie» (2015), il Papa giovedì mattina ha incentrato il suo discorso sulla riforma della Curia, con un durissimo passaggio sulle «resistenze» al cambiamento e una dedica implicita alla parte più conservatrice.

Le resistenze

Perché le resistenze, ha scandito Bergoglio, sono di tre tipi. Ci sono quelle «aperte» che «nascono spesso dalla buona volontà e dal dialogo sincero». Quelle «nascoste» dei «cuori impauriti o impietriti» , le «parole vuote del “gattopardismo” spirituale». Ed infine «le resistenze malevole, che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive, spesso “in veste di agnelli”», ha scandito: «Questo ultimo tipo di resistenza si nasconde dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare tutto sul personale senza distinguere tra l’atto, l’attore e l’azione».

La dieta della Curia

Francesco non parla solo della riforma strutturale in corso: il Papa ha messo a dieta la Curia e proseguirà nella riduzione di dicasteri, consigli e uffici, ripete che c’è bisogno di una maggiore presenza delle donne e dei laici e la loro «integrazione nei ruoli-guida». Ma soprattutto esorta alla «conversione e purificazione permanente» delle persone, senza la quale non c’è rinnovamento. Del resto la riforma «non può essere intesa come una sorta di lifting», dice: «Cari fratelli, non sono le rughe che nella Chiesa si devono temere, ma le macchie!». La Curia va riformata per «renderla conforme alla Buona Novella» rivolta in particolare a «poveri, ultimi, scartati», e «conforme ai segni del nostro tempo». Un ruolo di servizio alla Chiesa, chiarisce Francesco richiamando l’autorità papale: il fine della Curia è «di collaborare al ministero proprio del Successore di Pietro, quindi di sostenere il Romano Pontefice nell’esercizio della sua potestà singolare, ordinaria, piena, suprema, immediata e universale». Certo «le resistenze buone, e perfino quelle meno buone, sono necessarie e meritano di essere ascoltate, accolte e incoraggiate a esprimersi». Resta il fatto che il problema è di mentalità, nonostante l’Anno della Misericordia.

La lettera di Burke

Ci sono resistenze sorde, e perfino un cardinale come l’americano Raymond Leo Burke, inorridito dalle aperture sui divorziati e risposati, il quale (dopo due Sinodi e l’Esortazione di Francesco)il mese scorso è arrivato a rendere pubblica una lettera inviata al Papa (e firmata da altri tre cardinali in pensione) perché i «dubbi» espressi «non avevano ricevuto risposta», e da tempo annuncia un «atto formale» per «correggere il Papa», richiamandosi vagamente alla «Tradizione» e a «Giovanni XXII» che «fu corretto» nel Trecento. Burke, tra l’altro, è «Patrono» dell’Ordine di Malta, e ieri ha subito una sorta di commissariamento: Francesco ha nominato un gruppo di cinque prelati per indagare sullo scontro interno all’Ordine, nel quale il «Gran Cancelliere» Freiherr von Boeselager è stato estromesso dal «Gran Maestro» Fra Matthew Festing, vicino a Burke. Accuse di non aver impedito che i volontari distribuissero preservativi in Africa, di essere troppo «liberal», smentite sdegnate. Il Papa vuole vederci più chiaro e «risolvere la cosa in modo pacifico».

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http:roma.corriere.it/notizie/cronaca/16_dicembre_22/papa-resistenze-malevole-2987f972-c896-11e6-b72f-beb391d55ecd.shtml

-REAZIONE:HA VOLUTO DIO CHE IL SUO FIGLIO VENISSE A NASCERE IN UN PRESEPE CIRCONDATO DA ANIMALI MA IL PRESEPE NON E' UN BESTIARIO,QUESTO LO HA CAPITO SAN FRANCESCO CHE HA ELEVATO IL POSTO DEGLI ANIMALI NELLA CREAZIONE COME CREATURE ANCHE LORO DI DIO MA NON LO HA CAPITO BERGOGLIO,LUI IN SINTONIA CON IL POSTO DA DOVE VIENE CONFONDE GLI ESSERI UMANI CON DELLE BESTIE,LO SPIRITO SANTO DEL PRESEPE CON LO SPIRITO DELLA ZOOFILIA,USANDO UN TERMINE PSICOTERAPEUTICO COSI CARO AI SINCRETISMI DI BERGOLGIO:INFATTI DA QUELLE PARTI NEGLI AMBIENTI RURALI E' PRATTICA ABITUALE FARE SESSO CON ANIMALI,PORCE E MULE, DOVUTO ALLA FORTE RIPRESSIONE CHE LA IPOCRESIA CHE LA GERARCHIIA GESUITICA ESSERSCITA SULLA SESSUALITA DEI SUOI FELIGRESI,VENENDOSI COSI A CONFONDERE GLI ESSERI UMANI CON DELLE BESTIE.E CHE ALTRA COSA CHE BESTIE SONO I PEDOFILI E TUTTA L'ALTRA COSMOGONIA DEL BESTIARIO "AMOROSO" DELLA AMORIS LETITIA COSI BENE RIASSUNTA NELL'APOGGIO CHE BERGOGLIO HA DATO AL CARDINALE BARBARIN?MA NON E' STATO QUESTO LO SPIRITO DEL PRESEPE DOVE DIO FATTO UOMO HA VENUTO A NASCERE,BENE LO HA CAPITO SAN FRANCESO.IN QUESTO CONTESTO RISULTA LOGICO CHE I GESUITI TRADIZIONALISTI(1)SI VEDANO CONFRONTATI CON I POST-MODERNISTI DI BERGOGLIO.

E IN QUESTO CONFRONTAMENTO BERGOGLIO,CHE PRETENDE TRANSFORMARE TUTTA LA CURIA IN UNA IMMENSA COMPAGNIA DI GESU, E PER TANTO  METTERLA AL SERVIZIO DIRETTO DEL PAPA,CIO'E' LUI STESSO, IGNORANDO COSI LA DIVERSITA STORICA DELLE DIFFERENTI TRADIZIONI CATTOLICHE;DOPO LA CADUTA DI OBAMA E LA MORTE DI FIDEL CASTRO HA VISTO SPEZZATA L'UNITA INTERNA LUNGAMENTE TESSUTA E CONCRETATA IN QUEL INCONTRO A TRE IN CUBA.NON SOLO HA PERSO L'UNITA INTERNA MA ANCHE L'UNITA STORICA DELLA COMPAGNIA FONDATA DA SAN IGNAZIO DI LOYOLA,E SI HA GUADAGNATO IL RIFIUTO INTERNO DEI TRADIZIONALISTI CON CUI ESPRIMO LA MIA SOLIDARIETA:

BERGOGLIO,RIPETO,HA PERSO E NON A CASO SI MOLTEPLICANO LE VOCI CHE PARLANO DI UNA SUA IMMINENTE DIMISSIONE.

ALLORA,IN QUESTO CONTESTO ANCHE I NON CREDENTI PERO DI EDUCAZIONE CRISTIANA CHE PENSIAMO CHE GESU CRISTO SIA STATO UN GRANDE UOMO  SENTIAMO IL DIRITTO DI DESIDERARLI QUESTO SEMPLICISSIMO,LAICO E  NON ERETICO BUON NATALE A TUTTI GLU UOMINI DI BUONA VOLONTA.

(1)QUELLI CHE ALLA FINE DEL MEDIOEVO DOPO UNO SCONTRO INTERNO CHE PORTO LA MODERNITA  DELLA CHIESA E LA ABOLIZIONE DI QUELLA COMPAGNIA DI GESU DEI BORBONI,SI SONO ALLEATI CON I BORGHESI,LA CLASSE ASCENDENTE IN ITALIA RAPRESENTATA DALLO SPIRITO RISORGIMENTALE  DEI GARIBALDINI COSI BENE DIPINTA NEL GATTOPARDO DI GIUSEPPE TOMASSI DI LAMPEDUSA,

APPENDICE:CANTICO DELLE CREATURE(WIKIPEDIA)

https://it.wikipedia.org/wiki/Cantico_delle_creature

 BUON NATALE/JOYEUX NOËL/MERRY CHRISTMAS


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24 DICEMBRE 2016:QUESTO BLOG SARA MESSO A GIORNO NELLE PROSSIME ORE.
MI E' STATO IMPEDITO FARLO PER MOTIVI DI SALUTE.

31 DICEMBRE 2016:GOLPISTI,CONTINUISTI SPUDORATI

-2 TITOLARI SU LA STAMPA:

politica
Renzi benedice lo schema Gentiloni: “Così si capisce che il Pd vuole votare”
CARLO BERTINI
POLITICA
Il messaggio di fine anno Mattarella e il “Paese sfibrato” che deve ritrovare l’unità
Ugo Magri
-TITOLARE SU GOOGLE NEWS:
La Repubblica
Gentiloni:"Proseguiremo lavoro e riforme governo Renzi"
La Repubblica - ‎29 dic 2016‎
Il premier ai giornalisti: "Lavoro, Sud e giovani sono le parole chiave dell'esecutivo. Voucher? "Non sono il virus che semina il lavoro nero". di PIERA MATTEUCCI. 29 dicembre 2016. Articoli Correlati. precedente successivo. Milleproroghe, via libera ...
REAZIONE:RENZI HA PRETESO PERPETUARSI...E INSISTE:GENTILONI E' AL POPOLO A QUI DOVRA RENDERE CONTO NON AL WEB.
-APPENDICE:POCHE ORE DOPO.....
-SU GOOGLE NEWS:
Il Sole 24 Ore

Borse, le scommesse dei broker: nel 2017 sarà effetto Trump. Rebus voto su listini Ue

Il Sole 24 Ore - ‎13 ore fa‎
Il fattore Trump spingerà ancora Wall Street nel 2017 mentre sull'Europa prevale la cautela viste le insidie di un ricco calendario elettorale (Germania, Francia, Olanda senza escludere le ipotesi di voto in Italia) e su Tokyo c'è invece ottimismo in ...

1 GENNAIO 2017:SOS TERRORISMO,SECONDA PARTE

VEDI CUA,CLICCA:

http://cianciminotortoici.blogspot.com.uy/2016/09/11-settembre-2016ora-italiana.html

-1 GENNAIO 2017:LEVATA DI SCUDI DI MATTARELLA

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Il discorso di Mattarella: "Stop all'odio come strumento di lotta politica"

Il discorso di Mattarella: "Stop all'odio come strumento di lotta politica"

Messaggio di fine anno tra giovani e lavoro video

Video "Ingiusta l'equazione immigrato-terrorista "

"Per voto regole chiare o rischio ingovernabilità"video

Video "L'estero opportunità, ma non se si è costretti" /video

Video Mostra il disegno dei bimbi terremotati / L'integraleLe reazioni Approvazione bipartisan, critiche da Lega e Fd

1 GENNAIO 2017:FELICE ANNO NUOVO,JOYEUX ANNÉE,HAPPY NEW YEAR

2 GENNAIO 2016:GOSSIP DI UNA ORMAI VETERANA DEL CINEMA

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:

L’INTERVISTA

Monica Bellucci: «Ho tradito, sono stata tradita e usata come trofeo» Così è cambiata|Foto

di Elvira Serra, inviata a Parigi

L’attrice: «Il corpo è il mio strumento di lavoro: delicatissimo e violento. Per le figlie cucino io»

La sua storia con Cassel

Chi è Monica Bellucci, icona della bellezza italiana,Video

REAZIONE:FANS ASTENERSI,E' INNAMORATA

-APPENDICE:TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:

UNA CARRIERA SENSUALE

Monica Bellucci, da modella a splendida mamma 50enne

I volti della diva fotostoria

L’esordio come modella, i ruoli in una cinquantina di film, l’ex marito Vincent Cassel, due figlie: ecco come è cambiata la diva

REAZIONE:MONICA BELLUCCI E' MADAME BOVARY?

6 GENNAIO 2017:BUONA BEFANA A TUTTE LE ITALIANE

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=vEEIzUkhd6w&w=560&h=315]
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=GMTW8gbAlZ4&w=560&h=315]

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 367

26 Septembre 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

15 SETTEMBRE 2016:VI RACCONTO CHE…..

-TITOLARE SU THE TELEGRAPH:ESTARADARE PRIGIONERI

Britain could deny aid to countries that do not take back foreign prisoners, ministers suggest

14 Sep 2016, 9:30pm

Priti Patel 

REAZIONE:DEVONO ACETTARE L’ESTRADIZIONE I PAESI CON  CARCERATI NELLA GB,MINISTRO CONSIGLIA.NON TI LA PRENDERE,ALTRIMENTE VERRANO NEGATI AIUTI.

-TITOLARE SU THE TELEGRAPH:DALLA FINE DEL MONDO

MercoPress - South Atlantic News Agency

MercoPress. en Español
Montevideo, September 15th 2016 – 04:31 UTC

Falklands welcomes UK/Argentina future cooperation agreement, which leaves sovereignty discussions out

FIG will be represented at any future discussions on the above matters. Sovereignty of the Falkland Islands will not be part of these discussions.

The Falkland Islands Government (FIG) welcomed the UK/Argentina future cooperation agreement to remove all obstacles limiting the economic growth and development of the Falkland Islands and points out it will be represented at future discussions on these matters, the removal of sanctions on hydrocarbons, fisheries, shipping and tourism, and underlines that “sovereignty of the Falkland Islands will not be part of these discussions”.

TRADUZIONE:Falklands accoglie UK / Argentina accordo di cooperazione futura, che lascia discussioni sovranità fuori

Il governo delle Isole Falkland (FIG) ha accolto con favore l’accordo di cooperazione futura UK / Argentina per rimuovere tutti gli ostacoli che limitano la crescita economica e lo sviluppo delle isole Falkland e sottolinea che sarà rappresentata a future discussioni su questi temi, la rimozione delle sanzioni sugli idrocarburi, la pesca, il trasporto e il turismo, e sottolinea che “la sovranità delle isole Falkland non sarà parte di queste discussioni”.

REAZIONE:VI RACCONTO CHE QUESTE PAGINE SONO CREDIBILI,CHE LA PREDICA IN SOLITARIO SU QUESTE QUANDO TUTTA L’AMERICA LATINA FACEVA BLOCCO NAVALE SULLA GB HA AVUTO FINALMENTE “VITTORIA”.MA PERCHE IL RACCONTO SIA EFETTIVO DA VERO DEVE INCLUDERE LA RINUNCIA DEL PRESIDENTE MACRI.VEDI:IL PANAMA PAPERS HA FATTO MOLTE VITTIME MA DUE SONO “CADAVERI POLITICI ECCELLENTI”,QUELLO DEL PRIMO MINISTRO ISLANDESE  E QUELLO DI DAVID CAMERON,NON PUO AVERE ALTRO ESSITO PER MACRI.NON RIESCO A CAPIRE PERCHE MAI IL TERZO MONDO DOVREBBE AVERE UN TRATTAMENTO DIVERSO VERSO I SUOI PRSIDENZIALI COINVOLTI,NON SAREBBE CREDIBILE QUESTO ACCORDO NE ALTRI FRA I PAESI DEL MERCOSUR E L’EUROPA.

-TITOLARE SU THE TELEGRAPH:NON STIMMATIZZARE IL MALATO DI PESTE POST-MODERNA

11:25pm

Prince Harry makes private visit to HIV hospital where Diana helped break stigma

TRADUZIONE:IL PRINCIPE HARRY FARA UNA VISITA PRIVATA ALL’OSPEDALE DOVE DIANA HA ROTTO LO STIMMA.

REAZIONE:SECONDO ME NON E’ STATA RILEVATA PIENAMENTE L’IMPORTANZA STORCA DELLA UMANA CONDOTTA DELLA  PRINCIPESSA DIANA AL RIGUARDO DEL MALATO DI PESTE MODERNA:COME MEDICO SUGGERISCO CHE LA MEDICINA LA DISTACCHI TANTO COME QUELLA DI MADRE TERESA DI CALCUTA VERSO GLI INDIANI NEL SANTORALE CATTOLICO.

FARA MOLTO MENO PROBLEMATICA LA LORO CURA ED ESSISTENZA.

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16 SETTEMBRE 2016:LA FANTAPOLITICA DEL FANTOMATICO BERLUSCONI

-SU CORRIERE DELLA SERA:

l retroscena

Berlusconi vuole tenere tutti uniti
Parisi attacca la nomenklatura FI
L’ex manager: succede quando si vuole rinnovare. E i colonnelli azzurri insorgono
Franceso Vederami
Silvio Berlusconi con Stefano Parisi (Forte Fabrizio) Silvio Berlusconi con Stefano Parisi (Forte Fabrizio)

È un classico. Cambiano gli interpreti ma il canovaccio è sempre lo stesso, dato che la logica del divide et impera gli garantisce da oltre venti anni il primato nel centrodestra. E così Berlusconi recita con tutti la parte che gli è più congeniale, offrendo a ognuno pezzi di verità usati poi come munizioni nelle rivalità. Dice a Parisi di andare avanti con il suo progetto e fa mostra di contrariarsi con quanti tentano di ostacolarlo, «dato che pensano solo a se stessi, non hanno capito che c’è bisogno di rinnovamento» e che «non si può lasciare agli estremisti la guida della coalizione». Poi sente Toti e lo asseconda nel suo disegno: «Se vai a Pontida non c’è alcun problema, visto che con Salvini siamo d’accordo di scrivere insieme il programma di governo». Incontra Romani e Brunetta e promette il rilancio di Forza Italia, lamentandosi del fatto che «Parisi non sa tenere tutti uniti», che non è riuscito finora a strappare a Renzi pezzi di establishment «come invece aveva promesso», e che la sua due diligence sul partito non l’ha soddisfatto, assolvendo di fatto la vecchia dirigenza.

Al termine di questo valzer di confessioni e stati d’animo — come se il tempo si fosse fermato — Berlusconi si ritrova sempre al centro della scena, coltivando la speranza che la Corte di Strasburgo lo riconsegni all’antico ruolo. In cuor suo, infatti, non ha smesso di pensare a ciò che era e che «con frode» non è più. Perciò si dispone interessato ai ragionamenti di Parisi, che gli pare in realtà troppo assertivo nel presentare le sue tesi e poco incisivo nel cambiare la curva dei sondaggi. Perciò chiama Toti, con cui c’è stata ruggine, per avvisarlo che «sono nella tua Liguria e sarei contento se venissi a trovarmi». Perciò si unisce al moto d’indignazione di Romani e Brunetta, che gli rammentano come Parisi non abbia «voluto il tuo nome nel simbolo quando si è candidato a Milano, e ora ti definisce semplicemente un padre nobile o fondatore».

Il canovaccio prevede parti noiose che Berlusconi sa di non poter cancellare, se vuole portare la trama a compimento. Nel frattempo è attraverso il caos che tiene tutto in equilibrio, confidando che la conflittualità resti uno strumento di competizione interna e non faccia saltare i pezzi del puzzle con cui vuol dare (e darsi) una prospettiva politica. Tanto è lui il perno del sistema. Ma il tempo passa e rispetto al passato l’esercizio si fa sempre più complicato, specie se agli occhi dell’opinione pubblica moderata l’ex premier viene visto sullo sfondo, mentre gli elettori di Forza Italia — secondo un report riservato — appaiono disorientati e in maggioranza sarebbero propensi a votare Sì al referendum di Renzi «perché porta avanti il nostro progetto di riforma». Mentre al centro della scena i nuovi interpreti del centrodestra continuano a darsi sulla voce.

Lo spettacolo di ieri, per esempio, è ruotato attorno alle parole «nomenclatura» e «futuro». È la «nomenclatura» di Forza Italia, secondo Parisi, che gli si mette di traverso perché «non vuole rinnovare», mentre «io penso al futuro e ai dieci milioni di voti persi». «Provi a portare valore aggiunto con la sua iniziativa, se ci riesce, invece di pensare ancora a fare un’Ops sul nostro partito», gli risponde Romani: «Ci occuperemo noi di rilanciare Forza Italia, che a Parisi peraltro fa un po’ schifo». Nemici per la pelle, in comune hanno solo Berlusconi. L’unico che al momento porti in dote i voti. Ecco il motivo per cui, in fondo, tutti accettano di recitare il suo canovaccio, sebbene sottovoce tutti dicano che anche per l’ex premier il tempo passa: perciò porteranno «comunque» avanti i loro contrapposti disegni, contando su un’eredità che però oggi non è disponibile. Non è che questo Berlusconi non lo sappia, nel gioco delle parti è logico usare ed essere usati. Ma finché avrà lui la chiave di ciò che resta della cassaforte elettorale, si terrà il ruolo del protagonista e del regista. E nel copione è prevista la scena dello specchio, dove continuare a dire che «non ce ne sono di Berlusconi in giro», che anche le novità hanno «problemi di carisma»: «Ma aspettiamo di vedere cosa farà Parisi. Se riuscirà bene, avremo creato un personaggio. Altrimenti ne cercheremo un altro». «È un classico», sorrideva l’altro giorno un amico che conosce Berlusconi da una vita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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http:corriere.it/politica/16_settembre_15/berlusconi-vuole-tenere-tutti-uniti-parisi-attacca-nomenklatura-fi-e24c0558-7abb-11e6-a4f4-4d2467f05bee.shtml

REAZIONE:E DOVE' BERLUSCONI ?

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15 SETTEMBRE 2016:SE IL VINO VIENE..........

-SU LE MONDE:

lemonde.fr

Pourquoi le vin compte autant pour la France, en sept graphiques

LE MONDE | 14.09.2016 à 16h25 • Mis à jour le 14.09.2016 à 16h53 | Par Anne-Aël Durand Vendanges à Montmelas-Saint-Sorlin, dans le Rhône.

Vendanges à Montmelas-Saint-Sorlin, dans le Rhône. AFP / JEFF PACHOUD

Septembre est le mois de la rentrée, mais aussi des vendanges. En Alsace, Champagne et vallée du Rhône, la récolte a commencé lundi 12 septembre et devrait durer trois semaines. Si les amateurs de vins s’inquiètent de la qualité du millésime, les quantités et les prix seront aussi scrutés, car la viticulture est un secteur économique d’importance. Explications.

Une baisse annoncée de la récolte 2016

Certains vignobles ayant été touchés par le gel au printemps, la grêle ou la sécheresse cet été, la production totale devrait atteindre 42,9 millions d’hectolitres en 2016, contre 47,8 millions en 2015, selon Agreste, le service statistique du ministère de l’agriculture. Les récoltes sont en recul dans le Languedoc-Roussillon, qui fournit plus du quart du vin français, dans les Charentes (cognac, armagnac) et en Champagne. En revanche, les vins d’Alsace seront en hausse de 20 %.

Lire aussi : Les vendanges commencent avec optimisme dans la vallée du Rhône

Un secteur riche en emplois

En France, 87 400 exploitations produisent du vin, dont 68 500 sont spécialisées dans le secteur. Selon le ministère de l’agriculture, elles emploient en moyenne, travail saisonnier inclus, l’équivalent sur l’année de 1,9 personne à temps plein, soit 0,4 de plus que l’ensemble des exploitations agricoles. Selon l’Agence nationale pour l’emploi et la formation en agriculture (Anefa), plus de 300 000 contrats saisonniers sont signés chaque année, dont :
  • 120 000 pour le champagne, car le raisin y est coupé à la main ;
  • 50 000 en Rhône-Alpes et Bourgogne ;
  • 30 000 en Aquitaine ;
  • 20 000 en Languedoc-Roussillon ;
  • 15 000 en Alsace ;
  • 8 000 dans les Pays de Loire…
Le secteur viti-vinicole représente près de 290 000 emplois, dont 120 000 emplois directs, selon la douane, chargée de la réglementation du secteur. Le groupe Vin et société, composé des professionnels du secteur, évoque même jusqu’à 558 000 emplois « de la vigne et du vin » (viticulteur, négociant, caviste, fabriquant de bouteilles, caviste, sommelier, etc.). Du vigneron indépendant au grand groupe international Selon les vignobles, le profil des exploitations est très varié, héritage d’organisations du passé. Alors que les châteaux et exploitations de particuliers sont majoritaires dans la Loire et dans le Bordelais, les caves coopératives dominent en Languedoc-Roussillon, dans les Côtes-du-Rhône et en Corse. Au total, elles réalisent 37 % de la vinification. En Alsace et dans le Beaujolais-Bourgogne, la situation est plus contrastée. Quant au champagne, il est caractérisé par un système de « maisons », dont certaines très puissantes : Moët & Chandon (groupe LVMH), avec 1,7 milliard d’euros de chiffre d’affaires, est le deuxième fabriquant de boisson en France, derrière Coca-Cola, mais devant Evian ou Heineken.
Cette carte montre les modes de vignification en France : en bleu, les caves particulières, en rouge, les caves coopératives et en jaune les systèmes mixtes.
Cette carte montre les modes de vignification en France : en bleu, les caves particulières, en rouge, les caves coopératives et en jaune les systèmes mixtes. Observatoire de la viticulture française/FranceAgriMer

Lire aussi : Les caves coopératives se rebiffent

La France détrônée par l’Italie et l’Espagne

Non, les Français ne sont pas les plus gros producteurs mondiaux de vin : l’Italie a remporté ce titre en 2015. Selon les années, les deux pays se disputent la première place, mais en 2016, l’Italie a une longueur d’avance, avec des estimations autour de 49 millions d’hectolitres. La France devrait même être devancée, comme en 2011, par l’Espagne, qui table sur 43 millions à 44 millions d’hectolitres récoltés. Malgré le développement des vignobles nord-américains, argentins et chinois, les trois pays méditerranéens conservent leur leadership et assurent près de 50 % de la production mondiale depuis vingt ans. De bonnes performances à l’export « Poulidor » de la production mondiale, la viticulture française se situe aussi à la deuxième place d’un autre podium, celui des produits qui s’exportent le mieux : une bouteille sur trois est bue à l’étranger. Les ventes de vin et de spiritueux ont rapporté 10,4 milliards d’euros en 2015, soit « l’équivalent de la vente de 126 Airbus », précise la Fédération des exportateurs de vin et spiritueux (FEVS). Le secteur est loin des performances de l’aéronautique, mais a détrôné les parfums et cosmétiques. Le champagne, à lui seul, représente un quart des exportations du secteur (2,69 milliards d’euros), et les spiritueux près d’un tiers (3,7 milliards).
Les Décodeurs
Le principal marché à l’export reste les Etats-Unis, porté par l’engouement des spiritueux (cognac), même si l’Allemagne et la Chine représentent des volumes plus importants, composé de vin en vrac ou de bouteilles moins chères.

Lire aussi : Les exportateurs de vins et spiritueux français peuvent sabrer le champagne

Une consommation encore importante en France

Les foires aux vins organisées en septembre attestent que la culture du vin est bien vivante en France. En moyenne, chaque Français boit 42 litres de vin par an, soit un peu plus d’une bouteille par semaine. Même si la consommation a décliné au cours des dernières décennies (elle était de 100 litres par an et par personne en 1960), elle reste supérieure de 30 % à la moyenne européenne. Une bonne nouvelle pour les débouchés économiques de la filière, moins pour la santé publique : selon la Cour des comptes, l’alcool cause 49 000 morts par an et bénéficie d’une « tolérance » bien supérieure au tabac.

Lire aussi : Consommation d’alcool : le réquisitoire de la Cour des comptes

Des vignobles qui misent sur la qualité

La vigne est une culture qui dégage beaucoup de plus-value : sur 2,5 % de la surface agricole utile, elle représente 17 % de la richesse agricole nationale, selon l’Insee. Pour valoriser la diversité de leur terroir et vendre leurs produits plus cher, les viticulteurs ont misé sur les labels de qualité et d’origine :
  • 364 vins et eaux-de-vie sont vendus sous des appellations d’origine contrôlée (AOC) et leur équivalent européen, l’AOP ;
  • 74 bénéficient d’une indication géographique protégée (IGP).
Par ailleurs, la viticulture biologique (qui peut aussi bénéficier d’une AOC ou IGP) se développe et représente 9 % des surfaces cultivées en 2015. Au total, moins de 5 % des vignes en France ne bénéficient d’aucun label.
Les Décodeurs

Un timide redéploiement des vignobles

La volonté de produire des vins de meilleure qualité s’est accompagnée d’une réduction de la surface viticole en France, en particulier dans le Languedoc-Roussillon qui produisait des vins de table sans appellation : de plus d’un million d’hectares (ha) dans les années 1980, elle est passée à 876 200 ha en 2000 et 788 400 ha en 2013.
Observatoire de la viticulture française/FranceAgrimer
Toutefois, cette politique est actuellement remise en question. Dans un « plan stratégique sur les perspectives de la filière viticole », FranceAgriMer déplore une « érosion » des parts de marché à l’export, non pas tant en valeur qu’en volume : le vin français représentait 29 % de l’export mondial dans les années 1980 mais seulement 14 % en 2011. Selon l’office agricole, la France peine à proposer une gamme complète de vins (notamment en « vrac »), et même à faire comprendre son système complexe d’indications géographiques. Le vignoble français doit aussi faire face à des défis sanitaires et environnementaux : le réchauffement climatique modifie les terroirs, des maladies menacent certaines vignes (flavescence dorée). Résultat, l’Europe a assoupli sa règle interdisant les nouvelles plantations de vigne, autorisant chaque état membre à augmenter sa surface de 1 % par an. Pour la première fois en 2016, 3 500 ha seront plantés en France, y compris dans des terroirs sans appellations. Le mouvement est encore timide, puisque les autorisations permettaient d’en planter 8 000 hectares.

Lire aussi : Bientôt des vignes n’importe où en France

http:lemonde.fr/les-decodeurs/article/2016/09/14/pourquoi-le-vin-compte-autant-pour-la-france-en-sept-graphiques_4997656_4355770.html

- 16 SETTEMBRE 2016:LA PASTICCIO-GENESI DEL GOLPISMO RENZIANO.

-SU THE HUFFINGTON POST:

L'Huffington Post RENZI-PARTIGIANI: NÉ FESTA NÉ UNITÀ

RENZI-PARTIGIANI: NÉ FESTA NÉ UNITÀ
SE VUOI LEGGERE LA NOTA VEDI QUA:
http:huffingtonpost.it/2016/09/15/renzi-partigiani-costituzione_n_12030404.html?utm_hp_ref=italy
 
(E SE NON LA LEGGE TI SEI RISPARMIATO UN MOMENTO DI NAUSEA E DISAGGIO CHE IO VOGLIO EVITARTI NON PUBBLICANDOLA)
.
REAZIONE:RENZI NON E' DI SINISTRA NE DI DESTRA,RENZI E' UN OSSEQUENTE BURATTINO DEL CENTRO-DESTRA.RENZI NON HA UN ANIMA POLITICA,ANZI NON HA UN ANIMA,RENZI E' UNA TERATOGENESI POLITICA,ANZI E' UNA BURATTO-GENESI.A GUARDARE L'AZIONE POLITICA DI RENZI COLPISCE IL BASSO LIVELLO,SEMBRA UN QUALUNQUE SENZA STATURA NE POLITICA,NE IDEOLOGICA NE INTELLETUALE NE MORALE CHE NON FA ONORE ALLA STORICA CULTURA POLITICA DELL'ITALIA(TANTO COME IL PAPA A QUELLA RELIGIOSA DEL CATTOLICESIMO)E CHE PRETENDE PASSARE COME UN BUON RAGAZZOTTO.E LA SUA RIFORMA ALTRO NON E' CHE IL PRESIDENZIALISMO-AUTORITARISMO DI BERLUSCONI MASCHERATO,IL FEDERALISMO DI BOSSI MASCHERATO(IL SENATO DELLE REGIONI SENZA DISTINZIONE DI AUTONOMIE),E INOLTRE RENZI ATTUA LA VENDETTA DI BERLUSCONI CONTRO IL SENATO CHE LO HA SFRATTATO E ANCHE QUELLA CONTRO LA GIUSTIZIA PERCHE HA SVELATO LA NATURA DELINQUENZIALE DEL LORO OPERATO.
LA PARABOLA DI RENZI,ELETTORALMENTE FRA L'ALTRO,SEMBRA ARRIVATA ALLA FINE,E ORMAI SONO TROPPE LE VOCI CHE DA TUTTE LE PARTI CHIEDONO LA SUA DIMISSIONE.RISULTA OVVIO INSOMMA CHE RENZI DOVRA ANDARSENE A CASA PRESTO E IL PARLAMENTO GOLPISTA, FATTO POSSIBILE DAL M5S,DEVE DISSOLVERSI.

E......... THE HUFFINGTON POST NON E' SANTO DELLA MIA DEVOZIONE.

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-IL GIORNO DOPO:VIA RENZI DELL'UE

-SU LA REPUBBLICA:

Vertice Ue, Renzi rompe con Hollande e Merkel: "La Germania non rispetta le regole"

Vertice Ue, Renzi rompe con Hollande e Merkel: "La Germania non rispetta le regole"

Da sinistra, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier belga Charles Michel e il presidente del Consiglio Matteo Renzi al vertice europeo di Bratislava (ansa)

L'affondo del premier: "Non sono soddisfatto su crescita e immigrazione, no a conferenza stampa congiunta con Francia e Germania". A Bratislava primo summit Ue dopo Brex

di ALBERTO CUSTODERO

16 settembre 2016

“LA GERMANIA non rispetta le regole sul surplus commerciale. Senza politiche su economia e immigrzione, l’Europa rischia molto”. È l’affondo di Matteo Renzi al termine del vertice Ue a Bratislava – il primo dopo Brexit- conclusosi con il rifiuto da parte del premier italiano di partecipare a un briefing coi giornalisti insieme ai suoi omologhi tedesco e francese. “Non posso fare una conferenza stampa congiunta con Merkel e Hollande – ha spiegato il presidente del Consiglio – se non condivido le loro conclusioni su economia e immigrazione. Non è polemica, l’Italia non la pensa allo stesso modo degli altri”.

Posizione ai limiti della rottura. Una posizione al limite della rottura, quella del premier italiano, alla quale ha risposto la Merkel lanciando un appello alla coesione. “Senza l’unità europea – ha detto la Cancelliera – non riusciremo a raggiungere gli obiettivi”. Quindi, Merkel ha ribadito che “lo spirito di Bratislava è di collaborazione”. E che “il vertice si è tenuto in un’atmosfera buona e molto costruttiva”. Secondo la Cancelliera e il presidente francese Francois Hollande, i leader europei hanno raggiunto un accordo su una road map per provvedimenti in materia di difesa,sicurezza ed economia che dovrebbero essere approvati al vertice di Roma di marzo, in occasione del 60esimo anniversario della firma dei trattati fondatori dell’Ue. Germania e Francia “lavoreranno molto intensamente nei prossimi mesi affinchè tutto questo abbia successo”, hanno assicurato Merkel e Hollande.

Le critiche di Renzi. Ma al di là dei toni distensivi di Angela Merkel, la realtà è un’altra, almeno a giudicare dalle dure critiche di Renzi sui temi dell’immigrazione e dell’economia. “La soluzione individuata al vertice di Malta è rimasta lettera morta”, ha detto. “Non è che si può pensare cherisolto il problema della Turchia si è risolto il problema. Sui migranti vogliamo vedere i fatti”. Sulle politiche economiche, il premier invoca poi un cambio di rotta. “Noi – ha dichiarato – abbiamo bisogno di tornare a crescere come Paese, ma è l’Europa che deve tornare a crescere, abbandonando la politica dell’austerity”.

Renzi: “La Germania non rispetta le regole”. “Così come i Paesi devono rispettare le regole del deficit, allo stesso modo si devono rispettare altre regole, come quella sul surplus commerciale. E ci sono alcuni Paesi che non la rispettano, il principale è la Germania”. È l’affondo di Renzi contro la Germania. Il capo dell’Esecutivo sostiene da tempo che, se i tedeschi portassero entro i limiti europei del 6% il loro surplus commerciale,oggi attestato al 7,6 %, ci sarebbero circa 38-40 miliardi di euro di investimenti da fare in Germania.

“Un passettino avanti”. In un tweet, Renzi riassume lo spirito del summit di Bratislava, e non nasconde tutta la sua amarezza. “Passo in avanti, ma piccolo piccolo. Troppo poco. Senza cambiare politiche su economia e immigrazione, l’Europa rischia molto”.

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TWEET
Matteo Renzi
@matteorenzi
Passo in avanti, ma piccolo piccolo. Troppo poco. Senza cambiare politiche su economia e immigrazione, l’Europa rischia molto

“Accordi Italia-Africa”. A proposito di immigrazione, precisa Renzi, “o l’Unione Europea fa gliaccordi con i Paesi africani, o li facciamo da soli. Secondo noi sarebbe molto meglio che  fosse l’Europa a intervenire, ma se l’Ue decide che questa non è la priorità, occorre intervenire noi”.

 http:repubblica.it/esteri/2016/09/16/news/bratislava-147873647/
 
REAZIONE:RENZI NON SODISFATTO DALL’UE PER MOTIVI DI SICUREZZA:IMPOSSIBILE PRETENDERE CHE LE SUE RICHIESTE SIANO ACCOLTE CON FAVORE DOPO ESSERSI RIFIUTATO A SOLIDARIZZARSI CON LA FRANCIA E GLI ATTACHI ALL’IS IN SIRIA IL GIORNO DOPO LA STRAGGE TERRORISTICA.
E’ DURATA POCO L’ILLUSIONE DI OCCUPARE UN POSTO DI PROTAGONISMO NELL’UE DEL DOPO BREXIT,ANZI ANCORA UNA VOLTA RIDICOLIZZATO.CAPIRA ORA CHI COMMANDA IN EUROPA.E GLI  ITALIANI,EUROPEISTI CONVINTI NON LO SOPPORTIAMO PIU ,NON SOPPORTIAMO PIU ESSERE PER LUI RIDICOLIZZATI.UN MOTIVO IN PIU PER ANDARSENE.
PD:QUALSIASI SOMMOGLIANZA DELLE DECIZIONI DELL’UE CON LE MIE OPINIONE E’ CASUALE.SIA SULLA GESTIONE DELL’IMMIGRAZIONE E LE SUE PRETESE DI APRIE LE PORTE DEI BALCANI AI RIFUGIATI SIRIANI,E QUELLE DI RIMANDARE I PROVENIENTE DELL’AFRICA SOPRASAHARIANA IN NORD-EUROPA O DARE SOLDI ALL’AFRICA NERA(CHE NON RIESCE A FERMARE BOKO HARAM)PER EVITARE L’ESSODO.
SIA SULL’ECONOMIA IRRESPONSABILE E SPENDACCIONA DELLA “FLESSIBILITA” DE PADOAN.SIA SULLE SUE PRETESE DI FARE PAGARE I DANNI DELL’IMPREVEDIBILITA SISMICA ALL’EUROPEO.(RIMPIANGERA I TEMPI DI CARLA BRUNI ALL’AQUILA)
 
-APPENDICE:COSI SU LE MONDE
lemonde.fr

A Bratislava, les Européens veulent relancer une Union « attrayante »

Le Monde | 16.09.2016 à 22h26 • Mis à jour le 17.09.2016 à 12h19 | Par Blaise Gauquelin (Bratislava, envoyé spécial) et Cécile Ducourtieux (Bratislava, envoyée spéciale)

 

Il faisait pourtant beau, vendredi 16 septembre à Bratislava, pour le premier sommet des dirigeants européens à vingt-sept, sans les Britanniques. Les photos étaient réussies, devant le château surplombant la vieille ville, comme lors d’une croisière-déjeuner sur le Danube.

Lire aussi :   A Bratislava, un sommet européen pour « reprendre le contrôle »

Les chefs d’Etat et de gouvernement semblaient loin de Bruxelles et de toutes les crises que la capitale de l’Europe incarne désormais. La famille européenne, ébranlée par le Brexit, paraissait de nouveau unie, pour tenter de surmonter l’onde de choc suscitée par le résultat du référendum britannique en juin. La chancelière allemande, Angela Merkel, et le président français, François Hollande, avaient même mis en scène, lors d’une conférence de presse commune éminemment symbolique, un moteur franco-allemand qu’ils promettaient de faire fonctionner. Mais le chef du gouvernement italien, Matteo Renzi, a cassé l’ambiance en refusant de se joindre à l’exercice : « Je n’ai pas pu [y] participer, je ne peux pas me contenter de suivre un script pour laisser penser aux gens que je suis d’accord. »

Lire aussi :   Trois mois après le référendum sur le Brexit, les fractures de l’Union européenne

Un peu plus tôt, les Vingt-Sept étaient pourtant tombés d’accord sur une déclaration commune, une « feuille de route » – ce qui n’était pas gagné d’avance, à en croire les diplomates –, indiquant : « Nous nous sommes engagés à offrir à nos citoyens, dans les mois qui viennent, la vision d’une UE attrayante, dans laquelle ils puissent avoir confiance et qu’ils pourront soutenir. »

Bratislava est le « début d’un processus » qui se poursuivra par un autre sommet informel à vingt-sept à Malte, pour s’achever en Italie en mars 2017, à l’occasion des célébrations du soixantième anniversaire des traités fondateurs de l’Union. Paris et Berlin « vont très intensément s’engager dans les prochains mois pour faire de tout ça un succès », a promis la chancelière aux côtés du président français.

Gages aux pays de l’Est

M. Renzi aurait-il réagi par dépit, regrettant de n’avoir pas été convié à la conférence franco-allemande, lui qui serait si soucieux de rester dans la « cour des grands » en s’affichant aux côtés de Mme Merkel et de M. Hollande, comme lors de la conférence de Ventotene (Italie), fin août ? A moins que l’Italien n’ait pas apprécié que la « relance » de l’Europe se fasse à coups de gages donnés aux pays de l’Est ? « Je ne suis pas satisfait des conclusions du sommet sur la question [des relocalisations de réfugiés], mais aussi concernant la croissance », a-t-il déclaré en quittant Bratislava. « Sa sortie n’a pas de rapport avec la feuille de route. Pendant la réunion, il était très clair qu’il la soutenait », relativise un diplomate bruxellois.

Il faut dire que les sujets sur lesquels ont insisté les dirigeants correspondaient plus aux priorités du « groupe de Visegrad » (Pologne, République tchèque, Slovaquie et Hongrie) qu’à celles exprimées lors du sommet des « pays de la Méditerranée » organisé début septembre. Quasiment pas un mot n’a été prononcé sur l’économie et la relance budgétaire réclamée par Rome et Athènes, un sujet très sensible en Italie, alors que le président du conseil italien met son poste en jeu dans les mois qui viennent, lors d’un référendum sur une réforme constitutionnelle.

La priorité fut en effet donnée à la défense et à la sécurité, seuls sujets sur lesquels un semblant d’unité européenne émerge. Il ne s’agit pas d’aller vers une « armée européenne », encore un vrai tabou pour nombre de capitales, mais d’appliquer les récentes propositions franco-allemandes – sécurisation des frontières, coopération plus étroite, mutualisation des moyens, création d’un fonds pour l’industrie européenne.

Une solidarité « flexible »

Par ailleurs, la relocalisation des demandeurs d’asile entre pays européens, pour soulager l’Italie et la Grèce, n’apparaît même plus. Les pays de l’Est avaient très mal digéré « l’imposition » de quotas de réfugiés par la Commission, avec le soutien de la plupart des Etats en 2015, et depuis, le premier ministre hongrois, Viktor Orban, multipliait les marques de défiance à l’égard de Bruxelles.

Lire aussi :   L’Europe saisie par la peur de l’implosion

La Commission elle-même a changé sa rhétorique. Son président, Jean-Claude Juncker, n’a pas parlé de cette relocalisation dans son discours de l’Union, mercredi 14 septembre, préférant évoquer une « solidarité qu’on ne peut pas imposer » – presque ce que le groupe de Visegrad énonce dans sa position commune, publiée en plein sommet, vendredi. Ses quatre membres y parlent de « solidarité flexible ». « Les relocalisations restent nécessaires pour soulager l’Italie et la Grèce. Mais il est vrai que la solidarité doit être encouragée et accompagnée plutôt qu’imposée », confie un diplomate européen.

Un processus fragile

A Bratislava, quelque chose semblait pourtant s’être passé. Comme si tout le monde y avait mis un peu du sien, tentant de mettre de côté son agenda national, pour souder les rangs à peine trois mois après la victoire du Brexit. Le groupe de Visegrad a ainsi évité les déclarations trop provocatrices. Viktor Orban n’a plus fait mention de sa « contre-révolution » européenne, et n’a pas traité à nouveau M. Juncker de « nihiliste »

Lire aussi :   La Hongrie d’Orban persona non grata en Europe ?

Un « esprit de Bratislava » peut-il souffler sur le continent, comme l’a prétendu Mme Merkel, basé sur le sens du travail en commun et du compromis ? « J’ai eu l’impression que les uns étaient plus à l’écoute des intérêts des autres, qu’il y avait cette compréhension qu’il n’est pas possible d’imposer une décision à un dirigeant incapable de la défendre ensuite devant son Parlement », a ainsi déclaré à la presse le premier ministre belge Charles Michel. Un constat établi juste avant la sortie de son homologue Matteo Renzi, qui prouve à quel point ce « processus » de Bratislava est fragile.

Lire aussi l’entretien avec Martin Schulz, président du Parlement européen :   « Les dirigeants ne sont pas assez engagés en faveur d’une Europe unie et forte »

 http:lemonde.fr/europe/article/2016/09/16/a-bratislava-les-europeens-veulent-offrir-la-vision-d-une-union-attrayante_4999128_3214.html

 

 

 

GRANDE NINO

19 SETTEMBRE 2016:A NUOVA ERA SI PRENDE BERLINO

-SU LE MONDE:

lemonde.fr

Allemagne : nouveau revers électoral pour le parti de Merkel à Berlin

LE MONDE | 18.09.2016 à 18h59 • Mis à jour le 19.09.2016 à 04h52 | Par Thomas Wieder (Berlin, correspondant)Le maire de Berlin, Michael Müller, devrait être reconduit dans ses fonctions à la suite de la victoiire de son parti, le SPD, aux élections régionales.

Le maire de Berlin, Michael Müller, devrait être reconduit dans ses fonctions à la suite de la victoiire de son parti, le SPD, aux élections régionales. ODD ANDERSEN / AFP

Berlin gardera le même maire. Sans surprise, la liste conduite par le social-démocrate Michäel Müller (SPD), un ancien imprimeur qui dirige la ville depuis la démission de Klaus Wowereit (SPD), en 2014, est arrivée en tête des élections organisées, dimanche 18 septembre, dans la ville-Land de Berlin. Avec 21,6 % des voix, le SPD reste donc la première force politique de la capitale allemande, ce qui n’est pas une surprise. En revanche, et c’est sans doute l’un des faits les plus importants de ce dimanche électoral, son poids relatif diminue sensiblement, puisqu’il perd 6,7 points par rapport aux élections de 2011.

Le recul est à peine moindre pour l’Union chrétienne-démocrate (CDU). Avec 17,6 % des voix (–5,7 points), le parti d’Angela Merkel est le principal perdant du scrutin. Deux semaines après les élections régionales organisées dans le Land de Mecklembourg-Poméranie-Occidentale, c’est un nouveau revers pour la chancelière allemande : le 4 septembre, dans cette région du nord de l’Allemagne où Mme Merkel est élue depuis 1990, la CDU était arrivée troisième, avec 19 % des voix, derrière le SPD (30,6 %) et le parti d’extrême droite Alternative pour l’Allemagne (AfD, 20,8 %).

Constitution d’une coalition

A Berlin, le recul de la CDU est certes moins spectaculaire, mais il devrait avoir pour premier effet de faire basculer le parti dans l’opposition. Mi-août, Michaël Müller a en effet annoncé qu’il entendait, en cas de victoire, constituer une nouvelle majorité, et donc mettre un terme à la coalition SPD/CDU qui dirigeait Berlin depuis 2011.

Au vu des résultats et des premières déclarations, l’hypothèse la plus probable devrait donc être la constitution, sous l’égide du SPD, d’une coalition comprenant à la fois les Verts et le parti de gauche radicale die Linke. Dimanche, les deux formations ont fait à peu près jeu égal mais, surprise, die Linke a fait un meilleur score que les Verts (15,6 % contre 15,2 %), dont les zones de force se situent quasi-exclusivement au coeur de la ville (Mitte, Kreuzberg…). Quoi qu’il en soit, la fin de l’alliance SPD/CDU, dans ce lieu symbolique qu’est la capitale fédérale, n’est pas une bonne nouvelle pour Mme Merkel, qui dirige elle-même un gouvernement de coalition avec le SPD.

Les limites de la mobilisation contre l’extrême droite

Avec 14,2 % des voix, l’AfD obtient certes un résultat inférieur aux derniers sondages, qui la créditaient de 15 % des voix. Mais, pour ce parti qui n’a été fondé qu’en 2013, ce score est un grand succès. Sa tête de liste à Berlin, Georg Pazderski, un ancien officier de 64 ans, n’a pas manqué de le faire remarquer. « Nous sommes passés de zéro à un résultat à deux chiffres », a-t-il ainsi déclaré, dès l’annonce des premiers chiffres, peu après 18 heures.

Pour l’AfD, ce résultat a d’ores et déjà une valeur symbolique particulière. Il montre d’abord que ce parti n’est pas seulement celui des territoires périphériques de l’ancienne Allemagne de l’Est, mais qu’il dispose d’une vraie audience dans la ville, Berlin, qui, plus que tout autre en Allemagne, symbolise l’ouverture au monde, le multiculturalisme et la tolérance. Il va permettre ensuite au parti de siéger dans différents conseils d’arrondissement, notamment dans trois quartiers pauvres de l’ancien Berlin-Est (Lichtenberg, Marzahn-Hellersdorf et Treptow-Köpenick), et donc à ses élus d’obtenir sans doute quelques postes de maires adjoints (le nombre est encore incertain). Pour une formation politique en quête de crédibilité, et dont l’objectif est à terme de gouverner, c’est là un point essentiel.

Mais le succès de l’AfD souligne aussi les limites de la très forte mobilisation contre l’extrême droite, telle qu’elle s’est exprimée par différents canaux dans les derniers jours avant le vote. A ce titre, il pose la question de l’efficacité d’une telle mobilisation, quand celle-ci se manifeste principalement par la dénonciation du danger « fasciste », argument utilisé notamment par Michaël Müller qui, à trois jours du scrutin, avait comparé l’AfD aux nazis sur sa page Facebook :

« 10 % ou 14 % pour l’AfD, est-ce sans importance ? Non. Ce serait perçu dans le monde entier comme le signe du retour de l’extrême droite et des nazis en Allemagne. Berlin n’est pas n’importe quelle ville. Berlin est une ville qui, de capitale de Hitler et de l’Allemagne nazie, est devenue un phare de la liberté, de la tolérance, de la diversité et de la cohésion sociale ».

Certes, la percée de l’extrême droite traduit sans doute la sensibilité d’une partie de l’opinion à des thèmes qui occupent aujourd’hui le devant de l’actualité en Allemagne, comme ailleurs en Europe (immigration, terrorisme, identité). Mais elle s’inscrit aussi dans un mouvement plus général, dont le scrutin organisé à Berlin est un symptôme éclatant, qui a pour principales victimes les partis au pouvoir et pour principaux bénéficiaires les partis qui n’y participaient pas.

Cela s’est vu ce dimanche, avec la progression importante de Die Linke, qui gagne 4 points par rapport à 2011, mais aussi à travers le score du parti libéral FDP, qui dépasse la barre des 6 % des voix (+ 4 %) et fait ainsi son retour au parlement régional, dont il avait été chassé en 2011, faute d’avoir obtenu les 5 % nécessaires pour y siéger.

Lire aussi :   Accueil des réfugiés : Angela Merkel renonce à son fameux « Nous y arriverons »

http:.lemonde.fr/europe/article/2016/09/18/allemagne-net-revers-electoral-pour-le-parti-de-merkel-a-berlin_4999672_3214.html

REAZIONE:LA DUE ULTIME ELEZIONI IN GERMANIA,QUELLA DELLA TERRA NATALE DELLA MERCKEL E QUESTA DI BERLINO,MARCANO SIA LA CONFERMA DELLA PREDICA IN QUESTE PAGINE CONTRO LA MERCKEL SIA L’AVANZO DELLA NUOVA ERA IN QUEL PAESE.SONO DUE POSTI EMBLEMATICHE PER IL DISEGNO DI POTERE DELLA MERCKEL E SONO DUE POSTI DOVE IL POPOLO TEDESCO LI HA DETTO CHE SE NE DEVE ANDARE.COSI COME E’ IN TERRA E’ IN CIELO HA DETTO GESU,E… NESSUNO SCIOGLIA IN TERRA CIO CHE VIENE ALLACIATO IN CIELO:IL POPOLO TEDESCO HA DECISO CHE A BERLINO LA COALIZIONE DI GOVERNO SIA STATA DISSOLTA MANDANDO IL PARTITO DELLA MERCKEL ALL’OPPOSIZIONE,SARA QUESTO UN SEGNO CHE LA COALIZIONE DI GOVERNO,IN TUTTO SIMILE A QUESTA DI BERLINO,DEVA DISSOLVERSI E LA MERCKEL VADA A CASA?STAREMMO A VEDERE PERO MENTRE TANTO C’E’ DA DIRE CHE SONO DUE BUONE NOTIZIE CHE LA MERCKEL PERDA CONSENSI E CHE LA AfD AVANZI.E C’E DA DIRE SUBITO CHE MALGRADO QUESTA AfD NON SIA IDENTICA A QUELLA DELL’INIZIO E CHE ABBIA DATO UN PICCOLO GIRO VERSO IL POPOLISMO,RESTA UNA DESTRA ILLUSTRATA UNIVERSITARIA CHE RACCOGLIE MOLTE DEI CNCETTI DELLA NUOVA ERA E DELLA PREDICA IN QUESTE PAGINE ONLINE.E SE PENSIAMO CHE IL SUO SUCCESSO ODIERNO SIA IN PARTE DOVUTO ALLA OPPOSIZIONE VERSO LA PREDICA DI PORTE APERTE DELLA MERCKEL CON CERTA IMMIGRAZIONE RISULTA OVVIO CHE NON E’ UNA DESTRA PRO-NAZI O FASCISTA.E BISOGNA PARLARE CHIARO CONTRO L’IPOCRITA MANIPOLAZIONE DEL “POLITICAMENTE CORRETTO” DELLA POLITICA E  DI CERTA STAMPA:DIFFICILE ACCUSARE DI XENOFOBIA ALL’AfD QUANDO IL VERO PERICOLO FASCISTA,TERRORISTA E PRO-NAZI INSORGE DI QUELLA IMMIGRAZIONE PROVENIENTE DELLE ZONE DI CONFLITTO ALLA QUALE IL PAPA BERGOGLIO E LA MERCKEL HANNO APERTO LE PORTE.FORSE LA XENOFOBIA SIA UN VALORE NEGATIVO PER SE,ASSOLUTO,PERO NESSUNO E’ OBLIGATO AD APRIRE LA PORTA A CHI PORTA STILE DI VITA E IDEOLOGIE APOCALITTICHE E VIENE A DISTRUGGERLO.

PER FINIRE BUONA NOTIZIA E’ IL SUCCESSO DELLA SPD A BERLINO PERO CATTIVA NOTIZIA E’ IL RITORNO DEI (NEO)LIBERALI E DEI COMUNISTI ESTREMISTI DEL DIE LINKE.

19 SETTEMBRE 2016:LE PEN,FUMO NEGLI OCCHI DALLA STAMPA

-TITOLARE SU LE MONDE:

David Rachline et Marine Le Pen pendant la table ronde de Marion Marechal Le Pen et Steeve Briois, aux Estivales à Fréjus, dimanche 18 septembre.

Marine Le Pen attend ses adversaires et se pose en candidate du « peuple »

La présidente du FN, qui se place dans la perspective du second tour de la présidentielle a prononcé, dimanche à Fréjus, un discours qui ratisse large.

  • Présidentielle : Marine Le Pen joue la carte de la modération en vue du second tour
  • David Rachline, « mariniste » sur toute la ligne
  • Marine Le Pen en quête d’une stratégie présidentielle

En savoir plus sur http:.lemonde.fr/#taqULjRrrttUABXh.99

REAZIONE:LA LE PEN HA PERSO BRUTTALMENTE LE ULTIME ELEZIONE AMMINISTRATIVE NON RIMPORTANDO NE MENO UNA REGIONE:CON QUALE CORAGGIO CI VENGONO A DIRE ORA CHE LA LE PEN RESTA UNA CANDIDATA VALIDA NON IMPORTA A CHI?E TANTO MENO AD UN SUCCESSO PRESIDENZIALE.SI TRATTA SOLO DI UN ALTRO ESSEMPIO DEL POTERE MANIPOLATRICE DI CERTA STAMPA CHE MANTIENE IN VITA CHI NON ALCUN TIPO DI CHANCE ELETTORALE.
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20 SETTEMBRE 2016:RENZI BUFFONE,RISPONSABILE DEGLI ATTACHI AGLI ITALIANI ALL’ESTERO

-SU THE HUFFINGTON POST:

huffingtonpost.it

Dopo Bratislava, l’attacco arriva da New York. Renzi continua ad affondare il colpo contro la Merkel Gabriella Cerami

Un attacco profondo: “Sulle parole siamo allineati con l’Europa, ma è sui fatti che si scarseggia”. Matteo Renzi da New York torna alla ribalta contro l’Unione europea: “Sull’immigrazione o si cambia o faremo da soli. Bruxelles ha sbagliato direzione”. Nella Grande Mela in occasione di un summit Onu organizzato da Ban Ki-moon, il premier italiano per la seconda volta in pochissimi giorni critica l’Ue, rea di non farsi carico delle sue responsabilità e di aver tradito quanto detto durante i vertici di Berlino e Ventotene: “L’Europa se non cambia è solo un museo, invece penso che sia un laboratorio, una priorità per le nuove generazioni”. E quando Renzi parla di cambiamenti fa riferimento al nodo di fondo, ovvero il patto di stabilità che secondo il premier va riformato. Su questo tema punta l’Italia, che intende essere capofila dei Paesi del Mediterraneo e che ora più che mai vuole imporsi nel panorama europeo. Proprio adesso che, non sfugge a Palazzo Chigi, Angela Merkel è nel pieno della sua parabola discendente mentre François Hollande ha un ruolo più marginale.

Così Renzi non perde l’occasione per rispondere polemicamente e anche in modo ironico al governatore della Bundesbak, Jens Weidmann, che in un’intervista a La Stampa ha criticato le richieste di flessibilità che il governo italiano avanza da tempo: “Credo che il governatore della banca centrale tedesca abbia un compito abbastanza ingrato e difficile. A lui va tutta la mia solidarietà perché il suo compito è affrontare la grande questione delle banche tedesche. Facciamo il tifo perché riesca ad affrontarla. Il più affettuoso abbraccio di buon lavoro per i problemi delle banche tedesche”. Come a voler dire che l’Italia non prende lezioni dalla Germania, soprattutto adesso che Merkel non ha il vento a favore. In fondo è stata la stessa cancelliera a commentare “l’amaro risultato” ammettendo che la sconfitta delle Cdu a Berlino ha una “componente regionale” e motivi locali, “ma non solo: sono presidente del partito, non mi sottraggo alla responsabilità e ovviamente mi assumo la parte di responsabilità che spetta come cancelliera e presidente del partito”. Senza nascondersi, Merkel ha ammesso errori nella gestione della crisi umanitaria dei migranti che l’anno scorso portò all’apertura straordinaria delle frontiere e all’ingresso in Germania di 1,1 milioni di profughi nel 2015. “Se potessi, tornerei indietro di molti, molti anni” per evitare quello che avvenne: “A lungo non abbiamo avuto la situazione sotto controllo”.

In una New York blindata dopo l’attentato a Chelsea, c’è da un lato una debole Angela Merkel che fa mea culpa, e un Renzi dall’altro che passa all’attacco e prova a conquistare terreno. Se venerdì a Bratislava era stato il grande assente della conferenza tenuta dalla cancelliera tedesca e dal presidente francese, a New York il presidente del Consiglio approfitta di un punto stampa per lanciare un nuovo affondo contro Bruxelles e sul tema degli immigrati al premier saltano i nervi: “A Bratislava si sono fatte tante parole ma non siamo stati in grado di dire parole chiare sul tema africano. Siamo arrivati a un documento in cui di Africa non c’era neppure il nome. Ecco perché, con un eufemismo, non l’abbiamo presa benissimo. Il presidente della commissione Ue Juncker dice tante cose belle, ma non vediamo i fatti. L’Italia farà da sola, è in grado. Ma questo è un problema per l’Ue”. Quindi il premier entra nel merito dei metodi per affrontare la questione, in primis la riforma del sistema degli Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati: “Dobbiamo trovare un meccanismo diverso” sulla gestione dei migranti. L’intervista del sindaco di Milano Beppe Sala, che ha chiesto al governo di “cambiare politica sull’immigrazione”, “è uno stimolo – dice Renzi – ne avevamo già parlato a Milano e non ci prende alla sprovvista, lo prendiamo in maniera positiva. Pone un tema vero anche perché, come noto, i comuni che accolgono sono circa il 10%. Il sistema degli Sprar può essere ridiscusso”.

Apre quindi al sindaco Pd ma continua ad attaccare l’Ue e la Germania. Per il premier italiano vanno anche rivisti i trattati: “Il problema oggi è se gli accordi sono cose messe lì, scritte con l’inchiostro simpatico. Se invece sono questioni concrete noi siamo pronti a lavorare con l’Europa. L’Italia – ribadisce ancora Renzi – è in grado di fare da sola. I numeri che abbiamo di migranti sono molto bassi rispetto a Libano, Giordania. Stiamo parlando di 150.000 persone. E io pensavo che l’Europa avesse un’anima”. I toni sono questi e con l’Europa lo scontro è sempre più aperto.

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http:.huffingtonpost.it/2016/09/19/renzi-merkel-onu-immigrati_n_12089144.html?1474312423&utm_hp_ref=ital

REAZIONE:RENZI BUFFONE,LA PROPOSTA AFRICANA E’ UNA BUFFONATA COPIA DELLA SOLUZIONE AUSTRALIANA O TURCA DEL PROBLEMA DEI PROFUGHI CHE NON HA NESSUNA POSSIBILITA DI SUCCESSO IN QUANTO CONTENZIONE DELL’IMMIGRAZIONE “CLANDESTINA” E CHE SOLO SI TRATTA DI UNA FUGA IN AVANTI PER MASCHERARE LA “GAFFE-COPIONE”.L’ITALIA DEVE FARSI RISPONSABILE DELL’IMMIGRAZIONE MASSIVA PROVENIENTE DELLE SUE EX-COLONIE E TRANSFERIRLA AGLI EUROPEI. PERO RENZI NON HA IDEE PROPIE,E ORA SI HA FATTO RISPONSABILE ANCHE DELL’ATTACO A DUE ITALIANI ALL’ESTERO.PENSI PIU TOSTO CHE CHIEDERE SOLDI PER IDEE STRAMBE A METTERSI ACCANTO ALLA FRANCIA E COMBATTERE IL TERRORISMO AFRICANO,PROPIO IN MALI.ORA E’ COINVOLTO IN QUESTA GUERRA SI SOLIDARIZZI O NON CON HOLLANDE NE SUBIRA LE CONSEGUENZE DELL SUE LIRICHE BAMBINATE SULL’EUROPA NELLA SORTE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO.LO VENGO DENNUNCIANDO DA TEMPO:GLI ITALIANI MUOIONO ALL’ESTERO MENTRE LUI FA IL GLOBE-TROTTER PORTANDO IL SUO LIRISMO FARFALLONE DA PER TUTTO.GOVERNARE UN PAESE NON E’ FARE IL BRAVO CHIERICHETTO O IL GUIDA BOY SCOUT.LO IMPARERA CON DOLORE:E’ RISPONSABILE DELLA SORTE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO

-APPENDICE  1:COMMENTO DA UN LETTORE SULL’ARTICOLO DI LA REPUBBLICA INTITOLATO:

Libia, rapiti due tecnici italiani e un canadese. Farnesina, nessuna rivendicazione

LO PUOI LEGGERE QUI: http:repubblica.it/esteri/2016/09/19/news/stampa_turca_rapiti_due_italiani_in_libia-148112002/?ref=HRER3-1

I COMMENTI DEI LETTORI

13 ore fa
gepgen

renzi proprio oggi ha detto all’ onu che, per quanto riguardava la libia , se la sarebbe vista da solo .

ok,rensi,è la tua volta
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APPENDICE 2:

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Esteri

ANSA

Articolo tratto dall’edizione in edicola il giorno 20/09/2016.

Tecnici rapiti, Renzi cancella tutti gli impegni all’Onu

A New York task force con Gentiloni e Minniti. Poi il premier bacchetta l’Ue sui migranti: faremo da soli. Mogherini: stiamo trasformando parole in fatti
La crisi degli italiani rapiti in Libia irrompe sulla visita di Matteo Renzi all’Assemblea Generale dell’Onu, proprio nel giorno in cui il premier scuote l’Europa per l’inerzia su migranti e rifugiati. Il capo del governo quindi annulla tutti gli appuntamenti ufficiali già previsti al Palazzo di Vetro, incluso l’incontro bilaterale col segretario generale Ban Ki-moon, per concentrarsi sulla nuova emergenza col ministro degli Esteri Gentiloni e il sottosegretario delegato ai servizi Minniti. La …continua

paolo mastrolilli

http:lastampa.it/2016/09/20/esteri/tecnici-rapiti-renzi-allonu-cancella-tutti-gli-impegni-v5wArxZK9JKGLlngnQ55EN/premium.html

 

-APPENDICE 3:RENZI E POLITICA ECONOMICA,FLESSIBILITA PER FLESSIBILITA

-SU LA STAMPA:

lastampa.it

Conti pubblici, l’Ue riapre la partita Alessandro Barbera

Chi vuole mantenere le regole esattamente come sono e farle rispettare con il massimo rigore. Chi è per lasciarle immutate, ma applicarle con più flessibilità. C’è poi chi vuole cambiarle, migliorandole. E infine c’è chi vuole farle sparire del tutto. A quindici mesi dalla sua scadenza, che coincide con la sua “cristallizzazione” nei trattati europei, il Fiscal Compact è un cantiere aperto.

Le dichiarazioni rese venerdì a Bratislava da Matteo Renzi dimostrano che la partita è iniziata e sembrano inserire l’Italia nell’ultima delle categorie sopra elencate. Ma la questione è molto complessa e anche se la partita si gioca su un terreno tecnico, gli schemi in campo sono politici. Ne sono ben consapevoli ai piani alti della Commissione e del Consiglio, che ancora ieri mostravano stupore per l’atteggiamento tenuto dal premier italiano nella conferenza stampa post-vertice. Molto diverso, a loro dire, da quello più conciliante mostrato durante la riunione dei 27 capi di Stato e di governo.

Il Fiscal Compact («Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’Unione economica e monetaria») fissa le regole di finanza pubblica (pareggio di bilancio, tetto del 60% nel rapporto debito/Pil e del 3% in quello deficit/Pil). Si tratta di un accordo intergovernativo, che dovrà essere incorporato nei trattati europei “entro cinque anni” dalla sua entrata in vigore, avvenuta il 1° gennaio 2013. Dunque entro il 1° gennaio del 2018. È per questo che il tema terrà banco nell’agenda europea in questi ultimi mesi del 2016 e in tutto il 2017. Un periodo in cui sono fissate importanti scadenze elettorali: il referendum in Italia (autunno 2016) e le elezioni politiche in Olanda, Francia e Germania (2017). Guarda caso, proprio i Paesi dei principali protagonisti di questa partita.

Una settimana fa, a Bratislava, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem è tornato sulla questione. L’olandese, un socialdemocratico con la fama di “falco”, ha aperto a un cambio delle regole. Vuole un Patto «più prevedibile, più semplice e più comprensibile». Così, al termine della riunione di venerdì scorso nella capitale slovacca, ha preannunciato che una proposta dell’Eurogruppo potrebbe arrivare già a dicembre. Ma poche ore dopo il tema è sparito dall’agenda dell’Ecofin. La Germania non vuole cambiare le regole e punta a far inserire il Fiscal Compact così com’è nei trattati europei.

Le pressioni tedesche hanno dunque evitato un approfondimento della discussione. Anche il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, è contrario a una revisione del Patto. Ma a differenza dei tedeschi è convinto che serva un’applicazione più morbida, con una “flessibilità intelligente”. Più controversa la posizione dei francesi: la “necessità elettorale” di chiedere regole meno severe fatica a trovare fiato nel ritrovato, e stretto, abbraccio con Berlino.

Il ministro italiano Pier Carlo Padoan – che ha una sponda nella presidenza slovacca – ci teneva ad andare avanti. Anche perché al Tesoro sono convinti che una discussione sulla revisione delle regole del Patto per il futuro possa aiutare a ottenerne un’interpretazione meno restrittiva nell’immediato. Ma la strategia di Renzi, ora, sembra diversa: il Fiscal non va modificato, bisogna proprio uscirne. Come gli ha ricordato però ieri Renato Brunetta, l’Italia resterebbe comunque vincolata alle altrettanto rigide regole previste del Six Pack e del Two Pack. «L’unico vincolo di cui ti libereresti – ha detto l’ex ministro di Forza Italia rivolgendosi al premier – sarebbe quello dell’equilibrio di bilancio, se non fosse che l’abbiamo inserito nella nostra Costituzione».

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/09/18/economia/conti-pubblici-lue-riapre-la-partita-vmCK75pekOC4sKa8rzgu4I/pagina.html

REAZIONE:RENZI CHE NON HA I VOTI PER GOVERNARE L’ITALIA HA CREDUTO CHE CON I VOTI ALLE EUROPEE ERA PRONTO,COME BERLUSCONI AL SUO TEMPO,PER CONQUISTARE L’EUROPA E ALTRO NON HA FATTO CHE IL RIDICOLO PORTANDO SUL CONTINNET IL SUO LIRISMO IRRESPONSABILE.

LO HA FATTO IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE E ORA SULL’ECONOMIA:PIU TOSTO CHE CHIEDERE IRRESPONSABILMENTE DI TRASGREDERE GLI ACCORDI SUL FISCAL COMPACT PENSI A SMETTERLA CON LA FLESSIBILITA NEOLIBERALE  A SCAPITO DEL LAVORO E LE TASCHE ITALIANE.QUELLO DEL TITOLO.

20 SETTEMBRE 2O16:CONTRO IL MAL TRATTO ANIMALE,GIOCHIAMO  VEGANISMO

-TITOLARE SU LE MONDE:

Abattoirs : pour lutter contre la maltraitance, les députés veulent imposer le contrôle vidéo 5

image: http:s1.lemde.fr/image/2016/09/20/644×322/5000434_3_faac_2015-04-25-89bcb8e-5421984-01-06_f90681fca02a0ec77aa5e5169c0ebbe4.jpg

La commission d’enquête parlementaire sur les abattoirs dévoile, mardi, 65 propositions pour améliorer le bien-être des bêtes et les conditions de travail des salariés.

  • Plaidoyer pour le véganisme 27
  • Enquête chez les forçats des abattoirs
  • En Suède, un abattoir mobile se déplace de ferme en ferme
  • Mordus de viande malgré tout

En savoir plus sur http:.lemonde.fr/#BWGLcqFXCMZS2YZk.99

-E COSI SU LE FIGARO:L’installation de caméras de vidéosurveillance préconisée dans les abattoirs

VIDÉO – Le rapport de la commission d’enquête sur les conditions de mise mort des animaux, créée après la diffusion de vidéos chocs, a été présenté mardi. Parmi les 65 propositions formulées figurent la vidéosurveillance obligatoire, la création d’un comité national d’éthique ou encore un renforcement de l’arsenal juridique.

 REAZIONE:LE MUCCHE HANNO DIRITTO A BEN VIVERE E UNA MORTE INDOLORA E LA CARNE ROSSA PORTA CANCRO,EVITIAMOLA.GIOCHIAMO PRO DIETA MEDITERRANEA AUTENTICA E VEGANA.
-21 SETTEMBRE 2016:BERGOGLIO MINIMIZZA
-TITOLARE SU LA RPUBBLICA:
Il Papa ad Assisi foto
Il Papa ad Assisi foto "Il terrorismo è nulla rispetto a una guerra "
“Il terrorismo è nulla rispetto a una guerra ”
Il Papa ad Assisi foto
“Il terrorismo è nulla rispetto a una guerra”
L’arcivescovo di Canterbury:”Ponti per battere il terrore ”
dal nostro inviato PAOLO RODARI
REAZIONE:INACETTABILE MINIMIZAZZIONE DEL TERRORISMO
-21 SETTEMBRE 2016:PROFUMO DI GUERRA FREDDA
-SU LA REPUBBLICA:
Obama: "Accordo tra 50 paesi per accogliere 360mila rifugiati"
Obama: “Accordo tra 50 paesi per accogliere 360mila rifugiati”
Attacca Putin: “Cerca gloria con la forza”vd
Renzi: Italia aumenterà risorse del 30%vd
Video “No al razzismo, concetto ormai superato”
 
-APPENDICE 1:SIETE TUTTI FRANCESI
-TITOLARE LE FIGARO:
Hollande à New York : «On that day we were all Americans, but today you are all French»

Le président de la République a reçu le prix «d’homme d’État de l’année» à New York. Cette distinction est remise depuis 10 ans par la Fondation «Appeal of Conscience». L’occasion de rendre hommage à son allié américain dans la lutte contre le terrorisme.

International le 20/09/2016 à 09:38

-APPENDICE 2:PACE E LIBERTA

-TITOLARE LE FIGARO:

François Hollande a reçu le prix de “l’Homme d’Etat de l’année”

François Hollande était lundi à New York. Il y a reçu le prix de l’« Homme d’Etat de l’année » de la part de la fondation américaine Appeal of conscience. Cette distinction “honore les dirigeants qui soutiennent la paix et la liberté”.

Videos a la Une le 20/09/2016 à 07:46

-APPENDICE 3:HOLLANDE DEMANDE….

-TITOLARE LE FIGARO:

ONU : Hollande demande à la Russie de «forcer la paix» en Syrie

VIDÉO – «Cette tragédie syrienne sera devant l’Histoire une honte pour la communauté internationale si nous n’y mettons pas fin rapidement », a lancé François Hollande, mardi, lors de l’assemblée générale des Nations-Unies.

-APPENDICE 3:L’AVETE VISTO?CHEF DE GUERRE

-TITOLARE LE FIGARO:

À New York, François Hollande s’habille en chef de guerre

L’opération française qui a frappé, dimanche matin, un camp d’entraînement de Daech en Syrie, permet à la France de tenter de peser sur la scène diplomatique à la veille d’intenses tractations attendues en marge de l’Assemblée générale de l’ONU.

International le 27/09/2015 à 20:03

 

22 SETTEMBRE 2016:ROMA CITTA APERTA,NO ALLE OLIMPIADI

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Roma, Raggi ufficializza il no alle Olimpiadi Coni, ultime mosse. Delrio: "E' finita " video
Roma, Raggi ufficializza il no alle Olimpiadi Coni, ultime mosse. Delrio: “E’ finita ” video
Roma, Raggi ufficializza il no alle Olimpiadi
Coni, ultime mosse. Delrio: “E’ finita” video
“Sarebbe da irresponsabili. No ai debiti, lobby e cemento”
Virginia ritarda: “Era in trattoria”. Malagò va via: “Scortese” vd

di TOMMASO CIRIACO, FULVIO BIANCHI, LAURA VENUTI e GIOVANNA VITALE
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-E COS SU YOU TUBE:

-E’LAMBIENTE?–
REAZIONE:CHE ROMA,CREATRICE DEL PANE E CIRCO RINNUNCI ALLE OLIMPIADE E’ DI PER SE UNA DEFINIZIONE DELLA LINEA POLITICA DELLA NUOVA SINDACO,E NON FA DIFFERENZA SE SONO STATI I GRECI A INVENTARE I GIOCHI OLIMPICI.BISOGNAVA FARLA FINITA CON L’INDEGNO SPETTACOLO DELLLE CORROTTE CLASSI DRIGENTI NEOLIBERALI DEL COMITE OLIMPICO E DELLA FIFA.PIENO SOSTEGNO PER PARTE DELLA NUOVA ERA ALLA DECISIONE DELLA RAGGI,SI HA APERTO UNA NUOVA ERA DI COME FARE POLITICA,L’ITALIA SIA PAESE DI CULTURA E NON  DI POPOLISMO ALLA BERLUSCONI.HA MANGIATO TROPPO VIRGINIA?BUON APETITTO.

GRAZIE VIRGINIA!

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-IL GIORNO DOPO:A ROMA GUELFI E GIBELLINI

-SU LA REPUBBLICA:
Olimpiadi, Renzi: “M5s ammette che non sa cambiare le cose”. Malagò: “La strada non è un piano B”

Il presidente del Coni all’indomani del no di Raggi. Di Battista: “Da lui parole da coatto”. La replica: “La mia vita dice altro”. Baciamano alla sindaca durante la presentazione di Euro 2020. Il Comune: “Se citati per danno erariale reagiremo”
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22 settembre 2016
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Olimpiadi, Renzi: “M5s ammette che non sa cambiare le cose”. Malagò: “La strada non è un piano B”

Olimpiadi, Renzi: "M5s ammette che non sa cambiare le cose". Malagò: "La strada non è un piano B"

Giovanni Malagò fa il baciamano a Virginia Raggi

“Formalmente non è finita, ma nella sostanza quando un’amministrazione comunale fa venire meno la candidatura è chiaro che questo non è visto bene dalla comunità internazionale”. Parla così il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ai microfoni di “Radio Anch’io” su Radio1, all’indomani della decisione di Virginia Raggi, sindaca di Roma, di dire no alla candidatura per le Olimpiadi del 2024.E aggiunge: “Oggi qualsiasi opera pubblica richiede un investimento, questa Amministrazione comunale aveva il diritto e il dovere di supervisionare, alla Raggi abbiamo detto ‘assumiti la governance e governa il processo'”. E a proposito della possibilità di procedere con un altro iter per salvare la candidatura di Roma nel caso in cui poi arrivasse l’atto formale e politico dell’assemblea capitolina aggiunge “Teoricamente ci sarebbero diversi piani B. Ma dal primo giorno ho sostenuto che questa non è la strada giusta, non è corretto, non è elegante e credo sia una cosa non da fare e non lo faremo. Ci adegueremmo ad una decisione che comunque consideriamo ingiusta e sbagliata”. “Baciamano alla Raggi? E’ un fatto di educazione, chi mi conosce sa che lo faccio da sempre con le donne con cui non ho confidenza” ha detto Malagò.

Renzi: “Giochi vicenda amara ma chiusa”. In serata, poi, sui Giochi arriva anche la presa di posizione del premier Matteo Renzi: “Credo che sia chiusa, dipenderà dal consiglio comunale ma se il sindaco ha scelto il no immagino che abbia la maggioranza con lei. Nessuno intende fare le Olimpiadi contro l’amministrazione comunali. In campagna elettorale se non sbaglio Virginia Raggi si era impegnata a fare un referendum ma la titolarità della decisione è sua, del sindaco e del consiglio comunale. Rispetto e in bocca al lupo”. “È come se i grillini ammettessero che loro non riescono a cambiare le cose – ha aggiunto – Ieri hanno festeggiato Los Angeles e Parigi e hanno pianto non solo quelli del Coni, ma anche gli sportivi. Detto questo rispetto per il sindaco se la Raggi dice no, va bene così. Se la Raggi dice no alle Olimpiadi, prendiamo atto e parliamo di altro”, ha concluso il premier. “Anche sulla vicenda degli assessori non ho mai fatto polemica con il sindaco di Roma perché lei ha vinto le elezioni e io faccio il tifo per l’Italia: se Roma va bene son contento, se va male mi spiace”
Roma 2024, Malagò: “Persa credibilità, speriamo di andare avanti”

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I prossimi passi del Comune. “Se verremo citati per danno erariale reagiremo”. Così fonti qualificate del Campidoglio all’Ansa spiegano la linea che adotterà il Comune nel caso il Coni avvii un’azione dopo l’approvazione in Aula della mozione sul No alle Olimpiadi. Secondo quanto si apprende gli uffici capitolini, nel caso “di una notifica di azioni legali contro il Campidoglio da parte del Coni”, predisporranno una difesa percorrendo azioni legali a loro volta. Prima la mozione da votare in Aula per dire no alle Olimpiadi e poi una lettera della sindaca Virginia Raggi al Cio per esplicitare il no dell’amministrazione capitolina alle Olimpiadi che rovescia il si deciso durante la giunta di Ignazio Marino. Questi gli step che ora il Campidoglio prepara per chiudere la partita Roma 2024.
Roma 2024, Malagò: “Per Di Battista sono un coatto? La mia vita dice altro”

Il premier manda Lotti . E nemmeno il presidente del Consiglio ha incontrato oggi il presidente del Coni. All’incontro previsto per oggi, il premier ha mandato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Luca Lotti. “Non ho incontrato Renzi – spiega poi Malagò – Non c’è nessun retroscena nella visita di questa mattina a Palazzo Chigi, l’avevamo fissata da molte settimane: con il presidente della Federcalcio siamo andati a presentare al sottosegretario Lotti il nuovo presidente dell’Uefa Ceferin. Non c’è nessuna altra versione”.

Il baciamano alla Raggi. Malagò e la sindaca si ritrovano nel pomeriggio nella Sala delle Armi, al Foro Italico, dove è in corso la presentazione della tappa romana di Euro2020. Il presidente del Coni ha salutato Virginia Raggi con il baciamano . Il numero uno dello sport italiano e la sindaca di Roma sono però seduti distanti. “Facciamo dopo la presentazione, altrimenti arriviamo in ritardo e non si può fare”. Dopo le polemiche per il ritardo della sindaca di ieri in Campidoglio, è con questa battuta che il presidente del Coni Giovanni Malagò ha dribblato i cronisti arrivando presso la Sala delle Armi, dove si tiene la conferenza stampa su Euro2020. “Un altro incontro con la Raggi? In agenda non abbiamo nulla, certo siamo persone educate ma onestamente non mi aspetto un altro invito. Portare rispetto al mondo dello sport è però indispensabile: questo è un mio dovere ricordarlo”.

Olimpiadi, Raggi: “Da irresponsabili dire si”

(VEDI VIDEO SOPRA)
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Di Battista: “Malagò un coatto” “Malagò ha detto alla Raggi: ‘le consiglio di non presentare la mozione’ perchè ‘gli amministratori che firmeranno quella delibera dovranno assumersi le loro responsabilita. Se non sapessimo che si tratta di parole di un semplice coatto potremmo quasi scambiarle per un minaccia. Virginia Raggi e il M5S sono stati votati al ballottaggio dal 67% dei romani”. Scrive su Facebook il deputato Alessandro Di Battista, componente del Direttorio del M5S. “La stessa Raggi dichiarò in campagna elettorale che ‘oggi pensare ai giochi e’ da criminalì. Malagò andò su tutte le furie, pare che abbia detto a un suo collaboratore ‘aho areggime er giacchetto’ – prosegue Di Battista .

La replica: “La mia vita dice altro”. “Per Di Battista
sono un coatto che minaccia? Me l’hanno riferito, anche i miei amici più cari mi hanno detto tante cose, affettuose e ironiche, ma onestamente non penso di essere un coatto. Penso che la mia vita e il mio stile dicano qualcosa di diverso, ma anche su questo rispettiamo le opinioni di tutti”. Così il presidente del Coni, Giovanni Malagò, a chi questa mattina gli chiedeva un commento alle dichiarazioni dell’esponente del movimento 5 stelle.

http:roma.repubblica.it/cronaca/2016/09/22/news/roma_2024_malago_formalmente_non_e_finita_-148290755/?ref=HRER1-1

REAZIONE:CAMBIARE PER COSA?CAMBIARE NON E’ UN AXIOMA.O SI CAMBIA PER MEGLIO O MEGLIO NON CAMBIARE.VIA I LAMPIUNI DA DUE SOLDI.

25 SETTEMBRE 2016:E’ TROPPO

-SU LA STAMPA:

Paragona la comunità Lgbt ai nazisti, bufera sul vignettista

In Australia si lavora per un referendum sulla legalizzazione dei matrimoni omosessuali e la satira di Bill Leak non è piaciuta a tutti
 
       
22/09/2016
simone vazzana

Tempi duri per i vignettisti satirici. Dopo i disegni di Charlie Hebdo sul terremoto del centro Italia, questa volta tocca all’Australia fare i conti con la libertà d’espressione.

Il “The Australian”, giornale in mano a Rupert Murdoch, si è presentato in edicola lunedì scorso con una vignetta firmata da uno dei suoi artisti di punta, Bill Leak. Il disegnatore ha paragonato la comunità LGBT alle truppe naziste. Ci sono dei soldati, rappresentati con i colori dell’arcobaleno (simbolo della comunità Lgbt), che marciano con tanto di mazze chiodate sulla scritta “Waffen-SSM”. Gioco di parole che collega lo sforzo per un riconoscimento del diritto al matrimonio egualitario alle azioni delle truppe (“Waffen”) delle SS (acronimo che si trasforma in “SSM”, “same-sex marriage”, ossia “matrimoni dello stesso sesso”).

Le critiche sono state tantissime e non è la prima volta che Leak diventa un bersaglio. Il 4 agosto scorso il direttore editoriale del “The Australian”, Paul Whittaker, è stato costretto a prendere pubblicamente le difese del vignettista dopo un disegno sugli indigeni, considerato razzista.

Su Twitter, Leak è stato scaricato anche dai colleghi. Su tutti, David Pope. Il vignettista ha ricordato la figura di Richard Grune, artista omosessuale tedesco sopravvissuto alla marcia della morte di evacuazione di Flossenbürg. Finita la guerra, Grune ha deciso di ritrarre episodi della prigionia in numerose litografie, richiamate su Twitter proprio da David Pope, che ha aggiunto: «Richard Grune sarà ricordato molto più a lungo di Bill Leak».

I matrimoni omosessuali in Australia

La vignetta affonda in un contesto politico e sociale delicato. In Australia, infatti, si discute per legalizzare i matrimoni omosessuali. Il primo ministro Malcolm Turnbull, leader dei conservatori, aveva promesso un referendum entro la fine dell’anno in caso di successo alle elezioni. Turnbull quelle elezioni le ha vinte lo scorso luglio e sta cercando di fissare il referendum a febbraio 2017, nonostante le resistenze del Labor Party.

Sembra che il governo sia disposto a spendere 15 milioni di dollari per finanziare gli attivisti pro e quelli contro, al fine di portare a termine le campagne per il sì e per il no. Ipotesi che scatenato le proteste di tante associazioni, timorose di assistere a una comunicazione da far west. Senza regole, ma con tanti insulti.

http:.lastampa.it/2016/09/22/esteri/paragona-la-comunit-lgbt-ai-nazisti-bufera-sul-vignettista-rarUYR9ShNAYqoBCORMyJJ/pagina.html


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24 SETTEMBRE 2016:RENZI SOLO

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Ue, vertice a tre senza Renzi Il premier : "Un avvertimento"
Ue, vertice a tre senza Renzi
Il premier: “Un avvertimento”
Berlino precisa: “Nessuna discriminazione”
dalla corrispondente TONIA MASTROBUONI e di GOFFREDO DE MARCHIS
-TITOLARE LA REPUBBLICA 2:
RISPOSTA REP
Perché l’Europa ha detto no alla flessibilità chiesta da Renzi?
Risponde Marco Patucchi
Ue, Bonanni: Renzi, il grande assente: troppe critiche per far parte del direttorio
-TITOLARE LA REPUBBLICA 3:
Ue, Bonanni: “Renzi, il grande assente: troppe critiche per far parte del direttorio”
-TITOLARE HUFFINGTON POST:
BYE BYE MISTER RENZI
Juncker Merkel Hollande
Mercoledì incontro a Berlino tra Merkel, Hollande e Juncker senza il premier italiano
*Commenti
*| Matteo Renzi
-TITOLARE HUFFINGTON POST 2:
BYE BYE MR RENZI – Mercoledì vertice Merkel-Hollande-Juncker. Non invitato il premier italiano. Direttorio addio?
REAZIONE:RENXIT,OVVERO BERLUSCHEXIT II.IO QUESTA PELLICOLA L’HO GIA VISTA:IL NOSTRO “GIULIO CESARE CONQUISTATORE DELLE GALIE”,COME BERLUSCONI POI GRIDERA AL COMPLOTTO MA NON AVRA NE MENO LUI CAPITO PERCHE SE NE DEVE ANDARE NE CHI COMMANDA IN EUROPA.IN SOMMA NON AVRA CAPITO UN BEL NIENTE.
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-APPENDICE:IL GIORNO DOPO, DA VIENNA

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Rifugiati, Merkel: “Ne accoglieremo centinaia al mese da Italia e Grecia”

La cancelliera: accordi anche con Egitto e altri Paesi

-LA NOTA COMPLETA:

Migranti, Merkel: “Stringeremo accordi con Egitto e altri Paesi africani”

Dal summit di Vienna con undici Stati coinvolti dal fenomeno della migrazione: “La Germania accoglierà ogni mese da Italia e Grecia centinaia di profughi con il permesso di soggiorno. Contrasteremo l’illegalità”

24 settembre 2016
Migranti, Merkel: "Stringeremo accordi con Egitto e altri Paesi africani"
La cancelliera tedesca Angela Merkel (afp)

VIENNA – Stringere accordi con i Paesi africani e repingere gli immigrati illegali. La cancelliera tedesca Angela Merkel, dal summit di Vienna con 11 Paesi direttamente interessati dall’emergenza migranti – molti dei quali situati lungo la ‘rotta balcanica’ – ha annunciato che accordi simili a quello con la Turchia sui migranti verranno conclusi dall’Ue con l’Egitto e con altri Paesi dell’Africa ma con Pakistan e Afghanistan. Ha sottolineato inoltre che è necessario intensificare l’opera di respingimento di coloro che non hanno diritto all’asilo: “Noi vogliamo contrastare l’illegalità nel suo complesso e rafforzare la legalità”.

Al termine dell’incontro Merkel ha detto che probabilmente l’agenzia Frontex allargherà le sue competenze. La Grecia, ha aggiunto, “si è detta disponibile a fornire assistenza per il controllo della frontiera con la Macedonia, e altri Paesi hanno mostrato forte interesse al riguardo. La Germania accoglierà ogni mese da Italia e Grecia centinaia di profughi con il permesso di soggiorno”. La Merkel ha sottolineato la “necessità di bloccare l’immigrazione illegale al confine della Ue, assicurando a Italia e Grecia ulteriori aiuti. “La Ue ha fatto notevoli passi avanti nella lotta all’immigrazione illegale, e molto è stato fatto rispetto alla situazione di un anno fa” ha detto la cancelliera.
A marzo la chiusura della “rotta dei balcani” su iniziativa austriaca e la firma di un accordo controverso di reinvio dei migranti tra Ue e Turchia ha portato a una riduzione del numero degli arrivi via Mediterraneo. Secondo l’Unhcr, alto commissariato Onu per i rifugiati, sono circa 300mila i migranti che hanno attraversato finora il Mediterraneo nel 2016, per arrivare principalmente in Italia. Nello stesso periodo del 2015 erano 520mila, mentre nel 2014 erano oltre 216mila

© Riproduzione riservata 24 settembre 2016
http:repubblica.it/esteri/2016/09/24/news/merkel_migranti-148460208/?ref=HRER2-2
REAZIONE:VOLEVA ACCORDI CON I PAESI AFRICANI?ECCOLI SULLO STESSO FORMATO DEGLI ACCORDI CON LA TURCHIA MA….CON L’EGITTO.PRENDA ATTO CHE NON E’ UN “IMPERATORE COLONIALE”,DI LUI E LE SUE “LARGHE INTESE”NON C’E’ NE BISOGNO.
L’ITALIA NON HA FATTO BENE I DOVERI DI REGISTRAZIONE DEI MIGRANTI ILLEGALI APRODATI SULLE NOSTRE COSTE.
27 SETTEMBRE 2016:LEGA E LEGA,DOVE LI DANNO LI PRENDINO II
-SU LA REPUBBLICA:
Ticino, stretta sui lavoratori italiani: al referendum anti-frontalieri vince il sì

Ogni giorno oltre 60mila persone arrivano nel Cantone svizzero dall’Italia. 58% dei voti favorevoli ma l’affluenza si è fermata intorno al 45%. L’iniziativa chiede che nel mondo del lavoro sia privilegiato chi vive sul territorio. Gentiloni: “Senza libera circolazione rapporti con Ue a rischio”

di FRANCO ZANTONELLI

25 settembre 2016

Ticino, stretta sui lavoratori italiani: al referendum anti-frontalieri vince il sì

Il Canton Ticino ha dato un nuovo duro segnale di insofferenza, nei confronti degli immigrati, segnatamente dei frontalieri italiani, approvando, oggi, l’articolo costituzionale “Prima I nostri”, che invita a privilegiare, nelle assunzioni, la manodopera indigena. Una proposta dell’Udc, il partito di destra che è il più votato, a livello svizzero. Il cui presidente ticinese, Piero Marchesi, commentando il 58% di sì con cui l’elettorato l’ha accolta, ha affermato che “ora è chiaro che gli interessi del Ticino devono prevalere su quelli dell’Unione Europea”.

LEGGI La Svizzera non può fare a meno dei frontalieri italiani per sanità e alberghi

Il che significa, in soldoni, un bel no alla libera circolazione delle persone, peraltro già bocciata, dalla maggioranza degli svizzeri, il 9 febbraio di due anni fa ma, finora, rimasta inattuata, per la difficoltà di rinegoziare un accordo con Bruxelles. Il che, verosimilmente, succederà, pure, con l’articolo costituzionale “Prima I nostri”. Anche perché, dopo Brexit, l’Ue ha messo, ulteriormente in lista d’attesa, il dossier elvetico.

——
 Paolo Gentiloni
 @PaoloGentiloni

#Ticino Referendum anti frontalieri non ha per ora effetti pratici Ma senza libera circolazione delle persone rapporti Svizzera-UE a rischio

18:37 – 25 Set 2016

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni avverte però la Svizzera. “Il voto non ha per ora effetti pratici. Ma senza libera circolazione delle persone i rapporti tra Svizzera e Ue sono a rischio” scrive su Twitter.

Dal canto suo, a risultato acquisito, il Governo ticinese ha segnalato la “difficoltà di applicazione dell’iniziativa Udc, a causa dell’armonizzazione con le leggi federali”. Fatto sta che la maggioranza dei ticinesi, avendone l’occasione, ha segnalato, una volta di più, la propria insofferenza verso gli oltre 60mila frontalieri italiani che, quotidianamente, attraversano il confine per recarsi a lavorare in Svizzera.

L’accusa principale è nei loro confronti è di rubare il lavoro ai residenti, sovente con fenomeni di dumping salariale. Anche se, proprio di recente, un imprenditore vicino all’Udc, Alberto Siccardi, titolare di un’azienda che produce ed esporta protesi in tutto il mondo, ha avuto parole dure, sul Corriere del Ticino di Lugano, contro la disponibilitá dei suoi concittadini, soprattutto giovani, a sacrificarsi per un lavoro. “Spesso – ha denunciato – dimissionano o rifiutano un posto di lavoro per ragioni infondate o strumentali, preferendo la disoccupazione”. Sia come sia dopo il voto di oggi i frontalieri si sentiranno ancora di più mal sopportati. In un Cantone, oltretutto, a maggioranza leghista, che apprezza gli stranieri esattamente come il lombardo Matteo Salvini ama i migranti.

“Ce l’aspettavamo, anzi è già tanto che la percentuale non è stata più alta, c’è troppo un clima di malessere oltreconfine”. È il commento di Eros Sebastiani, presidente dell’Associazione Frontalieri Ticino, sede a Varese, dalla cui provincia arrivano circa 25mila dei lavoratori che vanno a lavorare nel cantone svizzero. Altri 22mila arrivano dal comasco e il resto tra il Lecchese, la Valtellina, il Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte, e in minore percentuale da altre zone del centro Italia.

“Ho già ricevuto molte telefonate preoccupate di lavoratori che mi hanno chiesto ‘ma che succede domani? non ci fanno passare?’ – ha raccontato Sebastiani -. La prima cosa da precisare è che domani non accadrà proprio nulla, perché quella è stata solo una consultazione per sollecitare Berna a fare qualcosa, ma dubito che si arriverà mai ad una legge vera e propria come richiesto dal testo della consultazione”. “Quello che non è da sottovalutare però – ha aggiunto – è che questi risultati sono il sintomo di un clima che potrebbe diventare esplosivo, purtroppo ci sono davvero delle situazioni che esasperano gli animi, come i casi di tanti lavoratori stranieri, non dico italiani, che accettano di lavorare per paghe bassissime”.

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http:repubblica.it/esteri/2016/09/25/news/referendum_svizzera_il_ticino_approva_la_legge_anti-frontalieri-148505010/?ref=HREC1-8
-APPENDICE:LEGA CONTRO LEGA,UDC CONTRO UDC
-SU LA REPUBBLICA:
Svizzera, la doppia morale dei politici leghisti: cacciano gli italiani ma li usano per i loro lavori

La denuncia in una inchiesta di un giornale del Canton Ticino su molti esponenti locali di destra promotori e vincitori del referendum: hanno arruolato quegli stessi “padroncini” frontalieri che demonizzano
di FRANCO ZANTONELLI

09 marzo 2014

Vizi privati e pubbliche virtù della destra del Canton Ticino. La stessa che, giusto un mese fa, con una campagna battente contro i frontalieri italiani, riuscì a far passare, con oltre il 68 per cento dei voti, il referendum anti-stranieri tenutosi in Svizzera. Oggi i leader della Lega dei Ticinesi, dell’Unione Democratica di Centro, ma anche alcuni Comuni da loro amministrati si ritrovano tra coloro che non hanno lesinato, tra il 2011 ed il 2012, ad impiegare una categoria, quella dei “padroncini”, sempre italiani ovviamente, altrettanto demonizzati dei frontalieri.

Questi piccoli artigiani, che vengono da oltre confine ad effettuare lavori a metà prezzo, sono stati assoldati, secondo quanto rivela il settimanale elvetico Il Caffè, dalla società Bilsa del leader della Lega dei Ticinesi, Attilio Bignasca, “per posare delle piastrelle nel Comune di Morbio”. “Proprio quel Bignasca -denuncia il Caffè -che dalle pagine del giornale del suo movimento invita i lettori a un safari fotografico a caccia di padroncini”. Con il risultato che, nel Canton Ticino, basta guidare un furgoncino con targa italiana, per correre il rischio di finire nella carrellata fotografica del giornale leghista.

Ma a utilizzare i padroncini è stato anche un altro noto leghista, Michele Barra, oggi scomparso, per pochi mesi ministro dell’Ambiente del Canton Ticino. A sue spese Barra effettuò, tra l’altro, uno studio sull’impatto negativo degli artigiani italiani sull’economia ticinese. Il che non gli impedì, nel 2011 e nel 2012, di ricorrere alle loro prestazioni per la sua impresa edile.

Nell’elenco di 628 pagine dei fruitori dei servizi dei “padroncini” figura pure uno psichiatra, Orlando Del Don, che contro quella categoria di piccoli imprenditori ha il dente più che avvelenato. Eppure Del Don, deputato al Parlamento ticinese per l’Unione Democratica di centro (ovvero il partito che ha lanciato e vinto il referendum del 9 febbraio), “per il montaggio di pareti mobili e lavori urgenti sulle linee telefoniche della sua clinica diurna si è affidato a due imprese “italiote” – per usare il termine sprezzante utilizzato dal suo partito e dalla Lega. Pure nel Comune di Chiasso, dove impera un’altra personalità legista, Roberta Pantani, assessore e Deputata al Parlamento federale, si è ricorso ai “padroncini” per la manutenzione del campo di bocce. Sempre la Pantani, titolare di una ditta di pavimentazioni stradali, sarebbe ricorsa a degli asfaltatori
italiani per dei lavori a Lugano. E dire che ieri, proprio per rendere omaggio al patriottismo ticinese, è sceso, da Zurigo Christoph Blocher, leader carismatico della destra svizzera. Chissà se è al corrente della doppia morale di questi svizzeri del sud.

© Riproduzione riservata

http:repubblica.it/esteri/2014/03/09/news/svizzera_scandalo_frontalieri_italiani_per_politici_di_destra-80572227/?ref=search

REAZIONE:NON ESSATTAMENTE MA L’EQUAZIONE POLITICA DEL CANTON TICINO,UN POSTO CHE CONOSCO E ADORO(1)POTREBBE FORMULARSI COSI:LEGA VERSUS LEGA,UDC VERSUS UDC.L’UDC “ITALIANO”(SI FA PER DIRE)E’UNA CREATURA CHE PRETENDE RAPRESENTARE UNA CERTA PARTE DEL PENSIERO DELLA NUOV ERA.E CIO’E UNA DESTRA COSI DETTA “MODERATA”,QUELLO CHE IO HO CHIAMATO IL CENTRO-CENTRO,MA L’UDC NOSTRANO NON E’ NUOVA ERA E NON LA RPRESENTA.

L’UNIONE EUROPEA ESSISTE?

(1)LA PRIMA VOLTA CHE ATTRAVERSAI IL CONFINE E ENTRAI NELLA VIZZERA FU NELL’ANNO 1981.ERA DICEMBRE,ERO SUL POSTO LETTO DI UN TRENO DIRETTO A PARIGGI E PARTITO DA PADOVA.MI SVEGLIAI VERSO LE 5 AM E SUL LAVABO HO VISTO DALLA FINESTRA LA NEVE PER LA PRIMA VOLTA DOPO 25 ANNI.IL PAEASGGIO DI MONTAGNA SULLA VEGETAZIONE DELLA CAMPIGNA SVIZZERA MI FECE ANDARE IN ESTASI.ERO EMOZIONATO DA QUEL MOMENTO.UN ANNO DOPO ATRAVERSAI IL CONFINE IN MACCHINA SULLA SVIZZERA ITALIANA E LA EVIDENTE  DIFFERENZA CON L’ITALIA MI FECE DIRE CHE LA SVIZZERA ERA UN PAESE DA MERAVIGLIA,DI GIOCATTOLO E CHE SE LA PERFEZIONE CIVILE AVEVA UN NOME ERA SVIZZERA,UN PAESE CHE NON SEMBRAVA REALE MA DA FAVOLA.IL PAESAGGIO URBANO PULITO,BEN CONSERVATO,ORDINATO,MODERNO,LA GENTE EDUCATA,EFFICENTE.OGGI  RISIEDO SUL LAGO DI COMO NON TANTO LONTANO DAL CONFINE SVIZZERO E CONTINUO A PENSARE LO STESSO.SVIZZERA:GRAZIE PER ESSITERE.

ILLUSTRAZIONE:

Las Meninas
Dipinto
Las Meninas è un dipinto a olio su tela di 318 × 276 centimetri realizzato nel 1656 dal pittore Diego Velázquez. È conservato nel Museo del Prado. Wikipedia
 
Artista: Diego Velázquez
Dimensioni: 10 ft 5 in x 9 ft 1 in
Luogo: Museo del Prado
Supporto: Colore ad olio
Periodo: Barocco
27 SETTEMBRE 2016:L GIORNO DOPO,QUANDO SIAMO TUTTI CLANDESTINI….
-SU LA REPUBBLICA:
Referendum Ticino, Gentiloni alla Svizzera: “Con discriminazione frontalieri salta l’intesa con l’Ue”
 
Referendum Ticino, Gentiloni alla Svizzera: "Con discriminazione frontalieri salta l'intesa con l'Ue"
Il confine Italia-Svizzera nel territorio comasco (ansa)

Monito anche da Bruxellese: “La libertà di circolazione dei lavoratori è principio fondamentale”. Salvini: “Sai che paura facciamo agli svizzeri”. Maroni: “Subito contromisure”

di DAVIDE CANTONI

Il muro virtuale tra Italia e Svizzera è un po’ più alto. E così quello tra la Svizzera e la Ue. L’esito del referendum dal titolo a dir poco esplicito ‘Prima i nostri’ ha avuto ripercussioni politiche pesanti a tutti i livelli. Domenica 25 settembre, con il 58 per cento dei voti favorevoli, il Ticino ha deciso di ancorare alla Costituzione il principio che privilegia in caso di assunzione i lavoratori svizzeri agli altri, ‘Prima i nostri’, appunto.

Gentiloni: “Nessuna discriminazione o conseguenze”. Una deriva – in realtà anticipata da un referendum analogo ma di portata nazionale di un paio d’anni fa – che non è piaciuta affatta all’Ue. Nè al governo italiano che fa dire al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che “ogni discriminazione nei confronti dei nostri frontalieri sarebbe un impedimento all’intesa tra Ue e Svizzera”. Il ministro oggi ha avuto un colloquio con il suo omologo oltre frontiera, Didier Burkhalter il quale ha detto che l’esito del referendum non ha conseguenze immediate per i frontalieri italiani e che la normativa sui lavoratori stranieri è all’esame del Parlamento nazionale

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DIECI ANNI DI CAMPAGNE CONTRO I FRONTALIERI

Frontalieri, dieci anni di campagne anti-italiani in Ticino

Navigazione per la galleria fotografica

Salvini: “Sai che paura facciamo agli svizzeri”. “Sono divertentissimi, sai come tremano gli svizzeri per le minacce di Gentiloni” è il commento del leader leghista Matteo Salvini. Il segretario del Carroccio si dice per nulla stupido dall’esito referendario e spiega: “Non mi stupisco che in un momento di crisi come questo, gli svizzeri dicano prima gli svizzeri, così come gli austriaci dicano prima gli austriaci. Mi stupisce, invece, che in Italia abbiamo governi che non fanno gli interessi degli italiani. Noi invece diciamo prima gli scafisti”.

Ue: “La libera circolazione dei lavori è fondamentale”. Il risultato del referendum, tuona da Bruxelles la portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas, “non renderà più facili i negoziati” già in corso tra Ue e Svizzera per affrontare le conseguenze di un altro referendum, quello nazionale di due anni fa, che chiedeva di porre limiti all’ingresso di lavoratori europei. La portavoce ricorda che “il presidente Jean Claude Juncker ha più volte charito che le quattro libertà fondamentali del mercato unico sono inseparabili, cosa che nmel contesto svizzero significa la libertà di circolazione dei lavoratori è fondamentale”. L’europarlamentare Lara Comi (Fi) parla di “capolavoro di irresponsabilità” e si appella alla commissaria Ue Marianne Thyssem chiedendo di “avviare urgentemente la sospensione di tutti gli accordi in essere tra Svizzera ed Europa”.

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La campagna razzista in Canton Ticino
Sala: “La logica dei muri genera mostri”. Il voto di domenica, è il pensiero, infine, del sindaco di Milano Beppe Sala, dimostra che la mancanza di gestione politica a livello europeo del rapporto tra i popoli arriva a mettere in discussione i rapporti tra il Canton Ticino e la Lombardia”. Sala aggiunge: “Dobbiamo prendere atto del fatto che questo tema non èpiù un’emergenza, bensì un problema epocale che richiede risposte e soluzioni politiche ampie e condivise”. Secondo il sindaco, infine, “una cosa è chiara: non si può affrontare una situazione del genere solo sulla base della strenua difesa dello status quo: la logica perversa dei muri, che ha qualche tifoso anche dalle nostre parti, genera mostri. Di muro in muro, finisce che ti puoi anche trovare dalla parte sbagliata”.
http:milano.repubblica.it/cronaca/2016/09/26/news/referendum_frontalieri_svizzera-148550168/?ref=HREC1-1#gallery-slider=148566283
REAZIONE:MI DISPIACE MOLTISSIMO PER I NOSTRI LAVORATORI MA VEDERE LA LEGEREZZA CON QUI CERTA SINISTRA ADOPERA ALCUNI TERMINI,COME RAZZISTA AD ESSEMPIO,MI SEMBRA SUREALE:RAZZISMO FRA ITALIANI DEL NORD,SOPRATUTO SE LEGHSITI,E I LEGHISTI SVIZZERI?E COME CHIAMERESTI I LEGHISTI NOSTRANI CHE DISCRIMINANO E INSULTANO GLI ITALIANI DEL RESTO DELL’ITALIA FACENDOLI DIVENTARE STRANIERI,CIO’E CLANDESTINI,NELLA PROPIA PATRIA E PREFERISCONO IMPIEGARE E FAVORIRE CON IL NOSTRO WELFARE PIU TOSTO STRANIERE VENUTI DI CERTE PARTI DEL TERZO-MONDO?LO HA DETTO PURE FASINO.NO,SIAMO TUTTI CLANDESTINI NON RAZZISTI NE SCAFIST I.
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15 SETTEMBRE 2016:SOS TERRORISMO

15 Septembre 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

15 SETTEMBRE 2016:SOS TERRORISMO

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 366

25 Août 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

15 AGOSTO 2016:IL BREXIT "SOSPESO" FRA IL CIELO E LA TERRA

-SU LA STAMPA: lastampa.it

La Brexit si allontana sempre di più. Berlino e Londra trattano sul 2019
antonio pitoni

Era il 24 giugno. Doveva essere l’alba del Regno Unito indipendente, e invece niente. Prima di partire per le vacanze nella libera Svizzera Theresa May annunciava la richiesta di uscita dall’Unione europea «all’inizio del 2017», e invece niente. Fonti citate dalla Stampa e dal Times raccontano una verità diversa. La richiesta formale di uscita potrebbe partire a maggio, o dopo le elezioni politiche tedesche, e per questo la Gran Bretagna potrebbe rimanere membro a tutti gli effetti dell’Unione almeno fino a Natale del 2019.

A gestire le complicate conseguenze della Brexit non sono pronti né il governo di Londra, né quello francese, né tantomeno quello tedesco. A Parigi si vota in primavera, a Berlino in autunno, ma prima di allora Angela Merkel ha due test elettorali importanti, nella capitale e nel Lander più grande di Germania, in Nordreno Vestfalia. La destra populista non ne vuol sapere di pagare il conto dell’uscita di Londra (undici virgola tre miliardi di contributi al bilancio comunitario) e così nel faccia a faccia di metà luglio la Merkel ha chiesto alla collega di prendersi tutto il tempo necessario. La leader tedesca vuole che a gestire la trattativa sia il pletorico Consiglio europeo a 27, e non il negoziatore scelto dalla Commissione, Michel Barnier. Del resto come si fa a chiedere l’uscita dall’Unione mentre le Borse di Londra e Francoforte annunciano le nozze fra gli squilli di tromba?

«C’è un’enorme differenza fra uscire dall’Unione e mantenere le nostre relazioni con l’Europa», diceva in luglio il neoministro degli Esteri Boris Johnson. La politica londinese sembra contagiata dall’arte tutta italiana della retorica e del traccheggio. Nel governo May ci sono due ministri impegnati a gestire le conseguenze del referendum. David Davis è segretario alla Brexit, e deve assumere cinquecento collaboratori: per ora ne ha meno della metà. A Liam Fox, il ministro per il Commercio internazionale, servono mille esperti: il Times racconta che ne ha trovati un centinaio. Si dice che un buon leader politico dovrebbe avere un piano anche in caso di sconfitta, Wolfgang Schaeuble osserva sarcastico che i sostenitori della Brexit non avevano un piano nemmeno per gestire la vittoria.

Per spostare più in là il momento delle decisioni ci sono ottimi argomenti. La Gran Bretagna deve anzitutto decidere quando presentare la domanda di uscita, e la Merkel ha detto che la scelta spetta a Londra nei tempi che riterrà opportuni. Poi il Consiglio europeo dovrà discutere le «linee guida» della trattativa. Fatto questo scatteranno i negoziati veri e propri - sempre con il Consiglio - il quale dovrà approvare l’accordo con una maggioranza qualificata di venti Paesi pari al 65 per cento della popolazione. Se e quando ci sarà l’accordo, il Parlamento europeo dovrà ratificare. Non è detto che ciò avvenga in due anni: il Consiglio (stavolta all’unanimità) potrà concedere una proroga. Due anni servirono alla Groenlandia per gestire il suo divorzio, e l’unico serio argomento di discussione era la pesca.

«Avevamo sentito dire dalla signora May “Brexit is Brexit”», dice con disappunto il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi. Vista da Roma l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione non è drammatica come per Berlino. Anzi, la speranza era di poterci guadagnare qualcosa, come lo spostamento a Milano dell’Autorità bancaria europea o di qualche banca d’affari. «L’ipotesi di rinviare di un anno la richiesta inglese è una pessima notizia, fonte di grandi incertezze». Difficile immaginare che Matteo Renzi possa farne una questione di principio, di qui all’autunno ha ben altri problemi. Ma se i primi sponsor del traccheggio inglese sono Berlino e Parigi, è probabile che faccia di necessità virtù e tratti il suo sostegno. Twitter @alexbarbera

Alcuni diritti riservati.

ARTICOLI CORELATI:

1-esteri:“Fate la Brexit dopo le elezioni tedesche”, ora Merkel prova a convincere la May
alessandro barbera
2-Il ritorno di Farage “Guai a voi se rinviate l’addio all’Unione”
Il leader dell’Ukip alza i toni contro la premier inglese
 

http:lastampa.it/2016/08/15/economia/la-brexit-si-allontana-sempre-di-pi-berlino-e-londra-trattano-sul-Ye7MGBpkQkhgja9WPDphGM/pagina.html

REAZIONE:IL TITOLO DI QUESTA NOTA E' UNA BOUTADE:IMPENSABILE CHE IL BREXIT NON VENGA CONCRETATO.E IMPENSABILE CHE L'ALLONTANAMENTO DEL BREXIT FAVORISCA IL VOTO MERCKEL.MA LA GERMANIA NON NE HA NE MENO BISOGNO,LA MERCKEL RIMANE AL SUO POSTO MALGRADO ORMAI NON HA I NUMERI.LA GERMANIA NON E' PIU PROPAMENTE UN PAESE VIRTUOSAMENTE DEMOCRATICO.MA COSA HA CAMBIATO?MUTIS PER IL FORO.BRUELLES CON LA MERCKEL IN TESTA E RENZI FACENDOLE SCORTA PREMEVANO PER ACELLERARE I TEMPI DELLA BREXIT,ORA PROGETTANO UN ALLONTANAMENTO:MEGLIO COSI:NIENTE BREXIT,VIVA IL BREXIT.SIAMO FUORI MA NON C'E NE ANDIAMO,CI RESTIAMO MA NON SIAMO NE DENTRO NE FUORI,SIAMO OCCUPATI IN UN TRANSITO SENZA PARTENZA NE DESTINO.

COSI LE COSE SONO DEL PARERE CHE LA SORTE DEL PROGETTO UE E' DECISA

https://www.youtube.com/watch?v=l0gRL6cu58I&w=420&h=315

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- 16 AGOSTO 2016:SUPER MINISTRO DELL'INTERNO

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

"Prevenzione terrorismo funziona rischio radicalizzazione in carceri"
"Prevenzione terrorismo funziona
rischio radicalizzazione in carceri"
Alfano: "Italia sicura ma non pericolo zero
Sirte non è luogo di partenza dei barconi"
di ALBERTO CUSTODERO
-NOTA COMPLETA CUA:
.http:.repubblica.it/politica/2016/08/15/news/terrorismo_alfano_prevenzione_ok_paese_sicuro-146021579/?ref=HREC1-4
REAZIONE:ALFANO HA OTTENUTO PER L'ITALIA CIO CHE NESSUN ALTRO PAESE HA OTTENUTO:MANTENERE IL PAESE SENZA ATTENTATI DEL TERRORISMO ISLAMICO.E NON SOLO:SE I PROFUGHI PARTONO PER L'ITALIA(CON DEI TERRORISTI COMPRESI)NON C'ENTRANO GLI INTERESSI ITALIANI IN LIBIA.
INSOMMA UN MINISTRO "ANTI-TERRORISMO" COSI IDEALE NON C'E' L'HA NESSUNO. QUELLO DEL TITOLO.SETTIMA MERAVIGLIA SUBITO
https://www.youtube.com/watch?v=BTNBFxFm8nw&w=560&h=315

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17 AGOSTO 2016:PER LA PATRIA,SIAMO TUTTI CLANDESTINI

-2 NOTE SU LA STAMPA:

-NOTA 1:

lastampa.it

Salvini indossa la maglia della polizia: “Ripuliremo la città”. È scontro con i sindacati

Matteo Salvini torna ad accendere il dibattito politico. Ieri, durante un dibattito a Ponte di Legno con Paolo Del Debbio, il leader della Lega si è presentato con una maglia della polizia, un regalo di alcuni agenti, come lui stesso ha raccontato. Ed è scoppiata la polemica con i sindacati di polizia che ora lo invitano a «togliere le mani dalla divisa».

Tutto è nato da una frase pronunciata da Salvini durante il comizio, dove si parla di «dare mano libera ai carabinieri e alla polizia per ripulire la città. Una sorta di pulizia etnica controllata e finanziata come stanno facendo ora con gli italiani costretti a subire l’oppressione dei clandestini». Frase immediatamente condannata da Daniele Tissone, segretario del Silp Cgil, che ricorda come sia «intollerabile quanto inaccettabile pronunciare frasi del genere. Polizia e forze dell’ordine stanno dalla parte dei cittadini. Tra mille difficoltà e disagi, certo, ma sempre e comunque al servizio della democrazia e dello stato di diritto. Credo che stavolta abbia davvero passato il segno».

Com’era facile prevedere, il segretario leghista ha risposto agli attacchi con il solito sarcasmo: «Si tranquillizzino, indosserò a rotazione anche le divise di carabinieri, polizia penitenziaria, vigili del fuoco: tutti regali che ho ricevuto». E su Facebook incalza l’ex sindacalista Roberto Traverso: «Fatemi capire, chiedere regole, ordine e rispetto sarebbe delirante? Chiedere che i clandestini non sfascino tutto è delirante? Questioni di scelte: lui sta con Renzi e Alfano, io sto con chi ci difende».

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http:lastampa.it/2016/08/16/italia/politica/sindacati-di-polizia-contro-salvini-gi-le-mani-dalla-nostra-divisa-UUNbq6TquIyTTnoSa0jjRO/pagina.html

-NOTA 2:

lastampa.it

Trump: “Non conosco e non ho incontrato Salvini”

Donald Trump nega di aver incontrato e, quindi, di conoscere Matteo Salvini. Il leader della Lega, invece, conferma: «L’incontro c’è stato. Ci conosciamo». E nel botta e risposta tra il miliardario statunitense e il leader leghista scoppia la polemica, con il Pd che ne approfitta per bastonare Salvini. Il «giallo» sui reali rapporti tra il candidato dei Conservatori alle presidenziali Usa, Donald Trump, e il leader della Lega Matteo Salvini non poteva non avere ripercussioni italiane.

La premessa è una intervista che il tycoon statunitense ha concesso a The Hollywood Reporter. Trump non solo nega di conoscere Salvini, ma precisa anche di non averlo mai incontrato, di «non averlo voluto vedere» e prende le distanze dalle posizioni della Lega. Il magnate newyorkese sostiene di “non avere neppure conosciuto” il leader della Lega e non ritiene che ci sia “un terreno comune da esplorare”, né sembra interessato “a stabilire alleanze al di là dell’Atlantico”. Si dice, infatti, contrario a possibili convergenze con i leader dei movimenti anti-immigranti in Europa, a cominciare dalla leader del Front National, Marine Le Pen, in Francia e Salvini in Italia. Eppure c’è una fotografia, uno scatto, che ritrae Trump al fianco di Salvini. La foto è datata 25 aprile, ed è stata scattata a margine di una manifestazione elettorale del candidato alla Casa Bianca vicino Philadelphia. Salvini ovviamente smentisce l’intervista di Trump e conferma: «L’intero impianto di quell’intervista ha dell’incredibile. Ci sono almeno una dozzina di e-mail di preparazione di quell’incontro».

«Salvini, che figuraccia! Oggi scopriamo che Donald Trump nemmeno sa chi sia e che si è fatto una foto con lui da imbucato, spacciandola per un endorsement del candidato repubblicano nei suoi confronti. Un volo di 10 ore insieme al suo staff per essere sbertucciato in mondo visione. Salvini un vero illusionista della politica, il cui bluff però è stato scoperto: che tristezza!», afferma Gianfranco Librandi di Scelta Civica.

Ma è dal Pd che arrivano le bordate maggiori. «Anche il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, prende le distanze da Salvini. Il segretario della Lega fa una figuraccia in mondovisione e viene smentito dopo aver sbandierato ai quattro venti una fantomatica intesa con Trump. Nel solco della migliore legge del contrappasso, Salvini viene trattato come un clandestino. Corsi e ricorsi storici», attacca il senatore del Pd Franco Mirabelli.

«Donald Trump dice che non ha incontrato Matteo Salvini e che non c’è nessun terreno comune da esplorare. Accidenti che schiaffo. Per fortuna che il mago del selfie aveva postato una foto a fianco dello stesso Trump rivendicando un colloquio di ben venti minuti». Lo dichiara Simona Malpezzi, deputata del Pd. «Quindi o Salvini si è fatto una foto insieme a Trump senza neanche dirgli chi era, oppure peggio ancora,Trump è stato così colpito dallo spessore politico del capo della Lega da dimenticarselo in due secondi. Qui si oscilla tra l’irrilevanza e il ridicolo. Salvini non è nuovo a simili figuracce». «Si era presentato al Cremlino per incontrare Putin trovando le porte sbarrate. Abbiamo ancora negli occhi l’immagine di Salvini che vaga nella Piazza Rossa. Insomma, seconda figuraccia internazionale per l’imbucato dei due mondi. Dagli Usa alla Russia non gli apre nessuno. Lega a credibilità zero», conclude Malpezzi.

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http:lastampa.it/2016/06/01/italia/politica/trump-non-conosco-e-non-ho-incontrato-salvini-H7tc8OIabZ3vk3Op6XzvSO/pagina.html

REAZIONE:L’ESSISTENZA DELLA LEGA E’ UN ATTACCO ALLO STATO DI DIRITTO:POICHE LA LEGA NORD E’ UNO STATO DENTRO DELLO STATO( E CON ASPIRAZIONI AL SECESSIONISMO)GOVERNANDO IL TANDEM BERLUSCONI-BOSSI-MARONI CI HANNO RESI A TUTTI GLI ITALIANI  CLANDESTINI,STRANIERI NELLA PROPIA PATRIA.ARRIVATO RENZI E’ STATO COSTRETTO DALL’OPPOSIZIONE(E DAI 400 MORTI DI LAMPEDUSA) AD ABOLIRE IL REATO DI CLANDESTINITA,D’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA INSOMMA.PERO RENZI,IL GOLPISTA LARGHE INTESE,PER CALCOLI ELETTORALI IN VISTA DEL  MONTARE DEI MOVIMENTI EUROSCETTICI,HA DECISO FARE UN PIACERE ALLA LEGA E POSTICIPARE LA MESSA IN ATTO DELL’ABOLIZIONE.

INSOMMA,POICHE IL VERO CLANDESTINO E’ SALVINI, CITTADINO DELLA SATRAPIA SEPARATISTA LEGA NORD E NON ITALIANO,LA NUOVA ERA ESSIGE ABOLIRE GIA,SENZA SE E SENZA MA IL REATO DI CLANDESTINITA.GLI ITALIANI NON VOGLIAMO PIU ESSERE STRANIERI NELLA PROPIA PATRIA,QUELLO DEL TITOLO.

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17 AGOSTO 2016:CRISI DEL “MODELLO PROFUGHI” AUSTRALIANO

-TITOLARE BBC:

PNG Prime Minister Peter O'Neil

Australia to close Manus asylum centre

Australia agrees to close controversial off-shore detention centre for asylum seekers in Papua New Guinea

Australia

TRADUZIONE:L’Australia per chiudere il centro di asilo ManusL’Australia si impegna a chiudere il controverso centro di detenzione off-shore per i richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea

Australia
REAZIONE:L’AUSTRALIA HA CAMBIATO GOVERNO E IL NUOVO PRESIDENTE HA CAMBIATO STRATEGIA PER CONTENDERE LA CRISI DEI PROFUGHI.COMUNQUE SECONDO ME LA CHUSURA DEL CENTRO DI DETENZIONE DI PAPAUA NON SIGNIFICA LA CADUTA DEL MODELLO POI IMITATO DALL’EUROPA PERCHE NUOVA GUINEA E’ SOLTANTO UNO DEI CENTRI DI ACCOGLIENZA.INOLTRE I MIGRANTI ASIATICI LO SONO PER MOTIVI ECONOMICI E NON C’ENTRANO LE GUERRE COME NEL MEDITERRANEO.PER FINIRE QUESTO CONFRONTO IN EUROPA LA SOLUZIONE TURCA DELLA CRISI DEI MIGRANTI  INSORGE NON DI UNA PROPOSTA DELL’UE MA  DI UN RICATTO ALLA MANIERA LEGHISTA ALL’EUROPA PER PARTE DELLA TURCHIA.
IN OGNI MODO AL DI LA DELLE SOMMIGLIANZE E DIFFERENZE DI MODELLO FRA AUSTRALIA E IL MEDITERRANEO LE CRITICHE AL MODELLO SONO LE SIMILARI E LA CHIUSURA DI PAPAUA VIENE A FARE MANCARE CERTO SUPPORTO TEORICO ALLA SOLUZIONE TURCA:ORA LA GERMANIA FARA LO STESSO CON TURCHIA E L’ITALIA CON I PAESI AFRICANI?
22 AGOSTO 2016:COMUNQUE VADA E’ LA FINE DI RENZI E L’UE
-SU LA REPUBBLICA:
Referendum, Renzi: “Comunque vada, le elezioni nel 2018″Il premier invita il presidente Anpi: “Con me alla Festa dell’Unità”. Poi attacca D’Alema: “Non utilizzi la consultazione popolare per la sua rivincita”. Continua il cambio di rotta del presidente del Consiglio che nei mesi scorsi aveva annunciato che si sarebbe dimesso in caso di vittoria dei no. Il premier: “Domani a Ventotene per rilanciare dal basso l’Ue”
di ALBERTO CUSTODERO
21 agosto 2016
Referendum, Renzi: "Comunque vada, le elezioni nel 2018"
Renzi, Merkel e Hollande (ansa)
“DOMANI Angela Merkel e Francois Hollande verranno in Italia per rilanciare dal basso l’Unione Europea. Ce n’è un grande bisogno”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, alla Versiliana di Marina di Pietrasanta (Lucca). “Tutti gli italiani dovrebbero essere orgogliosi che l’appuntamento sia in uno dei luoghi simbolo del nostro Paese”, ha aggiunto.Il premier italiano suona la carica. Da domani, ribadisce, deve partire un percorso con cui l’Europa “smetta di essere solo l’Ue della finanza, delle banche, delle regole tecnocratiche e torni a essere l’Europa ideale di Spinelli. La partita è tutta da giocare – ammette – ma va giocata”. Parla a ruota libera, Renzi, e tocca molti degli argomenti più scottanti dell’agenda politica interna e internazionale. Dalla lotta interna al Pd alla fronda di D’Alema che raduna il fronte del ‘no’ e che, dice, così facendo “si colloca con Grillo-Berlusconi-Salvini”. Rifà il mea culpa sul referendum che ha “sbagliato a personalizzare”, ammette che l’economia non decolla. E ri-ammette l’errore di comunicazione sugli 80 euro. Quindi, definisce “assurdo” che nel Pd qualcuno lo critichi perchè vuole abbassare le tasse. Infine lancia un monito a Capalbio (luogo simbolo dell’Italia radical chic), che nei giorni scorsi aveva presentato un ricorso al Tar contro l’arrivo di 50 migranti. “Capalbio è una bellissima località – ha ammonito il premier – e lì valgono le stesse regole che valgono nel resto d’Italia, nessuno può avere la pretesa di un trattamento diverso”.Il mea culpa di Renzi sul referendum. Il 9 agosto il capo del governo, e segretario pd, aveva fatto pubblicamente mea culpa ammettendo di aver sbagliato a personalizzare la campagna sul referendum. “Ho sbagliato a dare dei messaggi – aveva ammesso il premier – questo non è il mio referendum. Anche perché questa riforma ha un nome e cognome, Giorgio Napolitano. Ma soprattutto perchè questa riforma è la riforma degli italiani. Io ho sbagliato a personalizzare troppo. Ma ora bisogna semplicemente dire la verità sul merito della riforma. La strategia sul referendum è semplice: dire la verità. La verità gli fa male. Lo sai”. In merito a quando ci saranno elezioni politiche in Italia, continua il cambio di rotta del premier che, nei mesi scorsi, aveva annunciato che si sarebbe dimesso in caso di vittoria dei no. “Comunque vada il referendum – ha precisato – noi ce le abbiamo nel 2018”.L’invito al presidente Anpi. Il premier tende la mano al presidente dell’Associazione partigiani. “Invito il presidente dell’Anpi ad una delle Festa dell’Unità in Emilia-Romagna la prossima settimana per discutere con me di referendum. Io dirò come la penso e lui dirà come la pensa. E poi ci daremo un abbraccio”. Il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, aveva detto nei mesi scorsi che la linea dell’Associazione emersa dal congresso degli iscritti era chiara, ed era “per il no alla riforma”.L’attacco a D’Alema: “Con Grillo, Berlusconi e Salvini”. “Il Pd vota ‘sì’, poi chi vuole votare ‘no’ lo faccia non è che lo si può rincorrere con i forconi. D’Alema? Fatevi una domanda e datevi una risposta. “Se D’Alema avesse messo un decimo del tempo che ha messo per attaccare me per attaccare Berlusconi. D’Alema è in compagnia di Grillo, Berlusconi e Salvini, si sono ritrovati. Lui pesca sempre la carta di attaccare quello più vicino, prima è toccato a Prodi. E la riforma di D’Alema era molto più dura, il governo aveva molti più poteri. Se D’Alema vuole fare la battaglia per difendere i posti e magari tornare in Parlamento, auguri. Ma non si utilizzi il referendum per cercare la rivincita al congresso che si farà quando previsto”.Nel Pd contrari a ridurre tasse. Il segretario dem s’è lamentato per la fronda interna al partito. “Dobbiamo cercare di continuare ad abbassare le tasse. Io però ci sono rimasto male, alcuni nel mio partito mi hanno detto che bisogna smetterla di abbassare le tasse. È assurdo. Ma come, per i cittadini le riduco poco. E per alcuni nel Pd le riduco troppo?”. “Bisogna dare più soldi ai pensionati – ha aggiunto – il rubinetto del deficit noi lo teniamo più chiuso degli altri, noi si è fatto il 2,3 del deficit, rispetto ai governi precedenti e a Francia, Spagna. Dobbiamo stare attenti per il debito alto, ma stiamo più attenti di tutti nella Ue”.”Sugli 80 euro errore di comunicazione”. “Il più grande errore di comunicazione che ho fatto è sugli 80 euro. Ma – ha spiegato il premier – è una cosa di sinistra, un atto di giustizia. Poi non è vero che li chiediamo indietro: 87 mila italiani hanno sbagliato a fare la domanda e devono quindi restituirli, 161 mila non hanno fatto la domanda e glieli stiamo dando in più. Certo, non bastano. Poi si sono fatti gli interventi sul lavoro con 193 mila posti di lavoro in più e ho l’invidia di Berlusconi che ha fatto un milione di manifesti, non certo di posti di lavoro. È evidente che ho qualche problema di comunicazione, se nessuno ci si fila”.

“L’economia non va benissimo”. “L’economia non va benissimo – ammette il presidente del Consiglio – è ripartito il mercato del lavoro. Spero di arrivare a fine anno a 1 – 1.2 di Pil. Serve, però, far ripartire gli investimenti”. “È ripartito il mercato del lavoro – ha aggiunto – ma l’economia non è ripartita come noi vorremmo”. “Il modello è giusto, è questione di tempo e fiducia. E di dire che l’austerity ha creato danni”.

“La parola austerity in Europa ha creato solo danni”. “La parola austerity in Europa ha creato solo danni”, ha dichiarato Renzi. Delineare la nuova mappa di un’Europa senza Londra. Dare nuova forza al sogno di Altiero Spinelli tentando di inaugurare la stagione della concretezza e imprimere una svolta ai dossier da troppo tempo aperti sui tavoli di Bruxelles: dalla sicurezza ai giovani, dalla crescita ai migranti. Portare a casa risultati significativi nelle partite che riguardano da vicino il proprio Paese. Sono queste le sfide che attendono Matteo Renzi, Angela Merkel e Francois Hollande alla vigilia del vertice di Ventotene di domani.

http:repubblica.it/politica/2016/08/21/news/renzi_domani_a_ventotene_per_rilanciare_dal_basso_l_ue_-146396053/?ref=HRER1-1
 
REAZIONE:RENZI?SA CHE HA PERSO E APRE L’OMBRELLO:HA SBAGLIATO SUL REFERENDUM,L’ECONOMIA NON DECOLLA,IL JOBS ACT HA FALLITO NELLA GESTIONE DEI MIGRANTI E LA LOTTA AL TERRORISMO RENZI E’ STATO IN EUROPA “DA SCARTARE” NEL MIGLIORE DEI CASI.,E SE PARLIAMO DEGLO 80 EURO….LA BUFFONATA PREMIO DA KERMESSE ,UNA PRESA IN GIRO AGLI ITALIANI.
INSOMMA C’E’ NE ABBASTANZA PER BUTTARE LA SPUGNA E QUESTE PAROLE SONO UNA VIRTUALE RESA,UNA DICHIARAZIONE DI IMPOTENZA.GLI ITLIANI SI PREPARINO A GESTIRE IL DOPO RENZI E TORNARE ALLE URNE.
IL SUMMIT UE?:L’UNIONE EUROPEA NON ESSISTE PIU E QUESTI TRE NON SONO PROPIO IL SIMBOLO DEL SUCCESSO DELLA LOTTA AL TERRORISMO,L’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE E L’ECONOMIA.E’ INUTILE CONTINUARE,CON QUESTI TRE GLI EUROPEI SIAMO ALL’INTEMPERIE.
23 AGOSTO 2016:TURCHIA PAESE PEDOFILO?
 
lemonde.fr
Non, la Turquie n’a pas « légalisé la pédophilie »
 
« La Turquie légalise la pédophilie ». Plusieurs sites d’extrême droite français ont relayé, ces derniers jours, une rumeur selon laquelle les actes sexuels avec les enfants de moins de 15 ans seraient désormais autorisés dans le pays. Sauf que ce n’est pas vrai, et que la décision de justice présentée comme étant à l’origine du problème a été largement déformée. Explications.
capture d’écran

CE QUE DIT LA RUMEUR

Voici la présentation des faits que l’on trouve dans les articles accusant la Turquie :

« Jusqu’alors, il était interdit en Turquie à un adulte d’avoir des relations sexuelles avec une personne âgée de moins de 15 ans. La Cour constitutionnelle turque vient d’abroger cette limite d’âge de la majorité sexuelle. Cette décision date du mois de juillet 2016, mais est passée quasi inaperçue en raison de la tentative de putsch qui a secoué le pays. »

La rumeur est en fait partie de sites anglophones ou germanophones, comme 20min.ch ou breitbart.com. Elle a ensuite circulé dans de nombreux pays, jusqu’à être prise très au sérieux par la ministre des affaires étrangères suédoise sur Twitter, le 14 août :

« La décision turque d’autoriser les relations sexuelles avec les enfants de moins de 15 ans doit être annulée. Les enfants ont besoin de plus de protection, pas de moins, contre la violence et les abus sexuels. »

POURQUOI C’EST TROMPEUR

Les autorités turques ont répliqué sèchement au message de la ministre suédoise. « Vous êtes clairement mal informée. Cette idée stupide n’existe pas en Turquie. Vérifiez vos informations, s’il vous plaît », a répondu sur Twitter Mehmet Simesk, le vice-premier ministre turc.

Face à la polémique, la Cour constitutionnelle turque a apporté des précisions dans un communiqué publié sur son site. Elle y estime notamment que « des informations trompeuses ont été rapportées par certains médias étrangers en déformant la décision […] du 26 mai 2016 ». Et se montre catégorique sur le fond : « Contrairement aux allégations, les actes d’abus sexuels sur les mineurs de moins de 15 ans n’ont pas été décriminalisés avec cette décision. »

Un problème de « proportionnalité » des peines

Voici ce que l’on sait des faits : un tribunal régional du district de Bafra, dans le nord de la Turquie, a soulevé une problématique de droit à la Cour constitutionnelle au sujet du premier paragraphe de l’article 103 du code pénal turc, qui a examiné le cas le 26 mai 2016.

Le code pénal turc prévoit des peines de prison pouvant aller de trois à huit ans pour les abus sexuels sur les enfants et de huit à quinze ans en cas de viol (les peines sont durcies en cas de circonstances aggravantes, pouvant aller jusqu’à la prison à vie).

Le texte donne deux définitions générales de ces abus :

  • Tout acte sexuel commis contre un mineur de moins de 15 ans.
  • Tout acte sexuel contre un mineur commis de force, avec menace ou tout autre moyen d’influencer la volonté de l’enfant.

Le tribunal régional du district de Bafra a fait valoir devant la Cour constitutionnelle turque que le texte posait un problème de « proportionnalité » des peines, la loi n’autorisant pas de prononcer une condamnation moins importante dans « certains cas particulièrement justifiés », notamment entre deux mineurs, où la peine minimale apparaîtrait « démesurée ». Le tribunal de Bafra estimait par exemple qu’un enfant de 12 à 15 ans pouvait avoir conscience de la notion d’acte sexuel, contrairement à un enfant plus jeune.

A titre d’exemple, en France, la loi prévoit une peine maximum (15 ans de prison) identique pour tous les viols sur mineurs de moins de 15 ans. En revanche, elle ne fixe pas de minimum, ce qui laisse aux juges la liberté d’appréciation de la peine plus importante.

Six mois pour réparer la loi

La Cour constitutionnelle turque a suivi les arguments du tribunal de Bafra, et a donc annulé l’article du code pénal concerné. Il n’a cependant jamais été question de légaliser la pédophilie en Turquie : l’âge légal du consentement à des relations sexuelles dans ce pays reste fixé à 18 ans. Cette décision ne peut donc être présentée « comme une décriminalisation des actes d’abus sexuels contre les mineurs de moins de 15 ans », tranche la Cour constitutionnelle.

Cette dernière a fixé un délai de six mois, soit d’ici à janvier 2017, pendant lequel la loi actuelle reste applicable, ce qui évite qu’il n’y ait un vide juridique en attendant une nouvelle mouture du texte.

Les associations locales de protection de l’enfance se montrent vigilantes face à cette situation. Elles demandent que le futur article de loi soit adopté le plus rapidement possible, et exigent que les nouvelles peines « proportionnées » ne soient pas un prétexte pour prévoir des sanctions trop faibles, dans un pays encore fortement touché par le fléau des mariages forcés.

Aysun Baransel, secrétaire générale de l’Association de prévention des abus sur les enfants, s’en est inquiétée auprès de l’agence turque Anadolu. : « La chose la plus importante désormais, c’est qu’à moins que ce problème ne soit rapidement abordé les agresseurs d’enfants pourront se sentir tranquilles », a-t-elle affirmé, insistant sur la nécessité d’adopter une nouvelle version du texte dans les temps.

Le gouvernement turc assure que la future loi ne sera pas plus permissive

Selon la version anglophone du journal turc Hürriyet, le gouvernement prévoit un nouveau texte qui répondrait à ces critiques. Il ne reverrait ainsi pas à la baisse les peines pour des actes pédophiles.

Au contraire, les peines seraient, par exemple, durcies en cas d’abus sur un enfant de moins de 12 ans (la peine minimum passant de 8 à 18 ans en cas de viol). La loi devrait en revanche tenir compte de certains cas « particuliers », comme lors de relations entre mineurs du « même âge ».

Le ministère des affaires étrangères turc a critiqué dans un communiqué les « faux titres » de la presse, notamment autrichienne, à ce sujet, affirmant que la Turquie était « consciente de ses responsabilités et devoirs » en matière de protection des droits de l’enfance.

http:lemonde.fr/les-decodeurs/article/2016/08/22/non-la-turquie-n-a-pas-legalise-la-pedophilie_4986482_4355770.html–

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23 AGOSTO 2014:GIOCHI OLIMPICI FREDDI FR,BRASILE E GERMANIA MONARCHI DEL CALCIO MONDIALE
-CORRIERE DELLA SERA:

corriere.it

Olimpiadi di Rio 2016, la cerimonia di chiusura: un Carnevale d’agosto che conclude un decennio irripetibile

Rocco Cotroneo

l’ultima notte

Milano, 22 agosto 2016 – 01:23

La festa finale di Giochi affidata alla regia di Rosa Magalhães, una delle grandi coreografe del Carnevale carioca: la città saluta con orgoglio: è andato tutto bene, soprattutto rispetto alle terrorizzate previsioni straniere. Ma si poteva fare meglio

La cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Rio allo stadio Maracanã (Epa/Reynolds)
La cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Rio allo stadio Maracanã (Epa/Reynolds)

RIO DE JANEIRO – E alla fine a Rio esplode il Carnevale d’agosto. È l’immaginario sulla sua festa più famosa il tema scelto per chiudere i Giochi allo stadio Maracanã, lo stesso dove si erano aperti il 5 agosto. Arriva in una serata di pioggia e furiose raffiche di vento, ma con il pubblico riscaldato dall’uno-due messo a segno dal Brasile in dirittura d’arrivo, la vittoria della Seleção nel calcio, sabato sera, e quella nel volley, qui a due passi nel piccolo Maracanãzinho.

Un saluto alle preoccupazioni

Rio saluta il mondo con le sue celebri mulatte, le portabandiera delle scuole di samba, i percussionisti assordanti e consegna le Olimpiadi a Tokyo, che le ospiterà tra quattro anni. La cerimonia è affidata a Rosa Magalhães, una delle grandi coreografe del Carnevale, e come il gran finale delle sfilate al Sambodromo le Olimpiadi si chiudono metaforicamente con una apoteosi. Rio ha qualche ragione per esultare, se si pensa com’era il clima in città e fuori soltanto due settimane fa. Il New York Times titolava sulla «Catastrofe olimpica brasiliana», i nemici dei politici locali gongolavano tifando contro, i network americani mandavano in onda ore di lezioni dei loro esperti di salute: cosa può provocare la febbre zika, come difendersi dalle zanzare, perché le acque inquinate potranno provocare epatiti a velisti e canottieri, tenete la bocca chiusa. E poi: chi fermerà la violenza dei banditi, come difendersi dal terrorismo islamico con simili voragini nel sistemi di prevenzione. Crolleranno gli impianti costruiti in fretta e furia? E le diserzioni per colpa di doping e zanzare renderanno questi Giochi poco interessanti dal punto di vista tecnico?

Orgoglio e sollievo

Nulla di tutto questo è successo, Rio tira con orgoglio un sospiro di sollievo e nella sua cerimonia di adeus al mondo dello sport esalta la sua creatività, quella che poi finisce per rimediare alle pecche dell’organizzazione, alla difficoltà di pensare per tempo alle cose. Rio non è Zurigo, e se ne vanta. Potevano esserci meno file agli stadi, più autobus e più fast food per gli spettatori, se la piscina dei tuffi fosse stata meno verde e più limpida era meglio, così come tutti quegli spalti vuoti si potevano regalare ai ragazzini più poveri, che l’avrebbero ricordata per sempre.

Lo stesso grido

Ma per il resto è andata. La Magalhães sta al Carnevale carioca come la Seleção ai Mondiali di calcio: nessuno come lei ne ha vinti così tanti, ben sei. Sfilano i blocchi della grande festa, che a febbraio riescono a muovere per le strade della città fino a un milione di persone, tra musica, caldo asfissiante, sudore e fiumi di birra: qui invece passeggiano sul prato del Maracanã ordinati e sorridendo composti anche davanti agli schermi tv di certi Paesi meno liberali. Dagli spalti si alza il grido di «È campione!», che unisce nel tifo gli spettatori del futebol e quelli delle scuole di samba. Lo stesso urlo che ha salutato sabato sera l’ultimo decisivo rigore di Neymar contro la Germania.

Si chiude un ciclo

La penultima domenica di agosto chiude per Rio de Janeiro un pezzo della sua storia, forse irripetibile. Negli ultimi dieci anni, la città simbolo del Brasile ha ospitato una raffica di eventi, sportivi e non, che l’hanno tenuta impegnata, hanno offerto lavoro, stravolto i prezzi. In parte l’hanno migliorata, anche se la sensazione è che si potesse fare molto di più. Ci sono stati i Mondiali di calcio, i Giochi Panamericani, la Confederations Cup, la Giornata mondiale della gioventù con Papa Francesco, il summit dell’ambiente Rio+20. E infine il più rilevante, le Olimpiadi. Da domani Rio torna ad essere una città normale, per i suoi abitanti e i turisti, e c’è chi teme quello che qui si chiama ressaca, il dopo sbornia. È la stessa parola che si usa per le grandi mareggiate, come quella che in queste ore sta battendo le celebri spiagge. Di solito passano in tre giorni, le perturbazioni meteo, ora Rio spera che il mal di testa passi alla svelta anche nel dopo Olimpiade.

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http:corriere.it/sport/olimpiadi-2016-rio/notizie/olimpiadi-rio-2016-cerimonia-chiusura-carnevale-d-agosto-che-conclude-decennio-irripetibile-4dcecfa8-67f3-11e6-b2ea-2981f37a7723.shtml?refresh_ce-cp

REAZIONE:IN BRASILE CARNEVALE,CALCIO E POLITICA NON SI POSSONO SEPARARE.IN UN ANNO A TUTTO SPORT IN OCCASIONE DEL MONDIALE DI CALCIO RECENTE DOVE LA GERMANIA HA UMILIATO LA NAZIONALE DI CALCIO BRASILIANA SCONFIGGENDOLA PER 7 A 0 ALLA FINALE NEL MITICO MARACANA HO DETTO CHE ERA INCONCEPIBILE CHE LA ROUSEFF VINCESSI LE ELEZIONI CHE SI DOVEVANO SVOLGERE POCHI MESI DOPO.NON HO SBAGLIATO PERCHE SE BENE LA ROUSSEF LE HA VINTI PER POCO,QUALCHE TEMPO DOPO HA SUBITO UN “COLPO COSTITUZIONALE”(IMPEACHMENT)CHE LA HA SPODESTATO DELLA PRESIDENZA E SOTTOMESO A GIUDIZIO.OGGI LA NAZIONALEE DI CALCIO SI HA PRESO UNA TIMIDA RIVINCITA SULLA GERMANIA SCONFIGGENDOLA PER POCO AI RIGORI NELLA FINALE OLIMPICA E LA SORTE DELLA ROUSSEFF E GETTATA:IL SUO GIUDIZIO ERA RIMASTO IN SOSPESO PER SEI MESI MA IERI ABBIAMO SAPUTO CHE SARA DESTITUITA DEFINITIVAMENTE.CERTO NON SI PUO COMPARARE ANCORA UN CAMPEONE OLIMPICO CON UN CAMPEONE MONDIALE PERO………….PERO QUESTE OLIMPIADI SON STATE PRECEDUTE DI SCANDALI MONDIALI, SIA CALCISTICHE(LO SPORT CHE A BRASILE IMPORTA)CHE POLITICI COME SONO STATE LE CORRUZIONI DELLA FIFA CHE HA DIMEZZATO TUTTE LE SUE CARICHE MASSIME E PORTATO IN CARCERE QUELLE SUDAMERICANE,IL PANAMA PAPERS CHE VEDE COINVOLTO ESTENSAMENTE SIA LE PRINCIPALI FIGURE DEL CALCIO MONDIALE TANTO GIOCATORI COME DIRIGENTI,SIA LA POLITICA DI TUTTO IL MONDO E PER L’OCCASIONE ANCHE LE MASSIME CARICHE BRASILIANE,QUELLE CHE HANNO COLPITO LA ROUSSEF APPUNTO,E PER ULTIMO L’ESTESO DOPING DEGLI ATLETI RUSSI CHE HA COMPROMESSO LA SUA PARTECIPAZIONE,E TUTTO AVENDO COME SOTTOSFONDO UN MOVIMENTO CHE LI VUOLE ECHIPARARE I CAMPIONATI OLIMPICI CON QUELLI MONDIALI.NON A CASO IL PASSAGIO DI CONSEGNA DELLA FIFA DA BLATTER A INFANTINO(UN PANAMA PAPAERS MOLTO COMPROMESSO)SI E’ SVOLTO IN MESSICO L’ULTIMO CAMPEONE OLIMPICO A LONDRA.QUELLO DEL TITOLO.

E IL TUTTO BENE CONDITO IN SALSA DA GUERRA FREDDA SPORTIVA DOVE CI SONO RIMESI LA PELLE PIU DI CENTO ATLETI RUSSI E LA BULGARA ROUSSEF.

IN QUESTO CONTESTO NON SI PUO DIRE CHE QUESTE GIOCHI OLIMPICI SONO ANDATI COSI BENE PERCHE NON SI HA FATTO PRESENTE IL TERRORISMO(E CH SI LO ASPETTAVA IN BRASILE?),SONO PIU TOSTO DA DIMETICARE,UN ESSMPIO DI QUANTO DI PEGGIORE POSSA OFFRIRE IL NEOLIBERALISMO ALLE GRANDE MASSE DELLO SPETTACOLO DOMESTICO:LA TV. QUESTI GIOCHI OLIMPICI NON RIGUARDANO ALLE MASSE CHE HANNO DECISO IL PREDOMINIO GLOBALE DELLA NUOVA ERA E SI ESPRIMONO NEI NUOVI MEZZI, I MIEI LETTORI.

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26 AGOSTO 2016:TERREMOTO IN ITALIA

-TITOLARI SUL CORRIERE DELLA SERA:

- TERREMOTO

La lunga scossa in diretta ripresa dalle telecamere in autostrada

«A mani nude per trovare i superstiti»: il racconto del soccorso di A. De Simone

Amatrice devastata,il paese raso al suolo dal sisma visto dal drone

A Vezzano, frazione di Arquata, dove non c’è più nessuno,dall’inviata Giusi Fasano

Amatrice, le lacrime della maestra davanti alla scuola elementare rasa al suolo

Da Accumoli lungo la Penisola, ecco come si è propagata l’onda sismica

Con le unità cinofile alla ricerca dei dispersi tra macerie e distruzione

Amatrice, la prima notte degli sfollati tra nuove scosse e solidarietà,A.De Simone

In volo con il drone(di notte) sopra quel che resta di Amatrice

Il lungo 24 agosto che il Centro Italia ricorderà per sempre,Videostoria

Un solo palazzo, Amatrice vista dall' alto: ecco cosa rimane

“Ho tirato fuori dalle macerie i genitori vivi ma i bimbi erano morti”,A.De Simone

-IL SISMA IN CENTRO ITALIA

Terremoto, almeno 250 morti. Continuano le scosse

Si indaga per disastro colposo|Estratte vive 215 persone

Foto|Dall’alto|Video|Live social|Cosa sappiamo finora

La suora, il campanile: il fotoracconto|Un aiuto subito Amatrice

I luoghi del terremoto, prima e dopo

I luoghi del terremoto, prima e dopo

Da Amatrice ad Arquata, viaggio nel tempo

RepTv Il confronto nelle immagini dal drone

62% di edifici a rischio, pericolo ignorato
62% di edifici a rischio, pericolo ignorato
Interattivo Pericolosità sismica luogo per luogo
Mappa La carta sismica 2015 della Protezione Civile (pdf) RepTv Sismologo: "Si muove l'Appennino"
di GAIA SCORZA BARCELLONA, MARCO CIMMO, ANTONIO FRASCHILLA

29 AGOSTO 2016:CACCIAFANTASMI ALL'AMATRICIANA,FURIA INQUISITIVA ANTI-SISMA.

-TITOLARI CORRIERE  DELLA SERA:

-TITOLARE 1:

INCHIESTA SU COLLAUDI E LAVORI MAI FATTI

Terremoto, la catena degli errori: i soldi del campanile usati per la chiesa|Le foto

Il parroco: «Chi ha sbagliato ha peccato»

La raccolta di fondi|Un aiuto subito

La chiesa di San Francesco ad Accumoli (Ansa)La chiesa di San Francesco ad Accumoli (Ansa)

di Ilaria Sacchettoni e Fiorenza Sarzanini
Interventi minimi sul campanile di Accumoli che, cadendo, ha ucciso una famiglia. Ristrutturazioni inadeguate o mai fatte che potrebbero essere causa di molti crolli. Su questo indaga la procura di Rieti. Verifiche della Corte dei conti sul piano per gli ospedali. Il bilancio provvisorio delle vittime è fermo a 290 ma si cercano ancora 10 persone
Il parroco Don Cristoforo: «Spero che i lavori siano stati fatti bene, siamo molto arrabbiati» di Fabrizio Caccia
Domenica ancora una forte scossa, si teme per l’arrivo della pioggia

Crolla un’altra ala della scuola di V. Piccolillo
La promessa di Papa Francesco agli sfollati: «Vengo ad abbracciarvi presto» di Carlotta De Leo

-TITOLARE 2:


SISMA IN CENTRO ITALIA

Edifici crollati. L’ingegnere che su Facebook spiega tutti i lavori non a norma foto|video

Perché è sprofondata la terra?

di Raffaella Cagnazzo
Leggi vecchie, materiali poveri, sospetti sulle costruzioni

REAZIONE:”DIO PERCHE CI HAI ABBANDONATO?QUANTO VORREI PROCESSARTI”.LA SINDROME INQUISITIVA DI L’AQUILA ORA SORVOLA SU QUESTA TRAGEDIA MA LA SCIENZA NON DEVE LASCIARSI PRENDERE NE PERMETTERE DI ESSERE VITTIMIZZATA DEL SOLITO SPIRITO INQUISITIVO DEI CACCIAFANTASMI.

NON E’ POSSIBILE,LA SCIENZA NON PUO ASSICURARE SULLA CADUTA DEI METEORITI:SE ERRORI EDILIZIE SONO STATE FATTE NON ERA QUESTO IL MOMENTO DI CHIAMARLI A RESPONSABILITA BISOGNAVA PREVENIRE,AGIRE PRIMA,LA NATURA VA RISPETTATA,DOPO PUNIRLA E’ IMPOSSIBILE.

QUANTI AQUILE,QUANTI AMATRICE,QUANTI TREMORI DI TERRA SONO NECESSARIE PER METTERE A NUDO CHI SA QUANTI ERRORI EDILIZIE?

E MOLTO MENO SONO QUESTI MOMENTI DI STRUMENTALIZAZZIONI POLITICHE GRIDANDO AL PROCESSO DEL NULLA ACOMPAGNATO DA PIAGNUCOLENTI SCENEGGIATE A SCOPO DI SENSIBILERIE ELETTORALISTI IN MEZZO A PROMESSE  DI COSTRUZIONE DI PARADISI SULLE MACERIE DA CHI NON HA SAPUTO NE POTUTO PEVENIRE L’INFERNO.I PARACADUTISMI E DEI CACCIAFANTASMI  ANTISIMA SONO BAMBINATE POLITICHE IMPROCEDENTI IN QUESTE GRAVE CIRCOSTANZE.

CASTIGO,IRA DI DIO:SE DIO CI HA ABBANADONATO UN MOTIVO CI SARA DICONO I CREDENTI.E PER UNO COME ME CHE A DIO NON CI CREDE INVESTIRE LA NATURA DI TELEOLOGICHE INTENZIONI E’ UNA TENTAZIONE A PORTATA DI MANO,MA MAI QUELLI MOTIVI E QUELLE INTENZIONI VANNO CERCATI NE SCARICATE SUGLI UOMINI.SARANNO FATTI TREMARE DUE VOLTE,DALLA TERRA E DAICACCIAFANTASMI.FORSE DIO NON HA LIMITI MA NON CHIEDETE ALLA SCIENZA E ALLA NATURA DEGLI IMPOSSIBILI.

-PD:INDOMABILE COME UN TORO

QUALCHE GIORNO DOPO:SU LA REPUBBLICA

-TITOLARE 1:

 
Prof precaria a caccia di tornado La sua foto sul calendario Onu 
LE IMMAGINI / NOVARA
Prof precaria a caccia di tornado
La sua foto sul calendario Onu 
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Leoti, Kansas, Usa. Un tornado prende forma e comincia a diventare pericoloso. A coglierlo al volo con la sua macchina fotografica è Valentina Abinanti, insegnante precaria di Galliate, in provincia di Novara, che si è reinventata “tour operator meteo”: forte della sua esperienza in cumuli-nembi e celle temporalesche, nella giusta stagione accompagna gruppi di turisti, per lo più fotografi, a caccia di tornado negli Stati Uniti. E quello scatto realizzato in Kansas ora comparirà sul calendario 2017 della World Meteorological Organization, emanazione dell’Onu che si occupa di climatologia. La foto di Valentina Abinanti è una delle vincitrici del concorso annuale bandito dall’organizzazione. Il tema di quest’anno era “Capire le nuvole”: assieme alla sua immagine ne saranno pubblicate altre scattate in Bangladesh, Stati Uniti, Capoverde, Australia, Lituania, Croazia, Filippine e altre parti del mondo. Di seguito, altre foto di Valentina Abinanti frutto delle sue “cacce al twister” in Usa ma anche in Italia.08 settembre 2016
-NOTA COMPLETA QUI:
http:torino.repubblica.it/cronaca/2016/09/08/foto/lo_scatto_di_valentina_cacciatrice_di_tornado_per_il_calendario_2017_dell_onu-147376156/1/?ref=HRESS-7#1
REAZIONE:I TORNADO SONO  IMPREVIDIBILI?.CHI POTRA ASSICURARE SUGLI EFETTI DI UN TORNADO?POTRA LA PROFE CACCIARE I SUOI RISPONSABILI?:CENTO PER CENTO DI NO.E I CACCIA TORNADO SONO SPESSO LA LORO VITTIMA.
-TITOLARE 2:TEMA CALDO
 
Tutta la potenza di uno tsunami le onde riprodotte in laboratorio
REP TV / GB
Tutta la potenza di uno tsunami
le onde riprodotte in laboratorio
8 settembre 2016
Gb, tutta la potenza di uno tsunami: le onde riprodotte in laboratorioCapire gli tsunami per sviluppare tutti gli strumenti necessari a fronteggiarli. Questo è l’obiettivo del simulatore di maremoti più realistico al mondo, costruito nel centro di ricerca ‘HR Wallingford’, nella contea britannica dell’Oxfordshire. Il dispositivo, costituito da una cisterna lunga 70 metri, ha permesso di riprodurre, in laboratorio e per la prima volta, la forza devastante delle onde provocate da un terremoto sottomarino. Il video, che mostra il funzionamento del simulatore, è stato postato su Twitter dal ricercatore David McGovern
-NOTA COMPLETA QUI:
http:torino.repubblica.it/cronaca/2016/09/08/foto/lo_scatto_di_valentina_cacciatrice_di_tornado_per_il_calendario_2017_dell_onu-147376156/1/?ref=HRESS-7#1
REAZIONE:LA SCIENZA CERCA DI IMPADRONISRSI DEI SEGRETI DELLA NATURA PER PREVENIRE I SUOI EFETTI SULL’UOMO.NEL PRIMO CASO DI SOPRA AGENDO DIRETTAMENTE SULLA NATURA,NEL SECONDO RIPRODUCENDO IN LABORATORIO LE SUE CONDIZIONI.AL DI D’OGGI NE UNO NELL’ALTRO FENOMENO NATURALE,COME NEL CASO DEL TORO SIA IN CARNE E OSSA CHE MECCANICO,E’ STATO “DOMATO”.
TELEOLOGICAMENTE PARLANDO PROFE VALENTINA: NIENTE PAURA,LA NATURA NON VA TEMUTA, VA RISPETTATA.

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30 AGOSTO 2016:AVVISO AL LETTORE

INFORMO DI NUOVO CHE IO NON POSSIEDO NESSUNA PARTECIPAZIONE IN NESSUNA RETE DI NESSUN SOCIAL NETWORK,NE TWEET,NE FACEBOOK NE LINKEDIN NE NESSUN ALTRO.
NON OSTANTE RINGRAZIO A MARK ZUCKERBERG,UN CONSUETO LETTORE DELLE MIE PAGINE,L'HO CONSTATATO,FARSI PRESENTE IN ITALIA NEL MESE DI AGOSTO IN OCCASIONE DEL TERREMOTO.
https://www.youtube.com/watch?v=t1EXxpgR6po&w=560&h=315

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1 SETTEMBRE 2016:FRA NOI,DI NORD A NORD:DOVE LI DANNO LI PRENDONO,LEGA CONTRO LEGA

milano.corriere.it

«Prima i nostri» in Canton Ticino Il referendum contro i frontalieri

Anna Campaniello

La polemica

Milano, 1 settembre 2016 - 07:58

Si vota il 25 settembre per chiedere una modifica alla Costituzione elvetica: precedenza ai residenti della Confederazione nelle assunzioni

Slogan. Il manifesto della campagna referendaria promossa dall’Udc

Slogan. Il manifesto della campagna referendaria promossa dall’Udc

Una mela rossocrociata e lo slogan «Prima i nostri». La guerra dei ticinesi ai frontalieri riparte da un referendum cantonale promosso dall’Udc per favorire i lavoratori elvetici rispetto a quelli provenienti da oltreconfine. Il voto è previsto per il prossimo 25 settembre. I residenti del Canton Ticino saranno chiamati a dire «sì» o «no» ad una proposta di modifica costituzionale «per la salvaguardia dell’identità ticinese, contro l’immigrazione di massa e il dumping salariale», per dirla con le parole dei promotori. La proposta dell’Udc, poi sostenuta anche dalla Lega dei Ticinesi, prevede l’obbligo, per i datori di lavoro, in caso di assunzioni di dare la precedenza ai residenti rispetto agli stranieri. Per i frontalieri si tratterebbe di un nuovo ostacolo che renderebbe più difficile il lavoro oltrefrontiera anche se, in caso di vittoria del «sì», ad attutire l’impatto dell’intervento contro i lavoratori italiani ci penserebbe almeno in parte un contro-progetto già approvato dal parlamento cantonale che smussa gli spigoli del progetto.

Già nel febbraio del 2014, con un precedente referendum, i ticinesi avevano approvato l’introduzione di contingenti per limitare il numero degli stranieri. Nonostante la vittoria del «sì», la proposta non è ancora stata applicata perché contrastata dall’Unione Europea. L’Udc però non si arrende e torna alla carica con la nuova consultazione popolare. «Promuoviamo un’iniziativa costituzionale che ponga rimedio all’attuale mancanza di protezione per i salariati ticinesi — spiegano i promotori —. Non è una battaglia partitica ma una lotta trasversale per sostenere la nostra identità e i nostri diritti; che vuole proteggerci dal dumping salariale in atto grazie al continuo aumento dei frontalieri».

1 settembre 2016 | 07:58

© RIPRODUZIONE RISERVATA

http:milano.corriere.it/notizie/cronaca/16_settembre_01/prima-nostri-canton-ticino-svizzera-referendum-frontalieri-italiani-aad2165e-6fb6-11e6-856e-2cdca5568f05.shtml

REAZIONE:FRA NOI,DI NORD A NORD,CHI A FERRO FERISCE A FERRO.........:C'E' UNA LEGA NORD CHE SE NON E' ITALIANA E' SI FIERA DELL'ITALIANITA,E UN'ALTRA SECESSIONITA CHE ALL'ITALIA DISPREZZA.LO SCONTRO MI DISPIACE PER I NOSTRI LAVORATORI.

L'ATTUALE UNIONE DI PAESI EUROPEI(EX-UE) INCIDIRA ANCORA?

https://www.youtube.com/watch?v=t1EXxpgR6po

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IL GIORNO DOPO:LA LEGA HA PERSO

-SU LA REPUBBLICA:

Milano, Bossi sui Navigli affonda i big della Lega: "Salvini e Maroni? Hanno sbagliato rotta"

Milano, Bossi sui Navigli affonda i big della Lega: "Salvini e Maroni? Hanno sbagliato rotta"

Umberto Bossi all'iniziativa della Lega (fotogramma)

Per il fondatore del Carroccio l'alleanza con Berlusconi è imprescindibile: "In questo momento ci può aiutare a vincere"

 

03 settembre 2016

Che non era contento si era capito da tempo, soprattutto dopo elezioni. Ma Umberto Bossi approfitta di una iniziativa del Carroccio per strigliare i big della Lega e tracciare una via, obbligata a suo dire: l'allenaza con Berlusconi che secondo il fondatore del partito è imprescindibile, perché "in questo momento ci può aiutare a vincere". Meglio Matteo Salvini o Roberto Maroni alla guida della Lega Nord? "Nessuno dei due - risponde secco il Senatur - hanno sbagliato la rotta tutti e due".

Bossi, in Darsena per la 'batelada', il giro in battello organizzato dal Carroccio da Trezzano sul Naviglio a Milano, attacca soprattutto il segretario: "Ha sbagliato a portare la Lega al sud - ha spiegato - ma ha già dimostrato che il sud non ti dà voti e perdi i voti del nord, non mi pare una bella trovata. Poi se anche vincessimo, per avere qualche posto in più la Lega dovrebbe creare una condizione per cui si aumentano le tasse ulteriormente al nord, e questo non va bene". Qualche nome per la guida del partito, dunque? "Non rispondo, per essere sicuro dovrei dire io. Ma in Italia, a differenza dell'Inghilterra, gli anni contano molto. In Inghilterra c'è l'accusa di razzismo per chi discrimina sulla base dell'età". E che dire di Stefano Parisi, che si è visto affidare il compito di rilanciare il centrodestra? "Dipende solo dal programma: se il programma è buono, può andare in porto".Milano, Bossi sui Navigli affonda i big della Lega: "Salvini e Maroni? Hanno sbagliato rotta"

L'arrivo in battello di Bossi

Quantoal Movimento 5 stelle, Bossi ha le idee chiare: "Se la Lega non fosse stata colpita dai magistrati con la storia falsa dei furti, loro non sarebbero potuti crescere così. E' stata la crisi della Lega a dargli spazio. E' successo che il sistema italiano ci voleva fermare e ci ha fermato utilizzando la magistratura. Loro ne hanno approfittato e sono cresciuti".

 

http:milano.repubblica.it/cronaca/2016/09/03/news/salvini_lega_maroni_bossi-147125897/?ref=HREC1-6

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REAZIONE:A CONFESSIONE DI PARTE RILEVO DI PROVE.LO DICE BOSSI.E LA LEGA NORD NON ESSISTE PIU,RESTA SOLO UNA COSTRUZIONE DELLA STAMPA SENZA  NESSUN SOSTEGNO NELLA REALTA ELETTORALE DELL'ITALIA.
SCONFITTA DALLA MAGISTRATURA?NO,DAL POPOLO ITALIANO NELLE URNE.
STORIA FALSA DAI FURTI?SE NON ALTRO,COME CHIAMERESTI L'USO DEI FONDI DELLA LEGA NORD PER SCOPI FAMIGLIARI?IO,ITALIANO,PERCHE DOVREI MANTENERE LE SPESE PAZZE DEI BOSSI CON I SOLDI CHE GLI ITALIANI TUTTI VERSIAMO PER I PARTITI E IL SOSTEGNO DELLA DEMOCRAZIA?
LUI VITTIMA DI RAZZISMO PERCHE VECCHIO?MA SHERZIAMO?UN RAZZISTA COME LUI IN GB NON POTREBBE NE MENO AFFACIARE IL NASO DALLA FINESTRA.E SE NON CHIEDETELO A SALVINI CHE E' ANDATO NELLA SCOZIA PER IL REFERENDUM SECESSIONISTA E POI IL COMICO ANTISISTEMA FARAGE(1)L'HA SCARICATO INISIEME ALLE SUE PRETESE DI "COLLEGA EUROESCETTICO DI DESTRA"
E PARLANDO DI SISTEMA:L'ITALIA NON E' MICA UN SISTEMA MA UN PAESE(MARITTIMO),IL NOSTRO!!!!!E INSISTE CON DISPREZZARE L'ITALIA,ORA LA SFIDA.
BATELADA?BELLA TROVATA IN UNA REGIONE COME LA LOMBARDIA CHE NON CONOSCE IL MARE.DOBBIAMO CONVENIRE CHE IL SENSO DELL'UMORE LO CONSERVA,PERO RIDERE DI SE STESSO PER NON FARE RIDERE NON LO SALVA DELLA "SECCA GRANDE"(LOMBARDIA),NON LI RISPARMIA  L'IMPOTENZA NAVALE.
INSOMMA HO DEDICATO PIU SPAZIO DEL NECESSARIO PER UN FANTASMA CHE TORNA DAL PASSATO SOLO PER CONSTATARE CHE LO SPECHIO NON LO RIPORTA:NE I SUOI LI DANNO ESSISTENZA.
(1)PER QUANTO PARE LA LEGA ESSERCITA SPECIALE ATTRAZIONE SUI COMICI,C'E' L'HANNO CON LA LEGA......(E ANCHE SONO IN GRADO DI SCONFIGGERLA)

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-QUALCHE GIORNO DOPO DA PONTIDA ARRIVANO NOTIZIE
-SALVINI CONTRO BOSSI,LITE IN FAMILIA:
-SU LA REPUBBLICA:
18 settembre 2016

Pontida, Salvini: “Mai più schiavi di Berlusconi””Noi non saremo più schiavi di nessuno, né di Berlusconi, né di Forza Italia”. Così Matteo Salvini dal palco di Pontida sui criteri che ispireranno possibili future alleanze. “Non faremo accordi al ribasso, non voglio tornare al 4%”

http:video.repubblica.it/edizione/milano/pontida-salvini-mai-piu-schiavi-di-berlusconi/252313/252493?ref=HRBV-1

di Francesco Gilioli e Antonio Nasso

REAZIONE:C’ERA UNA VOLTA IL MATRIMONIO BERLUSCONI -BOSSI(VERONICA LARIO) SOCI POLITICI DI BOSSI(UMBERTO)UN CLAN.POI IL DIVORZIO DI BERLUSCONI,POI IL TRAMONTO DI BOSSI,QUELLO DI BERLUSCONI E SULLE MACERIE ORA C’E SALVINI CHE DICE,CONTRARIAMENTE A QUANTO VUOLE BOSSI E BERLUSCONI NOSTALGICI DEL CENTRODESTRA UNITO,NON VOLERE TORNARE AI TEMPI DELLA LEGA 4 % ASSERVITORA DEL 16 PER CENTO DI BERLUSCONI.MA SALVINI,L’EX-COMUNISTA AMMIRATORE DI BERLINGUER PER QUI RENZI NON E’ UN TRADITORE COME CIAMPI(CI MANCHEREBBE ALTRO),NON HA FATTO MEGLIO DI QUEL 4 PER CENTO.CHE PASTICCIO DI FAMILIA”.E PER NIENTE,OGGI TUTTI LORO SONO IL PASSATO CHE NON TORNA.UN CLAN LOMBARDO SCONFITTO E DISSOLTO,ELETTORALMENTE IRRILEVANTE.

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3 SETTEMBRE 2016:FRA NOI,DI NORD A NORD,TENTAZIONI TELEOLOGICHE:DOVE LI DANNO LI PRENDONO,TERREMOTO VERSUS TERRORISMO

-SU CORRIERE DELLA SERA:

corriere.it

«Terremoto all’italiana», la vignetta scandalo di Charlie Hebdo

Antonella De Gregorio

La polemica

Milano, 2 settembre 2016 - 12:23

Nel numero in edicola satira sulla tragedia di Amatrice: lasagne e pasta per illustrare il dolore per le 300 vittime. La rete si indigna: «Io non sono Charlie».L’ambasciata: «Non ci rappresenta». Poi la precisazione: «Italiani, a costruire le vostre case è la mafia»

 

Oggi nessuno «è Charlie Hebdo». La solidarietà dopo gli attentati che hanno colpito il giornale nel gennaio del 2015 si squaglia sui social, lasciando spazio all’indignazione più viscerale. Scatenata dalla vignetta che il settimanale in edicola dedica al terremoto in Italia. Nell’immagine, intitolata «Séisme à l’italienne» («Terremoto all’italiana») le vittime del terremoto che ha sconvolto il nostro Paese vengono paragonate a tre piatti tipici della nostra cultura: «Penne all’arrabbiata», illustrato con un uomo sporco di sangue; «Penne gratinate», con una superstite coperta di polvere; mentre le lasagne sono strati di pasta alternati ai corpi rimasti sotto alle macerie.

Macabre freddure

La vignetta firmata dal vignettista Felix è pubblicata nell’ultima pagina del numero in edicola della rivista satirica, che ha in copertina una vignetta sul burkini: il «sacco di patate che unisce la sinistra». In fondo al giornale, nella pagina tradizionalmente intitolata «le altre possibili copertine», la sciagura in Italia viene affrontata con freddure tipo: «Circa 300 morti in un terremoto in Italia. Ancora non si sa che il sisma abbia gridato “Allah Akbar” prima di colpire».

shadow carousel

Charlie Hebdo torna. Terroristi, Le Pen e il Papa in copertina: «Ripartiamo!»

«Non ci rappresenta»

La polemica è esplosa. E a poco sono valse le scuse ufficiali della diplomazia d’Oltralpe. «Il disegno pubblicato da Charlie Hebdo non rappresenta assolutamente la posizione della Francia» si legge in una nota dell’ambasciata francese a Roma, che sottolinea che il terremoto del 24 agosto è «un’immensa tragedia» e rinnova le condoglianze alle autorità e al popolo italiano, al quale «ha offerto il suo aiuto».

Indignazione Su Twitter, tantissimi quelli che giudicano la vignetta «sconvolgente», «indecente», e chiedono rispetto per le vittime. C’è chi pubblica l’immagine a fianco della scritta «Io non sono Charlie». Chi commenta: «Hebdo oggi ha toppato alla grande», e «Cosa ci sia da ridere su questa vignetta poi ce lo spiegate». Ma anche chi difende la scelta («Siamo tutti Charlie finché Charlie non sfotte noi») e commenta: «Se non tocca alla pancia non è satira. È solo un disegno insignificante». Trovando, magari, più scandalosi «le interviste sceme, lo show morboso del dolore andato in scena in questi giorni». Si riapre insomma il dibattito sui confini dell’ironia. Rispetto, cattivo gusto, libertà di esprimersi, censura: ognuno in rete dice la sua. «Le vignette di #CharlieHebdo servono proprio a far indignare chi viene “colpito”. Lo fanno per lavoro, non lo scordiamo», sottolinea un utente di Twitter. Mentre un’interpretazione taccia di «analfabetismo funzionale» tutti coloro che non han capitole intenzioni degli autori della vignetta: «Edifici costruiti con la sabbia (“penne gratinées”) che quando crollano si riducono e ti riducono a strati di lasagna. Ecco i sismi all’italiana - scrive Pasquale Videtta - in cui nemmeno le scuole anti-sismiche sono tali. L’analfabetismo funzionale è quella cosa che ti fa scambiare la vignetta di Charlie Hebdo per una derisione delle vittime del terremoto e non per una denuncia politica e sociale».

La nuova vignetta: «Case fatte dalla mafia»

Spiegazione «esegetica» che sono gli stessi giornalisti della rivista francese a confermare, con un colpo a sorpresa, a poche ore dal polverone mediatico. Nel pomeriggio, dopo la valanga di contestazioni, sulla pagina Facebook ufficiale, Charlie Hebdo pubblica una vignetta «di precisazione» firmata «Coco». Vi compare una persona insanguinata sotto le macerie, come nel disegno contestato, che si rivolge al lettore: «Italiani...non è Charlie Hebdo che costruisce le vostre case, è la mafia!».

«Niente da ridere»

«È una vignetta in cui non trovo niente da ridere», ha commentato il Commissario per la ricostruzione post terremoto Vasco Errani. «Io sto vivendo questa situazione con la popolazione - ha sottolineato - e sono certo che i cittadini che stanno vivendo questa tragedia non trovino niente da dire e da ridere come me. La vignetta aumenta la sofferenza di queste persone».

«Ora le scuse»

Sconforto dal sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi: «Ma come si fa a fare della satira sui morti? La satira è satira quando fa ridere e qui mi sembra che non ci sia proprio nulla da ridere, visto che è pieno di morti». Certo Charlie Hebdo non è il primo pensiero del primo cittadino del comune sconvolto dal sisma. E per un po’ Pirozzi si è disinteressato alla questione. Ma poi, davanti ai giornalisti che lo incalzavano, è sbottato: « La satira è una cosa bella, ben venga l’ironia. Ma come si fa... qui c’è soltanto del cattivo gusto». Con lui si esprime anche la politica: «Vignetta lugubre, disumana, indegna, da rispedire al mittente», scrive in una nota la deputata Pd Vanna Iori. Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, sul suo account Facebook liquida la vicenda così: «Non fa ridere, non è sagace, non c’è neppure del “sarcasmo nero”. È solo brutta. Si vede che l’ha fatta un cretino. Mi spiace non siano riusciti più a trovare vignettisti capaci». E Michele Anzaldi (Pd), chiede scuse ufficiali: «Ci aspettiamo che la Francia, a partire dalle sue istituzioni — dichiara — prenda le distanze da una vignetta che rinnova il dolore nelle tante famiglie italiane che hanno subito il grave lutto del terremoto». Scuse che l’ambasciatore francese si è affrettato a trasmettere.

2 settembre 2016 (modifica il 3 settembre 2016 | 08:28)

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http:corriere.it/cronache/16_settembre_02/terremoto-all-italiana-vignetta-scandalo-charlie-hebdo-2be8fb84-70f4-11e6-82b3-437d6c137c18.shtml

 

-E COSI SU TITOLARE LA REPUBBLICA

:Polemica su Charlie Hebdo dopo i disegni sul terremoto

Polemica su Charlie Hebdo dopo i disegni sul terremoto

Pennac: "Idiota, ma difendo la loro libertà

"La Francia: "Non ci rappresenta"Video -Foto Le vignette di FRANCESCA DE BENEDETTI

RepTv Bartezzaghi: "Sbagliato, ma satira è libera di fare sciocchezze"

REAZIONE:ALL'INDOMANI DEGLI ATTACHI TERRORISTICI DELLO STATO ISLAMICO ALLA FRANCIA RENZI,CHE COSI FAVORISCE IL TERRORISMO,NON HA VOLUTO SOLIDARIZZARSI CON HOLLANDE NE CON I BOMBARDAMENTI  ALLEATI IN SIRIA, E QUESTE SONO LE CONSEGUENZE:QUELLO DEL TITOLO.(CHARLY HEBDO SI E' SENTITO INCORAGGIATO A DERIDERE L'ITALIA:"VEDIAMO COME CI SI SENTE SENZA SOLIDARIETA")(1)
PD:MA...QUESTA MAFIA E COSI OMNISCENTE E OMNIPOTENTE DA ESSERE OMNIPRESENTE OVUNQUE CI SIA UN QUALSIASI MALFATTO?O SI TRATTA DI UN CAPRO ESPIATORIO?
(1)-AH...CHE LONTANO SIAMO DEI TEMPI DEL G20 ALL'AQUILA  DOVE CARLA BRUNI DIVENNE LA PIU IMPORTANTE PORTATRICE DI SOLIDARIETA ECONOMICA E POLITICA AI TERREMOTATI.
-APPENDICE:TITOLARE LA REPUBBLICA:
Terremoto, architetti francesi accusano
"Calcestruzzi sbagliati e travi malmesse"
Blog di Repubblica, un faro acceso sul dopo sisma
di B. PERILLI , A. CUSTODERO e C. SANNINO. Video di M. BILLECI, foto di M. MAGGI. Videodoc di V. D'ANGELO e L. PERTICI
RepTv 24 agosto 2016, il docuvideo della tragedia

https://www.youtube.com/watch?v=c1aJHsNo_Oc&w=560&h=315

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3 SETTEMBRE 2016:E CHE FINE HANNO FATTO I MILOSEVICH?

-SU LE MONDE:

lemonde.fr

Non, Slobodan Milosevic n’a pas été « blanchi » par le Tribunal pénal international

Le Monde | 24.08.2016 à 17h49 • Mis à jour le 24.08.2016 à 18h03 | Par Adrien Sénécat

Slobodan Milosevic aurait-il été « blanchi » par le Tribunal pénal international pour l’ex-Yougoslavie (TPIY) ? L’affirmation a largement circulé sur Internet depuis le début du mois d’août, jusqu’à des sites d’information comme celui de La Dépêche du Midi, dix ans après la mort, en détention, de l’ancien dictateur, qui avait signé la fin de son procès pour les crimes commis pendant les guerres en ex-Yougoslavie des années 1990. Cette information est pourtant complètement fausse. Explications.

COMMENT LA THÉORIE EST NÉE

Tout est parti d’un article publié le 1er août sur le site Internet américain CounterPunch.org, épinglé à plusieurs reprises pour avoir véhiculé de fausses informations (il a par exemple pris un pseudo-discours de Hillary Clinton devant la banque Goldman Sachs pour un vrai en février).

L’auteur de l’article, Andy Wilcoxson, affirme tenir la preuve, passée sous silence par les médias, de l’exonération de Slobodan Milosevic par le TPIY. Il a pour cela étudié les 2 590 pages du jugement de Radovan Karadzic, l’ancien chef politique des Serbes de Bosnie condamné à quarante ans de prison pour génocide le 24 mars.

Lire aussi :   Karadzic, quarante ans de prison pour génocide

Bien qu’il ne s’agisse pas de son procès, Slobodan Milosevic a son nom cité à des centaines de reprises dans le document, et l’article de CounterPunch.org a recensé des passages « favorables » à ce dernier. Le plus direct, extrait du paragraphe 3460 du jugement, dit ceci :

« La Chambre juge qu’il n’y a pas suffisamment de preuves dans ce dossier pour constater que Slobodan Milosevic avait donné son accord au plan commun qui visait à expulser définitivement les Musulmans et les Croates de Bosnie du territoire revendiqué par les Serbes de Bosnie. »

Cette présentation des faits a, depuis, été reprise par le site prorusse Russia Today, des sites d’extrême droite comme Breizh Info ou Egalité et Réconciliation et, plus surprenant, des sites d’information comme celui de La Dépêche du Midi. Des contributeurs de Wikipedia se sont même appuyés sur l’article du quotidien local pour ajouter l’« information » à la page de Slobodan Milosevic sur l’encyclopédie collaborative.

POURQUOI C’EST FAUX

Il suffit pourtant de se plonger dans le jugement pour comprendre qu’il s’agit en fait d’une présentation sélective des faits. Par exemple, si on lit le paragraphe 3460 du jugement dans son intégralité, on s’aperçoit que le texte incrimine également Slobodan Milosevic :

« La Chambre rappelle qu’il [Slobodan Milosevic] a partagé et approuvé l’objectif politique de l’accusé [Radovan Karadzic] et de l’état-major serbe de préserver la Yougoslavie et d’empêcher la séparation ou l’indépendance de la Bosnie-Herzégovine et coopéré étroitement avec l’accusé pendant cette période. La Chambre rappelle également que Milosevic a fourni une assistance sous la forme de personnel, de provisions et d’armes aux Serbes de Bosnie pendant le conflit. »

Passer sous silence un tel préambule à « l’exonération » de Slobodan Milosevic en dit long sur la méthode employée par le site américain pour appuyer son argumentaire.

Le procès de Karadzic n’était pas celui de Milosevic

L’autre tour de passe-passe de cette théorie visant à nier les crimes de l’ancien dictateur, c’est d’essayer de présenter le jugement de Radovan Karadzic comme étant celui de Slobodan Milosevic. Le nom de ce dernier a beau apparaître à de nombreuses reprises dans le dossier, de par ses fonctions de l’époque, ce n’est jamais lui que le terme « accusé » désigne dans le jugement.

Sollicité par Le Monde, le TPIY est catégorique :

« Le Tribunal n’a fait aucune détermination de culpabilité à l’égard de Slobodan Milosevic dans son verdict à l’encontre de Radovan Karadzic. En effet, Slobodan Milosevic n’a pas été inculpé ou accusé dans l’affaire Karadzic. Le fait qu’une personne se trouve être, ou non, membre d’une entreprise criminelle commune dans une affaire dans laquelle elle n’a pas été accusée n’a pas d’impact sur son propre cas ou sa propre responsabilité pénale. »

« Aucune conséquence sur l’affaire distincte qui concerne Slobodan Milosevic. »

Ainsi, seule une sous-partie de dix des quelque 2 500 pages du document est directement consacrée à Milosevic, dans une sous-section destinée à mettre en perspective la part de l’accusé Radovan Karadzic avec celle des autres membres de « l’entreprise criminelle commune » qui a meurtri la Bosnie de 1992 à 1995. Difficile de prétendre qu’un si court extrait, majoritairement basé sur des conversations entre Slobodan Milosevic et Radovan Karadzic, suffirait à explorer la longue liste des crimes pour lesquelles l’ex-dictateur avait été inculpé.

Malgré ces faits, Andy Wilcoxson a écrit un deuxième article, publié le 9 août sur son site Slobodan-Milosevic.org, où il affirme que « les charges contre Milosevic et Karadzic sont inexorablement liées ». Preuve, selon lui, que les extraits du jugement du deuxième qu’il a repérés exonèrent bien le premier.

Là aussi, la réponse du TPIY est ferme : « Non. Le procès contre Radovan Karadzic était seulement le sien, et n’a donc aucune conséquence sur l’affaire distincte qui concerne Slobodan Milosevic. »

Le procès de l’ex-dictateur a été officiellement clos mardi 14 mars 2006, trois jours après sa mort. Les statuts du TPIY ne permettent en effet pas de tenir un procès en l’absence prolongée d’un accusé. « Nous exprimons nos regrets pour sa mort et nous regrettons également que son décès le prive lui, ainsi que les autres parties concernées, d’un jugement sur les charges qui lui étaient reprochées », avait déclaré le juge Patrick Robinson, après plus de quatre ans de procédure.

http:lemonde.fr/les-decodeurs/article/2016/08/24/non-slobodan-milosevic-n-a-pas-ete-blanchi-par-le-tribunal-penal-international_4987414_4355770.html

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3 SETTEMBRE 2016:NO AL G20

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:

IL SUMMIT

Clima, prima del G20 Stati Uniti e Cina ratificano l’accordo di Parigi video

Storica decisione a poche ore dal summit di Hangzhou.
Stati Uniti e Cina sono responsabili del 38% delle emissioni
Il trattato di Giovanni Caprara

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REAZIONE:IL G20 E' STATO VOLUTO E IDEATO DA SARKOZY PER METTERE UN ARGINE ALLE PRETENSIONI PANEUROPEE DELL'ASSE BERLUSCONI-PUTIN E CONTRO IL NEOLIBERALISMO ECONOMICO MA OGGI CON IL RIDIMENSIONAMENTO DI BERLUSCONI PER PARTE DEL GOLPISMO RENZISTA E L'AVVENIMENTO DI HOLLANDE ,UNO CHE HA MOLLATO COME RENZI E LA MERCKEL ALLE PRETENSIONI NEOLIBERALI(LA LEGGE SUL LAVORO E L'INVESTIMENT GRADE FAVORITO SENZA CONTROLLI SERIE CON MOLTE ECONOMIE EVASORE),COSI COME IL CAMBIAMENTO IN MOLTE DELLE ECONOMIE EMERGENTI CHE SI SONO AVVICINATI AL NEOLIBERALISMO AD ESSEMPIO IL BRASILE DEL GOLPISMO COSTITUZIONALE,L'ARGENTINA DI MACRI,L'INDIA(I MARO IN CAMBIO DI NADELLA?)E LA PROPIA CINA(COMPRARE IL MILAN?);NON HA PIU SENSO:SI DEVE DISSOLVERE.

PD:PENSIAMO ANCORA COME IL MONDO HA CAMBIATO:L'UNIONE EUROPEA NON ESSISTE PIU E IL PANAMA PAPERS HA MUTATO LA PERCEZIONE DEGLI ATTUALI GOVERNANTI:SONO COINVOLTI BERLUSCONI,PUTIN,IL PRESIDENTE CINESE,MACRI,RENZI E TANTI ALTRI VERTICI DELLE NAZIONI INTEGRANTI.E NON ULTIMO PENSARE AL FATTO CHE OBAMA ORMAI E' ALLA FINE DEL SUO PERIODO E NON E' SCONTATO LA VITTORIA DI HILLARY CLINTON,ANZI.....

INSOMMA,IN QUESTO CONTESTO IL G20 NON HA PIU AUTORITA NE MORALE NE POLITICA NE ECONOMICA.

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8 STTEMBRE 2016:NO ALLA VIOLENZA POLITICA (APELLO NUOVA ERA)

-SU LA REPUBBLICA:
Candidato repubblicano a una giornalista: “Mi auguro tu venga violentata”

Mike Krawiz, in corsa per il municipio di Deptford, ha insultato Olivia Nuzzi per un post su Facebook sperando in un suo stupro
di VERONICA DI NORCIA
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07 settembre 2016
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Candidato repubblicano a una giornalista: “Mi auguro tu venga violentata”

Candidato repubblicano a una giornalista: "Mi auguro tu venga violentata"
Olivia Nuzzi
“Spero tu venga stuprata da un profugo siriano”, “Mi auguro che tu venga violentata oggi”. Sono i commenti che hanno fatto impallidire Olivia Nuzzi, giornalista del Daily Beast di origini italiane, divenuta bersaglio di una violentissima campagna su Facebook. Insulti, slogan sessisti, violenza verbale gratuita contro la giornalista colpevole di aver condiviso sul social network un articolo sulla fine del matrimonio tra Donald Trump e la sua ex moglie Marla Maples. A scrivere i commenti Mike Krawiz, in corsa con i repubblicani per un seggio nel municipio di Deptford, nel New Jersey. Krawiz è noto per essere da sempre un sostenitore del candidato repubblicano alla Casa Bianca ed è stato già più volte protagonista di violente polemiche su Facebook. In particolare, a infastidire il candidato, sarebbe stata la nota di Nuzzi aggiunta al post dell’articolo, in cui la giornalista ha espresso perplessità nei confronti dei finanziatori di Trump. I commenti misogini sono stati poi diffusi da Nuzzi sui social. Immediata la risposta indignata delle associazioni femministe del New Jersey. Ed è polemica all’interno dello stesso partito repubblicano locale.

“Il mio account è stato hackerato” ha dichiarato Krawiz “Non sono stato io a scrivere quei commenti, non seguo il Daily Beast perché è un giornale del partito democratico e non mi interessano certe storie, quel commento potrebbe essere opera di qualcuno della sezione locale che vuole ostacolare la mia corsa al seggio, oppure di qualche membro del partito democratico di Deptford”. Una difesa a cui hanno creduto in pochi. La giornalista infatti sostiene che non ci sia stato alcun hackeraggio visto che Krawiz le rivolge offese di quel genere da circa un anno e pensa sia impossibile che in dodici mesi non si sia mai accorto che qualcun altro scrivesse al posto suo.

Il repubblicano ha contestato l’affermazione di Nuzzi, dicendo che molti utenti Facebook che risultano suoi amici non sono nella sua cerchia di conoscenze reali, e che soltanto un hacker avrebbe potuto chiedere loro l’amicizia.

Il partito repubblicano di Deptford non ha una posizione unanime sulla vicenda. Un candidato che sta correndo per lo stesso seggio di Krawiz, Joanne Priga, ha provato a difendere il collega: “Sono certo che non possa essere Mike a parlare in quel modo”. Di tutt’altro avviso Bob Weller, presidente della sezione repubblicana di Deptford: “Se Krawiz non si dimette, saremo noi a tirarlo fuori dai giochi”.

Non è la prima volta che uno dei sostenitori di Trump viene accusato di molestie o offese verso una donna. Di recente, ha fatto scalpore il licenziamento di Roger Ailes, dirigente
della Fox e amico intimo del miliardario newyorkese, accusato di molestie sessuali nei confronti di Gretchen Carlson, ex presentatrice di punta del canale tv.
Tags:

Argomenti:
elezioni americane 2016
partito repubblicano
facebook

Protagonisti:
donald trump
Olivia Nuzzi
Mike Krawiz

© Riproduzione riservata
07 settembre 2016

http:repubblica.it/esteri/2016/09/07/news/candidato_repubblicano_ad_una_giornalista_mi_auguro_che_tu_venga_violentata_-147315542/?ref=HREC1-30

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REAZIONE:NO ALLA VIOLENZA PARTITISTICA SULLA GIORNALISTA DEI NEW MEDIA
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9 SETTEMBRE 2016:RENZI HA CADUTO(LO STUPIDARIO DI L’ESPRESSO)
-SU L’ESPRESSO:Stupidario
La telenovela M5S e la caduta di Renzi
Palazzo, tutto il peggio della settimana
E poi le vacanze delle onorevoli di Forza Italia, i raffinati commenti di Alfano e Gasparri e l’amore di Emilio Fede. Anche questa settimana non sono mancate le dichiarazioni assurde. Leggetele tutte e votate la vostra preferita
di Wil Nonleggerlo
-LO STUPIDARIO DI RENZI:
Quante stelle dai?

Matteo Renzi

L’Independent narra le gesta del premier in quel del G20 cinese (via Corriere)

“Un atto di sublime ironia”. Con queste parole l’Independent di Londra chiude il racconto di un insolito episodio accaduto durante il G20 di Hangzhou e che avrebbe visto come protagonista il premier Matteo Renzi. Il leader italiano sarebbe CADUTO ROVINOSAMENTE A TERRA dopo aver tentato di SCALCIARE UN GROSSO PESCE che all’improvviso era saltato sulla barca su cui viaggiavano i leader mondiali.

06-set-16

voto medio: 4.10 | numero di voti:21

82%

http:espresso.repubblica.it/palazzo/2016/09/09/news/telenovela-m5s-caduta-renzi-peggio-della-settimana-1.282432?ref=HRBZ-1

REAZIONE:OLTRE LA CADUTA SUL G20 C’E’ DA DIRE  CHE SECONDO ME CON IL BREXIT,LA CADUTA DI CAMERON E DOPO CHE CON LUI CESSI ANCHE IL NEOLIBERALISMO CHE LO CORTEGGIAVA ,SIAMO IN VIA DI UN REASETTO DI TUTTO L’ARCHITRAVE POLITICO,GEOSTRATEGICO ED ECONOMICO MONDIALE DOVE LA COMMONWEALTH AVRA UNA POSITIVA RIVALUTAZIONE.

 

-LO STUPIDARIO DEL SUPER-MINISTRO
Quante stelle dai?

Angelino Alfano

Il ministro dell’Interno in merito alla vignetta di Charlie Hebdo sui morti del terremoto in Centro Italia

“Noi abbiamo pianto i loro morti, loro hanno riso dei nostri. Avrei un suggerimento su dove devono infilarsi quella matita…”

03-set-16

66%
 
voto medio: 3.31 | numero di voti: 83

REAZIONE:COMMOVENTE ESTERNAZIONE DI TELEOLOGICA FEDE PANTEISTA

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-LO STUPIDARIO DI SALVINI

Quante stelle dai?

Matteo Salvini

Il leader leghista su Twitter

“Se il governo non blocca l’invasione in corso, gli italiani saranno presto costretti a difendersi e farsi giustizia da soli”

31-ago-16

91%
 
voto medio: 4.53 | numero di voti: 113

REAZIONE:LA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA HA DATO L’OK ALL'”INVASIONE IN CORSO”,LA LEGA,RENZI MEDIANTE,NON HA ANCORA ABOLITO IL REATO DI CLANDESTINITA:CHI PRENDERA I FUCILI CONTRO GLI IMMIGRATI?

-domenica 11 settembre 2016

11 SETTEMBRE 2016,ORA ITALIANA 10.29:IO,ORA,SELFIE

http://cianciminotortoici.blogspot.com.uy/2016/09/11-settembre-2016ora-italiana.html

Lire la suite

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 365

8 Juillet 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

8 LUGLIO 2016:SCANDALO E-MAIL GATE,HILLARY E LORETTA SI AMANO,DUELLO TRUMP PARTITOCRAZIA

ilgiornale.it

Scandalo email, Trump: “Hillary ha corrotto il ministro della Giustizia” Orlando Sacchelli – Gio, 07/07/2016 – 09:34

Non si placano le polemiche dopo che l’Fbi ha “salvato” Hillary Clinton dall’incriminazione per l’uso di un server privato di posta elettronica quando era segretaria di Stato, e il “ministro” della Giustizia Usa ha confermato che l’indagine è chiusa.

Donald Trump accusa Hillary di aver corrotto il procuratore generale della Giustizia, Loretta Lynch. Secondo il candidato repubblicano Lynch non avrebbe incriminato la Clinton in cambio della promessa di mantenerla alla guida della Giustizia in caso di elezione alla Casa Bianca. Parlando a Cincinnati, in Ohio, il tycoon ha puntato il dito contro la rivale: “Ha detto che la nominerà di nuovo ministro della Giustizia, e il ministro sta decidendo se sia colpevole o meno. Caspita quanto è stata veloce questa decisione, wow”. Poi Trump ha aggiunto: “Gente, questa è corruzione”.

L’uso di email private, aveva detto Trump in un comizio a Raleigh (North Carolina), ha messo “l’intero Paese in pericolo”. Secondo Trump la vicenda del mailgate dimostra che la capacità di giudizio della Clinton è “orribile” e che se eletta sarebbe un presidente “schifoso”.

Subito dopo che il direttore dell’Fbi si era pronunciato a favore della Clinton, Trump aveva twittato questa frase: “Il sistema è corrotto. Il generale Petraeus ebbe guai per molto meno. Molto molto ingiusto. Come sempre, una cattiva decisione”. e in un altro tweet aveva rincarato la dose: “Il direttore dell’Fbi ha detto che la corrotta Clinton ha compromesso la nostra sicurezza nazionale. Niente incriminazioni. Wow!”.

Intanto il leader della maggioranza repubblicana americana in Senato, Mitch McConnell, ha chiesto all’Fbi di rivelare il contenuto delle conversazioni dei suoi agenti con Hillary Clinton. “E’ abbastanza chiaro che al popolo statunitense piacerebbe saper ciò che Clinton ha detto all’Fbi” .

 http:ilgiornale.it/news/mondo/scandalo-email-trump-hillary-ha-corrotto-ministro-giustizia-1280393.html
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REAZIONE:NONNO TRUMP COME NELLE CORSE DI CAVALLI HA FUSTIGATO E AVANZANDO CONTRO I PALI,SCAVALCANDO LA PARTITOCRAZIA REPUBBLICANA HA INCROCIATO IL DISCO TRIONFALE VINCENDO LA NOMINATION.
A HILLARY,VECCHIA ELLITISTA DELLA PARTITOCRAZIA DEMOCRATA E NON SOLO, GLI ANTI-PARTITOCRAZIA NON PIACIONO.NON PIACEVA DONALD REAGAN,IL NUMEN ISPIRATORE DI TRUMP, CHE SCAVALCANDO LA PARTITOCRAZIO REPUBBLICANA IN QUANTO RAPRESENTANTE DELL’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA HOLLYWOODIANA HA GOVERNATO ALLORA IN PRIMA PERSONA A PRESCINDERE DEI POLITICI DI PROFESSIONE ED E’ NATURALE CHE NON PIACIA L’IMPRESARIO MIGLIARDARIO TRUMP CHE COME QUEL REAGAN,COME MEG WHITMAN E CARLY FIORINO, HA SAPUTO SCAVALCARE I POLITICI DI PROFESSIONE DEL GOP.
E TRUMP ATTACA:”HILLARY E LORETTA SI AMANO……..”DICE.
MA SE PENSIAMO CHE DIETRO LO SCANDALO EMAIL GATES COME DI BENGAZHY C’E PROPIO L’ATTACO POLITICO DI HILLARY ALLA RICCA MERITOCRAZIA CALIFORNIANA TANTO DI SILLICON VALLEY(YOU TUBE) COME DI HOLLYWOOD(IL FILM SU MAOMETTO)NON E’ DIFFICILE IMMAGINARE CHI CI SIA DIETRO ALLACIANDO QUELLE DUE MOSCHE DALLA STESSA CODA:NATURALMENTE IL PRIMO CITTADINO USA.
E NON SOLO,FORSE ANCHE DIETRO L’FBI.E’ CON LUI IL DUELLO VISTO CHE PROPIO IERI OBAMA,FIGLIOL POLITICO DEL CLAN KENEDY,HA SCESO IN CAMPO AFFIANCO DELLA HILLARY.DUELLO IN CAMPO QUINDI:FIORINO O PISTOLE?

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9 LUGLIO 2016:”PECUNIA NON OLE”,PROSTITUTE E ABOLIZIONE  DELL’IMU

-SU LA REPUBBLICA:

“La escort paghi Irpef e Iva”. Il giudice tributario: “Pecunia non olet”

La Gdf ha rintracciato i movimenti bancari di una escort che guadagnava 3mila euro al mese. Ora la Commissione Tributaria di Savona impone il pagamento dell’imposta sul reddito, delle addizionali locali, dei contributi e pure dell’Iva

di ALDO FONTANAROSA

08 luglio 2016

ROMA – Sui suoi conti correnti, la Guardia di Finanza ha trovato utili e ricavi che la bella escort si era guardata bene dal dichiarare al fisco: 36 mila euro nel 2010, 40 mila 523 nel 2011, altri 39 mila 395 nel 2012. Per questo, i finanzieri sono andati a fondo. Hanno perquisito l’abitazione della donna scovando – come prova ulteriore – un’agendina con gli appuntamenti e i relativi incassi, tutti rigorosamente in nero. Almeno 100 euro al giorno, 3000 euro al mese (nei momenti peggiori).

L’Agenzia delle Entrate allora ha intimato alla escort di pagare l’Irpef, le addizionali Irpef sia comunali sia regionali, i contributi previdenziali, infine l’Iva al 21 per cento sugli “incassi lordi”. Cifre che sono state calcolate al netto della pubblicità che la donna ha comprato sui giornali spendendo anche 4300 euro l’anno. Adesso la Commissione Tributaria provinciale di Savona – che respinge il ricorso della professionista del sesso – aggiunge a tutte queste imposizioni altri 2000 euro per risarcire le spese di giudizio.

La Commissione Tributaria considera “irrilevante” che la professione di “cortigiana” (così nel testo della decisione) non sia regolamentata dall’Italia. E non conta che sia anche “riprovevole” sul piano morale. A questo proposito, la Commissione cita l’imperatore Vespasiano che non esitò a varare una specie di Iva sulla pipì. In sostanza, Vespasiano impose ai proprietari di latrine di versare la centesima venalium sull’urina che essi vendevano ai conciatori di pelle (smaniosi di ricavarne l’ammoniaca). Al figlio Tito che gli rimproverava di risanare le casse pubbliche con un’imposta indegna, Vespasiano rispose che “pecunia non olet”. Il denaro non puzza. Motto che la Commissione Tributaria di Savona adesso fa proprio.

La prostituzione – che la legge italiana non classifica come reato – è “una prestazione di servizio verso corrispettivo”. Dunque può rientrare nel radar del fisco alla luce del Dpr 633 del 1972, soprattutto quando ha un carattere di “abitualità”. Non solo. Anche la sentenza C-268/99 della Corte di Giustizia europea classifica la escort come “lavoratrice autonoma” e senza vincolo di subordinazione a fronte di una retribuzione “pagata integralmente e direttamente dal cliente”. E dunque è legittimo che l’Agenzia delle Entrate reclami – oltre al versamento dell’Irpef – quello dell’Iva.

La sentenza – di cui ha scritto il sito cassazione.net – spiega anche che i soldi trovati sui conti correnti bancari e postali, e non dichiarati, costituiscono indizio sufficiente della sospetta evasione. A quel punto, l’onere della prova si capovolge. Spetta al contribuente dimostrare che i “movimenti bancari non sono riferibili a operazioni imponibili”, che quei guadagni non sono “fiscalmente rilevanti”.

Tuttolegittimo, dunque. La legge italiana e le sentenze europee incastrano la professionista. Ma certo impressiona che la escort – solo sul reddito netto da lavoro autonomo del 2010, pari a 31 mila 700 euro – debba ora versarne oltre 24 mila tra Irpef, Iva e contributi previdenziali.

http:repubblica.it/economia/2016/07/08/news/_la_escort_paghi_irpef_e_iva_secondo_il_giudice_tributario_pecunia_non_olet_-143664502/?ref=HREC1-26
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REAZIONE:BERLUSCONI VOLEVA FINANZIARE L’ABOLIZIONE DELL’IMU CON I RICAVI DI IMPOSTE SU TRE “VIZI”,LE CIGARETTE,IL GIOCO DI AZZARDO E L’ALCOL.RITENEVA INOLTRE CHE ERA INGIUSTO CHE LA CHIESA NON PAGASSI ANCHE L’IMU E COSI ALTRE LOCALI DESTINATE A ATTIVITA SENZA FINI DI LUCRO.INOLTRE L’IMU SERVIVA(E SERVE PERCHE NON E’ STATO ABOLITO MA MASCHERATO)A FINANZIARE I COMUNI.
INSOMMA,PROFONDAMENTE INGIUSTO L’ABOLIZIONE DELL’IMU CHE RENZI E PAPA BERGOGLIO HANNO PORTATO AVANTI,IL PRIMO TOGLIENDOLO ALLA PRIMA CASA E L’ALTRO FACENDO PAGARE AI TEMPI RELIGIOSI DEDICATI A ATTIVITA REDITTIZIE L’ESSENZIONI DI QUELLI SENZA FINI DI LUCRO.
QUALCUNO PENSERA CHE E’ GIUSTO FARE PAGARE A QUELLI VIZI:SI CERTO MA BERLUSCONI NE HA DIMENTICATO UNO,IL MESTIERE PIU ANTICO DEL MONDO DI QUI LUI E LE SUE 28 VALLETTE IN GIUDIZIO NEL RUBI TER SONO MOLTO CONOSCITORI.
QUINDI QUESTA SENTENZA DI OGGI IN QUALCHE MODO VIENE A FARE GIUSTIZIA.E IN ITALIA SONO CERTO FARA ANCHE GIURISPRUDENZA E FORSE MAGARI SARA REGOLAMENTATA LA PROFESSIONE DI “CORTIGIANA”:”PECUNIA NON OLET”.
LA NUOVA ERA CHE SU QUESTO WEB TROVA LA SUA ESPRESSIONE SENZA FINE DI LUCRO SI SENTIRA PIONIERE E IN AVANTI QUANDO QUALCUNO VOGLIA TRAFICARE CON DELLE PERSONE CI PENSERA DUE VOLTE.
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.10 LUGLIO 2016:IMMIGRAZIONE,SINISTRA IPOCRITA

-SU LA REPUBBLICA:

Fassino lancia l’allarme immigrazione: “Stiamo superando la soglia governabile”

09 luglio 2016

Fassino lancia l'allarme immigrazione: "Stiamo superando la soglia governabile"
(lapresse)

“Finora in Italia l’immigrazione è stata governata tutto sommato bene, ma in termini di numeri stiamo arrivando al superamento della soglia che è governabile.
Se non lo vediamo per tempo, questo problema rischia di travolgerci”. Lo ha affermato l’ex sindaco di Torino, Piero Fassino, nell’intervento fatto alla direzione regionale piemontese oggi.
“Da sindaco e in campagna elettorale – ha detto Fassino – non mi sono risparmiato e ho incontrato moltissime persone.
L’immigrazione è il tema che sempre e ovunque mi sono trovato davanti. E’ il più sentito nella aree a maggiore sofferenza sociale, dove gli immigrati sono visti in competizione  per la casa, il lavoro, il welfare. Si tratta delle stesse aree nelle quali abbiamo avuto i risultati peggiori”.
“Per esempio – ha aggiunto – nell’assegnazione delle case popolari, il criterio basato sulla composizione dei nuclei familiari premia sempre più spesso le famiglie immigrate, che fanno più figli. Bisogna domandarsi fino a quando la graduatoria unica è sostenibile. Questo per non alimentare conflitti tra chi quel diritto lo esige”.

http:torino.repubblica.it/cronaca/2016/07/09/news/fassino_lancia_l_allarme_immigrazione_stiamo_superando_la_soglia_governabile_-143748087/?ref=HREC1-13

REAZIONE:FASSINO SE NE ACCORGE ADESSO CHE IL PD HA PERSO LA COMUNA DI TORINO?

NON SE NE E' ACCORTO PRIMA DI FARE LE LARGHE INTESE CHE IN ITALIA C’E’ UNA COSTOLA PUZZOLENTA,UNO STATO DENTRO LO STATO DI FATTO SECESSIONISTA CHIAMATA LEGA CHE PREFERISCE CERTI STRANIERI AI PROPI ITALIANI?

LA COSIDETTA MINORANZA PD NON SE NE E' ACCORTO PRIMA DI ASSECONDARE RENZI  CHE HA ACCOLTO NE SUO OPERATO TUTTE LE RIVINDICAZIONI BERLUSCONI-LEGA COMPRESO INSIEME ALLA VENDETTA SUL SENATO E IL PRESIDENZIALISMO(AUTORITARISMO) GIUSTIFICATO DALLA GOVERNABILITA,UN CERTO FEDERALSIMO NEL NUOVO SENATO OLTRE A FARE MARCIA INDIETRO SULL’ABOLIZIONE DEL REATO DI CLANDESTINITA?

LA SINISTRA ESSISTE(E DI RECENTE HA PROSPERATO)NELLA CASA COMUNE CHIAMATA ITALIA  CHE STA COLLABORANDO A DESTRUGGERE E ADESSO CHE SI VEDE DAVANTI AL DRAMMA DELLA RIMONTA DELLE 5 STELLE E LA PERSPETTIVA CERTA DI MANDARE A CASA RENZI E ANDARE DI NUOVO AL VOTO,SE NE ACCORGE DEL PERICOLO DELL’IMMIGRAZIONE.

LA SOLUZIONE NON E' SOLO NEL LIMITARE LA COSIDETTA IMMIGRAZIONE CLANDESTINA MA RIVEDERE LE LEGGI ABUSIVE DI CITTADINANZA SANCITE NELL’ERA BERLUSCONI-LEGA-PRODI,CIO’E’ LIMITARE “L’ALTRA IMMIGRAZIONE”,QUELLA APPARENTEMENTE LEGALE CHE HA SOMMATO ALL’AMPARO DI QUELLE LEGGI.LA SOLUZIONE STA NEL NON APPROVARE LO IUS SOLI E TORNARE AL CONNATURALE CONCETTO DI IUS SANGUE.SOLO IUS SANGUE E’ IL CONCETTO DI CITTADINANZA CONNTURALE ALLA NASCITA DELO STATO ITALIANO(HA PIU VANTAGGI CHE DIFETTI).E LA SOLUZIONE STA NELL’ABOLIRE IL REATO DI CLANDESTINITA SENZA SE E SENZA MA.

MA LA SINISTRA QUESTE COSE NON LE FARA MAI.

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11 LUGLIO 2016:PROPAGANDA RENZI

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Referendum costituzionale, i Sì avanti di un soffio, ma in netto calo

Referendum costituzionale, i Sì avanti di un soffio, ma in netto calo

E la consultazione diventa un appoggio totale o una abiura al governo Renzi Tabelle

Crescono indecisi. Si allontana idea spacchettamento

di ILVO DIAMANTI

REAZIONE:SUL BREXIT LA REPUBBLICA DOPO IL CRIMINE DELLA DIPUTATA HA DATO IN TUTTI I MOMENTI VINCENTE IL REMAIN ,PERCHE DOVREMMO CREDERLI ADESSO?IL SOLO SONDAGGIO VALIDO E' QUELLO DELLE URNE.

SE RENZI PERDE IL REFERENDUM,E PERDERA SENZA DUBBIO,SE NE ANDRA DA DEMOCRATA E NON GOLPISTA,SE VINCESSI SI ETERNIZZARA,QUINDI IL REFERENDUM NON SI DEVE MAI FARE.RENZI DEVE DIMETTERSI.

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11 LUGLIO 2016:LA DISINTEGRAZIONE DELL'UE ERA POSSIBILE

lemonde.fr Article sélectionné dans la matinale du 11/07/2016 Le scénario noir d’une désintégration de l’Union européenne

Le Monde | 11.07.2016 à 06h39 • Mis à jour le 11.07.2016 à 08h43 | Par Ivan Krastev (politologue bulgare)

 

Le drapeau européen à Berlin, le 2 juillet 2016

Au début du roman de José Saramago Le Radeau de pierre (Seuil, 1990), une rivière coulant depuis la France vers l’Espagne disparaît soudain dans les profondeurs du sol, puis toute la Péninsule ibérique se sépare de l’Europe et se met à dériver vers l’Ouest dans l’océan Atlantique. A la fin du livre, l’Espagne et le Portugal se stabilisent à mi-chemin entre l’Amérique centrale et l’Afrique, tandis que, dans toute l’Europe, des heurts sanglants opposent la police à des jeunes qui scandent le slogan « Nous sommes tous des Ibériques ! »

C’est là la description la plus précise qui soit de la désintégration de l’Europe telle que nous la connaissions avant le 23 juin, le jour où le Royaume-Uni a voté en faveur de la sortie de l’Union européenne (UE).

Comme l’a très justement remarqué le politologue Jan Zielonka, « nous avons de nombreuses théories sur l’intégration européenne, mais pratiquement aucune sur la désintégration de l’UE. » Au cours des soixante dernières années, l’UE a été une réalité, mais c’était aussi une promesse autoréalisatrice. Le simple fait d’évoquer une possible désintégration était aussitôt assimilé à de la subversion.

Désormais, grâce au vote des Britanniques, nous devons prendre en compte le fait que la désintégration est une possibilité. Un récent article publié par le Conseil européen des relations internationales constate qu’à l’heure actuelle, dans dix-huit des vingt-sept Etats membres restants, un ou plusieurs partis politiques exigent un référendum portant sur l’UE. Même si tous ne posent pas directement...

Il vous reste 84% de l'article àL’accès à la totalité de l’article est protégé

 

http:lemonde.fr/idees/article/2016/07/11/le-scenario-noir-d-une-desintegration-de-l-union-europeenne_4967370_3232.html

 

REAZIONE:DAL 2005 PREDICO IN QUESTO SPAZIO CONTRA QUESTA UNIONE:GLI EUROPEI MI HANNO DATO RAGIONE.
-APPENDICE:NO INTEGRAZIONE EUROPA-USA
 
-TITOLARE LE MONDE:
 
Chargement de containers sur le port de Hambourg en 2012.

Traité transatlantique : les Européens espèrent encore avancer, malgré le Brexit 5Un nouveau round de négociations doit débuter lundi à Bruxelles. La Commission veut boucler un accord avant le départ de Barack Obama, mais se heurte au scepticisme de plusieurs gouvernements.*Manuel Valls monte au créneau contre le « Tafta »*Tafta : « Il ne peut pas y avoir d’accord de traité transatlantique », pour Valls

-E COSI SU LA REPUBBLICA:Il Ttip non si farà, ma a Bruxelles riprendono i negoziati

Il Ttip non si farà, ma a Bruxelles riprendono i negoziati

La protesta dei movimenti anti Ttip in Piazza Affari

Gli Stati europei, Francia in testa, sono sempre meno convinti dell'utilità dell'accordo di libero scambio, ma per il momento non cambia il mandato dei negoziatori che passeranno la settimana nella capitale belga per il 14esimo round di trattative. Sul tavolo ancora troppi nodi da risolvere
10 luglio 2016
MILANO - Nonostante le critiche e le incertezze se mai il Ttip vedrà davvero la luce, lunedì inizierà a Bruxelles il 14esimo round di negoziati sull'accordo di libero scambio tra Ue e Usa. Il mandato ricevuto dai negoziatori non è cambiato e loro obiettivo resta quello di "riuscire a chiudere prima della fine dell'amministrazione Obama", con un "ritmo molto intenso di incontri" tra gli ultimi due mesi e i prossimi tre. L'intenzione è quella di arrivare a un testo consolidato entro la fine dell'estate: per il momento, infatti, le parti si sono solo scambiate offerte senza riuscire a giungere a una sintesi efficace. Secondo gli addetti ai lavori, il momento clou sarà "settembre", quando è previsto "un significativo numero di incontri a livello politico" tra la commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem e il rappresentante americano Michael Froman che saranno chiamati a sciogliere al massimo livello tutti i nodi ancora aperti. Una delle difficoltà maggiori resta infatti la decisione settore per settore delle date di inizio di accesso al mercato. Altro nodo chiave riguarda la partecipazione agli appalti pubblici, su cui gli Usa continuano a mettere paletti e allo stesso tempo il riconoscimento delle indicazioni geografiche su cui le posizioni restano ancora molto distanti.

Altro punto critico sono gli ex 'Isds', ovvero la questione della protezione degli investimenti, su cui l'Ue ha presentato una proposta per la creazione di un tribunale arbitrale per risolvere le dispute, mentre gli americani preferiscono un collegio nominato di volta in volta. I negoziatori consideran il tema "questione che può far chiudere la partita". Resta inoltre la questione dell'energia, su cui l'Ue vorrebbe un capitolo a parte per poter aver accesso alle risorse energetiche che ora sono considerate "sicurezza nazionale" e quindi fuori dalla portata di società non-Usa. Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che dell'intesa con gli Usa è stato un grande sostenitore non ha dubbi: "Il Ttip secondo me salta perché siamo arrivati troppo lunghi sulla negoziazione e rischia di saltare anche l'accordo con il Canada perché c'è una mancanza di fiducia verso tutto quello che internazionalizzazione e una mancanza di delega a una governance europea certa".

La finestra di opportunità. Adesso è difficile fare previsioni su quello che sarà il futuro del Ttip. Di certo il mandato di Barack Obama alla Casa Bianca termina a gennaio e nessuno dei candidati in corsa per la successione pare aver intenzione di spendersi per il Ttip. Nel 2017 in Europa inizierà una nuova tornata di elezioni e difficilmente il presidente francese Francois Hollande - la cui popolarità è già al minimo per la legge sul lavoro - sfiderà nuovamente le piazze per un accordo in cui nessuno crede. Nel 2018 si torna al voto anche in Germania e Italia, mentre l'anno dopo verranno rinnovati Parlamento e Commissione Ue. Insomma come ha più voltre ribadito Paolo De Castro, eurodeputato ed ex ministro delle Politiche agricole, "bisognera aspettare almeno fino al 2020" per arrivare una bozza d'intesa.

Negoziati. A sciogliere la matassa non ha certo contribuito lo stile negoziale molto diverso delle parti in gioco: se gli europei cercano di smussare gli angoli poco alla volta, gli americani tendono a dire "no" fino alla fine per mettere alle strette la controparte presentando poi una proposta "last minute". Una strategia che ha contribuito a costruire solo salite: e le proposte arrivate da una parte e dall'altra mostrano come le parti siano rimaste distanti anni luce sul tema dell'agricoltura con l'Europa che ha sbattuto la porta in faccia alle richieste americane di aprire il mercato alla sua carni con gli ormoni e ai prodotti geneticamente modificati e gli Usa che restano sordi sulla tutela dei nomi dei prodotti Doc.

Gli appalti pubblici. Sulla stessa lunghezza d'onda i negoziatori si lamentano della timida apertura americana sul fronte degli appalti pubblici: Washington non ha problemi a riconoscere il libero accesso alle gare, ma non ha intenzione di derogare alla legge "buy american". In sostanza chiunque può aggiudicarsi un appalto, ma il 50% dei prodotti utilizzati per i lavori deve essere americano. Come a dire che un'impresa europea per costruire un autostrada americana dovrebbe utilizzare solo cemento a stelle e strisce. Una condizione inaccettabile per Bruxelles perché discrimina i prodotti europei, non crea lavoro nel Vecchio continente e non alimenta il Pil. Utile, quindi, solo per le multinazionali, ma in contrasto con gli obiettivi dichiarati dal Ttip che punta a una crescita dell'economia - a regime - nell'ordine di 120 miliardi di euro con l'aumento dell'occupazione. L'Europa vorrebbe anche accesso al settore dei tasporti marittimi e aerei, mentre gli Stati Uniti chiedono libero accesso nel campo della sanità e in quello dell'educazione: fronti sui quali nessuno dei negoziatori ha intenzione di cedere.

Arbitrati. La parti sono distanti anche sulla questione della tutela degli investimenti esteri: gli americani vorrebbero una corte arbitrale nominata di volta in volta a seconda delle dispute, l'Unione europea propone - sulla falsariga di quanto fatto con il Canada - un tribunale con un doppio grado di giudizio composo tra giudici e non professionisti interessati a compiare questa o quell'altra parte con lo scopo di essere richiamati per un nuovo arbitraro. Su questo punto, però, nessuno dei due attori è pronto a venire incontro all'altro.

Governance globale. Se l'accesso ai mercati, uno dei tre pilastri su cui si basa il Ttip insieme alla cooperazione regolamentare e le regole globali, divide profondamente Usa e Ue gli altri sono molto meno complessi. Stati Uniti e Europa hanno una visione comune della governance globale e hanno, soprattutto, l'interesse a scrivere un impianto di regole prima che a farlo sia una potenza emergente come la Cina. Da questo punto di vista ai tecnici dei trattati manca solo l'input politico sul come scrivere le regole: l'esempio più chiaro è quello che riguarda la tutela dei lavoratori. Washington è d'accordo con Bruxelles sui principi, ma non vuole che l'intesa passi per la ratifica delle convenzioni Ilo. "E' una questione di forma, più che di sostanza", spiega una fonte. Come a dire che per gli Stati Uniti gli accordi sottoscritti davanti all'Organizzazione internazionale del lavoro sono condivisibili nella sostanza, ma non nella loro forma. Serve quindi uno sforzo comune per trovare un'intesa sui termini.

La regolamentazione. Il secondo fronte è quello della regolamentazione e della definizione dello standard dei prodotti. L'intesa politica su questo fronte è praticamente totale. La volontà è di garantire il livello più alto su entrambe le sponde dell'Atlantico: in questo senso, quindi, la difficoltà è puramente tecnica. Insomma, una questione di pazienza: gli sherpa devono mettersi a tavolino per scrivere tutti i dettagli, dalla dimensione degli specchietti
per le auto alle cinture di sicurezza. Una lavoro mastodontico, ma che non dovrebbe presentare incognite. E' sui temi economici che si gioca la partita più complicata e ancora tutta in salita.

http:repubblica.it/economia/2016/07/10/news/ttip_negoziati-143799380/?ref=HREC1-10

REAZIONE:SIN DALL'INIZIO MI SONO OPPOSTO A QUESTA ALTRA INTEGRAZIONE ECONOMICA:GLI EUROPEI MI HANNO DATO RAGIONE.

PD:MI SONO OPPOSTO NON PERCHE NON CI CREDA MA PERCHE UNA COOPERAZIONE EUROPA-USA ESSISTE GIA E LA NUOVA ERA E' STATA PSSIBILE PER QUESTO MA QUESTA INTEGRAZIONE ECONOMICA SOLO PORTEREBBE AL SUO SFRUTTAMENTO ECONOMICO E UNA SUA SNATURALIZAZIONE.

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12 LUGLIO 2016:BREXIT,SI RISPETTI LA VOLONTA POPOLARE

-TITOLARE SU LA STAMPA:

gran bretagna
La strategia della nuova Lady di Ferro: “Prima riunire il Paese poi fuori dall’Ue”
alberto simoni
umchck472416-kq6d-u9y9dckiuuy1umb-1024x576lastampa-it
 
-LA NOTA COMPLETA CUA:
http:lastampa.it/2016/07/12/esteri/la-strategia-della-nuova-lady-di-ferro-prima-riunire-il-paese-poi-fuori-dallue-nUSnjLArNaxJAO1DmkTaDN/pagina.html
 
REAZIONE:LA CLASSE POLITICA RISPETTI LA VOLONTA POPOLARE:INTELLIGENTE MA IMPRUDENTE SCEGLIERE UNA ANTI-BREXIT PER GUIDARE IL BREXIT.VA BENE RICOMPATTARE IL PAESE DALLO STRAPPO POLITICO  DELLA CAMPAGNA,VA BENE FARE ATTENZIONE ALLA SECESSIONE SCOZZESE MA NIENTE SGAMBETTE,QUESTE SONO COSE POLITICHE CHE NON ERANO OGETTO DEL REFERENDUM E GIA LAUDATE NELLE RECENTE ELEZIONI.
ATTENTI:DIMOSTRATO CHE IL NEOLIBERALISMO NON PAGA E LA MAY NON PUO FARE FINTA DI NON CAPIRE IL RECENTE VEREDETTO SU TONY BLAIR E LA SUA COMPAGINE GOVERNAMENTALE DELL'OPUS DEI E LE CONCLUSSIONI SULLA GUERRA IN IRAK.
IL TEMPO ANCHE CONTA,NON LO DIMENTICHI.
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12 LUGLIO 2016:DI MAIO FRA RIUNIRE IL PAESE(LARGHE INTESE)E LASCIARE L'ITALIA ALL'INTEMPERIE

lastampa.it

Di Stefano: “Hamas terrorista? Hanno vinto libere elezioni”

mattia feltri

Alla fine del viaggio tra Israele e Palestina, con la delegazione del M5S guidata da Luigi Di Maio,

Manlio Di Stefano dice di andarsene «con la coscienza a posto», incurante delle critiche che gli

piovono addosso per le posizioni espresse sulla crisi mediorientale.

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Perché avete aspettato fino al penultimo giorno del viaggio per accusare Israele di avervi impedito di entrare a Gaza, visto che lo sapevate da giorni?

«Lo abbiamo saputo venerdì. Entrare era un nostro diritto visto che a Gaza vengono spesi i soldi

della cooperazione internazionale».

Non è stato uno sgarbo istituzionale, dato che vi aveva invitato Israele?

«Io non sono venuto qui per piacere agli israeliani o ad altri».

Sospettano che lei abbia antipatie anti-israeliane.

«Bene, visto che prima dicevano che ero antisionista o addirittura antisemita. Assurdo: io non ho

mai parlato di ebrei ma dello Stato di Israele».

Due anni fa, durante la guerra a Gaza lei disse che era in atto un «genocidio», che il sionismo «è discriminatorio», e che l’Italia avrebbe dovuto stracciare ogni accordo economico con Israele. La pensa ancora così?

«L’ho detto durante una guerra. Lo ripeterei davanti all’uccisione di oltre 500 bambini. Noi del M5S

non abbiamo alcun problema con Israele, ma solo con le azioni di violenza e di violazione dei diritti».

A Gaza c’è Hamas. Voi ne avete condannato le azioni come terrorismo, ma non siete arrivati a

definirla organizzazione terroristica. Perché?

«Perché la storia ci insegna che Hamas nasce come partito, e che ha vinto in libere elezioni. Poi

l’isolamento di Gaza ha cambiato le cose»

Non è anche Hamas colpevole di questo isolamento?

«L’isolamento non permette ad Hamas di democratizzarsi. E a sua volta Hamas si è chiusa e

sbagliando non consente nuove elezioni».

Ma considera Hamas un possibile interlocutore, un movimento che è per la distruzione di Israele?

«Dobbiamo fare i conti con la realtà: Hamas esiste. Noi dovremmo fare in modo che si democratizzi maggiormente in modo che non sostenga tesi che sono inaccettabili come la distruzione di Israele».

Chi è oggi ad avere più colpe nella non risoluzione della crisi?

«Penso che Israele ha più possibilità di risolvere il conflitto. Ma non la chiamo colpa».

E i palestinesi?

«La loro responsabilità è nell’incapacità di costruire un governo di unità nazionale. Dall’altra parte,però, il muro e la violazione costante dei diritti non aiuta».

Quali diritti?

«Diritto internazionale. Questo fanno le colonie, che noi, seguendo l’Onu, considerano illegali. Poise si detengono i bambini per mesi, la chiamo violazione dei diritti umani».

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/07/12/italia/politica/di-stefano-hamas-terrorista-hanno-vinto-libere-elezioni-Nnq3pFmZJqgBEda8ROMd5K/pagina.html

 

REAZIONE:DI MAIO NON E' VENUTO CUI PER PIACERE A NESSUNO?:SI GUARDI DI NON

PIACERE AL TERRORISMO QUALSIASI SIA IL SUO SEGNO  POLITICO E CERCHI DI NON VENIRE QUI PER TOGLIERE LE CASTAGNE DAL FUOCO A RENZI.LE COSE SI STANNO METTENDO MALE PER IL RUOLO DELL'ITALIA NEL MEDIO-ORIENTE:MALE IN EGITTO ,MALE IN ISRAELE.

PIACIA O NO A DI MAIO SONO LE DUE POTENZE DELLA REGIONE.SAREBBE COMICO

CONTINUARE PER QUESTA VIA.E' OVVIO CHE STA METTENDO A RISGUARDO LE LARGHE

INTESE MA NON METTA ALL'INTEMPERIE L'ITALIA.

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13 LUGLIO 2016:RENZI,PRODOTTO INTERNO LORDO

-SU IL TEMPO:

13/07/2016 06:02

ALLARME

L’Fmi gela le speranze di Renzi Tagliate le stime sulla crescita

Il Pil previsto dal governo quest’anno cala dall’1,1% a meno dell’1

image

Sulle nuove stime, che saranno finalizzate il 19 luglio, pesa l’effetto del Brexit. L’esposizione italiana verso l’economia inglese infatti, spiega Goyal, è «relativamente modesta», ma il rallentamento è legato all’effetto che la montante volatilità dei mercati dovuta all’uscita del Regno Unito dalla Ue avrà sugli investimenti. Uno scenario poco rassicurante per l’Italia, non solo sul breve periodo. Anche l’Istat, infatti, vede in prospettiva un aumento «dell’incertezza sulle prospettive economiche dell’Eurozona», e avverte: «Gli effetti di medio periodo saranno condizionati dalla natura dei futuri accordi tra il Regno Unito e la Ue». Insomma, per l’Italia, la partita del Brexit è ancora tutta da giocare, nonostante il premier continui a minimizzare. E a inquadrare il Brexit più come opportunità che come problema. «Hanno ridotto tutte le stime di crescita dopo Brexit – commenta il premier ai microfoni di Rtl – ci sarà a breve un rallentamento dell’economia per l’Europa ma nel medio periodo i danni li sentiranno più gli inglesi. Ad esempio noi stiamo provando con Beppe Sala a portare a Milano un po’ di istituzioni finanziarie che sono a Londra e stiamo ragionando sull’ipotesi di un passaporto europeo a chi studia alla Bocconi». Ma non c’è solo la nuova del Brexit ad addensarsi all’orizzonte. Il rapporto sull’Italia del Fondo monetario internazionale, infatti, tratteggia uno scenario non proprio roseo per la nostra economia. Che sconta non uno, ma numerosi problemi: «La sfida strutturale resta significativa – spiegano da Washington – la crescita della produttività e degli investimenti è bassa; la disoccupazione resta sopra l’11%, con livelli significativamente alti in alcune regioni e tra i giovani». Il debito dovrebbe calare «solo gradualmente nei prossimi anni e restare vulnerabile agli shock», osserva il Fondo. Da qui «l’urgenza» di riforme pro crescita per dare impulso ad una ripresa che stenta a prendere il via, e che l’Fmi definisce «modesta». Tanto che, ai ritmi di ora, «il ritorno della produzione ai livelli pre-crisi del 2007 avverrà solo entro il 2025».

Marco Valeri

http:iltempo.it/economia/2016/07/13/l-fmi-gela-le-speranze-di-renzi-tagliate-le-stime-sulla-crescita-1.1558210
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-APPENDICE:
-SU LA STAMPA:
lastampa.it Il ministro ceco: “La crisi delle banche italiane è peggio di Brexit” sandra riccio

Anche nel corso della riunione odierna dell’Ecofin, ha assicurato il ministro italiano Pier Carlo Padoan, «non si è parlato di banche italiane». Ma proprio durante il vertice dei ministri dell’Economia e delle Finanze uno di loro, il ceco Andrej Babis, ha preso lo smartphone e ha sparato su Twitter una considerazione che a Roma non hanno preso benissimo: «Tutti parlano di Brexit come di un grosso problema, ma è solo speculazione. Un problema più grande per l’Europa potrebbe essere la salute di alcune banche italiane».

Un’affermazione pesante – anche se chi conosce l’eccentrico ministro ceco non si stupisce troppo – che è stata bollata da Padoan come «totalmente infondata». Il ministro italiano dice che «c’è una percezione del sistema bancario italiano che è totalmente distorta». Padoan ha spiegato che durante l’Ecofin è stata fatta una «valutazione generale sugli impatti di Brexit» che «ha fatto emergere instabilità in tutto il sistema bancario europeo e non solo», ma dunque «non soltanto sul sistema italiano».

Padoan ha dunque precisato che in Europa «non c’è preoccupazione» per la situazione italiana, ma semplice «curiosità per quello che si sta facendo sia a livello di mercato che di intervento pubblico». Sulla partita delle banche il ministro ha quindi ribadito la trattativa con la Commissione prosegue e che «i rapporti sono molto buoni. Bisogna trovare soluzioni» per prendere «misure precauzionali entro il sistema delle regole». L’obiettivo resta quello di «salvaguardare i risparmiatori». Lo stesso ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha ammesso che «ci sono margini di intervento» sulle banche italiane.

Alcuni diritti riservati.

http:.lastampa.it/2016/07/12/economia/il-ministro-ceco-la-crisi-delle-banche-italiane-peggio-di-brexit-jqah57koS8PNPik8Uavo8H/pagina.html

REAZIONE-.TRA ALTRE QUESTE SONO LE PRIORITA PER L’ITALIA E NON LE REFORME COSTITUZIONALE E LEGGI ELETTORAL CHE SOLO SERVONO A PERPETUARE IL POTERE DI QUESTO CETO POLITICO GOLPISTA IN NOME DELLA MALADATA STABILITA DI NAPOLITANO E BERLUSCONI.

RISPONSABILITA CI VUOLE E NON IL LIRICO OTTIMISMO DI RENZI E PADOAN.

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16 LUGLIO 2016:L’IS COLPISCE L’ITALIA RISORGIMENTALE

-SU THE HUFFINGTON POST

“Nizza è un centro di reclutamento dei jihaidisti”: ecco il perché dell’attentato

L’Huffington Post  |  Di Geoffroy Clavel
Pubblicato: 15/07/2016 14:29 CEST
 
NIZZA

Dalla gioia collettiva all’incubo. I fuochi d’artificio del 14 luglio si erano appena conclusi su una Promenade des Anglais piena di gente, quando un camion bianco ha caricato e travolto la folla di Nizza. L’intento omicida era chiaro: il conducente (più tardi si apprenderà che era armato) ha volontariamente guidato a zig zag per due chilometri per mietere il maggior numero di vittime tra le migliaia di residenti e turisti accorsi per assistere ai concerti gratuiti e per celebrare la Festa Nazionale lungo il viale che costeggia il mare, gli Champs Elysées della Costa Azzurra.

Vista l’affluenza, il bilancio non poteva che essere spaventoso. All’una e trenta, nella notte tra giovedì e venerdì, le autorità avevano già confermato più di 70 vittime e centinaia di feriti. Un’ora e mezza più tardi, il numero dei morti saliva a 80. Come accaduto a Parigi il 13 novembre 2015, le immagini della carneficina, le notizie, gli appelli per ritrovare i propri cari e le manifestazioni di solidarietà hanno iniziato a pullulare sui social.

Tra i primi a reagire il presidente della Regione PACA (Provenza, Alpi, Costa Azzurra) ed ex sindaco di Nizza, Christian Estrosi, che ha immediatamente invitato i cittadini a restare nelle loro case, prima di dichiarare “la tragedia più grave della storia di Nizza.” Come i suoi concittadini, solo qualche minuto prima del dramma l’ex ministro aveva salutato, sullo stesso social network, i meravigliosi fuochi d’artificio che illuminavano la Baia degli Angeli.

“Non ho mai visto niente di simile” ha risposto su France Info, scioccato e senza aggiungere ulteriori commenti, il deputato LR delle Alpi Marittime Eric Ciotti che non ha mai risparmiato commenti sugli attentati che hanno colpito la Francia dal gennaio 2015.

Un’ambita meta turistica nazionale trasformata in bersaglio.
Di fatto Nizza, quinta città di Francia e mecca del turismo del paese dall’inizio del 20° secolo, non ha mai vissuto una simile tragedia. Quali che fossero le motivazioni del conducente, ucciso dalla polizia (la Procura antiterrorismo ha aperto un’inchiesta sull’accaduto), l’obiettivo è stato scelto per causare il maggior numero di danni sia fisici che psicologici, in un momento di grande soddisfazione per la Francia che ha appena ospitato con successo gli Europei di calcio
.
Nizza, tra le città che ospitavano l’evento sportivo, aveva stabilito la sua fan zone a pochi passi dalla Promenade che oggi si è trasformata in una scena del crimine ed è stata chiusa al traffico. Durante la serata gli hotel di lusso della Riviera, come il Negresco, sono diventati ospedali di fortuna per soccorrere i primi feriti e gli astanti in cerca di rifugio. Nel panico, decine di turisti e persone del luogo hanno trovato riparo anche in mare prima di essere soccorsi. Su consiglio della prefettura, gli abitanti del centro cittadino sono rimasti chiusi in casa tutta la notte, senza sapere se potranno recarsi al lavoro prima del weekend.

In città erano state programmate altre feste simili a quelle del 14 luglio e fino alla fine di agosto, come parte integrante dei festeggiamenti estivi nel cuore delle Alpi Marittime. Il concerto di Rihanna ed il festival di jazz programmato al Théâtre de Verdure, previsto per questo venerdì, sono stati annullati.

Segnali d’allarme nella città centro di attività jihadiste
L’onda d’urto provocata da attentati simili è così violenta che la città aveva già portato al massimo livello le misure di sicurezza, ben prima della serie di attentati che sta flagellando la Francia dal gennaio 2015. Nizza dispone della polizia municipale più esperta e meglio equipaggiata di Francia, con più di 390 agenti armati ed unità cinofile che pattugliano la città giorno e notte.

Il piano estivo della Polizia prevede “una maggiore presenza delle forze dell’ordine tra le 16 e le 4 del mattino”. Inoltre, Nizza conta quasi 1250 telecamere e dispone del primo centro di supervisione urbana di Francia.
Tuttavia, di recente in città si sono verificate diverse azioni di avvertimento. Il 3 febbraio scorso, un giovane uomo armato di coltello ha aggredito tre militari di guardia davanti ad un sito della comunità ebraica situato al centro di Nizza, a poche decine di metri da Promenade des Anglais.

Nizza è considerata come uno dei centri francesi del radicalismo jihasdista. Mohamed Sifaoui ritiene che la città sia una delle cinque culle per il reclutamento di terroristi insieme a Tolosa, Lione, il nord e la regione di Parigi. Nizza è anche luogo di nascita di Omar Omsen, un jihadista che si credeva morto e che è ricomparso alla fine di maggio. Nel suo gruppo, legato al fronte Al-Nusra, sarebbero stati addestrati circa cinquanta residenti a Nizza.

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Questo post è stato pubblicato per la prima volta su HuffPost Francia ed è stato poi tradotto dall’inglese da Milena Sanfilippo.

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http:huffingtonpost.it/2016/07/15/perche-attentato-nizza-centro-reclutamento-jihaidisti_n_11010058.html?utm_hp_ref=italy

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REAZIONE:IL TRENO PERCORRE LA COSTA AZURRA PER KILOMETRI E KILOMETRI STRETTO NEL LUNGO MARE,DA UN LATO IL MEDITERRANEO AZURRO INTENSO,DALL’ALTRO IL CENTRO DI TANTE CITTA BALNEARI FRA QUI NIZZA.MAI VISTO UN PAESAGGIO COSI BELLO COMBINAZIONE DI MODERNO URBANISMO E GENEROSA NATURA MARE BLU.VERSO GLI ANNI ’80 E ‘9O HO FATTO QUEL PERCORSO ANDANDO DA MILANO A BARCELLONA UNA MEZZA DOZZINA DI VOLTE CON IL CORISPETTIVO RITORNO.OGNI VOLTA CHE PASSAVO PER NIZZA,DOVE NON MI SONO MAI RECATO,DICEVO:”IL GIORNO CHE DECIDA RETIRARMI DELLA VITA ATTIVA ANDRO A RISIEDERE IN QUESTA CITTA”.

SUCCEDE CHE NIZZA E’ PER L’ITALIA, SOPRATUTTO OCCIDENTALE,DAL NORD ALLA SICILIA PASSANDO DALLA CORSICA E ANCHE PER IL MARE NOSTRUM,UN PUNTO DI RIFERIMENTO SOCIO-CULTURALE E STORICO.INFATTI LA CITTA NATALIZIA DI GARIBALIDI(L’EROE DI DUE MONDI),E’ ALL’ITALIA OCCIDENTALE CIO CHE MIAMI E’ PER SUD E CENTROAMERICA,UNA SPECIE DI MECA(LA CAPITALE VIRTUALE DELL’AMERICA ISPANA DICONO TANTI).

ECCO PERCHE NIZZA,COLPENDO LA CITTA ITALO-FRANCESE IL GIORNO DELLA PRESA DELLA BASTIGLIA I TERRORISTI HANNO FATTO DUE SPESE IN UN SOLO VIAGGIO.

CI DICONO CHE L’IS E’ IN SCONFITTA IN SIRIA E IRAK:POTRA ESSERE ANCHE VERO PERO COSI FACENDO HANNO ALZATO LA SCOMMESSA ALTRO CHE RETIRATA,MINACCIANO IL CUORE DELLA MODERNITA E LA LIBERTA EUROPEA:QUELLO DEL TITOLO.

17 LUGLIO 2016:CONCORDIA

-SU GOOGLE NEWS:

Nuova strage: a Nizza

16 Luglio, 2016, 04:48 | Autore: Lucilla LuciaNizza, spari da un camion sulla folla: almeno 30 morti e 100 feriti

E dalla Londra che vuole uscire dalla Ue, Theresa May ha schierato la Gran Bretagna “spalla a spalla con la Francia, come tanto spesso abbiamo fatto in passato”, riaffermando l’impegno contro il terrore: “Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per sconfiggere questi brutali assassini che vogliono distruggere il nostro stile di vita”. Dopo la strage di Nizza, Hollande e Valls hanno proposto una nuova estensione di tre mesi: il progetto di legge sarà presentato al Consiglio dei ministri martedì prossimo e il testo sarà esaminato in Parlamento mercoledì e giovedì. “È a quel punto che la polizia è riuscita a neutralizzare il terrorista”. “Siamo disperati”, dice. D’Agostino, aggiunge, “e’ un uomo di circa 1,70 per 70 kg, capelli bianchi, jeans e maglietta blu”.

-CUA IL RESTO DELLA NOTA:

http:algheronewsgroup.com/2016/07/16/nuova-strage-a-nizza/

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-APPENDICE 2:CONCORDIA?

-SU LE FIGARO:

*ACTUALITE

*International

Theresa May en Écosse défend l’unité du Royaume-Uni

*Par Angelica Djorkaeff , Camille Martineau

*Publié le 15/07/2016 à 17:44

Theresa May et Nicola Sturgeon, le 15 juillet 2016.

Theresa May a réservé à l’Écosse sa première visite officielle de premier ministre britannique, afin de défendre ce vendredi l’unité du Royaume-Uni, mise à mal après le Brexit.

À peine son gouvernement formé, jeudi, le premier ministre britannique s’est rendu vendredi en Écosse pour sa première visite officielle, afin de signifier au chef du gouvernement écossais, Nicola Sturgeon, l’unité du Royaume Uni. Si les Britanniques ont voté à 52% en faveur du Brexit, les Écossais, eux, ont voté à plus de 60% pour le «Remain». Leur chef du gouvernement écossais ne cesse depuis lors de rappeler que l’Écosse entend bien rester dans l’Union européenne, et ne pas subir les conséquences d’un Brexit qu’elle n’a pas choisi. «Je respecte la manière dont les gens ont voté dans d’autres parties du Royaume-Uni. J’espère que la première ministre va respecter le vote des Écossais», avait prévenu Nicola Sturgeon, à la veille de l’arrivée de Theresa May.

À Edimbourg, Theresa May a fait savoir qu’elle ne souhaite pas invoquer l’article 50 du Traité de Lisbonne, qui déclencherait officiellement la rupture avec l’UE, tant qu’elle n’aura pas l’accord de tout le Royaume-Uni sur la démarche à suivre. «Je souhaite écouter les différentes positions et j’ai clairement dit au premier ministre (Sturgeon) que je voulais que le gouvernement écossais soit pleinement impliqué dans nos discussions», a plaidé Theresa May.

May opposé à un nouveau référendum en Écosse

Elle a également ajouté que les négociations avec l’UE concerneraient l’ensemble du Royaume-Uni et qu’elle ferait tout pour que tout le monde y trouve un avantage. Nicola Sturgeon, qui menace de convoquer un second référendum sur l’indépendance de son pays, a salué un geste d’ouverture et évoqué une discussion «constructive». «J’ai été très claire sur le fait que les intérêts de l’Écosse doivent être préservés et je veux examiner toutes les options pour ce faire», a répété la première ministre d’Écosse.

A propos du référendum sur l’indépendance de l’Écosse, Theresa May a rappelé que «le peuple écossais s’est déjà prononcé en 2014 et a délivré un message très clair. Les gouvernements britannique et écossais avaient dit qu’ils respecteraient ce vote», en faveur de l’unité du Royaume-Uni. Ce à quoi Nicola Sturgeon a répondu: «Je pense qu’il serait inconcevable pour un quelconque premier ministre de se mettre en travers du chemin d’un référendum, si c’est ce que le parlement écossais a décidé».

http:lefigaro.fr/international/2016/07/15/01003-20160715ARTFIG00209-theresa-may-en-ecosse-defend-l-unite-du-royaume-uni.php

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-APPENDICE 2:L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA IN GB

-SU LE MONDE:

David Davis, un europhobe libertarien pour gérer le Brexit

LE MONDE | 14.07.2016 à 14h37,Mis à jour le 15.07.2016 à 06h47 | Par Philippe Bernard (Londres, correspondant)

David Davis, le 13 juillet à Londres.
« Le Brexit, c’est le Brexit. » A ceux qui pourraient douter de la détermination de la nouvelle première ministre britannique, Theresa May, à mener la vie dure aux Européens pendant les négociations de sortie du Royaume-Uni de l’Union européenne (UE), sa décision de nommer David Davis à la tête d’un nouveau ministère spécialement chargé de la question apporte un démenti cinglant.

Lire aussi :   Theresa May devient première ministre du Royaume-Uni, Boris Johnson hérite de la diplomatie

Franc-tireur du parti conservateur, David Davis, 67 ans, député depuis 1987, est l’un des plus vieux europhobes des tories. Ministre chargé de l’Europe dans le gouvernement de John Major entre 1994 et 1997, on le surnommait « Monsieur Non », et il adorait ça.

Pendant la campagne du référendum, cette année, cet électron libre avait choisi de faire campagne non pas dans « Vote Leave », l’entité officielle prônant une sortie de l’UE, dirigée par le conservateur Boris Johnson, mais dans le collectif « Grassroots Out », au côté du leader d’extrême droite Nigel Farage.

Réorienter la politique économique grâce au Brexit

Ultralibéral en économie et en même temps défenseur farouche des libertés publiques, le nouveau « ministre chargé de la sortie de l’UE » serait qualifié de « libertarien » aux Etats-Unis.

Un long article, publié le 11 juillet sur le site ConservativeHome, détaille sa stratégie de rupture avec l’UE et présente le Brexit comme une excellente opportunité pour « construire [notre] place dans le monde », une expression reprise depuis lors par Mme May. Il promet « des effets bénéfiques » sur l’économie britannique, « avant même le départ formel de l’UE », qu’il prévoit autour de décembre 2018.

David Davis critique le type de croissance dont profite actuellement l’économie britannique, basée, selon lui, sur une faible productivité, des bas salaires et le recours à une « immigration de masse incontrôlée ». Il estime que le Brexit offre la possibilité d’une réorientation vers une « stratégie de croissance tirée par les exportations », grâce à des traités de libre-échange beaucoup plus rapidement conclus qu’à travers l’UE.

Il estime que de tels traités peuvent être signés d’ici un à deux ans avec les Etats-Unis, l’Australie, la Chine et l’Inde. L’attractivité du Royaume-Uni serait assurée par une nouvelle baisse (à 15 %) de l’impôt sur les sociétés.

Lire aussi :   Après le vote en faveur du Brexit, Londres veut baisser l’impôt sur les sociétés

Le nouveau ministre du Brexit estime que l’UE va continuer d’offrir à Londres un libre accès à son marché unique sans droits de douane, car c’est, selon lui, son intérêt. « Une fois que les pays européens auront compris que nous resterons fermes sur le contrôle de nos frontières, ils voudront discuter, dans leur propre intérêt », écrit-il. M. Davis reste cependant muet sur la question du maintien de la libre circulation des personnes, corollaire de l’accès au marché unique.

Pourfendeur des lois « liberticides »

Selon le nouveau ministre, le Royaume-Uni devrait enclencher l’article 50 du traité de Lisbonne, qui formalise le début des négociations de sortie, « avant ou dans le courant de l’année prochaine ».

Dans une autre déclaration, faite en mai, il plaidait pour une stratégie de Brexit centrée sur la recherche d’un accord avec Berlin et non Bruxelles. Theresa May pourrait donc tenter de constituer un axe avec la chancelière allemande, Angela Merkel, à laquelle elle est souvent comparée.

Lire aussi :   Après les félicitations, les dirigeants européens rappellent à Mme May les conséquences du Brexit

La réputation de bagarreur de M. Davis remonte aux années Blair et Brown, qu’il a passées comme ministre de l’intérieur du cabinet fantôme conservateur (opposition), de 2003 à 2008. Pourfendeur des lois « liberticides » votées par le Labour après les attentats terroristes de New York et de Londres, il s’élevait contre « l’érosion des libertés », tonnant contre la loi étendant la durée de la garde à vue en matière de terrorisme et – avec succès finalement – contre l’instauration de cartes d’identité. Ce qui ne l’a pas empêché, par ailleurs, de se prononcer en faveur du rétablissement de la peine de mort.

En 2008, il va jusqu’à démissionner de son mandat de député de Haltemprice and Howden (Yorkshire, nord de l’Angleterre) pour protester contre les atteintes aux libertés publiques, provoquant une élection partielle où il est réélu.

Parcours atypique chez les tories

Né dans un milieu modeste, élevé dans un logement social par une mère seule, David Davis tranche dans le milieu des barons tories. Elève moyen, il n’a poursuivi des études supérieures (à Warwick, Londres, puis Harvard) qu’après s’être engagé dans les forces spéciales de l’armée et en avoir obtenu une bourse. Il a été cadre du groupe britannique agroalimentaire Tate & Lyle pendant vingt ans avant de commencer une carrière politique.

En 2005, il était le favori pour l’élection à la tête du Parti conservateur, mais avait été battu par David Cameron. Ce dernier lui avait alors proposé d’entrer dans son gouvernement, ce qu’il avait refusé.

Sa défense des libertés publiques ne s’est pas arrêtée avec l’arrivée au pouvoir de son rival en 2010. Il a en particulier bataillé contre le projet de loi de surveillance d’Internet défendu par la ministre de l’intérieur de l’époque… Theresa May.

Critique à l’égard du fonctionnement de la Cour européenne des droits de l’homme (CEDH), il est cependant opposé à la rupture du Royaume-Uni avec la juridiction de Strasbourg, relevant que le départ de Londres serait un encouragement pour les pays qui enfreignent les droits de l’homme.

Est-ce pour cette raison que Theresa May, qui s’était déclarée favorable à un divorce avec la CEDH, a fait volte-face sur ce sujet voici quelques jours, lorsqu’elle a brigué le poste de premier ministre ? Toujours est-il qu’elle a obtenu le soutien de M. Davis. Il se trouve aujourd’hui récompensé par l’attribution d’une mission de confiance à hautes responsabilités et à hauts risques, au cœur du cyclone du Brexit.

 Philippe Bernard (Londres, correspondant)

Correspondant au Royaume-Uni

 http:lemonde.fr/europe/article/2016/07/14/david-davis-un-europhobe-libertarien-pour-gerer-le-brexit_4969468_3214.html
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REAZIONE:UN LIBERALE PURO E DURO TARGATO UKIP GUIDERA IL BREXIT.
NON NEGOZIERA L’USCITA CON L’UE MA CON(CONTRO?)LA GERMANIA.E LA MERCKEL SI ALLINIERA CON MAY(GIA QUESTO ANNO MI RACCOMANDO).

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19 LUGLIO 2016:HOLLANDE E LA CRONACA DELLE MORTE ANNUNCIATE

lemonde.fr

 Antiterrorisme : l’exécutif défend son bilan face aux accusations de Nicolas Sarkozy

LE MONDE | 17.07.2016 à 20h55,Mis à jour le 18.07.2016 à 09h17 | Par Matthieu GoarLe premier ministre et le ministre de l’intérieur ont publié un communiqué commun revenant sur l’action du gouvernement contre le terrorisme.

Le premier ministre et le ministre de l’intérieur ont publié un communiqué commun revenant sur l’action du gouvernement contre le terrorisme. PHILIPPE WOJAZER / REUTERS

Trois jours après l’attentat de Nice, commis un 14-Juillet, jour de la fête nationale et de l’unité du pays, la discorde politique s’amplifie. « Tout ce qui devait être fait depuis dix-huit mois n’a pas été fait », a martelé Nicolas Sarkozy sur le plateau du journal télévisé de TF1 dimanche soir 17 juillet.

Sur un ton martial – il a évoqué une « guerre totale » –, le président des Républicains s’en est pris aux discours qui évoquent la fragilité psychiatrique de l’auteur de l’attentat de Nice. « Il faut arrêter de dire que c’est un déséquilibré, il faut nommer l’ennemi et le combattre », s’est-il agacé. L’ancien président de la République a énuméré les mesures qu’il lui semblait nécessaire de prendre : ouvrir de centres de déradicalisation, « mettre à la porte » les personnes fichées « S » d’origine étrangère, équiper les fichés « S » « qui présentent un risque de radicalisation » d’un bracelet électronique ou les placer en centre de rétention.

Il a également estimé que les préfets devaient pouvoir prendre la décision de fermer des lieux de cultes musulmans ayant des liens avec l’idéologie salafiste et de pouvoir en expulser les imams. Enfin, il en a appelé à l’intervention au sol des voisins de l’Irak et de la Syrie « alliés » de la France, tout en appelant à l’alliance avec la Russie.

Lire aussi :   Le profil inédit de Mohamed Lahouaiej Bouhlel, auteur de l’attentat de Nice

« Aucun gouvernement n’a fait autant »

Face aux critiques, le gouvernement fait front. Manuel Valls et Bernard Cazeneuve ont publié un long communiqué commun dimanche. « Aucun gouvernement n’a fait autant jusqu’à présent pour lutter contre le terrorisme », dit le texte, rappelant « la nécessité de l’unité nationale ».

Le communiqué revient également en détail sur les mesures prises depuis l’arrivée de la gauche au pouvoir, citant, entre autres, une augmentation des effectifs policiers, « un nouveau schéma national d’intervention des forces sur l’ensemble du territoire », la réforme des services de renseignement ou encore les trois lois antiterroristes « adoptées au cours de quinquennat ».

Le premier ministre était déjà monté au créneau, dimanche 17 juillet, dans une interview au Journal du dimanche. « Certains politiques irresponsables disent que cet attentat était évitable. Mais le risque zéro n’existe pas. Dire le contraire, c’est mentir aux Français », dénonce le premier ministre, avant d’estimer que « la réponse à l’Etat islamique ne peut pas être une “trumpisation des esprits. »

Lire aussi : Après Nice, Valls répond aux critiques et dénonce la « Trumpisation » des esprits

Dans cet entretien, M. Valls critiquait plus précisément « l’attitude de Christian Estrosi », ancien maire (Les Républicains) de Nice et actuel président du conseil régional de Provence-Alpes-Côte d’Azur – qui s’était emporté, vendredi soir, contre le manque de policiers déployés à Nice lors du feu d’artifice, et les récentes déclarations d’Alain Juppé qui, dès le 15 juillet, avait écrit qu’« aucun fatalisme ni aucune naïveté ne peuvent être tolérés ». « Si certains dans l’opposition s’y refusent, si même ceux qui étaient considérés comme modérés participent à cette dérive démagogique, c’est très grave », répond le premier ministre.

Pas sûr pourtant que cette réaction suffise à calmer les critiques de la droite. « Le peuple n’est pas dans l’unité nationale. Le gouvernement ne peut pas s’en sortir pour la troisième fois à bon compte en ayant tous les politiques autour de lui », a répété M. Estrosi au Point, dimanche. Le même jour, le maire de Bordeaux et candidat à la primaire de la droite a assumé sa position dans une interview au Parisien : « Le fatalisme n’est pas une politique. »

Alain Juppé muscle ses attaques

« Les Français ont bien conscience que l’unité nationale n’est indispensable que si elle est efficace, analyse Eric Ciotti, député des Alpes-Maritimes et proche de Nicolas Sarkozy. Or les Français sont en colère. Ils ne voient pas en François Hollande un chef de guerre. Le triptyque “émotion-communication-banalisation” a vécu, et nous avons besoin d’un réarmement juridique, militaire et moral. »

L’approche de la primaire à droite, à la fin de novembre, et de la présidentielle de 2017 entraîne une surenchère entre les différents ténors de la droite. Chacun veut être le porte-parole de la « colère » des Français et rassurer les citoyens en vue des échéances électorales. Alain Juppé n’a pas changé d’idées depuis la publication de son livre Pour un Etat fort (éd. JC Lattès, 250 p.) en janvier, dans lequel il se prononce pour un renforcement du renseignement territorial et le développement d’une force de renseignement pénitentiaire. Mais l’ancien premier ministre a été prompt à réagir en diffusant un communiqué offensif dès vendredi 15 juillet.

Un changement d’habitude pour un candidat qui n’aime pas réagir en étant brusqué par l’actualité. En musclant et en répétant ses attaques contre le gouvernement, le maire de Bordeaux s’est placé de lui-même au centre de la tempête politique. A l’approche de la primaire des 20 et 27 novembre, le candidat ne veut pas se laisser déborder par son principal adversaire, Nicolas Sarkozy, qui remonte dans les sondages. « Nous ne serons jamais dans la surenchère, mais il y a une forme de fatalisme qui heurte les Français », explique Gilles Boyer, le directeur de campagne de M. Juppé.

Durcir l’état d’urgence

L’ancien chef de l’Etat devrait lui aussi être très actif dans les prochains jours, en se posant en principal opposant au gouvernement. Après ses déclarations très acerbes de dimanche soir, M. Sarkozy réunira un bureau politique de son parti, lundi 18 juillet. En visite à Berlin, M. Juppé n’y assistera pas.

Puis, il recevra les parlementaires LR au siège du parti, mardi matin. Plusieurs députés proches – Eric Ciotti, Guillaume Larrivé (Yonne) et Georges Fenech (Rhône) – devraient une nouvelle fois déposer des amendements lors du débat sur la prolongation de l’état d’urgence, en réactivant des idées déjà amenées dans le débat après les attentats de novembre 2015 et le double meurtre de Magnanville (Yvelines), le 13 juin : la rétention administrative des individus qui constituent une menace pour la sécurité de l’Etat, la fermeture des lieux de culte salafistes ou encore la suppression de tout aménagement de peine pour les individus condamnés pour des faits de terrorisme.

« L’état d’urgence ne doit plus être virtuel. Le nouveau clivage a lieu entre ceux qui sommeillent et ceux qui sont conscients que nous sommes en état de guerre, tranche M. Larrivé. Et le gouvernement devrait parfois nous écouter. En ces temps de guerre, il faut refuser le faux unanimisme car le débat démocratique a un sens – en 14-18, Clemenceau débattait à la Chambre des députés – et rejeter l’improvisation et les polémiques politiciennes. Nous sommes un parti de gouvernement qui fait des propositions réalistes. »

Concurrence avec le FN

Une façon de dénoncer les prises de position de Marine Le Pen, qui a une nouvelle fois réactivé sa critique d’un prétendu « système ». « Une telle crise doit nous amener à dire : Hollande, Valls, Cazeneuve, Sarkozy et consorts, plus jamais ça, plus jamais eux », a déclaré, samedi 16 juillet, la présidente du Front national.

Au milieu de ces événements tragiques, les deux partis n’oublient pas qu’ils seront en concurrence en 2017. La montée du FN dans les Alpes-Maritimes, un bastion de la droite républicaine, inquiète depuis plusieurs mois l’état-major du parti LR, qui craint que cet attentat à Nice ne renforce encore la poussée frontiste. Cette donnée explique aussi les positions de plus en plus radicales de l’opposition, coincée entre un exécutif à la manœuvre et un FN antisystème.

« La prochaine élection présidentielle se jouera sur la façon de protéger les Français, et l’homme le mieux placé pour être un chef de guerre. Cette question sera essentielle, bien avant celle du chômage », conclut M. Ciotti. Plus l’échéance présidentielle se rapprochera, plus la droite confortera cette stratégie en ne laissant aucun répit à l’exécutif. Quitte à piétiner l’unité nationale.

Lire aussi :   Qu’est-ce qu’un deuil national ?

  • Seuls 33 % des Français font confiance au gouvernement face au terrorisme Un sondage IFOP publié par Le Figaro, lundi 18 juillet et réalisé au lendemain de l’attaque qui a fait 84 morts à Nice, le 14 juillet, montre que ce nouvel événement a eu un effet inédit sur l’opinion. Après les attentats de janvier 2015, les personnes interrogées étaient encore 51 % à se déclarer confiantes, un chiffre resté stable après le 13 novembre 2015, à 50 %.

http:lemonde.fr/election-presidentielle-2017/article/2016/07/17/apres-l-attentat-de-nice-et-a-l-approche-de-la-primaire-sarkozy-et-juppe-jouent-la-surenchere_4970917_4854003.html

REAZIONE:L’INADEGUATEZZA DI HOLLANDE NEL COMBATTIMENTO AL TERRORISMO L’HO ANNUNCIATO GIA IN QUESTE PAGINE,E’ POSSIBILE CHE LA FRANCIA ABBIA CONTINUATO A DORMIRE?E’ LA STESSA INADEGUATEZZA DI OBAMA.

LA RISPOSTA ALLO STATO ISLAMICO NON PUO ESSERE UNA TRUMPISAZIONE DEGLI SPIRITI?FORSE MA IL FATALISMO SA DI CONNIVENZA CON IL TERRORISMO TANTO COME LA POSIZIONE ANTI-SISTEMA DELLA LE PEN.

LA DIFESA NAZIONALE CONTRO IL TERRORISMO NON DEVE ESSERE UNA POLITICA PARTITISTICA:NON A CASO TRUMP HA VINTO LA NOMINATION CORRENDO AL DI FUORI DELLA PARTITOCRAZIA,ANCHE DI QUELLA REPUBBLICANA,E NON A CASO BUSH HA VINTO LA SECONDA PRESIDENZA AL DI LA DELLA SUA DISTRUZIONE DEI PARADIGMI TRADIZIONALI DELL’AMERICA,E CIOE’ LA LIBERTA,LA PRIVACY,I DIRITI INDIVIDUALI,ECC.FORSE TRUMP E BUSH NON HANNO AVUTO L’UNANIMITA DEI POLITICI MA SI QUELLA DEL POPOLO.E ANCHE QUESTO CI INSEGNA IL BREXIT:QUESTO NON HA AVUTO L’UNANIMITA DEL SISTEMA POLITICO CHE DALTRONDE ERA MAGGIORITARIO A RIMANERE NELL’UE (CHE SI TROVA ANCORA PERPLESSO,INCREDULO,RESISTENTE AD ACETTARE IL RISULTATO DELLE URNE) MA HA AVUTO L’UNANIMITA DEL POPOLO.RIDETE ORA DI FARAGE.

IN CONCLUSIONE LA RISPOSTA ALLO STATO ISLAMICO DEVE ESSERE POLITICA SI,SENZA DUBBIO,MA AL DI SOPRA DELLA POLITICA PARTITISTICA ANCHE SE NON INVOCHI ALL’UNANIMITA.

20 LUGLIO 2016:BREXIT,MAY NUCLEARE CORBYN INADEGUATO

-SU LA STAMPA:

May vince al debutto sui cocci del Labour: sì al deterrente nucleare
 
AFP

Il primo ministro britannico, Theresa May

 
 
   
18/07/2016
umberto bacchi

Theresa May vince al debutto sulle macerie del partito laburista. La nuova Lady di ferro sceglie la sicurezza nazionale del Regno Unito post-Brexit come tema per la prima in parlamento da primo ministro e porta a casa la partita. Sul tavolo dei Commons c’è il rinnovamento del controverso deterrente nucleare Trident. Il voto è una patata bollente per il partito laburista, già dilaniato da un’insurrezione interna.

Il leader asserragliato, Jeremy Corbyn, è un convinto pacifista, sostenitore della campagna anti-nucleare. I suoi detrattori – moderati nostalgici di Tony Blair – spingono per il rinnovo dell’arsenale. Il partito, diviso, lascia libertà di voto. Risultato: vittoria scontata dei Tories che rende la posizione di Corbyn ancor più precaria dopo la sfiducia incassata a giugno.

«Non possiamo dimettere il nostro sommo strumento di difesa a causa di un idealismo malriposto», ha detto May in una stoccata al rivale, ritenuto da parte del suo stesso partito un leader inadeguato. Il primo ministro invece si propone subito come guida forte capace di portare la Gran Bretagna fuori dall’incertezza del dopo Brexit, vincendo un voto emblematico dell’aspirazione Britannica di rimanere una temuta potenza mondiale anche fuori dall’Europa.

«Il punto di un deterrente è che i nostri nemici sappiano che siamo preparati a usarlo» ha detto dando risposta affermativa a un parlamentare che le chiedeva se fosse pronta a premere il bottone uccidendo «100.000 uomini donne e bambini innocenti». Il programma di modernizzazione prevede la sostituzione di quattro sottomarini nucleari commissionati da Margaret Thatcher negli anni ’80 e stazionati in Scozia, che diverranno desueti entro il 2030. Uno dei sommergibili rimane costantemente al largo pronto a lanciare in caso Londra sia colpita da un attacco nucleare.

Costo del rinnovo: 31 miliardi di sterline. Troppi per gli oppositori che ritengono Trident un reperto della guerra fredda, desueto, nonostante la rinnovata aggressività della Russia di Putin, e inutile contro la nuova minaccia terrorista. Tra i contrari c’era anche la premier scozzese pro-UE Nicola Sturgeon, che avrebbe voluto tenere i sottomarini e l’indotto ma senza le testate invise alla popolazione locale. Per ora la battaglia l’ha vinta May.

Alcuni diritti riservati
http:lastampa.it/2016/07/18/esteri/may-vince-al-debutto-sui-cocci-del-labour-s-al-deterrente-nucleare-YxfsPyCLgmdSIg8kYd9x3J/pagina.html

21 LUGLIO 2016:TRUMP VS HILLARY,”ALTO TRADIMENTO”

-SU LA REPUBBLICA:

“Hillary da fucilare”, bufera sul consigliere di Trump Al Baldasaro

Imbarazzo del tycoon, aperta indagine. Clinton replica: “Si alimenta odio”

"Hillary da fucilare", bufera sul consigliere di Trump Al Baldasaro

E’ BUFERA su uno dei più stretti consiglieri della campagna di Donald Trump. A scatenare il finimondo le parole shock di Al Baldasaro allo show radiofonico di Jeff Kuhner, per il quale Hillary Clinton “dovrebbe essere portata davanti a un plotone di esecuzione e fucilata per alto tradimento”. “Sono un veterano che ha combattuto e partecipato alle operazioni ‘Desert Shield’ e ‘Desert Storm’ in Iraq e sono anche un padre che ha mandato un figlio in guerra, in Iraq, come tecnico di elicotteri nel corpo dei Marine”, ha detto Baldasaro, membro dell’assemblea parlamentare del New Hampshire. “Hillary per me è come la Jane Fonda del Vietnam”, ha quindi proseguito, riferendosi alle accuse mosse a suo tempo all’attrice di parteggiare per il nemico e di avere posizioni anti-americane.

Usa 2016, “Hillary da fucilare”: bufera su Al Baldasaro, consigliere di Trump

Hillary, ha aggiunto Baldasaro, “è una disgrazia per le bugie che ha detto alle madri i cui figli sono stati uccisi a Bengasi. Tutto mi disgusta di lei, dovrebbe essere messa lungo una linea di tiro e giustiziata per tradimento”. Grande l’imbarazzo nell’entourage del candidato alla Casa Bianca fresco di nomination, con la sua campagna che di fatto prende le distanze. Anche perchè Robert Hoback, portavoce del Secret Service – il corpo che vigila sulla incolumità non solo dei presidenti ma anche dei candidati alla presidenza – ha assicurato che l’agenzia condurrà le indagini del caso. Un’inchiesta è stata già aperta.

Intanto Hillary reagisce alle durissime parole nei suoi confronti, la goccia che fa traboccare il vaso dopo gli attacchi e gli insulti a lei rivolti da quando è iniziata  la convention repubblicana. “La costante escalation di retorica offensiva da parte di Trump rischia di alimentare tra i repubblicani quel tipo d’odio che da tempo era stato relegato ai margini della politica americana”, afferma la campagna della ex first lady.
“Questa settimana alla convention repubblicana – si aggiunge – si assiste a un chiaro rafforzamento di questo pericoloso fenomeno”. E gli slogan più gettonati di Cleveland – soprattutto dopo le durissime parole pronunciate dal palco dall’ex sindaco di New York Rudi Giuliani, dal governatore del New jersey Chris Christie, ma anche da Donald Trump Jr, sono diventati sicuramente due: “Hillary for prison” e “Lock her up”, mettetela in galera.

http:repubblica.it/esteri/elezioni-usa/primarie2016/2016/07/21/news/_hillary_da_fucilare_bufera_sul_consigliere_di_trump_al_baldasaro-144535383/?ref=HREA-1
REAZIONE:VA PIANO,E’ TROPPO
21 LUGLIO 2016:BREXIT,UN PO’ TARDI

-TITOLARE  SU GOOGLE NEWS:

Editoriale

Londra rinuncia alla presdenza di turno dell’UE

La Stampa  – ‎19 ore fa‎
Il Regno Unito ha rinunciato alla presidenza di turno dell’Unione Europea, che sarebbe spettata a Londra nel secondo semestre del 2017. Lo fa sapere l’ufficio del primo ministro Theresa May, la quale ha informato ieri della sua decisione il presidente
-NOTA COMPLETA SU LA STAMPA:
.
May incontra Merkel: “Non abbandoniamo gli amici europei”
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La premier britannica a Berlino per parlare con la cancelliera tedesca: «Bene che il nuovo governo si presenti con le idee chiare, è nel nostro interesse»
AFP

Theresa May durante l’incontro con Angela Merkel

20/07/2016

«Non vogliamo abbandonare i nostri amici europei». A parlare è il nuovo premier britannico Theresa May, arrivata a Berlino per incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel e discutere dell’uscita dall’Ue: «Brexit significa Brexit», ha ribadito la May, ma devono comunque essere mantenute salde relazioni coi Paesi Ue. «È normale che un nuovo governo pensi a quali siano i propri interessi – ha risposto la Merkel -, ed è nostro interesse che la Gran Bretagna si chiarisca e si presenti con idee chiare. Una buona preparazione è nell’interesse dell’Ue».

In ogni caso il Regno Unito non chiederà formalmente di lasciare l’Unione Europea «prima della fine del 2016», come ha ricordato la May, sottolineando che il suo Paese ha bisogno di tempo per prepararsi ai negoziati di fuoriuscita dall’Ue. Spetta però alla Gran Bretagna, ha replicato Merkel, «definire i propri futuri rapporti con l’Unione», e in sede di trattative ambedue le parti «tuteleranno i rispettivi interessi».

L’incontro tra le due donne al potere arriva dopo la rinuncia della Gran Bretagna alla presidenza di turno dell’Unione Europea, che sarebbe spettata a Londra nel secondo semestre del 2017. Secondo le prime indiscrezioni, il turno potrebbe essere coperto dal Belgio. Le regole europee stabiliscono una turnazione semestrale per il ruolo di coordinatore dell’Unione secondo un ordine alfabetico corretto per garantire un’alternanza tra grandi e piccoli Paesi. Attualmente la presidenza è della Slovacchia.

Leggi anche – Ma lo strappo può essere un’opportunità (di Frans Timmermans)

Alcuni diritti riservati.
http:lastampa.it/2016/07/20/esteri/londra-rinuncia-al-turno-di-presidenza-ue-jgwQZHYy4MbX8G3cYZMCLI/pagina.html
 
21 LUGLIO 2016:”DOPO DI ME IL DILUVIO”,BERLUSCONI
-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:
 
L’ANNUNCIO
Parisi: a settembre convention per un nuovo centrodestra
«No al referendum»

Dopo la sconfitta di misura alle elezioni a Milano,
Mr Chili annuncia così, il suo ingresso sulla scena nazionale

REAZIONE:NIENTE REFERENDUM,BERLUSCONI NON VUOLE UN RENZI LEGITTIMATO DEMOCRTICAMENTE.PEDERA IL REFERENDUM,LO DICONO I  SONDAGGI,LO DICE IL BUON DISCERNIMENTO,LO FA SOSPETTARE GLI INTENTI DI ULTIMO MOMENTO PER CERCARE ALIBI CHE LO POSTICIPINO,MA BERLUSCONI,RIPROPOSTO IN CONVALESCENZA DOPO IL DISASTRO DELLE COMUNALI CHE HA QUASI FATTO SCOMPARIRE IL CENTRODESTRA DA NCD A LEGA PASSANDO PER FI,E ANNIENTATO IL PD,NON ACETTA CHE  A RENZI IL “NON ELETTO” VENGA DATA UNA USCITA DI SCENA DA “DEMOCRATA”.LUI VUOLE RESTARE L’ULTIMO PREMIER ELETTO DIRETTAMENTE DAL VOTO DEMOCRATICO.QUELLO DEL TITOLO.

PURTROPPO STA ANCORA A VEDERSI IL DESTINO POLITICO DI BERLUSCONI VISTO CHE NON SAPPIAMO SE SARA  IN CONDIZIONI PSICO-FISICHE DI PARTECIPARE ATTIVAMENTE IN POLITICA.DOPO L’USCITA DEL SAN RAFFAELE NON ABBIAMO ALTRE PROVE DOCUMENTALI DELLA SUA ATTIVITA POLITICA.NON SI LO HA PIU VISTO.

21 LUGLIO 2016:VENTI MARZIALI

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Nizza, accusa al governo sulla sicurezza: "Solo un'auto all'ingresso della Promenade"

Foto di Libération: solo un’auto della polizia municipale a presidiare la Promenade

Nizza, accusa al governo sulla sicurezza:”Solo un’auto all’ingresso della Promenade”
Libération: premier e ministro dell’Interno hanno mentito
non c’erano mezzi della polizia nazionale la notte della strage

Mattarella accoglie salme video/ Donna di Cuneo, ritorno in forma privata

dai nostri inviati C. BONINI e A. GINORI e di K. RICCARDI, G. FOSCHINI

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22 LUGLIO 2016:”LA MAI VISTA”,LEALTA ISTITUZIONALE DEL DOTTORE ROSSI
 
-SU LA REPUBBLICA:
 
Banca Etruria: Csm archivia su Rossi. E scoppia la polemica

Nella delibera, che ha ottenuto 11 voti favorevoli, 9 astensioni e un voto contrario, si legge che non ci sono elementi “per sostenere un rapporto di conoscenza con il ministro Maria Elena Boschi tale da mettere in discussione il profilo dell’imparzialità del magistrato”

 

21 luglio 2016

ROMA – Il Csm archivia la pratica sulla vicenda del procuratore di Arezzo Roberto Rossi, titolare dell’inchiesta su Banca Etruria, finito all’attenzione della prima commissione per un incarico di consulenza a Palazzo Chigi. E scoppia la polemica.

Nella delibera, votata dal plenum del Csm, che ha ottenuto 11 voti favorevoli, 9 astensioni e un voto contrario, si prevede l’archiviazione della pratica e la trasmissione di copia degli atti al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione.

L’approvazione di un emendamento che ha cancellato la scelta di inserire gli atti nel fascicolo del magistrato ha spinto i relatori, con l’intero gruppo di Area, ad astenersi sulla delibera.

“Non ci sono elementi per sostenere un rapporto di conoscenza tra il dottor Rossi con il ministro Maria Elena Boschi, tale da mettere in discussioneil profilo dell’imparzialità e dell’indipendenza del magistrato nella trattazione di vicende processuali che potenzialmente potrebbero coinvolgere parenti del citato ministro”, si legge in uno dei passaggi della delibera di archiviazione.

http:repubblica.it/economia/2016/07/21/news/banca_etruria_csm_archivia_su_rossi_e_scoppia_la_polemica-144591255/?ref=HREC1-22
REAZIONE:LA BOSCHI?MAI VISTA
SIN DALL’INIZIO HO SOSTENUTO CHE LE ACCUSE CONTRO ROSSI ERANO UNA MANOVRA DI BERLUSCONI PER OSTACOLIZZARE LA GIUSTIZIA E QUESTA SENTENZA A LUGLIO MI DA RAGIONE.
https://www.youtube.com/watch?v=O2Xtq_0T38w

23 LUGLIO 2016:FANTAPOLITICA BERLUSCONIANA

-SU LA REPUBBLICA:

Forza Italia, Berlusconi ai ‘colonnelli’ del partito: avanti con Parisi e ‘no’ al referendum

Silvio Berlusconi e Stefano Parisi

Primo vertice ad Arcore dopo l’intervento al cuore dell’ex Cav. Che va oltre i malumori della vecchia guardia programmando il rilancio sul coinvolgimento del manager che a Milano ha ricompattato il “popolo del centrodestra, che è maggioranza del Paese” nella sfida a Beppe Sala

di ANDREA CARUGATI

22 luglio 2016

MILANO – Il primo vertice di Forza Italia con Berlusconi, dopo l’operazione al cuore di metà giugno. L’ex Cavaliere torna alla politica attiva e riceve a pranzo ad Arcore lo stato maggiore del partito, in fibrillazione dopo l’intervista in cui Stefano Parisi ha annunciato di voler scendere in campo per riunificare il centrodestra. I colonnelli di Forza Italia – tra gli invitati, oltre ai capigruppo Romani a Brunetta, anche Gelmini, Bernini, Matteoli, Toti, Carfagna, Gasparri e i consiglieri di Berlusconi, Nicolò Ghedini e Valentino Valentini – sentono odore di rottamazione e non è un caso che nel progetto del candidato sindaco di Milano ci sia anche un rinnovo della classe dirigente, ipotesi sostenuta da Berlusconi. A Villa San Martino, dunque, non va in scena solo un pranzo in cui i fedelissimi riabbracciano il presidente in convalescenza. E’ invece occasione di scontro duro, perché in gioco c’è il futuro del partito.

Al termine del confronto, una nota conferma le indiscrezioni e la volontà di Berlusconi di andare oltre i malumori della vecchia guardia che, ufficialmente, “condivide”. Il rilancio di Forza Italia, dunque, passerà per il coinvolgimento di Stefano Parisi, il manager prestato alla politica che ha conteso fino all’ultimo la poltrona di sindaco di Milano a Beppe Sala, uscito sconfitto al ballottaggio ma oggi titolare di un credito importante. Mentre l’iniziativa politica attorno alla quale ricompattare Forza Italia e riconnetterla con il suo elettorato di riferimento sarà la campagna per il “no” al referendum di ottobre sulle riforme costituzionali del governo Renzi.

“Nel corso della riunione di oggi – si legge nel comunicato – il presidente Silvio Berlusconi ha posto con forza la necessità di rilanciare l’azione politica di Forza Italia, per riannodare i fili del dialogo con quel popolo di centrodestra che continua a essere maggioranza nel Paese. I partecipanti all’incontro hanno condiviso l’intento del presidente Berlusconi di rafforzare l’organizzazione del partito e di rilanciare l’iniziativa politica, a cominciare dal referendum di ottobre per garantire una netta affermazione del ‘no’. Tutto questo – prosegue la nota – anche attraverso l’apertura al contributo di chi intende condividere questo percorso politico a cominciare dai protagonisti delle recenti elezioni amministrative come Stefano Parisi”.

Parisi ad Arcore non c’era. Perché “io non sono di Forza Italia”, aveva messo in chiaro intervenendo a Omnibus, aggiungendo: “Non voglio prendere il posto di Berlusconi, solo dare una mano”. Non è certo la prima volta che Berlusconi lascia intendere a un possibile delfino di puntare su di lui. Era già successo con Alfano che, non a caso, in un’intervista in cui conferma stima per Parisi e apre al dialogo con un centrodestra non a trazione leghista, offre al manager un suggerimento: “Sono un profondo conoscitore delle dinamiche successorie da quelle parti, e porto ancora numerose cicatrici sul mio corpo. Credo che non lo attendano tappeti rossi”:

Proprio così. Giovedì, dopo l’intervista di Parisi, durante una riunione dei senatori forzisti a palazzo Madama sono volate le urla. Brunetta: “Stefano è un amico, ma in politica l’Opa non esiste”. Il governatore della Liguria Giovanni Toti accelera sui piani di scissione, e parteciperà sabato in Toscana a un incontro organizzato da Giorgia Meloni per il ‘no’ al referendum. Della partita anche Matteo Salvini, che continua a vedere nelle primarie il metodo migliore per scegliere il leader del centrodestra e a Repubblica spiega che “quello di Parisi a Milano è stato un modello perdente”.

A molti forzisti non è piaciuto il riferimento di Parisi al fatto che Renzi possa restare premier anche in caso di sconfitta al referendum d’autunno. Vedono dietro queste parole il peso del partito Mediaset, di Confalonieri e Letta, l’incubo di un nuovo patto del Nazareno che possa prolungare la vita del governo. L’ipotesi Parisi, “uomo del fare”, piace invece ai figli dell’ex Cavaliere, a partire da Marina, che spingono il padre a un più deciso passo indietro dalle fatiche della politica. E ha già
ricevuto due endorsment pesanti, quelli di Giuliano Ferrara sul Foglio e di Vittorio Feltri su Libero. “Parisi val bene una messa”, scrive Ferrara. “Di un tipo così c’è bisogno, e se farà quel che promette sarà un progresso per tutti…”.

http:repubblica.it/politica/2016/07/22/news/berlusconi_riunisce_ad_arcore_i_colonnelli_furiosi-144620236/?ref=HREC1-10

REAZIONE:MANCANO LE PROVE DOCUMENTALI SULLO STATO PSICO-FISICO DI BERLUSCONI E LE SUE VERE FORZE PER MANTENERE ATTIVITA SOCIO-POLITICHE COSI INTENSE COMME QUELLE RIFERITE IN QUESTA COSTRUZIONE STAMPA DA MUSEO DI CERA.IL RESTO DELLA NOTA E’ LITERATURA E SPECULAZIONI POLITICHE CAMPATE PER ARIA,SOLO ESPRESSIONI DI DESIDERI.

23 LUGLIO 2016:RUBY TER NON SI FERMA

-NOTA 1 SU GOOGLE NEWS:

askanews.it

Senato respinge uso di intercettazioni Berlusconi. Accuse M5s-Pd

Senato respinge uso di intercettazioni Berlusconi. Accuse M5s-Pd

Roma, 20 lug. (askanews) – L’aula del Senato ha respinto l’uso da parte dell’autorità giudiziaria delle intercettazioni telefoniche tra Silvio Berlusconi e le cosiddette “olgettine”. I voti a favore della richiesta della Giunta per le autorizzazioni a procedere (che si era invece espressa per l’utilizzazione delle intercettazioni) sono stati 120, i contrari 130 e gli astenuti 8. Il voto è stato a scrutinio segreto.

Proteste dai senatori grillini, finiti però nel mirino del Pd che li ha accusati, complice il voto segreto, di essere stati loro ad aver votato per il no all’uso delle intercettazioni salvando così l’ex Cav. “Prove di alleanza in aula tra M5S e destre”, ha detto Andrea Marcucci.

Accuse respinte al mittente e ribaltate dal M5s: “Il Pd con il voto segreto salva Berlusconi e prova a puntellare – ha detto il capogruppo in Senato Stefano Lucidi – la sua sempre più scricchiolante maggioranza. Un modo subdolo, dando la colpa ad altri come già accaduto in altre occasioni, giocato sulla pelle della Giustizia, per provare ad assicurarsi anche un comportamento benevolo da parte dei berlusconiani e del loro potente sistema mediatico nel referendum costituzionale. Il patto del Nazareno è risorto”.

http:askanews.it/politica/senato-respinge-uso-di-intercettazioni-berlusconi-accuse-m5s-pd_711862532.htm

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-NOTA 2 SUL CORRIERE DELLA SERA:

corriere.it

Berlusconi e le intercettazioni negate Perché nel processo non cambia nulla

Luigi Ferrarella

L’ANALISI

Milano, 20 luglio 2016 – 23:20

La decisione del Senato avrà pochi effetti per tre motivi: le conversazioni non saranno distrutte, resta agli atti la voce del premier registrata di nascosto, i pm contano su altro

Iris Berardi e Barbara Guerra

Iris Berardi e Barbara Guerra

E adesso? Adesso la voce di Silvio Berlusconi resta lo stesso agli atti. E in generale cambia poco per l’udienza preliminare (rinvio a giudizio o proscioglimento il prossimo 3 ottobre) del procedimento Ruby ter nel quale la Procura di Milano contesta all’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la corruzione di 30 testi in cambio della loro falsa deposizione sulla prostituzione nelle notti di Arcore. L’inutilizzabilità sancita ieri contro l’allora non indagato parlamentare di 11 sue conversazioni telefoniche, captate tra il 12 aprile 2012 ed il 27 agosto 2012 sulle utenze delle indagate Barbara Guerra (9 volte) e Iris Berardi (2 volte), fa certo perdere ai pm quelle più lampanti su come l’ex premier, «di fronte alle pressanti richieste delle ragazze» delle case e del denaro promessi, «subordinasse queste concordate dazioni all’atteggiamento processuale che avrebbero tenuto le due testi all’epoca costituite parte civili nei suoi confronti»; e «richiedesse esplicitamente a Guerra di convincere» l’amica Iris Berardi «a revocare la costituzione di parte civile a lui pregiudizievole» perché era la ragazza che nel proprio diario accennava a rapporti sessuali da minorenne. Ma ciò sposta poco sul processo, per almeno tre ragioni.

shadow carousel:«Ruby ter», le ragazze delle cene di Arcore

Intercettazioni ancora utilizzabili

Intanto perché per legge (e per l’interpretazione datane nel 2010 dalla Consulta) le intercettazioni inutilizzabili nei confronti di Berlusconi non saranno distrutte ma continueranno a essere usabili contro le ragazze per comprovare (per i pm) la loro condizione di testi corrotte per dire il falso.

La voce dell’ex premier nelle registrazioni

Poi perché, paradossalmente, contro Berlusconi una voce diretta di Berlusconi sarà ancora usabile: quella contenuta nella registrazione che il 20 giugno 2013 Alessandra Sorcinelli e Barbara Guerra fecero di nascosto di una loro aspra telefonata con l’ex premier («Silvio, sono Barbara, io sono stanca di essere presa per il culo! Adesso sono veramente stanca!», e l’ex premier intimorito: «Io adesso ho dato a Spinelli il benestare per darvi i soldi per andare in America! (…) Ho fatto un assegno io ieri di 160.000 euro per pagare i mobili della casa…»). La conversazione, che se fosse stata «intercettazione» (cioè flusso di comunicazione captato tra Berlusconi e Guerra) sarebbe stata anch’essa inutilizzabile, resta invece usabile come fonte di prova in quanto «documento», cioè audio registrato dalla ragazza e sequestrato sul suo telefonino in una perquisizione. La terza ragione è che i pm contano su altri indizi. Come l’agenda di Ruby. Il diario di Berardi. La bozza di lettera a Berlusconi da parte dell’ex fidanzato di Ruby: «Nel 2012 Lei, per non far testimoniare Ruby a dicembre, ci chiese di andare via, così partimmo per il Messico dopo aver visto Maria Rosaria Rossi che ci diede i soldi». O la foto di un sms di Marystell Polanco a un avvocato del Cavaliere (che reagì indignato): «Volevo dirti che siamo molto dispiaciute col dottore xke’ ci chiude le porte (…) Lui ha fatto delle promesse quando ci ha detto di venire da voi a dire le bugie, mi ha usata (…) dirò tutto».

Il nodo dei tempi

Se mai, sul processo può pesare l’ipoteca di tempi e logistica, dopo che il 29 aprile la giudice Laura Marchiondelli, su istanza difensiva di competenza territoriale sulla ricezione dei bonifici di Berlusconi ai testi, ha suddiviso il processo in 7 città: Berlusconi e 23 coimputati a Milano, e poi Berlusconi anche a Monza, Roma, Torino, Pescara, Siena e Treviso con uno o due coimputati per città.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

http:corriere.it/politica/16_luglio_20/berlusconi-intercettazioni-negate-perche-processo-non-cambia-nulla-f6804068-4ebd-11e6-8e8b-1212ced41b8e.shtml

 
REAZIONE:IL PROCESSO PER BUGGIE LEGATI ALL’ATTIVITA DI PROSTITUZIONE DI BERLUSCONI NON SI FERMA.FARA LA STESSA FINE DI BILL CLINTON:PROCESSATO PER BUGGIE.

23 LUGLIO 2016:NAPOLITANO INSISTE CON LA STABILITA
 
-SU GOOGLE NEWS:

Napolitano: possibile revisione Italicum, ma con iniziativa Renzi

Napolitano: possibile revisione Italicum, ma con iniziativa Renzi

Roma, 20 lug. (askanews) – “Una revisione del sistema elettorale credo sia da considerare, nel senso di non puntare a tutti i costi sul ballottaggio, che rischia, nel contesto attuale, di lasciare la direzione del paese a una forza politica di troppo ristretta legittimazione nel voto del primo turno”. Lo afferma Giorgio Napolitano in un’intervista a ‘Il Foglio’, nella quale sollecita maggioranza e opposizione a “ragionare su un percorso condiviso per definire urgentemente un nuovo patto per l’Italia”, articolato “su grandi temi obbligati, sui quali è essenziale che non ci siano contrapposizioni: il ruolo del nostro paese in Europa, un piano per la crescita, l’occupazione, il mezzogiorno; un intervento risoluto e condiviso rispetto al tema della prevenzione del terrorismo e della mobilitazione per sconfiggerlo; una unione di intenti rispetto alla politica dell’immigrazione e dell’asilo”.

L’ex capo dello Stato ricorda che all’inizio dell’anno, “ben prima dei risultati delle amministrative”, invitò il governo “a prestare attenzione alle preoccupazioni espresse da varie parti sulla legge elettorale e sugli equilibri costituzionali. Oggi bisogna essere sinceri e dire che rispetto a quando l’Italicum è stato concepito sono cambiati i tempi. Il tripolarismo, a mio modo di vedere, è oggi una nuova caratterizzazione del nostro sistema politico, e nella frammentazione che è venuta crescendo tutti e tre i poli possono essere competitivi e ambire a raggiungere la guida del governo”.

“Vedo che anche il presidente del Consiglio non ha escluso che vi possa essere una qualche modifica all’Italicum, ma mi sembra riduttivo – sottolinea Napolitano – dire semplicemente che deve essere il Parlamento, e dopo il referendum, a occuparsene. Renzi è premier, certo, ma è anche segretario del Pd, e una modifica della legge, se ci deve essere, non può che avvenire anche in base a un’iniziativa politica che si imperni sui gruppi parlamentari del partito guidato dallo stesso premier”.

http:askanews.it/politica/napolitano-possibile-revisione-italicum-ma-con-iniziativa-renzi_711862460.htm

REAZIONE;COME SI FA A DIRE CHE ESSISTE TRIPOLARISMO QUANDO E’ STATO IL PROPIO M5S A VARARE QUESTO PARLAMENTO?(1)ALTRO CHE ANTI-SISTEMA.

 (1)GRILLO HA PROVATO A SCONFESSARE GI “INFEDELI” CHE HANNO DATO I VOTI A BERSANI MA…….FATTI SONO FATTI E SCONFESSIONE O NO E’ STATO IL SUO PARTITO HA VARARE QUESTO SISTEMA POLITICO.IL PARLAMENTO HA POI SCELTO UN PRESIDENTE DELLE CAMERE,UN PREMIER E UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.INSOMMA IL M5S E’ IL RISPONSABILE MASSIMO DI QUESTO SISTEMA CHE NAPOLITANO SQUALIFICA ORA COME TRIPOLARE.E NON SOLO,UNA FRONDA INTERNA DEL  M5S HA CERCATO DI OSTACOLIZZARE RAGGI SINDACO PERCHE MINACCIA IL SISTEMA CON LA  SUA RIAFFIRMAZIONE DELLO STATO DI FRONTE ALLA CHIESA.
INSOMMA INAMMISIBILE LA STALINIANA PRETESA DI NAPOLITANO CERCANDO DI SALVARE  IL PATTO DEL NAZARENO E PERPETUARE RENZI IN NOME DELLA “GOVERNABILITA”(CHE ALTRO NON E’ CHE AUTORITARISMO E PERSONALISMO),E DELLA STABILITA (CHE ALTRO NON E’ CHE GOLPISMO),MINACCIATI DI UN INESSISTENTE TRIPOLARISMO MALGRADO IL POSIZIONAMENTO ABNORME DI ALCUNI SPIRITI LIBERI DEL M5S CHE SFIDANO L’EXCOMUNIONE DEL PADRONE GRILLO E DEL SISTEMA DA LUI VARATO INSIEME A BERSANI SOTTO LA BENEDIZONE DEI PARRINI NAPOLITANO E BERLUSCONI CHE NON A CASO IN QUESTI GIORNI PROSPETTA SIMILI INTENZIONI PATTISTI E RENZOFILI.
25 LUGLIO 2016:RENZI E LA TORTURA
-SU LA REPUBBLICA:
Tortura: Senato sospende esame ddl. Prescrizione, verso l’accordo
Tortura: Senato sospende esame ddl. Prescrizione, verso l'accordo
L’avvocato della famiglia Cucchi mostra le foto di Stefano al processo di Appello (ansa)La sinistra attacca il premier ritwittando un vecchio post di Renzi nel quale diceva: “Quel che dobbiamo dire, lo diremo in Parlamento”. Lega esulta, protestano Si e M5s. Se il reato fosse stato in vigore, sarebbe stato contestato per l’irruzione della Polizia alla Diaz durante il G8. E nei casi Cucchi, Uva e Aldrovandi
di ALBERTO CUSTODERO
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19 luglio 2016
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ROMA – L’esame del ddl per l’introduzione nell’ordinamento italiano del reato di tortura (in particolare commesso dalle forze dell’ordine), è sospeso fino a data da destinarsi. Mentre sulla prescrizione si delinea l’accordo: stop dopo primo grado. La ripresa dell’esame del disegno di legge tortura era prevista per oggi, ma Lega, Fi e Cor hanno chiesto – e ottenuto dalla conferenza dei capigruppo – la sospensione. Esulta il Carroccio, protestano Si e M5s. Discutendo sul ddl, le forze politiche si sono divise tra chi difende le forze di polizia (come Lega e Fi, secondo cui il reato sarebbe una punizione nei loro confronti, o un intralcio al loro lavoro). E chi, come Si – soprattutto dopo il caso della Diaz di Genova – invoca uno strumento normativo a garanzia della correttezza dell’attività degli uomini in divisa, per punire derive o violenze non giustificate dalla legge o dalle regole di ingaggio. Per riportare il dibattito entro il corretto ambito politico, è intervenuto il capogruppo dem a Palazzo Madama, Luigi Zanda.
Zanda, Pd: “Non è provvedimento contro polizia”. “È un provvedimento che non intendiamo affatto abbandonare – spiega il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda – abbiamo accettato non volentieri la sospensione perché dobbiamo valutare la maggioranza che sostiene questo ddl e auspichiamo sia più larga possibile. Credo esistano spazi”. Per il capogruppo dem “è arrivata l’ora di smetterla con l’argomento secondo il quale questo sarebbe un provvedimento diretto alle forze di polizia. Non è così, il ddl riguarda chiunque. Dobbiamo garantire al nostro Paese che verrà approvato presto, prima della pausa estiva. È un impegno che voglio prendere e che intendo rispettare”, conclude.
La sinistra attacca ritwittando un post di Renzi. La sinistra ha attaccato il premier riportando alla memoria un botta e risposta su twitter tra Renzi, da una parte. E Luca Casarini, leader no-global ai tempi del G8 di Genova, dall’altra. Era l’8 aprile 2015, Casarini, rivolto a Renzi, scrisse: “Noto che per la condanna dell’Italia per tortura alla Diaz non dici nulla, come mai? “Matteo Renzi allora rispose. “Quel che dobbiamo dire lo dobbiamo dire con il resto (testuale, ndr) di tortura in Parlamento. Questa è la risposta di chi rappresenta un Paese”. Fratoianni, ieri, richiamando alla memoria quello scambio Renzi-Casarini, ha chiamato ancora in causa il premier: “Il Senato rinvia su proposta destra, con ok Pd. Renzi: al di là di promesse, non dici niente?”
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nicola fratoianni (a)NFratoianni

Il Senato rinvia su proposta destra e con ok Pd legge

tortura(a) matteorenzi al di là di promesse, non dici niente

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I casi. Se il reato fosse stato in vigore, sarebbe certamente stato contestato nei casi di Cucchi, Uva e Aldrovandi, tre cittadini morti dopo essere stati arrestati, picchiati e sottoposti a numerose violenze per più giorni da parte delle forze dell’ordine. Ma soprattutto per le violenze alla Diaz durante il G8.
Strasburgo: “Alla Diaz fu tortura”. Quanto compiuto dalle forze dell’ordine italiane nell’irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 “deve essere qualificato come tortura”. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per il pestaggio subìto da uno dei manifestanti (l’autore del ricorso) durante il G8 di Genova , ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura; un vuoto legislativo che ha consentito ai colpevoli di restare impuniti. “Questo risultato – scrivono i giudici – non è imputabile agli indugi o alla negligenza della magistratura, ma alla legislazione penale italiana che non permette di sanzionare gli atti di tortura e di prevenirne altri”.
Mazzetti, Ugl: “Poliziotti esposti a denunce strumentali”. Il segretario nazionale dell’Ugl-Polizia, Valter Mazzetti, commenta positivamente il rinvio del ddl. “Il testo, se non viene emendato – spiega – rischia di esporre i poliziotti a denunce strumentali e, cosa ancor più grave, di far collassare il sistema di sicurezza e prevenzione in Italia. Auspichiamo che la nuova legge sia preceduta dalla definizione di rigidi protocolli operativi per il corretto esercizio della forza”.
Nuovi equilibri politici. Il dibattito sul ddl tortura sta delineando nuovi equilibri politici. Se Matteo Salvini, segretario della Lega, esulta (“Abbiamo bloccato Renzi e il Pd, che avrebbero voluto complicare la vita agli uomini in divisa. Noi stiamo con chi ci difende!”), Angelino Alfano, ministro dell’Interno, e leader di Ncd, non si dispiace. “Molto saggia la decisione del Senato – dice – e non perché siamo contrari alla introduzione del reato, ma perché non possono esserci equivoci sull’uso legittimo della forza da parte delle forze di Polizia”.
Prescrizione verso l’accordo. Stop ai termini di prescrizione dalla pronuncia del dispositivo di condanna in primo grado o dal termine di deposito della sentenza indicato nello stesso. E quanto ai tempi dei processi: diciotto mesi fra il giudizio di primo grado e l’appello, un altro anno e mezzo fra l’appello e la Corte di Cassazione. È questo il punto di caduta a cui si sta lavorando e su cui potrebbero trovare l’accordo al Senato, sulla prescrizione, Pd e Ncd. Non solo: aumento del tempo della prescrizione per alcuni reati contro la Pubblica Amministrazione, fra cui la corruzione, ma non più riformando l’articolo 157 del codice penale perchè il riferimento diventerebbe il 161, che disciplina la sospensione della prescrizione e gli atti che ne interrompono il decorso.
Orlando: “Intesa a portata di mano”. Sulle modifiche della prescrizione, ha ribadito il Guardasigilli, Andrea Orlando, “penso che la discussione sia davvero a buon punto, siamo arrivati nel procinto di una votazione su questo tema e mi pare che la possibilità di arrivare a un’intesa sia davvero a portata di mano”.

http:repubblica.it/politica/2016/07/19/news/tortura_senato_sospende_esame_ddl-144456836/?ref=HRER2-2
25 LUGLIO 2016:RENZI E IL RICICLAGGIO DI DENARO
-CORRIERE DELLA SERA:

corrierefiorentino.corriere.it

Riciclaggio, indagato il cognato del premier Matteo Renzi

Redazione online L'inchiesta

Firenze, 15 luglio 2016 – 13:03

Andrea Conticini

Andrea Conti FIRENZE – Il cognato del premier Matteo Renzi, Andrea Conticini, (marito della sorella di Renzi, Matilde) è indagato per riciclaggio dalla procura di Firenze. A dare la notizia il quotidiano La Nazione. Conticini sarebbe sotto inchiesta insieme ai suoi fratelli, il gemello Luca e il più grande, Alessandro, indagati per appropriazione indebita. La Banca d’Italia ha segnalato il movimento sospetto alla procura. Nei giorni scorsi ci sono state perquisizioni e sequestri della Guardia di Finanza in casa dei tre fratelli. Sulla vicenda la procura mantiene un assoluto riserbo. È invece intervenuto l’avvocato Federico Bagattini, uno dei legali dei fratelli Conticini: «Contestiamo le accuse» ha dichiarato.

L''inchiesta I pm fiorentini Luca Turco e Giuseppina Mione indagano «su una triangolazione di denaro che sarebbe transitato da organizzazioni umanitarie come l’Unicef (Alessandro Conticini in passato è stato il direttore, ad Addis Abeba, in Etiopia) o la Operation Usa (un’altra associazione no profit che si occupa di sostegno ai popoli di Paesi in via di sviluppo colpiti da epidemie o tragedie), verso la “Play Therapy Africa Limited” diretta dallo stesso Alessandro Conticini». Da questa associazione poi, i soldi sarebbero stati stornati sui conti personali di Alessandro, «in assenza di idonea causale» secondo quanto ipotizzato dai pm. La Nazione scrive ancora: «Queste cifre verrebbero «affidate» da Alessandro e Luca al terzo fratello, Andrea, appunto. Il cognato del premier Renzi, per conto dei fratelli, con questo denaro «umanitario» avrebbe acquistato quote di una società. Soldi che i magistrati fiorentini ritengono «provento di reato». Un’operazione, «da svariate centinaia di migliaia di euro» riporta il giornale ma l’entità delle cifre «affidate» non è stata precisata, che avrebbe richiamato l’attenzione di Banca Italia con conseguente segnalazione alla procura fiorentina. È partita così l’inchiesta condotta dai pm Luca Turco e Giuseppina Mione. Il fatto contestato ad Andrea Conticini risalirebbe al 2011.

L''avvocato di uno dei fratelli L’appropriazione indebita ipotizzata nei confronti degli altri due fratelli sarebbe invece proseguita fino al 2015. «Contestiamo le accuse, non vi è stata alcuna appropriazione indebita e la stessa prospettazione della procura non si regge dal punto di vista logico e giuridico perché ci saremmo appropriati di somme di una società di cui siamo soci esclusivi», ha dichiarato l’avvocato Bagattini. Il legale tiene inoltre a precisare che la contestazione – poche righe contenute nel provvedimento con cui sono state disposte le perquisizioni – non contempla alcuna ipotesi di raggiro nei confronti di Unicef e Operation Usa o di altre organizzazione umanitarie. «I soldi ricevuti da queste organizzazioni – afferma Bagattini – sono pagamenti regolari alla Play Therapy Africa limited, avvenuti dopo la verifica dell’effettiva esecuzione dei mandati ricevuti. Quello che si contesta è che poi queste somme, appartenenti alla Play Therapy Africa limited, sarebbero state utilizzate a fini individuali, per interessi privati e non della società». Bagattini conferma che è già stato fatto ricorso al tribunale del riesame per ottenere la restituzione di quanto sequestrato nel corso delle perquisizioni effettuate nei confronti di Andrea Conticini – i militari sono andati nella casa a Rignano sull’Arno dove vive insieme alla moglie – e dei fratelli Luca e Alessandro.

15 luglio 2016 | 13:03 RIPRODUZIONE RISERVATA

http:corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/16_luglio_15/riciclaggio-indagato-cognato-premier-matteo-renzi-98b1608e-4a76-11e6-b078-664896d90e19.shtml

-APPENDICE:RENZI E I PANAMA PAPERS

-SU L''ESPRESSO

Panama Papers, ecco altri ottanta nomi italiani

Compare come amministratore, ma non beneficiario, Rodolfo De Benedetti. Poi: l’ambasciatore di San Marino all’Onu, l’ex top manager della Ferrero, lo sponsor del padiglione Italia all’Expo. E tanta provincia profonda. Le ultime rivelazioni dai documenti panamensi di Paolo Biondani, Vittorio Malagutti, Gloria Riva, Leo Sisti e Stefano Vergine

21 aprile 2016

Panama Papers, ecco altri ottanta nomi italiani

Ancora nomi italiani. Decine di imprenditori, professionisti, manager di grandi aziende. E poi anonimi investitori, sconosciuti alle cronache, che si sono comprati un rifugio offshore. A quasi un mese dalle prime rivelazioni, il vaso di Pandora dei Panama Papers , la più grande fuga di notizie della storia della finanza, riserva nuove sorprese.

Nello sterminato archivio dello studio legale Mossack Fonseca c’è una società delle Isole Vergini britanniche amministrata da Rodolfo De Benedetti, presidente del gruppo Cir, la holding che controlla l’Editoriale l’Espresso. E un altro file della banca dati panamense porta a Domenico Bosatelli, patron della Gewiss di Bergamo. Molte pagine di documenti sono dedicate a Silvio Garzelli, un manager che in passato ha amministrato numerose attività internazionali del gruppo Ferrero. E anche l’immobiliarista Daniele Bodini, con base a New York, promotore di importanti operazioni a Milano e Firenze, viene indicato come “director” di una società offshore.

Sono 80 in tutto i nomi della nuova lista pubblicata in queste pagine. Nomi che si aggiungono ai 200 già rivelati nelle scorse settimane . L’elenco, come i due precedenti, è il frutto dell’analisi dell’archivio panamense. L’enorme banca dati è stata recapitata un anno fa da un informatore al quotidiano tedesco “Süddeutsche Zeitung” e poi condivisa con la rete mondiale di reporter riuniti nell’International Consortium of Investigative Journalists (Icji), di cui “l’Espresso” è partner esclusivo per l’Italia.

Migliaia di documenti che in qualche modo portano al nostro Paese sono stati letti alla luce dei dati disponibili nelle banche dati commerciali per ridurre al minimo il rischio di errori dovuti ad omonimie, trascrizioni sbagliate, indirizzi imprecisi. Anche un nome d’arte può fare la differenza: la pornostar Jessica Rizzo compare negli archivi come Eugenia Valentini.

MISTERI DI PANAMA

Va detto che in molti casi è stato impossibile risalire all’identità dei reali titolari delle offshore. Il capitale delle loro società è rappresentato da titoli “al portatore” e la proprietà spetta a chiunque possieda fisicamente l’azione, senza alcuna pubblicità o registrazione. Rimangono quindi anonimi più di metà dei circa 800 italiani che si sono affidati alla premiata ditta Mossack Fonseca. Ma anche in decine di altri casi la trasparenza si rivela soltanto apparente: come titolare della offshore, nei registri di Panama compare una società fiduciaria, italiana o straniera. Cioè una sigla-contenitore che viene utilizzata proprio per schermare legalmente il cliente, che resta l’unico vero proprietario. Anche in questo caso, l’anonimato è garantito: nell’archivio compare solo il nome della fiduciaria, che però serve proprio a proteggere l’identità del titolare delle azioni. È come avere due specchi che si riflettono l’uno nell’altro. Gli elenchi pubblicati da “l’Espresso” in queste settimane identificano per nome e cognome solo i beneficiari o gli amministratori delle offshore pubblicati “in chiaro”, dopo aver svolto le necessarie verifiche. Un’analisi che ha richiesto diverse settimane.

DE BENEDETTI E MCINTYREIl nome di Rodolfo De Benedetti compare nei Panama Papers collegato alla McIntyre holding Ltd, registrata nel 1995 a cura di Mossack Fonseca nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche. Il figlio di Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoriale l’Espresso, nel 1995 è stato nominato amministratore di McIntyre, di cui però non è beneficiario economico. L’altro director era Antoine Bernheim, niente a che fare con il famoso finanziere francese, a lungo presidente delle Assicurazioni Generali, scomparso nel 2012. Il Bernheim citato nell’archivio panamense è un manager con base a New York che si occupa di hedge fund.«La società è stata chiusa da molti anni», dice De Benedetti. «In passato» spiega, «McIntyre si era occupata di investimenti finanziari nel continente americano gestendo antichi risparmi di famiglia e la posizione di questi ultimi fu regolarizzata con il fisco italiano nel 2003». In quell’anno, secondo quanto risulta dalle carte, De Benedetti ha rassegnato le dimissioni da amministratore della offshore delle Isole Vergini britanniche, che non faceva parte del gruppo Cir quotato in Borsa. «Per quanto mi riguarda», dichiara De Benedetti, «non sono mai stato azionista né beneficiario economico di McIntyre holding. Il mio nome compare in quanto consigliere di amministrazione. Infine, ritengo opportuno sottolineare che da sempre dichiaro tutti i miei redditi e pago le tasse in Italia».

LA GALASSIA DI MISTER GEWISS

Nelle carte di Panama troviamo decine di riferimenti a Domenico Bosatelli , 82 anni, fondatore, presidente e unico azionista del gruppo Gewiss di Bergamo, marchio con attività in tutto il mondo nell’impiantistica elettrica, dai semplici interruttori fino ai sistemi complessi per l’industria e la domotica. Di recente l’azienda lombarda ha tra l’altro associato il suo nome a quello dell’Expo 2015 di cui è stata sponsor ufficiale e partner del Padiglione Italia. I Panama Papers disegnano i contorni di una parte dell’attività di Bosatelli fin qui rimasta nell’ombra, una galassia di società offshore che va dai Caraibi a Montecarlo.

Nelle Isole Vergini britanniche troviamo la Koster Ltd, registrata da Mossack Fonseca nel 1998. All’epoca l’unico azionista era Polifin sa, società lussemburghese che fa capo a Bosatelli. Passano tre anni e prende il via una girandola di sigle. Nel ruolo di azionisti o amministratori troviamo tra l’altro la Koster Lda dell’isola di Madeira (territorio a fiscalità privilegiata sotto sovranità portoghese), la Koster Im del principato di Monaco e infine, nel 2015, la bergamasca Polibis spa, di proprietà di Bosatelli. Per molti anni, la stessa Gewiss, 300 milioni di ricavi, quotata in Borsa dal 1988 al 2011, ha fatto capo ad alcune holding con base in Lussemburgo. Si comincia con la Unibis, che nel 2002 cede il posto a Polifin. Negli ultimi anni la mappa del gruppo è cambiata più volte. Nel 2007, la Polifin del Granducato è stata rimpatriata in Italia e pochi mesi dopo ha ceduto una parte delle sue attività alla neonata Polibis spa. Altro giro, altra corsa: nel 2010 Polibis ha assorbito la Koster di Madeira, che poche settimane prima aveva trasferito la propria sede a Bergamo.

Da notare che nel 2011 Bosatelli ha promosso un’Opa su Gewiss per togliere l’azienda di famiglia dalla Borsa. E nel ruolo di compratore è scesa in campo anche Polifin, la holding lussemburghese nel frattempo diventata italiana. «La Koster delle Isole Vergini britanniche è proprietaria unicamente di un immobile a Montecarlo», ha spiegato a “l’Espresso” un portavoce di Bosatelli. Precisando che Polibis, come azionista unica della Koster, comunica al Fisco italiano i dati della propria società offshore, tassata come se avesse sede nel nostro Paese.

L’EX TOP MANAGER FERRERO

Silvio Garzelli , classe 1940, viene accostato dalle carte di Mossack Fonseca alla offshore Glenhouse Business Incorporated con sede a Panama, di cui risulta amministratore e azionista unico. Garzelli vanta una lunga carriera nelle file del gruppo Ferrero. Dal 1995 al 2009 lo troviamo tra gli amministratori della storica capofila delle attività italiane, con sede ad Alba. E negli stessi anni ha lavorato anche per alcune delle holding internazionali del colosso della Nutella, in Lussemburgo, Svizzera e Irlanda. In base ai documenti dell’archivio, la offshore Glenhouse di Garzelli non è comunque riconducibile in nessun modo al gruppo Ferrero o alla omonima famiglia che controlla l’azienda dolciaria.

DA SAN MARINO ALL’ONU

Daniele Bodini è un uomo d’affari che ha fatto fortuna grazie a operazioni immobiliari milionarie e risiede da molti anni a New York dove dirige il gruppo American Continental Properties (Acp). Nel frattempo Bodini, nativo di Erba, in provincia di Como, è riuscito anche a conquistare un seggio alle Nazioni Unite, dove rappresenta la repubblica di San Marino. Nei Panama Papers il suo nome è associato a quello di una offshore delle Isole Vergini britanniche, la Raf holdings Ltd.

Un documento del 2009 segnala che l’imprenditore italiano è stato nominato “director” della società. Insieme a lui troviamo anche Gabriele Bravi, commercialista coinvolto l’anno scorso nell’inchiesta per riciclaggio che ha portato in carcere il fiduciario svizzero Filippo Dollfuss de Volckersberg, indicato dalla procura di Milano come l’amministratore dei patrimoni nascosti al fisco di molte ricche famiglie italiane.

Bodini ha messo radici negli Usa, ma l’Italia non è affatto scomparsa dai suoi radar. A Firenze lo troviamo tra gli investitori che 20 anni fa hanno comprato la grande area di Novoli, nella periferia della città, dove sorgeva una grande stabilimento della Fiat. I piani di sviluppo della zona sono stati al centro di innumerevoli polemiche che hanno coinvolto anche la giunta quando era guidata da Matteo Renzi. A fine 2004 Bodini è uscito dal consiglio di amministrazione della Immobiliare Novoli, dove però sono ancora presenti altri rappresentanti della sua famiglia. A Milano invece l’imprenditore con base a New York è entrato nel board della Immobiliare Porta Volta, che sta gestendo un grande progetto di riqualificazione nel centro della città. Anche in questo caso Bodini non è più amministratore della società, ora controllata dalla famiglia Borromeo.

NAPOLI IN PARADISO

Sono invece due le offshore citate nell’archivio in cui compare Rossella Raiola , amministratrice unica e azionista della Icg2, un’azienda di costruzioni con base a Napoli che negli anni scorsi si è aggiudicata numerosi appalti pubblici in Campania e altrove. Raiola figura tra i “director” della Anstey Finance delle Isole Vergini britanniche e della Dishford delle Seychelles. Insieme a lei, nel board della Dishford, troviamo un altro Raiola, Raffaele , anche lui costruttore, salito alla ribalta delle cronache nel 2011 quando rilevò un ramo d’azienda della Btp di Riccardo Fusi, l’imprenditore fiorentino amico di Denis Verdini. Raiola prese in carico alcuni degli appalti assegnati alla Btp ormai prossima al dissesto, come per esempio la linea 2 della Tramvia di Firenze. Un’opera di cui è stata posta la prima pietra nel novembre 2011 dall’allora sindaco Renzi insieme allo stesso Raiola. È finita male. Nel 2013 la Impresa spa dell’imprenditore napoletano è arrivata al capolinea dell’amministrazione straordinaria. E i lavori a suo tempo ceduti dalla Btp di Fusi sono ancora in alto mare.

HOUNI IL LIBICO

Porta in Italia anche una offshore delle Isole Vergini britanniche riconducibile a Mohamed Houni , un manager libico trapiantato a Roma legato alla cerchia dell’ex dittatore Gheddafi. La società, creata nel marzo 2002, si chiama Chemistry and Technology Fin Ltd. Dal 2001 al 2006 Houni è stato presidente della società italiana, quasi omonima, la Chemistry & Technology Int. Quest’ultima aveva sede a Roma e commerciava in prodotti chimici e petroliferi con la Libia. Il capitale della offshore era diviso in quattro pacchetti separati di azioni, tutti però registrati a nome di Houni. Nell’aprile 2006, un mese prima della liquidazione della Chemistry italiana, le quote della società delle Isole Vergini britanniche vengono riunite in un solo certificato azionario, sempre intestato a Houni. Il manager libico risulta cliente diretto, senza intermediari, della filiale peruviana dello studio Mossack Fonseca. Per una volta, a quanto pare, non c’è di mezzo una banca.

http:espresso.repubblica.it/plus/articoli/2016/04/20/news/panama-papers-ecco-altri-ottanta-nomi-di-italiani-1.261369
 
REAZIONE:QUESTO DI L’ESPRESSO SU RENZI E I PANAMA PAPERS E POCO DIRE,MOLTO POCO.IN ALTRE PUBBLICAZIONI GIA ABBIAMO VISTO I COINVOLGIMENTI ED INTRECCI DEI GENITORI DI RENZI E L’INTORNO CON I PANAMA PAPERS.
25 LUGLIO 2016:I PANAMA PAPERS IN AFRICA
 
-TITOLARE LA REPUBBLICA:
Panama Papers, l'Africa saccheggiata dalle società offshore dei potenti
Panama Papers, l’Africa saccheggiata dalle società offshore dei potenti
L’Espresso. La nuova inchiesta internazionale ne scova 1.400

di P. BIONDANI, M. MUNAFO’, M. PRATELLESI, L. SISTI

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REAZIONE:CI FA PIACERE QUESTA PRESA DI POSIZIONE PUBBLICA DI BERGOGLIO DI FRONTE AL LAGER DI CRACCOVIA.PERO RICORDIAMO ORA CHE ANCHE GIOVANNI PAOLO SECONDO E BENDETTO XVI LO AVEVANO FATTO.RICORDIAMO ORA CHE IL LAGER DI CRACCOVIA E’ SOLO UNO DI 13.NESSUNO VUOLE ADOPERARE QUELLA PAROLA CHE DEFINISCE I GESUITI(TANTO ATTIVI IN QUESTO OLOCUSTO),”IPOCRESIA”,NESSUNO DUBITA DELLA SINCERITA DI BERGOGLIO PERO UNA SIMILE PRESA DI POSIZIONE RISCHIA DI RESTARE ACCANTONATA COME UN GIUDIZIO DI QUALCOSA CHE ORMAI E’ STORIA:IL PAPA PARLA DI ATTUALE “TERZA GUERRA MONDIALE A PEZZI” E  ALLORA FACCIA  ATTUALE UN SIMILE GIUDIZIO CON UNA CONDANNA UGUALMENTE COMMOVENTE DI FRONTE ALL’INSANIA MENTALE CHE SA DI FOLLIA COLLETTIVA COME QUELLA DELLA GERMANIA DI HITLER,RIFIUTANDO CHIARAMENTE E SENZA FRAINTESI I CRIMINI DELLO STATO ISLAMICO. E CON UNA PRESA DI POSIZIONE UGUALMENTE FERMA E SOLIDARIA CON LA FRANCIA O ALTRI POPOLI PRESI DI MIRA DAL FASCISMO ISLAMICO COME LA SCOZZIA O L’EGITTO.SIMILE CONMISERAZIONE CI VUOLE ANCHE PER TANTISSIMI BAMBINI STUPRATI IN TUTTO IL MONDO  VITTIMA DELLA PEDOFILIA CLERICALE DELL’INTEGRISMO CATTOLICO.
NON BASTA GRIDARE ALLA PRETESA NEUTRALITA DELLA RELIGIONE IN QUESTA NUOVA GUERRA MONDIALE DA LUI PROSPETTATA,DI FRONTE AI CRIMINI DEI CATTOLICI COPTI O FRANCESI,CI VUOLE MAGGIORE COMPROMESSO. SOPRATUTTO SE PENSIAMO CHE L’ITALIA RESTA ANCORA PRIVILEGIATA IN QUANTO NON HA MAI AVUTO NESSUN ATTACCO TERRORISTICO COME QUELLI DELLA FRANCIA,STATI UNITI O GRAN BRETAGNA,CANADA,SPAGNA ECC.
DUBITO CHE BERGOGLIO  LO FACCIA,STAREMMO A VEDERE:ACCOMODATEVI.
 
 
31 LUGLIO  2016:POLIZIA SENSIBILE  CON LE SOFFERENZE DEL POPOLO

iltempo.it

Taranto, la malattia unisce in un abbraccio il poliziotto e la manifestante anti-Ilva
Redazione online

Un’immagine commovente, di quelle che molto spesso non fanno notizia, cancellate dalla violenza e dalle polemiche. Ieri a Taranto una donna, in piazza con le vittime dell’Ilva, ha abbracciato un poliziotto in servizio. Ad unirli una parola che, solo a nominarla, spaventa: tumore. La donna, infatti, era insieme ai parenti e agli amici di chi non c’è più, e a coloro che stanno portando avanti la propria battaglia contro questa terribile malattia causata dai veleni dello stabilimento pugliese. L’agente, invece, è un sopravvissuto.

L’immagine è stata postata  sui social network con poche righe di commento: “Io lo so che siete anche voi con noi, lo so. Perché siete padri, fratelli, siete come gli operai dell’Ilva: portate il pane a casa. Poveri cristi, come noi”. Ed è stata ripresa oggi dal profilo Facebook della Polizia di Stato.

“La signora – racconta agente Lisa – ieri era in lacrime con al collo un cartello con scritto ‪#‎siamotutti048‬, dove 048 è il codice di esenzione per i malati oncologici. Anche il mio collega, un vicesovrintendente del Reparto mobile di Taranto, è uscito da questa terribile esperienza e mi ha detto ‘Quando ho letto quel cartello ho provato un colpo al cuore, in un attimo ho ripercorso quei momenti brutti e mi sono commosso. Non sono riuscito a trattenere le lacrime sotto il casco, la signora deve aver intuito qualcosa e mi ha abbracciato. Oggi mi sento un miracolato e fortunato per aver avuto sempre tanti colleghi che mi sono stati vicino’”.

http:iltempo.it/cronache/2016/07/30/taranto-la-malattia-unisce-in-un-abbraccio-il-poliziotto-e-la-manifestante-anti-ilva-1.1563281

31 LUGLIO 2016:JOBS ACT FALLITO

iltempo.it

Ci sono più occupati Ma Renzi non c’entra

Luigi Frasca

renzi

È sempre la solita storia. C’è l’Istat, ci sono i dati su occupazione e disoccupazione, e poi ci sono i soliti due partiti in eterna battaglia. Da un lato quelli che «avete visto che le riforme del governo funzionano?». Dall’altro quelli che «avete visto che le riforme del governo non servono a niente?» I dati però, in quanto tali, non mentono. Basta leggerli. Nel mese di giugno il tasso di occupazione è salito dello 0,1% toccando il 57,3%. La disoccupazione giovanile è scesa dello 0,3% al 36,5%. Quella generale, invece, è aumentate dello 0,1% arrivando all’11,6%. Mentre gli inattivi (coloro che non lavorano e non sono in cerca di un’occupazione) sono scendi dello 0,1% al 35,1%. Detta così si potrebbe commentare che i segnali positivi sono più di quelli negativi. Anche perché nel secondo trimestre 2016, rispetto al primo, il tasso di occupazione è cresciuto dello 0,4%. Addirittura dell’1% se si confronta il mese di giugno di quest’anno con quello dello scorso anno. E Matteo Renzi, ovviamente, esulta: «Fatti non parole. Da febbraio 2014 a oggi l’Istat certifica più di 599mila posti di lavoro. Sono storie, vite, persone. Questo è il Jobs Act». Ma non è proprio così. La maggior parte dei nuovi occupati creati tra maggio e giugno, 78 mila, sono lavoratori autonomi. Mentre quelli con contratto a tempi indeterminato e determinato scendono, entrambi di 4.000 unità. Non solo, tra aprile e giugno i lavoratori a termine sono cresciuti del 2,6% mentre i «posti fissi» solo dello 0,2%. Insomma, uno può pensarla come vuole, amare il governo o odiarlo, ma ciò che appare evidente che non si tratta di occupazione stabile. Come se non bastasse la fascia di età che fa registrare l’incremento maggiore di occupati, +46.000, resta quella degli over 50. Di contro, nella fascia tra 25 e 34 anni, la disoccupazione è al 16,9% mentre la percentuale di inattivi è del 26,8%. La ripresa quindi, sembra essere ancora un miraggio, ma questo non impedisce ai partiti di evitare l’argomento, per concentrarsi per le reciproche accuse. E se il premier sottolinea che «per ogni dato positivo c’è sempre qualcuno che sembra essere triste», dal MoVimento Cinque Stelle arriva la replica dei portavoce delle Commissioni Lavoro della Camera e del Senato: «Abbiamo un presidente del Consiglio che esulta perché l’occupazione è aumentata dello 0,1% e perché il lavoro è più precario. Siamo veramente alla frutta». Sulla stessa linea, il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta: «Renzi esulta sui dati Istat ma non vede Eurostat, che conferma come il tasso di disoccupazione in Italia a giugno è di un punto e mezzo più alto rispetto alla media della zona euro (10,1%)». Citica anche la minoranza Pd, con il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, che indica come, se la tendenza del secondo trimestre «si dovesse confermare, diminuirebbe la qualità dell’occupazione e riprenderebbe vigore il lavoro precario». Anche i sindacati si dividono nell’interpretazione dei dati. Il segretario generale della Cisl, Anna Maria Furlan, si mostra ottimista: «Forse non basta, va fatto di più e non bisogna fermarsi, ma quando il dato positivo è positivo». Ma il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy attacca: «Il taglio degli incentivi alle assunzioni sembra aver portato a un sostanziale fermo dell’occupazione dipendente. Mi chiedo se il boom dei lavoratori indipendenti non sia una nuova ripresa del lavoro fittiziamente autonomo».

 http:iltempo.it/economia/2016/07/30/lavoro-istat-ci-sono-piu-occupati-ma-renzi-non-c-entra-1.1563200
REAZIONE:NON HO SBAGLIATO,IL JOBS ACT,”LA MADRE DI TUTTE LE RIFORME” RENZIANE E’ STATO UN FLOP.
RENZI NON DOVEVA CERCARE COME UN QUALSIASI DICTADORZUELO SUDAMERICANO DI PERPETUARSI CON UN REFERENDUM PERONALIZZATO,COSI LE COSE SI VOTERA NON SULLA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE MA SUL SUO OPERATO DI GOVERNO COMPLESSIVAMENTE,E QUESTO NON E’ SOCIAL DEMOCRAZIA,QUESTO NON E’ NUOVA ERA,QUESTO E’ NEOLIBERALISMO.
E UN FLOP SARA ANCHE IN FRANCIA.IL SOCIALISMO TARGATO UNIONE EUROPEA SI HA SVENDUTO AL NEOLIBERALISMO E CHI SEMINA QUESTI VENTI RACCOGLIE QUESTE TEMPESTE.NE RENZI NE HOLLANDE SARANNO RIELETTI.E MASSIME SE PENSIAMO CHE NE UNO NE L’LATRO SONO ADEGUATE A CONTRASTARE IL TERRORISMO.E SIMILE FORTUNA CORRERA MARTIN SHULTZ IN GERMANIA.
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1 AGOSTO 2016:LA LEGA IL PAPA IL TERRORISMO E IL SOCIALISMO
-SU  Tgcom 24:
Tgcom24
Politica
30 luglio 201622:01
Lega, da Salvini nuovi attacchi contro il Papa e la Boldrini
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“Se il Papa pensa che il terrorismo islamico non sia un problema e l’Islam non sia un problema, è il primo a non capire”. Lo ha detto il segretario Matteo Salvini a margine della festa della Lega Nord Romagna a Cervia (Ravenna). Salvini è poi tornato ad attaccare anche la Boldrini: “Si è offesa per la bambola gonfiabile? Io mi offendo ogni giorno che Dio manda in terra perché lei rappresenta gli italiani come presidente della Camera”
Lega, da Salvini nuovi attacchi contro il Papa e la Boldrini
http:tgcom24.mediaset.it/politica/lega-da-salvini-nuovi-attacchi-contro-il-papa-e-la-boldrini_3023337-201602a.shtml
REAZIONE:
1-CHE IL PAPA PENSI CHE IL TERRORISMO ISLAMICO NON E’ UN PROBLEMA E’ NATURALE,IN ITALIA NON C’E’ MAI STATO UN ATTACCO.LO VENGO DICENDO DA ANNI,NULLA DI NUOVO.GLI ITALIANI MUOIONO ALL’ESTERO A MANO DEL TERRORISMO.
2-CI SONO I NOSTALGICI DELLA GUERRA FREDDA E DELL’EPOCA PRE CADUTA DEL MURO E PRE BUSH PER QUI TERRORISTI SONO SOLO QUELLI DI SINISTRA:PER SALVINI NELL’ERA DEL PATTISMO E DELLE LARGHE INTESE, IL TERRORISMO ISLAMICO E’ DI SINISTRA O DI DESTRA?
2-HANNO CHIESTO A MARTIN SHULTZ DI RIMPROVERARE A SALVINI NEL PARLAMENTO EUROPEO PER L’ATTACCO AD UNA COLLEGA:ASPETTI SEDUTO,SHULTZ  HA FATTO CAMPAGNA POLITICA IN ITALIA LODANDO LE RADICI STORICHE DELLA LEGA(SI CONFONDONO CON IL RE TEDESCO-LOMBARDO “BARBAROSSA”).

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- 3 AGOSTO 2016:LA NUOVA ERA DICE NO ALLA MANOVRA DIVERSIVA GUERRAFONDAIA DI RENZI IN LIBIA

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

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VIDEO:Pourquoi les Etats-Unis bombardet-ils Syrte?

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C’est une première dans l’offensive des forces américaines contre l’organisation Etat islamique en Libye. Faïez Sarraj, chef du gouvernement libyen d’union nationale (GNA), a annoncé lundi 1er août que les Etats-Unis ont procédé à des frappes aériennes contre des positions de l’organisation Etat islamique (EI) dans son fief de Syrte.
« Les premières frappes américaines contre des cibles précises de l’EI ont eu lieu aujourd’hui » à la demande du GNA, « infligeant de lourdes pertes [aux djihadistes] à Syrte », située à 450 kilomètres à l’est de Tripoli, a dit M. Sarraj lors d’une allocution télévisée. Le chef du gouvernement a ajouté que les forces américaines ne seraient pas déployées au sol.

Lire aussi : A Syrte, fief de l’Etat islamique en Libye, « il ne sera pas facile de finir cette guerre »

Un peu plus tard, Peter Cook, porte-parole du Pentagone, confirmait : « A la demande du gouvernement d’union nationale libyen, les forces armées des Etats-Unis ont procédé à des frappes précises contre des cibles de l’EI à Syrte. »

Reconquérir Syrte

En juin 2015, l’EI s’était emparé de Syrte à la faveur du chaos dans lequel est plongée la Libye depuis la chute du dictateur Mouammar Kadhafi, en août 2011. Syrte est considérée comme l’un des principaux bastions de l’organisation extrémiste en dehors de la Syrie et de l’Irak.

Le 12 mai, une coalition de brigades et milices ayant prêté allégeance au gouvernement de M. Sarraj, activement soutenu par les capitales occidentales et les Nations unies, a déclenché l’offensive contre Syrte. La ville de Misrata, métropole portuaire située à 225 kilomètres à l’ouest du bastion djihadiste, est tout à la fois la base arrière de cette opération – baptisée « Banyan Al-Marsous » – et le principal pourvoyeur en hommes au sein des unités qui font le siège de Syrte.

Les raids américains sont menés alors que les forces résiduelles de l’EI à Syrte opposent une résistance meurtrière aux assaillants, victimes de snipers et de mines. Si les forces de « Banyan Al-Marsous » ont enfoncé les défenses de la ville et repris des quartiers entiers, l’EI tient toujours le centre de conférences Ouagadougou – ancienne vitrine du régime de Kadhafi –, l’hôpital Ibn Sina et l’université.

Des forces occidentales déjà présentes sur le terrain

Si ces raids sont une première depuis le déclenchement de l’offensive contre Syrte, les forces américaines étaient en fait déjà présentes sur le terrain. Les officiels de Misrata ne cachaient plus la présence à leur côté de forces spéciales américaines et britanniques dont la mission était d’aider à « l’identification et la surveillance des cibles ennemies ».

Les forces spéciales françaises, elles, aidaient à combattre l’EI dans une autre région de la Libye, à Benghazi, au côté des forces du général Khalifa Haftar. Mais la raison politique de cette présence française en Cyrénaïque (Est) a été perçue différemment en Tripolitaine (Ouest). L’admission le 20 juillet par le ministère de la défense de la France que trois sous-officiers de la Direction générale de la sécurité extérieure (DGSE) ont péri trois jours plus tôt dans un accident d’hélicoptère à proximité de Benghazi a suscité à Tripoli une vive protestation de la part de M. Sarraj, qui s’est dit non informé de cette présence française.

De fait, le général Haftar ne reconnaît pas les autorités du gouvernement d’union nationale, sis à Tripoli, et a même tout fait pour éviter que ce gouvernement soit légalisé par le Parlement siégeant à Tobrouk (Est). Les forces spéciales occidentales combattent aujourd’hui l’EI au côté de deux camps rivaux, ce qui ajoute à l’extrême complexité du terrain libyen.

VIDEO:Violents combats en Libye entre les loyalistes et les co.......

http://www.ultimedia.com/deliver/generic/iframe/mdtk/01637594/src/u5zqvf/zone/1/showtitle/1/

En savoir plus sur http:.lemonde.fr/afrique/article/2016/08/01/libye-premieres-frappes-americaines-contre-l-ei-a-syrte_4977167_3212.html

Microsoft taglia 2.850 posti di lavoro, a causa del flop smartphone

Nel mercato smartphone Windows è crollato sotto l’1%, contro l’84% d Android e il 15% di Apple iOS. Nuovi tagli occupazionali nel business telefonia di Microsoft

Lo stop nel business dei telefonini, in attesa dell’ipotetico Surface Phone e del lancio domani di Windows 10 Anniversary Update, presenta a Microsoft un conto salato in termini occupazionali: il cancellamento di 2.850 posti di lavoro. Il pesaante taglio va ad aggiungersi ai 1.850 licenziamenti annunciati a maggio, nella divisione smartphone e vendite. Nel 2017 la ristrutturazione comprenderà 4.700 esuberi in totale.

In attesa del Surface Phone, Microsoft taglia posti nella telefonia

In attesa del Surface Phone, Microsoft taglia posti nella telefonia

Windows 10 Mobile non ha conquistato i consumatori, non ha fatto progressi nelle quote di mercato (anzi, al contrario) e Microsoft ha annunciato il write off dell’acquisizione da 7,1 miliardi di Nokia Lumia nel 2014. Nel mercato smartphone Windows è crollato sotto l’1%, contro l’84% d Android e il 15% di Apple iOS. Il raddoppio dei tagli del piano lavoro del Ceo Satya Nadella ha radici in queste cifre, purtroppo.

Mentre Apple festeggia il suo primo miliardo di iPhone venduti, Microsoft cerca di dimenticare la sfortunata acquisizione di Nokia, concentrandosi sul cloud.

Nella telefonia, aspettando il Surface Phone, Microsoft ha cambiato strategia: si è focalizzata sulle apps, a partire da Pix, la nuova applicazione fotografica sviluppata da Redmond per migliorare con l’intelligenza artificiale (AI) le foto scattate con iPhone. Josh Weisberg, ricercatore Microsoft nella divisione fotografia, ha spiegato: “Scatta foto continuamente mentre l’app è in funzione e usando un algoritmo che sceglie il miglior scatto tra dieci immagini. Scegliendo da una molteplicità di scatti è possibile catturare quando una persona passa da un sorriso a una smorfia, offrendo la miglior immagine o il paio di migliori immagini qualora siano significativamente diverse“. E conclude: “Il miglior modo per avere un’ottima foto è semplicemente scattarne più di una; se non lo fai perderai il momento giusto“.

Proprio direcente, si è scoperto come sarebbe stato il Nokia McLaren, atteso dai fan con il nome di Lumia 1030: non vide mai la luce, ma sarebbe stato il successore, forse innovativo e decisivo, del Lumia 1020. Lo smartphone con fotocamera da 41 Megapixel, uscì nel momento sbagliato, dotato di chip obsoleto ed equipaggiato con un sistema operativo acerbo. Invece, il Lumia 2030 avrebbe potuto cambiare le sorti di Windows nel Mobile: con sensore da 20 Megapixel, una CPU in linea con gli standard dei tempi e un sistema di tracciamento 3D delle dita, in grado di percepire la presenza e la posizione delle dita prima del loro contatto con il touchscreen, Nokia McLaren venne invece eliminato dprima della messa in commercio.

http:itespresso.it/microsoft-taglia-2-850-posti-di-lavoro-a-causa-del-flop-smartphone-120763.html

-E COSI SU LA REPUBBLICA:

Nuovi tagli in casa Microsoft: 2.850 licenziamenti nella divisione telefonia

Il colosso non specifica le aree geografiche che saranno interessate dai nuovi tagli ma precisa che questi sono in aggiunta agli oltre 9 mila posti già ridotti negli ultimi 12 mesi, principalmente nel settore della telefonia mobile che non sta dando i risultati sperati

29 luglio 2016

MILANO - Microsoft riduce ancora la sua forza lavoro: la compagnia ha annunciato che taglierà altri 2.850 posti, circa il 2,5% dei suoi dipendenti, principalmente nelle unità hardware e vendite relative agli smartphone. Il colosso non specifica le aree geografiche che saranno interessate dai nuovi tagli ma precisa che questi sono in aggiunta agli oltre 9 mila posti già ridotti negli ultimi 12 mesi, principalmente nel settore della telefonia mobile. A inizio mese i conti di Microsoft hanno messo in luce un calo del fatturato del 9% nell'ultimo anno, ma con un aumento del 38% per l'utile netto proprio grazie alla dismissione di operazioni non più redditizie come quello della telefonia.

Solo qualche settimana fa l'azienda guidata da Satya Nadella aveva confermato il taglio di 1.350 posti di lavoro nel segmento della telefonia mobile in Finlandia, dove il gigante di Redmond due anni fa aveva rilevato Nokia. In seguito all'acquisizione della compagnia finlandese - per circa 7,2 miliardi di dollari - sono confluiti in Microsoft circa 25 mila lavoratori. Lo scorso anno la società fondata da Bill Gates aveva già tagliato 7.800 posti su un totale di circa 110 mila dipendenti e a maggio di quest'anno aveva annunciato altri 1.850 esuberi. Con i nuovi tagli praticamente spazza via buona parte del business ereditato da Nokia.

La mossa è legata alle difficoltà del settore della telefonia mobile di Microsoft con le vendite che non sono mai riuscite a decollare veramente. Del resto la strategia di Nadella più che sulla spinta ai telefoni Windows si è concentrata su una maggiore distribuzione e diffusione della tecnologia e dei software Microsoft sulle piattaforme oggi egemoni, Android in testa e poi iOS di Apple.

http:.repubblica.it/economia/2016/07/29/news/microsoft_tagli-145023503

REAZIONE:NADELLA NON DECOLLA E MICROSOFT NON RIESCE A CONVERTIRSI IN UN MARCHIO NUOVA ERA:INFATTI, IL BUSSINESS DEGLI SMARTPHONES E' IN NETO CALO.
INOLTRE GOOGLE CONTINUA AD ESSERE L'AVANGUARDIA E ANDROID,IL PRIMO SISTEMA OPERTIVO DEL MOBILE DA ME CONCEPITO,IL PIU USATO AL MONDO.
ANCORA,COME DA ME CHIESTONOKIALUMIA NON HA CAMMINATO, E...NON HA LASCIATO "DISCENDENZA" CONTRARIAMENTE A COME SUCCESO CON IL MARCHIO NOKIA CHE DIVENTO ALLA SUA SCOMPARSA NOKIA LUMIA APPUNTO:MICROSOFT HA IMPARATO LA LEZIONE.
RINGRAZIO I CONSUMATORI PER QUESTE PREFERENZE.
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- 4 AGOSTO 2016:SALVINI GETTA FUMO NEGLI OCCHI DEGLI ITALIANI

-SU LA REPUBBLICA:

3 agosto 2016

Arcore, Salvini attacca Laura Boldrini: "È tarata mentalmente"

Alla festa della Lega tenutasi ad Arcore, dopo le parole di stima nei confronti di Salvini, da parte di Viktor Zubarev, parlamentare del partito del presidente Vladimir Putin, Russia Unita, il segretario della Lega, in merito alla mancanza di nascite nel paese si è scagliato contro la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini: "Se per pagare le pensioni, serve far entrare in Italia 300mila migranti all'anno, sei tarata mentale. Donne e bambini in fuga dalla guerra sono i benvenuti, i ragazzi robusti che rompono le scatole in piazza, no"

(video di Edoardo Bianchi)

http://video.repubblica.it/embed/edizione/milano/arcore-salvini-attacca-laura-boldrini-e-tarata-mentalmente/248398/248530&width=320&height=180

REAZIONE:I LEGHISTI NON HANNO AUTORITA MORALE E POLITICA PER DECIERE SULL'IMMIGRAZIONE IN QUANTO STRANIERI(SEPARATISTI IN PATRIA) SONO LORO. E PARAFRASEANDO LE PAROLE DI SALVINI DIREI CHE CIO CHE BISOGNA SOSTITOIRE SONO I BELLI E ROBUSTI LEGHISTI TARATI MENTALI CON GLI ITALIANI(A PRESCINDERE DELLA BOLDRINI).
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- 4 AGOSTO 2016:RENZI E I BARCONI,SANT'ANTONIO NON E' LEGHISTA

-TITOLARE LA STAMPA:


Missione di Gentiloni in Nigeria: sviluppo economico in cambio di rimpatri
4 Agosto
esteri
Missione di Gentiloni in Nigeria: sviluppo economico in cambio di rimpatri
 
REAZIONE:TUTTO HA COMMINCIATO CON I RICATTI DELLA LEGA-BERLUSCONI E KADAFY ALL'EUROPA:SOLDI IN CAMBIO DI SHENGHEN."LO FAREMMO IMPLODERE RIEMPIENDOLO CON I CLANDESTINI DEI BARCONI REINDIRIZZANDOLI IN FRANCIA E GERMANIA".LA MERCKEL HA ISTITUZIONALIZZATO QUESTO RICATTO,LA SCUSA E' STATA LA SOLUZIONE AUSTRALIANA,SOLDI IN CAMBIO DI ACCOGLIENZA IN PAESI DISPOSTI AD ACETTARLI,E L'OCCASIONE GLIELA FORNITA IL PAPA SPALANCANDO LE PORTE ALL'IMMIGRAZIONE SIRIANA NEI BALCANI.LA GRECIA E' STATA BENEFICIATA E LA TURKIA EBBE SODISFAZIONE AI SUOI RICATTI ALLO STILE LEGHISTA.RENZI CHE IDEE PROPIE NON NE HA E INVIDIA ABBASTANZA IMPLEMENTO SUBITO LA VERSIONE ITALIANA DELLA SOLUZIONE SANT'ANTONIO(TONY ERA IL NOME DEL PREMIER AUSTRALIANO CHE LA INVENTO):SOLDI ALLA'FRICA PER ARGINARE L'IMMIGRAZIONE CHE ARRIVA VIA LIBIA SUI BARCONI.
 
MA QUESTA SOLUZIONE VA BENE IN AUSTRALIA NON IN EUROPA CON LA LEGA COME IDEOLOGA:OGGI NON ESSISTE CHI NON SEGNALI LO SBAGLIO DELLA MERCKEL APRENDO LE PORTE ALL'IMMIGRAZIONE ARRIVATA DAI BALCANI.E I SUOI GUAI SI MOLTEPLICANO ANCHE ALL''INTERNO:SARA QUESTA LA CAUSA DELLA SUA ESTROMISIONE.I GUAI DELLA TURKIA SI MOLTEPLICANO ANCHE E OGGI E' SEVERAMENTE CONFRONTATA CON EUROPA E USA NON CHE L'ITALIA DOVE IL FIGLIO DI ERDOGAN HA FUGGITO OSTEGGIATO DALLA GIUSTIZIA.INOLTRE SI MOLTEPLICANO LE POLITICHE IMMIGRATORIE DELLE PORTE CHIUSE NEI PAESI EUROPEE ORIENTALI E IN AUSTRIA NON CHE IN GRAN BRETAGNA E FRANCIA.IN QUESTO CONTESTO HA SENSO CONTINUARE PER QUESTA VIA IN AFRICA?MASSIME CHE SIAMO ARRIVATI AL CAPOLINEA DELLA PARABOLA RENZI:QUELLO DEL TITOLO.
PD:AH..I SOLDI LI METTE L'UNIONE EUROPEA:BOSSI-BERLUSCONI E KEDAFFY VIVONO E LOTTANO,IL RICATTO HA FUNZIONATO.
 

-IL GIORNO DOPO SU EURONEWS:LA NUOVA ERA CON GRABRIEL.

it.euronews.com

L'Unione europea al bivio turco

Euronew ultimo aggiornamento: 03/08/2016

Sale la tensione tra Ankara e Bruxelles dopo il fallito golpe di metà luglio.

I provvedimenti presi da Ankara contro putchisti e simpatizzanti e l’annuncio di voler reintrodurre la pena di morte, fanno alzare la guardia europea. In un’intervista rilasciata alla Rai, Erdogan accusa l’Europa di usare due pesi e due misure.

“Quando a Parigi si verificano simili eventi e cinque o sei persone muoiono, tutti si mobilitano e cercano di capire cosa sia successo. C‘è stato un fallito golpe in Turchia, che ha causato 238 martiri, nessuno si è mosso dall’Unione europea.

Vengano pure a vedere il nostro parlamento, vedranno in quale stato si trova, il nostro parlamento è stato bombardato e nessuno si è mosso”.

L’intervista di Lucia Goracci

Se da un lato Bruxelles è obbligata a fare la voce grossa, dall’altro ha bisogno della Turchia e del rispetto dell’accordo sui migranti, concluso a marzo, che ha indebolito il flusso di profughi che fuggono guerra e povertà:

David Miliband, laurista britannico:

“Paesi come la Grecia sono in prima linea a accogliere i migranti, ce ne sono migliaia. bisogna poi prepararsi nel caso altri migranti arrivino nel corso dell’anno o l’anno prossimo”. Erdogan minaccia di non rispettare i termini dell’accordo di marzo, in cui il governo turco si impegna a accogliere i migranti respinti dall’Europa, in cambio di varie misure avanzate dai 27.

Sigmar Gabriel; vice-cancelliere tedesco:

“L’Europa non dovrebbe mai cedere a nessun ricatto. Dobbiamo considerare che un Paese che è pronto a introdurre la pena di morte sta di fatto prendendo le distanze dall’Europa e qualsiasi negoziato di adesione diventa superfluo”.

Elmar Brok, eurodeputato:

“Bisogna fare un distinguo con la politica interna di Erdogan, a causa della quale l’adesione turca nell’Ue è più che mai lontana.

L’accordo sui migranti, aiuta a combattere i trafficcanti di uomini e a aiutare 3 milioni di profughi siriani, che stanno vivendo in Turchia da tre anni, mandare i loro figli a scuolae assicurare un’assistenza medica. Cosa c‘è di male in tutto questo?”.

Se l’accordo dovesse essere sconfessato da Ankara, l’Europa, con i suoi Paesi della sponda mediterranea si troverebbe a far fronte a una nuova emergenza.

Per questo, Atene chiede un piano B. Nel 2015, la Grecia costituì l’ingresso principale dei profughi che chiedevano asilo.

http:it.euronews.com/2016/08/03/l-unione-europea-al-bivio-turco

-REAZIONE:LA NUOVA ERA E' CON SIGMAR GABRIEL NON SI DOVEVA ACETTARE NESSUN RICATTO DALLA TURCHIA,NON E' UN PAESE FIDABILE.NON LO E' STATO PER L'ONU CHE NON HA ACETTATO LA SUA RICHIESTA DI ENTRARE NEL CONSIGLIO DI SICUREZZA,NON DEVE ESSERLO PER L'EUROPA.IL PAESE TURCO NON ERA NECESSARIO E LA MERCKEL HA SBAGLIATO A FARE QUELL'ACCORDO RIPUDIANDO I PARTENER CON LA FRANCIA IN TESTA A QUI NON HA CONSULTATO,E SU QUESTO OGGI SONO TUTTI DELLO STESSO PARERE COMPRESO IL SUO PAESE CHE HA VISTO CRESCERE GLI EUROSCETTICI.TAGLIARE QUEL ACCORDO CON LA TURCHIA,L'EUROPA NON LI DEVE NULLA.

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- 4 AGOSTO 2016:REGENI,IL BREXIT VA

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:
L’INTERVISTA ALL’AMBASCIATORE BRITANNICO

Regeni, «il governo di Londra interverrà su Cambridge

di Luigi Ippolito

Jill Morris, il nuovo diplomatico del Regno Unito a Roma: «La Brexit? Tuteleremo certamente i diritti degli italiani, ma allo stesso tempo ci aspettiamo reciprocità da parte dell’Unione europea »

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7 AGOSTO 2016:PANAMA( PAPERS),IL NOBEL E IL PAPA,TARDE PIASTES......

-SU LE MONDE:

lemonde.fr

« Panama papers » : MM. Stiglitz et Pieth déplorent l’attitude du gouvernement panaméen

Le 29 avril à Panama city, de gauche à droite : le Suisse Mark Pieth et l’Américain Joseph Stiglitz. Les deux hommes assistent la présentation du comité d’experts mis en place des suites du scandale des « Panama papers ».

Le 29 avril à Panama city, de gauche à droite : le Suisse Mark Pieth et l’Américain Joseph Stiglitz. Les deux hommes assistent la présentation du comité d’experts mis en place des suites du scandale des « Panama papers ». RODRIGO ARANGUA / AFP

Des « divergences de vues sur la transparence » de leur travail ont conduit le prix Nobel d’économie Joseph Stiglitz et l’expert anti-corruption Mark Pieth à démissionner, vendredi 5 août, du comité d’experts créé après le scandale des « Panama papers ». Dans une déclaration commune transmise samedi à l’Agence France-Presse (AFP), l’Américain et le Suisse reviennent sur les raisons de leur décision.

Lire aussi : Trois mois après, qu’ont changé les « Panama papers » ?

« Nous croyons qu’il est essentiel que nos conclusions soient rendues publiques et que les membres du comité soient autorisés à en discuter librement », font-ils valoir, après avoir reçu fin juillet une lettre du gouvernement panaméen leur rapportant que seul le président du pays pouvait décider de publier ces dernières. Lors de la première réunion du comité à New York début juin, la nécessité d’un engagement de l’exécutif à publier les résultats de leurs réflexions faisait consensus, affirment les deux hommes.

Des restrictions vues comme une « censure »

M. Stiglitz, professeur à l’Université Columbia de New York qui a remporté le prix Nobel en 2001, a déclaré à l’AFP qu’il était « très déçu ». M. Pieth et lui étaient « très réticents » à l’idée d’abandonner cette mission, a-t-il révélé. Dans leur communiqué, les deux hommes estiment que les restrictions sur la définition du champ de leur travail, la possibilité de s’exprimer librement et les garanties que le rapport serait publié « s’apparentaient à de la censure ». Et d’appeler à la dissolution de cette structure. « Comment voulez-vous avoir un comité sur la transparence qui lui-même ne soit pas transparent », a fait valoir M. Stiglitz à l’AFP.

Ce conseil, composé de sept membres – trois étrangers, MM. Stiglitz, Pieth et un Costaricain, et quatre Panaméens –, avait été mis sur pied fin avril par le Panama pour réaliser un audit de son système financier notoirement opaque en réponse aux vives critiques liées au scandale dit des « Panama papers ». Il devait à terme lui permettre de s’adapter aux standards de l’OCDE (Organisation de coopération et de développement économiques). Un rapport était attendu d’ici à la fin de l’année.

Lire aussi : « Panama papers », où en est l’enquête judiciaire ?

« Pression du monde des affaires »

« Nous avons eu un problème avec le gouvernement du Panama, pas avec les autres membres du groupe », a expliqué à l’AFP M. Pieth, professeur de droit à l’Université de Bâle. « Le gouvernement fait des promesses, mais elles ne sont pas suivies d’effets, il n’y a pas de mise en œuvre. » Selon lui, l’exécutif « subit la pression du monde des affaires » : « Il est en train de reculer. »

Lire aussi : Un monde sans fraude est-il possible ?

Les « Panama papers », publiés en avril par plusieurs médias internationaux dont Le Monde, rassemblent plus de 11,5 millions de documents du cabinet d’avocats panaméen Mossack Fonseca. Ils révèlent les détails financiers de nombreux comptes offshore ouverts dans le pays et susceptibles d’être utilisés pour échapper au fisc. Les « Panama papers » en trois points

*Le Monde et 108 autres rédactions dans 76 pays, coordonnées par le Consortium international des journalistes d’investigation (ICIJ), ont eu accès à une masse d’informations inédites qui jettent une lumière crue sur le monde opaque de la finance offshore et des paradis fiscaux.

*Les 11,5 millions de fichiers proviennent des archives du cabinet panaméen Mossack Fonseca, spécialiste de la domiciliation de sociétés offshore, entre 1977 et 2015. Il s’agit de la plus grosse fuite d’informations jamais exploitée par des médias.

*Les « Panama papers » révèlent qu’outre des milliers d’anonymes de nombreux chefs d’Etat, des milliardaires, des grands noms du sport, des célébrités ou des personnalités sous le coup de sanctions internationales ont recouru à des montages offshore pour dissimuler leurs actifs.

w.lemonde.fr/panama-papers/article/2016/08/07/panama-papers-mm-stiglitz-et-pieth-deplorent-l-attitude-du-gouvernement-panameen_4979356_4890278.html

REAZIONE:EPPURE IL PAPA JORGE BERGOGLIO HA DECISO PREMIARE JUAN CARLOS VARELA CELLEBRANDO LE PROSSIME GIORNATE DELLA GIOVENTU RECENTEMENTE SVOLTOSI IN POLONIA NEL PANAMA FRA TRE ANNI.

IN OGNI MODO MALGRADO L'ATTITUDINE POCO TRASPARENTE DEL PRESIDENTE PANAMESE C'E' POCO DA AGGIUNGERE ORMAI ALLE RIVELAZIONI FATTE,E' TUTTO DETTO:QUELLO DEL TITOLO.

-Severino Varela,”El fantasma de boina blanca:

PD:PER MEGLIO CAPIRE,TEXTO E CONTESTO:

-Il primo antecedente del Canale Interoceanico di Panama:

 

COSA C’ENTRA JUAN DIAZ DE SOLIS,IL CANALE INTEROCEANICO E IL PANAMA PAPERS?FORSE NIENTE,FORSE TROPPO MA VEDI ALCUNE EVIDENZE:

FORSE DIETRO QUESTE RIVELAZIONI CI SIA QUALCOSA IN PIU DI SOLDI,APPUNTO UNO SCONTRO SULLA LIBERTA DI COMMERCIO E PERFINO LA GEOSTRATEGIA E UNO SCONTRO EST-OVEST E NORD-SUD:

-IERI:JUAN DIAZ DE SOLIS ERA APRODATO IN SUDAMERICA ALLA RICERCA DI VIE DI NAVIGAZIONI INTEROCEANICI CHE FAVORISCANO SIA IL SACHEGGIO DELLE TERRE DEL NUOVO MONDO RECENTEMENTE SCOPERTO, CHE IL COMMERCIO FRA ORIENTE E OCCIDENTE(1) E IL DOMINIO DEI MARI(2) NELLA TAPPA PREVIA ALLA CONQUISTA SPAGNOLA AI TEMPI DI QUELLO CHE FU CONVENUTO IN CHIAMARE I VIAGGI DEGLI “ADELANTADOS”.LUI CI RIMESSI LA PELLE A MANO DEI CHARRUAS,GLI INDIANI DEL RIO DE LA PLATA CHE LO MANGIARONO VIVO IN ARROSTO,MA DOPO IL VIAGGIO LO FECE CON FORTUNA UN’ALtRO ADELANTADO, FEDERICO MAGALLANES CHE SCOPRI PIU AL SUD DEL RIO DE LA PLATA NELLE TERRA DEI FUOCHI  LO STRETTO DI MAGALLANES.(3)

OGGI:IN TEMPI PIU MODERNI FU COSTRUITA UN ALTRA VIA INTEROCEANICA ,IL CANALE DI PANAMA CHE FU AMMINISTRATO DAGLI STATI UNITI FINO A POCO TEMPI FA CHE FU CONSEGNATO IN MANI AL GOVERNO DI PANAMA AI TEMPI DI TORRIJOS E  OGGI PRESIEDUTO DA JUAN CARLOS VARELA.MALGRADO LA CONSEGNA IL CANALE CONTINUO AD ESSERE GESTITO DAGLI USA FINO A QUESTI GIORNI CHE IN OCCASIONE DI UN RIDIMENSIONAMENTO DEL CANALE UNA DITTA SPAGNOLA SPODESTO AD UNA NORDAMERICANA LA COSTRUZIONE.DISPUTA IMPRESARIALE A CUI EBBE UN RUOLO BERLUSCONI E I SUOI,ANCHE FORTEMENTI COMPROMESSI ANCHE NEL PANAMA PAPERS.

DOMANI:UN ALTRO CANALE SIMILARE AL PANAMA MA PIU MODERNO STA ESSENDO PROGETTATO E SARA COSTRUITO NELLA REGIONE CENTROAMERICANA DALLA CINA.

(1)DOBBIAMO RICORDARE ORA CHE LA SCOPERTA DELL’AMERICA FU CAUALE E CHE IL VIAGGIO DI COLON ERA PROGETTATO CERCANDO UNA VIA DI COMUNICAZIONE MARITTIMA FRA OCCIDENTE E ORIENTE AD OVEST.ERANO I TEMPI DEL COMMERCIO DELLE SPECIE,CONDIMENTI LA CUI META DI ARRIVO ERA LA INDIA E CINA.

(2)GRAN BRETAGNA ERA ALL’EPOCA LA REGINA DEI MARI E FORTEMENTE CONFRONTATA CON LA SPAGNA.

(3)IL CANALE DI BEAGLE E FU MOTIVO DI UNA DISPUTA ARRIVATA SULL’ORLO DELLA GUERRA FRA ARGENTINA,PAESE ATLANTICO E IL CILE,PAESE DEL PACIFICO.LE TENSIONI SUCCESSERO DOPO LA GUERRA DELLE FAULKLAND DOVE IL CILE AVEVA APOGGIATO APERTAMENTE LA GB CEDENDO I SUOI TERRITORI PER RAID AEREI,E FU RISOLTA SOLO DOPO LA MEDIAZIONE DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO SECONDO CHE FECE DUE VIAGGI NELLA REGIONE.

MA…E LE EVIDENZE CHE COLLEGHINO QUESTE VICENDE DEL CANALE DI PANAMA E IL PANAMA PAPERS?BENE,QUI VEDIAMO COME DUE IMPORTANTI PERSONALITA DEL NOED,EUROPA E NORDAMERICA SI DICOSTINO DI VARELA E I PRINCIPALI DENUNCIATI NEL PP SONO PERSONAGGI DEL SUDAMERICA.QUESTI A LORO VOLTA ACCUSANO LA MANO DELLA CIA DIETRO LE RIVELAZIONI.APPUNTO NON E’ STATO COINVOLTO NESSUN NORDAMERICANO NELLE RIVELAZIONI E I SUDAMERICANI DICONO CHE LORO NON EVADONO IN PANAMA ED ALTRI PARADISI DELLA REGIONE PERCHE DENTRO GLI STATI UNITI CI SIANO I PROPI PARADISI FISCALI COME AD ESSEMPIO NELLO STATO DI DELAWARE DOVE EVADE LA CLINTON.

COMUNQUE SIA RESTA DI FATTO L’INCONTRASTABILE VERITA DI UNA GROSSA RETE DI CORRUZIONE NEOLIBERALE CHE COINVOLGE NOTI PERSONAGGI SIA DELLA POLITICA,LO SPORT E LO SPETTACOLO COMPRESI I VERTICI STATALI DELLA RUSSIA E LA CINA,E IL SOSPETTO CHE SIANO STATE COLPITI GROSSE FONTI DI FINANZIAMENTO DEL TERRORISMO.

10 AGOSTO 2016:TELEMEDICINA,LA MADRE DI TUTTE LE APP

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

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D TECNO

25 app per organizzarsi la vita (e divertirsi)

di E. GRIPPA, R. STAGLIANò

 REAZIONE:CI SONO ARGOMENTI RIGUARDANTI ALLA NUOVA ERA CHE IO NON ACENNO MAI  PERCHE NON VORREI CONVERTIRE QUESTE PUBBLICAZIONI IN UNA PALESTRA PROPAGANDISTICA DI QUESTA O QUELLA AZIENDA,DI QUESTO O QUEL PRODOTTO ONLINE,UNO E’ QUELLO DELLE APP.PERO ORA VORREI DIRE PER PRIMO CHE LA PRIMA APP ESSISTENTE E’ STATA CREATA DA ME,ED E’ QUELLA DELLA CREAZIONE DELLA TELEMEDICINA CHE DOPO HA DATO ISPIRAZIONE  AL PRIMO SMARTPHONE E IL VIA ALLA NUOVA ERA,QUELLA DEL MOBILE.QUESTO L’HO FATTO E CONTINUO A RENDERLO PUBBLICO SENZA FINE DI LUCRO.E SUBITO VORREI AGGIUNERE CHE LE APP SONO UNO SFRUTTAMENTO INDOVUTO DELLA NUOVA ERA.LE APP DEVONO ESSERE FORINITE GRATUITAMENTE,AD ESSEMPIO PER I MOTORI DI RICERCA.PER SAPERNE DI PIU LEGGE IL MIO LIBRO CUA:
 
-SOTTO,DAL MIO LIBRO PRIMO SMARTPHONE

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11 AGOSTO 2016:LIBIA ORA

-SU LE MONDE:

Les forces libyennes s’emparent du centre de commandement de l’EI à Syrte Les forces pro-gouvernementales libyennes ont encore resserré l’étau sur l’organisation Etat islamique (EI), mercredi 10 août, dans son fief de Syrte (à 450 kilomètres de Tripoli), où elles se sont emparées de son centre de commandement.

La « libération » de Syrte, dont l’EI prit le contrôle en juin 2015, sera annoncée une fois repris plusieurs secteurs encore aux mains de djihadistes, a annoncé à l’Agence France-Presse Reda Issa, porte-parole du centre de presse des forces du gouvernement d’union nationale. « Le centre [de conférences] Ouagadougou est entre nos mains », affirme dans un communiqué le centre de presse, en référence au complexe qui servait de centre de commandement à l’EI.

L’hôpital Ibn Sina, un établissement adjacent, a également été repris par les forces du gouvernement d’union nationale qui s’étaient emparées plus tôt du campus universitaire tout proche. Les djihadistes conservent encore à Syrte « les quartiers résidentiels 1, 2 et 3, ainsi qu’un complexe de villas près de la mer », précise Reda Issa.

Soutien aérien américain

Dimanche, les forces du gouvernement d’union nationale ont annoncé le début du « compte à rebours » pour donner l’assaut « final » du bastion de l’EI avec le soutien aérien américain. Les forces gouvernementales sont entrées le 9 juin dans Syrte pour en chasser l’EI, mais leur offensive a été ralentie par les snipers, les mines et les voitures piégées des djihadistes.

Lire aussi :   Libye : premières frappes américaines contre l’EI à Syrte

Pour l’aider dans la bataille, le gouvernement d’union nationale reçoit depuis le 1er août l’appui de l’aviation américaine, déjà engagée contre les djihadistes en Irak et en Syrie. Selon le centre de commandement américain en Afrique, 29 frappes ont été lancées sur Syrte entre le 1er août et mardi.

En juillet, trois militaires français ont péri dans un accident d’hélicoptère en Libye, au cours d’une mission de renseignement, ce qui a confirmé pour la première fois la présence de soldats français dans ce pays.

http:.lemonde.fr/proche-orient/article/2016/08/10/les-forces-libyennes-s-emparent-du-centre-de-commandement-de-l-ei-a-syrte_4981055_3218.html

 REAZIONE:QUESTA E’ LA SITUAZIONE ATTUALE.LE ALTRE CONSIDERAZIONI DELLA STAMPA UFFICIALISTA ITALIANA SULLA SUPPOSTA PARTECIPAZIONE MILITARE DEL NOSTRO PAESE IN LIBIA SOLO INSEGUONO FINI POLITICI CERCANDO DA UNA PARTE DISTRARRERE L’ATTENZIONE DELLE DIFFICOLTA INTERNE DI RENZI UNIFICANDO L’OPINIONE PUBBLICA DIETRO UN “NEMICO” ESTERNO, E DALL’ALTRA GENERARE PROPAGANDA FAVOREVOLE A RENZI IN VISTA DEL PROSSIMO REFERENDUM CONSTITUZIONALE
11 AGOSTO 2016:LA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA E I FRATELLI MUSSULMANI
 
-TITOLARE SU LE FIGARO:
 
Le discours moral de l’Eglise peut-il fonctionner face à l’islamisme ?
 

FIGAROVOX/ANALYSE – Après les attentats, la volonté de l’Eglise de «pacification sociale» est inquiétante, juge Schmuel Trigano. Pour le philosophe, ce positionnement laisse une marge de manoeuvre à l’islamisme, notamment aux Frères musulmans.

REAZIONE:ED E’ IN QUESTO CONTESTO CHE DEVONO ANCHE VEDERSI LE RECENTI DIFFICOLTA DI RENZI DI FRONTE A L’EGITTO E ISRAELE ?

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13 AGOSTO 2016:LIBIA ORA,IL GIORNO DOPO

-SU GOOGLE NEWS:

ilgiornale.it

Contiamo ancora qualcosa? In Libia adesso o mai più
Livio Caputo – Ven, 12/08/2016 – 19:29

O adesso, o mai più. Nel momento in cui gli uomini del Califfato stanno per essere cacciati dalla loro roccaforte di Sirte e il governo Serraj sembra consolidarsi, l’Italia deve rompere gli indugi : se vuole mantenere quella leadership sul dossier libico che gli stessi alleati le hanno – a parole – più volte riconosciuto, bisogna prendere iniziative coraggiose, e cercare di recuperare il terreno perduto a favore di inglesi e francesi (gli americani sono piuttosto dalla nostra parte).

Se continuiamo a indugiare per eccesso di prudenza – paura di rappresaglie da parte dell’ISIS o di polemiche interne per avere surrettiziamente trascinato il Paese in una guerra – rischiamo di perdere l’ultimo treno e vedere compromessi gli importanti interessi che abbiamo sull’ex “Quarta sponda”. L’importante è che, avendo puntato sul governo Serraj sebbene controlli solo la metà del Paese, rispondiamo tempestivamente alle sue richieste, gli facciamo capire che siamo alleati affidabili e lo convinciamo che una forte intesa con Roma è per lui la migliore carta da giocare.

Per la verità, qualcosa si è già mosso. Abbiamo concesso senza far storie l’uso delle basi aeree in Sicilia per i raid americani su Sirte; siamo stati i primi a riaprire la nostra rappresentanza diplomatica a Tripoli (con la speranza che l’ambasciatore Perrone ci vada davvero subito); abbiamo inviato piccoli contingenti di truppe scelte in Libia grazie a una direttiva dello scorso novembre che autorizza il Presidente del Consiglio a metterle sotto il comando dei servizi segreti ed evitare così passsaggi in Parlamento; stiamo rispondendo alla richiesta di assistenza sanitaria per i combattenti delle milizie impegnate contri l’ISIS. Il governo assicura che i nostri militari (si parla di 40 uomini, ma probabilmente sono parecchi di più) non sono impegnati al fronte, ma si limitano ad addestrare, in cooperazione con gli alleati, i reparti libici impegnati contro gli jihadisti e a monitorare gli spostamenti di questi ultimi sul terreno, ora che sono costretti a ritirarsi dalla loro roccaforte. Forse, dietro la cortina di segretezza abituale in queste circostanze, i nostri militari, tratti dai più prestigiosi e preparati reparti delle nostre Forze armate, stanno facendo anche qualcosa di più. Tuttavia, nelle fasi cruciali che si preparano, dobbiamo fare uno sforzo ancora maggiore. Il premier Serraj ha chiesto esplicitamente il nostro aiuto, ci ha messo (se ce n’era ancora bisogno…) in guardia contro l’ISIS e ci ha confermato che gli jihadisti hanno cominciato a usare i barconi dei migranti per fare entrare in Italia potenziali terroristi. Dicono che abbia chiesto anche l’invio di una nostra nave ospedale, ma che non abbia finora ottenuto risposta. Comunque, sembra avere fiducia in noi, e dobbiamo approfittarne. Non promette bene neppure la frase del ministro degli Esteri Gentiloni che, come se si trattasse di ordinaria amministrazione, dice che “se ci saranno ulteriori richieste, le valuteremo”. Non è tempo di indugi, anche se in una prima fase si tratterà di fare più sacrifici che mietere benefici: perché più presto riusciremo a far capire a Serraj che Roma è la sua capitale di riferimento in Occidente, più i nostri interessi saranno tutelati: si va da un maggiore, e in questo momento cruciale, controllo del traffico di migranti alla difesa delle posizioni dell’ENI, sicuramente insidiate oggi, oltre che da forze locali, anche da francesi ed inglesi (che, stando a informazioni giornalistiche, starebbero addirittura assistendo già le milizie governative nei combattimenti).

C’è, naturalmente, il rischio di puntare sul cavallo sbagliato, cioè che Serraj, pur sostenuto dalla comunità internazionale, non riesca ad affermare la sua autorità su tutto il Paese: c’è il generale Haftar, sostenuto dall’Egitto (e forse dalla Francia) che ancora non ne riconosce l’autorità e punta alla separazione tra Tripolitania e Cirenaica, con la inquietante prospettiva che, sconfitta l’ISIS, si passi a una guerra civile. Comunque, poiché i nostri maggiori interessi sono a Tripoli, il rischio è da correre. Non dobbiamo mandare ufficialmente truppe sul terreno, una cosa che richiederebbe l’autorizzazione del Parlamento e che gli stessi libici non vogliono, ma per tutto il resto la disponibilità deve essere massima: riprenderci il rapporto con la Libia che Berlusconi aveva instaurato con Gheddafi sarebbe il maggior successo di politica estera cui l’Italia può aspirare in questo momento.

http:ilgiornale.it/news/mondo/contiamo-ancora-qualcosa-libia-adesso-o-mai-pi-1296292.html

REAZIONE:SE QUALCHE DUBBIO RESTA SULLE INTENZIONI GUERRAFONDAI DIVERSIVE DI BERLUSCONI ALLA MANIERA DI LEOPOLDO FORTUNATO GUALTIERI,QUESTO EDITORIALE DEL GIORNALE DELLA SUA FAMIGLIA NE E’ LA CONFERMA.BERLUSCOSCONI DI FRONTE ALLE DIFFICOLTA GIUDIZIARIE DEL RUBY TER E RENZI ARRIVATO AL CAPOLINEA E MESSO DAVANTI UN DISATRO ECONOMICO DI SIMILE PORTATA A QUELLO CHE PORTO ALLA ESTROMISIONE DI BERLUSCONI, PUNTANO TUTTO SU UN NEMICO ESTERNO.

INVECE CREDO CHE BERLUSCONI E RENZI SIANO CO-RISPONSABILI DEL CAOS LIBICO ATTUALE,CHE IL PRETESO RUOLO MILITARE DELL’ITALIA SIA UNA BUFFONATA,CHE BERLUSCONI(DI QUI NON ABBIAMO ANCORA VISTO UN VIDEO DEI SUOI INTERVENTI PUBBLICI DEL DOPO INTERVENTO CARDIOLOGICO TRANNE QUELLO CHE TESTIMONIAVA L’USCITA DEL SAN RAFFAELE)INSIEME A BOSSI E MARONI DEVONO ESSERE PORTATI DAVANTI AD UN  TRIBUNALE INTERNAZIONALE PER GENOCIDIO NEL PIU GRANDE OLOCAUSTO DEL DOPOGUERRA NEL MEDITERRANEO,E PER ALTRI MOTIVI SE SI VERIFICASSI UNA  GUERRA CIVILE IN LIBIA.

TUTTA LA VICENDA NELLA NOSTRA EX-XOLONIA DA KADAFY IN POI   SIA IL PIU EXECRABILE CAPITOLO DELLA STORIA ITALIANA,UNA BUFFONATA CHE SE NON FOSSE STATA TRAGICA SAREBBE COMICA.

AH…NON ENTRO NEL MERITO DELLE CONSIDERAZIONI PARTICOLARI DELL’ARTICOLO,BERLUSCONI E’ ORMAI STORIA E NON RIFERENTE DI ESPERIENZA NELLA NO FLY ZONE.

13 AGOSTO 2016:APP E TERRORISMO,FERMARLI

1-SU LE MONDE:

Bernard Cazeneuve veut « une initiative européenne »

Bernard Cazeneuve et Manuel Valls lors d’un déplacement à l’école de gendarmerie de Richemont, le 11 août.

Bernard Cazeneuve et Manuel Valls lors d’un déplacement à l’école de gendarmerie de Richemont, le 11 août. PHILIPPE DESMAZES / AFP

La France veut porter avec l’Allemagne une initiative européenne puis internationale sur le chiffrement des communications, qui complique la lutte contre le terrorisme, a annoncé Bernard Cazeneuve, jeudi 11 août. Le ministre de l’intérieur travaillera sur ce sujet avec son homologue allemand le 23 août, à Paris, « pour que nous puissions sur cette question lancer une initiative européenne destinée à préparer une initiative plus internationale permettant de faire face à ce nouveau défi », a-t-il dit.

« C’est une question centrale dans la lutte antiterroriste, beaucoup des messages échangés en vue de la commission d’attentats terroristes, le sont désormais par des moyens cryptés », a-t-il ajouté à l’issue d’un conseil de défense à l’Elysée. M. Cazeneuve a souligné « la nécessité d’y faire face au plan international parce que ce n’est pas un pays seul qui peut prendre des initiatives ».

M. Cazeneuve n’a donné aucune précision quant au type de propositions que la France envisage de faire. Depuis plusieurs années, un vif débat oppose, dans le monde entier, certains gouvernements et les éditeurs de services Internet, soutenus par la vaste majorité des experts en chiffrement. Le gouvernement britannique a, un temps, menacé de contraindre juridiquement les géants du Net à fournir des clefs permettant de déchiffrer les messages, ou d’installer des « portes dérobées » dans ses logiciels. Au début de 2016, le FBI américain avait engagé un vaste bras de fer avec Apple, qu’il entendait contraindre à débloquer le contenu d’un iPhone chiffré ayant appartenu aux auteurs de l’attentat de San Bernardino.

A la question de savoir s’il souhaitait que les auteurs de logiciel fournissent aux Etats les moyens de déchiffrer ces communications, ce que nombre d’entre eux se refusent à faire, M. Cazeneuve a répondu : « La France fera des propositions, j’en ai adressé un certain nombre à mon homologue allemand. »

Les experts dubitatifs

Les experts en chiffrement sont très dubitatifs face à ce type de demandes, arguant que toute faille dans un logiciel sera inévitablement exploitée par des tiers, et que le chiffrement, utilisé par de très nombreux services bancaires, commerciaux, ou de sécurité informatique, est un outil indispensable au fonctionnement d’Internet.

Depuis les révélations d’Edward Snowden sur la surveillance de masse pratiquée par la NSA américaine, de nombreux grands acteurs ont renforcé la sécurité de leurs services en les chiffrant ou en en renforçant le chiffrement. WhatsApp, la très populaire application de messagerie, a ainsi déployé dans le monde entier le chiffrement « de bout en bout » des messages : ces derniers sont désormais indéchiffrables par toute autre personne que leur destinataire, et même l’entreprise ne peut accéder à leur contenu.

L’organisation Etat islamique recommande à ses membres et à ses sympathisants d’utiliser Telegram, une application de messagerie qui permet aussi d’envoyer des messages chiffrés. Les deux assassins du père Jacques Hamel, à Saint-Étienne-du-Rouvray, utilisaient notamment l’application. Mais si celle-ci permet d’envoyer des messages chiffrés, au moins l’un des deux hommes utilisait régulièrement la fonction de « chaîne » de Telegram, qui permet de diffuser des messages à un groupe de personnes, et qui n’est elle pas chiffrée.

http:lemonde.fr/pixels/article/2016/08/12/bernard-cazeneuve-veut-une-initiative-europeenne-contre-le-chiffrement_4981741_4408996.html

-SU LA STAMPA:

La Francia mobilita l’Europa contro la cifratura delle app francesco semprini

La Francia vuole lanciare una iniziativa europea per contrastare la cifratura forte delle comunicazioni, la stessa adottata ormai da applicazioni con milioni di utenti in tutto il mondo, come WhatsApp e Telegram. Ad annunciare il progetto è stato ieri il ministro dell’Interno francese Bernard Cazeneuve, che già il 23 agosto ha in programma un incontro sul tema con il suo omologo tedesco, Thomas de Maiziere. L’obiettivo del meeting, nelle parole di Cazeneuve, è di “lanciare una iniziativa europea preparatoria di un progetto più internazionale”.

I MESSAGGI CIFRATI E I TERRORISTI

Secondo il ministro, molti messaggi scambiati dai terroristi sarebbero ormai cifrati e l’intelligence farebbe fatica a intercettarli. Dunque la questione della cifratura, per il governo francese, sarebbe centrale nella lotta al terrorismo. «La Francia farà delle proposte, e ne ho già inviate alcune al mio collega tedesco», ha precisato Cazeneuve. Non è chiaro che cosa conterrebbero tali proposte; è tuttavia evidente che l’uscita della Francia rinfiamma lo scontro sulla crittografia, che per la verità cova sotto le ceneri da almeno 20 anni, e che negli ultimi mesi è stato riattizzato da vari episodi, a partire dal braccio di ferro Apple/Fbi – finito, ricordiamolo, con i federali che hanno infine trovato una via alternativa per accedere allo smartphone dei Syed Farook, l’attentatore di San Bernardino.

Negli ultimi anni l’utilizzo estensivo della crittografia – che è alla base della diffusione via internet di molti servizi essenziali, a partire da pagamenti e transazioni bancarie, e che era già adottato da tempo da parte di una élite più ristretta di utenti – si è diffuso tra milioni di consumatori. Ci sono stati alcuni punti di svolta in tale processo: tra questi, la scelta di Apple nel 2014 di estendere e rendere di default la cifratura del suo iPhone, collegandola all’inserimento di un codice di accesso al telefono; ma anche la diffusione di app di messaggistica che hanno adottato la cosiddetta cifratura end-to-end, dove solo mittente e destinatario della comunicazione posseggono le chiavi per cifrarla e decifrarla – quindi nemmeno il fornitore del servizio è in grado di leggerla. Quali sono queste app? Le più diffuse sono iMessage, Signal, Telegram (dove però la cifratura end-to-end non è una impostazione predefinita e copre solo i messaggi fra due utenti) e ovviamente WhatsApp, che ha finito la sua monumentale migrazione alla blindatura totale di tutti i suoi contenuti all’inizio del 2016, nel pieno dello scontro tra la Apple (che infatti aveva l’appoggio, fra gli altri, di WhatsApp/Facebook) e il Dipartimento di Giustizia statunitense.

L’uso da parte di jihadisti di simili strumenti è probabile, dal momento che una app come WhatsApp è usata da oltre un miliardo di persone, e quindi presumibilmente lo sarà anche da criminali e terroristi – e sappiamo che l’Isis usa molto i canali e i gruppi di Telegram per diffondere propaganda (che non sono cifrati end-to-end per altro). Anche se le capacità informatiche degli attentatori, almeno per quanto emerso fino ad oggi, non sembrano essere in genere molto avanzate. Così, in modo più o meno ufficiale, i governi stanno facendo pressione sulle aziende tecnologiche. Del resto già nel marzo 2015 il direttore dell’Europol, Rob Wainwright, citava la cifratura come uno dei problemi che dovevano affrontare nelle indagini. Ma cosa vogliono ottenere esattamente? È anche solo pensabile mettere al bando la crittografia forte (o le app che la implementano)?

ANCORA CRYPTO-GUERRA

«La battaglia sulla crittografia va avanti da anni e non si è mai fermata», commenta a La Stampa Stefano Zanero, professore di sicurezza informatica al Politecnico di Milano, di ritorno dal Defcon di Las Vegas, uno dei più importanti raduni internazionali della scena hacker. «Quando i governi hanno capito che non si poteva tenere nel cassetto un pezzo di disciplina scientifica, allora hanno provato a tenerla lontana dal grande pubblico. Eppure la diffusione della cifratura è stata positiva, ha spostato più in alto il livello di rischio per tutti gli utenti, permettendo di aumentare la protezione per chi se lo merita, ovvero per la maggioranza delle persone che la usano per attività lecite ed importanti. I criminali adottavano la crittografia anche quando era difficile, e continueranno a farlo anche se dovesse essere illegale».

Se dunque una messa al bando della tecnologia è impensabile (e susciterebbe la reazione sdegnata di quasi tutta la comunità tecnologica), i governi potrebbero richiedere una qualche forma di backdoor, di accesso secondario a un sistema, una scelta che prevede però l’indebolimento dello stesso. Ma la stessa Europol, insieme all’Enisa, l’agenzia dell’Unione europea che si occupa della sicurezza delle reti, avevano scartato qualsiasi ipotesi di backdoor in una dichiarazione congiunta dello scorso maggio, perché queste «aumenterebbero la superficie di attacco per abusi malevoli, e dunque, avrebbero implicazioni ben maggiori per la società».

In alternativa, i governi potrebbero cercare quanto meno di ostacolare la diffusione di massa della crittografia forte. È la tesi avanzata da Nate Cardozo, legale della Electronic Frontier Foundation, storica associazione per i diritti digitali, in una presentazione al Defcon. «Il governo non è stupido», ha dichiarato l’avvocato riferendosi in questo caso agli Stati Uniti. «Sanno che non c’è un modo per togliere la crittografia forte dalle mani di chi sia determinato a usarla. Ma è invece possibile toglierla a chiunque entri in un negozio per comprare un iPhone». O a chiunque oggi scarichi una app.

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/08/12/esteri/la-francia-mobilita-leuropa-contro-la-cifratura-delle-app-MGNtZU312IbaxQcqMK4iZI/pagina.html

REAZIONE:PER QUANTO RIGUARDA ALLE CIFRATURE TOUT COURT QUESTE PAGINE DEI FATTI INTERNI  SONO PER  LA TRANSPARENCE CHE PRATTICO PERO PENSANDO ALLA GLOBALITA SENZA CADERE IN GENERALIZAZZIONI PENSO CHE NON SIA ASSOLUTAMENTE ADEGUATA L’INIZIATIVA DI HOLLANDE,COME LE AZIENDE DELLE TELECOMUNICAZIONI CREDO CHE ESSISTE RISCHIO DI FAVORIRE IL TERRORISMO,FORSE DI PIU, ANCHE LEVANDO L’ENCRITTAZIONE:FORSE I GUAI SONO “DENTRO DI NOI” E L’UTENTE DEVE ESSERE GARANTITO.

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 364

25 Juin 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

23 GIUGNO 2016:RAGAZZA SVEGLIA LA FERILLI

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:

Ferilli in tv attacca Renzi: «Ha attuato il programma di Berlusconi. Ho votato Raggi» 21 giugno 2016

http:video.corriere.it/ferilli-tv-attacca-renzi-ci-ha-tolto-piazze-ci-ha-chiusi-dentro-leopolda/1cc0be4c-37ee-11e6-ad05-6c8e02b5840c?intcmp=video_wall_hp&vclk=videowall|ferilli-tv-attacca-renzi-ci-ha-tolto-piazze-ci-ha-chiusi-dentro-leopolda
-E COSI SU DAILYMOTION

Sabrina Ferilli asfalta Renzi e si prepara per… por next-quotidiano

Sabrina Ferilli asfalta Renzi e si prepara per la segreteria del PD

http:dailymotion.com/video/x4hrlbj_sabrina-ferilli-asfalta-renzi-e-si-prepara-per-la-segreteria-del-pd_tv
REAZIONE:RAGAZZA ACCORTA LA FERILLI.MA SI DAI,HA “RI-CREATO” IL PROGRAMMA DI BERLUSCONI,E ANCHE QUELLO DELLA LEGA CON TANTO DI FEDERALISMO MASCHERATO.NON A CASO SONO “LARGHE INTESE”,VERO?
MA SECONDO ME SABRINA HA LETTO LE MIE PUBBLICAZIONI.E ALLORA,VISTO CHE CI SEI DIVENTA FAN MIA DAI.MAGARI FAMMI AVERE QUALCHE BIGLIETTINO GRATIS PER LA SCALA.NON TI CHIEDERO ALTRO,LO PROMETTO.(IO NON FACCIO POLITICHE,MI DISPIACE)
ILLUSTRAZIONE:LE DOTI ARTISTICHE

24 GIUGNO 2016:BREXIT

-SU THE TELEGRAPH:

48.2%
51.8%
Counting progress 97.9%
Last updated 06:05

REAZIONE:VITTORIA

ATTUALIZAZIONE:

EU REFERENDUM

Live

Results and analysis:Brexit wins as Britain votes to leave the European Union

*Nigel Farage: June 23rd is our independence day

*Sterling suffers record slump on dramatic night

*Recriminations begin for David Cameron and Labour Part

24 GIUGNO 2016:RENZI FINALMENTE INDAGATO PER CORRUZIONE

lastampa.it

Insider trading sul decreto banche, Renzi ascoltato in Procura

francesco spini

Il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone ha sentito nelle settimane scorse il premier Matteo Renzi come persona informata sui fatti in relazione all’ipotesi di insider trading per il decreto sulle banche popolari e i movimenti di Borsa nei giorni precedenti l’approvazione del decreto da parte del governo. Secondo quanto ricostruito, al premier sarebbe stato chiesto delle modalità di formazione del decreto e se ritiene che l’informazione sia potuta circolare al di fuori della ristretta cerchia dell’esecutivo nei giorni precedenti la sua approvazione, nel gennaio del 2015.

Il decreto

Il decreto del governo ha imposto la trasformazione in società per azioni delle Banche Popolari cooperative, al di sopra una certa soglia di attivi. Per effetto del decreto hanno dovuto trasformarsi in spa una serie di banche popolari quotate in Borsa come Ubi Banca, Banco Popolare, Banca Popolare di Milano e Popolare dell’Emilia Romagna. Il decreto ha riguardato anche istituti non quotati come la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, poi travolte dagli scandali.

Gli accertamenti

Dopo il decreto la Consob ha avviato una serie di accertamenti sui movimenti borsistici dei titoli coinvolti, alla luce di una serie di anomalie – forti rialzi con il contemporaneo aumento dei volumi scambiati -. L’esito degli accertamenti è stato quindi trasmesso alla procura, che ha aperto un fascicolo e sentito una serie di persone, tra le quali appunto il premier Renzi che sarebbe stato sentito alla fine di maggio. Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, già nel febbraio dello scorso anno aveva segnalato in una relazione alla Commissione finanze della Camera dei movimenti anomali rilevati, con alcuni operatori che avevano effettuato forti acquisti nei giorni precedenti il decreto del 16 gennaio 2015 e rivenduto nei giorni successi, quantificando i profitti complessivi in circa 10 milioni di euro.

La soffiata di gennaio

Sempre secondo la ricostruzione di Vegas, le prime indiscrezioni sul decreto avevano iniziato a circolare il 3 gennaio, mentre i titoli coinvolti avevano fatto registrare nel periodo tra il 3 gennaio e il 9 febbraio rialzi compresi tra l’8% di Ubi Banca e il 57% di Popolare dell’Etruria. Nei mesi scorsi era emerso il coinvolgimento nell’indagine di Carlo De Benedetti, che avrebbe acquistato azioni tramite una società personale, la Romed, investendo circa sei milioni di euro con una plusvalenza di 600 mila euro.

Ascoltato anche Serra

Nel marzo del 2015 la stessa Consob aveva sentito il finanziere Davide Serra, a capo del fondo Algebris è indicato come vicino a Renzi. Serra il cui nome era emerso nelle cronache come uno dei possibili “indiziati” per le manovre sui titoli delle banche popolari, ha sempre smentito di aver realizzato plusvalenze con le azioni coinvolte nei giorni interessati dall’indagine della Consob.

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/06/24/economia/insider-trading-sul-decreto-banche-renzi-ascoltato-in-procura-9EooXt7IGcgaYnjcKz4EDN/pagina.html

REAZIONE:GRAVE REATO DI INFIDENZIA CONTRO LE BANCHE POPOLARI.

-IL GIORNO DOPO:CHIESTA ARCHIVAZIONE

Indagine sulle popolari, chiesta l’archiviazione. Era stato sentito anche Renzi

Erano stati ipotizzati episodi di insider trading legati alla vicenda della privatizzazione

LAPRESSE

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, 41 anni

24/06/2016

In merito all’indagine su presunti episodi di insider trading legati alla vicenda della privatizzazione delle banche popolari, nell’ambito della quale è stato sentito come teste, il 20 maggio scorso, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, la procura della Repubblica fa sapere in una nota di aver depositato al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione del procedimento, iscritto «a carico di un intermediario finanziario per l’ipotesi di ostacolo alla vigilanza». Il fascicolo in questione è uno di quelli nati dalle dichiarazioni rese dal presidente della Consob Giuseppe Vegas, alla Camera dei deputati l’11 febbraio del 2015, sul quale la procura ha indagato per mesi sentendo, oltre al presidente del Consiglio, l’imprenditore Carlo De Benedetti.

Secondo quanto detto oltre un anno fa da Vegas, l’analisi della dinamica delle quotazioni finanziarie precedenti all’approvazione del decreto del governo per privatizzare le banche popolari aveva mostrato delle anomalie. Questo lasciava pensare che alcuni investitori avessero ottenuto informazioni privilegiate a seguito delle quali avevano acquistato una serie di titoli per poi venderli all’indomani del 16 gennaio 2015, giorno dell’approvazione del dl.

«All’esito delle indagini – si legge nella nota – anche alla luce delle conclusioni di una consulenza tecnica disposta dalla procura», è stata chiesta l’archiviazione. «Gli altri profili che hanno costituito l’oggetto delle dichiarazioni del presidente Vegas – conclude la nota – costituiscono tuttora oggetto di accertamento».

La Procura di Roma ha chiesto di archiviare il procedimento che vede indagato un intermediario finanziario per ostacolo alla vigilanza. Si tratta di un filone dell’indagine avviata a piazzale Clodio nel febbraio del 2015 dopo le dichiarazioni fatte dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas, su informazioni privilegiate finite in mano ad investitori sul decreto banche popolari prima che il governo ne desse il via libera. Su questa vicenda nelle scorse settimane sono stati sentiti come testi Renzi e De Benedetti.

In una nota la Procura di Roma afferma che su questa vicenda «nei mesi scorsi ha provveduto ad assumere informazioni fra gli altri dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e dall’ing. Carlo De Benedetti». All’esito delle indagini, «anche alla luce delle conclusioni di una consulenza tecnica disposta dalla Procura», è stata «depositata al giudice per le indagini preliminari richiesta di archiviazione». Nella nota la Procura afferma che «gli altri profili che hanno costituito oggetto delle dichiarazioni del presidente Vegas costituiscono tuttora oggetto di accertamento».

Alcuni diritti riservati.
http:lastampa.it/2016/06/24/italia/cronache/indagine-sulle-popolari-chiesta-larchiviazione-era-stato-sentito-anche-renzi-LBVhxuvdLzFSWcoWBaNgqL/pagina.html
REAZIONE:STAREMMO A VEDERE

24 GIUGNO 2016:BREXIT,NON PIU  EUROPA UNITA

-SU LE MONDE:

L’USCITA DELLA GRAN BRETAGNA DELL’UNIONE EUROPEA E’ UNA LUNGA ASPIRAZIONE DELLA NUOVA ERA:DESIDERIO COMPIUTO

LE PIU FURIOSE( E MINACCIOSE) REAZIONI SULL’USCITA DELLA GRAN BRETAGNA DEL PROGETTO EUROPEO UNITO RIGUARDANO A COSE MATERIALI,RIGUARDANO A COSE ECONOMICHE,RIGUARDANO A COSE MONETARIE,RIGUARDANO AL DENARO,SEGNALE CHE OGGI IL NEOLIBERALISMO HA SOFFERTO UNA FERITA MORTALE NEL CUORE DEL VECCHIO CONTINENTE,NEL CUORE DEI PAESI CIVILIZZATI,NEL CUORE DELLA CIVILTA EUROPEA.

SALUTO IL CORAGGIO DELLA GRAN BRETAGNA E RIPORTO DUE RIFLESSIONI DIVERSE SU LE MONDE:

1-IL NOSTRO SOGNO NON E’ PIU EUROPA

Le Monde
Nathalie Kosciusko-Morizet a affirmé par voie de communiqué : Le Royaume-Uni a tranché, contre lui-même et contre l’Europe. Je ressens le sentiment d’un énorme gâchis. Un gâchis provoqué par l’absence de projet politique européen, qui ne nous a pas permis d’emporter l’adhésion des Britanniques, et qui pèse chaque jour sur tous les Européens. Le ‘Brexit’ n’est pas la cause d’un malaise européen. C’en est un symptôme. Le message est clair : on ne rêve plus d’Europe.”
image: https:s3.amazonaws.com/avatars.scribblelive.com/2015/6/15/a331ad4c-ae56-4c6b-9f85-f0c1fe1fa010.jpg
 
2-NIENTE PIAGNISTEI,LA GRAN BRETAGNA NON CAMBIA DI QUARTIERE,RESTA IN EUROPA

Le Monde

L’action Eurotunnel a chuté de 34 % à l’ouverture de la Bourse de Paris après la victoire du “Brexit”. L’exploitant du tunnel sous la Manche est un symbole des liens entre la Grande-Bretagne et le continent. Dans un communiqué préventif publié juste avant l’ouverture de la Bourse, le groupe affirmait cependant que ses activités ne seraient pas affectées par l’issue du référendum.
En savoir plus sur http:lemonde.fr/referendum-sur-le-brexit/live/2016/06/23/en-direct-jour-de-vote-sur-le-brexit-au-royaume-uni_4956691_4872498.html#iEpJy1jj8sCEYzFR.99
 
-ULTIMO MOMENTO:SE  NE VA,”LA VOLONTA DEL POPOLO BRITTANICO DEVE ESSERE RISPETTATA
image: https:s3.amazonaws.com/avatars.scribblelive.com/2015/6/15/64589f54-382f-44a4-bec9-27f29ec85b46.jpg

Le Monde

Ce qu’il faut retenir de l’intervention de David Cameron :

*Le premier ministre, qui soutenait le camp du “Remain”, a l’intention de démissionner d’ici au mois d’octobre.
*“La volonté du peuple britannique doit être respectée”, a-t-il affirmé à propos du résultat du vote.
*Il a tenu à rassurer les marchés financiers : “L’économie britannique est forte.”
 
En savoir plus sur http:lemonde.fr/referendum-sur-le-brexit/live/2016/06/23/en-direct-jour-de-vote-sur-le-brexit-au-royaume-uni_4956691_4872498.html#gufjI73SWk27WPFG.99
25 GIUGNO 2016:VOLARE A BASSO RISCHIO
Quotidiano digitale
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Ryanair, easyJet e Iag: con la Brexit via i diritti di volo, a rischio le compagnie low cost

I trattati “open sky” decadono: Europa e Gran Bretagna dovranno ricontrattarli su nuove basi. E i vettori a basso costo hanno strategie differenti: gli irlandesi taglieranno gli investimenti e aumenteranno i costi dei biglietti. Stesso effetto per i vettori inglesi che dovranno far fronte a costi più alti per ricambi e carburante
di LUCIO CILLIS
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24 giugno 2016
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ROMA – Sì, viaggiare, ma non alle stesse condizioni siglate nel corso di decenni di trattative e aperture dei cieli europei e Nord americani. La Brexit, in breve tempo, potrebbe trasformarsi in un incubo anche per le compagnie aeree britanniche e quelle low cost, in prima linea l’irlandese Ryanair e l’inglese easyJet basata a Londra. E con loro un incubo pure per i passeggeri – compresi quelli italiani – abituati a una fluidità nei voli tra Uk e resto d’Europa. Le tariffe rischiano di impennarsi e gli investimenti previsti negli scali britannici potrebbero via via diminuire incrementando allo stesso tempo i prezzi dei biglietti.

Col passo indietro dal Continente nei prossimi mesi, le linee aeree più esposte e che rischiano di restare invischiate nell’isolamento volontario deciso dai sudditi di Sua Maestà, hanno di fronte un futuro incerto. Ryanair e il suo dominus Michael O’Leary hanno già avvisato Londra: “Siamo pronti a diminuire gli investimenti e saremo costretti ad aumentare le tariffe” è stato il primo messaggio spedito da Dublino. EasyJet, invece, è presa tra due fuochi: da una parte c’è lo sguardo all’Europa continentale e alle lucrose rotte da e per la Gran Bretagna, ma dall’altra ci sono le norme che verranno presto a cadere, regole che hanno fino ad oggi permesso voli pan-europei liberi da vincoli e trattati. Oggi, con l’Isola in uscita, questi accordi diventano polvere. “Rimaniamo convinti della solidità del modello di business di easyJet e della nostra capacità di proseguire con l’attuale strategia di successo e di garantire ritorni. Abbiamo scritto oggi stesso al governo britannico e alla Commissione Europea chiedendo loro di porsi come priorità la permanenza del Regno Unito nel Mercato unico europeo dell’aviazione, data l’importanza per i consumatori e per gli interscambi commerciali” si è affrettata a comunicare l’amministratrice delegata Carolyn McCall.

Un problema, non da poco, pure per il big player con la Union Jack sulla livrea: Iag, ovvero British Airways, dovrà rivedere le proprie strategie verso l’Europa e anche gli Usa. Il perchè è presto spiegato da una sigla: Ecaa. Ovvero lo “spazio unico europeo” che garantisce diritti e doveri (soprattutto libero volo in Europa e Usa), non esisterà più per la Gran Bretagna e quindi ogni permesso concesso alle linee aeree europee decade con l’uscita del Paese dall’Europa. Cosa accadrà quindi? La prima certezza è che le compagnie britanniche dovranno stipulare, da zero, accordi con l’Europa e abbassare il capo accettando il decalogo dell’Ecaa. Che impone l’accettazione di diritti e doveri. Insomma le linee aeree Gb dovranno riscrivere gli accordi o con gli enti europei preposti o nel peggiore dei casi con i singoli membri. Ognuno dei quali, potrebbe anche cercare di fare lo sgambetto a chi ha voltato le spalle all’Europa. La Gran Bretagna quindi, potrebbe restare ai margini dell’Unione in veste di ospite. E lo stesso accadrà per i voli verso il Nord America, regolati da rigidi accordi “open sky” che a questo punto rischiano di saltare e andranno riscritti con Antitrust, Dipartimento dei Trasporti Usa e con la Ue nei prossimi mesi.

L’allarme sta suonando in queste ore anche in casa Aci Europe, l’associazione degli scali europei che non a caso mandano segnali di buonsenso: Olivier Jankovec, direttore generale, la vede così: “Europa e Gran Bretagna dovranno far fronte a nuovi accordi e relazioni che ancora non sappiamo come potranno evolversi. Ma siamo certi – aggiunge – che dovranno rifarsi alle regole valide fino a ieri e che hanno garantito enormi benefici per i passeggeri e aziende con crescenti connessioni e tariffe competitive”.

C’è poi un ultimo aspetto che riguarda i risvolti finanziari per le linee aeree e per gli investitori: Hsbc, il colosso bancario britannico, vede nero per il settore con utili in discesa e costi alle stelle. Le compagnie impegnate in maniera continua e “forte” con il mercato dell’Isola subiranno dei contraccolpi anche per il calo del Pil e per la domanda di voli sia business che turistici. Ma c’è un altro aspetto messo in rilievo da Hsbc e riguarda il taglio ad una parte predominante dei voli: quelli dovuti ad amici, parenti, turisti che raggiungono i propri cari (immigrati) in Gran Bretagna e che rappresenta il 40% di tutta
la crescita messa a segno dal settore negli ultimi 10 anni. Un boom che rischia di essere spazzato via dalla Brexit. Per non parlare del calo di peso della sterlina che porterà ad aumenti anche importanti per il carburante aereo e dei costi di manutenzione degli aerei in Gran Bretagna.

http:repubblica.it/economia/2016/06/24/news/ryanair_easyjet_e_iag_la_brexit_rischia_di_tarpare_le_ali_alle_compagnie_aeree-142727583/?ref=HREC1-1

REAZIONE:CI SONO COSE DOVE NON SI DEVE RISPARMIARE.COME MEDICO HO INTROIETTATO IL PRINCIPIO CHE LA VITA NON HA PREZZO:LE LOW COST SONO DA INCUBO.TORNEREMO A VOLARE A BASSO RISCHIO.

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26 GIUGNO 2016:ULTRADESTRA RADICALE EUROPEA E BREXIT,FUMO NEGLI OCCHI

-TITOLARE THE WASHINGTON TIMES:

Water Cooler

FOTO:NIGEL FARAGE
British people put Britain first, but will Americans put America first?

TRADUZIONE:IL POPOLO BRITTANICO METTE PRIMA BRITANIA MA GLI AMERICANI METTONO PRIMA L’AMERICA?

REAZIONE:ATTENZIONE,”PRIMA BRITANIA” E’ STATO IL MOTO CON QUI UN EXTREMISTA DELLA ULTRADESTRA RADICALE EUROPEA,UN NEO-NAZI QUINDI(NON CONFONDERE CON NEO-FASCISMO CHE SONO EXTREMISMI DI DIVERSO COLORE POLITICO),HA UCCISO UNA DIPUTATA FAVOREVOLE AL REMAIN.HO DETTO UN NEONAZI E NON UN ULTRA NAZIONALISTA BRITTANICO:SECONDO ME L’INTENZIONE ERA PROVOCARE UN FATTO POLITICO,INFLUENZIARE IL POPOLO BRITTANICO  PER NON FAVORIRE IL LEAVE.

HA OTTENUTO L’INVERSO ALLE INTENZIONI MANIFESTE,SEGNO CHE IL POPOLO BRITTANICO NON E’ MICA SCEMO.

ORA BENE,SULL’ONDA DEL BREXIT L’ULTRADESTRA RADICALE(PRESUNTAMENTE XENOFOBADEL CONTINENTE,I NEONAZI INSOMMA(LA LE PEN,LA LEGA,WILDER,ECC,ECC), MOLTEPLICA LE CHIAMATE A NUOVI LEAVE:ANCHE SE NON E’ DETTO CHE NON CI SIANO  NEONAZI BRITTANICI NON CONFONDERE NAZIONALISMO BRITTANICO CON ULTRDESTRA RADICALE,SONO COSE DIVERSE ED EVENTUALMENTE CONTRARIE.

E NON LO SI CONFONDA NE ANCHE CON IL NAZIONALISMO AMERICANO,BIANCO,ANGLOSASSONE,E ANGLOPARLANTE MA NON ANGLOFILO:IL POPOLO AMERICANO POTREBBE REAGIRE COME QUELLO BRITTANICO E BECCARSI UN’ALTRO BOOMERANG IN TESTA.

 

-APPENDICE:JHONSON,RESTO DENTRO QUARTIERE

-SU LA STAMPA:

lastampa.it

Boris Johnson: “Avremo ancora libero accesso al mercato unico”

Boris Johnson

paolo mastrolilli francesco semprini

Con un editoriale sul Daily Telegraph, dopo due giorni (di cui uno trascorso a giocare a cricket) di silenzio, Boris Johnson delinea la sua visione del futuro per il Regno Unito. È un discorso quello che lascia al giornale per il quale ha fatto il corrispondente da Bruxelles per anni, dai toni sobri, tranquillizzante ma anche molto fermo nella convinzione che coloro che hanno votato “Leave, hanno fatto la scelta giusta”. Mentre il Partito conservatore si dilania e cerca una via d’uscita alla crisi politico-istituzionale in cui il Paese è precipitato con il referendum, Johnson ostenta calma.

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I fondamentali economici del Regno Unito sono solidi, scrive grazie al lavoro di Cameron e Osborne e a quello del numero uno della Banca d’Inghilterra Carney. Il Regno Unito continuerà a essere un luogo attraente e forte. Chi ha votato Leave, è la convinzione di Johnson, non lo ha fatto perché pervaso da paura e ansia, ma per una convinzione, quella di riprendere il controllo sui destini del Paese. “Dobbiamo essere orgogliosi di quanto può ottenere il Paese”, scrive Johnson che ricorda la necessità che le quattro gambe dell’Unione (Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda del Nord) restino unite. “È bastato il referendum del 2014 in Scozia”, dice Johnson facendo capire che resterà una esperienza unica. L’ex sindaco tende una mano ai sostenitori del Remain che sono i “nostri vicini di casa, amici, parenti” e invita a costruire “ponti” e un nuovo senso di comunità dopo le asprezze della campagna elettorale. Sui rapporti con l’Europa sceglie un approccio distensivo. “Ci sarà ancora un’ intensa e crescente cooperazione e partnership con l’Europa in un gran numero di settori, la cultura, la scienza, le università, il miglioramento del clima”. Poi quello che milioni di persone volevano forse sentirsi dire: “I cittadini europei che vivono in questo paese avranno i loro diritti garantiti appieno e lo stesso sarà per i britannici nella Ue”. Continuerà, almeno questi è lo spirito di Johnson, “l’accesso per Londra al mercato unico” è il Regno Unito continuerà a offrire leadership su ogni cosa dalla politica estera alla difesa al contro terrorismo e alla condivisione dell’intelligence per rendere il mondo più sicuro.

Cosa cambia allora? Ed è qui che Johnson si ricorda dei trascorsi brussellesi quando sul Telegraph scherniva le decisioni della Commissione Delors, ironizzava su grandezza imposta per legge delle banane, ironizzava sulle quote di pesce. Ecco ciò che allora come oggi Johnson odia (il verbo è giusto) della UE sono le pastoie burocratiche, “ci tireremo fuori dal sistema legislativo opaco” e “dalla Corte di giustizia europea che non consente appello”. L’obiettivo è quello di poter fissare liberamente – la tesi dell’ex sindaco di Londra – “tasse e leggi secondo le necessità reali del Regno Unito”. Un accenno anche alle politiche migratorie che dice Johnson torneranno pienamente sotto il controllo britannico.

Tesa la mano ai nemici, mostrato alla UE il piano e cosa significa in concreto la vittoria del Leave, non resta che vedere se gli interlocutori saranno così disposti a costruire ponti secondo i disegni tecnici di Johnson. Il quale prima di tutto dovrà approdare a Downing Street. C’è una tradizione nel Partito conservatore, chi parte favorito nella corsa alla leadership spesso resta fermo al palo. Boris ha alleati forti e una marcia in più. Ma la storia e le tradizioni valgono anche per lui.

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Farage confessa: “I soldi che davamo all’Ue non andranno alla Sanità”

Durante la trasmissione televisiva Good Morning Britain (Itv), la giornalista Susanna Reid chiede Nigel Farage se i 350 milioni di sterline che la Gran Bretagna versava all’Unione Europea saranno investiti nel Sistema sanitario Nazionale, così come annunciato nella campagna elettorale. Farage, uno dei maggiori sostenitori della Brexit, ritratta e dice di non aver mai promesso nulla del genere e che si è trattato di un errore dei sostenitori del Leave. La giornalista, così, incalza il leader di Ukip, che prova a correggere il tiro.

http:lastampa.it/2016/06/26/esteri/a-bruxelles-la-prima-riunione-dellue-a-incertezza-sulla-strategia-post-brexit-btGfWAoEvQI8fRilwe6ViL/pagina.html
APPENDICE 2:TRUMP CON IL BREXIT C’ENTRA

lastampa.it

Trump: “L’Europa ha fatto troppi errori, ora via anche Italia e Francia”

Trump nel resort che ha costruito nel ricordo della madre Mary Anne, emigrata dalla Scozia agli Usa a 18 anni

paolo mastrolilli francesco semprini

«Matteo Renzi appoggia Hillary Clinton? Non mi importa, è irrilevante». Donald Trump sembra in grande forma, quando scende dal suo elicottero sul campo da golf di Balmedie. Il candidato repubblicano alla Casa Bianca è venuto a visitare il resort che ha costruito nel ricordo della madre, Mary Anne MacLeod, emigrata dalla Scozia quando aveva 18 anni. In attesa di cenare con Rupert Murdoch, arrivato qui forse per sancire la pace in vista delle presidenziali di novembre, invita i giornalisti al seguito ad arrampicarsi con lui sulle verdi dune e gli scogli a picco sopra l’oceano. Tra una buca e l’altra, mentre mostra con orgoglio «la vista più bella del mondo», risponde alle domande di tutti.

IL CASO Oltre due milioni di firme alla petizione per il nuovo referendum su Brexit

IL CASO Effetto Brexit, nei sondaggi Hillary avanti di 13 punti

Siccome è il giorno dopo la Brexit, la conversazione si concentra sugli effetti del referendum e i rapporti con l’Europa. A parte le dispute ideologiche e personali, tra lui e Hillary è emersa una lettura contrapposta. Trump pensa che in Occidente sia in corso una rivoluzione epocale provocata da emigrazione e crisi economica, di cui la Brexit è solo il primo esempio, che lo spingerà alla Casa Bianca; Clinton crede che gli americani vogliano un leader responsabile, capace di rispondere al loro disagio, e questo la farà vincere. Uno dei due sta inevitabilmente leggendo la realtà in maniera sbagliata, come ha fatto Cameron, e il risultato di novembre sarà la discriminante che deciderà lo sviluppo di questo dibattito nell’intero mondo occidentale.

LO SCENARIO Bruxelles studia la rinascita dell’Europa (Zatterin)

DOMANDE & RISPOSTE Due anni di tempo per uscire, cosa succede ora (Bonini)

I mercati hanno reagito molto male all’uscita della Gran Bretagna dalla Ue: non si è pentito di averla sostenuta?

«Il popolo ha scelto l’indipendenza, e questa è una decisione comprensibile. I mercati sono sempre agitati, ma la minaccia che li preoccupa davvero è un’altra: il debito da 19 trilioni di dollari accumulato dal presidente Obama, che presto salirà a 21 trilioni. Questo è il vero problema economico degli Stati Uniti, che colpisce le tasche degli americani».

La sconfitta di Cameron è stata un suo successo personale?

«No, è stata triste. Cameron ha sbagliato tutto: non avrebbe mai dovuto indire il referendum. Ma ancora più patetici sono stati Obama e Hillary, che non hanno capito come sarebbe andato. Il presidente è venuto qui per dire agli inglesi che in caso di Brexit avrebbero dovuto mettersi in fila, per rinegoziare i trattati commerciali, e così ha determinato la sconfitta di Cameron».

Ora si aspetta che la Scozia cerchi l’indipendenza?

«È ancora presto per dirlo, ma certamente è il prossimo problema che ci aspetta».

LA LONDRA DEL 2036 Così la città senza Ue ha perduto anche i colori (Scurati)

REPORTAGE Tra i danesi delusi: “Le nostre aringhe vietate dal’lUe, anche per noi per uscire” (Giovannini)

Lei ha detto che molti Paesi europei sono pronti a seguire l’esempio della Gran Bretagna. Francia, Italia, Spagna, chi sta nella sua lista delle nazioni che minacciano di far saltare l’intera Unione Europea?

«Questi Paesi sono tutti candidati, perché sono in difficoltà. Ma Francia, Italia e Spagna non sono i soli. Ce ne sono molti altri che sono pronti alla loro versione della Brexit. Vedrete».

Perché, secondo lei?

«Sono stati commessi troppi errori in Europa, dall’immigrazione, alla politica monetaria. L’intero mondo è in tumulto, per colpa di questa leadership e di quella americana, che non sanno cosa fanno».

L’altro giorno ha criticato duramente la Germania: perché?

«Stimavo molto Angela Merkel, e le ho sempre fatto tanti complimenti, fino a quando ha preso quella decisione sciagurata sull’accoglienza dei rifugiati. Così ha trasformato la Germania in un Paese da cui i suoi abitanti vogliono scappare».

Però diversi leader europei, come il premier italiano Renzi, hanno appoggiato Hillary Clinton o preso posizione contro di lei. Stanno leggendo male la realtà, come ha fatto Cameron?

«Renzi non lo conosco neppure, non mi importa. È irrilevante. L’unica cosa importante è avere l’appoggio del popolo americano, che a novembre mi eleggerà presidente».

Molti europei hanno bocciato anche la sua proposta di imporre un bando all’immigrazione islamica negli Stati Uniti. Se un musulmano scozzese o inglese volesse venire in America, ad esempio, lei si opporrebbe?

«Io ho detto che bisogna controllare meglio e fermare l’immigrazione dai Paesi ad alto tasso di terrorismo. Sapete tutti benissimo quali sono».

Lei critica la Merkel, cancelliera di un Paese alleato degli Stati Uniti, e invece si scambia complimenti con il leader russo Putin, che sta sfidando l’America. Non è una posizione singolare, per un candidato alla Casa Bianca?

«Quando sarò presidente, io avrò ottimi rapporti tanto con la Merkel, quanto con Putin. Avrò ottimi rapporti con tutti i Paesi europei, che amo e considero alleati importanti».

Però ha appena detto che l’Unione europea è destinata a sgretolarsi, e molti suoi membri sono pronti a seguire l’esempio della Gran Bretagna.

«Gli abitanti del Regno Unito hanno rivendicato la loro indipendenza, il diritto di decidere come governare il Paese e determinare il proprio destino. Mi sembra che questa sia una cosa in generale positiva. Lo sgretolamento dell’Europa invece è un dato di fatto, non una mia opinione. Dipende dagli errori commessi dalle sue leadership inadeguate».

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/06/26/esteri/leuropa-ha-fatto-troppi-errori-ora-via-anche-italia-e-francia-mpn1OZdPFQ7AOrVnUIPf3J/pagina.html

REAZIONE:TRUMP INCENDIARIO BRUCIA LA PRATERIA:VIA ANCHE L’ITALIA,LA FRANCIA ,LA  GERMANIA E COSI VIA…..

OFF THE RECORD:L’ULTIMO AD ANDARSENE SPENGA LA LUCE

AHHH…TRUMP CON LA SECESSIONE DI MAMMA SCOZIA?E SE NON CI SARA PIU UNIONE EUROPEA DOVE ANDRA?NATURALMENTE IN AMERICA

PD:TRUMP VUOLE TORNARE ALL’ISOLAZIONISMO AMERICANO?

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30 GIUGNO 2016:BERLUSCONI,OPERAZIONE POLITICA CONTINUISMO DI FI

iltempo.it

Forza Italia cambia, Berlusconi scarica Mariarosaria Rossi Arriva Alfredo Messina

Redazione online

La rivoluzione era nell’aria. Da qualche settimana il “cerchio magico” costruito attorno a Silvio Berlusconi aveva iniziato a vacillare. E ora arriva il ben servito. La prima a cadere è Mariarosaria Rossi, la “Madonna di Cinecittà“, simbolo dell’ultimo tumultuoso periodo di Forza Italia. Colei che, per molti, ha costruito attorno al Cavaliere un muro invalicabile che ha allontanato gli amici di sempre e i consiglieri più fidati.

Quell’epoca è finita. E il comunicato ufficiale diramato dall’ex premier contiene le classiche frasi che si dicono in queste occasioni: “La senatrice Mariarosaria Rossi ha svolto negli ultimi due anni con grande competenza, correttezza e lealtà un complesso e delicato incarico di commissario straordinario del partito. Prendo atto con rammarico delle sue dimissioni al termine dell’esercizio contabile e le sono davvero grato per l’ottimo lavoro svolto che ha consentito a Forza Italia di riordinare i conti e ottimizzare i costi. La senatrice Rossi continuerà a svolgere, ovviamente, incarichi di rilievo nell’ambito del nostro movimento grazie alle sue competenze e al suo impegno politico. Dopo ampie consultazioni ho ritenuto di affidare il compito di commissario straordinario di FI al senatore Alfredo Messina a cui vanno i miei migliori auguri di buon lavoro”.

Per capire quanto la realtà sia diversa basta dire che “l’incarico di rilievo” cui la Rossi si dedicherà d’ora in poi è quello di tesoriere del gruppo azzurro al Senato. Non proprio un posto in prima fila. Lei, ovviamente, accetta entusiasta: “Voglio innanzitutto ringraziare il Presidente Berlusconi ed il capogruppo Romani dell’affetto, della fiducia e della stima dimostratemi offrendomi l’incarico di tesoriere del Gruppo Forza Italia al Senato. Con spirito di servizio e con l’entusiasmo di sempre accetto questo nuovo impegno per il mio partito al fianco dei colleghi senatori”.

Tanti sorrisi, strette di mano e pacche sulle spalle. Ma c’è già chi pensa al prossimo passo. Perché in Forza Italia giurano che quella di Rossi è solo la prima testa del “cerchio magico” destinata a cadere.

Chi è Messina Classe 1935, nato a Colleferro, Massina è il vicepresidente vicario del gruppo Mediolanum. Un elemento che conferma il riavvicinarsi al Cavaliere, oltre che di Fedele Confalonieri e Gianni Letta, anche di un altro vecchio amico: Ennio Doris. Nelle elezioni del 2013 Ferrara è stato eletto senatore con il Popolo della Libertà, quindi ha aderito a Forza Italia.

 http:iltempo.it/politica/2016/06/29/forza-italia-cambia-berlusconi-scarica-mariarosaria-rossi-arriva-alfredo-messina-1.1554035
REAZIONE:DUBITO CHE BERLUSCONI SIA ANCORA IN CONDIZIONI PSICO-FISICHE DI PRENDERE QUESTE DECIZIONI,DI DIRAMARE QUESTO COMUNICATO E TANTO MENO DI SVOLGERE “AMPIE CONSULTAZIONI”.PER MOLTO MENO DI QUESTO HA CEDUTO LA VALVOLA MITRALE E SE FOSE VERO RISCHIA CHE LA PROTESI NON VENGA “INCOLLATA”.I SOLI DATI UFFICIALI PUBBLICI PROVENGONO DAI MEDICI ATTUANTI CHE AVEVANO SCONSIGLIATOLI CONTINUARE ATTIVITA POLITICHE E SE COSI NON FOSSE DELLA SUA VOLONTA HANNO SCONSIGLIATO FARLO PRMA DI UN MESE DALL’INTERVENTO.E QUESTO QUALORA TUTTO FOSSE ANDATO “LISCIO” COSA CHE COME SI VEDE NON E’ ACCADUTO VISTO CHE E’ STATA POSTICIPATA LA SUA DIMISSIONE DAL SAN RAFFAELE FINO AL 10 O 15 LUGLIO.
LE ULTIME NOTIZIE AL RIGUARDO PROVENGONO DAL GIORNALE DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI,”IL GIORNALE” MA NON CI VIENE FORNITA NESSUNA PROVA TESTIMONIALE PUBBLICA,SOLO OTTIMISTICI RIFERIMENTI VERBALI DI TERZI,NESSUN FILMATO.
VEDI CUA:
http:.ilgiornale.it/news/politica/rossi-lascia-arriva-messina-berlusconi-ottimo-lavoro-1277556.html
SI VEDE,E OVVIO CHE C’E’ IL BISOGNO POLITICO DI MANTENERE IN VITA FI MA QUESTE DECIZIONI NON LI HA POTUTO PRENDERE BERLUSCONI IN PIENO ESSERCIZIO DELLE SUE FACOLTA DI INTENDERE E VOLERE.E DI ESSERE COSI E’ UNA IRRESPONSABILITA SOTTOMETTERLO A QUESTO SFORZO.IO SONO MEDICO.
30 GIUGNO 2016:MALTRATTO ANIMALE

lemonde.fr

Nouvelles images de maltraitance animale dans deux abattoirs français LE MONDE | 29.06.2016 à 06h49 • Mis à jour le 29.06.2016 à 12h04 | Par Audrey Garric

 

C’est une liste qui n’en finit pas de s’allonger. Pour la quatrième fois en huit mois, l’association L214 dévoile de nouveaux cas de maltraitance animale dans des abattoirs français. Deux établissements sont cette fois visés : ceux de Pézenas, dans l’Hérault, et du Mercantour, à Puget­-Théniers, dans les Alpes­-Maritimes. Filmées en caméra cachée entre novembre 2015 et fin mai, des vidéos insoutenables, auxquelles Le Monde a eu accès en exclusivité, montrent des sévices graves et des infractions manifestes perpétrés sur des bovins, des moutons, des cochons et des chevaux, lors d’abattages conventionnels et rituels. L214 devait déposer plainte, mercredi 29 juin, devant les tribunaux de grande instance de Béziers et de Nice pour maltraitance et actes de cruauté.

Comme sur les images tournées à Alès, au Vigan (Gard) et à Mauléon-Licharre (Pyrénées-Atlantiques), qui avaient suscité l’indignation, on voit de nombreux animaux mal étourdis reprendre conscience lors de la saignée ou de la suspension à la chaîne. Dans l’abattoir du Mercantour, un veau, accroché au rail par la patte arrière, tente de se relever pendant deux minutes entières, à moitié décapité, la tête dans un bac de sang. Plus tard, un mouton cherche à fuir, la gorge ouverte et en pleine conscience.

Un veau saigné à l’abattoir du Mercantour. Il tentera de se relever pendant deux minutes entières, à moitié décapité, la tête dans un bac de sang.

 

Un veau saigné à l’abattoir du Mercantour. Il tentera de se relever pendant deux minutes entières, à moitié décapité, la tête dans un bac de sang. L214

Mais les nouvelles vidéos – tournées sur douze jours – témoignent d’autres violences : à Pézenas, des chevaux sont tirés par un treuil jusque dans le box d’abattage, un mouton reçoit un coup de couteau dans l’œil avant d’être égorgé, des cochons sont poussés à coups d’aiguillons électriques, et des bovins saignés sans étourdissement sont égorgés par cisaillement, avant que le sacrificateur ne revienne découper dans la gorge des animaux encore vivants. Les deux établissements brillent également par une absence manifeste de contrôles vétérinaires.

« Les scandales se suivent et se ressemblent »

Autant d’infractions aux réglementations en vigueur. Le code rural français et un règlement européen de 2009 stipulent que « toutes douleur, détresse ou souffrance évitables sont épargnées aux animaux lors de la mise à mort ». Les abattages conventionnels prévoient notamment un étourdissement des bêtes – à l’aide d’une pince à électronarcose, d’un pistolet d’abattage ou de CO2 – et une deuxième tentative si la première a échoué, afin de leur éviter d’être conscientes au moment de leur mort. Des dérogations sont prévues pour l’abattage rituel, halal et casher, lors duquel des sacrificateurs égorgent – d’un seul geste – les bêtes en pleine conscience. Dans tous les cas, les textes imposent un contrôle continu des pratiques d’abattage par les services vétérinaires.

Lire aussi :   L’abattage rituel fait débat sur la question de la souffrance animale

A l’abattoir de Pézenas, accrochage d’un bovin, qui reprendra ensuite conscience.

 

A l’abattoir de Pézenas, accrochage d’un bovin, qui reprendra ensuite conscience. L214

« Les scandales se suivent et se ressemblent. Il est illusoire de penser que l’on peut tuer trois millions d’animaux par jour en respectant la réglementation, dénonce Sébastien Arsac, porte-parole de L214, qui se bat depuis 2008 pour la fermeture des abattoirs. Nous demandons au pouvoir exercer un droit d’objection à cette tuerie de masse. »

Pourtant, une fois encore, les deux établissements incriminés sont de taille humaine. L’abattoir municipal de Pézenas, qui emploie une vingtaine de salariés, traite 2 000 à 2 200 tonnes de viande par an. Celui du Mercantour affiche six salariés, 250 tonnes de carcasse par an (dont 25 à 30 % de halal) et met en avant les circuits courts. Il est géré par un syndicat mixte composé d’élus de la commune, du département (notamment le député LR Charles-Ange Ginésy) et de la chambre d’agriculture. Et tous deux possèdent la certification Ecocert pour l’agriculture biologique – même si le cahier des charges ne prévoit pas de spécificités pour l’abattage.

« Il n’y a pas de viande heureuse »

« On a envie de croire que le problème, ce sont les cadences. Mais les petits abattoirs à l’approvisionnement local ne garantissent pas une meilleure protection des animaux, comparés à l’abattage industriel, assure Sébastien Arsac. Il n’y a pas de viande heureuse. » L’association lance cette fois une pétition pour la présence d’une alternative végétarienne ou vegan dans les restaurants scolaires et les collectivités.

Lire l’enquête :   L214, la méthode choc pour dénoncer les abattoirs

A l’abattoir de Pézenas, la truie n’est pas immobilisée et l’opérateur doit s’y reprendre longuement pour parvenir à étourdir l’animal à l’aide d’une pince à électronarcose.

 

A l’abattoir de Pézenas, la truie n’est pas immobilisée et l’opérateur doit s’y reprendre longuement pour parvenir à étourdir l’animal à l’aide d’une pince à électronarcose. L214

« Les choses bougent un peu du côté des services de l’Etat, des vétérinaires et des directions d’abattoirs, qui renforcent les contrôles, reconnaît toutefois le militant. Mais cela reste insuffisant. » Car l’abattoir de Pézenas avait fait l’objet d’une visite inopinée, le 17 mai, du député de l’Hérault Elie Aboud (LR) dans le cadre de la commission d’enquête parlementaire sur les conditions d’abattage des animaux de boucherie dans les abattoirs français, lancée en mars. Il n’avait pas relevé « de dysfonctionnement quelconque dans la chaîne ». « On estime qu’on fait un travail tout à fait convenable et on en est le plus fiers possible », déclarait alors le directeur de l’abattoir, Christophe Malleret, face aux caméras du journal Midi libre. « C’est la limite des contrôles humains : les actes de maltraitance avérés ne vont pas se produire sous nos yeux », reconnaît Olivier Falorni, député (RRDP) de Charente-Maritime et président de la commission d’enquête.

Deux contrôles

Surtout, l’établissement a fait l’objet de deux contrôles, les 22 et 26 avril, dans le cadre des inspections ordonnées par le ministre de l’agriculture, Stéphane Le Foll, à la suite du scandale de Mauléon-Licharre. « Nous avons repéré des problèmes sur le poste d’étourdissement, mais nous avons appliqué des actions correctives immédiates, en changeant le matériel et l’opérateur », assure Caroline Medous, à la tête de la Direction départementale de la protection des populations (DDPP) de l’Hérault, qui contrôle les services vétérinaires. Certaines des images de L214, notamment sur l’abattage des chevaux et des bovins sans étourdissement, sont pourtant postérieures à ces contrôles. L’abattoir, qui a découvert les caméras cachées, a déposé plainte à la gendarmerie.

Lire aussi :   Stéphane Le Foll s’attaque à la maltraitance dans les abattoirs

Dans l’abattoir du Mercantour, la découpe du bovin commence dans le box d’immobilisation, considéré comme une zone sale.

 

Dans l’abattoir du Mercantour, la découpe du bovin commence dans le box d’immobilisation, considéré comme une zone sale. L214

Dans l’établissement du Mercantour, en revanche, les services de l’Etat n’avaient relevé aucun manquement. « Je ne commente pas des images volées à la suite d’une violation de domicile, s’emporte son président, Emmanuel Vizza, après avoir visionné les vidéos. Mais un abattoir, ça abat, il y a du sang. Ce sera aux services de l’Etat de me dire s’il y a des facteurs correctifs à prendre ou pas. »

Les résultats de l’ensemble des inspections seront publiés par le ministère de l’agriculture, vendredi 1er juillet. Stéphane Le Foll en avait déjà donné la teneur lors de son audition par la commission d’enquête à la mi-mai : des non-conformités graves ont été relevées sur 19 lignes d’abattage sur 460 (soit 5 %) et des défauts d’étourdissement sur 39 chaînes (12 %). Au total, les inspecteurs ont donné 99 avertissements, 77 exploitants ont été mis en demeure d’apporter des corrections et des arrêts d’activité ont été ordonnés dans deux établissements. De leur côté, les députés continuent leur propre enquête. « Lors de nos visites inopinées, nous avons constaté des lacunes en termes de qualité des infrastructures et des équipements, de contrôles vétérinaires et de formation du personnel », assure Olivier Falorni, dont la commission rendra son rapport à la rentrée.

Lire aussi :   Des responsables de protection animale dans les abattoirs, une solution contre la maltraitance 

http:lemonde.fr/planete/article/2016/06/29/nouvelles-images-de-maltraitance-animale-dans-deux-abattoirs-francais_4960209_3244.html

1 LUGLIO 2016:M5s SU ITALICUM E RIFORME
SU LA REPUBBLICA:
 
Italicum, il M5s frena sulle modifiche e attacca Renzi: “Un baro da due soldi”

Per il vicepresidente della Camera Di Maio “non è la priorità”. E dal blog di Grillo parte l’attacco al premier: “Vuole cambiare perché ha paura di perdere”. La conferma implicita che questa legge elettorale non dispiace ai pentastellati. Dal Pd invito alla prudenza sulle modifiche

di GOFFREDO DE MARCHIS

 

30 giugno 2016

ROMA – Luigi Di Maio gela le ipotesi di un accordo per modificare l’Italicum che passi per i 5 stelle: la legge elettorale non è una priorità per il Movimento. Ancora più duro il post apparso sul blog di Beppe Grillo: Renzi “ora vuole cambiare le carte in tavola perché ha paura di perdere. Un baro da due soldi e con la coda tra le gambe”. E la replica del Pd non si è fatta attendere: “Opportunisti con zero idee”, definisce i 5 Stelle l’onorevole Andrea Romano.

Il M5s. Quello di Di Maio è un assist per chi non vuole cambiare la norma (come Matteo Renzi), una delusione per chi come Pier Luigi Bersani e la minoranza Pd pensava di avere una sponda nei grillini per smontare la legge. E la conferma, implicita, che l’Italicum non dispiace ai grillini . “Hanno parlato per tre mesi di referendum, Olimpiadi e direzioni di partito. E così hanno perso le elezioni a Roma e Torino. Non contenti, il giorno dopo la sconfitta, hanno iniziato a parlare di modifiche alla legge elettorale, ovvero di come spartirsi le poltrone alle prossime elezioni politiche”, scrive il vicepresidente della Camera e membro del direttorio su Facebook. “La Camera ci costa 100.000 Euro all’ora (avete letto bene) e il Pd vuole spendere questi soldi per cambiare l’italicum. Facciano pure ma quando vorranno tornare sulla terra, gli mostreremo quali sono le priorità per l’Italia”.

Il blog di Grillo.  Renzi “ora vuole cambiare le carte in tavola perché ha paura di perdere. Un baro da due soldi e con la coda tra le gambe”. Così il M5s sul blog di Beppe Grillo in un post in cui commenta: non è possibile “cambiare la legge elettorale per cercare di evitare l’inevitabile. Non si può fermare il vento con le mani. Quando il M5s sarà al governo la legge elettorale sarà ancorata alla Costituzione per evitare che i partiti possano cambiarla quando fa comodo a loro”.

“Si fanno le regole ad partitum e quando non gli vanno più bene le cambiano, impegnando la Camera che costa 100.000 euro al giorno a occuparsi dei loro affari e non degli interessi di dieci milioni di italiani che vivono in condizioni di povertà o delle imprese che chiudono a centinaia ogni giorno” scrivono i 5 Stelle che ricordano: “I portavoce M5S hanno combattuto contro l’Italicum, presentato una legge elettorale scritta in Rete e cercato il dialogo con il Pd per una legge che fosse a garanzia dei cittadini, non dei partiti. Renzi ha pensato solo al suo. Ora vuole cambiare le carte in tavola perché ha paura di perdere”.

“Le elezioni amministrative sono state vinte dalle idee e dalle proposte del M5s, la forza politica più presente nei comuni al voto e quella che ha preso più voti di tutti al primo turno” afferma il Movimento che continua: “La risposta è stata prima il silenzio assoluto, poi un nuovo decreto a favore delle banche e ora il cambio delle carte in tavola. Anziché attivarsi per il Reddito di cittadinanza, il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari o l’abolizione di Equitalia il Pd ora pensa solo a come bloccare il cambiamento con due mosse: la modifica della legge elettorale, non per inserire le preferenze ma perché l’Italicum prevede il ballottaggio e Renzi ha paura di esser battuto con un 70 – 30 come successo a Roma” e la “la posticipazione del referendum costituzionale, perché il premier non eletto ha personalizzato il referendum salvo poi rendersi conto dopo il voto del 19 giugno che gli italiani non vedono l’ora di mandarlo a casa”.

La replica del Pd. “I 5 stelle prima attaccano l’Italicum, poi lo difendono – ha detto Andrea Romano, parlamentare del Partito Democratico – Fanno tutto da soli, dei veri pagliacci, canne al vento. Un giorno vogliono uscire dall’euro e dall’Europa, il seguente si rimangiano tutto. Fanno gli acrobati, un salto mortale avanti e subito uno indietro. Tutto opportunismo e zero idee. Benvenuti al circo a 5 stelle”.

Frasi che arrivano all’indomani della decisione di riaprire il dibattito sulla legge. Sinistra italiana ha infatti ottenuto, a sorpresa, di parlarne in aula alla Camera nel mese di settembre.

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Italicum, Toninelli (M5S): “No a modifiche, legge andrebbe rifatta da capo”

 

Il messaggio è chiaro: i 5 Stelle parlano d’altro. “Di un Paese – dice Di Maio – che ha 10 milioni di cittadini che vivono sotto la soglia di povertà, 11 milioni di cittadini che hanno rinunciato a curarsi per difficoltà economiche, che è al secondo posto tra i paesi europei per corruzione e in cui ogni giorno falliscono circa 380 imprese”. Dunque, conclude Di Maio, “se vorrete il Movimento 5 stelle al governo del Paese, faremo 4 cose con priorità assoluta: una legge sul reddito di cittadinanza; misure di alleggerimento fiscale per le imprese, tra cui l’abolizione di Equitalia; norme anticorruzione, incluse quelle per la sburocratizzazione; un piano energetico nazionale per rilanciare il lavoro nel mondo dell’energia green e abbassare le bollette energetiche per le famiglie italiane. A voi la scelta”.

Più diretto, contro Renzi ovviamente, è l’attacco di Alessandro Di Battista, altro membro del direttorio: “Fino alle vittorie M5s a Roma e Torino Italicum era legge migliore al mondo (per noi è uno schifo). Ora Renzi pronto a cambiarla. Cialtroni!”, scrive su Twitter. Un segnale preoccupante per il Pd perché dà corpo al vero timore di Largo del Nazareno: che oggi qualsiasi ipotesi di modifica venga usata dai grillini come elemento propagandistico contro il governo e contro il premier”.

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TWEET
AlessandroDi Battista
*(a)ale dibattista

Fino alle vittorie M5S a Roma e Torino*Italicum era legge migliore al mondo (per noi è uno schifo).Ora Renzi pronto a cambiarla.Cialtroni!

11:27 – 30 Giu 2016

Il Partito Democratico. Cauti i capigruppo del Pd: “Io sarei molto prudente”, spiega il presidente dei senatori Luigi Zanda, anche perché “sarebbe la prima volta che si modifica una legge elettorale che non è stata mai sperimentata. Miglioramenti ci possono sempre essere ma bisogna mettere sul piatto anche tutte le conseguenze”. Il collega di Montecitorio, Ettore Rosato, frena gli entusiasmi: quella che sarà discussa a settembre “è soltanto una mozione… L’iniziativa di Sel è rispettabile ma non è uno strumento per cambiare la legge elettorale. Tra l’altro l’incostituzionalità, oggetto della mozione, è un problema che per noi non c’è. Con l’Italicum abbiamo costruito un impianto solido, che garantisce la governabilità e la rappresentanza e che risolve quei problemi che anche oggi possiamo rivedere in Spagna. Detto questo, non abbiamo mai negato il dialogo”. Insomma, per Rosato “le priorità del Paese sono altre”.

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Italicum, Rosato: “Non ci sono motivi per cambiarlo”, Ceccanti: “Sarebbe suicidio”

 

E Sinistra Italiana li sfida, “ora vediamo chi fa sul serio”. E mentre dentro Forza Italia fanno discutere le parole di Confalonieri che invita Berlusconi a collaborare con il governo sulle riforme, arrivano anche le indiscrezioni di Repubblica che attribuiscono al ministro Angelino Alfano l’intenzione di aprire una crisi di governo dopo il referendum in assenza di una revisione dell’Italicum che preveda l’introduzione del premio di coalizione.

http:repubblica.it/politica/2016/06/30/news/di_maio_frena_sulle_modificge_all_italcum_non_e_la_priorita_-143110390/?ref=HREA-1
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REAZIONE:
1-L’ITALICUM NON SOLO NON E’ PRIORITA,E’ INCOSTITUZIONALE NON PASSEREBBE L’ESSAME DELLA CONSULTA
2-IL REFERENDUM HO DETTO SIN DALL’INIZIO CHE IL POPOLO ITALIANO NON LO SANCIREBBE MAI E PARE CHE STO AVENDO RAGIONE,LO STESSO RENZI MI DA RAGIONE QUANDO CERCA POSTICIPARLO:HA PAURA.LO PERDERA SENZ’ALTRO.
3-SOGLIA E BALOTTAGIO:IL MEGLOMANE CHE USURPA LA CARICA DI PRIMO MINISTRO SENZA VOTI,HA PARTITO CON UNA SOGLIA DI 40 PER CENTO:COME DIMOSTRATO NELLE URNE NON AVRA MAI NE LA SOGLIA NE IL BALLOTAGIO.
4-BENE M5s NEL BLOCCARE RAPIDAMENTE LA MANOVRA DIVERSIVA DI RENZI:VOLEVA SFILARSE DEL REFERENDUM USANDO DI SCUSA L’PERTURA ALLA COSIDETTA MINORANZA PD PER MODIFICARE L’ITALICUM
5-A QUESTO PUNTO E’ CHIARO CHE RENZI SI DEVE DIMMETTERE GIA
6-NCD,NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE:SIN DALL’INIZIO HO DETTO CHE L’ITALICUM CERTE PARTITI NON L’AVREBBERO MAI APPOGIATO:SI LEGA,IL NCD DI ALFANO CHE CON QUESTA LEGGE E’ FUORI DAL PARLAMENTO E DELLA POLITICA.ALFANO CHE NON HA MAI AVUTO VOTI PROPIE MA HA VEGETATO FRA TUTTI I PARTITI DEL CENTRODESTRA COME FANNALINO DI CODA DI DIVERSE LISTE APRIRA LA CRISI E FUGGIRA A TROVARE REFUGIO FRA LA LEGA E I BERLUSCONES DA QUI E’ SEMPRE STATO OSSEQUENTE COME HA GIA ANNUNCIATO NON APPENA CONOSCIUTO L’ITALICUM:E’ UN QUINTA COLONNA DELL’AUTONOMIA SICILIANA.
EPILOGO:L’OGETTIVO DELLA NUOVA ERA RESTA,ORA MEGLIO DI PRIMA,LA DISSOLUZIONE DELLE CAMERE E IL RITORNO ALLE URNE PER RIELEGGERE TUTTE LE CARICHE.LA VOLONTA DEL POPOLO ITALIANO CONTRO IL NEOLIBERALISMO E A FAVORE DEI CAMBIAMENTI SOCIO-CULTURALI E POLITICI DELLA SUA VISIONE DEL MONDO ESPRESSI NELL’ULTIMA ELEZIONE GENERALE DEVE ESSERE RESTITUITA AD INTEGRUM.
 
2 LUGLIO 2016:PEDOFILIA,TOCC A BARBARIN,ATTULIZAZIONE
-SU LE MONDE:
Abus sexuels : quatre prêtres relevés de leur ministère par le cardinal Barbarin
 
Le Monde | 30.06.2016 à 16h25,Mis à jour le 30.06.2016 à 18h00
 
Le cardinal Barbarin, le 25 mars.
Quatre prêtres ont été relevés de leur ministère par le cardinal Philippe Barbarin pour des faits d’atteintes sexuelles, après avis d’un collège d’experts, a fait savoir, jeudi 30 juin, le diocèse de Lyon. « Il s’agit de prêtres mis en cause ou non dans la presse, déjà condamnés ou non. »

« Pour toutes les situations concernées, les faits sont connus de l’autorité judiciaire », précise un communiqué du diocèse. Le père Bernard Preynat, mis en examen en janvier pour des agressions sexuelles sur mineurs de moins de 15 ans et déjà relevé de ses fonctions à l’été 2015, n’est pas parmi ces quatre prêtres.

Lire notre enquête:Comment l’église de Lyon a couvert les actes de pédophilie du père Preynat

« Suivi » du diocèse

A la suite des avis émis par le collège d’experts, d’autres prêtres du diocèse ont fait l’objet de mesures d’accompagnement particulier. Il s’agit de prêtres déjà jugés, qui bénéficieront d’un « suivi » du diocèse.

Lors d’une réunion à laquelle il avait convié tous les prêtres du diocèse le 25 avril, le cardinal Barbarin s’était engagé à publier au plus tard le 30 juin les conclusions d’un collège d’experts chargés « d’étudier et d’analyser le cas de certains prêtres dont la situation est problématique au regard de leur activité pastorale, de la loi civile ou canonique dans le domaine affectif et sexuel ».

Ce collège est composé d’un magistrat, d’un psychiatre, d’une psychanalyste, d’un médecin, d’un canoniste, d’une assistante sociale, d’un père et d’une mère de famille et d’un vicaire général modérateur, chargé de présenter les dossiers. Il s’est réuni à sept reprises depuis sa constitution.

Le diocèse rappelle que les nouvelles normes en matière de lutte contre les atteintes sexuelles prévoient que « tout prêtre ayant commis des faits d’agression sexuelle sur mineur, quelles que soient la date des faits et la date de découverte de ces faits, se verra définitivement écarté de tout ministère ». De la même façon, tout prêtre extérieur accueilli à Lyon devra fournir une attestation de ses supérieurs établissant qu’il n’a pas d’antécédent en matière d’atteintes sexuelles.

Lire aussi :   Pédophilie : le pape en croisade contre la négligence

La justice se prononcera sur le cas de Barbarin

Philippe Barbarin est visé par plusieurs plaintes de victimes du père Preynat qui lui reprochent de ne pas avoir dénoncé les faits à la justice et d’avoir laissé les responsables présumés en poste.

Le cardinal a été entendu le 8 juin pendant plus de dix heures par la police dans le cadre d’une enquête pour non-dénonciation d’agressions sexuelles sur mineurs et mise en danger d’autrui à la suite de cette affaire. La justice doit se prononcer sur son cas et sur l’éventualité de poursuites après le 18 juillet.

http:lemonde.fr/religions/article/2016/06/30/abus-sexuels-quatre-pretres-releves-de-leur-ministere-par-le-cardinal-barbarin_4961416_1653130.html

REAZIONE:MI SEMBRA EVIDENTE L’INTENZIONE DELLA CHIESA DI LYON,SULLA LINEA DEL VATICANO,DI METTERE IN MOTO UN SISTEMA AUTARCHICO DI GIUSTIZIA PARALELLA ALLA GIUSTIZIA DI STATO.

IL CASO DI PADRE PREYNANT NON E’ STATO ANCORA SANZIONATO DALLA CHIESA DI LYON,LA GIUSTIZIA SI PRONUNCIERA SU BARBARIN,BUONA NOTIZIA.STAREMMO A VEDERE.

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4 LUGLIO 2016:TORNA BENGAZHY

-SU LE FIGARO:ACTUALITE

International

Aux États-Unis, l’affaire Benghazi s’invite dans la présidentielle

Par lefigaro.fr

Publié le 29/06/2016 à 13:38

Une commission du Congrès américain dominée par les républicains a publié mardi son rapport sur l’attaque de la mission américaine en 2012 accusant Hillary Clinton d’avoir minimisé la menace djihadiste en Libye.

L’épais dossier, 800 pages, risque d’envenimer une campagne déjà virulente. Pourtant, après deux ans d’enquête sur l’attaque de la mission américaine à Benghazi du 11 septembre 2012, la commission du Congrès américain, dominée par les républicains, ne vient apporter aucune révélation fracassante susceptible d’ébranler irrémédiablement la candidature d’Hillary Clinton. En octobre 2015, l’ex-secrétaire d’État, en poste au moment des faits, avait auditionné 11 heures durant. Le rapport publié mardi vient conforter la thèse d’une erreur d’appréciation de la menace terroriste en Libye qui a coûté la vie à quatre Américains, dont l’ambassadeur Chris Evans. Les parlementaires pointent aussi un manque de réactivité illustré par les tergiversations autour du déploiement de Marines basés en Espagne.

«La politique a primé sur la vie d’Américains», dénonce toutefois un membre républicain de la commission, Mike Pompeo. Dans un addendum au ton nettement plus virulent, signé avec un autre parlementaire, ce dernier assure que des considérations partisanes ont pu jouer dans la communication qui a suivi les évènements alors que le président Barack Obama était engagé dans une difficile bataille électorale contre le républicain Mitt Romney. Ainsi, plusieurs responsables de l’administration ont dans un premier temps blâmé une manifestation qui aurait dégénéré contre un film islamophobe produit aux États-Unis. Seulement, au même moment, Hillary Clinton reconnaissait en privé qu’il s’agissait d’une «attaque terroriste» planifiée.

«Benghazi, c’est encore un échec de Hillary Clinton. Rien ne semble jamais marcher comme il faudrait avec Clinton», n’a pas manqué de réagir son adversaire Donal Trump sur Twitter. La candidate démocrate y voit l’épilogue d’une histoire qui empoisonne sa carrière depuis des années: «Il me semble assez clair qu’il est désormais temps de tourner la page». La candidate dénonce aussi «le ton partisan» du nouveau rapport. Selon elle, la commission «n’a rien trouvé qui contredise les conclusions» d’un premier rapport indépendant élaboré par le département d’État. La Maison-Blanche a de son côté assuré que le rapport n’avait fait que prouver que «les théories du complot qui ont fleuri du côté républicain sont des fantasmes politiquement motivés.»

Reste que l’enquête sur Benghazi a conduit à l’autre affaire pesant sur la campagne électorale d’Hillary Clinton: son usage d’un serveur privé d’emails plutôt qu’un compte gouvernemental lorsqu’elle était secrétaire d’Etat. Cet arrangement a été découvert par les enquêteurs parlementaires lorsqu’ils ont réclamé les communications de la démocrate relatives à la Libye.

(Avec AFP)

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 363

16 Juin 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

16 GIUGNO 2016:BREXIT,NOBEL AGITA SPAURACCHI  INGIUSTIFICATI
-SU LA STAMPA:
“Se Londra uscirà dall’Europa il mondo non sarà più lo stesso”
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Il Nobel Angus Deaton: «A pagare il conto saranno i più poveri. E l’aumento dei disoccupati farà esplodere le diseguaglianze»
REUTERS
15/06/2016
sandra riccio
iseo (brescia)

Se vincerà la Brexit il mondo non sarà più lo stesso». Lo scozzese Angus Deaton, Premio Nobel per l’economia 2015 per i suoi studi su diseguaglianza e povertà, in questi giorni si trova in Italia, a Iseo, per la Summer School, il corso di studi che ogni anno riunisce oltre 70 giovani laureandi da molti Paesi del mondo per assistere alle lezioni di diversi Premi Nobel. La possibile uscita di Londra dall’Ue lo preoccupa.

ANALISI Le 7 incognite sull’addio all’Europa della Gran Bretagna

Come cambierà il mondo con la Brexit?

«Negli ultimi 40 anni il mondo è diventato più uguale. Le diseguaglianze si sono ridotte e una grande fetta delle classi più povere è ascesa a classe media. Questa evoluzione però non è dovuta alle decisioni della politica ma è un effetto della crescita economica e della globalizzazione. Ora lo sviluppo economico sta via via perdendo velocità. Allo stesso tempo stanno aumentando le diseguaglianze all’interno dei singoli Paesi. È un paradosso. E la Brexit aumenterà maggiormente le disuguaglianze nei Paesi».

Che cosa succederà dopo il 23 giugno?

«Difficile fare previsioni. Tanto che non ci sono piani specifici dei governi sullo scenario di una possibile uscita inglese. E’ pensabile che l’economia della Gran Bretagna rallenterà con un conseguente calo dell’occupazione. A rimetterci saranno probabilmente le classi meno agiate che soffriranno decrescita e disoccupazione».

INFOGRAFICA Ecco le 10 cose che dobbiamo agli inglesi

A votare per la Brexit sono soprattutto i meno abbienti. Quali sono le loro ragioni?

«Chi vuole l’uscita dalla Ue lo fa perché non ha visto un miglioramento nella propria condizione economica e avverte un disagio per la diseguaglianza. Pagheranno con il portafoglio il loro voto. La Brexit potrebbe paradossalmente peggiorare questo quadro. Le ragioni del rifiuto per l’Europa vanno però anche cercate nella delusione per la politica tradizionale che non ha saputo trovare risposte giuste su temi come la crisi economica e l’immigrazione. Non sono però soltanto le classi meno agiate che vedono con favore un addio di Londra alla Ue. Il malessere è in tutti gli strati della società. Domina la paure per il futuro e i timori per le incertezze su quello che sarà il domani dei più giovani».

Si deciderà una partita importante per l’idea che abbiamo dell’Europa. Che futuro vede per l’euro?

«Penso avrà una chance soltanto se ci muoveremo verso gli Stati Uniti d’Europa ma per arrivare a questa tappa occorre che i Paesi siano disposti a rinunciare a parte della loro indipendenza. E in questa fase non sembra sia così».

OPINIONI Perché il Regno Unito deve restare nella Ue (di Stefano Stefanini)

Cosa cambierà nelle politiche di Londra in caso di Brexit?

«Di sicuro il governo britannico acquisirà più controllo sulla questione dell’immigrazione. È un tema che spaventa molto e che chiede risposte immediate».

Qual è il rischio più grande che corre l’Unione Europea ?

«C’è un susseguirsi di eventi che potrebbe derivare dall’addio di Londra. All’uscita britannica potrebbe seguire una separazione dall’Unione anche dei Paesi del Nord, quelli scandinavi in particolare. A questo si aggiunge la possibile elezione di Trump in America che porterebbe a un mix pericoloso. Il rischio peggiore per l’Europa è di fare un rovinoso salto indietro fino agli anni ’30 del Novecento, quelli che hanno preceduto l’avvento di Hitler e la Seconda Guerra Mondiale».

Qual è la sua previsione, chi vincerà?

«L’esito è ancora tutto aperto. Difficile capire cosa davvero uscirà dall’urna e la confusione che vediamo nei sondaggi non aiuta. Quello che mi auguro è che alla fine prevalga il Remain, il voto per restare».

LEGGI ANCHE Bce,un paracadute anti-Brexit per evitare il panico sui mercati
Alcuni diritti riservati

http:lastampa.it/2016/06/15/esteri/se-londra-uscir-dalleuropa-il-mondo-non-sar-pi-lo-stesso-aKIXiWjYP4BvMqrzucZkqN/pagina.html

REAZIONE:INACETTABILE CHE UN PREMIO NOBEL SVENTOLI  QUESTI SPAURACCHI BASATO SOLTANTO IN PARERI SENZA CIFRE E STUDI SERIE CHE SPALLEGINO LE SUE OPINIONI:

1-L’AUMENTO DI INGRESSI ECONOMICI NON BASTA PER AFFERMARE CHE  “Le diseguaglianze si sono ridotte e una grande fetta delle classi più povere è ascesa a classe media”,E TANTO MENO SE QUESTI INGRESSI ECONOMICI SONO CIRCOSTANZIALI.

PER PASSARE DELLA CLASSE PIU POVERA A QUELLA MEDIA OCCORRONO OLTRE ALL’AUMENTO DI INGRESSI ECONOMICI CAMBIAMENTI BEN PIU STRUTTURALI CHE RIGUARDANO ANCHE ALTRE AREE CHE LI TRASCENDONO COME L’EDUCAZIONE,LA CULTURA E LO SVILUPPO DI UN SENTIMENTO DI CLASSE.E POI 40 ANNI SONO POCHE PER CONSOLIDARE UNA SITUAZIONE ECONOMICA SOSTENTABILE,CI VOGLIONO AL MENO DUE O TRE GENRAZIONI.E SE NON VEDI L’EVOLUZIONE SOCIO-ECONOMICA DEGLI STATI UNITI UN PAESE DI IMMIGRANTI.

PER QUANTO RIGUARDA ALL’EFETTO DELLA GLOBALIZAZIONE DA RAGIONE TA RUMP:SE MOLTI IMMIGRANTI HANNO USATO GLI STATI UNITI LO STESSO OCORRE CON I PAESI EUROPEI E QUESTI PARERI DI QUESTO NOBEL SONO DIRETTI A MANTNERE LE CAUSE PROFONDE DELL’ATTUALE CRISI DI IMMIGRANTI CHE COME ORA SI SA FAVORISCE IL TERRORISMO.

E LA NUOVA ERA SENTE INACETTABILMENTE USATI I SUOI PROFITTI DA PARTE DEL NEOLIBERALISMO.

2-INACETTABILE CHE SVENTOLI ANCHE LO SPAURACCHIO DI TRUMP E DEL RITORNO AGLI ANNI PRE-HITLER:HITLER E LA REPUBBLICA DI WEIMAR SONO STATI POSSIBILE SOLO IN EUROPA.

3-PER QUANTO RIGUARDA AL RISULTATO DEL VOTO BREXIT E’ NOTO CHE ORMAI SI DA PER SCONTATO UN TRIONFO DEL LEAVE E COSI LO TESTIMONIA A ESSMPIO UN SONDAGGIO SU THE TELEGRAPH.

E OVVIO CHE QUESTE PAROLE DI QUESTO NOBEL SONO AL SERVIZIO DELLA PROPAGANDA ELETTORALE PER IL REMAIN ED E’ INACETTABILE,IRRESPONSABILE CHE UN NOBEL SI PRESTI A QUESTE OPERAZIONI INTIMIDATORIE.

COME NEL CASO DI MARIO VARGAS LLOSA CHE HA APERTO UN CONTO OFF SHORE IN PANAMA IL GIORNO PRIMA DI RICEVERE IL NOBEL BISOGNEREBBE VEDERE CON QUALI RAZZA DI FONDAMENTI L’ACCADEMIA SVEDESE SPENDE QUESTI PREMI.


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16 GIUGNO 2016:LO SPOGLIO POLITICO DI BERLUSCONI

-SU THE HUFFINGTON POST

Alessandro De Angelis, Diventa fan alessandro.de.angelis@huffingtonpost.it

Berlusconi operato, con Forza Italia in fondo al cuore

Pubblicato: 14/06/2016 20:20 CEST
BERLUSCONI

Il circo non si ferma neanche davanti alla sala operatoria. Di tutte le finestre del San Raffaele, Francesca Pascale sceglie quella a favore di telecamera per farsi vedere, addolorata, con la lacrima ben in vista. Il circo non si ferma, ma i domatori hanno già avvolto Silvio Berlusconi con una sorta di programma di protezione, per un futuro in cui nulla sarà come prima. Perché è vero che l’intervento è andato bene, anzi meglio delle aspettative. Ma ora, la “difesa della salute” di cui parla Marina è l’unica bussola, attorno a cui far ruotare tutto, dallo stile di vita all’impegno politico.

L’intervento è andato bene, nel senso che è durato il tempo previsto, quattro ore, e non si sono verificate complicanze legate al recente scompenso cardico, né imprevisti. Il che dimostra, come dicono quelli attorno, che “la fibra di Silvio ha una capacità di resistenza in più”. E questo consente di guardare con fiducia a una ripresa comunque molto impegnativa. Difficile, anzi impossibile che l’ex premier possa uscire prima del 15-20 luglio dal San Raffaele, perché dopo la settimana di terapia intensiva, se tutto va bene, c’è il periodo della riabilitazione, per far riprendere al cuore funzionalità e compenso. È una fase molto delicata, in cui la presenza al San Raffaele è d’obbligo, sia per la necessità di costanti controlli radiologici e strumentali sia perché ogni spostamento rischia di essere faticoso e controproducente.

“Tornerà più determinato di prima” dicono i parlamentari più vicini, che ne conoscono l’indole e quasi rimuovono la cartella clinica, nel circo che non si ferma. I domatori però, nel senso della famiglia allargata, sanno che nulla tornerà come prima e hanno già isolato la stanza, dove prima dell’intervento è stata pressoché respinta Maria Rosaria Rossi, che ha offerto le sue dimissioni da tesoriere del partito: “Se il problema sono io, sono pronta a lasciare questo incarico”. Le “badanti”, l’asse del Nord, le trame, i questuanti e gli adoranti: tutti rumori di fronte ai quali la famiglia ha chiuso la porta, e non solo quella della stanza al San Raffaele. Perché è chiaro che l’indole di Berlusconi è quella di chi, in qualche modo, proverà a tornare. Ma il modo assomiglia più a una presenza onoraria che a una presenza sul campo, che potrebbe compromettere salute e decoro, cuore e immagine pubblica.

In questi giorni i figli hanno approfondito molto con i medici il quadro entro cui potrà Berlusconi potrà tornare operativo, senza entrare in una situazione di rischio. E se era immaginabile che sarà impossibile vederlo di nuovo come un leone come fu nell’arena di Santoro, il quadro sconsiglia anche duelli più blandi, trasmissioni che comportino uno stress in onda ma anche nella preparazione, comizi e bagni di folla. È una fase di oscuramento che, certamente, durerà fino a settembre, nei due-tre mesi di recupero, ma anche dopo, nelle intenzioni della famiglia. Certo, non si può passare dal pieno al vuoto in modo brusco e traumatico. Ed è immaginabile che, dopo le prime settimane, qualche comunicato stampa per rassicurare l’esterno sarà scritto. Ma la sua presenza sarà, da costante, molto più occasionale. Soprattutto in pubblico.

Oltre alla salute, c’è il decoro, drammaticamente appassito nell’era delle badanti. Marina, che si muove da “capofamiglia affettivo”, ruolo riconosciuto anche dai figli di Veronica, è rimasta molto contrariata dall’immagine del padre portato in giro come una macchietta, che da un improbabile palco di Ostia racconta una barzelletta sul “carciofo” non proprio elegante o, in giro con la Pascale al seggio, fa battute sui “preservativi” con un gruppo di ragazzotti. Ecco, togliere Berlusconi dal circo che pure ha alimentato, per indole, per scelta, per paura di uscire di scena o per esorcizzare il tempo che passa. Questa è la ferma decisione dei figli, per la prima volta davvero determinati ad essere in campo con tutto il peso del loro ruolo. Ora la necessità è più forte della volontà: “Al massimo – sussurra una fonte di primo livello dell’azienda – potrà fare il presidente onorario, del Milan e del partito, ma nulla di più”.

E c’è un motivo se la politica è tutta nelle mani di Gianni Letta, dopo giorni in cui al San Raffaele hanno osservato, con grande disappunto, tutti i “proci” che si agitano nell’Itaca del centrodestra: Toti e il famoso asse del Nord, Parisi un po’ sogna di fare il federatore, Fitto che ha ricominciato a parlare con Romani, Zaia e Maroni. Il motivo è una constatazione e un programma, per i prossimi mesi. La constatazione è che è difficile pensare che dove non è riuscito oggi, ovvero a fare il federatore, Berlusconi possa riuscire in futuro: “E dunque – prosegue la fonte – bisogna essere realisti. Con Berlusconi fuori fino a settembre e non più in campo in futuro se non episodicamente, si deve evitare che ci infilino due righe che ci ammazzano in qualche decreto”.

Il circo attorno si muove ignaro di quel che sarà, quando in tardo pomeriggio inizia un surreale ufficio di presidenza, per approvare il bilancio: “Io – sbotta la De Girolamo con qualche collega – non ci vado. Ma vi pare possibile fare una riunione il giorno che si opera Berlusconi?”. Inizia un periodo di vuoto, tra l’inconsapevolezza dei più, l’attivismo dei “proci”, la fideistica litania del “tornerà in campo più forte di prima”. In serata, alla basilica di Sant’Agostino, un gruppo di parlamentari si danno appuntamento per recitare un rosario.

http:huffingtonpost.it/2016/06/14/berlusconi-operato-fi_n_10458282.html?1465928438&utm_hp_ref=italy

REAZIONE:LA LETTURA DI SOPRA NON LASCIA DUBBI,AL DI LA DI QUESTA O QUELLA SEMBIANZA PIU O MENO ESSALTATRICE(ANCHE CIRCOSTANZIALE POICHE C’E’ IL VOTO AL COMUNE DI MILANO),BERLUSCONI DA MOLTO TIEMPO INDIETRO E’ CADAVERE POLITCO E OGGI CI VIENE  CONSEGNATO LO SPOGLIO.

DALLA TRINCEA DI QUESTE PUBBLICAZIONI MI LI SONO OPPOSTO PERSONALMENTE IN CONFRONTI DI IDEE A DIFESA DEL MIO PENSIERO E LA VISIONE DEL MONDO DELLA NUOVA ERA,CON ONESTA INTELLETUALE E SENZA SFIORARE LA SFERA PRIVATA  E NON FARO OGGI LEGNO DELL’ALBERO CADUTO.

NESSUNO HA SCONFITTO BERLUSCONI,SOLO SUA MAESTA IL TEMPO A QUI NULLA PUO SOSTRARSI.E SUL SUO EPITAFIO SOLO SCRIVIREI:QUI GIACE UN UOMO SBAGLIATO.

16 GIUGNO 2016:ORLANDO,PEARL HARBOR INTERNO

-TITOLARE LE MONDE:

Republican presidential candidate Donald Trump addresses an audience at The Fox Theatre in Atlanta, Georgia, U.S. June 15, 2016. REUTERS/Chris Aluka Berry FOR EDITORIAL USE ONLY. NO RESALES. NO ARCHIVES.

 

La tuerie d’Orlando rouvre le débat sur le contrôle des armes

Le futur candidat républicain pour la présidentielle, Donald Trump, propose d’empêcher les personnes figurant sur les listes antiterroristes de se procurer des armes.

REAZIONE:L’ENNESIMO PEARL HARBOR “INTERNO” DEGLI STATI UNITI E SI DISCUTE DI CONTROLO DELLE ARMI?

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17 GIUGNO 2016:LAS PORTEGNADAS DE BERGOGLIO -SU LA STAMPA:

lastampa.it

Francesco, la vera storia dell’assegno argentino rifiutato Redazione

Una donazione del governo argentino da oltre un milione di euro rispedita al mittente, una fondazione di diritto pontificio, e come tocco finale, un 666, il numero della Bestia satanica. Sono gli ingredienti di quello che a prima vista potrebbe apparire come un giallo diplomatico internazionale ma che ha in realtà una spiegazione molto più semplice: la volontà di Papa Francesco di non farsi strumentalizzare. La vicenda è stata già ampiamente analizzata sul canale spagnolo di Vatican Insider.

Il decreto

Questi i fatti: con il decreto 711/16 pubblicato il 30 maggio scorso il governo del nuovo presidente argentino Mauricio Macri erogava 16 milioni e 666 mila pesos a «Scholas Ocurrentes», Fondazione internazionale di diritto pontificio, approvata da Papa Francesco un anno fa per promuovere l’integrazione sociale e la cultura dell’incontro attraverso una rete che comprende più di 430.000 scuole nei cinque continenti. All’indomani del VI congresso mondiale di Scholas, tenutosi in Vaticano il pomeriggio di domenica 29 maggio alla presenza di ospiti hollywoodiani come Richard Gere, Salma Hayek e George Clooney, il governo argentino stanziava la generosa somma, pari a poco più di un milione di euro, in favore della fondazione. Il giorno prima il decreto doveva essere letto in presenza del Pontefice, ma il rappresentante del governo argentino, con un pizzico di imbarazzo, aveva detto che non lo aveva con sè.

Restituito al mittente

Quel denaro era destinato a rimanere nelle casse dello Stato. Con una lettera datata 9 giugno i direttori mondiali di Scholas Ocurrentes José María del Corral e Enrique Palmeyro dichiaravano infatti di voler rinunciare alla donazione, perché «c’è chi cerca di minare questo gesto istituzionale al fine di creare confusione e divisione tra gli argentini». Che cosa è accaduto nei dieci giorni trascorsi tra l’annuncio dello stanziamento e la rinuncia? C’è stato un intervento del Papa, che ha chiesto per iscritto ai due responsabili di rifiutare. «Il governo argentino deve rispondere a tante necessità del popolo, non avete diritto di chiedergli un centesimo», ha scritto Francesco, aggiungendo: «Dio sempre provvede attraverso la divina Provvidenza». Il Papa avrebbe anche specificato, con un post scriptum, di non aver gradito quel «666», il numero diabolico per eccellenza. Va detto, a questo proposito, che il governo argentino non ha avuto responsabilità nello stabilire quella cifra, che era invece una precisa richiesta di Scholas Ocurrentes, corrispondente alle spese necessarie per ristrutturare la sede centrale della fondazione in Argentina e per l’assunzione di 36 impiegati.

I precedenti di Bergoglio

Va innanzitutto ricordato che Bergoglio, da arcivescovo di Buenos Aires ha sempre tenuto come condotta quella di non accettare finanziamenti dallo Stato. Invitava lo Stato e tutte le istituzioni ad aiutare gli esclusi e a costruire opere per gli ultimi, ma voleva che lo facessero direttamente, senza dare i soldi alla Chiesa. Un anno e mezzo fa, con una lettera inviata al presidente della Conferenza episcopale argentina, il Papa aveva invitato i vescovi suoi connazionali a non chiedere denaro al governo (allora guidato da Cristina de Kirchner) per il congresso eucaristico. Per questo Francesco, che non sapeva della donazione del nuovo governo a Scholas Ocurrentes, ha scritto la lettera ai responsabili della fondazione.

Il messaggio a Scholas

Nella missiva, apprende Vatican Insider, il Papa ha scritto che «come padre e fratello» ha paura «che voi incominciate a scivolare nel cammino verso la corruzione». «Scusatemi se questo vi offende – ha aggiunto Francesco – ma è un scivolare soave e quasi senza accorgersi», un scivolare che poi «contagia» che «si giustifica» e alla fine ci si ritrova «peggio che al principio». Si tratta, ha aggiunto, di «una strada scivolosa e comoda, che noi avremo le ragioni per giustificare ma che uccide». «Io preferisco – ha scritto ancora Bergoglio – una partita di calcio improvvisata dai ragazzi in un cortile di quartiere (“picada en un patio de barrio”) con un pallone comune ma con gioia, piuttosto che un grande campionato in uno stadio famoso ma bagnato di corruzione». E per liberarsi da questo rischio della corruzione, è l’invito contenuto nella lettera, servono «l’austerità, la povertà, il lavoro nobile. Siate apostoli di un messaggio e non imprenditori di organizzazioni internazionali».

Le ragioni di Francesco

I motivi del rifiuto papale non sono stati certo la numerologia e le simbologie sataniche. All’origine della decisione di restituire lo stanziamento ci sono dunque ben altre ragioni. Innanzitutto, la donazione era stata presentata da alcuni giornali come un gesto distensivo del nuovo esecutivo nei confronti del Papa, interpretazione non smentita dal governo. E aveva però provocato anche aspri commenti contro Bergoglio. Bisogna infatti comprendere che spesso negli ambienti politici argentini la tonaca del loro connazionale diventato Pontefice è tirata da una parte e dall’altra, in polemiche e strumentalizzazioni. Anche per questo, in linea con il comportamento da lui sempre tenuto, ha preferito rinunciare al denaro. Ma la clamorosa decisione è anche, e principalmente, un segnale alla dirigenza della fondazione, alla sua gestione e all’uso delle risorse che ottiene. Con l’invito ben chiaro a non «scivolare verso la corruzione». Il governo argentino che aveva risposto a una richiesta precisa della fondazione, ha incassato il colpo, prendendo atto della restituzione e ribadendo l’impegno a sostenere Scholas nel compito di promuovere i valori della pace, l’inclusione e l’incontro tra i giovani. I due direttori della fondazione Palmeyro e del Corral hanno comunicato al governo che sosterranno le spese preventivate grazie a mutui e donazioni private.

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/06/16/vaticaninsider/ita/nel-mondo/francesco-la-vera-storia-dellassegno-argentino-rifiutato-buEYuHzjKZBjFnZ0hnISoJ/pagina.html

-LA VERSIONE SPAGNOLA

Por orden del Papa, Scholas rechaza donativo millonario Iacopo Scaramuzzi

Al Papa le había sorprendido la elevada cantidad, pero también que se había presentado como un “gesto de distención” entre el gobierno argentino y el Vaticano. Es más, Francisco se enteró por la prensa de que ascendía a 16 millones de pesos el aporte económico de la administración de Mauricio Macri a la fundación pontificia “Scholas Occurrentes”. Y eso no le gustó nada. Por eso mandó una solicitud explícita a los presidentes de ese organismo: devolver el dinero y pedir un recibo. Ellos obedecieron, pero lamentaron un intento por “desvirtuar el gesto” y “dividir a los argentinos”.

Como lo había informado el Vatican Insider,  todo inició el 29 de mayo en el Aula Nueva del Sínodo de la Santa Sede. Allí el subsecretario de Culto argentino, Alfredo Abriani, anunció un apoyo económico del gobierno para la red mundial de escuelas para el encuentro. El pontífice estaba presente, y saludó al funcionario. Era la clausura del congreso de Scholas, con la presencia -entre otros- de actores de Hollywood como Richard Gere, Salma Hayek y George Clooney. Pero entonces nada se dijo del monto específico.

El decreto que oficializaba la donación se debía leer ese día, o al menos eso anunció la conductora del evento. Pero el texto no estaba, porque se publicó en el Boletín Oficial un día después, el lunes 30. Inmediatamente fue difundido por la prensa argentina, que lo presentó como un “gesto de distensión” en las complejas relaciones entre la Casa Rosada y el Palacio Apostólico.

En Roma, ese mismo lunes, Jorge Mario Bergoglio leyó la noticia procedente de Buenos Aires y no le cayó bien. Entonces decidió escribirle a los directivos de Scholas, José María del Corral, presidente, y Enrique Palmeyro, secretario. Les transmitió su perplejidad y les pidió que rechazaran la contribución, con una solicitud específica: quería un recibo que confirmase la devolución. Concluyó su nota con una post data: “No me gustó el 666”.

Se refería a la cifra puntual incluida en el decreto número 711/16: 16 millones 666 mil pesos. Esos tres últimos dígitos, el número de la bestia, parecieron una broma de mal gusto para Francisco, cuya afición casi desconocida incluye los acrósticos y la numerología. El malestar del Papa fue difícil de ocultar y las reacciones fueron casi inmediatas. Por ejemplo la de Juan Grabois, fundador de la Confederación de Trabajadores de la Economía Popular.

“El que piensa que por darle plata, máxime fondos públicos, a una fundación, escuela, ONG, cooperativa u movimiento popular por el sólo hecho de estar directa o indirectamente vinculada al Papa está haciendo un ‘gesto a Francisco’ es realmente un pelotudo, además de un corrupto y un prevaricador”, advirtió, seco, el joven abogado y hombre de confianza del líder católico. Casualmente este mismo sábado él fue designado por Bergoglio como consultor del Pontificio Consejo Justicia y Paz del Vaticano.

Mientras la prensa argentina discutía la donación, en la Secretaría de Culto mantenían la voluntad ir para adelante en la normativa reglamentaria del decreto. A mitad de la semana que termina, los funcionarios aún estudiaban de dónde saldría la partida y cuál sería el itinerario legal a seguir. Aunque la eventualidad del rechazo estaba más que latente y era, para esa dependencia, el peor de los escenarios. Un escenario que finalmente se materializó el jueves 9 de junio, con la carta que anunciaba la suspensión del donativo.
Dirigida a la jefatura de gabinete de Marcos Peña, la misiva fue firmada por Del Corral y Palmeyro. El texto manifestó la “alegría del Santo Padre” por la ley que reconoce personalidad jurídica a Scholas y le da estabilidad. Y después comunicó el rechazo, sin mencionar la orden del Papa y sugiriendo una molestia por el intento de algunos de “dividir a los argentinos”.“Queremos informarle que, teniendo en cuenta que hay quienes pretenden desvirtuar este gesto institucional realizado en el marco de la ley 26.985, con el fin de generar confusión y división entre los argentinos, y de acuerdo con los comentarios telefónicamente compartidos, convenimos en suspender el aporte económico no reintegrable de $ 16.666.000 destinados a sufragar los gastos de personal, infraestructura y equipamiento de la sede central de nuestro país. Procuraremos obtener este necesario aporte en lo inmediato a través de los organismos multilaterales de crédito y la ayuda de privados”, indicó la misiva, que se despidió pidiendo transmitir un agradecimiento al “señor presidente”.

El recibo que pidió el Papa apareció, con el membrete de la jefatura de gabinete. A final de cuentas el decreto original llevaba la firma del presidente Macri y del propio Marcos Peña. “Tengo el agrado de dirigirme a ustedes a fin de acusar recibo de su carta del día 9 de junio, en relación al apoyo brindado a Scholas Occurrentes en cumplimiento de lo dispuesto en la ley No. 26.985”, indicó la respuesta.

“Al respecto, les pido hagan llegar al Santo Padre nuestra complacencia por su recepción positiva del decreto 711/16, sin perjuicio de tomar nota de la suspensión planteada, ratificamos el compromiso de nuestro Gobierno de acompañar a la fundación en la importante tarea de impulsar y defender los valores de la paz, la inclusión y el encuentro de los jóvenes de todo el mundo”, completó.

Según pudo saber el Vatican Insider, con la suspensión anunciada el decreto quedó sin efecto, en una especie de “limbo jurídico”. Tras la publicación de las indiscreciones sobre la perplejidad del Papa, en el gobierno argentino reinaba un ambiente que iba del desconcierto al enojo manifiesto, porque todo el proceso de negociación del aporte había sido llevado adelante de común acuerdo con los representantes de Scholas. “¿Cómo era posible que Francisco no lo supiera?”, se preguntaban.

Cierto es que la molestia del Papa no se centró sólo en el donativo, cercano al millón de dólares y considerado como demasiado elevado en un contexto económico argentino de ajuste y “tarifazo”. Como publicó la prensa argentina en las últimas horas (Perfil, 11.06.16), tampoco le cayó muy bien a Bergoglio enterarse que para el último congreso internacional la cúpula completa de Scholas viajó, de Roma a Buenos Aires, cómodamente en primera clase. Fueron 11 pasajes en Air Europa, la misma empresa con la cual la fundación firmó un acuerdo algunos meses atrás. La misma línea que tiene, en uno de sus aviones y bien visible, un logo de la obra creada por Francisco.

http:lastampa.it/2016/06/11/vaticaninsider/es/vaticano/por-orden-del-papa-scholas-rechaza-donativo-millonario-1w4P1wUnFmQma16qSbDMDJ/pagina.html

REAZIONE:DI COSA SI TRATTA LA VERA STORIA DEL RIFIUTO VI LA SPIEGO IO:SI TRATTA DI UNA MANOVRA PROPAGANDISTICA NELLO SPIRITO DELLA SOLITA “BRAVUCONADA” E FANFARRONEADA MEGALOMANA DEI “PORTEGNOS”,E CIO’E’ GLI ARGENTINI DEL CONO URBANO BONAERENSE CHE CREDONO ESSERE GLI STATI UNITI DEL SUD AMERICA E SUPERIORI AGLI ANTENATI EUROPERI,ITALIANI E SPAGNOLI APRODATI VERSO GLI ANNI DELLE CALENDE GRECHE DA QUELLE LATITUDINI,MA SEMPRE NEL CONTESTO DELLE MANOVRE TESI A RIUSCIRE A FARE ACETTARE UN PAPA VENUTO NEL C…DEL MONDO NEL CUORE DELLA RICCA CIVILTA DI PAESI EVOLUTI,E CIO’E’ EUROPA E GLI STATI UNITI.DICIAMO CHE IN QUESTO MODO SI LEGITTIMANO A VICENDA SIA BERGOGLIO CHE MACRI:DI QUESTO SI TRATTA,PERCHE NE L’ARGENTINA E’ UN PAESE COSI RICCO E ACCOMODATO DA PERMETTERSI STANZIAMENTI DI SOLDI AL VATICANO,NE IL PAPA APPARTIENE ALLA RICCA EUROPA IN MODO DI PERMETTERSI DI RIFIUTARLI.RIFUTARSI IN NOME DELLA CORRUZIONE DEI SUOI RAPRESENTANTI IN QUESTA ONG VATICANA CHE VIAGGIANO COMODAMENTE IN PRIMA  CLASSE BEN DISPOSTI AD ACETTARLI E CHE SI SONO MOSTRATI DELUSI DEL RIFIUTO,E DIMENTICA PARLARE DELLA CORRUZIONE DI MACRI,IL PIU GRANDE CITTADINO DEL SUO PAESE,PROPIO IN QUESTI GIORNI INCRIMINATO PER I SUOI SOLDI NEL “PARADISO”(PARADISO O…?)FISCALE DI PANAMA.E SE DI CORRUZIONE PARLIAMO COME GIUDICHEREBBE IL PAPA,BEN DISPOSTO A METTERE LE MANI SUL TESORETTO DEL VATICANO,LA NOMINZIONE ALLO IOR DEL “DISSOLUTO”PER NON DIRE DI PIU DI BATTISTA RICCA?.
E POI TIRA IN BALLO LE DEMONIZAZIONI:”NO ME GUSTO NADA LA BESTIA(IL 666)?UMH…. C’E’ CHI DICE CHE IL PAPA HA COME COMPAGNI DI ROTTA NEL VATICANO CERTE SOCIETA SEGRETE:E ALLORA SI CAPISCE QUESTA SUA “afición casi desconocida incluye los acrósticos y la numerología”SECONDO DELATANO GLI SPAGNOLI.
INSOMMA SI TRATTA DI UNA BRUTTA VICENDA CHE COME SI VEDE E’ FITTA DI  GIRAVOLTA E TRABOCHETTI TIPICI DELLE RILASSATI(RITMICI)MA ANCHE “ASPRE” RAPPORTI FRA “PORTEGNI”.INSOMMA….. “PORTEGNADAS”.
VEDI ,VERSO GLI ANNI OTTANTA COME MEDICO INCARICATO DI UNA POLICLINICA RURALE NELLA DISAGGIATISSIMA PAMPA DI UN PAESE VICINO ALL’ARGENTINA,UN POSTO DOVE SEMBRAVA CHE DIO NON AVEVA  MAI MESSO PIEDE,A QUI PER VOCAZIONE MEDICA ACETTAI RECARMI A LAVORARE PER DUE ANNI ,MI SONO TROVATO A CO-GESTIRE UNA SOMMA SIMILARE DONATA DA UN PAESE EUROPEO E ABBIAMO TRANSFORMATO UNA “VILLA MISERIA” IN UN PAESINO,E ABBIAMO DATO TETTO AI SENZA TETTI E I SUOI BAMBINI SENZA TANTA STAMPA HOLLYWOODIANA.DE NON AVERLO FATTO SAREBBE STATO DA VERO “LA BESTIA”,FURIOSA E INSENSIBILE.
SI SONO PERSO L’OCCASIONE DI FARE LO STESSO MACRI E BERGOGLIO IN ARGENTINA.EPPURE PRETENDONO  VANTARSI DI FARLO DOVE VERAMENTE NON C’E’ BISOGNO,E CIO’E IN EUROPA.

17 GIUGNO 2016:RUSSIA FUORI DAGLI OLIMPICI

-TITOLARE LE MONDE

Rio 2016 : la fédération internationale d’athlétisme maintient la suspension de la Russie

Le marcheur russe Sergey Kyrdiapkin, aux Jeux de Londres, en 2012.

A moins de deux mois des Jeux de Rio, l’IAAF a prolongé, vendredi, la suspension infligée à la Russie en raison des nombreuses affaires de dopage. *Le ministre des sports russe accusé d’avoir couvert le dopage *Thomas Bach, patron du CIO:«A la Russie de faire le ménage » *Dopage:Les nouveaux contrôles des JO 2008 fragilisent un peu plus la Russie *Dopage:l’incroyable aveu de l’ancien patron du labo de Sotchi

En savoir plus sur http:lemonde.fr/#PsWhc1kxFdgAkX1I

REAZIONE:E' GUERRA FREDDA DAL PUNTO DI VISTA ETICO-MORALE E SPORTIVO:FUORI LA RUSSIA DALL'OLIMPICO.

 

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-20 GIUGNO 2016: BALOTAGGIO COMUNALI

-TITOLARI SU THE HUFFINGTON POST:

SANATO LO STRAPPO DEL 2013

raggi

C’è stato un errore in Italia, che non potrà essere ripetuto: quello che ha portato le classi dirigenti a non prestare orecchio a quel che saliva dalle urne (BLOG di Lucia Annunziata)
IL PARTITO PIGLIATUTTO – Al secondo turno i grillini fanno il pieno dei voti di destra. Segnale forte per Renzi (di A. De Angelis)
RISULTATI – Virginia Raggi travolge Giachetti, Appendino vince a Torino
RISULTATI \ 2 – Sala batte Parisi. De Magistris e Merola confermati
QUI PD – Renzi sgomento per la sconfitta anche a Torino. Nessuno va davanti alle telecamere, una nota del Pd parla di débâcle “senza attenuanti”
(di A. Mauro)
QUI M5S – Abbracci, birre e commozione sulla terrazza 5 stelle: “Serata storica”. Trionfa la Raggi e un brindisi va a Casaleggio (di G. Cerami)
La Lega mastica amaro: sconfitta nella Milano di Salvini, perde il feudo Varese, ma tiene in Emilia Romagna (di A. C.)
AFFLUENZA – Alle urne il 50,5%, forte calo rispetto al primo turno

 

REAZIONE:CONFERMATO E PROFONDIZZATO IL RISULTATO ANTERIORE:

-VINCE E STRAVINCE ANCORA IL PARTITO DEL NON VOTO CON IL 50 PER CENTO DEGLI AVENTI DIRITTO DEI VOTI NON EMESSI.

-SI INCREMENTANO I VOTI DI GRILLO

-PENALIZZATI IL PD E IL CENTRO-DESTRA E CIO’E LE LARGHE INTESE PATTISTE DI NAPOLITANO E BERLUSCONI.

-I VOTI NON EMESSI E QUELLI DI GRILLO SONO DELLA STESSA NATURA A SQUALIFICA DI RENZI E DEL CETO POLITICO E SONO QUINDI VOTI DELLA NUOVA ERA CHE IN FUTURO ANDRANNO A CHI LA INTERPRETI MEGLIO POLITICAMENTE.

-IL DATO POSITIVO DELLA CRESCITA DEL M5S E’ LA VITTORIA DI RAGGI CHE RITORNA ROMA ALLO STATO STRAPPANDOLA ALL’INFLUENZA DI RENZI E IL PAPA.(1)

IL DATO NEGATIVO E’ CHE COSI AVANZA IL CONSOLIDAMENTO DEL COLPO DI PALAZZO DAL MOMENTO CHE QUESTO CETO POLITICO AL POTERE E’ STATO POSSIBILE PER I VOTI DI CERTI GRILLINI CHE HANNO PERMESSO VARARE IL PARLAMENTO CHE DOPO HA ELETTO RENZI E MATARELLA.ORA SARA PIU DIFFICILE DISSOLVERE IL PARLAMENTO.

-MALGRADO RENZI E GRILLO SI ADOPERINO SUI NUOVI MEZZI DI TELECOMUNICAZIONE NE UNO NE L’ALTRO SONO NUOVA ERA

 

(1)SU LE MONDE SI PUO LEGGERE COSI:”Dans ces intentions figurent également sa volonté de faire payer une taxe sur les immeubles à usage commerciaux appartenant au Vatican”

COME SAPPIAMO LA NUOVA ERA E’ CONTRARIA ALL’IMU SUI BENE IMMOBILI DELLA CHIESA IN QUANTO DESTINATI A FINE SENZA LUCRO,ALLO STESSO MODO DI QUESTI PUBBLICAZIONI.COSI LO HA STABILITO ANCHE L’UNIONE EUROPEA E COME SI SA NEL SUO MOMENTO HA SCATENATO L’IRA DI BERLUSCONI(INVENTORE DELL’IMU POI RIPRESO DA RENZI IL SUO BURATTINO)CHE HA INIZIATO UNA CROCIATA CONTRO  LA CEI E L’UNIONE EUROPEA.PERO LA NUOVA ERA NON HA NESSUNA OBIEZIONE SE L’IMPOSTA VIENE APPLICATO A BENI DI USO COMMERCIALE.VEDI LA NOTA COMPLETA: lemonde.fr

Virginia Raggi, candidate du Mouvement 5 étoiles, première femme élue maire de Rome Le Monde| 19.06.2016 à 23h19 • Mis à jour le 20.06.2016 à 19h13 | Par Philippe Ridet (Rome, correspondant

L’élection de Virginia Raggi, dimanche 19 juin, dans le fauteuil de maire de Rome, est un événement historique mais ne constitue pas une surprise. Historique car c’est la première fois dans l’histoire plurimillénaire de la Ville éternelle qu’une femme accède au Capitole, siège de la mairie. Selon les premiers résultats, donnés dans la nuit de dimanche à lundi, elle obtenait près de 67 % des suffrages face à son adversaire de gauche Roberto Giachetti dans un contexte de faible participation semblable à celui des 126 villes concernées par ce second tour de scrutin (53 %).

Lire le portrait :   Virginia Raggi, la candidate du Mouvement 5 étoiles qui brigue la mairie de Rome

Pour appréhender cette victoire, il suffisait d’écouter les conversations des Romains au bar le matin devant un expresso ou dans les transports en commun, pour comprendre qu’ils étaient à bout et prêts à porter leurs suffrages sur la jeune candidate du Mouvement 5 étoiles (M5S), dont l’inexpérience leur semblait la garantie de son honnêteté.

A bout d’une classe politique calamiteuse qui laisse à la ville, alternativement gérée par la gauche et la droite, avec 13,5 milliards d’euros de dettes cumulées. A bout d’un réseau de 40 % de chaussées défoncées. A bout de 60 000 fonctionnaires municipaux, véritables Etat dans l’Etat qui n’obéissent qu’à leurs intérêts. A bout de poubelles ramassées comme au petit bonheur. A bout des grèves des transports à répétition les veilles de week-end et les jours de match de l’équipe nationale de football. A bout des travaux sans fin de la troisième ligne de métro dont l’ouverture était prévue en… l’an 2000. A bout des vigiles municipaux qui se font porter pâles la nuit de la Saint-Sylvestre. A bout enfin des scandales comme celui de « Mafia capitale », découvert fin 2014, vaste réseau de corruption mêlant élus de tous bords, entrepreneurs et mafieux.

Lire aussi :   A Rome, un métro nommé dérive

L’expérience de la nouveauté

Face à ce désastre, Virginia Raggi s’est contentée de dénoncer cette gabegie. Il a suffi à cette avocate de 37 ans, mère célibataire d’un petit garçon, Matteo, d’apparaître pour ringardiser ses concurrents. Son slogan « coRAGGIo » lui a suffi pour prendre l’avantage dès le premier tour sur Roberto Giachetti, le candidat du Parti démocrate (centre gauche) soutenu par le président du conseil, Matteo Renzi. Il a eu beau avoir un programme parfois proche du sien et n’avoir aucune « casserole », il n’a pas fait le poids en raison de son passé d’apparatchik de la politique romaine.

Si l’expérience du Mouvement 5 étoiles à la tête des grandes villes qu’il dirige déjà (Parme et Livourne) n’est pas miraculeuse, les Romains ont voulu, eux aussi, tenter l’expérience de la nouveauté, ne serait-ce parfois que pour précipiter le pire : « Je vote Raggi, nous confiait une buraliste du centre historique. Elle sera incapable de tenir le coup. Comme ça, dans deux ans, il y aura de nouvelles élections avec, cette fois, des candidats valables. » Nombreux sont ceux qui, à droite comme à gauche, font le pari de son échec pour se débarrasser une fois pour toutes du Mouvement 5 étoiles en le mettant au pied du mur.

Trois piliers

La tâche qui attend Virginia Raggi est en effet à la hauteur des « tares » de la capitale de l’Italie. Son programme repose sur trois piliers – transports, déchets et transparence – censés répondre aux urgences d’une ville grande comme douze fois Paris et peuplée de près de 3 millions d’habitants.

Mais, prudente, la candidate s’est gardée de rien promettre. De la même manière, elle n’a pas dévoilé les noms de sa future équipe, à l’exception du rugbyman Andrea Lo Cicero, qui devrait s’occuper des sports. Paradoxe, cet ancien international est favorable à la candidature de Rome au Jeux olympiques en 2024, alors que la nouvelle élue y est opposée.

Dans ces intentions figurent également sa volonté de faire payer une taxe sur les immeubles à usage commerciaux appartenant au Vatican, l’autre puissance de la Ville éternelle, et de renégocier auprès des banques la dette de la ville.

Ces adversaires ont eu beau dénoncer le « flou » de ses propositions, ils n’ont pu lui faire barrage. De la même manière, les polémiques semblent avoir glissé sur elle comme l’eau sur les plumes d’un canard. Si elle dit avoir voté à gauche avant d’adhérer au Mouvement 5 étoiles en 2009 après sa création, elle a fait ses classes d’avocate dans un cabinet appartenant à un des défenseurs de Silvio Berlusconi. Un détail qu’elle a passé sous silence pour se faire désigner candidate par les militants du M5S.

De la même façon elle a négligé d’indiquer qu’elle avait eu des responsabilités dans une société liée à la régie des transports municipaux de Rome, dont plusieurs dirigeants ont été limogés ou mis en examen. Enfin, elle n’a pas jugé bon d’inscrire sur son curriculum qu’elle avait travaillé comme avocate pour défendre les intérêts de la commune de Civitavecchia, sans déclarer la totalité de ses honoraires…

Le Mouvement 5 étoiles, premier parti de l’opposition

Sa victoire relance le Mouvement 5 étoiles comme premier parti de l’opposition à Matteo Renzi. Elle est d’autant plus éclatante que cette formation n’était jamais parvenue, sauf à de rares exceptions, à l’emporter dans des scrutins locaux. Elle intervient à un moment où le mouvement doit se passer de son mentor idéologique Gianroberto Casaleggio, disparu en avril, et de son fondateur, Beppe Grillo, qui n’a participé à aucun meeting de soutien, préférant reprendre son activité d’humoriste.

Le parti est désormais aux mains d’un directoire de cinq membres, dont émerge la personnalité de Luigi Di Maio, 29 ans, vice-président de la Chambre et probable candidat au poste de premier ministre aux élections législatives, prévues en 2018.

Pour Matteo Renzi, en revanche c’est une défaite personnelle amplifiée par celle du maire sortant de Turin, Piero Fassino, face à une autre candidate M5S, tout aussi inconnu il y a quelques mois encore que Virginia Raggi, Chiara Appendino, 31 ans, chef d’entreprise et diplômée de la Bocconi, la prestigieuse université d’économie de Milan, qui obtenait 54 % des suffrages. Même si la gauche semblait devoir conserver Milan avec Guiseppe Sala (51,7 %), le second tour a amplifié les craintes du premier.

C’est en effet le chef du gouvernement qui, à Rome, a voulu la démission de l’ancien maire Ignazio Marino, issu de Parti démocrate mais abîmé dans une affaire plutôt bénigne de fausses notes de frais. M. Renzi lui reprochait surtout son impopularité et son manque d’autorité sur son administration, gage d’échec programmé en cas de renouvellement. C’est lui qui en a confié la gestion temporaire à un commissaire nommé par le gouvernement. C’est lui enfin qui a poussé Roberto Giachetti pour succéder à Ignazio Marino, en espérant que son passé d’ancien militant radical laïc lui permettrait de freiner l’avance de Virginia Raggi.

Autre souci pour le premier ministre : même si Rome n’est pas représentative de toute l’Italie, l’opposition au gouvernement a démontré qu’elle pouvait s’unir dans le simple but tactique de le faire trébucher. Virginia Raggi – qui n’a rien demandé – a reçu à l’occasion de ce second tour l’appui officiel de la Ligue du Nord, de certains membres de Forza Italia, le parti de Silvio Berlusconi, et de Fratelli d’Italia, issu du mouvement fasciste.

Les mêmes formations, augmentées de la gauche radicale, devraient reformer cet attelage hétéroclite en octobre pour dire « non » au référendum confirmatif sur la réforme de la Constitution prévoyant une réduction drastique du pouvoir du Sénat. Matteo Renzi a promis de démissionner s’il était désavoué.

Lire aussi :   Italie : Matteo Renzi bousculé par le M5S de Beppe Grillo aux municipales

 http:lemonde.fr/europe/article/2016/06/19/virginia-raggi-premiere-femme-elue-maire-de-rome_4953713_3214.html
REAZIONE:LA RAGGI E’ DI CIVITAVECCHIA A CITTA-PORTO DI ROMA MA QUESTO NON LA FA UNA ALTERNATIVA A VENEZIA,IL “FARO” VERSO L’EST DELLA NUOVA ERA.NE MENO LA SERRACHINI LO E’.
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-APPENDICE:”PER CHI SUONANO LE CAMPANE?,LA SCONFITTA DELLA LEGA DI SALVINI E DEL PD DI RENZI

1-NOTA SU THE HUFFINGTON POST:

Amministrative 2016, la Lega mastica amaro al ballottaggio: sconfitta nella Milano di Salvini, perde il feudo Varese, ma tiene in Emilia Romagna

Huffingtonpost Di Andrea Carugati Pubblicato: 20/06/2016 01:

51 CEST

SALVINI

Intorno a mezzanotte sulle principali reti tv appare il volto scuro di Matteo Salvini. Se il primo turno era stato negativo per la Lega, il secondo va ancora peggio. Non c’è solo la sconfitta di Stefano Parisi a Milano, la città di Salvini. C’è anche e soprattutto, dopo 23 anni di governi ininterrotto, il tracollo a Varese, la Betlemme del Carroccio, la città di Bossi, Maroni, Giorgetti, dove tutto ebbe inizio. Il candidato del Pd Davide Galimberti espugna la città con il 51.8% contro il candidato della società civile sostenuto dalla Lega Paolo Orrigoni fermo al 48,2%. Uno tsunami, per una Lega che negli ultimi tre anni- dall’elezione di Salvini a fine 2013- aveva visto solo segni più, arrivando a superare Forza Italia nei sondaggi nazionali. Le urne di giugno segnano invece una pesante battuta d’arresto: a Milano la lista capitanata da Salvini ha preso la metà dei voti di Forza Italia, due settimane dopo arriva la botta di Varese.

 

Salvini, collegato con Rai 3, non nasconde il fastidio. “Chi sbaglia paga, da domani ci mettiamo a lavorare, c’è molto lavoro da fare”. Alla domanda su Varese fatica a rispondere: “Vogliamo paragonare Varese con la sconfitta del Pd a Torino?”. Laconico il commento del candidato sconfitto a Varese Orrigoni: “È mia la responsabilità e ho il massimo rispetto per il voto dei cittadini. Il mio messaggio sarà stato meno efficace”. Su scala nazionale forse Varese può apparire un centro di importanza minore, non per gli equilibri interni al Carroccio, destinati a subire uno scossone. La linea lepenista e nazionale del segretario nei prossimi giorni potrebbe essere messa in discussione dai colonnelli. La Lega si può consolare con Novara, riconquistata dopo cinque anni di centrosinistra da Alessandro Canelli col 57% e con le vittorie di Ilaria Caprioglio a Savona e di Antonfrancesco Vivarelli Colonna col 55% a Grosseto. Vittoria anche Trieste e a Pordenone con il centrodestra unito.

Discreta la performance in Emilia Romagna, dove i candidati leghisti vengono sconfitti di misura ai ballottaggi a Bologna e Ravenna. Sotto le due torri la leghista Lucia Borgonzoni fa tremare il Pd arrivando al 45% (per lei 68mila voti contro i 38mila del primo turno): a Ravenna il candidato Massimiliano Alberghini sfiora il colpaccio, arriva al 47%, circa 5mila voti sotto il neosindaco dem Michele De Pascale.

Nel complesso i risultati sono molto al di sotto delle aspettative che erano maturate in via Bellerio; il dato di Roma (con una Lega sotto il 3%) e del centrosud in generale (sconfitto anche il candidato sostenuto dai salviniani a Latina) colpisce al cuore le ambizioni di leadership nazionale di Salvini. “Noi sabato come centrodestra che sarà ci ritroveremo a Parma con professori universitari per dare idee a un centrodestra in ordine sparso. Il centrodestra faccia il centrodestra guardando avanti non rimpiangendo il bel tempo che fu”, spiega il segretario federale a Porta a Porta-. Stoccata al candidato sconfitto a Milano Stefano Parisi: ”Ci avevano detto che era necessario avere un candidato moderato, che rassicurasse ma abbiamo visto che nelle periferie non c’è stata motivazione. Lui leader nazionale? Già basta aver perso, mi sembra sufficiente…”. L’unica consolazione vera per Salvini è la sconfitta del premier: “Quel che appare evidente è che i cittadini non credono più in Renzi”.

http:huffingtonpost.it/2016/06/19/amministrative-2016-lega-milano-varese_n_10562578.html?utm_hp_ref=italy&utm_hp_ref=italy

2-NOTA SU LA REPUBBLICA:
Varese, il Pd fa la storia con il nuovo sindaco: schiaffo alla Lega del candidato Maroni

Varese, il Pd fa la storia con il nuovo sindaco: schiaffo alla Lega del candidato Maroni
Maroni insieme a OrrigoniDopo 23 anni di amministrazioni del Carroccio, i dem diventano il primo partito in città. Ad oggi tutti i capoluoghi di provincia in Lombardia sono in mano al centrosinistra. “Solo qualche anno fa sarebbe sembrato impossibile”
di MATTEO PUCCIARELLI

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20 giugno 2016
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Il capolista del Carroccio era un pezzo da novanta: il presidente della Regione Roberto Maroni (il quale aveva ottenuto 313 preferenze). Da qui era nata l’epopea della Lega stessa, quella originaria di Umberto Bossi. Ora, dopo 23 anni di amministrazioni lumbard, Varese sarà amministrata da una giunta di centrosinistra. L’avvocato Davide Galimberti, candidato sindaco di Pd e liste civiche, al secondo turno ha battuto l’imprenditore Paolo Orrigoni, sostenuto da Lega Nord, Forza Italia, Ncd e liste civiche.Secondo dati non ancora definitivi, Galimberti ha ottenuto il 51,7 per cento. Orrigoni, che al primo turno aveva ottenuto il maggior numero di preferenze tra i candidati in corsa, si è fermato al 48,3 per cento. Alla guida di una catena di supermercati, Orrigoni era un candidato “civico”, vicino alla Lega Nord ma senza tessere di partito.”A Varese il risultato è di portata storica – dice il segretario provinciale del Pd, Samuele Astuti – dopo 23 anni di governo leghista, il Pd diventa il primo partito in città e sarà l’architrave della coalizione di governo. Solo qualche anno fa questo risultato sarebbe apparso irraggiungibile. Il lavoro di questi anni ha invece portato a costruire una rete di amministratori che ha messo a disposizione dell’intera organizzazione un patrimonio di competenze e conoscenze amministrative che ha
reso il Pd credibile sull’intero territorio provinciale”. Ad oggi tutti i capoluoghi di provincia in Lombardia sono in mano al centrosinistra.Davide Galimberti nei giorni scorsi aveva ottenuto anche l’appoggio esterno del candidato centrista Stefano Malerba (Lega Civica), che al primo turno aveva ottenuto circa il 7 per cento delle preferenze. “La sconfitta è mia, non credo che ci siano altri ragionamenti da fare”, il commento tranchant di Orrigoni.

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http:milano.repubblica.it/cronaca/2016/06/20/news/varese_pd_lega-142401492/?ref=HREC1-2

REAZIONE:A QUESTO PUNTO E’ PALESE CHE SALVINI E LA LEGA SI DEVONO DISSOLVERE,NON  ESSITONO PIU,CHE IL CENTRO-DESTRA E QUASI DISSOLTO,UN’ALTRA DESTRA E’ POSSIBILE,E CHE RENZI SI DEVE DIMETTERE,

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ELEZIONI COMUNALI,LA SCONFITTA DEL PD

-SU LE MONDE:lemonde.fr

Elections municipales en Italie : un premier revers pour Matteo Renzi

LE MONDE | 20.06.2016 à 11h14 • Mis à jour le 20.06.2016 à 11h32 | Par Philippe Ridet (Rome, correspondant)

Le président du conseil italien, Matteo Renzi, lors d’une conférence de presse après le premier tour des élections municipales, lundi 6 juin 2016, à Rome.

Le président du conseil italien, Matteo Renzi, lors d’une conférence de presse après le premier tour des élections municipales, lundi 6 juin 2016, à Rome. ALBERTO PIZZOLI / AFP

 

Ce dimanche 19 juin est un brutal coup de frein dans la trajectoire jusqu’alors ascensionnelle du premier ministre Matteo Renzi, nommé en 2014. Présenté comme un possible modèle pour la gauche sociale-démocrate, il s’est abstenu de faire ouvertement campagne dans les élections municipales, de manière à ne pas indexer son crédit à leurs résultats. Peine perdue : ces 1 300 scrutins sont le reflet de situations locales, mais leur addition constitue bel et bien un signal d’alarme.

 

Lire aussi:Avec Virginia Raggi,la vague 5 étoiles emporte Rome

 

Si la défaite du Parti démocrate (PD) qu’il dirige était attendue à Rome, il n’en va pas de même de celle du maire sortant de Turin, Piero Fassino, face à l’autre candidate du Mouvement 5 étoiles (M5S), Chiara Appendino, une entrepreneuse de 31 ans, diplômée de la prestigieuse université d’économie Bocconi de Milan. Les électeurs de Rome la scandaleuse et de Turin la vertueuse ont choisi, pour des raisons différentes, la nouveauté. La capitale, devenue synonyme de corruption, et l’ancien fief du Parti communiste et de la Fiat, synonyme d’une reconversion réussie depuis les Jeux olympiques d’hiver de 2006, ont tourné le dos à une classe politique jugée incapable ou vieillissante.

 

Alliance tactique de l’opposition

 

Seule consolation pour le chef du gouvernement, la gauche conserve Milan, grâce au profil consensuel de son candidat, Giuseppe Sala, ancien commissaire de l’Expo 2015, ainsi que Bologne. Naples, elle, était déjà perdue depuis le premier tour au profit du maire sortant, l’inclassable ancien magistrat Luigi De Magistris, puisque le candidat du PD n’avait pu accéder au second tour.

 

Le Parti démocrate a reconnu une défaite « sans circonstances atténuantes ». Toute la question est de savoir s’il s’agit d’un accident de parcours ou d’une tendance lourde, premier témoignage d’un rejet du chef du gouvernement. Dans la seconde hypothèse, le premier ministre a des soucis à se faire. Les scrutins de Rome et de Turin ont été autant d’occasions pour son opposition de tester une alliance tactique. Une partie de la droite berlusconienne, de la gauche de la gauche et la Ligue du Nord, ont ouvertement appelé à voter pour les candidates du M5S.

 

Une autre occasion de répliquer cette stratégie se présentera en octobre, lorsque les Italiens seront amenés à se prononcer par référendum sur la réforme de la Constitution. M. Renzi a promis de démissionner si le non à la réduction des pouvoirs du Sénat pour mettre fin à l’ingouvernabilité de l’Italie l’emportait. Une promesse alléchante pour tous ses ennemis, incapables numériquement de le mettre en minorité au Parlement. « Ce n’est qu’un début », claironnait dimanche soir le fondateur du M5S, Beppe Grillo.

 

Lire aussi:Les municipales en Italie,un premier test pour le front anti-Renzi

 

http:lemonde.fr/europe/article/2016/06/20/elections-municipales-en-italie-un-premier-revers-pour-matteo-renzi_4954001_3214.html

 

REAZIONE:SI,LE CAMPANE SUONANO PER RENZI.MA LA VISIONE DELL’ARTICOLISTA E’ TROPPO OTTIMISTICA:NO,NON E’ UN ACCIDENTE DI PERCORSO POICHE NON E’ LA PRIMA SCONFITTA ELETTORALE PER ENZI,ALTRE ‘E’ NE SONO STATE IN ELEZIONI PARZIALI DI MINORE PORTATA.HA RAGIONE GRILLO:SOLO E’ L’INIZIO DELLA FINE MA COME ABBIAMO VISTO PRIMA LA  MELONI NON LA PENSA ALLO STESSO MODO “SULL’INCAPACITA DELL’OPPOSIZIONE DI METTERLO NUMERICAMENTE IN MINORANZA AL PARLAMENTO”,E’ UN “GOVERNO” DI LARGHE INTESE.E COME ANCHE ABBIAMO VISTO SOPRA NON E’ MICA VERO CHE IL PATTO DEL NAZZARENO E’ STATO  DISSOLTO.SE COSI FOSSE RENZI SI SAREBE DIMESSO GIA.

 

-APPENDICE:FRONTE ANTI-RENZI,ALLINEANDO I PIANETI

 

lemonde.fr

 

Les municipales en Italie, un premier test pour le front anti-Renzi

 

LE MONDE | 17.06.2016 à 11h25 • Mis à jour le 19.06.2016 à 10h38 | Par Philippe Ridet (Rome, correspondant)

 

Le premier ministre italien Matteo Renzi à Bruxelles, le 26 juin.

 

Le premier ministre italien Matteo Renzi à Bruxelles, le 26 juin. ERIC VIDAL / REUTERS

 

Il était une fois un jeune premier ministre, dont la popularité faisait envie à tous ses collègues chefs d’Etat et de gouvernement européens. Il avait réformé le code du travail sans connaître plus de deux heures de grève, l’éducation nationale, le mode de scrutin et la Constitution afin de permettre à son pays, l’Italie, de mettre fin à l’instabilité gouvernementale. Sa formation, le Parti démocrate (PD, centre gauche), mise au pas et purgée de ses vieux dirigeants, avait triomphé aux élections européennes de 2014 (41 % des suffrages) en écrasant le populiste Mouvement 5 étoiles, son principal opposant, et une droite déboussolée. A 40 ans, Matteo Renzi passait pour le modèle d’une social-démocratie déclinante dans toute l’Europe.

 

Pourtant, lundi 6 juin, au lendemain du premier tour des élections municipales (1 300 communes et 13 millions d’électeurs ­concernés), il a dû avouer – ce qui n’est pas dans sa nature volontiers autosatisfaite :

 

« Nous ne sommes pas contents, et nous aurions voulu mieux faire, surtout à Naples. »

 

Lassés des hashtags optimistes

 

Dans le grand port de Campanie, le PD est éliminé dès le premier tour. A Rome, la candidate du M5S, Virginia Raggi, devance son poursuivant de gauche, Roberto Giachetti, de 10 points ; à Milan le représentant du PD n’a qu’un maigre point d’avance face à son challenger de droite ; enfin, à Turin et à Bologne, fiefs de la gauche, les maires sortants sont ­contraints à un second tour risqué.

 

-Lire aussi:Italie:Matteo Renzi bousculé par le M5S de Beppe Grillo aux municipales

 

Les raisons de ce désaveu sont multiples. Malgré le retour de la croissance, les Italiens se sont lassés des hashtags optimistes avec lesquels leur chef de gouvernement communique sur Twitter : « Cette fois c’est la bonne », « L’Italie repart ».

 

Le fossé grandit entre le réel vanté par l’exécutif et la réalité subie par les Italiens. M. Renzi paye aussi sa double fonction de premier ministre et de secrétaire du PD, laissant son parti – notamment dans le Sud – aux mains de responsables locaux peu regardants sur la qualité des cadres. Ses appels du pied à des élus berlusconiens en déshérence, afin qu’ils rejoignent sa ­majorité, ont achevé de fâcher la gauche de la gauche. Enfin, la ­décision du ministère de l’économie de reprendre une partie des 80 euros de ristourne mensuelle sur les impôts des plus pauvres, lui vaut l’hostilité des ménages ­modestes.

 

Des ennemis coalisés

 

Mais c’est en décidant de jouer son mandat sur le référendum confirmatif de la réforme constitutionnelle en octobre qu’il a coalisé tous ses ennemis. Ce scrutin, qui doit mettre fin au bicamérisme parfait, source d’instabilité gouvernementale, en réduisant les pouvoirs du Sénat, est désormais un vote pour ou contre Renzi, dont le second tour des municipales, le 19 juin, constitue les prémices. Incapables individuellement de mettre le gouvernement en minorité au Parlement, la Ligue du Nord, le Mouvement 5 étoiles, la gauche radicale et Forza Italia, la formation de Silvio Berlusconi, ont tacitement décidé de s’allier.

 

Mercredi 15 juin, le quotidien La Repubblica a révélé que l’ancien premier ministre de gauche Massimo D’Alema, ennemi juré du président du conseil qui l’a privé de tout mandat, a déclaré à plusieurs reprises au cours de colloques privés : « A Rome, je suis prêt à voter Virginia Raggi, pourvu que cela permette de faire tomber ­Matteo Renzi. » M. D’Alema nie mordicus avoir tenu ces propos, le quotidien maintient.

 

« Le second tour des municipales constituera un premier avertissement avant expulsion pour Matteo Renzi »
Renato Brunetta, patron des députés de Forza Italia

 

Baroque en apparence, cet attelage opportuniste de souverainistes, de xénophobes et de revanchards réunit en l’état actuel des forces politiques plus de 50 % de l’électorat. Dès le lendemain du premier tour, Matteo Salvini, le secrétaire fédéral de la Ligue du Nord, a appelé ses militants de Rome et de Turin à voter pour les candidates du M5S. Cet appel aura peu de conséquence dans la capitale, où la Ligue ne pèse que 4 % des suffrages, mais il peut être décisif pour Chiara Appendino, dans le Piémont. Les études post-­électorales mettent également en évidence que les flux de voix les plus importants se produisent entre le parti xénophobe et la formation « ni droite ni gauche » de Beppe Grillo.

 

-Lire aussi:Matteo Renzi en chef de file rassurant d’une Italie qui « rejette la guerre »

 

Dramatisation

 

« Le second tour des municipales constituera un premier avertissement avant expulsion pour Matteo Renzi », se réjouit déjà la représentante de la Ligue dans la Ville éternelle. Même discours pour Renato Brunetta, ancien ministre de Silvio Berlusconi et patron des députés de Forza Italia : « Nous sommes fatigués de cette classe dirigeante usée. » « Aujourd’hui, les Grillini sont la vraie force progressiste », commente un responsable de la gauche radicale turinoise.

 

Pour contrer ce front en construction, Matteo Renzi joue la carte de la dramatisation. Il pronostique « le chaos » et « le retour de l’ingouvernabilité de l’Italie » en cas de victoire du non au référendum. Opportunément, il fait voter mercredi au conseil des ministres une loi très attendue pour renforcer les sanctions contre les fannulloni (« les absentéistes ») de la fonction publique. Il a renouvelé sa promesse de supprimer certaines taxes, honnies des Italiens, sur la résidence principale. Un léger vent de panique semble souffler sur le Palazzo Chigi

 

http:lemonde.fr/europe/article/2016/06/17/en-italie-un-premier-test-pour-le-front-anti-renzi_4952552_3214.html

 

REAZIONE:MENTRE SI ALLINEANO I PIANETI GIORNALISTI COME QUESTO HANNO FATTO DI RENZI UN SUPER-EROE.

 

NIENTE PAURA RENZI NON E’ MAI STATO L’INVIDIA DI NESSUN GOVERNANTE,NE POPOLARE,RENZI NON E’ MAI STATO ELETTO DA NESSUN ITALIANO PER FARE IL PRIMO MINISTRO.GLIELO HA DETTO DE MAGISTRIS E PURE IL PROPIO BERLUSCONI CHE NON OSTATANTE HA BOICOTTEATO OGNI OPPORTUNITA DI CACCIARLO PURE DI RESTARE L’ULTIMO PREMIER ELETTO DIRETTMENTE DAL VOTO COME BENE HA DIMISTRATO LA MELONI.RENZI E’ UN GOLPISTA USURPATORE DI PALAZZO DELLA CARICA CHE ORA PRETENDE PERPETUARSI.IL REFERENDUM NON SI HA DA FARE,SARA  DIGITATO,RENZI SI DEVE DIMMETERE E QUESTA E’ LA VOLTA BUONA.CORAGGIO.

 

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22 GIUGNO 2016:RAGGI,SILENZIO ELETTORALE E NUOVA ERA(NEW MEDIA VS  SOCIAL MEDIA)

 

-SU THE HUFFINGTON POST:

 

Elezioni Roma, scontro Raggi-Pd su consulenze e silenzio elettorale. Garante Privacy: “Uso social non è impedito da legge”

 

Pubblicato: 18/06/2016 20:03 CEST

 

Virginia Raggi contro il Pd. Partito Democratico contro M5S. Il sabato del silenzio prima del voto diventa così un normalissimo giorno di campagna elettorale.

 

Sono quasi le 13 quando la candidata 5 Stelle a sindaco di Roma apre le danze. Prima di andare al parco con suo figlio per un picnic, pubblica un post su Facebook, in cui si difende dalle accuse sulla mancanza di trasparenza per non aver dichiarato una consulenza pubblica, prestata alla Asl di Civitavecchia: “Noi siamo più forti”, è il titolo scritto a caratteri alti, quelli urlati. È la scintilla che spezza una mattinata di rispetto del silenzio elettorale. Contro la candidata grillina sindaco di Roma parte subito il fuoco di fila del Pd romano e nazionale, che la accusa di mentire e di violare la pax elettorale. Così nel giorno in cui la politica dovrebbe tacere nel rispetto dei cittadini che – come prevede la legge – devono riflettere prima del voto senza subire interferenze, va invece in scena uno spettacolo di malcostume nostrano giocato fra Facebook e Twitter.

 

In ballo, nei post e nei tweet di botta e risposta a meno di 24 ore dal voto, c’è il Campidoglio e il futuro del Movimento 5 Stelle che per la prima volta potrebbe imporsi veramente come forza di governo. Non è un caso se la scelta dirompente, che ha rotto gli argini di un normalissimo sabato pre-elettorale in cui i candidati hanno l’obbligo di non fare comizi, incontri pubblici di propaganda o attaccare manifesti, l’ha compiuta Virginia Raggi. Il motivo? “Sterilizzare gli attacchi del giorno prima”, spiegano dal suo staff, per non perdere terreno al ballottaggio contro Roberto Giachetti dopo il vantaggio del primo turno. Gli attacchi contengono l’accusa di mancanza di trasparenza per non aver indicato nell’autocertificazione da consigliera comunale tanto nel 2013 sia nel 2014 l’incarico svolto per conto della Asl di Civitavecchia. Incarico che, secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, la candidata grillina avrebbe ottenuto nonostante non fosse iscritta all’albo creato dalla stessa Asl nel 2012.

 

Il peso e l’imbarazzo davanti a queste rivelazioni, per chi ha fatto della trasparenza il suo cavallo di battaglia, avevano fatto capolino nella piazza di Ostia durante il comizio di chiusura della campagna elettorale, tanto da portare i pentastellati a tirarsi indietro davanti alle domande dei giornalisti e a limitarsi a dire: “Fango, è solo fango”. Si vede poi che la notte ha portato consiglio. Pensando anche alle parole di Alfonso Sabella, per il quale un avviso di garanzia contro la Raggi sarebbe un atto dovuto, la candidata ha deciso di rispondere personalmente, attraverso un social network, una zona franca anche durante il silenzio elettorale perché ancora non regolamentato dalla legge.

 

Malcostume, dicevamo, ma nessuna violazione di legge, come spiega il Garante della privacy all’Huffpost. Antonello Soro, che giorni fa ha diffuso una nota invitando i candidati a non telefonare, mandare sms o mail senza il consenso del destinatario, sottolinea che nel giorno del silenzio elettorale “l’utilizzo dei social network per rivolgersi ai propri amici non è impedito dalla legge sulla privacy, poiché può essere legittimamente considerata una comunicazione ai conoscenti. I quali devono attivamente ricercare quell’informazione, a differenza di quanto avviene con le telefonate indesiderate. I social non possono essere considerati alla pari degli altri media perché mentre con la televisione la comunicazione viene diffusa a un numero indefinito di persone, Facebook invece si rivolge a un numero chiuso di amici propri. Tuttavia dal punto di vista riferito al silenzio elettorale – spiega ancora il Garante – la categoria dei social dovrà forse essere diversamente regolamentata”.

 

La tensione raggiunge le stelle. Il pensiero dei grillini va al caso di Livorno, quando un esposto presentato dal Pd ha procurato un avviso di garanzia a Filippo Nogarin. Potrebbe succedere la stessa cosa anche a Roma, si ragiona ai piani alti del Movimento. Meglio difendersi da subito, pubblicare le carte.

 

Il Pd schiera i suoi, uno dopo l’altro, a cadenze regolari, contro Virginia Raggi. Apre le danze il senatore Stefano Esposito che dice: “Sono senza vergogna”. Poi Alessia Rotta: “Sono bugie e reato”. Arriva David Ermini: “Sarà necessario aprire un’indagine”. Si esprime Orfini: “Mente e viola il silenzio”. Chiosa la Serracchiani: “È bugiarda”. Il clima è da campagna elettorale a tutti gli effetti e si aprono altri fronti. Il Pd parte all’attacco dell’assessore designato dalla Raggi allo Sport, l’ex nazionale di rugby Andrea Lo Cicero, il “Barone”, al quale viene contestata una multa da 150 mila euro ricevuta nel suo passato da giocatore, ma soprattutto una dichiarazione omofoba – “Giocare con le protezioni? Roba da frocetti” – contro cui si scaglia anche il Gay Center. E si va avanti così per tutto il giorno, a dimostrazione del fatto che il silenzio elettorale è impossibile per la politica ai tempi dei social. A tarda sera, nel caos generale, appare un post sul blog di Beppe Grillo firmato “M5S Roma” dal titolo “Io sto con Virginia”. Post che attacca i giornali che “senza verificare, hanno diffuso la notizia ‘Raggi indagata’. Un falso incredibile e che non ha precedenti nella storia delle campagne elettorali”. Domenica urne aperte, dalle 7 alle 23, a chiudere finalmente la campagna elettorale, ma certamente non le polemiche.

 

http:huffingtonpost.it/2016/06/18/silenzio-elettorale-raggi-giacchetti-roma-_n_10546932.html?1466273073&utm_hp_ref=italy

 

REAZIONE:VI SPIEGO IL TITOLO E LA DECISIONE DEL GARANTE:SOCIAL MEDIA VS NEW MEDIA.VEDIAMO:

 

SE I “SOCIAL NETWORK” O “SOCIAL MEDIA” COME LI CHIAMANO ALTRI FRA QUI OBAMA, VENISSERO CHIAMATE “NEW MEDIA” LA RAGGI ERA SPACCIATA,MA COME SPIEGA BENE IL GARANTE PER LA PRIVACY,MALGRADO I “SOCIAL NETWORK” VENGANO DIFFUSE IN UNO SPAZIO APERTO NON POSSONO ESSERE CONSIDERATI DI  DIFUSSIONE PUBBLICA PERCHE IL SUO SPAZIO DI DIFUSSIONE E’ PERSONALIZZATO, E QUINDI RISTRETTO,CHIUSO A DIFFERENZA DI QUELLO DEI MEDIA SIANO IN RETE O TRADIZIONALI SU TV APERTA,RADIO O GIORNALI CARTACEI.

 

UNA QUESTIONE SEMANTICA?QUANTO NE VOI MA LA DIFFERENZA E’ LA STESSA CHE FRA NUOVI E VECCHI MEZZI,FRA NUOVA ERA E MEZZI TRADIZIONALI,DIFFERENZA TANTO IMPORTANTE DA DIVIDERE LA STORIA DEL MONDO IN DUE,PRIMA E DOPO DEI NUOVI MEZZI DI DIFFUSIONE MASSIVA.

 

QUI LO VEDRAI MEGLIO,CLICCA:

 

http://cianciminotortoici.blogspot.com.uy/2010/04/new-media-e-non-social-mediagrazie.html

 

Lire la suite

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 362

10 Juin 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

10 GIUGNO 2016:SALVINI,5 STELLE E VOTO COMUNALE,LIBERTA DI COSCIENZA IN PERICOLO

-SU IL SOLE 24 ORE

ilsole24ore.com

I Cinque Stelle: nessun accordo con la Lega

roma

Nessun accordo con la Lega. I grillini reagiscono stizziti alle avance di Matteo Salvini secondo cui l’asse con i pentastellati «è nei fatti».Anche perché di questo «asse» il M5s non ha bisogno. L’obiettivo semmai è prendersi i voti degli elettori del Carroccio, a Torino come a Roma, senza doversi sporcare le mani in pubblici riconoscimenti.

«I voti sono dei cittadini, non dei segretari di partito. Non facciamo né inciuci né accordi», attacca il leader in pectore dei grillini Luigi Di Maio, confermando che il M5s non darà alcuna indicazione di voto nelle città in cui non sarà presente ai ballottaggi:«Sala o Parisi, De Magistris o Lettieri, Merola o Borgonzoni e così via, per noi pari sono». Una linea che coincide con quella di Beppe Grillo che relega Salvini alla politica del «passato».

La levata di scudi dei grillini impone al leader della Lega di precisare che con il M5s non c’è «nessun accordo, né sopra il banco né sotto il banco». Ma ribadisce che «laddove non ci fosse la Lega al ballottaggio, indicherò a chi volesse ascoltarmidi votare tutti tranne che per il Pd». A sostegno del numero uno del Carroccio arrivaRoberto Maroni: «Salvini è il segretario della Lega quindi condivido questa posizione al 100%», ha detto il Governatore della Lombardia, volendo così mettere a tacere le voci insistenti sul malessere emerso all’interno della Lega per il deludente risultato a Milano e per le successive uscite pro-grillini del segretario: nonostante ci siano «tante differenze rispetto a noi, un rumore di fondo comune c’è e questo penso che attrarrà gli elettori leghisti e spero viceversa», ha detto ancora Maroni assimilando la parabola del M5s agli esordi della Lega.

La scelta della Lega non è però condivisa da Fi. Almeno non apertamente: «Se la Lega decide di suggerire ai propri elettori di appoggiare un candidato dei grillini in funzione anti Pd è una legittima scelta. Io _ ha detto il governatore della Liguria Giovanni Toti _ sono più per l’idea di lasciare libertà di voto ai nostri elettori».

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http:ilsole24ore.com/art/notizie/2016-06-10/i-cinque-stelle-nessun-accordo-la-lega-063624.shtml?uuid=ADyG1eZ

REAZIONE:L'AZIONE POLITICA ELETTORALE,ANDARE A VOTARE O NO E' UNA FACOLTA DEL CITTADINO LEGALMENTE ABILITATO AL VOTO.IL VOTO E' SEGRETO ED E' UN DIRITTO DELLA LIBERTA DI COSCIENZA.I REGIMI AUTORITARI SOTTO LA PARVENZA DI DEMOCRAZIA CONTROLLANO IL VOTO.COSI ACCADE NEL COMUNISMO,AD ESSEMPIO L'ISOLA DI CUBA NON HA MAI SMESSO DI VOTARE,NE MENO NEGLI ANNI PIU BUI DELLA GUERRA FREDDA E FIDEL CASTRO HA VINTO TUTTE LE ELEZIONI,MA IN CUBA SI VOTA "A VISO SCOPERTO E MANO ALZATA".

IN SICILIA LA MAFFIA IN TEMPI  PASSATI MALGRADO SI VOTASSI SEGRETO AVEVA SVILUPPATO UN SISTEMA DI FERREO CONTROLLO DEL VOTO PER QUI ERA IMPOSSIBILE NON SAPERE CHI VOTAVA CHI.OGGI IN CALABRIA ABBIAMO VISTO CHE LA N'DRANGHETA NO PERMETTE IL VOTO:LA PAURA FA CHE NESSUN CITTADINO SI AZZARDI A CANDIDARSI.

ALTRI REGIMI AUTORITARI ANCHE SOTTO LA FACCIATA DI DEMOCRAZIA FANNO IL VOTO OBLIGATORIO PER QUI E' IMPOSSIBILE ESSERCITARE LA FACOLTA DEL NON VOTO,E COSI VIA.

I REGIMI TOTALITARI DI DESTRA E SINISTRA NEGANO L'ESSERCIZIO DELLA LIBERTA DI COSCIENZA ELETTORALE. NE PIU NE MENO E' QUESTO CIO CHE FA IL NOSTRO CENTRODESTRA ANTIDEMOCRATICO E LIBERTICIDA:SALVINI,MARONI E BERLUSCONI VOLENDO METTERLI UNA "GRIFFA" PARTITISTICA AL VOTO EMESSO NEL PIENO ESSERCIZIO DEI DIRITTI ELETTORALI NEGANO LA LIBERTA DI COSCIENZA DEL CITTADINO, UNICO TITOLARE DEL VOTO.

DETTO QUESTO NEL PANORAMA POLITICO ELETTORALE ITALIANO ODIERNO CI SONO DUE MODO DI ESPRIMERE IL DISSENSO:NO VOTANDO O RIDENDOCI SOPRA.ECCO QUELLO CHE HA FATTO IL POPOLO ITALIANO NELL'ULTIMO RADUNO ELTTORALE DEI GOLPISI ITALIANI,HA ESPRESSO IL RIFIUTO CONTRO TUTTO IL CETO POLITICO NON VOTANDO O VOTANO UN COMICO.E IN FATTI SONO STATE QUESTE DUE POSSIBILITA ELETTORALI ESPRESSI NEI DIRITTI DELLA LIBERTA DI COSCINEZA QUELE CHE HANNO AVUTO LA MAGGIORANZA DELLE ADESIONI:HANNO VINTO IL PARTITO DEL NON VOTO E IL PARTITO DEL COMICO(CHE SI VUOLE ANTI-SISTEMA MA CHE HA DATO I SUOI VOTI PER VARARE QUESTO PARLAMENTO GOLPISTA).INSOMMA NON VOTARE O VOTARE PER UN COMICO NON SONO AZIONI ELETTORALI ANTISITEMA E NE MENO DELL'ANTIPOLITICA MA DELLA "A-POLITICA" OVVERO DELLA NON -POLITICA ESPRIMENDO COSI IL RIFIUTO DEL PD E DEL CENTRODESTRA.E QUESTO E' NE PIU NE MENO CIO CHE VUOLE LA NUOVA ERA E LA PREDICA DI QUESTE PUBLICAZIONI.

E AFFINANDO ANCORA UN PO' SI PUO DIRE CHE I VOTI DI GRILLO NON SONO NE DI SALVINI NE DI MARONI NE DI FI MA DELLA STESSA NATURA DI QUELLI DEL PARTITO DEL NON-VOTO,E ENTRAMBI SONO VOTI DELLA A-POLITICA,DELLA SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO DI FRONTE ALLO SPETTRO DELLE LARGHE INTESE GOLPISTI.SONO DUE MODI DI RESISTENZA.

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11 GIUGNO 2016:LEGA,VILIPENDIO AI SIMBOLI DELLO STATO

-SU LA REPUBBLICA:

l’inno di Mameli: “Indispettisce il governatore”
A Sulzano arriva Maroni, cancellato l’inno di Mameli: “Indispettisce il governatore”

A Sulzano arriva Maroni, cancellato l'inno di Mameli: "Indispettisce il governatore"
Roberto Maroni durante la visita istituzionale

Inutili le proteste dei musicisti della cittadina sul lago di Iseo: “Costretti dal sindaco a cambiare il programma”. Il governatore: “Se l’avessero suonato l’avrei cantato”
dal nostro inviato PAOLO BERIZZI
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10 giugno 2016
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SULZANO – Arriva Maroni, niente inno di Mameli. E la banda del paese, per “non indispettire il Presidente”, su richiesta del sindaco è costretta a suonare una marcia alternativa. Succede a Sulzano, sulla sponda bresciana del lago d’Iseo. E’ il 28 maggio, vigilia della Festa della Repubblica. Il governatore lombardo giunge nel paesino per visitare “The Floating Piers”, la passerella-evento galleggiante realizzata dall’artista Christo che dal 18 giugno al 3 luglio collegherà Sulzano, Monte Isola e l’isoletta di San Paolo. Un arrivo in pompa magna quello di Maroni: a bordo di un trenino d’epoca, la locomotiva più antica d’Europa (è del 1883) rispolverata per l’occasione da Trenord.

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A Monte Isola/Bs, Towards TheFloatngPiers  Chris evento unico al mondo,occasione per mostrare nostre bellezze
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Il programma della mattinata prevede che l’arrivo del trenino, partito da Brescia con a bordo altre autorità, venga salutato dalla musica della banda di Sulzano. Poco prima che la locomotiva entri nella stazioncina del paese, ai componenti della banda giunge una singolare richiesta: che stravolge la scaletta. Il sindaco di Sulzano, la forzista Paola Pezzotti, non usa giri di parole: “No, niente inno di Mameli, non vorrei che Maroni si indisponesse… Meglio suonare un’altra marcia…”. I musicisti protestano, non sono d’accordo, vogliono eseguire – come da copione – l’inno d’Italia. Ma alla fine sono costretti adeguarsi.

Quando Maroni arriva in paese la banda suona dunque al posto di Mameli, la marcia “Primis”. “Ci è dispiaciuto molto. E la cosa che ci è dispiaciuta ancora di più è che nessuno si è lamentato del fatto che non suonassimo l’inno d’Italia”, racconta un musicista. Al di là del fatto che il sindaco che “blocca” l’inno nazionale è di Forza Italia, soprende, o forse no, vedere che ancora una volta – persino nell’era della Lega “nazionale” di Matteo Salvini – l’inno di Mameli venga considerato come “sgradito” agli esponenti della Lega Nord. Anche se Maroni nulla sapeva del cambio di programma musicale. “E’ una balla – dice il governatore lombardo – In ogni caso non ne sapevo nulla e, se lo avessero suonato, l’avrei anche cantato. Il primo maggio, a un anno da Expo, ho chiesto alla Scala di eseguire l’Inno di Mameli”.
In viaggio sulla più antica locomotiva a vapore d’Europa


Ma l’idiosincrasia leghista verso l’inno di Mameli ha una lunghissima serie di precedenti. Uno ha visto protagonista due anni fa proprio il gruppo della Lega Nord in consiglio regionale. Il 21 ottobre 2014 al Pirellone è stato commemorato in apertura di seduta il centenario della Prima guerra mondiale. Una cerimonia formale, con la presenza anche di alcuni alpini. Ma in aula è spiccata l’assenza in massa di tutto il gruppo leghista quando, all’inizio della cerimonia, è risuonato l’Inno di Mameli. A quanto si è appreso, i leghisti avevano chiesto che al posto dell’Inno nazionale ci fosse un coro degli alpini.

Della guerra al “canto nazionale” la Lega in questi anni aveva fatto una suo cavallo di battaglia: da segretario della Lega Nord del Veneto Gian Paolo Gobbo arrivò addirittura a proporre lo “stop” all’inno nazionale per qualsiasi manifestazione o celebrazione pubblica, che comunque non sia “strettamente legata alle forze armate, come potrebbe essere l’inaugurazione di una caserma”.

http:milano.repubblica.it/cronaca/2016/06/10/news/maroni_inno_di_mameli_lago_iseo_christo-141699018/?ref=HREC1-20

REAZIONE:INTOLLERABILE VILLIPENDIO AI SIMBOLI DELLO STATO PER PARTE DELLA SINDACO

L’INNO ITALIANO SERVE A CONTRASTARE IL COMUNISMO(SUONATO IL PRIMO MAGGIO)E NON SERVE A COMMEMORARE SE STESSO(PRIMA GUERRA MONDIALE)?CREDE LA LEGA CHE PUO STRUMENTLIZZARE L’USO DEI SIMBOLI DELLO STATO PER I SUOI SCOPI EVERSIVI?LA GIUSTIZIA AGISCA DI UFFICIO SULLA SINDACA.

VA BENE I CORI ALPINI MA MAI IN SOSTITUZIONE DELL’INNO NAZIONALE.E RICORDI ORA LA LEGA CHE IL CORO ALPINO SI PUO SUONARE E CANTARE ANCHE IN SICILIA,CIO’E’ BERSAGLIERI POSSONO DIVENTARE TUTTI QUELLI ITALIANI VINCOLATI CON MONTAGNE IN QUALSIASI PARTE DI ITALIA,E’LEGGE.E MONTAGNE E MARE CI SONO IN TUTTA ITALIA TRANNE CHE IN LOMBARDIA,TRENTINO ED ALTRE POCHE REGIONI CHE NON CONOSCONO  IL MARE.

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11 GIUGNO 2016:PEDOFILIA,TOCCA A BARBARIN,ATTUALIZAZIONE

-SU LE MONDE:lemonde.fr

Pédophilie : les faits reprochés au prêtre lyonnais Bernard Preynat ne sont pas prescrits

Les magistrats de la cour d’appel de Lyon ont décidé vendredi 10 juin que les abus sexuels reprochés au prêtre lyonnais Bernard Preynat, il y a plus de vingt-cinq ans, n’étaient pas prescrits, dans la principale affaire de pédophilie du diocèse de Lyon. Ils ont ainsi suivi le parquet général qui avait requis le 20 mai la non-prescription des faits reprochés à ce religieux mis en examen fin janvier.

Selon la défense du cardinal Philippe Barbarin, que des victimes accusent d’avoir caché les agissements du Père Preynat à la justice dans le cadre d’une procédure connexe, la prescription aurait pu faire tomber les poursuites à l’encontre du primat des Gaules.

Bernard Preynat a été mis en examen le 27 janvier pour des agressions sexuelles commises sur des scouts de la région lyonnaise entre 1986 et 1991. Quatre plaintes ont été retenues à son encontre, le juge d’instruction ayant déjà estimé, dans une ordonnance rendue fin mars, qu’elles n’étaient pas prescrites.

Lire notre enquête :   Comment l’église de Lyon a couvert les actes de pédophilie du père Preynat

Son avocat, Me Frédéric Doyez, avait fait appel de cette décision devant la chambre de l’instruction. L’enjeu était de déterminer le bien-fondé des poursuites pénales à l’encontre du religieux, qui a reconnu les agressions sexuelles.

 

Bernard Preynet va se pourvoir en cassation

« C’est la deuxième juridiction qui vient d’expliquer que, d’une part, le point de départ de la prescription est bien la date de la majorité des victimes ; et, deuxièmement, que les victimes ont pu bénéficier de l’allongement des délais en raison de la succession des lois de prescription dans le temps », a expliqué l’avocate d’une des victimes, Me Nadia Debbache.

« C’est une très bonne chose. Ça veut dire que le dossier continue. On va continuer à parler de cette affaire et tant qu’on en parlera, on forcera cette prise de conscience qui est longue à venir au sein de l’institution », a commenté un porte-parole de l’association de victimes La Parole libérée, François Devaux, qui dit mener un combat avant tout « moral ».

Après cette décision de la cour d’appel, l’avocat de Bernard Preynat, MeFrédéric Doyez, a annoncé un pourvoi en cassation,« avant peut-être une saisine de la Cour européenne des droits de l’homme ».« La vraie question c’est de savoir si l’on peut, à des faits datant de vingt-cinq ans, appliquer des dispositions d’aujourd’hui, a-t-il déclaré.Il faut prendre ce moment comme une étape dans une succession d’examens de cette question qui est fondamentale. Il y a une hiérarchie des normes juridiques. »

Lire aussi :   Pédophilie : le cardinal Barbarin réunit les prêtres lyonnais pour faire le point

Me Doyez a par ailleurs affirmé que son client ne cherchait pas à fuir la justice :« Dire que le Père Preynat voudrait faire de la procédure pour retarder le cours des choses, c’est du mauvais esprit ».« Il y a de cela vingt-cinq ans, on a eu tous les moyens pour faire passer le Père Preynat devant une juridiction. Il a reconnu les faits, il les a reconnus oralement, il les a écrits. Si le procès n’a pas eu lieu, ce n’est pas à lui qu’il faut demander pourquoi. Il faut demander à ceux qui ont décidé de ne pas faire un procès », a-t-il relevé, dans une allusion aux parents de victimes qui, à l’époque, n’ont pas dénoncé à la justice les abus dont ils avaient connaissance.

Lire aussi :   L’Eglise veut faire toute la lumière sur la pédophilia

http:lemonde.fr/police-justice/article/2016/06/10/pedophilie-les-faits-reproches-au-pretre-lyonnais-bernard-preynat-ne-sont-pas-prescrits_4948098_1653578.html

REAZIONE:ORA LA PAROLA AL PAPA…….

SPERIAMO CHE IL SUO DISCORSO SU BARBARIN NON DIVENTI  INCOERENTE,DISSOCIATO:HA PROMESSO SEVERITA VERSO I PRETI PEDOFILIA,SI HA AFFIDATO ALLA GIUSTIZIA FRANCESE,QUESTA SI HA ESPRESSO E IL REATO DI PREYNAT NON HA PRESCRITTO,QUELLO DEL TITOLO

13 GIUGNO 2016:I GUAI DEI LYONESI SONO I GUAI DEI GATTIPARDI?

-SU LE MONDE:

lemonde.fr

A Palerme, le palais du « Guépard » menacé

Les propriétaires du palais Gangi ne peuvent plus assumer les frais de restauration.

La galerie des glaces au sol orné de guépards, où fut tournée la scène du bal du « Guépard » de Luchino Visconti, en 1963.
La galerie des glaces au sol orné de guépards, où fut tournée la scène du bal du « Guépard » de Luchino Visconti, en 1963. ERIC SANDER/COSMOS

Le 26 mai, dans un entretien au Corriere Della Sera, la princesse Carine, une Française d’origine lyonnaise et haut-savoyarde, a en effet menacé de tout vendre : le palais – ses dorures, ses tableaux, ses voûtes ornées de fresques, sa galerie des glaces, son double escalier, ses pavements de céramique – appartient à la famille de son époux depuis sa construction en 1652.

« Je déteste Palerme et je ne la supporte qu’à cause de cette baraque ! » La princesse Carine Vanni Mantegna

Le coupable ? L’ancien président du Conseil Mario Monti qui, arrivé au pouvoir en 2011 en pleine crise financière, a rétabli l’impôt sur la résidence principale, qu’elle soit ou non historique. Le couple princier, qui a investi 4 millions d’euros en vingt ans pour maintenir le palais en état, ne bénéficie d’aucune détaxation et encore moins d’aides.

Contactée au téléphone, la princesse Vanni Mantegna relativise légèrement ses propos. « Si je ne reçois aucune réponse à ma menace, nous vendrons tout dans deux ans. » Mais se montre bien plus virulente sur la Ville : « Je déteste Palerme et je ne la supporte qu’à cause de cette baraque ! » Pourquoi ne pas la louer ? « Je devrais investir 1 million d’euros pour la transformer en Bed & Breakfast de luxe, mais je ne pourrais pas facturer tellement au-delà de 100 euros la nuit. Ce sont les prix ici, surtout que nous sommes dans le centre-ville, qu’il est mal entretenu et peu sûr. » Organiser des visites ? « C’est compliqué. Je ne reçois de visiteurs qu’au compte-gouttes et sur rendez-vous. Les meubles et les objets sont trop précieux. » Oter les plus rares et les remplacer par des copies ? « Cela n’aurait aucun sens de présenter une coquille vide. Il faudrait également engager du personnel. Or, pour l’instant, je ne peux me permettre d’employer que mon majordome. Avec lequel je m’occupe de tout ! Je fais même le secrétariat... »

Le Palais Gangi, au centre de Palerme, appartient à la princesse et au prince Vanni Calvello Mantegna. Ici la terrasse.
Le Palais Gangi, au centre de Palerme, appartient à la princesse et au prince Vanni Calvello Mantegna. Ici la terrasse. ERIC SANDER/COSMOS

Au temps de la splendeur de ses propriétaires, le palais Gangi pouvait se permettre le luxe de faire travailler une vingtaine d’artisans. Le prince et la princesse avaient même créé un atelier de restauration sur place. « Un des conservateurs de Versailles m’a félicitée un jour : “Votre palais et le soin que vous y apportez sont uniques en Europe” », se réjouit Carine Vanni Mantegna. Mais l’Italie, qui recèle de trésors, est parfois indifférente à ses richesses. « Les seuls qui me proposent de me venir en aide sont des Français et des Suisses. On dirait que les Palermitains s’en fichent complètement. » C’est justement le sujet du Guépard : cette indolence, ce consentement au temps qui passe et ce dédain pour un monde sur le point d’être englouti.

Reste à savoir qui pourrait se porter acquéreur d’une telle demeure. La municipalité est exsangue, la région tout autant, qui préfère employer des milliers de fonctionnaires locaux à ne rien faire pour s’assurer leurs suffrages au moment des élections. « C’est incroyable, reprend Carine Vanni Mantegna, l’Italie tire pourtant une partie importante de ses ressources du tourisme, mais si les grandes demeures sont obligées de fermer, c’est une catastrophe. » Une seule solution à ses yeux : alléger la fiscalité sur les résidences historiques : « Je préfère mettre 30 000 euros dans la réfection d’une gouttière que les donner à une des régions les plus corrompues du monde. »

http://www.lemonde.fr/m-actu/article/2016/06/10/a-palerme-le-palais-du-guepard-menace_4947776_4497186.html

-LA NOTA SUL CORRIERE DELLA SERA:

corriere.it

La principessa: «Basta, ora vendo il palazzo dove si girò Il Gattopardo»
26 maggio 2016 - 11:21

Palazzo Gangi, a Palermo, ospitò il ballo del film di Visconti. Oggi Carine Vanni Mantegna accusa lo Stato: «Lo stato ci sta dissanguando». Il Fai: problema diffuso

Cinquantaquattro anni fa, in questi giorni, cominciavano a Palermo le riprese del Gattopardo. Luchino Visconti e Giuseppe Rotunno, il grande direttore della fotografia, avevano viaggiato per tutto l’inverno tra Roma e la Sicilia. Dalle ex-dimore «autentiche» dei Lampedusa — che cadevano a pezzi — ai luoghi inventati, ma più presentabili, in cui ricostruire le vicende del Principe, di Tancredi, di Angelica e di tutta la fantastica galleria di personaggi che stava per uscire dal romanzo, vivere tre ore sulla scena ed entrare dritta nella storia del cinema. Per l’arrivo a Donnafugata decisero addirittura di costruire un palazzo finto, non troppo distante dal capoluogo, perché era più facile farne uno di gesso che attraversare le mulattiere della Sicilia, a caccia di quelli veri. L’unica location già pronta, splendida, impeccabile persino agli occhi di Visconti, era Palazzo Gangi, nel cuore di Palermo.

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«La casa del Gattopardo? Ora la vendo»

(VEDI SOTTO)

E lì, in cinque settimane di riprese, con seicento comparse vestite ogni sera da Piero Tosi, tornò in vita la festa dei Pantaleone, il ballo-icona assoluta che occupa quasi metà del film. «E io questo palazzo ora lo vendo». L’urlo che attraversa lo scalone disegnato da Juvarra, squassa il vestibolo, fa tremare i vasi di Sèvres , rischia di incrinare gli antichi vetri di Murano, non viene da una padrona di casa ingrata, ansiosa di trasferirsi sulla punta di un grattacielo alla moda. Arriva dal cuore ferito della principessa Carine Vanni Mantegna di Gangi, che ha dedicato vent’anni a preservare la sua dimora, a immaginarne un futuro e adesso sta per gettare la spugna. È un urlo che fa paura perché all’asta andrebbe uno dei pochissimi palazzi settecenteschi di alto lignaggio che ha conservato intatto, fino a noi, l’insieme dei suoi arredi. La principessa non deve sforzarsi per spiegare cosa racchiudono le mura di Palazzo Gangi-Valguarnera, quasi invisibili nel ventre della città decrepita e, anche per questo, cosi sorprendenti al loro interno. Basta chiedere di essere accompagnati a visitare gli ottomila metri quadri traboccanti di gemme, pezzi unici e storia. Basti pensare alla Villa Reale di Monza o alla Reggia di Venaria, con la spogliazione degli arredi e il loro conseguente vuoto estetico. Ma Palermo non è Milano, né Torino, né Roma e anche un tesoro di meraviglie, anche «il palazzo del Gattopardo», può diventare sterile, improduttivo, un peso, un incubo.

Soprattutto se lo Stato – come denuncia la padrona di casa, Lionese di nascita, siciliana col cuore - ti dissangua, la Regione ti ignora, persino il Comune rema sempre contro. E non solo contro Palazzo Gangi, ma contro tutte le magioni storiche della Sicilia. Ecco perché la principessa è così arrabbiata. «Quando la madre di mio marito è morta io e lui ci siamo seduti sul pavimento dipinto della sala da ballo. Duecentoventi metri di maioliche di Vietri del 1750, che compongono una coppia di Gattopardi antropomorfi, unici nel loro genere. Anche loro erano stati deturpati dagli ospiti dei matrimoni e dei banchetti a cui mia suocera aveva affittato. Ci siamo guardati e abbiamo detto: dobbiamo salvare tutto questo. È stato l’inizio della mia rovina. Del mio ergastolo. Io ero una ragazza vivace, vivevo tra Lione, Chamonix, Parigi, mi arrampicavo cogli sci in cima alle montagne. Ma pur abituata bene, sono rimasta sconvolta dalla bellezza del barocco siciliano. E così ho assoldato dieci squadre di artigiani restauratori, ho imparato con loro, mi sono rovinata le mani, abbiamo iniziato dallo scalone d’accesso e non abbiamo più smesso. Trecentocinquanta opere recuperate in vent’anni, una piccola scuola di restauro aperta al pian terreno, tutto da soli, tutto con i nostri soldi. Che oggi sono finiti». «Nessuno ci ha mai aiutato — continua Carine Vanni Mantegna — tranne pochi mecenati stranieri. Qui sono passati Giscard d’Estaing, Pierre Bergé , Yves Saint Laurent, Francis Bouygues. Ma con gli italiani, soprattutto dal Governo Monti in poi, è stato...doloroso. Ci hanno tolto gli sgravi sull’IMU. L’IRPEF si porta via tutto dei pochi redditi che nascono qui dentro. Nessuno degli investimenti — e parliamo, negli anni, di milioni di euro, — viene considerato. La nostra proprietà, di cui affitto qualche bottega a ottocento euro al mese, viene trattata alla stregua di un palazzo romano, o veneziano, o fiorentino, dove ogni centimetro rende una montagna di denaro».


I «cahiers des doléances» della principessa riguardano almeno un’altra dozzina di dimore storiche di Palermo, sopravvissute in qualche modo ai «sacchi» della citta’. Dodici immobili che appartenevano a una categoria meglio tutelata, fino a qualche anno fa. «Con le nuove regole le case protette sono diventate quasi trecento. Una follia. Basta avere un prospetto, uno scorcio di facciata, per poter beneficiare. Tutti allo stesso modo: i capolavori e i falsi. Così anche le ultime sovvenzioni vanno disperse». «E poi – continua – non c’è nessuna strategia, nessun ragionamento: si restaurano due fienili persi nelle Madonie, si spende un milione per fare una strada e portarci i bambini a fare campeggio! A Cefalù c’era l’unico campo da Golf della zona. Sono andati avanti fin quando ci sono stati i contributi. Adesso è tutto abbandonato, proprio mentre, con la crisi in nord Africa e Medio Oriente, i turisti di tutto il mondo potrebbero scegliere la Sicilia. Qui si chiude, si sotterra. Ad Hammamet di campi da golf ce ne sono cinque». Ma un barlume di speranza, proprio non si vede? Negli ultimi due anni hanno pedonalizzato via Maqueda, recuperato piazze, fontane, giardini... «Specchi per le allodole, granelli di sabbia, in una clessidra che gira al contrario. Tutto il nostro quartiere, a est di via Roma, è semi abbandonato. Le uniche novita’ sono i B&B, le case vacanza e la pioggia di licenze dei “pub”, che stanno aperti fino alle tre di notte e bloccano la circolazione. Per il resto centinaia di negozi chiusi, case che si sciolgono senza più tetti nè finestre, viviamo un’emergenza della nettezza urbana che rivaleggia con quella di Napoli. E poi la criminalità. Siamo stati aggrediti fin sulla porta di casa, hanno tentato di portare via la fontana della nostra terrazza di notte, con una gru. A mia cugina hanno rubato la statua colossale di Ercole dal parco della villa di Bagheria, con un elicottero! Incredibile, ma vero. E allora venderà?

«Assolutamente, vendo, anzi, svendiamo. Come hanno già fatto i Moncada, qui di fianco. Dodicimila metri quadri, dodici milioni. Più che una vendita, un regalo. E il loro palazzo era già vuoto da decenni». Nessun progetto percorribile, nessuna via d’uscita? «Le ho pensate tutte. Abbiamo un’ala del palazzo che è andata a fuoco negli anni ‘80. Ci si potrebbero fare una decina di suites, un Bed & Breakfast raffinato, gli spazi sarebbero perfetti. Ma poi a quanto le affitto, le stanze, in questo disastro che è Palermo? Centoventi euro a notte, se va bene. L’investimento è di almeno un milione, faccia lei i calcoli».

Al j’accuse della principessa franco-palermitana risponde l’è così toscano del conte Gaddo della Gherardesca, presidente della Associazione Dimore Storiche Italiane. E anche il pensiero di Giulia Maria Crespi, fondatrice e presidente onorario del FAI si potrebbe riassumere in un milanesissimo l’é inscì! «In tutta Italia – spiega della Gherardesca - il Paese che primo al mondo potrebbe vivere di arte e turismo, si trattano gli immobili storici, ammantati di arte e cultura, come le ville della Costa Smeralda. Si preferisce spremere un risibile gettito da imposta piuttosto che contribuire alla nascita di un flusso duraturo di opportunità, di lavoro, di ricchezza privata e pubblica. Un processo che già funziona in molti paesi e che si genera aiutando questi luoghi ad essere vitali, attraenti, visitabili e fonte di reddito. Anche per un considerevole indotto. Dal 1938 al 2011 abbiamo beneficiato di una fiscalità ragionevole – continua il presidente della ADSI - Poi, in una situazione oggettivamente di emergenza, è arrivato il cosiddetto decreto “salva Italia” del Governo Monti. Per noi è stato l’inizio della fine: il carico fiscale sulle proprietà è aumentato di quasi otto volte. Lo Stato ha smesso di liquidare i contributi dovuti per gli interventi di restauro: pur approvati dalle Soprintendenze, vengono erogati in proporzione di un decimo. Poi ci sono i costi della manutenzione, della manodopera specializzata, che sono esplosi. Se a tutto questo aggiungiamo che l’agricoltura – conclude della Gherardesca - spesso connessa alla vita di questi luoghi, non rende più nulla e che molti dei beni - vincolati o no - sono di fatto invendibili, abbiamo il quadro completo della situazione». Giulia Maria Crespi usa toni più pacati, ma la morale non cambia di molto. «Il problema riguarda migliaia di proprietà e luoghi di valore, il cui uso virtuoso potrebbe riversare sul territorio grandi benefici. La vera ricchezza del nostro Paese. Basterebbe applicare anche in Italia la deducibilità fiscale. E risanare un poco il contorno. Alcuni di questi luoghi, come ad esempio Palazzo Gangi, sarebbero due volte meritevoli di aiuto e bisognosi di idee, perché conservano intatti i loro tesori.. La Sicilia, però, è una regione a statuto speciale, e in questo specifico sfugge alle regole e agli sforzi che vengono dall’esterno. Il nostro progetto del Giardino della Kolymbethra, vicino ad Agrigento è andato in porto. L’unico in Sicilia del FAI e di cui io sono orgogliosa. Ma quante consorterie, quanti interessi privati, quanta mancanza di cultura abbiamo dovuto attraversare».

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http://www.corriere.it/bello-italia/notizie/principessa-basta-ora-vendo-palazzo-dove-si-giro-gattopardo-6a309d04-2322-11e6-853e-9c2971638379.shtml

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«La casa del Gattopardo? Ora la vendo»

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Palazzo Gangi è sito nel cuore di Palermo in Piazza Croce dei Vespri dove fu costruito i primi del ‘700 da un edificio già esistente e risalente alla del ‘500. Rappresenta l’apogeo del lusso e dello sfarzo nobiliare di una città che espande i propri confini. Qui, la principessa Carine Vanni Mantegna di Gangi, che minaccia: «Vendo la casa, lo Stato ci dissangua». Qui l’articolo,LE FOTO SONO DI SALVO SPORTATO

REAZIONE:

1-LA PELLICOLA DI LUCHINO VISCONTI NON E’ IL LIBRO DI GIUSEPPE TOMASSO DI LAMPEDUSA

2-PALAZZO GANGI NON E’ IL PALAZZO DI DONNAFUGATA,ALLA VERITA STORICA NON INTERESSANO I LUOGHI INVENTATI MA QUELLE AUTENTICI,MAGARI RISTAURATI(LA PRINCIPESSA NON HA SOLDI) MA AUTENTICI DEVONO ESSERE SE VOGLIAMO LA STORIA VERA.

3-LA PRINCIPESSA SI LAMENTA 400 ANNI DOPO DELLO STESSO CHE SI LAMENTAVANOI LAMPEDUSA MA I TEMPI PASSANO E LA PRINCIPESSA SI DEVE ADEGUARE A QUELLI MODERNI.

4-I SICILIANI CON TUTTI SUOI DIFETTI,CHE OGGI SONO LI STESSI CHE ELENCAVANO I BORBONI DI LAMPEDUSA NON SONO COLPEVOLI DEI GUAI DELLA PRICIPESSA,QUESTI SONO ALTRI TEMPI E GLI ISOLANI LI ACCOLGONO E A VOLTE SUBISCONO.

5-MONTI?GOVERNANTE IMPOSTO DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E L’UNIONE EUROPEA PER SALVAGUARDARE I BANCHIERI.ERA INOLTRE UN SIMPATIZZANTE LEGHISTA,E LA LEGA SI SA,IO L’HO COSTATATO PERSONALMENTE HA DA VERO DISANGUATO,IMPOVERITO DI BRUTTO LA SICILIA INSIEME A BERLUSCONI E ALFANO.

MONTI E’ STATO  ANCHE AVVERSARIO DEL PREMIER USCENTE,BERLUSCONI,ED E’ NEI SUOI EGOSIMI NORDISTI E NELLA LOTTA CON L’ALTRO PREMIER CHE DEVE CERCARE L’ORIGINE DEI SUOI GUAI PERSONALI LA PRINCIPESSA E NON,O AL MENO NON SOLO NEI SICILIANI DI QUI SONO FIERO DELLA SUA ADESIONE ALLA MODERNITA.

6-COSI LE COSE LI DO UN CONSIGLIO ALLA PRINCIPESSA:LASCI DI PARTE LE SUE NOSTALGIE BORBONICHE,FACCIA DI PALAZZO GANGI UN MUSEO E LO DIA IN DONAZIONE ALLO STATO.

AH…SE ANCORA CI FOSSE IL CAVALLIERE…..

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12 GIUGNO 2016:MA BERLUSCONI E' INOSSIDABILE
 
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(1)FEDE DI ERRATA:IO NON HO FATTO STUDI AL SAN RAFFAELE COME DETTO IN PRINCIPIO.SCUSATE L'INVOLUNTARIO ERRORE.UNA PASSANTIA BREVE PERCHE HO DOVUTO VIAGGIARE IN AMERICA DI SORPRESA PER DISAGGI PRIVATI

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13 GIUGNO 2016: PRINCIPESSA AFRICANA

-SU THE TELEGRAPH

(Traduzione automatica)

Telegraph

Lady Kitty Spencer, nipote della principessa Diana: Io non lascio che le preoccupazioni di peso mi consumano,e le giovani donne devono sentire lo stesso

Lady Kitty Spencer, nipote del principessa Diana e cugini di Principi William e Harry, sulla sua educazione reale

 

Lady Kitty Spencer, nipote della principessa Diana e cugina dei Principi William e Harry, parla apertamente della sua reale educazione di credito: Sune Czajkowski

La prima domanda che da tutti si chiede Lady Kitty Spencer è sempre la stessa: ‘Qual è la tua famiglia?’ Non è una sorpresa,il padre è Charles, il 9 ° Conte Spencer , sua zia è la fine di Diana, principessa del Galles , e lei ha un rapporto caldo con i suoi cugini, i principi William e Harry.

A differenza di suoi parenti, Spencer ha in gran parte rimasto lontano dai riflettori, ma a prima vista non vi è qualcosa di familiare in lei,i suoi capellisono più lunghi, ma i suoi grandi occhi azzurri sembra inequivocabilmente come quelle della sua defuntaa zia.

Kitty Spencer, 25 anni, è un modello, ambasciatore di carità e globe trotter - parla della mossa della sua famiglia in Sudafrica per sfuggire alla ribalta

 

Lady Kitty Spencer, 25 anni, è un modello, ambasciatore di carità e globe trotter,parla della mossa della sua famiglia in Sud Africa per sfuggire ai riflettori: Sune Czajkowski

S risponde la porta della sua suite al The Goring nel centro di Londra,l’hotel dove la duchessa di Cambridge ha trascorso la notte prima del suo matrimonio, in cui Spencer aveva un primo seggio,indossa attillati jeans neri e una T-shirt.

Mentre si rilassa nel tiro, prendendo selfie con il parrucchiere e scorrendo attraverso il suo conto Instagram, diventa subito evidente che ci sono altre somiglianze: come la zia, Spencer parla a bassa voce, ma invece della pronuncia inglese ccorrente, il suo ha una cadenza sudafricana che non si è sbiadita nei quattro anni che ha vissuto nel Regno Unito.

L ady Kitty, ora 25, è stato istruito a casaRedda, una scuola privata in Sud Africa, ed è rimasto nel paese fino al 2012, quando si trasferisce a Londra per studiare la gestione del lusso di marchio presso l’Università di Regent . ‘Non vi e’ infanzia più innocente,’ dice.

Non so se la gente mi giudica per il mio cognome:Do They Lady Kitty Spencer?

‘E’ il tipo di ambiente che ogni genitore vorrebbe dare il loro bambino. Si tratta di una educazione sana. Mi piace che i miei genitori mi hanno dato quella.Il Conte Spencer, la sua allora moglie, modella Victoria Lockwood, e i loro quattro figli – Kitty, gemelli Amelia e Eliza, ora 23, e Louis (Visconte Althorp), ora 22,si trasferìrono a Città del Capo per sfuggire ai media nel 1995, due anni prima la principessa del Galles è morto in un incidente d’auto.

‘Non credo che ci sia realmente un faretto in Sud Africa’, dice Lady Kitty, che aveva quattro anni, al momento. ‘Io non credo che nessuno sapeva nulla della mia famiglia. E ‘stato bello di crescere in un ambiente in cui la gente si ha costruito a vicenda. In Sud Africa ci si sarebbe giudicati se non fossi gentile con le persone ‘.

Lady Kitty con il Duca e la Duchessa di Cambridge al concerto per Diana allo stadio di Wembley nel 2007

 

Lady Kitty con il Duca e la Duchessa di Cambridge al concerto per Diana allo stadio di Wembley nel 2007 Credito: Karwai Tang / Alpha

I Genitori  si sono divorziati nel 1997, e suo padre si trasferì di nuovo al Regno Unito, mentre Spencer rimase con la madre a Città del Capo. Ama Londra e ora la chiama casa, ma lei dice, ‘l’Africa avrà sempre un posto nel mio cuore. Lo fa questo; rimane nella tua anima ‘.

I suoi genitori hanno entrambi risposati,il padre due volte; sua madre una volta,e ora ci sono sette figli Spencer, eppure resta vicino a entrambi i genitori. Spesso gioca a backgammon con il padre, e lei chiama la madre quasi continuamente.

‘Il mio migliore amico di mia madre,’ dice. ‘Ci parla di circa 100 volte al giorno. Non abbiamo nemmeno da dire addio, solo, “OK, parlare a voi in un po ‘.’ ‘Lei è anche detto di essere vicino ai suoi cugini, i principi William e Harry, e suo cugino-in-law, la duchessa di Cambridge , anche se lei non vuole parlare di questo.

Lady Kitty indossa l'abito da Georgette Maison Margiela (£ 1.000)

 

Lady Kitty indossa un abito da Georgette Maison Margiela (£ 1.000) Credito: Sune Czajkowski

‘Per rispetto per loro, non posso discuterne, mi dispiace,’ dice. ‘Questo è il modo in cui è sempre stato.’ Ma è sua madre che li è più vicino. ‘Ci inviamo le immagini di quello che stiamo facendo entrambi,’ dice. Durante il servizio fotografico si precipita a dire al parrucchiere  artista quanto la madre ama lo stile.

Non c’erano mai eventuali scale in casa e senza enfasi sul peso a tutti Lady Kitty Spencer

L ady Kitty in programma di lavorare in ‘qualcosa di creativo [e] legati alla moda’. E aggiunge, ‘Tutti i miei fratelli erano sportisti, ma mi sono concentrato sulle accademici. La gente pensa che io non sono competitiva perché non sono sportiva, ma in realtàlio sono. Ho sempre bisogno di fare qualcosa; Io non voglio essere inattiva ‘.

 

Ggi si destreggia in diversi ruoli: ha firmato con l’agenzia di management Storm (era sulla copertina di Tatlerlo scorso anno), funge da ambasciatore per la carità senza casa Centrepoint,di cui il Duca di Cambridge è anche un mecenate,ed è diventata di recente un fiduciario della carità militari Dacci tempo , fondata dal Dr. Liam Fox MP, per il quale ha dato il suo primo discorso nel mese di ottobre 2014 al Corinthia hotel di Londra.

‘Ero terrorizzata, quella notte, ammette. Si sono imbattuto in Dacci tempo nel 2013 e fu subito attratto la sua attenzione famiglia. ‘Ho apprezzato che alimenta l’unità familiare – è stato il primo che avevo sentito parlare di questo tipo,’ spiega, con gli occhi in accensione.

Kitty Spencer ad un evento di beneficenza per Give Us Tempo

 

Lady Kitty Spencer ad un evento di beneficenza per darci tempo di credere: Andrew Parsons I-Images

L ‘idea è semplice: dare a noi il tempo di soddisfare le vacanze di una settimana donati da alberghi, gruppi vacanze e multiproprietà con le famiglie dei militari che hanno bisogno di un po’ di tempo lontano insieme dopo turni di servizio. Questi possono essere a casa o all’estero, ma la cosa importante è quello di riunirli in uno spazio neutro in modo che la famiglia possa riformare.

Sono molto più interessata ai senzatetto per le strade. Questo è quello che mi tiene sveglio la notte. Lady Kitty Spencer

‘Quando qualcuno torna da un tour dove la dinamica famiglia si è spostata, così troviamo che dare loro territorio neutrale è grande.’ Lady Kitty mi mostra una foto di una coppia che ha recentemente ottenuto impegni su dare noi il tempo di un viaggio, e racconta di un altro che da quando è tornato dalle vacanze non è stata più necessaria la consulenza.

‘Non siamo di questo stupefacente correzione ma ha messo a punto un concetto si qui sta lavorando.’ Lei spiega che il suo lavoro di carità aiuta a mantenere la sua terra. ‘E’ una lezione di gratitudine e consapevolezza, ‘dice. ‘Non so se la gente mi giudica per il mio cognome – fa?

Mi dà una piattaforma per lottare per le cose in cui credo. Se non l’ho uso a vantaggio di persone che non hanno una voce, sarebbe imperdonabile ‘.

Nel suo tempo libero si diverte a giocare giochi da tavolo e guardare la televisione quiz spettacoli – particolarmente QI, anello più debole e University Challenge – e lei è ‘dipendente’ a backgammon.

Kitty saluta principe William al servizio funebre anniversario 10 ° per la principessa del Galles 2007

 

Lady Kitty saluta il principe William al servizio funebre anniversario 10 ° per la principessa di Galles, 2007 Il Credit: Getty Images

‘Vado al Kensington Club del Sud per giocare tre sere a settimana,’ dice. E ‘anche appassionata di Viaggiare: solo quest’anno lei è stata a Milano, Firenze, Praga, Parigi e Sud Africa – e documenta ogni viaggio sul suo conto Instagram , che ha quasi 32.000 seguaci.

Sono cresciuto sapendo che Althorp sta per essere a casa di Luigi Lady Kitty Spencer

Il suo Feed sembra che non è diversa da qualsiasi altra giovane donna: fotografie filtrati di piatti di gnocchi, selfie scattate alle feste con gli amici,ad eccezione di questi amici sono la stilista Matthew Williamson ; la cugina Celia McCorquodale, figlia di Lady Sarah, la sorella maggiore della principessa Diana; e Philippa Cadogan, la nipote di Earl Cadogan.

Tuttavia, lei è diffidente dei social media. Lei ritiene di poter essere ‘pericolosa’, soprattutto per le giovani ragazze. ‘Si tratta di una versione modificata filtrata della vita,’ dice. ‘Ragazze più giovani pensano che sia la realtà e qualcosa per qui si può lottare, e se sono accorto che poi hanno in qualche modo fallito.’

Lady Kitty Spencer: 'Il Sud Africa è un capitolo così felice della mia vita, ma mi sento inglese. La mia famiglia è qui. '

 

Lady Kitty Spencer: ‘Il Sud Africa è un capitolo così felice della mia vita, ma mi sento inglese. La mia famiglia è qui ‘di credito:. Sune Czajkowski

L a pressione sulle giovani donne a guardare bene è, si potrebbe immaginare, vicino al suo cuore: la madre ha pubblicamente combattuto con disturbi alimentari, e come membro estesa di una delle famiglie più fotografati in Gran Bretagna, proprio posto di Lady Kitty nella occhi del pubblic senza dubbio ha messo pressione su di lei.

Sono pro entrambi i sessi avere le stesse opportunità, e se questo mi rende una femminista “grande Lady Kitty Spencer

Lei dice che è stato riparato da tutto. ‘Non ci e’ mai stata una qualsiasi bilancia in casa e senza enfasi sul peso a tutti. Sono grato che mamma mi ha protetto da quella inutilità. Non credo che potrei mai preoccuparsi di queste cose se volevo; è troppo noioso. ‘

Descrivendo una conversazione che ha recentemente sentito in un caffè, dove un gruppo di ragazze di dieci anni discutevano il loro peso, aggiunge, ‘ho pensato, hai il resto della tua vita a credere erroneamente che questo è importante. Devi solo essere forte e non lasciare che sia una pressione. E ‘lì, se si vuole prendere a bordo e lasciare che si consumano.

(L-R) Lady Amelia, Lady Eliza e Lady Kitty Spencer partecipare al matrimonio del Duca e la Duchessa di Cambridge nel 2011

 

Lady Amelia, Lady Eliza e Lady Kitty Spencer che frequentano il matrimonio del Duca e la Duchessa di Cambridge nel 2011 Credit: Getty Images

‘Si può rinunciare se non si crede in essa, ma devi credere veramente in questo che stai opting out, e bastone con esso. Non sento pressione per adattarsi a qualsiasi dialogo. Non ho mai sentito ristretto in quel modo, ma sono consapevole del fatto che tali restrizioni sono sempre stati lì per le donne ‘.

Quindi lei è una femminista? ‘No,’ dice. Poi aggiunge, ‘non so … E’ una parola che genera emozioni così forti. Sono pro entrambi i sessi che hanno le stesse opportunità, e se questo mi rende una femminista “grande”!. Se si tratta di qualcosa che sfonda gli uomini, allora no. Io non sono anti-uomini. Sono pro-uguaglianza, e non c’è bisogno di tirare uno verso il basso per sollevare l’altro ‘.

Preoccupato del fatto che lei non se stessa ha spiegato completamente, continua. ‘Di tutti i problemi del mondo non posso dire che è una cosa che mi ha trattenuto. Sono molto più interessata ai senzatetto per le strade. Questo è quello che mi tiene sveglia la notte.

Conte e la contessa Spencer con i loro gemelli appena nati Amelia e Eliza nel 1992

 

Conte e la contessa Spencer con i loro gemelli appena nati, Amelia e Eliza, nel 1992 Credit: Rex Features

Io sono a favore che uomini e donne hanno le stesse opportunità. E ‘pazzesco che non lo facciamo, ed è superato’. Un aspetto della propria situazione che qualcuno potrebbe definire obsoleta è il fatto che 13.000 acri mucchio famiglia gli Spencer ‘in Northamptonshire sarà tramandata a suo fratello, Luigi, il figlio primogenito, nonostante il suo essere più giovane di Lady Kitty e il suo sorelle gemelle.

L’anno scorso, in una intervista, Lady Kitty ha detto che la primogenitura è il ‘modo corretto’. Oggi si alza da questo – se non altro, si difende ancora più robusto. ‘Mio fratello è la persona migliore per il lavoro,’ dice.

Althorp, la sede della famiglia Spencer

 

Althorp, la residenza della famiglia Spencer Credit: Stephen Daniels / DANPICS

‘E’ un decente, bella come essere umano, e tutti noi sono confortevoli con la consapevolezza che la nostra famiglia e la nostra storia stanno per essere nelle migliori mani possibili nel suo. E ‘il percorso di Louis. ‘Sono contento che Luigi avrà la responsabilità e fare un ottimo lavoro con esso,’ continua.

‘Posso venire a visitare. Louis è cresciuta sapendo che questo è ciò che accadrà, e sono cresciuto sapendo che Althorp sta per essere a casa di Luigi, e che è grande. ‘

Per quanto riguarda il futuro di Lady Kitty, ha deciso di stabilirsi nel Regno Unito piuttosto che il suo amato Sud Africa. ‘Mi sento orgoglioso di essere inglese,’ spiega. ‘Il Sud Africa è un capitolo così felice della mia vita, ma mi sento inglese. La mia famiglia è qui. ‘

giveustime.org.uk ; centrepoint.org.uk
http:telegraph.co.uk/women/life/princess-dianas-lookalike-niece-lady-kitty-spencer-on-her-friend/
REAZIONE:MODERNA E SICURA DI SE STESSA.ADOTTEREI LA SUA UMANITA COME LA VERA IMMAGINE DEI CIN-CIN

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15 GIUGNO 2016:PARISI NON E' NUOVA ERA

.-SUL CORRIERE DELLA SERA:

corriere.it

Maroni: «Parisi una sorpresa Ora deve adottare tutti gli indecisi»

Roberto Maroni

Milano, 14 giugno 2016 - 22:15

Il presidente della regione Lombardia: temevo si smarcasse dalla Lega, invece no. «Viene da un ambiente di alta borghesia, ma ha capito che non bisogna fermarsi al quadrilatero della moda e ai vip»

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni (Ansa)

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni (Ansa)

Presidente, che cosa le è piaciuto e che cosa l’ha delusa di Stefano Parisi?«Mah, devo dire che Parisi per me è stata una sorpresa positiva». Roberto Maroni, il governatore lombardo, è tra i grandi sostenitori del candidato del centrodestra milanese».

Perché sorpresa? Lei Parisi lo conosceva.
«Ero un po’ preoccupato, all’inizio: veniva attaccato per essere il candidato di quei pericolosi compagni di viaggio che sono i leghisti. Temevo che sotto attacco, lui prendesse in qualche modo le distanze. E invece no. Ha affermato il suo ruolo di leader della coalizione e ha difeso la posizione in modo deciso e convincente. Per la Lega, ma non solo».

 

Non è un pochino troppo diverso dai leghisti?

«Lui ha detto subito che era un candidato del popolo. Poi, ha saputo esserlo davvero. Ha girato le periferie, sempre tra i milanesi. Certo, lui viene da un ambiente di alta borghesia, ma ha capito perfettamente che non bisogna fermarsi al quadrilatero della moda e ai vip: ho molto apprezzato il suo non andare alla ricerca di sponsor, di figurine Panini alla Bonino o alla Celentano».

Parisi è un liberale molto radicale. Anche la Lega?
«Il modello della Lombardia, che intendo rafforzare, è quello in cui il pubblico fa la regia e il privato la gestione. Il pubblico ha il compito di garantire i livelli essenziali, e non soltanto nel sociale. Poi, la gestione deve essere dei privati. Soprattutto, condivido al 100% la sua volontà di snellire il settore pubblico. I compagni di Sala mi paiono d’altro tipo».

Parisi sembra intenzionato a privatizzare il più possibile. È d’accordo?
«Io aspetto soltanto che diventi sindaco lui per prendere decisioni importanti. Oggi Pedemontana e Serravalle sono gestite dalla Regione. Ma con un sindaco di Milano in sintonia, tutto può cambiare. E su un ingresso dei privati sono d’accordo: possono fare molto meglio del pubblico. Offellée fa el tò mestee».

Accusa il centrosinistra: quella di Parisi e Albertini pare la fotocopia fuori tempo di una Milano di vent’anni fa.
«Macché. Con Parisi ci sono moltissimi giovani, anzi... la sua proposta mi pare offra equilibrio tra esperienza di governo e necessità di innovare. Ma il punto è il programma».

Lei avrebbe votato Parisi comunque. O no?
«Il punto, ripeto, sono gli obiettivi. Pensi all’integrazione tra Regione e Comune. Io vorrei un player forte sul trasporto pubblico locale. Un soggetto europeo di cui sto parlando con Giovanni Toti e Sergio Chiamparino. Con la maggioranza che sostiene Sala, la stessa che sosteneva Pisapia, sarebbe impossibile».

La pubblicazione del Mein Kampf da parte del Giornale ha danneggiato Parisi?
«A Parisi sarebbe stata più d’aiuto la pubblicazione del libretto rosso di Mao, un manuale dell’iper statalismo. Quello che Renzi e i compagni di Sala vogliono rilanciare in salsa 4.0».

Consigli al candidato?
«Usare gli ultimi giorni per una campagna “adotta un indeciso”. Sono loro che deve convincere, quelli che dovrebbero scegliere di tornare dal mare qualche ora prima».

14 giugno 2016 (modifica il 14 giugno 2016 | 22:34)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

http:corriere.it/amministrative-2016/notizie/maroni-parisi-sorpresa-ora-deve-adottare-tutti-indecisi-8c229018-326b-11e6-9479-1c0658e56669.shtml

REAZIONE:LA NUOVA ERA NON FA POLITICA E NON FA QUASI MAI INDICAZIONI DI VOTO E PER QUESTO CI TENGO A CHIARIRE QUELLO DEL TITOLO:PARISI NON E' NUOVA ERA,ANZI.NON SAREBBE GIUSTO NON CHIARIRLO QUESTA VOLTA.

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