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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 366

25 Août 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

15 AGOSTO 2016:IL BREXIT "SOSPESO" FRA IL CIELO E LA TERRA

-SU LA STAMPA: lastampa.it

La Brexit si allontana sempre di più. Berlino e Londra trattano sul 2019
antonio pitoni

Era il 24 giugno. Doveva essere l’alba del Regno Unito indipendente, e invece niente. Prima di partire per le vacanze nella libera Svizzera Theresa May annunciava la richiesta di uscita dall’Unione europea «all’inizio del 2017», e invece niente. Fonti citate dalla Stampa e dal Times raccontano una verità diversa. La richiesta formale di uscita potrebbe partire a maggio, o dopo le elezioni politiche tedesche, e per questo la Gran Bretagna potrebbe rimanere membro a tutti gli effetti dell’Unione almeno fino a Natale del 2019.

A gestire le complicate conseguenze della Brexit non sono pronti né il governo di Londra, né quello francese, né tantomeno quello tedesco. A Parigi si vota in primavera, a Berlino in autunno, ma prima di allora Angela Merkel ha due test elettorali importanti, nella capitale e nel Lander più grande di Germania, in Nordreno Vestfalia. La destra populista non ne vuol sapere di pagare il conto dell’uscita di Londra (undici virgola tre miliardi di contributi al bilancio comunitario) e così nel faccia a faccia di metà luglio la Merkel ha chiesto alla collega di prendersi tutto il tempo necessario. La leader tedesca vuole che a gestire la trattativa sia il pletorico Consiglio europeo a 27, e non il negoziatore scelto dalla Commissione, Michel Barnier. Del resto come si fa a chiedere l’uscita dall’Unione mentre le Borse di Londra e Francoforte annunciano le nozze fra gli squilli di tromba?

«C’è un’enorme differenza fra uscire dall’Unione e mantenere le nostre relazioni con l’Europa», diceva in luglio il neoministro degli Esteri Boris Johnson. La politica londinese sembra contagiata dall’arte tutta italiana della retorica e del traccheggio. Nel governo May ci sono due ministri impegnati a gestire le conseguenze del referendum. David Davis è segretario alla Brexit, e deve assumere cinquecento collaboratori: per ora ne ha meno della metà. A Liam Fox, il ministro per il Commercio internazionale, servono mille esperti: il Times racconta che ne ha trovati un centinaio. Si dice che un buon leader politico dovrebbe avere un piano anche in caso di sconfitta, Wolfgang Schaeuble osserva sarcastico che i sostenitori della Brexit non avevano un piano nemmeno per gestire la vittoria.

Per spostare più in là il momento delle decisioni ci sono ottimi argomenti. La Gran Bretagna deve anzitutto decidere quando presentare la domanda di uscita, e la Merkel ha detto che la scelta spetta a Londra nei tempi che riterrà opportuni. Poi il Consiglio europeo dovrà discutere le «linee guida» della trattativa. Fatto questo scatteranno i negoziati veri e propri - sempre con il Consiglio - il quale dovrà approvare l’accordo con una maggioranza qualificata di venti Paesi pari al 65 per cento della popolazione. Se e quando ci sarà l’accordo, il Parlamento europeo dovrà ratificare. Non è detto che ciò avvenga in due anni: il Consiglio (stavolta all’unanimità) potrà concedere una proroga. Due anni servirono alla Groenlandia per gestire il suo divorzio, e l’unico serio argomento di discussione era la pesca.

«Avevamo sentito dire dalla signora May “Brexit is Brexit”», dice con disappunto il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi. Vista da Roma l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione non è drammatica come per Berlino. Anzi, la speranza era di poterci guadagnare qualcosa, come lo spostamento a Milano dell’Autorità bancaria europea o di qualche banca d’affari. «L’ipotesi di rinviare di un anno la richiesta inglese è una pessima notizia, fonte di grandi incertezze». Difficile immaginare che Matteo Renzi possa farne una questione di principio, di qui all’autunno ha ben altri problemi. Ma se i primi sponsor del traccheggio inglese sono Berlino e Parigi, è probabile che faccia di necessità virtù e tratti il suo sostegno. Twitter @alexbarbera

Alcuni diritti riservati.

ARTICOLI CORELATI:

1-esteri:“Fate la Brexit dopo le elezioni tedesche”, ora Merkel prova a convincere la May
alessandro barbera
2-Il ritorno di Farage “Guai a voi se rinviate l’addio all’Unione”
Il leader dell’Ukip alza i toni contro la premier inglese
 

http:lastampa.it/2016/08/15/economia/la-brexit-si-allontana-sempre-di-pi-berlino-e-londra-trattano-sul-Ye7MGBpkQkhgja9WPDphGM/pagina.html

REAZIONE:IL TITOLO DI QUESTA NOTA E' UNA BOUTADE:IMPENSABILE CHE IL BREXIT NON VENGA CONCRETATO.E IMPENSABILE CHE L'ALLONTANAMENTO DEL BREXIT FAVORISCA IL VOTO MERCKEL.MA LA GERMANIA NON NE HA NE MENO BISOGNO,LA MERCKEL RIMANE AL SUO POSTO MALGRADO ORMAI NON HA I NUMERI.LA GERMANIA NON E' PIU PROPAMENTE UN PAESE VIRTUOSAMENTE DEMOCRATICO.MA COSA HA CAMBIATO?MUTIS PER IL FORO.BRUELLES CON LA MERCKEL IN TESTA E RENZI FACENDOLE SCORTA PREMEVANO PER ACELLERARE I TEMPI DELLA BREXIT,ORA PROGETTANO UN ALLONTANAMENTO:MEGLIO COSI:NIENTE BREXIT,VIVA IL BREXIT.SIAMO FUORI MA NON C'E NE ANDIAMO,CI RESTIAMO MA NON SIAMO NE DENTRO NE FUORI,SIAMO OCCUPATI IN UN TRANSITO SENZA PARTENZA NE DESTINO.

COSI LE COSE SONO DEL PARERE CHE LA SORTE DEL PROGETTO UE E' DECISA

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=l0gRL6cu58I&w=420&h=315]

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- 16 AGOSTO 2016:SUPER MINISTRO DELL'INTERNO

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

"Prevenzione terrorismo funziona rischio radicalizzazione in carceri"
"Prevenzione terrorismo funziona
rischio radicalizzazione in carceri"
Alfano: "Italia sicura ma non pericolo zero
Sirte non è luogo di partenza dei barconi"
di ALBERTO CUSTODERO
-NOTA COMPLETA CUA:
.http:.repubblica.it/politica/2016/08/15/news/terrorismo_alfano_prevenzione_ok_paese_sicuro-146021579/?ref=HREC1-4
REAZIONE:ALFANO HA OTTENUTO PER L'ITALIA CIO CHE NESSUN ALTRO PAESE HA OTTENUTO:MANTENERE IL PAESE SENZA ATTENTATI DEL TERRORISMO ISLAMICO.E NON SOLO:SE I PROFUGHI PARTONO PER L'ITALIA(CON DEI TERRORISTI COMPRESI)NON C'ENTRANO GLI INTERESSI ITALIANI IN LIBIA.
INSOMMA UN MINISTRO "ANTI-TERRORISMO" COSI IDEALE NON C'E' L'HA NESSUNO. QUELLO DEL TITOLO.SETTIMA MERAVIGLIA SUBITO

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=BTNBFxFm8nw&w=560&h=315]

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17 AGOSTO 2016:PER LA PATRIA,SIAMO TUTTI CLANDESTINI

-2 NOTE SU LA STAMPA:

-NOTA 1:

lastampa.it

Salvini indossa la maglia della polizia: “Ripuliremo la città”. È scontro con i sindacati

Matteo Salvini torna ad accendere il dibattito politico. Ieri, durante un dibattito a Ponte di Legno con Paolo Del Debbio, il leader della Lega si è presentato con una maglia della polizia, un regalo di alcuni agenti, come lui stesso ha raccontato. Ed è scoppiata la polemica con i sindacati di polizia che ora lo invitano a «togliere le mani dalla divisa».

Tutto è nato da una frase pronunciata da Salvini durante il comizio, dove si parla di «dare mano libera ai carabinieri e alla polizia per ripulire la città. Una sorta di pulizia etnica controllata e finanziata come stanno facendo ora con gli italiani costretti a subire l’oppressione dei clandestini». Frase immediatamente condannata da Daniele Tissone, segretario del Silp Cgil, che ricorda come sia «intollerabile quanto inaccettabile pronunciare frasi del genere. Polizia e forze dell’ordine stanno dalla parte dei cittadini. Tra mille difficoltà e disagi, certo, ma sempre e comunque al servizio della democrazia e dello stato di diritto. Credo che stavolta abbia davvero passato il segno».

Com’era facile prevedere, il segretario leghista ha risposto agli attacchi con il solito sarcasmo: «Si tranquillizzino, indosserò a rotazione anche le divise di carabinieri, polizia penitenziaria, vigili del fuoco: tutti regali che ho ricevuto». E su Facebook incalza l’ex sindacalista Roberto Traverso: «Fatemi capire, chiedere regole, ordine e rispetto sarebbe delirante? Chiedere che i clandestini non sfascino tutto è delirante? Questioni di scelte: lui sta con Renzi e Alfano, io sto con chi ci difende».

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/08/16/italia/politica/sindacati-di-polizia-contro-salvini-gi-le-mani-dalla-nostra-divisa-UUNbq6TquIyTTnoSa0jjRO/pagina.html

-NOTA 2:

lastampa.it

Trump: “Non conosco e non ho incontrato Salvini”

Donald Trump nega di aver incontrato e, quindi, di conoscere Matteo Salvini. Il leader della Lega, invece, conferma: «L’incontro c’è stato. Ci conosciamo». E nel botta e risposta tra il miliardario statunitense e il leader leghista scoppia la polemica, con il Pd che ne approfitta per bastonare Salvini. Il «giallo» sui reali rapporti tra il candidato dei Conservatori alle presidenziali Usa, Donald Trump, e il leader della Lega Matteo Salvini non poteva non avere ripercussioni italiane.

La premessa è una intervista che il tycoon statunitense ha concesso a The Hollywood Reporter. Trump non solo nega di conoscere Salvini, ma precisa anche di non averlo mai incontrato, di «non averlo voluto vedere» e prende le distanze dalle posizioni della Lega. Il magnate newyorkese sostiene di “non avere neppure conosciuto” il leader della Lega e non ritiene che ci sia “un terreno comune da esplorare”, né sembra interessato “a stabilire alleanze al di là dell’Atlantico”. Si dice, infatti, contrario a possibili convergenze con i leader dei movimenti anti-immigranti in Europa, a cominciare dalla leader del Front National, Marine Le Pen, in Francia e Salvini in Italia. Eppure c’è una fotografia, uno scatto, che ritrae Trump al fianco di Salvini. La foto è datata 25 aprile, ed è stata scattata a margine di una manifestazione elettorale del candidato alla Casa Bianca vicino Philadelphia. Salvini ovviamente smentisce l’intervista di Trump e conferma: «L’intero impianto di quell’intervista ha dell’incredibile. Ci sono almeno una dozzina di e-mail di preparazione di quell’incontro».

«Salvini, che figuraccia! Oggi scopriamo che Donald Trump nemmeno sa chi sia e che si è fatto una foto con lui da imbucato, spacciandola per un endorsement del candidato repubblicano nei suoi confronti. Un volo di 10 ore insieme al suo staff per essere sbertucciato in mondo visione. Salvini un vero illusionista della politica, il cui bluff però è stato scoperto: che tristezza!», afferma Gianfranco Librandi di Scelta Civica.

Ma è dal Pd che arrivano le bordate maggiori. «Anche il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, prende le distanze da Salvini. Il segretario della Lega fa una figuraccia in mondovisione e viene smentito dopo aver sbandierato ai quattro venti una fantomatica intesa con Trump. Nel solco della migliore legge del contrappasso, Salvini viene trattato come un clandestino. Corsi e ricorsi storici», attacca il senatore del Pd Franco Mirabelli.

«Donald Trump dice che non ha incontrato Matteo Salvini e che non c’è nessun terreno comune da esplorare. Accidenti che schiaffo. Per fortuna che il mago del selfie aveva postato una foto a fianco dello stesso Trump rivendicando un colloquio di ben venti minuti». Lo dichiara Simona Malpezzi, deputata del Pd. «Quindi o Salvini si è fatto una foto insieme a Trump senza neanche dirgli chi era, oppure peggio ancora,Trump è stato così colpito dallo spessore politico del capo della Lega da dimenticarselo in due secondi. Qui si oscilla tra l’irrilevanza e il ridicolo. Salvini non è nuovo a simili figuracce». «Si era presentato al Cremlino per incontrare Putin trovando le porte sbarrate. Abbiamo ancora negli occhi l’immagine di Salvini che vaga nella Piazza Rossa. Insomma, seconda figuraccia internazionale per l’imbucato dei due mondi. Dagli Usa alla Russia non gli apre nessuno. Lega a credibilità zero», conclude Malpezzi.

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/06/01/italia/politica/trump-non-conosco-e-non-ho-incontrato-salvini-H7tc8OIabZ3vk3Op6XzvSO/pagina.html

REAZIONE:L’ESSISTENZA DELLA LEGA E’ UN ATTACCO ALLO STATO DI DIRITTO:POICHE LA LEGA NORD E’ UNO STATO DENTRO DELLO STATO( E CON ASPIRAZIONI AL SECESSIONISMO)GOVERNANDO IL TANDEM BERLUSCONI-BOSSI-MARONI CI HANNO RESI A TUTTI GLI ITALIANI  CLANDESTINI,STRANIERI NELLA PROPIA PATRIA.ARRIVATO RENZI E’ STATO COSTRETTO DALL’OPPOSIZIONE(E DAI 400 MORTI DI LAMPEDUSA) AD ABOLIRE IL REATO DI CLANDESTINITA,D’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA INSOMMA.PERO RENZI,IL GOLPISTA LARGHE INTESE,PER CALCOLI ELETTORALI IN VISTA DEL  MONTARE DEI MOVIMENTI EUROSCETTICI,HA DECISO FARE UN PIACERE ALLA LEGA E POSTICIPARE LA MESSA IN ATTO DELL’ABOLIZIONE.

INSOMMA,POICHE IL VERO CLANDESTINO E’ SALVINI, CITTADINO DELLA SATRAPIA SEPARATISTA LEGA NORD E NON ITALIANO,LA NUOVA ERA ESSIGE ABOLIRE GIA,SENZA SE E SENZA MA IL REATO DI CLANDESTINITA.GLI ITALIANI NON VOGLIAMO PIU ESSERE STRANIERI NELLA PROPIA PATRIA,QUELLO DEL TITOLO.

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17 AGOSTO 2016:CRISI DEL “MODELLO PROFUGHI” AUSTRALIANO

-TITOLARE BBC:

PNG Prime Minister Peter O'Neil

Australia to close Manus asylum centre

Australia agrees to close controversial off-shore detention centre for asylum seekers in Papua New Guinea

Australia

TRADUZIONE:L’Australia per chiudere il centro di asilo ManusL’Australia si impegna a chiudere il controverso centro di detenzione off-shore per i richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea

Australia
REAZIONE:L’AUSTRALIA HA CAMBIATO GOVERNO E IL NUOVO PRESIDENTE HA CAMBIATO STRATEGIA PER CONTENDERE LA CRISI DEI PROFUGHI.COMUNQUE SECONDO ME LA CHUSURA DEL CENTRO DI DETENZIONE DI PAPAUA NON SIGNIFICA LA CADUTA DEL MODELLO POI IMITATO DALL’EUROPA PERCHE NUOVA GUINEA E’ SOLTANTO UNO DEI CENTRI DI ACCOGLIENZA.INOLTRE I MIGRANTI ASIATICI LO SONO PER MOTIVI ECONOMICI E NON C’ENTRANO LE GUERRE COME NEL MEDITERRANEO.PER FINIRE QUESTO CONFRONTO IN EUROPA LA SOLUZIONE TURCA DELLA CRISI DEI MIGRANTI  INSORGE NON DI UNA PROPOSTA DELL’UE MA  DI UN RICATTO ALLA MANIERA LEGHISTA ALL’EUROPA PER PARTE DELLA TURCHIA.
IN OGNI MODO AL DI LA DELLE SOMMIGLIANZE E DIFFERENZE DI MODELLO FRA AUSTRALIA E IL MEDITERRANEO LE CRITICHE AL MODELLO SONO LE SIMILARI E LA CHIUSURA DI PAPAUA VIENE A FARE MANCARE CERTO SUPPORTO TEORICO ALLA SOLUZIONE TURCA:ORA LA GERMANIA FARA LO STESSO CON TURCHIA E L’ITALIA CON I PAESI AFRICANI?
22 AGOSTO 2016:COMUNQUE VADA E’ LA FINE DI RENZI E L’UE
-SU LA REPUBBLICA:
Referendum, Renzi: “Comunque vada, le elezioni nel 2018″Il premier invita il presidente Anpi: “Con me alla Festa dell’Unità”. Poi attacca D’Alema: “Non utilizzi la consultazione popolare per la sua rivincita”. Continua il cambio di rotta del presidente del Consiglio che nei mesi scorsi aveva annunciato che si sarebbe dimesso in caso di vittoria dei no. Il premier: “Domani a Ventotene per rilanciare dal basso l’Ue”
di ALBERTO CUSTODERO
21 agosto 2016
Referendum, Renzi: "Comunque vada, le elezioni nel 2018"
Renzi, Merkel e Hollande (ansa)
“DOMANI Angela Merkel e Francois Hollande verranno in Italia per rilanciare dal basso l’Unione Europea. Ce n’è un grande bisogno”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, alla Versiliana di Marina di Pietrasanta (Lucca). “Tutti gli italiani dovrebbero essere orgogliosi che l’appuntamento sia in uno dei luoghi simbolo del nostro Paese”, ha aggiunto.Il premier italiano suona la carica. Da domani, ribadisce, deve partire un percorso con cui l’Europa “smetta di essere solo l’Ue della finanza, delle banche, delle regole tecnocratiche e torni a essere l’Europa ideale di Spinelli. La partita è tutta da giocare – ammette – ma va giocata”. Parla a ruota libera, Renzi, e tocca molti degli argomenti più scottanti dell’agenda politica interna e internazionale. Dalla lotta interna al Pd alla fronda di D’Alema che raduna il fronte del ‘no’ e che, dice, così facendo “si colloca con Grillo-Berlusconi-Salvini”. Rifà il mea culpa sul referendum che ha “sbagliato a personalizzare”, ammette che l’economia non decolla. E ri-ammette l’errore di comunicazione sugli 80 euro. Quindi, definisce “assurdo” che nel Pd qualcuno lo critichi perchè vuole abbassare le tasse. Infine lancia un monito a Capalbio (luogo simbolo dell’Italia radical chic), che nei giorni scorsi aveva presentato un ricorso al Tar contro l’arrivo di 50 migranti. “Capalbio è una bellissima località – ha ammonito il premier – e lì valgono le stesse regole che valgono nel resto d’Italia, nessuno può avere la pretesa di un trattamento diverso”.Il mea culpa di Renzi sul referendum. Il 9 agosto il capo del governo, e segretario pd, aveva fatto pubblicamente mea culpa ammettendo di aver sbagliato a personalizzare la campagna sul referendum. “Ho sbagliato a dare dei messaggi – aveva ammesso il premier – questo non è il mio referendum. Anche perché questa riforma ha un nome e cognome, Giorgio Napolitano. Ma soprattutto perchè questa riforma è la riforma degli italiani. Io ho sbagliato a personalizzare troppo. Ma ora bisogna semplicemente dire la verità sul merito della riforma. La strategia sul referendum è semplice: dire la verità. La verità gli fa male. Lo sai”. In merito a quando ci saranno elezioni politiche in Italia, continua il cambio di rotta del premier che, nei mesi scorsi, aveva annunciato che si sarebbe dimesso in caso di vittoria dei no. “Comunque vada il referendum – ha precisato – noi ce le abbiamo nel 2018”.L’invito al presidente Anpi. Il premier tende la mano al presidente dell’Associazione partigiani. “Invito il presidente dell’Anpi ad una delle Festa dell’Unità in Emilia-Romagna la prossima settimana per discutere con me di referendum. Io dirò come la penso e lui dirà come la pensa. E poi ci daremo un abbraccio”. Il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, aveva detto nei mesi scorsi che la linea dell’Associazione emersa dal congresso degli iscritti era chiara, ed era “per il no alla riforma”.L’attacco a D’Alema: “Con Grillo, Berlusconi e Salvini”. “Il Pd vota ‘sì’, poi chi vuole votare ‘no’ lo faccia non è che lo si può rincorrere con i forconi. D’Alema? Fatevi una domanda e datevi una risposta. “Se D’Alema avesse messo un decimo del tempo che ha messo per attaccare me per attaccare Berlusconi. D’Alema è in compagnia di Grillo, Berlusconi e Salvini, si sono ritrovati. Lui pesca sempre la carta di attaccare quello più vicino, prima è toccato a Prodi. E la riforma di D’Alema era molto più dura, il governo aveva molti più poteri. Se D’Alema vuole fare la battaglia per difendere i posti e magari tornare in Parlamento, auguri. Ma non si utilizzi il referendum per cercare la rivincita al congresso che si farà quando previsto”.Nel Pd contrari a ridurre tasse. Il segretario dem s’è lamentato per la fronda interna al partito. “Dobbiamo cercare di continuare ad abbassare le tasse. Io però ci sono rimasto male, alcuni nel mio partito mi hanno detto che bisogna smetterla di abbassare le tasse. È assurdo. Ma come, per i cittadini le riduco poco. E per alcuni nel Pd le riduco troppo?”. “Bisogna dare più soldi ai pensionati – ha aggiunto – il rubinetto del deficit noi lo teniamo più chiuso degli altri, noi si è fatto il 2,3 del deficit, rispetto ai governi precedenti e a Francia, Spagna. Dobbiamo stare attenti per il debito alto, ma stiamo più attenti di tutti nella Ue”.”Sugli 80 euro errore di comunicazione”. “Il più grande errore di comunicazione che ho fatto è sugli 80 euro. Ma – ha spiegato il premier – è una cosa di sinistra, un atto di giustizia. Poi non è vero che li chiediamo indietro: 87 mila italiani hanno sbagliato a fare la domanda e devono quindi restituirli, 161 mila non hanno fatto la domanda e glieli stiamo dando in più. Certo, non bastano. Poi si sono fatti gli interventi sul lavoro con 193 mila posti di lavoro in più e ho l’invidia di Berlusconi che ha fatto un milione di manifesti, non certo di posti di lavoro. È evidente che ho qualche problema di comunicazione, se nessuno ci si fila”.

“L’economia non va benissimo”. “L’economia non va benissimo – ammette il presidente del Consiglio – è ripartito il mercato del lavoro. Spero di arrivare a fine anno a 1 – 1.2 di Pil. Serve, però, far ripartire gli investimenti”. “È ripartito il mercato del lavoro – ha aggiunto – ma l’economia non è ripartita come noi vorremmo”. “Il modello è giusto, è questione di tempo e fiducia. E di dire che l’austerity ha creato danni”.

“La parola austerity in Europa ha creato solo danni”. “La parola austerity in Europa ha creato solo danni”, ha dichiarato Renzi. Delineare la nuova mappa di un’Europa senza Londra. Dare nuova forza al sogno di Altiero Spinelli tentando di inaugurare la stagione della concretezza e imprimere una svolta ai dossier da troppo tempo aperti sui tavoli di Bruxelles: dalla sicurezza ai giovani, dalla crescita ai migranti. Portare a casa risultati significativi nelle partite che riguardano da vicino il proprio Paese. Sono queste le sfide che attendono Matteo Renzi, Angela Merkel e Francois Hollande alla vigilia del vertice di Ventotene di domani.

http:repubblica.it/politica/2016/08/21/news/renzi_domani_a_ventotene_per_rilanciare_dal_basso_l_ue_-146396053/?ref=HRER1-1
 
REAZIONE:RENZI?SA CHE HA PERSO E APRE L’OMBRELLO:HA SBAGLIATO SUL REFERENDUM,L’ECONOMIA NON DECOLLA,IL JOBS ACT HA FALLITO NELLA GESTIONE DEI MIGRANTI E LA LOTTA AL TERRORISMO RENZI E’ STATO IN EUROPA “DA SCARTARE” NEL MIGLIORE DEI CASI.,E SE PARLIAMO DEGLO 80 EURO….LA BUFFONATA PREMIO DA KERMESSE ,UNA PRESA IN GIRO AGLI ITALIANI.
INSOMMA C’E’ NE ABBASTANZA PER BUTTARE LA SPUGNA E QUESTE PAROLE SONO UNA VIRTUALE RESA,UNA DICHIARAZIONE DI IMPOTENZA.GLI ITLIANI SI PREPARINO A GESTIRE IL DOPO RENZI E TORNARE ALLE URNE.
IL SUMMIT UE?:L’UNIONE EUROPEA NON ESSISTE PIU E QUESTI TRE NON SONO PROPIO IL SIMBOLO DEL SUCCESSO DELLA LOTTA AL TERRORISMO,L’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE E L’ECONOMIA.E’ INUTILE CONTINUARE,CON QUESTI TRE GLI EUROPEI SIAMO ALL’INTEMPERIE.
23 AGOSTO 2016:TURCHIA PAESE PEDOFILO?
 
lemonde.fr
Non, la Turquie n’a pas « légalisé la pédophilie »
 
« La Turquie légalise la pédophilie ». Plusieurs sites d’extrême droite français ont relayé, ces derniers jours, une rumeur selon laquelle les actes sexuels avec les enfants de moins de 15 ans seraient désormais autorisés dans le pays. Sauf que ce n’est pas vrai, et que la décision de justice présentée comme étant à l’origine du problème a été largement déformée. Explications.
capture d’écran

CE QUE DIT LA RUMEUR

Voici la présentation des faits que l’on trouve dans les articles accusant la Turquie :

« Jusqu’alors, il était interdit en Turquie à un adulte d’avoir des relations sexuelles avec une personne âgée de moins de 15 ans. La Cour constitutionnelle turque vient d’abroger cette limite d’âge de la majorité sexuelle. Cette décision date du mois de juillet 2016, mais est passée quasi inaperçue en raison de la tentative de putsch qui a secoué le pays. »

La rumeur est en fait partie de sites anglophones ou germanophones, comme 20min.ch ou breitbart.com. Elle a ensuite circulé dans de nombreux pays, jusqu’à être prise très au sérieux par la ministre des affaires étrangères suédoise sur Twitter, le 14 août :

« La décision turque d’autoriser les relations sexuelles avec les enfants de moins de 15 ans doit être annulée. Les enfants ont besoin de plus de protection, pas de moins, contre la violence et les abus sexuels. »

POURQUOI C’EST TROMPEUR

Les autorités turques ont répliqué sèchement au message de la ministre suédoise. « Vous êtes clairement mal informée. Cette idée stupide n’existe pas en Turquie. Vérifiez vos informations, s’il vous plaît », a répondu sur Twitter Mehmet Simesk, le vice-premier ministre turc.

Face à la polémique, la Cour constitutionnelle turque a apporté des précisions dans un communiqué publié sur son site. Elle y estime notamment que « des informations trompeuses ont été rapportées par certains médias étrangers en déformant la décision […] du 26 mai 2016 ». Et se montre catégorique sur le fond : « Contrairement aux allégations, les actes d’abus sexuels sur les mineurs de moins de 15 ans n’ont pas été décriminalisés avec cette décision. »

Un problème de « proportionnalité » des peines

Voici ce que l’on sait des faits : un tribunal régional du district de Bafra, dans le nord de la Turquie, a soulevé une problématique de droit à la Cour constitutionnelle au sujet du premier paragraphe de l’article 103 du code pénal turc, qui a examiné le cas le 26 mai 2016.

Le code pénal turc prévoit des peines de prison pouvant aller de trois à huit ans pour les abus sexuels sur les enfants et de huit à quinze ans en cas de viol (les peines sont durcies en cas de circonstances aggravantes, pouvant aller jusqu’à la prison à vie).

Le texte donne deux définitions générales de ces abus :

  • Tout acte sexuel commis contre un mineur de moins de 15 ans.
  • Tout acte sexuel contre un mineur commis de force, avec menace ou tout autre moyen d’influencer la volonté de l’enfant.

Le tribunal régional du district de Bafra a fait valoir devant la Cour constitutionnelle turque que le texte posait un problème de « proportionnalité » des peines, la loi n’autorisant pas de prononcer une condamnation moins importante dans « certains cas particulièrement justifiés », notamment entre deux mineurs, où la peine minimale apparaîtrait « démesurée ». Le tribunal de Bafra estimait par exemple qu’un enfant de 12 à 15 ans pouvait avoir conscience de la notion d’acte sexuel, contrairement à un enfant plus jeune.

A titre d’exemple, en France, la loi prévoit une peine maximum (15 ans de prison) identique pour tous les viols sur mineurs de moins de 15 ans. En revanche, elle ne fixe pas de minimum, ce qui laisse aux juges la liberté d’appréciation de la peine plus importante.

Six mois pour réparer la loi

La Cour constitutionnelle turque a suivi les arguments du tribunal de Bafra, et a donc annulé l’article du code pénal concerné. Il n’a cependant jamais été question de légaliser la pédophilie en Turquie : l’âge légal du consentement à des relations sexuelles dans ce pays reste fixé à 18 ans. Cette décision ne peut donc être présentée « comme une décriminalisation des actes d’abus sexuels contre les mineurs de moins de 15 ans », tranche la Cour constitutionnelle.

Cette dernière a fixé un délai de six mois, soit d’ici à janvier 2017, pendant lequel la loi actuelle reste applicable, ce qui évite qu’il n’y ait un vide juridique en attendant une nouvelle mouture du texte.

Les associations locales de protection de l’enfance se montrent vigilantes face à cette situation. Elles demandent que le futur article de loi soit adopté le plus rapidement possible, et exigent que les nouvelles peines « proportionnées » ne soient pas un prétexte pour prévoir des sanctions trop faibles, dans un pays encore fortement touché par le fléau des mariages forcés.

Aysun Baransel, secrétaire générale de l’Association de prévention des abus sur les enfants, s’en est inquiétée auprès de l’agence turque Anadolu. : « La chose la plus importante désormais, c’est qu’à moins que ce problème ne soit rapidement abordé les agresseurs d’enfants pourront se sentir tranquilles », a-t-elle affirmé, insistant sur la nécessité d’adopter une nouvelle version du texte dans les temps.

Le gouvernement turc assure que la future loi ne sera pas plus permissive

Selon la version anglophone du journal turc Hürriyet, le gouvernement prévoit un nouveau texte qui répondrait à ces critiques. Il ne reverrait ainsi pas à la baisse les peines pour des actes pédophiles.

Au contraire, les peines seraient, par exemple, durcies en cas d’abus sur un enfant de moins de 12 ans (la peine minimum passant de 8 à 18 ans en cas de viol). La loi devrait en revanche tenir compte de certains cas « particuliers », comme lors de relations entre mineurs du « même âge ».

Le ministère des affaires étrangères turc a critiqué dans un communiqué les « faux titres » de la presse, notamment autrichienne, à ce sujet, affirmant que la Turquie était « consciente de ses responsabilités et devoirs » en matière de protection des droits de l’enfance.

http:lemonde.fr/les-decodeurs/article/2016/08/22/non-la-turquie-n-a-pas-legalise-la-pedophilie_4986482_4355770.html–

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23 AGOSTO 2014:OLIMPIADE FREDDE,BRASILE E GERMANIA MONARCHI DEL CALCIO MONDIALE
-CORRIERE DELLA SERA:

corriere.it

Olimpiadi di Rio 2016, la cerimonia di chiusura: un Carnevale d’agosto che conclude un decennio irripetibile

Rocco Cotroneo

l’ultima notte

Milano, 22 agosto 2016 – 01:23

La festa finale di Giochi affidata alla regia di Rosa Magalhães, una delle grandi coreografe del Carnevale carioca: la città saluta con orgoglio: è andato tutto bene, soprattutto rispetto alle terrorizzate previsioni straniere. Ma si poteva fare meglio

La cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Rio allo stadio Maracanã (Epa/Reynolds)
La cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Rio allo stadio Maracanã (Epa/Reynolds)

RIO DE JANEIRO – E alla fine a Rio esplode il Carnevale d’agosto. È l’immaginario sulla sua festa più famosa il tema scelto per chiudere i Giochi allo stadio Maracanã, lo stesso dove si erano aperti il 5 agosto. Arriva in una serata di pioggia e furiose raffiche di vento, ma con il pubblico riscaldato dall’uno-due messo a segno dal Brasile in dirittura d’arrivo, la vittoria della Seleção nel calcio, sabato sera, e quella nel volley, qui a due passi nel piccolo Maracanãzinho.

Un saluto alle preoccupazioni

Rio saluta il mondo con le sue celebri mulatte, le portabandiera delle scuole di samba, i percussionisti assordanti e consegna le Olimpiadi a Tokyo, che le ospiterà tra quattro anni. La cerimonia è affidata a Rosa Magalhães, una delle grandi coreografe del Carnevale, e come il gran finale delle sfilate al Sambodromo le Olimpiadi si chiudono metaforicamente con una apoteosi. Rio ha qualche ragione per esultare, se si pensa com’era il clima in città e fuori soltanto due settimane fa. Il New York Times titolava sulla «Catastrofe olimpica brasiliana», i nemici dei politici locali gongolavano tifando contro, i network americani mandavano in onda ore di lezioni dei loro esperti di salute: cosa può provocare la febbre zika, come difendersi dalle zanzare, perché le acque inquinate potranno provocare epatiti a velisti e canottieri, tenete la bocca chiusa. E poi: chi fermerà la violenza dei banditi, come difendersi dal terrorismo islamico con simili voragini nel sistemi di prevenzione. Crolleranno gli impianti costruiti in fretta e furia? E le diserzioni per colpa di doping e zanzare renderanno questi Giochi poco interessanti dal punto di vista tecnico?

Orgoglio e sollievo

Nulla di tutto questo è successo, Rio tira con orgoglio un sospiro di sollievo e nella sua cerimonia di adeus al mondo dello sport esalta la sua creatività, quella che poi finisce per rimediare alle pecche dell’organizzazione, alla difficoltà di pensare per tempo alle cose. Rio non è Zurigo, e se ne vanta. Potevano esserci meno file agli stadi, più autobus e più fast food per gli spettatori, se la piscina dei tuffi fosse stata meno verde e più limpida era meglio, così come tutti quegli spalti vuoti si potevano regalare ai ragazzini più poveri, che l’avrebbero ricordata per sempre.

Lo stesso grido

Ma per il resto è andata. La Magalhães sta al Carnevale carioca come la Seleção ai Mondiali di calcio: nessuno come lei ne ha vinti così tanti, ben sei. Sfilano i blocchi della grande festa, che a febbraio riescono a muovere per le strade della città fino a un milione di persone, tra musica, caldo asfissiante, sudore e fiumi di birra: qui invece passeggiano sul prato del Maracanã ordinati e sorridendo composti anche davanti agli schermi tv di certi Paesi meno liberali. Dagli spalti si alza il grido di «È campione!», che unisce nel tifo gli spettatori del futebol e quelli delle scuole di samba. Lo stesso urlo che ha salutato sabato sera l’ultimo decisivo rigore di Neymar contro la Germania.

Si chiude un ciclo

La penultima domenica di agosto chiude per Rio de Janeiro un pezzo della sua storia, forse irripetibile. Negli ultimi dieci anni, la città simbolo del Brasile ha ospitato una raffica di eventi, sportivi e non, che l’hanno tenuta impegnata, hanno offerto lavoro, stravolto i prezzi. In parte l’hanno migliorata, anche se la sensazione è che si potesse fare molto di più. Ci sono stati i Mondiali di calcio, i Giochi Panamericani, la Confederations Cup, la Giornata mondiale della gioventù con Papa Francesco, il summit dell’ambiente Rio+20. E infine il più rilevante, le Olimpiadi. Da domani Rio torna ad essere una città normale, per i suoi abitanti e i turisti, e c’è chi teme quello che qui si chiama ressaca, il dopo sbornia. È la stessa parola che si usa per le grandi mareggiate, come quella che in queste ore sta battendo le celebri spiagge. Di solito passano in tre giorni, le perturbazioni meteo, ora Rio spera che il mal di testa passi alla svelta anche nel dopo Olimpiade.

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http:corriere.it/sport/olimpiadi-2016-rio/notizie/olimpiadi-rio-2016-cerimonia-chiusura-carnevale-d-agosto-che-conclude-decennio-irripetibile-4dcecfa8-67f3-11e6-b2ea-2981f37a7723.shtml?refresh_ce-cp

REAZIONE:IN BRASILE CARNEVALE,CALCIO E POLITICA NON SI POSSONO SEPARARE.IN UN ANNO A TUTTO SPORT IN OCCASIONE DEL MONDIALE DI CALCIO RECENTE DOVE LA GERMANIA HA UMILIATO LA NAZIONALE DI CALCIO BRASILIANA SCONFIGGENDOLA PER 7 A 0 ALLA FINALE NEL MITICO MARACANA HO DETTO CHE ERA INCONCEPIBILE CHE LA ROUSEFF VINCESSI LE ELEZIONI CHE SI DOVEVANO SVOLGERE POCHI MESI DOPO.NON HO SBAGLIATO PERCHE SE BENE LA ROUSSEF LE HA VINTI PER POCO,QUALCHE TEMPO DOPO HA SUBITO UN “COLPO COSTITUZIONALE”(IMPEACHMENT)CHE LA HA SPODESTATO DELLA PRESIDENZA E SOTTOMESO A GIUDIZIO.OGGI LA NAZIONALEE DI CALCIO SI HA PRESO UNA TIMIDA RIVINCITA SULLA GERMANIA SCONFIGGENDOLA PER POCO AI RIGORI NELLA FINALE OLIMPICA E LA SORTE DELLA ROUSSEFF E GETTATA:IL SUO GIUDIZIO ERA RIMASTO IN SOSPESO PER SEI MESI MA IERI ABBIAMO SAPUTO CHE SARA DESTITUITA DEFINITIVAMENTE.CERTO NON SI PUO COMPARARE ANCORA UN CAMPEONE OLIMPICO CON UN CAMPEONE MONDIALE PERO………….PERO QUESTE OLIMPIADI SON STATE PRECEDUTE DI SCANDALI MONDIALI, SIA CALCISTICHE(LO SPORT CHE A BRASILE IMPORTA)CHE POLITICI COME SONO STATE LE CORRUZIONI DELLA FIFA CHE HA DIMEZZATO TUTTE LE SUE CARICHE MASSIME E PORTATO IN CARCERE QUELLE SUDAMERICANE,IL PANAMA PAPERS CHE VEDE COINVOLTO ESTENSAMENTE SIA LE PRINCIPALI FIGURE DEL CALCIO MONDIALE TANTO GIOCATORI COME DIRIGENTI,SIA LA POLITICA DI TUTTO IL MONDO E PER L’OCCASIONE ANCHE LE MASSIME CARICHE BRASILIANE,QUELLE CHE HANNO COLPITO LA ROUSSEF APPUNTO,E PER ULTIMO L’ESTESO DOPING DEGLI ATLETI RUSSI CHE HA COMPROMESSO LA SUA PARTECIPAZIONE,E TUTTO AVENDO COME SOTTOSFONDO UN MOVIMENTO CHE LI VUOLE ECHIPARARE I CAMPIONATI OLIMPICI CON QUELLI MONDIALI.NON A CASO IL PASSAGIO DI CONSEGNA DELLA FIFA DA BLATTER A INFANTINO(UN PANAMA PAPAERS MOLTO COMPROMESSO)SI E’ SVOLTO IN MESSICO L’ULTIMO CAMPEONE OLIMPICO A LONDRA.QUELLO DEL TITOLO.

E IL TUTTO BENE CONDITO IN SALSA DA GUERRA FREDDA SPORTIVA DOVE CI SONO RIMESI LA PELLE PIU DI CENTO ATLETI RUSSI E LA BULGARA ROUSSEF.

IN QUESTO CONTESTO NON SI PUO DIRE CHE QUESTE GIOCHI OLIMPICI SONO ANDATI COSI BENE PERCHE NON SI HA FATTO PRESENTE IL TERRORISMO(E CH SI LO ASPETTAVA IN BRASILE?),SONO PIU TOSTO DA DIMETICARE,UN ESSMPIO DI QUANTO DI PEGGIORE POSSA OFFRIRE IL NEOLIBERALISMO ALLE GRANDE MASSE DELLO SPETTACOLO DOMESTICO:LA TV. QUESTI GIOCHI OLIMPICI NON RIGUARDANO ALLE MASSE CHE HANNO DECISO IL PREDOMINIO GLOBALE DELLA NUOVA ERA E SI ESPRIMONO NEI NUOVI MEZZI, I MIEI LETTORI.

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26 AGOSTO 2016:TERREMOTO IN ITALIA

-TITOLARI SUL CORRIERE DELLA SERA:

- TERREMOTO

La lunga scossa in diretta ripresa dalle telecamere in autostrada

«A mani nude per trovare i superstiti»: il racconto del soccorso di A. De Simone

Amatrice devastata,il paese raso al suolo dal sisma visto dal drone

A Vezzano, frazione di Arquata, dove non c’è più nessuno,dall’inviata Giusi Fasano

Amatrice, le lacrime della maestra davanti alla scuola elementare rasa al suolo

Da Accumoli lungo la Penisola, ecco come si è propagata l’onda sismica

Con le unità cinofile alla ricerca dei dispersi tra macerie e distruzione

Amatrice, la prima notte degli sfollati tra nuove scosse e solidarietà,A.De Simone

In volo con il drone(di notte) sopra quel che resta di Amatrice

Il lungo 24 agosto che il Centro Italia ricorderà per sempre,Videostoria

Un solo palazzo, Amatrice vista dall' alto: ecco cosa rimane

“Ho tirato fuori dalle macerie i genitori vivi ma i bimbi erano morti”,A.De Simone

-IL SISMA IN CENTRO ITALIA

Terremoto, almeno 250 morti. Continuano le scosse

Si indaga per disastro colposo|Estratte vive 215 persone

Foto|Dall’alto|Video|Live social|Cosa sappiamo finora

La suora, il campanile: il fotoracconto|Un aiuto subito Amatrice

I luoghi del terremoto, prima e dopo

I luoghi del terremoto, prima e dopo

Da Amatrice ad Arquata, viaggio nel tempo

RepTv Il confronto nelle immagini dal drone

62% di edifici a rischio, pericolo ignorato
62% di edifici a rischio, pericolo ignorato
Interattivo Pericolosità sismica luogo per luogo
Mappa La carta sismica 2015 della Protezione Civile (pdf) RepTv Sismologo: "Si muove l'Appennino"
di GAIA SCORZA BARCELLONA, MARCO CIMMO, ANTONIO FRASCHILLA
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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 365

8 Juillet 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

8 LUGLIO 2016:SCANDALO E-MAIL GATE,HILLARY E LORETTA SI AMANO,DUELLO TRUMP PARTITOCRAZIA

ilgiornale.it

Scandalo email, Trump: “Hillary ha corrotto il ministro della Giustizia” Orlando Sacchelli – Gio, 07/07/2016 – 09:34

Non si placano le polemiche dopo che l’Fbi ha “salvato” Hillary Clinton dall’incriminazione per l’uso di un server privato di posta elettronica quando era segretaria di Stato, e il “ministro” della Giustizia Usa ha confermato che l’indagine è chiusa.

Donald Trump accusa Hillary di aver corrotto il procuratore generale della Giustizia, Loretta Lynch. Secondo il candidato repubblicano Lynch non avrebbe incriminato la Clinton in cambio della promessa di mantenerla alla guida della Giustizia in caso di elezione alla Casa Bianca. Parlando a Cincinnati, in Ohio, il tycoon ha puntato il dito contro la rivale: “Ha detto che la nominerà di nuovo ministro della Giustizia, e il ministro sta decidendo se sia colpevole o meno. Caspita quanto è stata veloce questa decisione, wow”. Poi Trump ha aggiunto: “Gente, questa è corruzione”.

L’uso di email private, aveva detto Trump in un comizio a Raleigh (North Carolina), ha messo “l’intero Paese in pericolo”. Secondo Trump la vicenda del mailgate dimostra che la capacità di giudizio della Clinton è “orribile” e che se eletta sarebbe un presidente “schifoso”.

Subito dopo che il direttore dell’Fbi si era pronunciato a favore della Clinton, Trump aveva twittato questa frase: “Il sistema è corrotto. Il generale Petraeus ebbe guai per molto meno. Molto molto ingiusto. Come sempre, una cattiva decisione”. e in un altro tweet aveva rincarato la dose: “Il direttore dell’Fbi ha detto che la corrotta Clinton ha compromesso la nostra sicurezza nazionale. Niente incriminazioni. Wow!”.

Intanto il leader della maggioranza repubblicana americana in Senato, Mitch McConnell, ha chiesto all’Fbi di rivelare il contenuto delle conversazioni dei suoi agenti con Hillary Clinton. “E’ abbastanza chiaro che al popolo statunitense piacerebbe saper ciò che Clinton ha detto all’Fbi” .

 http:ilgiornale.it/news/mondo/scandalo-email-trump-hillary-ha-corrotto-ministro-giustizia-1280393.html
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REAZIONE:NONNO TRUMP COME NELLE CORSE DI CAVALLI HA FUSTIGATO E AVANZANDO CONTRO I PALI,SCAVALCANDO LA PARTITOCRAZIA REPUBBLICANA HA INCROCIATO IL DISCO TRIONFALE VINCENDO LA NOMINATION.
A HILLARY,VECCHIA ELLITISTA DELLA PARTITOCRAZIA DEMOCRATA E NON SOLO, GLI ANTI-PARTITOCRAZIA NON PIACIONO.NON PIACEVA DONALD REAGAN,IL NUMEN ISPIRATORE DI TRUMP, CHE SCAVALCANDO LA PARTITOCRAZIO REPUBBLICANA IN QUANTO RAPRESENTANTE DELL’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA HOLLYWOODIANA HA GOVERNATO ALLORA IN PRIMA PERSONA A PRESCINDERE DEI POLITICI DI PROFESSIONE ED E’ NATURALE CHE NON PIACIA L’IMPRESARIO MIGLIARDARIO TRUMP CHE COME QUEL REAGAN,COME MEG WHITMAN E CARLY FIORINO, HA SAPUTO SCAVALCARE I POLITICI DI PROFESSIONE DEL GOP.
E TRUMP ATTACA:”HILLARY E LORETTA SI AMANO……..”DICE.
MA SE PENSIAMO CHE DIETRO LO SCANDALO EMAIL GATES COME DI BENGAZHY C’E PROPIO L’ATTACO POLITICO DI HILLARY ALLA RICCA MERITOCRAZIA CALIFORNIANA TANTO DI SILLICON VALLEY(YOU TUBE) COME DI HOLLYWOOD(IL FILM SU MAOMETTO)NON E’ DIFFICILE IMMAGINARE CHI CI SIA DIETRO ALLACIANDO QUELLE DUE MOSCHE DALLA STESSA CODA:NATURALMENTE IL PRIMO CITTADINO USA.
E NON SOLO,FORSE ANCHE DIETRO L’FBI.E’ CON LUI IL DUELLO VISTO CHE PROPIO IERI OBAMA,FIGLIOL POLITICO DEL CLAN KENEDY,HA SCESO IN CAMPO AFFIANCO DELLA HILLARY.DUELLO IN CAMPO QUINDI:FIORINO O PISTOLE?

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9 LUGLIO 2016:”PECUNIA NON OLE”,PROSTITUTE E ABOLIZIONE  DELL’IMU

-SU LA REPUBBLICA:

“La escort paghi Irpef e Iva”. Il giudice tributario: “Pecunia non olet”

La Gdf ha rintracciato i movimenti bancari di una escort che guadagnava 3mila euro al mese. Ora la Commissione Tributaria di Savona impone il pagamento dell’imposta sul reddito, delle addizionali locali, dei contributi e pure dell’Iva

di ALDO FONTANAROSA

08 luglio 2016

ROMA – Sui suoi conti correnti, la Guardia di Finanza ha trovato utili e ricavi che la bella escort si era guardata bene dal dichiarare al fisco: 36 mila euro nel 2010, 40 mila 523 nel 2011, altri 39 mila 395 nel 2012. Per questo, i finanzieri sono andati a fondo. Hanno perquisito l’abitazione della donna scovando – come prova ulteriore – un’agendina con gli appuntamenti e i relativi incassi, tutti rigorosamente in nero. Almeno 100 euro al giorno, 3000 euro al mese (nei momenti peggiori).

L’Agenzia delle Entrate allora ha intimato alla escort di pagare l’Irpef, le addizionali Irpef sia comunali sia regionali, i contributi previdenziali, infine l’Iva al 21 per cento sugli “incassi lordi”. Cifre che sono state calcolate al netto della pubblicità che la donna ha comprato sui giornali spendendo anche 4300 euro l’anno. Adesso la Commissione Tributaria provinciale di Savona – che respinge il ricorso della professionista del sesso – aggiunge a tutte queste imposizioni altri 2000 euro per risarcire le spese di giudizio.

La Commissione Tributaria considera “irrilevante” che la professione di “cortigiana” (così nel testo della decisione) non sia regolamentata dall’Italia. E non conta che sia anche “riprovevole” sul piano morale. A questo proposito, la Commissione cita l’imperatore Vespasiano che non esitò a varare una specie di Iva sulla pipì. In sostanza, Vespasiano impose ai proprietari di latrine di versare la centesima venalium sull’urina che essi vendevano ai conciatori di pelle (smaniosi di ricavarne l’ammoniaca). Al figlio Tito che gli rimproverava di risanare le casse pubbliche con un’imposta indegna, Vespasiano rispose che “pecunia non olet”. Il denaro non puzza. Motto che la Commissione Tributaria di Savona adesso fa proprio.

La prostituzione – che la legge italiana non classifica come reato – è “una prestazione di servizio verso corrispettivo”. Dunque può rientrare nel radar del fisco alla luce del Dpr 633 del 1972, soprattutto quando ha un carattere di “abitualità”. Non solo. Anche la sentenza C-268/99 della Corte di Giustizia europea classifica la escort come “lavoratrice autonoma” e senza vincolo di subordinazione a fronte di una retribuzione “pagata integralmente e direttamente dal cliente”. E dunque è legittimo che l’Agenzia delle Entrate reclami – oltre al versamento dell’Irpef – quello dell’Iva.

La sentenza – di cui ha scritto il sito cassazione.net – spiega anche che i soldi trovati sui conti correnti bancari e postali, e non dichiarati, costituiscono indizio sufficiente della sospetta evasione. A quel punto, l’onere della prova si capovolge. Spetta al contribuente dimostrare che i “movimenti bancari non sono riferibili a operazioni imponibili”, che quei guadagni non sono “fiscalmente rilevanti”.

Tuttolegittimo, dunque. La legge italiana e le sentenze europee incastrano la professionista. Ma certo impressiona che la escort – solo sul reddito netto da lavoro autonomo del 2010, pari a 31 mila 700 euro – debba ora versarne oltre 24 mila tra Irpef, Iva e contributi previdenziali.

http:repubblica.it/economia/2016/07/08/news/_la_escort_paghi_irpef_e_iva_secondo_il_giudice_tributario_pecunia_non_olet_-143664502/?ref=HREC1-26
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REAZIONE:BERLUSCONI VOLEVA FINANZIARE L’ABOLIZIONE DELL’IMU CON I RICAVI DI IMPOSTE SU TRE “VIZI”,LE CIGARETTE,IL GIOCO DI AZZARDO E L’ALCOL.RITENEVA INOLTRE CHE ERA INGIUSTO CHE LA CHIESA NON PAGASSI ANCHE L’IMU E COSI ALTRE LOCALI DESTINATE A ATTIVITA SENZA FINI DI LUCRO.INOLTRE L’IMU SERVIVA(E SERVE PERCHE NON E’ STATO ABOLITO MA MASCHERATO)A FINANZIARE I COMUNI.
INSOMMA,PROFONDAMENTE INGIUSTO L’ABOLIZIONE DELL’IMU CHE RENZI E PAPA BERGOGLIO HANNO PORTATO AVANTI,IL PRIMO TOGLIENDOLO ALLA PRIMA CASA E L’ALTRO FACENDO PAGARE AI TEMPI RELIGIOSI DEDICATI A ATTIVITA REDITTIZIE L’ESSENZIONI DI QUELLI SENZA FINI DI LUCRO.
QUALCUNO PENSERA CHE E’ GIUSTO FARE PAGARE A QUELLI VIZI:SI CERTO MA BERLUSCONI NE HA DIMENTICATO UNO,IL MESTIERE PIU ANTICO DEL MONDO DI QUI LUI E LE SUE 28 VALLETTE IN GIUDIZIO NEL RUBI TER SONO MOLTO CONOSCITORI.
QUINDI QUESTA SENTENZA DI OGGI IN QUALCHE MODO VIENE A FARE GIUSTIZIA.E IN ITALIA SONO CERTO FARA ANCHE GIURISPRUDENZA E FORSE MAGARI SARA REGOLAMENTATA LA PROFESSIONE DI “CORTIGIANA”:”PECUNIA NON OLET”.
LA NUOVA ERA CHE SU QUESTO WEB TROVA LA SUA ESPRESSIONE SENZA FINE DI LUCRO SI SENTIRA PIONIERE E IN AVANTI QUANDO QUALCUNO VOGLIA TRAFICARE CON DELLE PERSONE CI PENSERA DUE VOLTE.
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.10 LUGLIO 2016:IMMIGRAZIONE,SINISTRA IPOCRITA

-SU LA REPUBBLICA:

Fassino lancia l’allarme immigrazione: “Stiamo superando la soglia governabile”

09 luglio 2016

Fassino lancia l'allarme immigrazione: "Stiamo superando la soglia governabile"
(lapresse)

“Finora in Italia l’immigrazione è stata governata tutto sommato bene, ma in termini di numeri stiamo arrivando al superamento della soglia che è governabile.
Se non lo vediamo per tempo, questo problema rischia di travolgerci”. Lo ha affermato l’ex sindaco di Torino, Piero Fassino, nell’intervento fatto alla direzione regionale piemontese oggi.
“Da sindaco e in campagna elettorale – ha detto Fassino – non mi sono risparmiato e ho incontrato moltissime persone.
L’immigrazione è il tema che sempre e ovunque mi sono trovato davanti. E’ il più sentito nella aree a maggiore sofferenza sociale, dove gli immigrati sono visti in competizione  per la casa, il lavoro, il welfare. Si tratta delle stesse aree nelle quali abbiamo avuto i risultati peggiori”.
“Per esempio – ha aggiunto – nell’assegnazione delle case popolari, il criterio basato sulla composizione dei nuclei familiari premia sempre più spesso le famiglie immigrate, che fanno più figli. Bisogna domandarsi fino a quando la graduatoria unica è sostenibile. Questo per non alimentare conflitti tra chi quel diritto lo esige”.

http:torino.repubblica.it/cronaca/2016/07/09/news/fassino_lancia_l_allarme_immigrazione_stiamo_superando_la_soglia_governabile_-143748087/?ref=HREC1-13

REAZIONE:FASSINO SE NE ACCORGE ADESSO CHE IL PD HA PERSO LA COMUNA DI TORINO?

NON SE NE E' ACCORTO PRIMA DI FARE LE LARGHE INTESE CHE IN ITALIA C’E’ UNA COSTOLA PUZZOLENTA,UNO STATO DENTRO LO STATO DI FATTO SECESSIONISTA CHIAMATA LEGA CHE PREFERISCE CERTI STRANIERI AI PROPI ITALIANI?

LA COSIDETTA MINORANZA PD NON SE NE E' ACCORTO PRIMA DI ASSECONDARE RENZI  CHE HA ACCOLTO NE SUO OPERATO TUTTE LE RIVINDICAZIONI BERLUSCONI-LEGA COMPRESO INSIEME ALLA VENDETTA SUL SENATO E IL PRESIDENZIALISMO(AUTORITARISMO) GIUSTIFICATO DALLA GOVERNABILITA,UN CERTO FEDERALSIMO NEL NUOVO SENATO OLTRE A FARE MARCIA INDIETRO SULL’ABOLIZIONE DEL REATO DI CLANDESTINITA?

LA SINISTRA ESSISTE(E DI RECENTE HA PROSPERATO)NELLA CASA COMUNE CHIAMATA ITALIA  CHE STA COLLABORANDO A DESTRUGGERE E ADESSO CHE SI VEDE DAVANTI AL DRAMMA DELLA RIMONTA DELLE 5 STELLE E LA PERSPETTIVA CERTA DI MANDARE A CASA RENZI E ANDARE DI NUOVO AL VOTO,SE NE ACCORGE DEL PERICOLO DELL’IMMIGRAZIONE.

LA SOLUZIONE NON E' SOLO NEL LIMITARE LA COSIDETTA IMMIGRAZIONE CLANDESTINA MA RIVEDERE LE LEGGI ABUSIVE DI CITTADINANZA SANCITE NELL’ERA BERLUSCONI-LEGA-PRODI,CIO’E’ LIMITARE “L’ALTRA IMMIGRAZIONE”,QUELLA APPARENTEMENTE LEGALE CHE HA SOMMATO ALL’AMPARO DI QUELLE LEGGI.LA SOLUZIONE STA NEL NON APPROVARE LO IUS SOLI E TORNARE AL CONNATURALE CONCETTO DI IUS SANGUE.SOLO IUS SANGUE E’ IL CONCETTO DI CITTADINANZA CONNTURALE ALLA NASCITA DELO STATO ITALIANO(HA PIU VANTAGGI CHE DIFETTI).E LA SOLUZIONE STA NELL’ABOLIRE IL REATO DI CLANDESTINITA SENZA SE E SENZA MA.

MA LA SINISTRA QUESTE COSE NON LE FARA MAI.

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11 LUGLIO 2016:PROPAGANDA RENZI

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Referendum costituzionale, i Sì avanti di un soffio, ma in netto calo

Referendum costituzionale, i Sì avanti di un soffio, ma in netto calo

E la consultazione diventa un appoggio totale o una abiura al governo Renzi Tabelle

Crescono indecisi. Si allontana idea spacchettamento

di ILVO DIAMANTI

REAZIONE:SUL BREXIT LA REPUBBLICA DOPO IL CRIMINE DELLA DIPUTATA HA DATO IN TUTTI I MOMENTI VINCENTE IL REMAIN ,PERCHE DOVREMMO CREDERLI ADESSO?IL SOLO SONDAGGIO VALIDO E' QUELLO DELLE URNE.

SE RENZI PERDE IL REFERENDUM,E PERDERA SENZA DUBBIO,SE NE ANDRA DA DEMOCRATA E NON GOLPISTA,SE VINCESSI SI ETERNIZZARA,QUINDI IL REFERENDUM NON SI DEVE MAI FARE.RENZI DEVE DIMETTERSI.

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11 LUGLIO 2016:LA DISINTEGRAZIONE DELL'UE ERA POSSIBILE

lemonde.fr Article sélectionné dans la matinale du 11/07/2016 Le scénario noir d’une désintégration de l’Union européenne

Le Monde | 11.07.2016 à 06h39 • Mis à jour le 11.07.2016 à 08h43 | Par Ivan Krastev (politologue bulgare)

 

Le drapeau européen à Berlin, le 2 juillet 2016

Au début du roman de José Saramago Le Radeau de pierre (Seuil, 1990), une rivière coulant depuis la France vers l’Espagne disparaît soudain dans les profondeurs du sol, puis toute la Péninsule ibérique se sépare de l’Europe et se met à dériver vers l’Ouest dans l’océan Atlantique. A la fin du livre, l’Espagne et le Portugal se stabilisent à mi-chemin entre l’Amérique centrale et l’Afrique, tandis que, dans toute l’Europe, des heurts sanglants opposent la police à des jeunes qui scandent le slogan « Nous sommes tous des Ibériques ! »

C’est là la description la plus précise qui soit de la désintégration de l’Europe telle que nous la connaissions avant le 23 juin, le jour où le Royaume-Uni a voté en faveur de la sortie de l’Union européenne (UE).

Comme l’a très justement remarqué le politologue Jan Zielonka, « nous avons de nombreuses théories sur l’intégration européenne, mais pratiquement aucune sur la désintégration de l’UE. » Au cours des soixante dernières années, l’UE a été une réalité, mais c’était aussi une promesse autoréalisatrice. Le simple fait d’évoquer une possible désintégration était aussitôt assimilé à de la subversion.

Désormais, grâce au vote des Britanniques, nous devons prendre en compte le fait que la désintégration est une possibilité. Un récent article publié par le Conseil européen des relations internationales constate qu’à l’heure actuelle, dans dix-huit des vingt-sept Etats membres restants, un ou plusieurs partis politiques exigent un référendum portant sur l’UE. Même si tous ne posent pas directement...

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http:lemonde.fr/idees/article/2016/07/11/le-scenario-noir-d-une-desintegration-de-l-union-europeenne_4967370_3232.html

 

REAZIONE:DAL 2005 PREDICO IN QUESTO SPAZIO CONTRA QUESTA UNIONE:GLI EUROPEI MI HANNO DATO RAGIONE.
-APPENDICE:NO INTEGRAZIONE EUROPA-USA
 
-TITOLARE LE MONDE:
 
Chargement de containers sur le port de Hambourg en 2012.

Traité transatlantique : les Européens espèrent encore avancer, malgré le Brexit 5Un nouveau round de négociations doit débuter lundi à Bruxelles. La Commission veut boucler un accord avant le départ de Barack Obama, mais se heurte au scepticisme de plusieurs gouvernements.*Manuel Valls monte au créneau contre le « Tafta »*Tafta : « Il ne peut pas y avoir d’accord de traité transatlantique », pour Valls

-E COSI SU LA REPUBBLICA:Il Ttip non si farà, ma a Bruxelles riprendono i negoziati

Il Ttip non si farà, ma a Bruxelles riprendono i negoziati

La protesta dei movimenti anti Ttip in Piazza Affari

Gli Stati europei, Francia in testa, sono sempre meno convinti dell'utilità dell'accordo di libero scambio, ma per il momento non cambia il mandato dei negoziatori che passeranno la settimana nella capitale belga per il 14esimo round di trattative. Sul tavolo ancora troppi nodi da risolvere
10 luglio 2016
MILANO - Nonostante le critiche e le incertezze se mai il Ttip vedrà davvero la luce, lunedì inizierà a Bruxelles il 14esimo round di negoziati sull'accordo di libero scambio tra Ue e Usa. Il mandato ricevuto dai negoziatori non è cambiato e loro obiettivo resta quello di "riuscire a chiudere prima della fine dell'amministrazione Obama", con un "ritmo molto intenso di incontri" tra gli ultimi due mesi e i prossimi tre. L'intenzione è quella di arrivare a un testo consolidato entro la fine dell'estate: per il momento, infatti, le parti si sono solo scambiate offerte senza riuscire a giungere a una sintesi efficace. Secondo gli addetti ai lavori, il momento clou sarà "settembre", quando è previsto "un significativo numero di incontri a livello politico" tra la commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem e il rappresentante americano Michael Froman che saranno chiamati a sciogliere al massimo livello tutti i nodi ancora aperti. Una delle difficoltà maggiori resta infatti la decisione settore per settore delle date di inizio di accesso al mercato. Altro nodo chiave riguarda la partecipazione agli appalti pubblici, su cui gli Usa continuano a mettere paletti e allo stesso tempo il riconoscimento delle indicazioni geografiche su cui le posizioni restano ancora molto distanti.

Altro punto critico sono gli ex 'Isds', ovvero la questione della protezione degli investimenti, su cui l'Ue ha presentato una proposta per la creazione di un tribunale arbitrale per risolvere le dispute, mentre gli americani preferiscono un collegio nominato di volta in volta. I negoziatori consideran il tema "questione che può far chiudere la partita". Resta inoltre la questione dell'energia, su cui l'Ue vorrebbe un capitolo a parte per poter aver accesso alle risorse energetiche che ora sono considerate "sicurezza nazionale" e quindi fuori dalla portata di società non-Usa. Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che dell'intesa con gli Usa è stato un grande sostenitore non ha dubbi: "Il Ttip secondo me salta perché siamo arrivati troppo lunghi sulla negoziazione e rischia di saltare anche l'accordo con il Canada perché c'è una mancanza di fiducia verso tutto quello che internazionalizzazione e una mancanza di delega a una governance europea certa".

La finestra di opportunità. Adesso è difficile fare previsioni su quello che sarà il futuro del Ttip. Di certo il mandato di Barack Obama alla Casa Bianca termina a gennaio e nessuno dei candidati in corsa per la successione pare aver intenzione di spendersi per il Ttip. Nel 2017 in Europa inizierà una nuova tornata di elezioni e difficilmente il presidente francese Francois Hollande - la cui popolarità è già al minimo per la legge sul lavoro - sfiderà nuovamente le piazze per un accordo in cui nessuno crede. Nel 2018 si torna al voto anche in Germania e Italia, mentre l'anno dopo verranno rinnovati Parlamento e Commissione Ue. Insomma come ha più voltre ribadito Paolo De Castro, eurodeputato ed ex ministro delle Politiche agricole, "bisognera aspettare almeno fino al 2020" per arrivare una bozza d'intesa.

Negoziati. A sciogliere la matassa non ha certo contribuito lo stile negoziale molto diverso delle parti in gioco: se gli europei cercano di smussare gli angoli poco alla volta, gli americani tendono a dire "no" fino alla fine per mettere alle strette la controparte presentando poi una proposta "last minute". Una strategia che ha contribuito a costruire solo salite: e le proposte arrivate da una parte e dall'altra mostrano come le parti siano rimaste distanti anni luce sul tema dell'agricoltura con l'Europa che ha sbattuto la porta in faccia alle richieste americane di aprire il mercato alla sua carni con gli ormoni e ai prodotti geneticamente modificati e gli Usa che restano sordi sulla tutela dei nomi dei prodotti Doc.

Gli appalti pubblici. Sulla stessa lunghezza d'onda i negoziatori si lamentano della timida apertura americana sul fronte degli appalti pubblici: Washington non ha problemi a riconoscere il libero accesso alle gare, ma non ha intenzione di derogare alla legge "buy american". In sostanza chiunque può aggiudicarsi un appalto, ma il 50% dei prodotti utilizzati per i lavori deve essere americano. Come a dire che un'impresa europea per costruire un autostrada americana dovrebbe utilizzare solo cemento a stelle e strisce. Una condizione inaccettabile per Bruxelles perché discrimina i prodotti europei, non crea lavoro nel Vecchio continente e non alimenta il Pil. Utile, quindi, solo per le multinazionali, ma in contrasto con gli obiettivi dichiarati dal Ttip che punta a una crescita dell'economia - a regime - nell'ordine di 120 miliardi di euro con l'aumento dell'occupazione. L'Europa vorrebbe anche accesso al settore dei tasporti marittimi e aerei, mentre gli Stati Uniti chiedono libero accesso nel campo della sanità e in quello dell'educazione: fronti sui quali nessuno dei negoziatori ha intenzione di cedere.

Arbitrati. La parti sono distanti anche sulla questione della tutela degli investimenti esteri: gli americani vorrebbero una corte arbitrale nominata di volta in volta a seconda delle dispute, l'Unione europea propone - sulla falsariga di quanto fatto con il Canada - un tribunale con un doppio grado di giudizio composo tra giudici e non professionisti interessati a compiare questa o quell'altra parte con lo scopo di essere richiamati per un nuovo arbitraro. Su questo punto, però, nessuno dei due attori è pronto a venire incontro all'altro.

Governance globale. Se l'accesso ai mercati, uno dei tre pilastri su cui si basa il Ttip insieme alla cooperazione regolamentare e le regole globali, divide profondamente Usa e Ue gli altri sono molto meno complessi. Stati Uniti e Europa hanno una visione comune della governance globale e hanno, soprattutto, l'interesse a scrivere un impianto di regole prima che a farlo sia una potenza emergente come la Cina. Da questo punto di vista ai tecnici dei trattati manca solo l'input politico sul come scrivere le regole: l'esempio più chiaro è quello che riguarda la tutela dei lavoratori. Washington è d'accordo con Bruxelles sui principi, ma non vuole che l'intesa passi per la ratifica delle convenzioni Ilo. "E' una questione di forma, più che di sostanza", spiega una fonte. Come a dire che per gli Stati Uniti gli accordi sottoscritti davanti all'Organizzazione internazionale del lavoro sono condivisibili nella sostanza, ma non nella loro forma. Serve quindi uno sforzo comune per trovare un'intesa sui termini.

La regolamentazione. Il secondo fronte è quello della regolamentazione e della definizione dello standard dei prodotti. L'intesa politica su questo fronte è praticamente totale. La volontà è di garantire il livello più alto su entrambe le sponde dell'Atlantico: in questo senso, quindi, la difficoltà è puramente tecnica. Insomma, una questione di pazienza: gli sherpa devono mettersi a tavolino per scrivere tutti i dettagli, dalla dimensione degli specchietti
per le auto alle cinture di sicurezza. Una lavoro mastodontico, ma che non dovrebbe presentare incognite. E' sui temi economici che si gioca la partita più complicata e ancora tutta in salita.

http:repubblica.it/economia/2016/07/10/news/ttip_negoziati-143799380/?ref=HREC1-10

REAZIONE:SIN DALL'INIZIO MI SONO OPPOSTO A QUESTA ALTRA INTEGRAZIONE ECONOMICA:GLI EUROPEI MI HANNO DATO RAGIONE.

PD:MI SONO OPPOSTO NON PERCHE NON CI CREDA MA PERCHE UNA COOPERAZIONE EUROPA-USA ESSISTE GIA E LA NUOVA ERA E' STATA PSSIBILE PER QUESTO MA QUESTA INTEGRAZIONE ECONOMICA SOLO PORTEREBBE AL SUO SFRUTTAMENTO ECONOMICO E UNA SUA SNATURALIZAZIONE.

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12 LUGLIO 2016:BREXIT,SI RISPETTI LA VOLONTA POPOLARE

-TITOLARE SU LA STAMPA:

gran bretagna
La strategia della nuova Lady di Ferro: “Prima riunire il Paese poi fuori dall’Ue”
alberto simoni
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-LA NOTA COMPLETA CUA:
http:lastampa.it/2016/07/12/esteri/la-strategia-della-nuova-lady-di-ferro-prima-riunire-il-paese-poi-fuori-dallue-nUSnjLArNaxJAO1DmkTaDN/pagina.html
 
REAZIONE:LA CLASSE POLITICA RISPETTI LA VOLONTA POPOLARE:INTELLIGENTE MA IMPRUDENTE SCEGLIERE UNA ANTI-BREXIT PER GUIDARE IL BREXIT.VA BENE RICOMPATTARE IL PAESE DALLO STRAPPO POLITICO  DELLA CAMPAGNA,VA BENE FARE ATTENZIONE ALLA SECESSIONE SCOZZESE MA NIENTE SGAMBETTE,QUESTE SONO COSE POLITICHE CHE NON ERANO OGETTO DEL REFERENDUM E GIA LAUDATE NELLE RECENTE ELEZIONI.
ATTENTI:DIMOSTRATO CHE IL NEOLIBERALISMO NON PAGA E LA MAY NON PUO FARE FINTA DI NON CAPIRE IL RECENTE VEREDETTO SU TONY BLAIR E LA SUA COMPAGINE GOVERNAMENTALE DELL'OPUS DEI E LE CONCLUSSIONI SULLA GUERRA IN IRAK.
IL TEMPO ANCHE CONTA,NON LO DIMENTICHI.
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12 LUGLIO 2016:DI MAIO FRA RIUNIRE IL PAESE(LARGHE INTESE)E LASCIARE L'ITALIA ALL'INTEMPERIE

lastampa.it

Di Stefano: “Hamas terrorista? Hanno vinto libere elezioni”

mattia feltri

Alla fine del viaggio tra Israele e Palestina, con la delegazione del M5S guidata da Luigi Di Maio,

Manlio Di Stefano dice di andarsene «con la coscienza a posto», incurante delle critiche che gli

piovono addosso per le posizioni espresse sulla crisi mediorientale.

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Perché avete aspettato fino al penultimo giorno del viaggio per accusare Israele di avervi impedito di entrare a Gaza, visto che lo sapevate da giorni?

«Lo abbiamo saputo venerdì. Entrare era un nostro diritto visto che a Gaza vengono spesi i soldi

della cooperazione internazionale».

Non è stato uno sgarbo istituzionale, dato che vi aveva invitato Israele?

«Io non sono venuto qui per piacere agli israeliani o ad altri».

Sospettano che lei abbia antipatie anti-israeliane.

«Bene, visto che prima dicevano che ero antisionista o addirittura antisemita. Assurdo: io non ho

mai parlato di ebrei ma dello Stato di Israele».

Due anni fa, durante la guerra a Gaza lei disse che era in atto un «genocidio», che il sionismo «è discriminatorio», e che l’Italia avrebbe dovuto stracciare ogni accordo economico con Israele. La pensa ancora così?

«L’ho detto durante una guerra. Lo ripeterei davanti all’uccisione di oltre 500 bambini. Noi del M5S

non abbiamo alcun problema con Israele, ma solo con le azioni di violenza e di violazione dei diritti».

A Gaza c’è Hamas. Voi ne avete condannato le azioni come terrorismo, ma non siete arrivati a

definirla organizzazione terroristica. Perché?

«Perché la storia ci insegna che Hamas nasce come partito, e che ha vinto in libere elezioni. Poi

l’isolamento di Gaza ha cambiato le cose»

Non è anche Hamas colpevole di questo isolamento?

«L’isolamento non permette ad Hamas di democratizzarsi. E a sua volta Hamas si è chiusa e

sbagliando non consente nuove elezioni».

Ma considera Hamas un possibile interlocutore, un movimento che è per la distruzione di Israele?

«Dobbiamo fare i conti con la realtà: Hamas esiste. Noi dovremmo fare in modo che si democratizzi maggiormente in modo che non sostenga tesi che sono inaccettabili come la distruzione di Israele».

Chi è oggi ad avere più colpe nella non risoluzione della crisi?

«Penso che Israele ha più possibilità di risolvere il conflitto. Ma non la chiamo colpa».

E i palestinesi?

«La loro responsabilità è nell’incapacità di costruire un governo di unità nazionale. Dall’altra parte,però, il muro e la violazione costante dei diritti non aiuta».

Quali diritti?

«Diritto internazionale. Questo fanno le colonie, che noi, seguendo l’Onu, considerano illegali. Poise si detengono i bambini per mesi, la chiamo violazione dei diritti umani».

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/07/12/italia/politica/di-stefano-hamas-terrorista-hanno-vinto-libere-elezioni-Nnq3pFmZJqgBEda8ROMd5K/pagina.html

 

REAZIONE:DI MAIO NON E' VENUTO CUI PER PIACERE A NESSUNO?:SI GUARDI DI NON

PIACERE AL TERRORISMO QUALSIASI SIA IL SUO SEGNO  POLITICO E CERCHI DI NON VENIRE QUI PER TOGLIERE LE CASTAGNE DAL FUOCO A RENZI.LE COSE SI STANNO METTENDO MALE PER IL RUOLO DELL'ITALIA NEL MEDIO-ORIENTE:MALE IN EGITTO ,MALE IN ISRAELE.

PIACIA O NO A DI MAIO SONO LE DUE POTENZE DELLA REGIONE.SAREBBE COMICO

CONTINUARE PER QUESTA VIA.E' OVVIO CHE STA METTENDO A RISGUARDO LE LARGHE

INTESE MA NON METTA ALL'INTEMPERIE L'ITALIA.

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13 LUGLIO 2016:RENZI,PRODOTTO INTERNO LORDO

-SU IL TEMPO:

13/07/2016 06:02

ALLARME

L’Fmi gela le speranze di Renzi Tagliate le stime sulla crescita

Il Pil previsto dal governo quest’anno cala dall’1,1% a meno dell’1

image

Sulle nuove stime, che saranno finalizzate il 19 luglio, pesa l’effetto del Brexit. L’esposizione italiana verso l’economia inglese infatti, spiega Goyal, è «relativamente modesta», ma il rallentamento è legato all’effetto che la montante volatilità dei mercati dovuta all’uscita del Regno Unito dalla Ue avrà sugli investimenti. Uno scenario poco rassicurante per l’Italia, non solo sul breve periodo. Anche l’Istat, infatti, vede in prospettiva un aumento «dell’incertezza sulle prospettive economiche dell’Eurozona», e avverte: «Gli effetti di medio periodo saranno condizionati dalla natura dei futuri accordi tra il Regno Unito e la Ue». Insomma, per l’Italia, la partita del Brexit è ancora tutta da giocare, nonostante il premier continui a minimizzare. E a inquadrare il Brexit più come opportunità che come problema. «Hanno ridotto tutte le stime di crescita dopo Brexit – commenta il premier ai microfoni di Rtl – ci sarà a breve un rallentamento dell’economia per l’Europa ma nel medio periodo i danni li sentiranno più gli inglesi. Ad esempio noi stiamo provando con Beppe Sala a portare a Milano un po’ di istituzioni finanziarie che sono a Londra e stiamo ragionando sull’ipotesi di un passaporto europeo a chi studia alla Bocconi». Ma non c’è solo la nuova del Brexit ad addensarsi all’orizzonte. Il rapporto sull’Italia del Fondo monetario internazionale, infatti, tratteggia uno scenario non proprio roseo per la nostra economia. Che sconta non uno, ma numerosi problemi: «La sfida strutturale resta significativa – spiegano da Washington – la crescita della produttività e degli investimenti è bassa; la disoccupazione resta sopra l’11%, con livelli significativamente alti in alcune regioni e tra i giovani». Il debito dovrebbe calare «solo gradualmente nei prossimi anni e restare vulnerabile agli shock», osserva il Fondo. Da qui «l’urgenza» di riforme pro crescita per dare impulso ad una ripresa che stenta a prendere il via, e che l’Fmi definisce «modesta». Tanto che, ai ritmi di ora, «il ritorno della produzione ai livelli pre-crisi del 2007 avverrà solo entro il 2025».

Marco Valeri

http:iltempo.it/economia/2016/07/13/l-fmi-gela-le-speranze-di-renzi-tagliate-le-stime-sulla-crescita-1.1558210
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-APPENDICE:
-SU LA STAMPA:
lastampa.it Il ministro ceco: “La crisi delle banche italiane è peggio di Brexit” sandra riccio

Anche nel corso della riunione odierna dell’Ecofin, ha assicurato il ministro italiano Pier Carlo Padoan, «non si è parlato di banche italiane». Ma proprio durante il vertice dei ministri dell’Economia e delle Finanze uno di loro, il ceco Andrej Babis, ha preso lo smartphone e ha sparato su Twitter una considerazione che a Roma non hanno preso benissimo: «Tutti parlano di Brexit come di un grosso problema, ma è solo speculazione. Un problema più grande per l’Europa potrebbe essere la salute di alcune banche italiane».

Un’affermazione pesante – anche se chi conosce l’eccentrico ministro ceco non si stupisce troppo – che è stata bollata da Padoan come «totalmente infondata». Il ministro italiano dice che «c’è una percezione del sistema bancario italiano che è totalmente distorta». Padoan ha spiegato che durante l’Ecofin è stata fatta una «valutazione generale sugli impatti di Brexit» che «ha fatto emergere instabilità in tutto il sistema bancario europeo e non solo», ma dunque «non soltanto sul sistema italiano».

Padoan ha dunque precisato che in Europa «non c’è preoccupazione» per la situazione italiana, ma semplice «curiosità per quello che si sta facendo sia a livello di mercato che di intervento pubblico». Sulla partita delle banche il ministro ha quindi ribadito la trattativa con la Commissione prosegue e che «i rapporti sono molto buoni. Bisogna trovare soluzioni» per prendere «misure precauzionali entro il sistema delle regole». L’obiettivo resta quello di «salvaguardare i risparmiatori». Lo stesso ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha ammesso che «ci sono margini di intervento» sulle banche italiane.

Alcuni diritti riservati.

http:.lastampa.it/2016/07/12/economia/il-ministro-ceco-la-crisi-delle-banche-italiane-peggio-di-brexit-jqah57koS8PNPik8Uavo8H/pagina.html

REAZIONE-.TRA ALTRE QUESTE SONO LE PRIORITA PER L’ITALIA E NON LE REFORME COSTITUZIONALE E LEGGI ELETTORAL CHE SOLO SERVONO A PERPETUARE IL POTERE DI QUESTO CETO POLITICO GOLPISTA IN NOME DELLA MALADATA STABILITA DI NAPOLITANO E BERLUSCONI.

RISPONSABILITA CI VUOLE E NON IL LIRICO OTTIMISMO DI RENZI E PADOAN.

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16 LUGLIO 2016:L’IS COLPISCE L’ITALIA RISORGIMENTALE

-SU THE HUFFINGTON POST

“Nizza è un centro di reclutamento dei jihaidisti”: ecco il perché dell’attentato

L’Huffington Post  |  Di Geoffroy Clavel
Pubblicato: 15/07/2016 14:29 CEST
 
NIZZA

Dalla gioia collettiva all’incubo. I fuochi d’artificio del 14 luglio si erano appena conclusi su una Promenade des Anglais piena di gente, quando un camion bianco ha caricato e travolto la folla di Nizza. L’intento omicida era chiaro: il conducente (più tardi si apprenderà che era armato) ha volontariamente guidato a zig zag per due chilometri per mietere il maggior numero di vittime tra le migliaia di residenti e turisti accorsi per assistere ai concerti gratuiti e per celebrare la Festa Nazionale lungo il viale che costeggia il mare, gli Champs Elysées della Costa Azzurra.

Vista l’affluenza, il bilancio non poteva che essere spaventoso. All’una e trenta, nella notte tra giovedì e venerdì, le autorità avevano già confermato più di 70 vittime e centinaia di feriti. Un’ora e mezza più tardi, il numero dei morti saliva a 80. Come accaduto a Parigi il 13 novembre 2015, le immagini della carneficina, le notizie, gli appelli per ritrovare i propri cari e le manifestazioni di solidarietà hanno iniziato a pullulare sui social.

Tra i primi a reagire il presidente della Regione PACA (Provenza, Alpi, Costa Azzurra) ed ex sindaco di Nizza, Christian Estrosi, che ha immediatamente invitato i cittadini a restare nelle loro case, prima di dichiarare “la tragedia più grave della storia di Nizza.” Come i suoi concittadini, solo qualche minuto prima del dramma l’ex ministro aveva salutato, sullo stesso social network, i meravigliosi fuochi d’artificio che illuminavano la Baia degli Angeli.

“Non ho mai visto niente di simile” ha risposto su France Info, scioccato e senza aggiungere ulteriori commenti, il deputato LR delle Alpi Marittime Eric Ciotti che non ha mai risparmiato commenti sugli attentati che hanno colpito la Francia dal gennaio 2015.

Un’ambita meta turistica nazionale trasformata in bersaglio.
Di fatto Nizza, quinta città di Francia e mecca del turismo del paese dall’inizio del 20° secolo, non ha mai vissuto una simile tragedia. Quali che fossero le motivazioni del conducente, ucciso dalla polizia (la Procura antiterrorismo ha aperto un’inchiesta sull’accaduto), l’obiettivo è stato scelto per causare il maggior numero di danni sia fisici che psicologici, in un momento di grande soddisfazione per la Francia che ha appena ospitato con successo gli Europei di calcio
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Nizza, tra le città che ospitavano l’evento sportivo, aveva stabilito la sua fan zone a pochi passi dalla Promenade che oggi si è trasformata in una scena del crimine ed è stata chiusa al traffico. Durante la serata gli hotel di lusso della Riviera, come il Negresco, sono diventati ospedali di fortuna per soccorrere i primi feriti e gli astanti in cerca di rifugio. Nel panico, decine di turisti e persone del luogo hanno trovato riparo anche in mare prima di essere soccorsi. Su consiglio della prefettura, gli abitanti del centro cittadino sono rimasti chiusi in casa tutta la notte, senza sapere se potranno recarsi al lavoro prima del weekend.

In città erano state programmate altre feste simili a quelle del 14 luglio e fino alla fine di agosto, come parte integrante dei festeggiamenti estivi nel cuore delle Alpi Marittime. Il concerto di Rihanna ed il festival di jazz programmato al Théâtre de Verdure, previsto per questo venerdì, sono stati annullati.

Segnali d’allarme nella città centro di attività jihadiste
L’onda d’urto provocata da attentati simili è così violenta che la città aveva già portato al massimo livello le misure di sicurezza, ben prima della serie di attentati che sta flagellando la Francia dal gennaio 2015. Nizza dispone della polizia municipale più esperta e meglio equipaggiata di Francia, con più di 390 agenti armati ed unità cinofile che pattugliano la città giorno e notte.

Il piano estivo della Polizia prevede “una maggiore presenza delle forze dell’ordine tra le 16 e le 4 del mattino”. Inoltre, Nizza conta quasi 1250 telecamere e dispone del primo centro di supervisione urbana di Francia.
Tuttavia, di recente in città si sono verificate diverse azioni di avvertimento. Il 3 febbraio scorso, un giovane uomo armato di coltello ha aggredito tre militari di guardia davanti ad un sito della comunità ebraica situato al centro di Nizza, a poche decine di metri da Promenade des Anglais.

Nizza è considerata come uno dei centri francesi del radicalismo jihasdista. Mohamed Sifaoui ritiene che la città sia una delle cinque culle per il reclutamento di terroristi insieme a Tolosa, Lione, il nord e la regione di Parigi. Nizza è anche luogo di nascita di Omar Omsen, un jihadista che si credeva morto e che è ricomparso alla fine di maggio. Nel suo gruppo, legato al fronte Al-Nusra, sarebbero stati addestrati circa cinquanta residenti a Nizza.

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Questo post è stato pubblicato per la prima volta su HuffPost Francia ed è stato poi tradotto dall’inglese da Milena Sanfilippo.

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http:huffingtonpost.it/2016/07/15/perche-attentato-nizza-centro-reclutamento-jihaidisti_n_11010058.html?utm_hp_ref=italy

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REAZIONE:IL TRENO PERCORRE LA COSTA AZURRA PER KILOMETRI E KILOMETRI STRETTO NEL LUNGO MARE,DA UN LATO IL MEDITERRANEO AZURRO INTENSO,DALL’ALTRO IL CENTRO DI TANTE CITTA BALNEARI FRA QUI NIZZA.MAI VISTO UN PAESAGGIO COSI BELLO COMBINAZIONE DI MODERNO URBANISMO E GENEROSA NATURA MARE BLU.VERSO GLI ANNI ’80 E ‘9O HO FATTO QUEL PERCORSO ANDANDO DA MILANO A BARCELLONA UNA MEZZA DOZZINA DI VOLTE CON IL CORISPETTIVO RITORNO.OGNI VOLTA CHE PASSAVO PER NIZZA,DOVE NON MI SONO MAI RECATO,DICEVO:”IL GIORNO CHE DECIDA RETIRARMI DELLA VITA ATTIVA ANDRO A RISIEDERE IN QUESTA CITTA”.

SUCCEDE CHE NIZZA E’ PER L’ITALIA, SOPRATUTTO OCCIDENTALE,DAL NORD ALLA SICILIA PASSANDO DALLA CORSICA E ANCHE PER IL MARE NOSTRUM,UN PUNTO DI RIFERIMENTO SOCIO-CULTURALE E STORICO.INFATTI LA CITTA NATALIZIA DI GARIBALIDI(L’EROE DI DUE MONDI),E’ ALL’ITALIA OCCIDENTALE CIO CHE MIAMI E’ PER SUD E CENTROAMERICA,UNA SPECIE DI MECA(LA CAPITALE VIRTUALE DELL’AMERICA ISPANA DICONO TANTI).

ECCO PERCHE NIZZA,COLPENDO LA CITTA ITALO-FRANCESE IL GIORNO DELLA PRESA DELLA BASTIGLIA I TERRORISTI HANNO FATTO DUE SPESE IN UN SOLO VIAGGIO.

CI DICONO CHE L’IS E’ IN SCONFITTA IN SIRIA E IRAK:POTRA ESSERE ANCHE VERO PERO COSI FACENDO HANNO ALZATO LA SCOMMESSA ALTRO CHE RETIRATA,MINACCIANO IL CUORE DELLA MODERNITA E LA LIBERTA EUROPEA:QUELLO DEL TITOLO.

17 LUGLIO 2016:CONCORDIA

-SU GOOGLE NEWS:

Nuova strage: a Nizza

16 Luglio, 2016, 04:48 | Autore: Lucilla LuciaNizza, spari da un camion sulla folla: almeno 30 morti e 100 feriti

E dalla Londra che vuole uscire dalla Ue, Theresa May ha schierato la Gran Bretagna “spalla a spalla con la Francia, come tanto spesso abbiamo fatto in passato”, riaffermando l’impegno contro il terrore: “Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per sconfiggere questi brutali assassini che vogliono distruggere il nostro stile di vita”. Dopo la strage di Nizza, Hollande e Valls hanno proposto una nuova estensione di tre mesi: il progetto di legge sarà presentato al Consiglio dei ministri martedì prossimo e il testo sarà esaminato in Parlamento mercoledì e giovedì. “È a quel punto che la polizia è riuscita a neutralizzare il terrorista”. “Siamo disperati”, dice. D’Agostino, aggiunge, “e’ un uomo di circa 1,70 per 70 kg, capelli bianchi, jeans e maglietta blu”.

-CUA IL RESTO DELLA NOTA:

http:algheronewsgroup.com/2016/07/16/nuova-strage-a-nizza/

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-APPENDICE 2:CONCORDIA?

-SU LE FIGARO:

*ACTUALITE

*International

Theresa May en Écosse défend l’unité du Royaume-Uni

*Par Angelica Djorkaeff , Camille Martineau

*Publié le 15/07/2016 à 17:44

Theresa May et Nicola Sturgeon, le 15 juillet 2016.

Theresa May a réservé à l’Écosse sa première visite officielle de premier ministre britannique, afin de défendre ce vendredi l’unité du Royaume-Uni, mise à mal après le Brexit.

À peine son gouvernement formé, jeudi, le premier ministre britannique s’est rendu vendredi en Écosse pour sa première visite officielle, afin de signifier au chef du gouvernement écossais, Nicola Sturgeon, l’unité du Royaume Uni. Si les Britanniques ont voté à 52% en faveur du Brexit, les Écossais, eux, ont voté à plus de 60% pour le «Remain». Leur chef du gouvernement écossais ne cesse depuis lors de rappeler que l’Écosse entend bien rester dans l’Union européenne, et ne pas subir les conséquences d’un Brexit qu’elle n’a pas choisi. «Je respecte la manière dont les gens ont voté dans d’autres parties du Royaume-Uni. J’espère que la première ministre va respecter le vote des Écossais», avait prévenu Nicola Sturgeon, à la veille de l’arrivée de Theresa May.

À Edimbourg, Theresa May a fait savoir qu’elle ne souhaite pas invoquer l’article 50 du Traité de Lisbonne, qui déclencherait officiellement la rupture avec l’UE, tant qu’elle n’aura pas l’accord de tout le Royaume-Uni sur la démarche à suivre. «Je souhaite écouter les différentes positions et j’ai clairement dit au premier ministre (Sturgeon) que je voulais que le gouvernement écossais soit pleinement impliqué dans nos discussions», a plaidé Theresa May.

May opposé à un nouveau référendum en Écosse

Elle a également ajouté que les négociations avec l’UE concerneraient l’ensemble du Royaume-Uni et qu’elle ferait tout pour que tout le monde y trouve un avantage. Nicola Sturgeon, qui menace de convoquer un second référendum sur l’indépendance de son pays, a salué un geste d’ouverture et évoqué une discussion «constructive». «J’ai été très claire sur le fait que les intérêts de l’Écosse doivent être préservés et je veux examiner toutes les options pour ce faire», a répété la première ministre d’Écosse.

A propos du référendum sur l’indépendance de l’Écosse, Theresa May a rappelé que «le peuple écossais s’est déjà prononcé en 2014 et a délivré un message très clair. Les gouvernements britannique et écossais avaient dit qu’ils respecteraient ce vote», en faveur de l’unité du Royaume-Uni. Ce à quoi Nicola Sturgeon a répondu: «Je pense qu’il serait inconcevable pour un quelconque premier ministre de se mettre en travers du chemin d’un référendum, si c’est ce que le parlement écossais a décidé».

http:lefigaro.fr/international/2016/07/15/01003-20160715ARTFIG00209-theresa-may-en-ecosse-defend-l-unite-du-royaume-uni.php

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-APPENDICE 2:L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA IN GB

-SU LE MONDE:

David Davis, un europhobe libertarien pour gérer le Brexit

LE MONDE | 14.07.2016 à 14h37,Mis à jour le 15.07.2016 à 06h47 | Par Philippe Bernard (Londres, correspondant)

David Davis, le 13 juillet à Londres.
« Le Brexit, c’est le Brexit. » A ceux qui pourraient douter de la détermination de la nouvelle première ministre britannique, Theresa May, à mener la vie dure aux Européens pendant les négociations de sortie du Royaume-Uni de l’Union européenne (UE), sa décision de nommer David Davis à la tête d’un nouveau ministère spécialement chargé de la question apporte un démenti cinglant.

Lire aussi :   Theresa May devient première ministre du Royaume-Uni, Boris Johnson hérite de la diplomatie

Franc-tireur du parti conservateur, David Davis, 67 ans, député depuis 1987, est l’un des plus vieux europhobes des tories. Ministre chargé de l’Europe dans le gouvernement de John Major entre 1994 et 1997, on le surnommait « Monsieur Non », et il adorait ça.

Pendant la campagne du référendum, cette année, cet électron libre avait choisi de faire campagne non pas dans « Vote Leave », l’entité officielle prônant une sortie de l’UE, dirigée par le conservateur Boris Johnson, mais dans le collectif « Grassroots Out », au côté du leader d’extrême droite Nigel Farage.

Réorienter la politique économique grâce au Brexit

Ultralibéral en économie et en même temps défenseur farouche des libertés publiques, le nouveau « ministre chargé de la sortie de l’UE » serait qualifié de « libertarien » aux Etats-Unis.

Un long article, publié le 11 juillet sur le site ConservativeHome, détaille sa stratégie de rupture avec l’UE et présente le Brexit comme une excellente opportunité pour « construire [notre] place dans le monde », une expression reprise depuis lors par Mme May. Il promet « des effets bénéfiques » sur l’économie britannique, « avant même le départ formel de l’UE », qu’il prévoit autour de décembre 2018.

David Davis critique le type de croissance dont profite actuellement l’économie britannique, basée, selon lui, sur une faible productivité, des bas salaires et le recours à une « immigration de masse incontrôlée ». Il estime que le Brexit offre la possibilité d’une réorientation vers une « stratégie de croissance tirée par les exportations », grâce à des traités de libre-échange beaucoup plus rapidement conclus qu’à travers l’UE.

Il estime que de tels traités peuvent être signés d’ici un à deux ans avec les Etats-Unis, l’Australie, la Chine et l’Inde. L’attractivité du Royaume-Uni serait assurée par une nouvelle baisse (à 15 %) de l’impôt sur les sociétés.

Lire aussi :   Après le vote en faveur du Brexit, Londres veut baisser l’impôt sur les sociétés

Le nouveau ministre du Brexit estime que l’UE va continuer d’offrir à Londres un libre accès à son marché unique sans droits de douane, car c’est, selon lui, son intérêt. « Une fois que les pays européens auront compris que nous resterons fermes sur le contrôle de nos frontières, ils voudront discuter, dans leur propre intérêt », écrit-il. M. Davis reste cependant muet sur la question du maintien de la libre circulation des personnes, corollaire de l’accès au marché unique.

Pourfendeur des lois « liberticides »

Selon le nouveau ministre, le Royaume-Uni devrait enclencher l’article 50 du traité de Lisbonne, qui formalise le début des négociations de sortie, « avant ou dans le courant de l’année prochaine ».

Dans une autre déclaration, faite en mai, il plaidait pour une stratégie de Brexit centrée sur la recherche d’un accord avec Berlin et non Bruxelles. Theresa May pourrait donc tenter de constituer un axe avec la chancelière allemande, Angela Merkel, à laquelle elle est souvent comparée.

Lire aussi :   Après les félicitations, les dirigeants européens rappellent à Mme May les conséquences du Brexit

La réputation de bagarreur de M. Davis remonte aux années Blair et Brown, qu’il a passées comme ministre de l’intérieur du cabinet fantôme conservateur (opposition), de 2003 à 2008. Pourfendeur des lois « liberticides » votées par le Labour après les attentats terroristes de New York et de Londres, il s’élevait contre « l’érosion des libertés », tonnant contre la loi étendant la durée de la garde à vue en matière de terrorisme et – avec succès finalement – contre l’instauration de cartes d’identité. Ce qui ne l’a pas empêché, par ailleurs, de se prononcer en faveur du rétablissement de la peine de mort.

En 2008, il va jusqu’à démissionner de son mandat de député de Haltemprice and Howden (Yorkshire, nord de l’Angleterre) pour protester contre les atteintes aux libertés publiques, provoquant une élection partielle où il est réélu.

Parcours atypique chez les tories

Né dans un milieu modeste, élevé dans un logement social par une mère seule, David Davis tranche dans le milieu des barons tories. Elève moyen, il n’a poursuivi des études supérieures (à Warwick, Londres, puis Harvard) qu’après s’être engagé dans les forces spéciales de l’armée et en avoir obtenu une bourse. Il a été cadre du groupe britannique agroalimentaire Tate & Lyle pendant vingt ans avant de commencer une carrière politique.

En 2005, il était le favori pour l’élection à la tête du Parti conservateur, mais avait été battu par David Cameron. Ce dernier lui avait alors proposé d’entrer dans son gouvernement, ce qu’il avait refusé.

Sa défense des libertés publiques ne s’est pas arrêtée avec l’arrivée au pouvoir de son rival en 2010. Il a en particulier bataillé contre le projet de loi de surveillance d’Internet défendu par la ministre de l’intérieur de l’époque… Theresa May.

Critique à l’égard du fonctionnement de la Cour européenne des droits de l’homme (CEDH), il est cependant opposé à la rupture du Royaume-Uni avec la juridiction de Strasbourg, relevant que le départ de Londres serait un encouragement pour les pays qui enfreignent les droits de l’homme.

Est-ce pour cette raison que Theresa May, qui s’était déclarée favorable à un divorce avec la CEDH, a fait volte-face sur ce sujet voici quelques jours, lorsqu’elle a brigué le poste de premier ministre ? Toujours est-il qu’elle a obtenu le soutien de M. Davis. Il se trouve aujourd’hui récompensé par l’attribution d’une mission de confiance à hautes responsabilités et à hauts risques, au cœur du cyclone du Brexit.

 Philippe Bernard (Londres, correspondant)

Correspondant au Royaume-Uni

 http:lemonde.fr/europe/article/2016/07/14/david-davis-un-europhobe-libertarien-pour-gerer-le-brexit_4969468_3214.html
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REAZIONE:UN LIBERALE PURO E DURO TARGATO UKIP GUIDERA IL BREXIT.
NON NEGOZIERA L’USCITA CON L’UE MA CON(CONTRO?)LA GERMANIA.E LA MERCKEL SI ALLINIERA CON MAY(GIA QUESTO ANNO MI RACCOMANDO).

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19 LUGLIO 2016:HOLLANDE E LA CRONACA DELLE MORTE ANNUNCIATE

lemonde.fr

 Antiterrorisme : l’exécutif défend son bilan face aux accusations de Nicolas Sarkozy

LE MONDE | 17.07.2016 à 20h55,Mis à jour le 18.07.2016 à 09h17 | Par Matthieu GoarLe premier ministre et le ministre de l’intérieur ont publié un communiqué commun revenant sur l’action du gouvernement contre le terrorisme.

Le premier ministre et le ministre de l’intérieur ont publié un communiqué commun revenant sur l’action du gouvernement contre le terrorisme. PHILIPPE WOJAZER / REUTERS

Trois jours après l’attentat de Nice, commis un 14-Juillet, jour de la fête nationale et de l’unité du pays, la discorde politique s’amplifie. « Tout ce qui devait être fait depuis dix-huit mois n’a pas été fait », a martelé Nicolas Sarkozy sur le plateau du journal télévisé de TF1 dimanche soir 17 juillet.

Sur un ton martial – il a évoqué une « guerre totale » –, le président des Républicains s’en est pris aux discours qui évoquent la fragilité psychiatrique de l’auteur de l’attentat de Nice. « Il faut arrêter de dire que c’est un déséquilibré, il faut nommer l’ennemi et le combattre », s’est-il agacé. L’ancien président de la République a énuméré les mesures qu’il lui semblait nécessaire de prendre : ouvrir de centres de déradicalisation, « mettre à la porte » les personnes fichées « S » d’origine étrangère, équiper les fichés « S » « qui présentent un risque de radicalisation » d’un bracelet électronique ou les placer en centre de rétention.

Il a également estimé que les préfets devaient pouvoir prendre la décision de fermer des lieux de cultes musulmans ayant des liens avec l’idéologie salafiste et de pouvoir en expulser les imams. Enfin, il en a appelé à l’intervention au sol des voisins de l’Irak et de la Syrie « alliés » de la France, tout en appelant à l’alliance avec la Russie.

Lire aussi :   Le profil inédit de Mohamed Lahouaiej Bouhlel, auteur de l’attentat de Nice

« Aucun gouvernement n’a fait autant »

Face aux critiques, le gouvernement fait front. Manuel Valls et Bernard Cazeneuve ont publié un long communiqué commun dimanche. « Aucun gouvernement n’a fait autant jusqu’à présent pour lutter contre le terrorisme », dit le texte, rappelant « la nécessité de l’unité nationale ».

Le communiqué revient également en détail sur les mesures prises depuis l’arrivée de la gauche au pouvoir, citant, entre autres, une augmentation des effectifs policiers, « un nouveau schéma national d’intervention des forces sur l’ensemble du territoire », la réforme des services de renseignement ou encore les trois lois antiterroristes « adoptées au cours de quinquennat ».

Le premier ministre était déjà monté au créneau, dimanche 17 juillet, dans une interview au Journal du dimanche. « Certains politiques irresponsables disent que cet attentat était évitable. Mais le risque zéro n’existe pas. Dire le contraire, c’est mentir aux Français », dénonce le premier ministre, avant d’estimer que « la réponse à l’Etat islamique ne peut pas être une “trumpisation des esprits. »

Lire aussi : Après Nice, Valls répond aux critiques et dénonce la « Trumpisation » des esprits

Dans cet entretien, M. Valls critiquait plus précisément « l’attitude de Christian Estrosi », ancien maire (Les Républicains) de Nice et actuel président du conseil régional de Provence-Alpes-Côte d’Azur – qui s’était emporté, vendredi soir, contre le manque de policiers déployés à Nice lors du feu d’artifice, et les récentes déclarations d’Alain Juppé qui, dès le 15 juillet, avait écrit qu’« aucun fatalisme ni aucune naïveté ne peuvent être tolérés ». « Si certains dans l’opposition s’y refusent, si même ceux qui étaient considérés comme modérés participent à cette dérive démagogique, c’est très grave », répond le premier ministre.

Pas sûr pourtant que cette réaction suffise à calmer les critiques de la droite. « Le peuple n’est pas dans l’unité nationale. Le gouvernement ne peut pas s’en sortir pour la troisième fois à bon compte en ayant tous les politiques autour de lui », a répété M. Estrosi au Point, dimanche. Le même jour, le maire de Bordeaux et candidat à la primaire de la droite a assumé sa position dans une interview au Parisien : « Le fatalisme n’est pas une politique. »

Alain Juppé muscle ses attaques

« Les Français ont bien conscience que l’unité nationale n’est indispensable que si elle est efficace, analyse Eric Ciotti, député des Alpes-Maritimes et proche de Nicolas Sarkozy. Or les Français sont en colère. Ils ne voient pas en François Hollande un chef de guerre. Le triptyque “émotion-communication-banalisation” a vécu, et nous avons besoin d’un réarmement juridique, militaire et moral. »

L’approche de la primaire à droite, à la fin de novembre, et de la présidentielle de 2017 entraîne une surenchère entre les différents ténors de la droite. Chacun veut être le porte-parole de la « colère » des Français et rassurer les citoyens en vue des échéances électorales. Alain Juppé n’a pas changé d’idées depuis la publication de son livre Pour un Etat fort (éd. JC Lattès, 250 p.) en janvier, dans lequel il se prononce pour un renforcement du renseignement territorial et le développement d’une force de renseignement pénitentiaire. Mais l’ancien premier ministre a été prompt à réagir en diffusant un communiqué offensif dès vendredi 15 juillet.

Un changement d’habitude pour un candidat qui n’aime pas réagir en étant brusqué par l’actualité. En musclant et en répétant ses attaques contre le gouvernement, le maire de Bordeaux s’est placé de lui-même au centre de la tempête politique. A l’approche de la primaire des 20 et 27 novembre, le candidat ne veut pas se laisser déborder par son principal adversaire, Nicolas Sarkozy, qui remonte dans les sondages. « Nous ne serons jamais dans la surenchère, mais il y a une forme de fatalisme qui heurte les Français », explique Gilles Boyer, le directeur de campagne de M. Juppé.

Durcir l’état d’urgence

L’ancien chef de l’Etat devrait lui aussi être très actif dans les prochains jours, en se posant en principal opposant au gouvernement. Après ses déclarations très acerbes de dimanche soir, M. Sarkozy réunira un bureau politique de son parti, lundi 18 juillet. En visite à Berlin, M. Juppé n’y assistera pas.

Puis, il recevra les parlementaires LR au siège du parti, mardi matin. Plusieurs députés proches – Eric Ciotti, Guillaume Larrivé (Yonne) et Georges Fenech (Rhône) – devraient une nouvelle fois déposer des amendements lors du débat sur la prolongation de l’état d’urgence, en réactivant des idées déjà amenées dans le débat après les attentats de novembre 2015 et le double meurtre de Magnanville (Yvelines), le 13 juin : la rétention administrative des individus qui constituent une menace pour la sécurité de l’Etat, la fermeture des lieux de culte salafistes ou encore la suppression de tout aménagement de peine pour les individus condamnés pour des faits de terrorisme.

« L’état d’urgence ne doit plus être virtuel. Le nouveau clivage a lieu entre ceux qui sommeillent et ceux qui sont conscients que nous sommes en état de guerre, tranche M. Larrivé. Et le gouvernement devrait parfois nous écouter. En ces temps de guerre, il faut refuser le faux unanimisme car le débat démocratique a un sens – en 14-18, Clemenceau débattait à la Chambre des députés – et rejeter l’improvisation et les polémiques politiciennes. Nous sommes un parti de gouvernement qui fait des propositions réalistes. »

Concurrence avec le FN

Une façon de dénoncer les prises de position de Marine Le Pen, qui a une nouvelle fois réactivé sa critique d’un prétendu « système ». « Une telle crise doit nous amener à dire : Hollande, Valls, Cazeneuve, Sarkozy et consorts, plus jamais ça, plus jamais eux », a déclaré, samedi 16 juillet, la présidente du Front national.

Au milieu de ces événements tragiques, les deux partis n’oublient pas qu’ils seront en concurrence en 2017. La montée du FN dans les Alpes-Maritimes, un bastion de la droite républicaine, inquiète depuis plusieurs mois l’état-major du parti LR, qui craint que cet attentat à Nice ne renforce encore la poussée frontiste. Cette donnée explique aussi les positions de plus en plus radicales de l’opposition, coincée entre un exécutif à la manœuvre et un FN antisystème.

« La prochaine élection présidentielle se jouera sur la façon de protéger les Français, et l’homme le mieux placé pour être un chef de guerre. Cette question sera essentielle, bien avant celle du chômage », conclut M. Ciotti. Plus l’échéance présidentielle se rapprochera, plus la droite confortera cette stratégie en ne laissant aucun répit à l’exécutif. Quitte à piétiner l’unité nationale.

Lire aussi :   Qu’est-ce qu’un deuil national ?

  • Seuls 33 % des Français font confiance au gouvernement face au terrorisme Un sondage IFOP publié par Le Figaro, lundi 18 juillet et réalisé au lendemain de l’attaque qui a fait 84 morts à Nice, le 14 juillet, montre que ce nouvel événement a eu un effet inédit sur l’opinion. Après les attentats de janvier 2015, les personnes interrogées étaient encore 51 % à se déclarer confiantes, un chiffre resté stable après le 13 novembre 2015, à 50 %.

http:lemonde.fr/election-presidentielle-2017/article/2016/07/17/apres-l-attentat-de-nice-et-a-l-approche-de-la-primaire-sarkozy-et-juppe-jouent-la-surenchere_4970917_4854003.html

REAZIONE:L’INADEGUATEZZA DI HOLLANDE NEL COMBATTIMENTO AL TERRORISMO L’HO ANNUNCIATO GIA IN QUESTE PAGINE,E’ POSSIBILE CHE LA FRANCIA ABBIA CONTINUATO A DORMIRE?E’ LA STESSA INADEGUATEZZA DI OBAMA.

LA RISPOSTA ALLO STATO ISLAMICO NON PUO ESSERE UNA TRUMPISAZIONE DEGLI SPIRITI?FORSE MA IL FATALISMO SA DI CONNIVENZA CON IL TERRORISMO TANTO COME LA POSIZIONE ANTI-SISTEMA DELLA LE PEN.

LA DIFESA NAZIONALE CONTRO IL TERRORISMO NON DEVE ESSERE UNA POLITICA PARTITISTICA:NON A CASO TRUMP HA VINTO LA NOMINATION CORRENDO AL DI FUORI DELLA PARTITOCRAZIA,ANCHE DI QUELLA REPUBBLICANA,E NON A CASO BUSH HA VINTO LA SECONDA PRESIDENZA AL DI LA DELLA SUA DISTRUZIONE DEI PARADIGMI TRADIZIONALI DELL’AMERICA,E CIOE’ LA LIBERTA,LA PRIVACY,I DIRITI INDIVIDUALI,ECC.FORSE TRUMP E BUSH NON HANNO AVUTO L’UNANIMITA DEI POLITICI MA SI QUELLA DEL POPOLO.E ANCHE QUESTO CI INSEGNA IL BREXIT:QUESTO NON HA AVUTO L’UNANIMITA DEL SISTEMA POLITICO CHE DALTRONDE ERA MAGGIORITARIO A RIMANERE NELL’UE (CHE SI TROVA ANCORA PERPLESSO,INCREDULO,RESISTENTE AD ACETTARE IL RISULTATO DELLE URNE) MA HA AVUTO L’UNANIMITA DEL POPOLO.RIDETE ORA DI FARAGE.

IN CONCLUSIONE LA RISPOSTA ALLO STATO ISLAMICO DEVE ESSERE POLITICA SI,SENZA DUBBIO,MA AL DI SOPRA DELLA POLITICA PARTITISTICA ANCHE SE NON INVOCHI ALL’UNANIMITA.

20 LUGLIO 2016:BREXIT,MAY NUCLEARE CORBYN INADEGUATO

-SU LA STAMPA:

May vince al debutto sui cocci del Labour: sì al deterrente nucleare
 
AFP

Il primo ministro britannico, Theresa May

 
 
   
18/07/2016
umberto bacchi

Theresa May vince al debutto sulle macerie del partito laburista. La nuova Lady di ferro sceglie la sicurezza nazionale del Regno Unito post-Brexit come tema per la prima in parlamento da primo ministro e porta a casa la partita. Sul tavolo dei Commons c’è il rinnovamento del controverso deterrente nucleare Trident. Il voto è una patata bollente per il partito laburista, già dilaniato da un’insurrezione interna.

Il leader asserragliato, Jeremy Corbyn, è un convinto pacifista, sostenitore della campagna anti-nucleare. I suoi detrattori – moderati nostalgici di Tony Blair – spingono per il rinnovo dell’arsenale. Il partito, diviso, lascia libertà di voto. Risultato: vittoria scontata dei Tories che rende la posizione di Corbyn ancor più precaria dopo la sfiducia incassata a giugno.

«Non possiamo dimettere il nostro sommo strumento di difesa a causa di un idealismo malriposto», ha detto May in una stoccata al rivale, ritenuto da parte del suo stesso partito un leader inadeguato. Il primo ministro invece si propone subito come guida forte capace di portare la Gran Bretagna fuori dall’incertezza del dopo Brexit, vincendo un voto emblematico dell’aspirazione Britannica di rimanere una temuta potenza mondiale anche fuori dall’Europa.

«Il punto di un deterrente è che i nostri nemici sappiano che siamo preparati a usarlo» ha detto dando risposta affermativa a un parlamentare che le chiedeva se fosse pronta a premere il bottone uccidendo «100.000 uomini donne e bambini innocenti». Il programma di modernizzazione prevede la sostituzione di quattro sottomarini nucleari commissionati da Margaret Thatcher negli anni ’80 e stazionati in Scozia, che diverranno desueti entro il 2030. Uno dei sommergibili rimane costantemente al largo pronto a lanciare in caso Londra sia colpita da un attacco nucleare.

Costo del rinnovo: 31 miliardi di sterline. Troppi per gli oppositori che ritengono Trident un reperto della guerra fredda, desueto, nonostante la rinnovata aggressività della Russia di Putin, e inutile contro la nuova minaccia terrorista. Tra i contrari c’era anche la premier scozzese pro-UE Nicola Sturgeon, che avrebbe voluto tenere i sottomarini e l’indotto ma senza le testate invise alla popolazione locale. Per ora la battaglia l’ha vinta May.

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http:lastampa.it/2016/07/18/esteri/may-vince-al-debutto-sui-cocci-del-labour-s-al-deterrente-nucleare-YxfsPyCLgmdSIg8kYd9x3J/pagina.html

21 LUGLIO 2016:TRUMP VS HILLARY,”ALTO TRADIMENTO”

-SU LA REPUBBLICA:

“Hillary da fucilare”, bufera sul consigliere di Trump Al Baldasaro

Imbarazzo del tycoon, aperta indagine. Clinton replica: “Si alimenta odio”

"Hillary da fucilare", bufera sul consigliere di Trump Al Baldasaro

E’ BUFERA su uno dei più stretti consiglieri della campagna di Donald Trump. A scatenare il finimondo le parole shock di Al Baldasaro allo show radiofonico di Jeff Kuhner, per il quale Hillary Clinton “dovrebbe essere portata davanti a un plotone di esecuzione e fucilata per alto tradimento”. “Sono un veterano che ha combattuto e partecipato alle operazioni ‘Desert Shield’ e ‘Desert Storm’ in Iraq e sono anche un padre che ha mandato un figlio in guerra, in Iraq, come tecnico di elicotteri nel corpo dei Marine”, ha detto Baldasaro, membro dell’assemblea parlamentare del New Hampshire. “Hillary per me è come la Jane Fonda del Vietnam”, ha quindi proseguito, riferendosi alle accuse mosse a suo tempo all’attrice di parteggiare per il nemico e di avere posizioni anti-americane.

Usa 2016, “Hillary da fucilare”: bufera su Al Baldasaro, consigliere di Trump

Hillary, ha aggiunto Baldasaro, “è una disgrazia per le bugie che ha detto alle madri i cui figli sono stati uccisi a Bengasi. Tutto mi disgusta di lei, dovrebbe essere messa lungo una linea di tiro e giustiziata per tradimento”. Grande l’imbarazzo nell’entourage del candidato alla Casa Bianca fresco di nomination, con la sua campagna che di fatto prende le distanze. Anche perchè Robert Hoback, portavoce del Secret Service – il corpo che vigila sulla incolumità non solo dei presidenti ma anche dei candidati alla presidenza – ha assicurato che l’agenzia condurrà le indagini del caso. Un’inchiesta è stata già aperta.

Intanto Hillary reagisce alle durissime parole nei suoi confronti, la goccia che fa traboccare il vaso dopo gli attacchi e gli insulti a lei rivolti da quando è iniziata  la convention repubblicana. “La costante escalation di retorica offensiva da parte di Trump rischia di alimentare tra i repubblicani quel tipo d’odio che da tempo era stato relegato ai margini della politica americana”, afferma la campagna della ex first lady.
“Questa settimana alla convention repubblicana – si aggiunge – si assiste a un chiaro rafforzamento di questo pericoloso fenomeno”. E gli slogan più gettonati di Cleveland – soprattutto dopo le durissime parole pronunciate dal palco dall’ex sindaco di New York Rudi Giuliani, dal governatore del New jersey Chris Christie, ma anche da Donald Trump Jr, sono diventati sicuramente due: “Hillary for prison” e “Lock her up”, mettetela in galera.

http:repubblica.it/esteri/elezioni-usa/primarie2016/2016/07/21/news/_hillary_da_fucilare_bufera_sul_consigliere_di_trump_al_baldasaro-144535383/?ref=HREA-1
REAZIONE:VA PIANO,E’ TROPPO
21 LUGLIO 2016:BREXIT,UN PO’ TARDI

-TITOLARE  SU GOOGLE NEWS:

Editoriale

Londra rinuncia alla presdenza di turno dell’UE

La Stampa  – ‎19 ore fa‎
Il Regno Unito ha rinunciato alla presidenza di turno dell’Unione Europea, che sarebbe spettata a Londra nel secondo semestre del 2017. Lo fa sapere l’ufficio del primo ministro Theresa May, la quale ha informato ieri della sua decisione il presidente
-NOTA COMPLETA SU LA STAMPA:
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May incontra Merkel: “Non abbandoniamo gli amici europei”
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La premier britannica a Berlino per parlare con la cancelliera tedesca: «Bene che il nuovo governo si presenti con le idee chiare, è nel nostro interesse»
AFP

Theresa May durante l’incontro con Angela Merkel

20/07/2016

«Non vogliamo abbandonare i nostri amici europei». A parlare è il nuovo premier britannico Theresa May, arrivata a Berlino per incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel e discutere dell’uscita dall’Ue: «Brexit significa Brexit», ha ribadito la May, ma devono comunque essere mantenute salde relazioni coi Paesi Ue. «È normale che un nuovo governo pensi a quali siano i propri interessi – ha risposto la Merkel -, ed è nostro interesse che la Gran Bretagna si chiarisca e si presenti con idee chiare. Una buona preparazione è nell’interesse dell’Ue».

In ogni caso il Regno Unito non chiederà formalmente di lasciare l’Unione Europea «prima della fine del 2016», come ha ricordato la May, sottolineando che il suo Paese ha bisogno di tempo per prepararsi ai negoziati di fuoriuscita dall’Ue. Spetta però alla Gran Bretagna, ha replicato Merkel, «definire i propri futuri rapporti con l’Unione», e in sede di trattative ambedue le parti «tuteleranno i rispettivi interessi».

L’incontro tra le due donne al potere arriva dopo la rinuncia della Gran Bretagna alla presidenza di turno dell’Unione Europea, che sarebbe spettata a Londra nel secondo semestre del 2017. Secondo le prime indiscrezioni, il turno potrebbe essere coperto dal Belgio. Le regole europee stabiliscono una turnazione semestrale per il ruolo di coordinatore dell’Unione secondo un ordine alfabetico corretto per garantire un’alternanza tra grandi e piccoli Paesi. Attualmente la presidenza è della Slovacchia.

Leggi anche – Ma lo strappo può essere un’opportunità (di Frans Timmermans)

Alcuni diritti riservati.
http:lastampa.it/2016/07/20/esteri/londra-rinuncia-al-turno-di-presidenza-ue-jgwQZHYy4MbX8G3cYZMCLI/pagina.html
 
21 LUGLIO 2016:”DOPO DI ME IL DILUVIO”,BERLUSCONI
-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:
 
L’ANNUNCIO
Parisi: a settembre convention per un nuovo centrodestra
«No al referendum»

Dopo la sconfitta di misura alle elezioni a Milano,
Mr Chili annuncia così, il suo ingresso sulla scena nazionale

REAZIONE:NIENTE REFERENDUM,BERLUSCONI NON VUOLE UN RENZI LEGITTIMATO DEMOCRTICAMENTE.PEDERA IL REFERENDUM,LO DICONO I  SONDAGGI,LO DICE IL BUON DISCERNIMENTO,LO FA SOSPETTARE GLI INTENTI DI ULTIMO MOMENTO PER CERCARE ALIBI CHE LO POSTICIPINO,MA BERLUSCONI,RIPROPOSTO IN CONVALESCENZA DOPO IL DISASTRO DELLE COMUNALI CHE HA QUASI FATTO SCOMPARIRE IL CENTRODESTRA DA NCD A LEGA PASSANDO PER FI,E ANNIENTATO IL PD,NON ACETTA CHE  A RENZI IL “NON ELETTO” VENGA DATA UNA USCITA DI SCENA DA “DEMOCRATA”.LUI VUOLE RESTARE L’ULTIMO PREMIER ELETTO DIRETTAMENTE DAL VOTO DEMOCRATICO.QUELLO DEL TITOLO.

PURTROPPO STA ANCORA A VEDERSI IL DESTINO POLITICO DI BERLUSCONI VISTO CHE NON SAPPIAMO SE SARA  IN CONDIZIONI PSICO-FISICHE DI PARTECIPARE ATTIVAMENTE IN POLITICA.DOPO L’USCITA DEL SAN RAFFAELE NON ABBIAMO ALTRE PROVE DOCUMENTALI DELLA SUA ATTIVITA POLITICA.NON SI LO HA PIU VISTO.

21 LUGLIO 2016:VENTI MARZIALI

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Nizza, accusa al governo sulla sicurezza: "Solo un'auto all'ingresso della Promenade"

Foto di Libération: solo un’auto della polizia municipale a presidiare la Promenade

Nizza, accusa al governo sulla sicurezza:”Solo un’auto all’ingresso della Promenade”
Libération: premier e ministro dell’Interno hanno mentito
non c’erano mezzi della polizia nazionale la notte della strage

Mattarella accoglie salme video/ Donna di Cuneo, ritorno in forma privata

dai nostri inviati C. BONINI e A. GINORI e di K. RICCARDI, G. FOSCHINI

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Convention repubblicana, Rampini: Per Donald Trump la Nato è un optional
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22 LUGLIO 2016:”LA MAI VISTA”,LEALTA ISTITUZIONALE DEL DOTTORE ROSSI
 
-SU LA REPUBBLICA:
 
Banca Etruria: Csm archivia su Rossi. E scoppia la polemica

Nella delibera, che ha ottenuto 11 voti favorevoli, 9 astensioni e un voto contrario, si legge che non ci sono elementi “per sostenere un rapporto di conoscenza con il ministro Maria Elena Boschi tale da mettere in discussione il profilo dell’imparzialità del magistrato”

 

21 luglio 2016

ROMA – Il Csm archivia la pratica sulla vicenda del procuratore di Arezzo Roberto Rossi, titolare dell’inchiesta su Banca Etruria, finito all’attenzione della prima commissione per un incarico di consulenza a Palazzo Chigi. E scoppia la polemica.

Nella delibera, votata dal plenum del Csm, che ha ottenuto 11 voti favorevoli, 9 astensioni e un voto contrario, si prevede l’archiviazione della pratica e la trasmissione di copia degli atti al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione.

L’approvazione di un emendamento che ha cancellato la scelta di inserire gli atti nel fascicolo del magistrato ha spinto i relatori, con l’intero gruppo di Area, ad astenersi sulla delibera.

“Non ci sono elementi per sostenere un rapporto di conoscenza tra il dottor Rossi con il ministro Maria Elena Boschi, tale da mettere in discussioneil profilo dell’imparzialità e dell’indipendenza del magistrato nella trattazione di vicende processuali che potenzialmente potrebbero coinvolgere parenti del citato ministro”, si legge in uno dei passaggi della delibera di archiviazione.

http:repubblica.it/economia/2016/07/21/news/banca_etruria_csm_archivia_su_rossi_e_scoppia_la_polemica-144591255/?ref=HREC1-22
REAZIONE:LA BOSCHI?MAI VISTA
SIN DALL’INIZIO HO SOSTENUTO CHE LE ACCUSE CONTRO ROSSI ERANO UNA MANOVRA DI BERLUSCONI PER OSTACOLIZZARE LA GIUSTIZIA E QUESTA SENTENZA A LUGLIO MI DA RAGIONE.
https://www.youtube.com/watch?v=O2Xtq_0T38w

23 LUGLIO 2016:FANTAPOLITICA BERLUSCONIANA

-SU LA REPUBBLICA:

Forza Italia, Berlusconi ai ‘colonnelli’ del partito: avanti con Parisi e ‘no’ al referendum

Silvio Berlusconi e Stefano Parisi

Primo vertice ad Arcore dopo l’intervento al cuore dell’ex Cav. Che va oltre i malumori della vecchia guardia programmando il rilancio sul coinvolgimento del manager che a Milano ha ricompattato il “popolo del centrodestra, che è maggioranza del Paese” nella sfida a Beppe Sala

di ANDREA CARUGATI

22 luglio 2016

MILANO – Il primo vertice di Forza Italia con Berlusconi, dopo l’operazione al cuore di metà giugno. L’ex Cavaliere torna alla politica attiva e riceve a pranzo ad Arcore lo stato maggiore del partito, in fibrillazione dopo l’intervista in cui Stefano Parisi ha annunciato di voler scendere in campo per riunificare il centrodestra. I colonnelli di Forza Italia – tra gli invitati, oltre ai capigruppo Romani a Brunetta, anche Gelmini, Bernini, Matteoli, Toti, Carfagna, Gasparri e i consiglieri di Berlusconi, Nicolò Ghedini e Valentino Valentini – sentono odore di rottamazione e non è un caso che nel progetto del candidato sindaco di Milano ci sia anche un rinnovo della classe dirigente, ipotesi sostenuta da Berlusconi. A Villa San Martino, dunque, non va in scena solo un pranzo in cui i fedelissimi riabbracciano il presidente in convalescenza. E’ invece occasione di scontro duro, perché in gioco c’è il futuro del partito.

Al termine del confronto, una nota conferma le indiscrezioni e la volontà di Berlusconi di andare oltre i malumori della vecchia guardia che, ufficialmente, “condivide”. Il rilancio di Forza Italia, dunque, passerà per il coinvolgimento di Stefano Parisi, il manager prestato alla politica che ha conteso fino all’ultimo la poltrona di sindaco di Milano a Beppe Sala, uscito sconfitto al ballottaggio ma oggi titolare di un credito importante. Mentre l’iniziativa politica attorno alla quale ricompattare Forza Italia e riconnetterla con il suo elettorato di riferimento sarà la campagna per il “no” al referendum di ottobre sulle riforme costituzionali del governo Renzi.

“Nel corso della riunione di oggi – si legge nel comunicato – il presidente Silvio Berlusconi ha posto con forza la necessità di rilanciare l’azione politica di Forza Italia, per riannodare i fili del dialogo con quel popolo di centrodestra che continua a essere maggioranza nel Paese. I partecipanti all’incontro hanno condiviso l’intento del presidente Berlusconi di rafforzare l’organizzazione del partito e di rilanciare l’iniziativa politica, a cominciare dal referendum di ottobre per garantire una netta affermazione del ‘no’. Tutto questo – prosegue la nota – anche attraverso l’apertura al contributo di chi intende condividere questo percorso politico a cominciare dai protagonisti delle recenti elezioni amministrative come Stefano Parisi”.

Parisi ad Arcore non c’era. Perché “io non sono di Forza Italia”, aveva messo in chiaro intervenendo a Omnibus, aggiungendo: “Non voglio prendere il posto di Berlusconi, solo dare una mano”. Non è certo la prima volta che Berlusconi lascia intendere a un possibile delfino di puntare su di lui. Era già successo con Alfano che, non a caso, in un’intervista in cui conferma stima per Parisi e apre al dialogo con un centrodestra non a trazione leghista, offre al manager un suggerimento: “Sono un profondo conoscitore delle dinamiche successorie da quelle parti, e porto ancora numerose cicatrici sul mio corpo. Credo che non lo attendano tappeti rossi”:

Proprio così. Giovedì, dopo l’intervista di Parisi, durante una riunione dei senatori forzisti a palazzo Madama sono volate le urla. Brunetta: “Stefano è un amico, ma in politica l’Opa non esiste”. Il governatore della Liguria Giovanni Toti accelera sui piani di scissione, e parteciperà sabato in Toscana a un incontro organizzato da Giorgia Meloni per il ‘no’ al referendum. Della partita anche Matteo Salvini, che continua a vedere nelle primarie il metodo migliore per scegliere il leader del centrodestra e a Repubblica spiega che “quello di Parisi a Milano è stato un modello perdente”.

A molti forzisti non è piaciuto il riferimento di Parisi al fatto che Renzi possa restare premier anche in caso di sconfitta al referendum d’autunno. Vedono dietro queste parole il peso del partito Mediaset, di Confalonieri e Letta, l’incubo di un nuovo patto del Nazareno che possa prolungare la vita del governo. L’ipotesi Parisi, “uomo del fare”, piace invece ai figli dell’ex Cavaliere, a partire da Marina, che spingono il padre a un più deciso passo indietro dalle fatiche della politica. E ha già
ricevuto due endorsment pesanti, quelli di Giuliano Ferrara sul Foglio e di Vittorio Feltri su Libero. “Parisi val bene una messa”, scrive Ferrara. “Di un tipo così c’è bisogno, e se farà quel che promette sarà un progresso per tutti…”.

http:repubblica.it/politica/2016/07/22/news/berlusconi_riunisce_ad_arcore_i_colonnelli_furiosi-144620236/?ref=HREC1-10

REAZIONE:MANCANO LE PROVE DOCUMENTALI SULLO STATO PSICO-FISICO DI BERLUSCONI E LE SUE VERE FORZE PER MANTENERE ATTIVITA SOCIO-POLITICHE COSI INTENSE COMME QUELLE RIFERITE IN QUESTA COSTRUZIONE STAMPA DA MUSEO DI CERA.IL RESTO DELLA NOTA E’ LITERATURA E SPECULAZIONI POLITICHE CAMPATE PER ARIA,SOLO ESPRESSIONI DI DESIDERI.

23 LUGLIO 2016:RUBY TER NON SI FERMA

-NOTA 1 SU GOOGLE NEWS:

askanews.it

Senato respinge uso di intercettazioni Berlusconi. Accuse M5s-Pd

Senato respinge uso di intercettazioni Berlusconi. Accuse M5s-Pd

Roma, 20 lug. (askanews) – L’aula del Senato ha respinto l’uso da parte dell’autorità giudiziaria delle intercettazioni telefoniche tra Silvio Berlusconi e le cosiddette “olgettine”. I voti a favore della richiesta della Giunta per le autorizzazioni a procedere (che si era invece espressa per l’utilizzazione delle intercettazioni) sono stati 120, i contrari 130 e gli astenuti 8. Il voto è stato a scrutinio segreto.

Proteste dai senatori grillini, finiti però nel mirino del Pd che li ha accusati, complice il voto segreto, di essere stati loro ad aver votato per il no all’uso delle intercettazioni salvando così l’ex Cav. “Prove di alleanza in aula tra M5S e destre”, ha detto Andrea Marcucci.

Accuse respinte al mittente e ribaltate dal M5s: “Il Pd con il voto segreto salva Berlusconi e prova a puntellare – ha detto il capogruppo in Senato Stefano Lucidi – la sua sempre più scricchiolante maggioranza. Un modo subdolo, dando la colpa ad altri come già accaduto in altre occasioni, giocato sulla pelle della Giustizia, per provare ad assicurarsi anche un comportamento benevolo da parte dei berlusconiani e del loro potente sistema mediatico nel referendum costituzionale. Il patto del Nazareno è risorto”.

http:askanews.it/politica/senato-respinge-uso-di-intercettazioni-berlusconi-accuse-m5s-pd_711862532.htm

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-NOTA 2 SUL CORRIERE DELLA SERA:

corriere.it

Berlusconi e le intercettazioni negate Perché nel processo non cambia nulla

Luigi Ferrarella

L’ANALISI

Milano, 20 luglio 2016 – 23:20

La decisione del Senato avrà pochi effetti per tre motivi: le conversazioni non saranno distrutte, resta agli atti la voce del premier registrata di nascosto, i pm contano su altro

Iris Berardi e Barbara Guerra

Iris Berardi e Barbara Guerra

E adesso? Adesso la voce di Silvio Berlusconi resta lo stesso agli atti. E in generale cambia poco per l’udienza preliminare (rinvio a giudizio o proscioglimento il prossimo 3 ottobre) del procedimento Ruby ter nel quale la Procura di Milano contesta all’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la corruzione di 30 testi in cambio della loro falsa deposizione sulla prostituzione nelle notti di Arcore. L’inutilizzabilità sancita ieri contro l’allora non indagato parlamentare di 11 sue conversazioni telefoniche, captate tra il 12 aprile 2012 ed il 27 agosto 2012 sulle utenze delle indagate Barbara Guerra (9 volte) e Iris Berardi (2 volte), fa certo perdere ai pm quelle più lampanti su come l’ex premier, «di fronte alle pressanti richieste delle ragazze» delle case e del denaro promessi, «subordinasse queste concordate dazioni all’atteggiamento processuale che avrebbero tenuto le due testi all’epoca costituite parte civili nei suoi confronti»; e «richiedesse esplicitamente a Guerra di convincere» l’amica Iris Berardi «a revocare la costituzione di parte civile a lui pregiudizievole» perché era la ragazza che nel proprio diario accennava a rapporti sessuali da minorenne. Ma ciò sposta poco sul processo, per almeno tre ragioni.

shadow carousel:«Ruby ter», le ragazze delle cene di Arcore

Intercettazioni ancora utilizzabili

Intanto perché per legge (e per l’interpretazione datane nel 2010 dalla Consulta) le intercettazioni inutilizzabili nei confronti di Berlusconi non saranno distrutte ma continueranno a essere usabili contro le ragazze per comprovare (per i pm) la loro condizione di testi corrotte per dire il falso.

La voce dell’ex premier nelle registrazioni

Poi perché, paradossalmente, contro Berlusconi una voce diretta di Berlusconi sarà ancora usabile: quella contenuta nella registrazione che il 20 giugno 2013 Alessandra Sorcinelli e Barbara Guerra fecero di nascosto di una loro aspra telefonata con l’ex premier («Silvio, sono Barbara, io sono stanca di essere presa per il culo! Adesso sono veramente stanca!», e l’ex premier intimorito: «Io adesso ho dato a Spinelli il benestare per darvi i soldi per andare in America! (…) Ho fatto un assegno io ieri di 160.000 euro per pagare i mobili della casa…»). La conversazione, che se fosse stata «intercettazione» (cioè flusso di comunicazione captato tra Berlusconi e Guerra) sarebbe stata anch’essa inutilizzabile, resta invece usabile come fonte di prova in quanto «documento», cioè audio registrato dalla ragazza e sequestrato sul suo telefonino in una perquisizione. La terza ragione è che i pm contano su altri indizi. Come l’agenda di Ruby. Il diario di Berardi. La bozza di lettera a Berlusconi da parte dell’ex fidanzato di Ruby: «Nel 2012 Lei, per non far testimoniare Ruby a dicembre, ci chiese di andare via, così partimmo per il Messico dopo aver visto Maria Rosaria Rossi che ci diede i soldi». O la foto di un sms di Marystell Polanco a un avvocato del Cavaliere (che reagì indignato): «Volevo dirti che siamo molto dispiaciute col dottore xke’ ci chiude le porte (…) Lui ha fatto delle promesse quando ci ha detto di venire da voi a dire le bugie, mi ha usata (…) dirò tutto».

Il nodo dei tempi

Se mai, sul processo può pesare l’ipoteca di tempi e logistica, dopo che il 29 aprile la giudice Laura Marchiondelli, su istanza difensiva di competenza territoriale sulla ricezione dei bonifici di Berlusconi ai testi, ha suddiviso il processo in 7 città: Berlusconi e 23 coimputati a Milano, e poi Berlusconi anche a Monza, Roma, Torino, Pescara, Siena e Treviso con uno o due coimputati per città.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

http:corriere.it/politica/16_luglio_20/berlusconi-intercettazioni-negate-perche-processo-non-cambia-nulla-f6804068-4ebd-11e6-8e8b-1212ced41b8e.shtml

 
REAZIONE:IL PROCESSO PER BUGGIE LEGATI ALL’ATTIVITA DI PROSTITUZIONE DI BERLUSCONI NON SI FERMA.FARA LA STESSA FINE DI BILL CLINTON:PROCESSATO PER BUGGIE.

23 LUGLIO 2016:NAPOLITANO INSISTE CON LA STABILITA
 
-SU GOOGLE NEWS:

Napolitano: possibile revisione Italicum, ma con iniziativa Renzi

Napolitano: possibile revisione Italicum, ma con iniziativa Renzi

Roma, 20 lug. (askanews) – “Una revisione del sistema elettorale credo sia da considerare, nel senso di non puntare a tutti i costi sul ballottaggio, che rischia, nel contesto attuale, di lasciare la direzione del paese a una forza politica di troppo ristretta legittimazione nel voto del primo turno”. Lo afferma Giorgio Napolitano in un’intervista a ‘Il Foglio’, nella quale sollecita maggioranza e opposizione a “ragionare su un percorso condiviso per definire urgentemente un nuovo patto per l’Italia”, articolato “su grandi temi obbligati, sui quali è essenziale che non ci siano contrapposizioni: il ruolo del nostro paese in Europa, un piano per la crescita, l’occupazione, il mezzogiorno; un intervento risoluto e condiviso rispetto al tema della prevenzione del terrorismo e della mobilitazione per sconfiggerlo; una unione di intenti rispetto alla politica dell’immigrazione e dell’asilo”.

L’ex capo dello Stato ricorda che all’inizio dell’anno, “ben prima dei risultati delle amministrative”, invitò il governo “a prestare attenzione alle preoccupazioni espresse da varie parti sulla legge elettorale e sugli equilibri costituzionali. Oggi bisogna essere sinceri e dire che rispetto a quando l’Italicum è stato concepito sono cambiati i tempi. Il tripolarismo, a mio modo di vedere, è oggi una nuova caratterizzazione del nostro sistema politico, e nella frammentazione che è venuta crescendo tutti e tre i poli possono essere competitivi e ambire a raggiungere la guida del governo”.

“Vedo che anche il presidente del Consiglio non ha escluso che vi possa essere una qualche modifica all’Italicum, ma mi sembra riduttivo – sottolinea Napolitano – dire semplicemente che deve essere il Parlamento, e dopo il referendum, a occuparsene. Renzi è premier, certo, ma è anche segretario del Pd, e una modifica della legge, se ci deve essere, non può che avvenire anche in base a un’iniziativa politica che si imperni sui gruppi parlamentari del partito guidato dallo stesso premier”.

http:askanews.it/politica/napolitano-possibile-revisione-italicum-ma-con-iniziativa-renzi_711862460.htm

REAZIONE;COME SI FA A DIRE CHE ESSISTE TRIPOLARISMO QUANDO E’ STATO IL PROPIO M5S A VARARE QUESTO PARLAMENTO?(1)ALTRO CHE ANTI-SISTEMA.

 (1)GRILLO HA PROVATO A SCONFESSARE GI “INFEDELI” CHE HANNO DATO I VOTI A BERSANI MA…….FATTI SONO FATTI E SCONFESSIONE O NO E’ STATO IL SUO PARTITO HA VARARE QUESTO SISTEMA POLITICO.IL PARLAMENTO HA POI SCELTO UN PRESIDENTE DELLE CAMERE,UN PREMIER E UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.INSOMMA IL M5S E’ IL RISPONSABILE MASSIMO DI QUESTO SISTEMA CHE NAPOLITANO SQUALIFICA ORA COME TRIPOLARE.E NON SOLO,UNA FRONDA INTERNA DEL  M5S HA CERCATO DI OSTACOLIZZARE RAGGI SINDACO PERCHE MINACCIA IL SISTEMA CON LA  SUA RIAFFIRMAZIONE DELLO STATO DI FRONTE ALLA CHIESA.
INSOMMA INAMMISIBILE LA STALINIANA PRETESA DI NAPOLITANO CERCANDO DI SALVARE  IL PATTO DEL NAZARENO E PERPETUARE RENZI IN NOME DELLA “GOVERNABILITA”(CHE ALTRO NON E’ CHE AUTORITARISMO E PERSONALISMO),E DELLA STABILITA (CHE ALTRO NON E’ CHE GOLPISMO),MINACCIATI DI UN INESSISTENTE TRIPOLARISMO MALGRADO IL POSIZIONAMENTO ABNORME DI ALCUNI SPIRITI LIBERI DEL M5S CHE SFIDANO L’EXCOMUNIONE DEL PADRONE GRILLO E DEL SISTEMA DA LUI VARATO INSIEME A BERSANI SOTTO LA BENEDIZONE DEI PARRINI NAPOLITANO E BERLUSCONI CHE NON A CASO IN QUESTI GIORNI PROSPETTA SIMILI INTENZIONI PATTISTI E RENZOFILI.
25 LUGLIO 2016:RENZI E LA TORTURA
-SU LA REPUBBLICA:
Tortura: Senato sospende esame ddl. Prescrizione, verso l’accordo
Tortura: Senato sospende esame ddl. Prescrizione, verso l'accordo
L’avvocato della famiglia Cucchi mostra le foto di Stefano al processo di Appello (ansa)La sinistra attacca il premier ritwittando un vecchio post di Renzi nel quale diceva: “Quel che dobbiamo dire, lo diremo in Parlamento”. Lega esulta, protestano Si e M5s. Se il reato fosse stato in vigore, sarebbe stato contestato per l’irruzione della Polizia alla Diaz durante il G8. E nei casi Cucchi, Uva e Aldrovandi
di ALBERTO CUSTODERO
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19 luglio 2016
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ROMA – L’esame del ddl per l’introduzione nell’ordinamento italiano del reato di tortura (in particolare commesso dalle forze dell’ordine), è sospeso fino a data da destinarsi. Mentre sulla prescrizione si delinea l’accordo: stop dopo primo grado. La ripresa dell’esame del disegno di legge tortura era prevista per oggi, ma Lega, Fi e Cor hanno chiesto – e ottenuto dalla conferenza dei capigruppo – la sospensione. Esulta il Carroccio, protestano Si e M5s. Discutendo sul ddl, le forze politiche si sono divise tra chi difende le forze di polizia (come Lega e Fi, secondo cui il reato sarebbe una punizione nei loro confronti, o un intralcio al loro lavoro). E chi, come Si – soprattutto dopo il caso della Diaz di Genova – invoca uno strumento normativo a garanzia della correttezza dell’attività degli uomini in divisa, per punire derive o violenze non giustificate dalla legge o dalle regole di ingaggio. Per riportare il dibattito entro il corretto ambito politico, è intervenuto il capogruppo dem a Palazzo Madama, Luigi Zanda.
Zanda, Pd: “Non è provvedimento contro polizia”. “È un provvedimento che non intendiamo affatto abbandonare – spiega il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda – abbiamo accettato non volentieri la sospensione perché dobbiamo valutare la maggioranza che sostiene questo ddl e auspichiamo sia più larga possibile. Credo esistano spazi”. Per il capogruppo dem “è arrivata l’ora di smetterla con l’argomento secondo il quale questo sarebbe un provvedimento diretto alle forze di polizia. Non è così, il ddl riguarda chiunque. Dobbiamo garantire al nostro Paese che verrà approvato presto, prima della pausa estiva. È un impegno che voglio prendere e che intendo rispettare”, conclude.
La sinistra attacca ritwittando un post di Renzi. La sinistra ha attaccato il premier riportando alla memoria un botta e risposta su twitter tra Renzi, da una parte. E Luca Casarini, leader no-global ai tempi del G8 di Genova, dall’altra. Era l’8 aprile 2015, Casarini, rivolto a Renzi, scrisse: “Noto che per la condanna dell’Italia per tortura alla Diaz non dici nulla, come mai? “Matteo Renzi allora rispose. “Quel che dobbiamo dire lo dobbiamo dire con il resto (testuale, ndr) di tortura in Parlamento. Questa è la risposta di chi rappresenta un Paese”. Fratoianni, ieri, richiamando alla memoria quello scambio Renzi-Casarini, ha chiamato ancora in causa il premier: “Il Senato rinvia su proposta destra, con ok Pd. Renzi: al di là di promesse, non dici niente?”
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Il Senato rinvia su proposta destra e con ok Pd legge

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I casi. Se il reato fosse stato in vigore, sarebbe certamente stato contestato nei casi di Cucchi, Uva e Aldrovandi, tre cittadini morti dopo essere stati arrestati, picchiati e sottoposti a numerose violenze per più giorni da parte delle forze dell’ordine. Ma soprattutto per le violenze alla Diaz durante il G8.
Strasburgo: “Alla Diaz fu tortura”. Quanto compiuto dalle forze dell’ordine italiane nell’irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 “deve essere qualificato come tortura”. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per il pestaggio subìto da uno dei manifestanti (l’autore del ricorso) durante il G8 di Genova , ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura; un vuoto legislativo che ha consentito ai colpevoli di restare impuniti. “Questo risultato – scrivono i giudici – non è imputabile agli indugi o alla negligenza della magistratura, ma alla legislazione penale italiana che non permette di sanzionare gli atti di tortura e di prevenirne altri”.
Mazzetti, Ugl: “Poliziotti esposti a denunce strumentali”. Il segretario nazionale dell’Ugl-Polizia, Valter Mazzetti, commenta positivamente il rinvio del ddl. “Il testo, se non viene emendato – spiega – rischia di esporre i poliziotti a denunce strumentali e, cosa ancor più grave, di far collassare il sistema di sicurezza e prevenzione in Italia. Auspichiamo che la nuova legge sia preceduta dalla definizione di rigidi protocolli operativi per il corretto esercizio della forza”.
Nuovi equilibri politici. Il dibattito sul ddl tortura sta delineando nuovi equilibri politici. Se Matteo Salvini, segretario della Lega, esulta (“Abbiamo bloccato Renzi e il Pd, che avrebbero voluto complicare la vita agli uomini in divisa. Noi stiamo con chi ci difende!”), Angelino Alfano, ministro dell’Interno, e leader di Ncd, non si dispiace. “Molto saggia la decisione del Senato – dice – e non perché siamo contrari alla introduzione del reato, ma perché non possono esserci equivoci sull’uso legittimo della forza da parte delle forze di Polizia”.
Prescrizione verso l’accordo. Stop ai termini di prescrizione dalla pronuncia del dispositivo di condanna in primo grado o dal termine di deposito della sentenza indicato nello stesso. E quanto ai tempi dei processi: diciotto mesi fra il giudizio di primo grado e l’appello, un altro anno e mezzo fra l’appello e la Corte di Cassazione. È questo il punto di caduta a cui si sta lavorando e su cui potrebbero trovare l’accordo al Senato, sulla prescrizione, Pd e Ncd. Non solo: aumento del tempo della prescrizione per alcuni reati contro la Pubblica Amministrazione, fra cui la corruzione, ma non più riformando l’articolo 157 del codice penale perchè il riferimento diventerebbe il 161, che disciplina la sospensione della prescrizione e gli atti che ne interrompono il decorso.
Orlando: “Intesa a portata di mano”. Sulle modifiche della prescrizione, ha ribadito il Guardasigilli, Andrea Orlando, “penso che la discussione sia davvero a buon punto, siamo arrivati nel procinto di una votazione su questo tema e mi pare che la possibilità di arrivare a un’intesa sia davvero a portata di mano”.

http:repubblica.it/politica/2016/07/19/news/tortura_senato_sospende_esame_ddl-144456836/?ref=HRER2-2
25 LUGLIO 2016:RENZI E IL RICICLAGGIO DI DENARO
-CORRIERE DELLA SERA:

corrierefiorentino.corriere.it

Riciclaggio, indagato il cognato del premier Matteo Renzi

Redazione online L'inchiesta

Firenze, 15 luglio 2016 – 13:03

Andrea Conticini

Andrea Conti FIRENZE – Il cognato del premier Matteo Renzi, Andrea Conticini, (marito della sorella di Renzi, Matilde) è indagato per riciclaggio dalla procura di Firenze. A dare la notizia il quotidiano La Nazione. Conticini sarebbe sotto inchiesta insieme ai suoi fratelli, il gemello Luca e il più grande, Alessandro, indagati per appropriazione indebita. La Banca d’Italia ha segnalato il movimento sospetto alla procura. Nei giorni scorsi ci sono state perquisizioni e sequestri della Guardia di Finanza in casa dei tre fratelli. Sulla vicenda la procura mantiene un assoluto riserbo. È invece intervenuto l’avvocato Federico Bagattini, uno dei legali dei fratelli Conticini: «Contestiamo le accuse» ha dichiarato.

L''inchiesta I pm fiorentini Luca Turco e Giuseppina Mione indagano «su una triangolazione di denaro che sarebbe transitato da organizzazioni umanitarie come l’Unicef (Alessandro Conticini in passato è stato il direttore, ad Addis Abeba, in Etiopia) o la Operation Usa (un’altra associazione no profit che si occupa di sostegno ai popoli di Paesi in via di sviluppo colpiti da epidemie o tragedie), verso la “Play Therapy Africa Limited” diretta dallo stesso Alessandro Conticini». Da questa associazione poi, i soldi sarebbero stati stornati sui conti personali di Alessandro, «in assenza di idonea causale» secondo quanto ipotizzato dai pm. La Nazione scrive ancora: «Queste cifre verrebbero «affidate» da Alessandro e Luca al terzo fratello, Andrea, appunto. Il cognato del premier Renzi, per conto dei fratelli, con questo denaro «umanitario» avrebbe acquistato quote di una società. Soldi che i magistrati fiorentini ritengono «provento di reato». Un’operazione, «da svariate centinaia di migliaia di euro» riporta il giornale ma l’entità delle cifre «affidate» non è stata precisata, che avrebbe richiamato l’attenzione di Banca Italia con conseguente segnalazione alla procura fiorentina. È partita così l’inchiesta condotta dai pm Luca Turco e Giuseppina Mione. Il fatto contestato ad Andrea Conticini risalirebbe al 2011.

L''avvocato di uno dei fratelli L’appropriazione indebita ipotizzata nei confronti degli altri due fratelli sarebbe invece proseguita fino al 2015. «Contestiamo le accuse, non vi è stata alcuna appropriazione indebita e la stessa prospettazione della procura non si regge dal punto di vista logico e giuridico perché ci saremmo appropriati di somme di una società di cui siamo soci esclusivi», ha dichiarato l’avvocato Bagattini. Il legale tiene inoltre a precisare che la contestazione – poche righe contenute nel provvedimento con cui sono state disposte le perquisizioni – non contempla alcuna ipotesi di raggiro nei confronti di Unicef e Operation Usa o di altre organizzazione umanitarie. «I soldi ricevuti da queste organizzazioni – afferma Bagattini – sono pagamenti regolari alla Play Therapy Africa limited, avvenuti dopo la verifica dell’effettiva esecuzione dei mandati ricevuti. Quello che si contesta è che poi queste somme, appartenenti alla Play Therapy Africa limited, sarebbero state utilizzate a fini individuali, per interessi privati e non della società». Bagattini conferma che è già stato fatto ricorso al tribunale del riesame per ottenere la restituzione di quanto sequestrato nel corso delle perquisizioni effettuate nei confronti di Andrea Conticini – i militari sono andati nella casa a Rignano sull’Arno dove vive insieme alla moglie – e dei fratelli Luca e Alessandro.

15 luglio 2016 | 13:03 RIPRODUZIONE RISERVATA

http:corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/16_luglio_15/riciclaggio-indagato-cognato-premier-matteo-renzi-98b1608e-4a76-11e6-b078-664896d90e19.shtml

-APPENDICE:RENZI E I PANAMA PAPERS

-SU L''ESPRESSO

Panama Papers, ecco altri ottanta nomi italiani

Compare come amministratore, ma non beneficiario, Rodolfo De Benedetti. Poi: l’ambasciatore di San Marino all’Onu, l’ex top manager della Ferrero, lo sponsor del padiglione Italia all’Expo. E tanta provincia profonda. Le ultime rivelazioni dai documenti panamensi di Paolo Biondani, Vittorio Malagutti, Gloria Riva, Leo Sisti e Stefano Vergine

21 aprile 2016

Panama Papers, ecco altri ottanta nomi italiani

Ancora nomi italiani. Decine di imprenditori, professionisti, manager di grandi aziende. E poi anonimi investitori, sconosciuti alle cronache, che si sono comprati un rifugio offshore. A quasi un mese dalle prime rivelazioni, il vaso di Pandora dei Panama Papers , la più grande fuga di notizie della storia della finanza, riserva nuove sorprese.

Nello sterminato archivio dello studio legale Mossack Fonseca c’è una società delle Isole Vergini britanniche amministrata da Rodolfo De Benedetti, presidente del gruppo Cir, la holding che controlla l’Editoriale l’Espresso. E un altro file della banca dati panamense porta a Domenico Bosatelli, patron della Gewiss di Bergamo. Molte pagine di documenti sono dedicate a Silvio Garzelli, un manager che in passato ha amministrato numerose attività internazionali del gruppo Ferrero. E anche l’immobiliarista Daniele Bodini, con base a New York, promotore di importanti operazioni a Milano e Firenze, viene indicato come “director” di una società offshore.

Sono 80 in tutto i nomi della nuova lista pubblicata in queste pagine. Nomi che si aggiungono ai 200 già rivelati nelle scorse settimane . L’elenco, come i due precedenti, è il frutto dell’analisi dell’archivio panamense. L’enorme banca dati è stata recapitata un anno fa da un informatore al quotidiano tedesco “Süddeutsche Zeitung” e poi condivisa con la rete mondiale di reporter riuniti nell’International Consortium of Investigative Journalists (Icji), di cui “l’Espresso” è partner esclusivo per l’Italia.

Migliaia di documenti che in qualche modo portano al nostro Paese sono stati letti alla luce dei dati disponibili nelle banche dati commerciali per ridurre al minimo il rischio di errori dovuti ad omonimie, trascrizioni sbagliate, indirizzi imprecisi. Anche un nome d’arte può fare la differenza: la pornostar Jessica Rizzo compare negli archivi come Eugenia Valentini.

MISTERI DI PANAMA

Va detto che in molti casi è stato impossibile risalire all’identità dei reali titolari delle offshore. Il capitale delle loro società è rappresentato da titoli “al portatore” e la proprietà spetta a chiunque possieda fisicamente l’azione, senza alcuna pubblicità o registrazione. Rimangono quindi anonimi più di metà dei circa 800 italiani che si sono affidati alla premiata ditta Mossack Fonseca. Ma anche in decine di altri casi la trasparenza si rivela soltanto apparente: come titolare della offshore, nei registri di Panama compare una società fiduciaria, italiana o straniera. Cioè una sigla-contenitore che viene utilizzata proprio per schermare legalmente il cliente, che resta l’unico vero proprietario. Anche in questo caso, l’anonimato è garantito: nell’archivio compare solo il nome della fiduciaria, che però serve proprio a proteggere l’identità del titolare delle azioni. È come avere due specchi che si riflettono l’uno nell’altro. Gli elenchi pubblicati da “l’Espresso” in queste settimane identificano per nome e cognome solo i beneficiari o gli amministratori delle offshore pubblicati “in chiaro”, dopo aver svolto le necessarie verifiche. Un’analisi che ha richiesto diverse settimane.

DE BENEDETTI E MCINTYREIl nome di Rodolfo De Benedetti compare nei Panama Papers collegato alla McIntyre holding Ltd, registrata nel 1995 a cura di Mossack Fonseca nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche. Il figlio di Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoriale l’Espresso, nel 1995 è stato nominato amministratore di McIntyre, di cui però non è beneficiario economico. L’altro director era Antoine Bernheim, niente a che fare con il famoso finanziere francese, a lungo presidente delle Assicurazioni Generali, scomparso nel 2012. Il Bernheim citato nell’archivio panamense è un manager con base a New York che si occupa di hedge fund.«La società è stata chiusa da molti anni», dice De Benedetti. «In passato» spiega, «McIntyre si era occupata di investimenti finanziari nel continente americano gestendo antichi risparmi di famiglia e la posizione di questi ultimi fu regolarizzata con il fisco italiano nel 2003». In quell’anno, secondo quanto risulta dalle carte, De Benedetti ha rassegnato le dimissioni da amministratore della offshore delle Isole Vergini britanniche, che non faceva parte del gruppo Cir quotato in Borsa. «Per quanto mi riguarda», dichiara De Benedetti, «non sono mai stato azionista né beneficiario economico di McIntyre holding. Il mio nome compare in quanto consigliere di amministrazione. Infine, ritengo opportuno sottolineare che da sempre dichiaro tutti i miei redditi e pago le tasse in Italia».

LA GALASSIA DI MISTER GEWISS

Nelle carte di Panama troviamo decine di riferimenti a Domenico Bosatelli , 82 anni, fondatore, presidente e unico azionista del gruppo Gewiss di Bergamo, marchio con attività in tutto il mondo nell’impiantistica elettrica, dai semplici interruttori fino ai sistemi complessi per l’industria e la domotica. Di recente l’azienda lombarda ha tra l’altro associato il suo nome a quello dell’Expo 2015 di cui è stata sponsor ufficiale e partner del Padiglione Italia. I Panama Papers disegnano i contorni di una parte dell’attività di Bosatelli fin qui rimasta nell’ombra, una galassia di società offshore che va dai Caraibi a Montecarlo.

Nelle Isole Vergini britanniche troviamo la Koster Ltd, registrata da Mossack Fonseca nel 1998. All’epoca l’unico azionista era Polifin sa, società lussemburghese che fa capo a Bosatelli. Passano tre anni e prende il via una girandola di sigle. Nel ruolo di azionisti o amministratori troviamo tra l’altro la Koster Lda dell’isola di Madeira (territorio a fiscalità privilegiata sotto sovranità portoghese), la Koster Im del principato di Monaco e infine, nel 2015, la bergamasca Polibis spa, di proprietà di Bosatelli. Per molti anni, la stessa Gewiss, 300 milioni di ricavi, quotata in Borsa dal 1988 al 2011, ha fatto capo ad alcune holding con base in Lussemburgo. Si comincia con la Unibis, che nel 2002 cede il posto a Polifin. Negli ultimi anni la mappa del gruppo è cambiata più volte. Nel 2007, la Polifin del Granducato è stata rimpatriata in Italia e pochi mesi dopo ha ceduto una parte delle sue attività alla neonata Polibis spa. Altro giro, altra corsa: nel 2010 Polibis ha assorbito la Koster di Madeira, che poche settimane prima aveva trasferito la propria sede a Bergamo.

Da notare che nel 2011 Bosatelli ha promosso un’Opa su Gewiss per togliere l’azienda di famiglia dalla Borsa. E nel ruolo di compratore è scesa in campo anche Polifin, la holding lussemburghese nel frattempo diventata italiana. «La Koster delle Isole Vergini britanniche è proprietaria unicamente di un immobile a Montecarlo», ha spiegato a “l’Espresso” un portavoce di Bosatelli. Precisando che Polibis, come azionista unica della Koster, comunica al Fisco italiano i dati della propria società offshore, tassata come se avesse sede nel nostro Paese.

L’EX TOP MANAGER FERRERO

Silvio Garzelli , classe 1940, viene accostato dalle carte di Mossack Fonseca alla offshore Glenhouse Business Incorporated con sede a Panama, di cui risulta amministratore e azionista unico. Garzelli vanta una lunga carriera nelle file del gruppo Ferrero. Dal 1995 al 2009 lo troviamo tra gli amministratori della storica capofila delle attività italiane, con sede ad Alba. E negli stessi anni ha lavorato anche per alcune delle holding internazionali del colosso della Nutella, in Lussemburgo, Svizzera e Irlanda. In base ai documenti dell’archivio, la offshore Glenhouse di Garzelli non è comunque riconducibile in nessun modo al gruppo Ferrero o alla omonima famiglia che controlla l’azienda dolciaria.

DA SAN MARINO ALL’ONU

Daniele Bodini è un uomo d’affari che ha fatto fortuna grazie a operazioni immobiliari milionarie e risiede da molti anni a New York dove dirige il gruppo American Continental Properties (Acp). Nel frattempo Bodini, nativo di Erba, in provincia di Como, è riuscito anche a conquistare un seggio alle Nazioni Unite, dove rappresenta la repubblica di San Marino. Nei Panama Papers il suo nome è associato a quello di una offshore delle Isole Vergini britanniche, la Raf holdings Ltd.

Un documento del 2009 segnala che l’imprenditore italiano è stato nominato “director” della società. Insieme a lui troviamo anche Gabriele Bravi, commercialista coinvolto l’anno scorso nell’inchiesta per riciclaggio che ha portato in carcere il fiduciario svizzero Filippo Dollfuss de Volckersberg, indicato dalla procura di Milano come l’amministratore dei patrimoni nascosti al fisco di molte ricche famiglie italiane.

Bodini ha messo radici negli Usa, ma l’Italia non è affatto scomparsa dai suoi radar. A Firenze lo troviamo tra gli investitori che 20 anni fa hanno comprato la grande area di Novoli, nella periferia della città, dove sorgeva una grande stabilimento della Fiat. I piani di sviluppo della zona sono stati al centro di innumerevoli polemiche che hanno coinvolto anche la giunta quando era guidata da Matteo Renzi. A fine 2004 Bodini è uscito dal consiglio di amministrazione della Immobiliare Novoli, dove però sono ancora presenti altri rappresentanti della sua famiglia. A Milano invece l’imprenditore con base a New York è entrato nel board della Immobiliare Porta Volta, che sta gestendo un grande progetto di riqualificazione nel centro della città. Anche in questo caso Bodini non è più amministratore della società, ora controllata dalla famiglia Borromeo.

NAPOLI IN PARADISO

Sono invece due le offshore citate nell’archivio in cui compare Rossella Raiola , amministratrice unica e azionista della Icg2, un’azienda di costruzioni con base a Napoli che negli anni scorsi si è aggiudicata numerosi appalti pubblici in Campania e altrove. Raiola figura tra i “director” della Anstey Finance delle Isole Vergini britanniche e della Dishford delle Seychelles. Insieme a lei, nel board della Dishford, troviamo un altro Raiola, Raffaele , anche lui costruttore, salito alla ribalta delle cronache nel 2011 quando rilevò un ramo d’azienda della Btp di Riccardo Fusi, l’imprenditore fiorentino amico di Denis Verdini. Raiola prese in carico alcuni degli appalti assegnati alla Btp ormai prossima al dissesto, come per esempio la linea 2 della Tramvia di Firenze. Un’opera di cui è stata posta la prima pietra nel novembre 2011 dall’allora sindaco Renzi insieme allo stesso Raiola. È finita male. Nel 2013 la Impresa spa dell’imprenditore napoletano è arrivata al capolinea dell’amministrazione straordinaria. E i lavori a suo tempo ceduti dalla Btp di Fusi sono ancora in alto mare.

HOUNI IL LIBICO

Porta in Italia anche una offshore delle Isole Vergini britanniche riconducibile a Mohamed Houni , un manager libico trapiantato a Roma legato alla cerchia dell’ex dittatore Gheddafi. La società, creata nel marzo 2002, si chiama Chemistry and Technology Fin Ltd. Dal 2001 al 2006 Houni è stato presidente della società italiana, quasi omonima, la Chemistry & Technology Int. Quest’ultima aveva sede a Roma e commerciava in prodotti chimici e petroliferi con la Libia. Il capitale della offshore era diviso in quattro pacchetti separati di azioni, tutti però registrati a nome di Houni. Nell’aprile 2006, un mese prima della liquidazione della Chemistry italiana, le quote della società delle Isole Vergini britanniche vengono riunite in un solo certificato azionario, sempre intestato a Houni. Il manager libico risulta cliente diretto, senza intermediari, della filiale peruviana dello studio Mossack Fonseca. Per una volta, a quanto pare, non c’è di mezzo una banca.

http:espresso.repubblica.it/plus/articoli/2016/04/20/news/panama-papers-ecco-altri-ottanta-nomi-di-italiani-1.261369
 
REAZIONE:QUESTO DI L’ESPRESSO SU RENZI E I PANAMA PAPERS E POCO DIRE,MOLTO POCO.IN ALTRE PUBBLICAZIONI GIA ABBIAMO VISTO I COINVOLGIMENTI ED INTRECCI DEI GENITORI DI RENZI E L’INTORNO CON I PANAMA PAPERS.
25 LUGLIO 2016:I PANAMA PAPERS IN AFRICA
 
-TITOLARE LA REPUBBLICA:
Panama Papers, l'Africa saccheggiata dalle società offshore dei potenti
Panama Papers, l’Africa saccheggiata dalle società offshore dei potenti
L’Espresso. La nuova inchiesta internazionale ne scova 1.400

di P. BIONDANI, M. MUNAFO’, M. PRATELLESI, L. SISTI

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HO AFFIDATO LA MIA RAPRESENTANZA LEGALE AL DOCTOR LUIS VAZQUEZ GAZZANO

HA SCADUTO A TUTTI GLI EFETTI QUELLA DELLA DOCTORA MARTA GAZZANO VERARDI

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29 LUGLIO 2016:IL PAPA,RICHI E POVERI

TITOLARE SU LA STAMPA:

POLONIA

ANSA

Il viaggio del papa in tram a cracovia lo stesso che utilizzava Wojtyla

REAZIONE:LA CHIESA ORMAI PUO FARE  POCA FIDUCIA SUL VOTO DI CASTITA:MEGLIO QUELLO DI POVERTA?

-APPENDICE:

LA CADUTA

AP

Papa Francesco inciampa in Polonia:la caduta del Santo Padre sulle scale

30 LUGLIO 2016:BERGOGLIO E L’OLOCAUSTO,SCARSO COMPROMESSO

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Immagine storia relativa a papa,perdono per tanta crudelta tratta da Toscanaoggi.it

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il Giornale8 ore fa
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REAZIONE:CI FA PIACERE QUESTA PRESA DI POSIZIONE PUBBLICA DI BERGOGLIO DI FRONTE AL LAGER DI CRACCOVIA.PERO RICORDIAMO ORA CHE ANCHE GIOVANNI PAOLO SECONDO E BENDETTO XVI LO AVEVANO FATTO.RICORDIAMO ORA CHE IL LAGER DI CRACCOVIA E’ SOLO UNO DI 13.NESSUNO VUOLE ADOPERARE QUELLA PAROLA CHE DEFINISCE I GESUITI(TANTO ATTIVI IN QUESTO OLOCUSTO),”IPOCRESIA”,NESSUNO DUBITA DELLA SINCERITA DI BERGOGLIO PERO UNA SIMILE PRESA DI POSIZIONE RISCHIA DI RESTARE ACCANTONATA COME UN GIUDIZIO DI QUALCOSA CHE ORMAI E’ STORIA:IL PAPA PARLA DI ATTUALE “TERZA GUERRA MONDIALE A PEZZI” E  ALLORA FACCIA  ATTUALE UN SIMILE GIUDIZIO CON UNA CONDANNA UGUALMENTE COMMOVENTE DI FRONTE ALL’INSANIA MENTALE CHE SA DI FOLLIA COLLETTIVA COME QUELLA DELLA GERMANIA DI HITLER,RIFIUTANDO CHIARAMENTE E SENZA FRAINTESI I CRIMINI DELLO STATO ISLAMICO. E CON UNA PRESA DI POSIZIONE UGUALMENTE FERMA E SOLIDARIA CON LA FRANCIA O ALTRI POPOLI PRESI DI MIRA DAL FASCISMO ISLAMICO COME LA SCOZZIA O L’EGITTO.SIMILE CONMISERAZIONE CI VUOLE ANCHE PER TANTISSIMI BAMBINI STUPRATI IN TUTTO IL MONDO  VITTIMA DELLA PEDOFILIA CLERICALE DELL’INTEGRISMO CATTOLICO.
NON BASTA GRIDARE ALLA PRETESA NEUTRALITA DELLA RELIGIONE IN QUESTA NUOVA GUERRA MONDIALE DA LUI PROSPETTATA,DI FRONTE AI CRIMINI DEI CATTOLICI COPTI O FRANCESI,CI VUOLE MAGGIORE COMPROMESSO. SOPRATUTTO SE PENSIAMO CHE L’ITALIA RESTA ANCORA PRIVILEGIATA IN QUANTO NON HA MAI AVUTO NESSUN ATTACCO TERRORISTICO COME QUELLI DELLA FRANCIA,STATI UNITI O GRAN BRETAGNA,CANADA,SPAGNA ECC.
DUBITO CHE BERGOGLIO  LO FACCIA,STAREMMO A VEDERE:ACCOMODATEVI.
 
 
31 LUGLIO  2016:POLIZIA SENSIBILE  CON LE SOFFERENZE DEL POPOLO

iltempo.it

Taranto, la malattia unisce in un abbraccio il poliziotto e la manifestante anti-Ilva
Redazione online

Un’immagine commovente, di quelle che molto spesso non fanno notizia, cancellate dalla violenza e dalle polemiche. Ieri a Taranto una donna, in piazza con le vittime dell’Ilva, ha abbracciato un poliziotto in servizio. Ad unirli una parola che, solo a nominarla, spaventa: tumore. La donna, infatti, era insieme ai parenti e agli amici di chi non c’è più, e a coloro che stanno portando avanti la propria battaglia contro questa terribile malattia causata dai veleni dello stabilimento pugliese. L’agente, invece, è un sopravvissuto.

L’immagine è stata postata  sui social network con poche righe di commento: “Io lo so che siete anche voi con noi, lo so. Perché siete padri, fratelli, siete come gli operai dell’Ilva: portate il pane a casa. Poveri cristi, come noi”. Ed è stata ripresa oggi dal profilo Facebook della Polizia di Stato.

“La signora – racconta agente Lisa – ieri era in lacrime con al collo un cartello con scritto ‪#‎siamotutti048‬, dove 048 è il codice di esenzione per i malati oncologici. Anche il mio collega, un vicesovrintendente del Reparto mobile di Taranto, è uscito da questa terribile esperienza e mi ha detto ‘Quando ho letto quel cartello ho provato un colpo al cuore, in un attimo ho ripercorso quei momenti brutti e mi sono commosso. Non sono riuscito a trattenere le lacrime sotto il casco, la signora deve aver intuito qualcosa e mi ha abbracciato. Oggi mi sento un miracolato e fortunato per aver avuto sempre tanti colleghi che mi sono stati vicino’”.

http:iltempo.it/cronache/2016/07/30/taranto-la-malattia-unisce-in-un-abbraccio-il-poliziotto-e-la-manifestante-anti-ilva-1.1563281

31 LUGLIO 2016:JOBS ACT FALLITO

iltempo.it

Ci sono più occupati Ma Renzi non c’entra

Luigi Frasca

renzi

È sempre la solita storia. C’è l’Istat, ci sono i dati su occupazione e disoccupazione, e poi ci sono i soliti due partiti in eterna battaglia. Da un lato quelli che «avete visto che le riforme del governo funzionano?». Dall’altro quelli che «avete visto che le riforme del governo non servono a niente?» I dati però, in quanto tali, non mentono. Basta leggerli. Nel mese di giugno il tasso di occupazione è salito dello 0,1% toccando il 57,3%. La disoccupazione giovanile è scesa dello 0,3% al 36,5%. Quella generale, invece, è aumentate dello 0,1% arrivando all’11,6%. Mentre gli inattivi (coloro che non lavorano e non sono in cerca di un’occupazione) sono scendi dello 0,1% al 35,1%. Detta così si potrebbe commentare che i segnali positivi sono più di quelli negativi. Anche perché nel secondo trimestre 2016, rispetto al primo, il tasso di occupazione è cresciuto dello 0,4%. Addirittura dell’1% se si confronta il mese di giugno di quest’anno con quello dello scorso anno. E Matteo Renzi, ovviamente, esulta: «Fatti non parole. Da febbraio 2014 a oggi l’Istat certifica più di 599mila posti di lavoro. Sono storie, vite, persone. Questo è il Jobs Act». Ma non è proprio così. La maggior parte dei nuovi occupati creati tra maggio e giugno, 78 mila, sono lavoratori autonomi. Mentre quelli con contratto a tempi indeterminato e determinato scendono, entrambi di 4.000 unità. Non solo, tra aprile e giugno i lavoratori a termine sono cresciuti del 2,6% mentre i «posti fissi» solo dello 0,2%. Insomma, uno può pensarla come vuole, amare il governo o odiarlo, ma ciò che appare evidente che non si tratta di occupazione stabile. Come se non bastasse la fascia di età che fa registrare l’incremento maggiore di occupati, +46.000, resta quella degli over 50. Di contro, nella fascia tra 25 e 34 anni, la disoccupazione è al 16,9% mentre la percentuale di inattivi è del 26,8%. La ripresa quindi, sembra essere ancora un miraggio, ma questo non impedisce ai partiti di evitare l’argomento, per concentrarsi per le reciproche accuse. E se il premier sottolinea che «per ogni dato positivo c’è sempre qualcuno che sembra essere triste», dal MoVimento Cinque Stelle arriva la replica dei portavoce delle Commissioni Lavoro della Camera e del Senato: «Abbiamo un presidente del Consiglio che esulta perché l’occupazione è aumentata dello 0,1% e perché il lavoro è più precario. Siamo veramente alla frutta». Sulla stessa linea, il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta: «Renzi esulta sui dati Istat ma non vede Eurostat, che conferma come il tasso di disoccupazione in Italia a giugno è di un punto e mezzo più alto rispetto alla media della zona euro (10,1%)». Citica anche la minoranza Pd, con il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, che indica come, se la tendenza del secondo trimestre «si dovesse confermare, diminuirebbe la qualità dell’occupazione e riprenderebbe vigore il lavoro precario». Anche i sindacati si dividono nell’interpretazione dei dati. Il segretario generale della Cisl, Anna Maria Furlan, si mostra ottimista: «Forse non basta, va fatto di più e non bisogna fermarsi, ma quando il dato positivo è positivo». Ma il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy attacca: «Il taglio degli incentivi alle assunzioni sembra aver portato a un sostanziale fermo dell’occupazione dipendente. Mi chiedo se il boom dei lavoratori indipendenti non sia una nuova ripresa del lavoro fittiziamente autonomo».

 http:iltempo.it/economia/2016/07/30/lavoro-istat-ci-sono-piu-occupati-ma-renzi-non-c-entra-1.1563200
REAZIONE:NON HO SBAGLIATO,IL JOBS ACT,”LA MADRE DI TUTTE LE RIFORME” RENZIANE E’ STATO UN FLOP.
RENZI NON DOVEVA CERCARE COME UN QUALSIASI DICTADORZUELO SUDAMERICANO DI PERPETUARSI CON UN REFERENDUM PERONALIZZATO,COSI LE COSE SI VOTERA NON SULLA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE MA SUL SUO OPERATO DI GOVERNO COMPLESSIVAMENTE,E QUESTO NON E’ SOCIAL DEMOCRAZIA,QUESTO NON E’ NUOVA ERA,QUESTO E’ NEOLIBERALISMO.
E UN FLOP SARA ANCHE IN FRANCIA.IL SOCIALISMO TARGATO UNIONE EUROPEA SI HA SVENDUTO AL NEOLIBERALISMO E CHI SEMINA QUESTI VENTI RACCOGLIE QUESTE TEMPESTE.NE RENZI NE HOLLANDE SARANNO RIELETTI.E MASSIME SE PENSIAMO CHE NE UNO NE L’LATRO SONO ADEGUATE A CONTRASTARE IL TERRORISMO.E SIMILE FORTUNA CORRERA MARTIN SHULTZ IN GERMANIA.
-
1 AGOSTO 2016:LA LEGA IL PAPA IL TERRORISMO E IL SOCIALISMO
-SU  Tgcom 24:
Tgcom24
Politica
30 luglio 201622:01
Lega, da Salvini nuovi attacchi contro il Papa e la Boldrini
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“Se il Papa pensa che il terrorismo islamico non sia un problema e l’Islam non sia un problema, è il primo a non capire”. Lo ha detto il segretario Matteo Salvini a margine della festa della Lega Nord Romagna a Cervia (Ravenna). Salvini è poi tornato ad attaccare anche la Boldrini: “Si è offesa per la bambola gonfiabile? Io mi offendo ogni giorno che Dio manda in terra perché lei rappresenta gli italiani come presidente della Camera”
Lega, da Salvini nuovi attacchi contro il Papa e la Boldrini
http:tgcom24.mediaset.it/politica/lega-da-salvini-nuovi-attacchi-contro-il-papa-e-la-boldrini_3023337-201602a.shtml
REAZIONE:
1-CHE IL PAPA PENSI CHE IL TERRORISMO ISLAMICO NON E’ UN PROBLEMA E’ NATURALE,IN ITALIA NON C’E’ MAI STATO UN ATTACCO.LO VENGO DICENDO DA ANNI,NULLA DI NUOVO.GLI ITALIANI MUOIONO ALL’ESTERO A MANO DEL TERRORISMO.
2-CI SONO I NOSTALGICI DELLA GUERRA FREDDA E DELL’EPOCA PRE CADUTA DEL MURO E PRE BUSH PER QUI TERRORISTI SONO SOLO QUELLI DI SINISTRA:PER SALVINI NELL’ERA DEL PATTISMO E DELLE LARGHE INTESE, IL TERRORISMO ISLAMICO E’ DI SINISTRA O DI DESTRA?
2-HANNO CHIESTO A MARTIN SHULTZ DI RIMPROVERARE A SALVINI NEL PARLAMENTO EUROPEO PER L’ATTACCO AD UNA COLLEGA:ASPETTI SEDUTO,SHULTZ  HA FATTO CAMPAGNA POLITICA IN ITALIA LODANDO LE RADICI STORICHE DELLA LEGA(SI CONFONDONO CON IL RE TEDESCO-LOMBARDO “BARBAROSSA”).

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- 3 AGOSTO 2016:LA NUOVA ERA DICE NO ALLA MANOVRA DIVERSIVA GUERRAFONDAIA DI RENZI IN LIBIA

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

"In Libia 30 giorni di guerra" Ecco quale sarà il ruolo dell'Italia

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Nuovi raid aerei degli Stati Uniti a Sirte

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Gentiloni: "Pronti a sostegno umanitario"

Bengasi, autobomba Is uccide 28 soldati di Haftar

di CARLO BONINI e ALBERTO CUSTODERO

 

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A Sirte tra le milizie di Lorenzo Cremonesi

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VIDEO:Pourquoi les Etats-Unis bombardet-ils Syrte?

http://www.ultimedia.com/deliver/generic/iframe/mdtk/01637594/src/uulm3s/zone/1/showtitle/1/

C’est une première dans l’offensive des forces américaines contre l’organisation Etat islamique en Libye. Faïez Sarraj, chef du gouvernement libyen d’union nationale (GNA), a annoncé lundi 1er août que les Etats-Unis ont procédé à des frappes aériennes contre des positions de l’organisation Etat islamique (EI) dans son fief de Syrte.
« Les premières frappes américaines contre des cibles précises de l’EI ont eu lieu aujourd’hui » à la demande du GNA, « infligeant de lourdes pertes [aux djihadistes] à Syrte », située à 450 kilomètres à l’est de Tripoli, a dit M. Sarraj lors d’une allocution télévisée. Le chef du gouvernement a ajouté que les forces américaines ne seraient pas déployées au sol.

Lire aussi : A Syrte, fief de l’Etat islamique en Libye, « il ne sera pas facile de finir cette guerre »

Un peu plus tard, Peter Cook, porte-parole du Pentagone, confirmait : « A la demande du gouvernement d’union nationale libyen, les forces armées des Etats-Unis ont procédé à des frappes précises contre des cibles de l’EI à Syrte. »

Reconquérir Syrte

En juin 2015, l’EI s’était emparé de Syrte à la faveur du chaos dans lequel est plongée la Libye depuis la chute du dictateur Mouammar Kadhafi, en août 2011. Syrte est considérée comme l’un des principaux bastions de l’organisation extrémiste en dehors de la Syrie et de l’Irak.

Le 12 mai, une coalition de brigades et milices ayant prêté allégeance au gouvernement de M. Sarraj, activement soutenu par les capitales occidentales et les Nations unies, a déclenché l’offensive contre Syrte. La ville de Misrata, métropole portuaire située à 225 kilomètres à l’ouest du bastion djihadiste, est tout à la fois la base arrière de cette opération – baptisée « Banyan Al-Marsous » – et le principal pourvoyeur en hommes au sein des unités qui font le siège de Syrte.

Les raids américains sont menés alors que les forces résiduelles de l’EI à Syrte opposent une résistance meurtrière aux assaillants, victimes de snipers et de mines. Si les forces de « Banyan Al-Marsous » ont enfoncé les défenses de la ville et repris des quartiers entiers, l’EI tient toujours le centre de conférences Ouagadougou – ancienne vitrine du régime de Kadhafi –, l’hôpital Ibn Sina et l’université.

Des forces occidentales déjà présentes sur le terrain

Si ces raids sont une première depuis le déclenchement de l’offensive contre Syrte, les forces américaines étaient en fait déjà présentes sur le terrain. Les officiels de Misrata ne cachaient plus la présence à leur côté de forces spéciales américaines et britanniques dont la mission était d’aider à « l’identification et la surveillance des cibles ennemies ».

Les forces spéciales françaises, elles, aidaient à combattre l’EI dans une autre région de la Libye, à Benghazi, au côté des forces du général Khalifa Haftar. Mais la raison politique de cette présence française en Cyrénaïque (Est) a été perçue différemment en Tripolitaine (Ouest). L’admission le 20 juillet par le ministère de la défense de la France que trois sous-officiers de la Direction générale de la sécurité extérieure (DGSE) ont péri trois jours plus tôt dans un accident d’hélicoptère à proximité de Benghazi a suscité à Tripoli une vive protestation de la part de M. Sarraj, qui s’est dit non informé de cette présence française.

De fait, le général Haftar ne reconnaît pas les autorités du gouvernement d’union nationale, sis à Tripoli, et a même tout fait pour éviter que ce gouvernement soit légalisé par le Parlement siégeant à Tobrouk (Est). Les forces spéciales occidentales combattent aujourd’hui l’EI au côté de deux camps rivaux, ce qui ajoute à l’extrême complexité du terrain libyen.

VIDEO:Violents combats en Libye entre les loyalistes et les co.......

http://www.ultimedia.com/deliver/generic/iframe/mdtk/01637594/src/u5zqvf/zone/1/showtitle/1/

En savoir plus sur http:.lemonde.fr/afrique/article/2016/08/01/libye-premieres-frappes-americaines-contre-l-ei-a-syrte_4977167_3212.html

Microsoft taglia 2.850 posti di lavoro, a causa del flop smartphone

Nel mercato smartphone Windows è crollato sotto l’1%, contro l’84% d Android e il 15% di Apple iOS. Nuovi tagli occupazionali nel business telefonia di Microsoft

Lo stop nel business dei telefonini, in attesa dell’ipotetico Surface Phone e del lancio domani di Windows 10 Anniversary Update, presenta a Microsoft un conto salato in termini occupazionali: il cancellamento di 2.850 posti di lavoro. Il pesaante taglio va ad aggiungersi ai 1.850 licenziamenti annunciati a maggio, nella divisione smartphone e vendite. Nel 2017 la ristrutturazione comprenderà 4.700 esuberi in totale.

In attesa del Surface Phone, Microsoft taglia posti nella telefonia

In attesa del Surface Phone, Microsoft taglia posti nella telefonia

Windows 10 Mobile non ha conquistato i consumatori, non ha fatto progressi nelle quote di mercato (anzi, al contrario) e Microsoft ha annunciato il write off dell’acquisizione da 7,1 miliardi di Nokia Lumia nel 2014. Nel mercato smartphone Windows è crollato sotto l’1%, contro l’84% d Android e il 15% di Apple iOS. Il raddoppio dei tagli del piano lavoro del Ceo Satya Nadella ha radici in queste cifre, purtroppo.

Mentre Apple festeggia il suo primo miliardo di iPhone venduti, Microsoft cerca di dimenticare la sfortunata acquisizione di Nokia, concentrandosi sul cloud.

Nella telefonia, aspettando il Surface Phone, Microsoft ha cambiato strategia: si è focalizzata sulle apps, a partire da Pix, la nuova applicazione fotografica sviluppata da Redmond per migliorare con l’intelligenza artificiale (AI) le foto scattate con iPhone. Josh Weisberg, ricercatore Microsoft nella divisione fotografia, ha spiegato: “Scatta foto continuamente mentre l’app è in funzione e usando un algoritmo che sceglie il miglior scatto tra dieci immagini. Scegliendo da una molteplicità di scatti è possibile catturare quando una persona passa da un sorriso a una smorfia, offrendo la miglior immagine o il paio di migliori immagini qualora siano significativamente diverse“. E conclude: “Il miglior modo per avere un’ottima foto è semplicemente scattarne più di una; se non lo fai perderai il momento giusto“.

Proprio direcente, si è scoperto come sarebbe stato il Nokia McLaren, atteso dai fan con il nome di Lumia 1030: non vide mai la luce, ma sarebbe stato il successore, forse innovativo e decisivo, del Lumia 1020. Lo smartphone con fotocamera da 41 Megapixel, uscì nel momento sbagliato, dotato di chip obsoleto ed equipaggiato con un sistema operativo acerbo. Invece, il Lumia 2030 avrebbe potuto cambiare le sorti di Windows nel Mobile: con sensore da 20 Megapixel, una CPU in linea con gli standard dei tempi e un sistema di tracciamento 3D delle dita, in grado di percepire la presenza e la posizione delle dita prima del loro contatto con il touchscreen, Nokia McLaren venne invece eliminato dprima della messa in commercio.

http:itespresso.it/microsoft-taglia-2-850-posti-di-lavoro-a-causa-del-flop-smartphone-120763.html

-E COSI SU LA REPUBBLICA:

Nuovi tagli in casa Microsoft: 2.850 licenziamenti nella divisione telefonia

Il colosso non specifica le aree geografiche che saranno interessate dai nuovi tagli ma precisa che questi sono in aggiunta agli oltre 9 mila posti già ridotti negli ultimi 12 mesi, principalmente nel settore della telefonia mobile che non sta dando i risultati sperati

29 luglio 2016

MILANO - Microsoft riduce ancora la sua forza lavoro: la compagnia ha annunciato che taglierà altri 2.850 posti, circa il 2,5% dei suoi dipendenti, principalmente nelle unità hardware e vendite relative agli smartphone. Il colosso non specifica le aree geografiche che saranno interessate dai nuovi tagli ma precisa che questi sono in aggiunta agli oltre 9 mila posti già ridotti negli ultimi 12 mesi, principalmente nel settore della telefonia mobile. A inizio mese i conti di Microsoft hanno messo in luce un calo del fatturato del 9% nell'ultimo anno, ma con un aumento del 38% per l'utile netto proprio grazie alla dismissione di operazioni non più redditizie come quello della telefonia.

Solo qualche settimana fa l'azienda guidata da Satya Nadella aveva confermato il taglio di 1.350 posti di lavoro nel segmento della telefonia mobile in Finlandia, dove il gigante di Redmond due anni fa aveva rilevato Nokia. In seguito all'acquisizione della compagnia finlandese - per circa 7,2 miliardi di dollari - sono confluiti in Microsoft circa 25 mila lavoratori. Lo scorso anno la società fondata da Bill Gates aveva già tagliato 7.800 posti su un totale di circa 110 mila dipendenti e a maggio di quest'anno aveva annunciato altri 1.850 esuberi. Con i nuovi tagli praticamente spazza via buona parte del business ereditato da Nokia.

La mossa è legata alle difficoltà del settore della telefonia mobile di Microsoft con le vendite che non sono mai riuscite a decollare veramente. Del resto la strategia di Nadella più che sulla spinta ai telefoni Windows si è concentrata su una maggiore distribuzione e diffusione della tecnologia e dei software Microsoft sulle piattaforme oggi egemoni, Android in testa e poi iOS di Apple.

http:.repubblica.it/economia/2016/07/29/news/microsoft_tagli-145023503

REAZIONE:NADELLA NON DECOLLA E MICROSOFT NON RIESCE A CONVERTIRSI IN UN MARCHIO NUOVA ERA:INFATTI, IL BUSSINESS DEGLI SMARTPHONES E' IN NETO CALO.
INOLTRE GOOGLE CONTINUA AD ESSERE L'AVANGUARDIA E ANDROID,IL PRIMO SISTEMA OPERTIVO DEL MOBILE DA ME CONCEPITO,IL PIU USATO AL MONDO.
ANCORA,COME DA ME CHIESTONOKIALUMIA NON HA CAMMINATO, E...NON HA LASCIATO "DISCENDENZA" CONTRARIAMENTE A COME SUCCESO CON IL MARCHIO NOKIA CHE DIVENTO ALLA SUA SCOMPARSA NOKIA LUMIA APPUNTO:MICROSOFT HA IMPARATO LA LEZIONE.
RINGRAZIO I CONSUMATORI PER QUESTE PREFERENZE.
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- 4 AGOSTO 2016:SALVINI GETTA FUMO NEGLI OCCHI DEGLI ITALIANI

-SU LA REPUBBLICA:

3 agosto 2016

Arcore, Salvini attacca Laura Boldrini: "È tarata mentalmente"

Alla festa della Lega tenutasi ad Arcore, dopo le parole di stima nei confronti di Salvini, da parte di Viktor Zubarev, parlamentare del partito del presidente Vladimir Putin, Russia Unita, il segretario della Lega, in merito alla mancanza di nascite nel paese si è scagliato contro la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini: "Se per pagare le pensioni, serve far entrare in Italia 300mila migranti all'anno, sei tarata mentale. Donne e bambini in fuga dalla guerra sono i benvenuti, i ragazzi robusti che rompono le scatole in piazza, no"

(video di Edoardo Bianchi)

http://video.repubblica.it/embed/edizione/milano/arcore-salvini-attacca-laura-boldrini-e-tarata-mentalmente/248398/248530&width=320&height=180

REAZIONE:I LEGHISTI NON HANNO AUTORITA MORALE E POLITICA PER DECIERE SULL'IMMIGRAZIONE IN QUANTO STRANIERI(SEPARATISTI IN PATRIA) SONO LORO. E PARAFRASEANDO LE PAROLE DI SALVINI DIREI CHE CIO CHE BISOGNA SOSTITOIRE SONO I BELLI E ROBUSTI LEGHISTI TARATI MENTALI CON GLI ITALIANI(A PRESCINDERE DELLA BOLDRINI).
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- 4 AGOSTO 2016:RENZI E I BARCONI,SANT'ANTONIO NON E' LEGHISTA

-TITOLARE LA STAMPA:


Missione di Gentiloni in Nigeria: sviluppo economico in cambio di rimpatri
4 Agosto
esteri
Missione di Gentiloni in Nigeria: sviluppo economico in cambio di rimpatri
 
REAZIONE:TUTTO HA COMMINCIATO CON I RICATTI DELLA LEGA-BERLUSCONI E KADAFY ALL'EUROPA:SOLDI IN CAMBIO DI SHENGHEN."LO FAREMMO IMPLODERE RIEMPIENDOLO CON I CLANDESTINI DEI BARCONI REINDIRIZZANDOLI IN FRANCIA E GERMANIA".LA MERCKEL HA ISTITUZIONALIZZATO QUESTO RICATTO,LA SCUSA E' STATA LA SOLUZIONE AUSTRALIANA,SOLDI IN CAMBIO DI ACCOGLIENZA IN PAESI DISPOSTI AD ACETTARLI,E L'OCCASIONE GLIELA FORNITA IL PAPA SPALANCANDO LE PORTE ALL'IMMIGRAZIONE SIRIANA NEI BALCANI.LA GRECIA E' STATA BENEFICIATA E LA TURKIA EBBE SODISFAZIONE AI SUOI RICATTI ALLO STILE LEGHISTA.RENZI CHE IDEE PROPIE NON NE HA E INVIDIA ABBASTANZA IMPLEMENTO SUBITO LA VERSIONE ITALIANA DELLA SOLUZIONE SANT'ANTONIO(TONY ERA IL NOME DEL PREMIER AUSTRALIANO CHE LA INVENTO):SOLDI ALLA'FRICA PER ARGINARE L'IMMIGRAZIONE CHE ARRIVA VIA LIBIA SUI BARCONI.
 
MA QUESTA SOLUZIONE VA BENE IN AUSTRALIA NON IN EUROPA CON LA LEGA COME IDEOLOGA:OGGI NON ESSISTE CHI NON SEGNALI LO SBAGLIO DELLA MERCKEL APRENDO LE PORTE ALL'IMMIGRAZIONE ARRIVATA DAI BALCANI.E I SUOI GUAI SI MOLTEPLICANO ANCHE ALL''INTERNO:SARA QUESTA LA CAUSA DELLA SUA ESTROMISIONE.I GUAI DELLA TURKIA SI MOLTEPLICANO ANCHE E OGGI E' SEVERAMENTE CONFRONTATA CON EUROPA E USA NON CHE L'ITALIA DOVE IL FIGLIO DI ERDOGAN HA FUGGITO OSTEGGIATO DALLA GIUSTIZIA.INOLTRE SI MOLTEPLICANO LE POLITICHE IMMIGRATORIE DELLE PORTE CHIUSE NEI PAESI EUROPEE ORIENTALI E IN AUSTRIA NON CHE IN GRAN BRETAGNA E FRANCIA.IN QUESTO CONTESTO HA SENSO CONTINUARE PER QUESTA VIA IN AFRICA?MASSIME CHE SIAMO ARRIVATI AL CAPOLINEA DELLA PARABOLA RENZI:QUELLO DEL TITOLO.
PD:AH..I SOLDI LI METTE L'UNIONE EUROPEA:BOSSI-BERLUSCONI E KEDAFFY VIVONO E LOTTANO,IL RICATTO HA FUNZIONATO.
 

-IL GIORNO DOPO SU EURONEWS:LA NUOVA ERA CON GRABRIEL.

it.euronews.com

L'Unione europea al bivio turco

Euronew ultimo aggiornamento: 03/08/2016

Sale la tensione tra Ankara e Bruxelles dopo il fallito golpe di metà luglio.

I provvedimenti presi da Ankara contro putchisti e simpatizzanti e l’annuncio di voler reintrodurre la pena di morte, fanno alzare la guardia europea. In un’intervista rilasciata alla Rai, Erdogan accusa l’Europa di usare due pesi e due misure.

“Quando a Parigi si verificano simili eventi e cinque o sei persone muoiono, tutti si mobilitano e cercano di capire cosa sia successo. C‘è stato un fallito golpe in Turchia, che ha causato 238 martiri, nessuno si è mosso dall’Unione europea.

Vengano pure a vedere il nostro parlamento, vedranno in quale stato si trova, il nostro parlamento è stato bombardato e nessuno si è mosso”.

L’intervista di Lucia Goracci

Se da un lato Bruxelles è obbligata a fare la voce grossa, dall’altro ha bisogno della Turchia e del rispetto dell’accordo sui migranti, concluso a marzo, che ha indebolito il flusso di profughi che fuggono guerra e povertà:

David Miliband, laurista britannico:

“Paesi come la Grecia sono in prima linea a accogliere i migranti, ce ne sono migliaia. bisogna poi prepararsi nel caso altri migranti arrivino nel corso dell’anno o l’anno prossimo”. Erdogan minaccia di non rispettare i termini dell’accordo di marzo, in cui il governo turco si impegna a accogliere i migranti respinti dall’Europa, in cambio di varie misure avanzate dai 27.

Sigmar Gabriel; vice-cancelliere tedesco:

“L’Europa non dovrebbe mai cedere a nessun ricatto. Dobbiamo considerare che un Paese che è pronto a introdurre la pena di morte sta di fatto prendendo le distanze dall’Europa e qualsiasi negoziato di adesione diventa superfluo”.

Elmar Brok, eurodeputato:

“Bisogna fare un distinguo con la politica interna di Erdogan, a causa della quale l’adesione turca nell’Ue è più che mai lontana.

L’accordo sui migranti, aiuta a combattere i trafficcanti di uomini e a aiutare 3 milioni di profughi siriani, che stanno vivendo in Turchia da tre anni, mandare i loro figli a scuolae assicurare un’assistenza medica. Cosa c‘è di male in tutto questo?”.

Se l’accordo dovesse essere sconfessato da Ankara, l’Europa, con i suoi Paesi della sponda mediterranea si troverebbe a far fronte a una nuova emergenza.

Per questo, Atene chiede un piano B. Nel 2015, la Grecia costituì l’ingresso principale dei profughi che chiedevano asilo.

http:it.euronews.com/2016/08/03/l-unione-europea-al-bivio-turco

-REAZIONE:LA NUOVA ERA E' CON SIGMAR GABRIEL NON SI DOVEVA ACETTARE NESSUN RICATTO DALLA TURCHIA,NON E' UN PAESE FIDABILE.NON LO E' STATO PER L'ONU CHE NON HA ACETTATO LA SUA RICHIESTA DI ENTRARE NEL CONSIGLIO DI SICUREZZA,NON DEVE ESSERLO PER L'EUROPA.IL PAESE TURCO NON ERA NECESSARIO E LA MERCKEL HA SBAGLIATO A FARE QUELL'ACCORDO RIPUDIANDO I PARTENER CON LA FRANCIA IN TESTA A QUI NON HA CONSULTATO,E SU QUESTO OGGI SONO TUTTI DELLO STESSO PARERE COMPRESO IL SUO PAESE CHE HA VISTO CRESCERE GLI EUROSCETTICI.TAGLIARE QUEL ACCORDO CON LA TURCHIA,L'EUROPA NON LI DEVE NULLA.

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- 4 AGOSTO 2016:REGENI,IL BREXIT VA

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:
L’INTERVISTA ALL’AMBASCIATORE BRITANNICO

Regeni, «il governo di Londra interverrà su Cambridge

di Luigi Ippolito

Jill Morris, il nuovo diplomatico del Regno Unito a Roma: «La Brexit? Tuteleremo certamente i diritti degli italiani, ma allo stesso tempo ci aspettiamo reciprocità da parte dell’Unione europea »

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7 AGOSTO 2016:PANAMA( PAPERS),IL NOBEL E IL PAPA,TARDE PIASTES......

-SU LE MONDE:

lemonde.fr

« Panama papers » : MM. Stiglitz et Pieth déplorent l’attitude du gouvernement panaméen

Le 29 avril à Panama city, de gauche à droite : le Suisse Mark Pieth et l’Américain Joseph Stiglitz. Les deux hommes assistent la présentation du comité d’experts mis en place des suites du scandale des « Panama papers ».

Le 29 avril à Panama city, de gauche à droite : le Suisse Mark Pieth et l’Américain Joseph Stiglitz. Les deux hommes assistent la présentation du comité d’experts mis en place des suites du scandale des « Panama papers ». RODRIGO ARANGUA / AFP

Des « divergences de vues sur la transparence » de leur travail ont conduit le prix Nobel d’économie Joseph Stiglitz et l’expert anti-corruption Mark Pieth à démissionner, vendredi 5 août, du comité d’experts créé après le scandale des « Panama papers ». Dans une déclaration commune transmise samedi à l’Agence France-Presse (AFP), l’Américain et le Suisse reviennent sur les raisons de leur décision.

Lire aussi : Trois mois après, qu’ont changé les « Panama papers » ?

« Nous croyons qu’il est essentiel que nos conclusions soient rendues publiques et que les membres du comité soient autorisés à en discuter librement », font-ils valoir, après avoir reçu fin juillet une lettre du gouvernement panaméen leur rapportant que seul le président du pays pouvait décider de publier ces dernières. Lors de la première réunion du comité à New York début juin, la nécessité d’un engagement de l’exécutif à publier les résultats de leurs réflexions faisait consensus, affirment les deux hommes.

Des restrictions vues comme une « censure »

M. Stiglitz, professeur à l’Université Columbia de New York qui a remporté le prix Nobel en 2001, a déclaré à l’AFP qu’il était « très déçu ». M. Pieth et lui étaient « très réticents » à l’idée d’abandonner cette mission, a-t-il révélé. Dans leur communiqué, les deux hommes estiment que les restrictions sur la définition du champ de leur travail, la possibilité de s’exprimer librement et les garanties que le rapport serait publié « s’apparentaient à de la censure ». Et d’appeler à la dissolution de cette structure. « Comment voulez-vous avoir un comité sur la transparence qui lui-même ne soit pas transparent », a fait valoir M. Stiglitz à l’AFP.

Ce conseil, composé de sept membres – trois étrangers, MM. Stiglitz, Pieth et un Costaricain, et quatre Panaméens –, avait été mis sur pied fin avril par le Panama pour réaliser un audit de son système financier notoirement opaque en réponse aux vives critiques liées au scandale dit des « Panama papers ». Il devait à terme lui permettre de s’adapter aux standards de l’OCDE (Organisation de coopération et de développement économiques). Un rapport était attendu d’ici à la fin de l’année.

Lire aussi : « Panama papers », où en est l’enquête judiciaire ?

« Pression du monde des affaires »

« Nous avons eu un problème avec le gouvernement du Panama, pas avec les autres membres du groupe », a expliqué à l’AFP M. Pieth, professeur de droit à l’Université de Bâle. « Le gouvernement fait des promesses, mais elles ne sont pas suivies d’effets, il n’y a pas de mise en œuvre. » Selon lui, l’exécutif « subit la pression du monde des affaires » : « Il est en train de reculer. »

Lire aussi : Un monde sans fraude est-il possible ?

Les « Panama papers », publiés en avril par plusieurs médias internationaux dont Le Monde, rassemblent plus de 11,5 millions de documents du cabinet d’avocats panaméen Mossack Fonseca. Ils révèlent les détails financiers de nombreux comptes offshore ouverts dans le pays et susceptibles d’être utilisés pour échapper au fisc. Les « Panama papers » en trois points

*Le Monde et 108 autres rédactions dans 76 pays, coordonnées par le Consortium international des journalistes d’investigation (ICIJ), ont eu accès à une masse d’informations inédites qui jettent une lumière crue sur le monde opaque de la finance offshore et des paradis fiscaux.

*Les 11,5 millions de fichiers proviennent des archives du cabinet panaméen Mossack Fonseca, spécialiste de la domiciliation de sociétés offshore, entre 1977 et 2015. Il s’agit de la plus grosse fuite d’informations jamais exploitée par des médias.

*Les « Panama papers » révèlent qu’outre des milliers d’anonymes de nombreux chefs d’Etat, des milliardaires, des grands noms du sport, des célébrités ou des personnalités sous le coup de sanctions internationales ont recouru à des montages offshore pour dissimuler leurs actifs.

w.lemonde.fr/panama-papers/article/2016/08/07/panama-papers-mm-stiglitz-et-pieth-deplorent-l-attitude-du-gouvernement-panameen_4979356_4890278.html

REAZIONE:EPPURE IL PAPA JORGE BERGOGLIO HA DECISO PREMIARE JUAN CARLOS VARELA CELLEBRANDO LE PROSSIME GIORNATE DELLA GIOVENTU RECENTEMENTE SVOLTOSI IN POLONIA NEL PANAMA FRA TRE ANNI.

IN OGNI MODO MALGRADO L'ATTITUDINE POCO TRASPARENTE DEL PRESIDENTE PANAMESE C'E' POCO DA AGGIUNGERE ORMAI ALLE RIVELAZIONI FATTE,E' TUTTO DETTO:QUELLO DEL TITOLO.

-Severino Varela,”El fantasma de boina blanca:

PD:PER MEGLIO CAPIRE,TEXTO E CONTESTO:

-Il primo antecedente del Canale Interoceanico di Panama:

 

COSA C’ENTRA JUAN DIAZ DE SOLIS,IL CANALE INTEROCEANICO E IL PANAMA PAPERS?FORSE NIENTE,FORSE TROPPO MA VEDI ALCUNE EVIDENZE:

FORSE DIETRO QUESTE RIVELAZIONI CI SIA QUALCOSA IN PIU DI SOLDI,APPUNTO UNO SCONTRO SULLA LIBERTA DI COMMERCIO E PERFINO LA GEOSTRATEGIA E UNO SCONTRO EST-OVEST E NORD-SUD:

-IERI:JUAN DIAZ DE SOLIS ERA APRODATO IN SUDAMERICA ALLA RICERCA DI VIE DI NAVIGAZIONI INTEROCEANICI CHE FAVORISCANO SIA IL SACHEGGIO DELLE TERRE DEL NUOVO MONDO RECENTEMENTE SCOPERTO, CHE IL COMMERCIO FRA ORIENTE E OCCIDENTE(1) E IL DOMINIO DEI MARI(2) NELLA TAPPA PREVIA ALLA CONQUISTA SPAGNOLA AI TEMPI DI QUELLO CHE FU CONVENUTO IN CHIAMARE I VIAGGI DEGLI “ADELANTADOS”.LUI CI RIMESSI LA PELLE A MANO DEI CHARRUAS,GLI INDIANI DEL RIO DE LA PLATA CHE LO MANGIARONO VIVO IN ARROSTO,MA DOPO IL VIAGGIO LO FECE CON FORTUNA UN’ALtRO ADELANTADO, FEDERICO MAGALLANES CHE SCOPRI PIU AL SUD DEL RIO DE LA PLATA NELLE TERRA DEI FUOCHI  LO STRETTO DI MAGALLANES.(3)

OGGI:IN TEMPI PIU MODERNI FU COSTRUITA UN ALTRA VIA INTEROCEANICA ,IL CANALE DI PANAMA CHE FU AMMINISTRATO DAGLI STATI UNITI FINO A POCO TEMPI FA CHE FU CONSEGNATO IN MANI AL GOVERNO DI PANAMA AI TEMPI DI TORRIJOS E  OGGI PRESIEDUTO DA JUAN CARLOS VARELA.MALGRADO LA CONSEGNA IL CANALE CONTINUO AD ESSERE GESTITO DAGLI USA FINO A QUESTI GIORNI CHE IN OCCASIONE DI UN RIDIMENSIONAMENTO DEL CANALE UNA DITTA SPAGNOLA SPODESTO AD UNA NORDAMERICANA LA COSTRUZIONE.DISPUTA IMPRESARIALE A CUI EBBE UN RUOLO BERLUSCONI E I SUOI,ANCHE FORTEMENTI COMPROMESSI ANCHE NEL PANAMA PAPERS.

DOMANI:UN ALTRO CANALE SIMILARE AL PANAMA MA PIU MODERNO STA ESSENDO PROGETTATO E SARA COSTRUITO NELLA REGIONE CENTROAMERICANA DALLA CINA.

(1)DOBBIAMO RICORDARE ORA CHE LA SCOPERTA DELL’AMERICA FU CAUALE E CHE IL VIAGGIO DI COLON ERA PROGETTATO CERCANDO UNA VIA DI COMUNICAZIONE MARITTIMA FRA OCCIDENTE E ORIENTE AD OVEST.ERANO I TEMPI DEL COMMERCIO DELLE SPECIE,CONDIMENTI LA CUI META DI ARRIVO ERA LA INDIA E CINA.

(2)GRAN BRETAGNA ERA ALL’EPOCA LA REGINA DEI MARI E FORTEMENTE CONFRONTATA CON LA SPAGNA.

(3)IL CANALE DI BEAGLE E FU MOTIVO DI UNA DISPUTA ARRIVATA SULL’ORLO DELLA GUERRA FRA ARGENTINA,PAESE ATLANTICO E IL CILE,PAESE DEL PACIFICO.LE TENSIONI SUCCESSERO DOPO LA GUERRA DELLE FAULKLAND DOVE IL CILE AVEVA APOGGIATO APERTAMENTE LA GB CEDENDO I SUOI TERRITORI PER RAID AEREI,E FU RISOLTA SOLO DOPO LA MEDIAZIONE DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO SECONDO CHE FECE DUE VIAGGI NELLA REGIONE.

MA…E LE EVIDENZE CHE COLLEGHINO QUESTE VICENDE DEL CANALE DI PANAMA E IL PANAMA PAPERS?BENE,QUI VEDIAMO COME DUE IMPORTANTI PERSONALITA DEL NOED,EUROPA E NORDAMERICA SI DICOSTINO DI VARELA E I PRINCIPALI DENUNCIATI NEL PP SONO PERSONAGGI DEL SUDAMERICA.QUESTI A LORO VOLTA ACCUSANO LA MANO DELLA CIA DIETRO LE RIVELAZIONI.APPUNTO NON E’ STATO COINVOLTO NESSUN NORDAMERICANO NELLE RIVELAZIONI E I SUDAMERICANI DICONO CHE LORO NON EVADONO IN PANAMA ED ALTRI PARADISI DELLA REGIONE PERCHE DENTRO GLI STATI UNITI CI SIANO I PROPI PARADISI FISCALI COME AD ESSEMPIO NELLO STATO DI DELAWARE DOVE EVADE LA CLINTON.

COMUNQUE SIA RESTA DI FATTO L’INCONTRASTABILE VERITA DI UNA GROSSA RETE DI CORRUZIONE NEOLIBERALE CHE COINVOLGE NOTI PERSONAGGI SIA DELLA POLITICA,LO SPORT E LO SPETTACOLO COMPRESI I VERTICI STATALI DELLA RUSSIA E LA CINA,E IL SOSPETTO CHE SIANO STATE COLPITI GROSSE FONTI DI FINANZIAMENTO DEL TERRORISMO.

10 AGOSTO 2016:TELEMEDICINA,LA MADRE DI TUTTE LE APP

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

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D TECNO

25 app per organizzarsi la vita (e divertirsi)

di E. GRIPPA, R. STAGLIANò

 REAZIONE:CI SONO ARGOMENTI RIGUARDANTI ALLA NUOVA ERA CHE IO NON ACENNO MAI  PERCHE NON VORREI CONVERTIRE QUESTE PUBBLICAZIONI IN UNA PALESTRA PROPAGANDISTICA DI QUESTA O QUELLA AZIENDA,DI QUESTO O QUEL PRODOTTO ONLINE,UNO E’ QUELLO DELLE APP.PERO ORA VORREI DIRE PER PRIMO CHE LA PRIMA APP ESSISTENTE E’ STATA CREATA DA ME,ED E’ QUELLA DELLA CREAZIONE DELLA TELEMEDICINA CHE DOPO HA DATO ISPIRAZIONE  AL PRIMO SMARTPHONE E IL VIA ALLA NUOVA ERA,QUELLA DEL MOBILE.QUESTO L’HO FATTO E CONTINUO A RENDERLO PUBBLICO SENZA FINE DI LUCRO.E SUBITO VORREI AGGIUNERE CHE LE APP SONO UNO SFRUTTAMENTO INDOVUTO DELLA NUOVA ERA.LE APP DEVONO ESSERE FORINITE GRATUITAMENTE,AD ESSEMPIO PER I MOTORI DI RICERCA.PER SAPERNE DI PIU LEGGE IL MIO LIBRO CUA:
 
-SOTTO,DAL MIO LIBRO PRIMO SMARTPHONE

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11 AGOSTO 2016:LIBIA ORA

-SU LE MONDE:

Les forces libyennes s’emparent du centre de commandement de l’EI à Syrte Les forces pro-gouvernementales libyennes ont encore resserré l’étau sur l’organisation Etat islamique (EI), mercredi 10 août, dans son fief de Syrte (à 450 kilomètres de Tripoli), où elles se sont emparées de son centre de commandement.

La « libération » de Syrte, dont l’EI prit le contrôle en juin 2015, sera annoncée une fois repris plusieurs secteurs encore aux mains de djihadistes, a annoncé à l’Agence France-Presse Reda Issa, porte-parole du centre de presse des forces du gouvernement d’union nationale. « Le centre [de conférences] Ouagadougou est entre nos mains », affirme dans un communiqué le centre de presse, en référence au complexe qui servait de centre de commandement à l’EI.

L’hôpital Ibn Sina, un établissement adjacent, a également été repris par les forces du gouvernement d’union nationale qui s’étaient emparées plus tôt du campus universitaire tout proche. Les djihadistes conservent encore à Syrte « les quartiers résidentiels 1, 2 et 3, ainsi qu’un complexe de villas près de la mer », précise Reda Issa.

Soutien aérien américain

Dimanche, les forces du gouvernement d’union nationale ont annoncé le début du « compte à rebours » pour donner l’assaut « final » du bastion de l’EI avec le soutien aérien américain. Les forces gouvernementales sont entrées le 9 juin dans Syrte pour en chasser l’EI, mais leur offensive a été ralentie par les snipers, les mines et les voitures piégées des djihadistes.

Lire aussi :   Libye : premières frappes américaines contre l’EI à Syrte

Pour l’aider dans la bataille, le gouvernement d’union nationale reçoit depuis le 1er août l’appui de l’aviation américaine, déjà engagée contre les djihadistes en Irak et en Syrie. Selon le centre de commandement américain en Afrique, 29 frappes ont été lancées sur Syrte entre le 1er août et mardi.

En juillet, trois militaires français ont péri dans un accident d’hélicoptère en Libye, au cours d’une mission de renseignement, ce qui a confirmé pour la première fois la présence de soldats français dans ce pays.

http:.lemonde.fr/proche-orient/article/2016/08/10/les-forces-libyennes-s-emparent-du-centre-de-commandement-de-l-ei-a-syrte_4981055_3218.html

 REAZIONE:QUESTA E’ LA SITUAZIONE ATTUALE.LE ALTRE CONSIDERAZIONI DELLA STAMPA UFFICIALISTA ITALIANA SULLA SUPPOSTA PARTECIPAZIONE MILITARE DEL NOSTRO PAESE IN LIBIA SOLO INSEGUONO FINI POLITICI CERCANDO DA UNA PARTE DISTRARRERE L’ATTENZIONE DELLE DIFFICOLTA INTERNE DI RENZI UNIFICANDO L’OPINIONE PUBBLICA DIETRO UN “NEMICO” ESTERNO, E DALL’ALTRA GENERARE PROPAGANDA FAVOREVOLE A RENZI IN VISTA DEL PROSSIMO REFERENDUM CONSTITUZIONALE
11 AGOSTO 2016:LA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA E I FRATELLI MUSSULMANI
 
-TITOLARE SU LE FIGARO:
 
Le discours moral de l’Eglise peut-il fonctionner face à l’islamisme ?
 

FIGAROVOX/ANALYSE – Après les attentats, la volonté de l’Eglise de «pacification sociale» est inquiétante, juge Schmuel Trigano. Pour le philosophe, ce positionnement laisse une marge de manoeuvre à l’islamisme, notamment aux Frères musulmans.

REAZIONE:ED E’ IN QUESTO CONTESTO CHE DEVONO ANCHE VEDERSI LE RECENTI DIFFICOLTA DI RENZI DI FRONTE A L’EGITTO E ISRAELE ?

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13 AGOSTO 2016:LIBIA ORA,IL GIORNO DOPO

-SU GOOGLE NEWS:

ilgiornale.it

Contiamo ancora qualcosa? In Libia adesso o mai più
Livio Caputo – Ven, 12/08/2016 – 19:29

O adesso, o mai più. Nel momento in cui gli uomini del Califfato stanno per essere cacciati dalla loro roccaforte di Sirte e il governo Serraj sembra consolidarsi, l’Italia deve rompere gli indugi : se vuole mantenere quella leadership sul dossier libico che gli stessi alleati le hanno – a parole – più volte riconosciuto, bisogna prendere iniziative coraggiose, e cercare di recuperare il terreno perduto a favore di inglesi e francesi (gli americani sono piuttosto dalla nostra parte).

Se continuiamo a indugiare per eccesso di prudenza – paura di rappresaglie da parte dell’ISIS o di polemiche interne per avere surrettiziamente trascinato il Paese in una guerra – rischiamo di perdere l’ultimo treno e vedere compromessi gli importanti interessi che abbiamo sull’ex “Quarta sponda”. L’importante è che, avendo puntato sul governo Serraj sebbene controlli solo la metà del Paese, rispondiamo tempestivamente alle sue richieste, gli facciamo capire che siamo alleati affidabili e lo convinciamo che una forte intesa con Roma è per lui la migliore carta da giocare.

Per la verità, qualcosa si è già mosso. Abbiamo concesso senza far storie l’uso delle basi aeree in Sicilia per i raid americani su Sirte; siamo stati i primi a riaprire la nostra rappresentanza diplomatica a Tripoli (con la speranza che l’ambasciatore Perrone ci vada davvero subito); abbiamo inviato piccoli contingenti di truppe scelte in Libia grazie a una direttiva dello scorso novembre che autorizza il Presidente del Consiglio a metterle sotto il comando dei servizi segreti ed evitare così passsaggi in Parlamento; stiamo rispondendo alla richiesta di assistenza sanitaria per i combattenti delle milizie impegnate contri l’ISIS. Il governo assicura che i nostri militari (si parla di 40 uomini, ma probabilmente sono parecchi di più) non sono impegnati al fronte, ma si limitano ad addestrare, in cooperazione con gli alleati, i reparti libici impegnati contro gli jihadisti e a monitorare gli spostamenti di questi ultimi sul terreno, ora che sono costretti a ritirarsi dalla loro roccaforte. Forse, dietro la cortina di segretezza abituale in queste circostanze, i nostri militari, tratti dai più prestigiosi e preparati reparti delle nostre Forze armate, stanno facendo anche qualcosa di più. Tuttavia, nelle fasi cruciali che si preparano, dobbiamo fare uno sforzo ancora maggiore. Il premier Serraj ha chiesto esplicitamente il nostro aiuto, ci ha messo (se ce n’era ancora bisogno…) in guardia contro l’ISIS e ci ha confermato che gli jihadisti hanno cominciato a usare i barconi dei migranti per fare entrare in Italia potenziali terroristi. Dicono che abbia chiesto anche l’invio di una nostra nave ospedale, ma che non abbia finora ottenuto risposta. Comunque, sembra avere fiducia in noi, e dobbiamo approfittarne. Non promette bene neppure la frase del ministro degli Esteri Gentiloni che, come se si trattasse di ordinaria amministrazione, dice che “se ci saranno ulteriori richieste, le valuteremo”. Non è tempo di indugi, anche se in una prima fase si tratterà di fare più sacrifici che mietere benefici: perché più presto riusciremo a far capire a Serraj che Roma è la sua capitale di riferimento in Occidente, più i nostri interessi saranno tutelati: si va da un maggiore, e in questo momento cruciale, controllo del traffico di migranti alla difesa delle posizioni dell’ENI, sicuramente insidiate oggi, oltre che da forze locali, anche da francesi ed inglesi (che, stando a informazioni giornalistiche, starebbero addirittura assistendo già le milizie governative nei combattimenti).

C’è, naturalmente, il rischio di puntare sul cavallo sbagliato, cioè che Serraj, pur sostenuto dalla comunità internazionale, non riesca ad affermare la sua autorità su tutto il Paese: c’è il generale Haftar, sostenuto dall’Egitto (e forse dalla Francia) che ancora non ne riconosce l’autorità e punta alla separazione tra Tripolitania e Cirenaica, con la inquietante prospettiva che, sconfitta l’ISIS, si passi a una guerra civile. Comunque, poiché i nostri maggiori interessi sono a Tripoli, il rischio è da correre. Non dobbiamo mandare ufficialmente truppe sul terreno, una cosa che richiederebbe l’autorizzazione del Parlamento e che gli stessi libici non vogliono, ma per tutto il resto la disponibilità deve essere massima: riprenderci il rapporto con la Libia che Berlusconi aveva instaurato con Gheddafi sarebbe il maggior successo di politica estera cui l’Italia può aspirare in questo momento.

http:ilgiornale.it/news/mondo/contiamo-ancora-qualcosa-libia-adesso-o-mai-pi-1296292.html

REAZIONE:SE QUALCHE DUBBIO RESTA SULLE INTENZIONI GUERRAFONDAI DIVERSIVE DI BERLUSCONI ALLA MANIERA DI LEOPOLDO FORTUNATO GUALTIERI,QUESTO EDITORIALE DEL GIORNALE DELLA SUA FAMIGLIA NE E’ LA CONFERMA.BERLUSCOSCONI DI FRONTE ALLE DIFFICOLTA GIUDIZIARIE DEL RUBY TER E RENZI ARRIVATO AL CAPOLINEA E MESSO DAVANTI UN DISATRO ECONOMICO DI SIMILE PORTATA A QUELLO CHE PORTO ALLA ESTROMISIONE DI BERLUSCONI, PUNTANO TUTTO SU UN NEMICO ESTERNO.

INVECE CREDO CHE BERLUSCONI E RENZI SIANO CO-RISPONSABILI DEL CAOS LIBICO ATTUALE,CHE IL PRETESO RUOLO MILITARE DELL’ITALIA SIA UNA BUFFONATA,CHE BERLUSCONI(DI QUI NON ABBIAMO ANCORA VISTO UN VIDEO DEI SUOI INTERVENTI PUBBLICI DEL DOPO INTERVENTO CARDIOLOGICO TRANNE QUELLO CHE TESTIMONIAVA L’USCITA DEL SAN RAFFAELE)INSIEME A BOSSI E MARONI DEVONO ESSERE PORTATI DAVANTI AD UN  TRIBUNALE INTERNAZIONALE PER GENOCIDIO NEL PIU GRANDE OLOCAUSTO DEL DOPOGUERRA NEL MEDITERRANEO,E PER ALTRI MOTIVI SE SI VERIFICASSI UNA  GUERRA CIVILE IN LIBIA.

TUTTA LA VICENDA NELLA NOSTRA EX-XOLONIA DA KADAFY IN POI   SIA IL PIU EXECRABILE CAPITOLO DELLA STORIA ITALIANA,UNA BUFFONATA CHE SE NON FOSSE STATA TRAGICA SAREBBE COMICA.

AH…NON ENTRO NEL MERITO DELLE CONSIDERAZIONI PARTICOLARI DELL’ARTICOLO,BERLUSCONI E’ ORMAI STORIA E NON RIFERENTE DI ESPERIENZA NELLA NO FLY ZONE.

13 AGOSTO 2016:APP E TERRORISMO,FERMARLI

1-SU LE MONDE:

Bernard Cazeneuve veut « une initiative européenne »

Bernard Cazeneuve et Manuel Valls lors d’un déplacement à l’école de gendarmerie de Richemont, le 11 août.

Bernard Cazeneuve et Manuel Valls lors d’un déplacement à l’école de gendarmerie de Richemont, le 11 août. PHILIPPE DESMAZES / AFP

La France veut porter avec l’Allemagne une initiative européenne puis internationale sur le chiffrement des communications, qui complique la lutte contre le terrorisme, a annoncé Bernard Cazeneuve, jeudi 11 août. Le ministre de l’intérieur travaillera sur ce sujet avec son homologue allemand le 23 août, à Paris, « pour que nous puissions sur cette question lancer une initiative européenne destinée à préparer une initiative plus internationale permettant de faire face à ce nouveau défi », a-t-il dit.

« C’est une question centrale dans la lutte antiterroriste, beaucoup des messages échangés en vue de la commission d’attentats terroristes, le sont désormais par des moyens cryptés », a-t-il ajouté à l’issue d’un conseil de défense à l’Elysée. M. Cazeneuve a souligné « la nécessité d’y faire face au plan international parce que ce n’est pas un pays seul qui peut prendre des initiatives ».

M. Cazeneuve n’a donné aucune précision quant au type de propositions que la France envisage de faire. Depuis plusieurs années, un vif débat oppose, dans le monde entier, certains gouvernements et les éditeurs de services Internet, soutenus par la vaste majorité des experts en chiffrement. Le gouvernement britannique a, un temps, menacé de contraindre juridiquement les géants du Net à fournir des clefs permettant de déchiffrer les messages, ou d’installer des « portes dérobées » dans ses logiciels. Au début de 2016, le FBI américain avait engagé un vaste bras de fer avec Apple, qu’il entendait contraindre à débloquer le contenu d’un iPhone chiffré ayant appartenu aux auteurs de l’attentat de San Bernardino.

A la question de savoir s’il souhaitait que les auteurs de logiciel fournissent aux Etats les moyens de déchiffrer ces communications, ce que nombre d’entre eux se refusent à faire, M. Cazeneuve a répondu : « La France fera des propositions, j’en ai adressé un certain nombre à mon homologue allemand. »

Les experts dubitatifs

Les experts en chiffrement sont très dubitatifs face à ce type de demandes, arguant que toute faille dans un logiciel sera inévitablement exploitée par des tiers, et que le chiffrement, utilisé par de très nombreux services bancaires, commerciaux, ou de sécurité informatique, est un outil indispensable au fonctionnement d’Internet.

Depuis les révélations d’Edward Snowden sur la surveillance de masse pratiquée par la NSA américaine, de nombreux grands acteurs ont renforcé la sécurité de leurs services en les chiffrant ou en en renforçant le chiffrement. WhatsApp, la très populaire application de messagerie, a ainsi déployé dans le monde entier le chiffrement « de bout en bout » des messages : ces derniers sont désormais indéchiffrables par toute autre personne que leur destinataire, et même l’entreprise ne peut accéder à leur contenu.

L’organisation Etat islamique recommande à ses membres et à ses sympathisants d’utiliser Telegram, une application de messagerie qui permet aussi d’envoyer des messages chiffrés. Les deux assassins du père Jacques Hamel, à Saint-Étienne-du-Rouvray, utilisaient notamment l’application. Mais si celle-ci permet d’envoyer des messages chiffrés, au moins l’un des deux hommes utilisait régulièrement la fonction de « chaîne » de Telegram, qui permet de diffuser des messages à un groupe de personnes, et qui n’est elle pas chiffrée.

http:lemonde.fr/pixels/article/2016/08/12/bernard-cazeneuve-veut-une-initiative-europeenne-contre-le-chiffrement_4981741_4408996.html

-SU LA STAMPA:

La Francia mobilita l’Europa contro la cifratura delle app francesco semprini

La Francia vuole lanciare una iniziativa europea per contrastare la cifratura forte delle comunicazioni, la stessa adottata ormai da applicazioni con milioni di utenti in tutto il mondo, come WhatsApp e Telegram. Ad annunciare il progetto è stato ieri il ministro dell’Interno francese Bernard Cazeneuve, che già il 23 agosto ha in programma un incontro sul tema con il suo omologo tedesco, Thomas de Maiziere. L’obiettivo del meeting, nelle parole di Cazeneuve, è di “lanciare una iniziativa europea preparatoria di un progetto più internazionale”.

I MESSAGGI CIFRATI E I TERRORISTI

Secondo il ministro, molti messaggi scambiati dai terroristi sarebbero ormai cifrati e l’intelligence farebbe fatica a intercettarli. Dunque la questione della cifratura, per il governo francese, sarebbe centrale nella lotta al terrorismo. «La Francia farà delle proposte, e ne ho già inviate alcune al mio collega tedesco», ha precisato Cazeneuve. Non è chiaro che cosa conterrebbero tali proposte; è tuttavia evidente che l’uscita della Francia rinfiamma lo scontro sulla crittografia, che per la verità cova sotto le ceneri da almeno 20 anni, e che negli ultimi mesi è stato riattizzato da vari episodi, a partire dal braccio di ferro Apple/Fbi – finito, ricordiamolo, con i federali che hanno infine trovato una via alternativa per accedere allo smartphone dei Syed Farook, l’attentatore di San Bernardino.

Negli ultimi anni l’utilizzo estensivo della crittografia – che è alla base della diffusione via internet di molti servizi essenziali, a partire da pagamenti e transazioni bancarie, e che era già adottato da tempo da parte di una élite più ristretta di utenti – si è diffuso tra milioni di consumatori. Ci sono stati alcuni punti di svolta in tale processo: tra questi, la scelta di Apple nel 2014 di estendere e rendere di default la cifratura del suo iPhone, collegandola all’inserimento di un codice di accesso al telefono; ma anche la diffusione di app di messaggistica che hanno adottato la cosiddetta cifratura end-to-end, dove solo mittente e destinatario della comunicazione posseggono le chiavi per cifrarla e decifrarla – quindi nemmeno il fornitore del servizio è in grado di leggerla. Quali sono queste app? Le più diffuse sono iMessage, Signal, Telegram (dove però la cifratura end-to-end non è una impostazione predefinita e copre solo i messaggi fra due utenti) e ovviamente WhatsApp, che ha finito la sua monumentale migrazione alla blindatura totale di tutti i suoi contenuti all’inizio del 2016, nel pieno dello scontro tra la Apple (che infatti aveva l’appoggio, fra gli altri, di WhatsApp/Facebook) e il Dipartimento di Giustizia statunitense.

L’uso da parte di jihadisti di simili strumenti è probabile, dal momento che una app come WhatsApp è usata da oltre un miliardo di persone, e quindi presumibilmente lo sarà anche da criminali e terroristi – e sappiamo che l’Isis usa molto i canali e i gruppi di Telegram per diffondere propaganda (che non sono cifrati end-to-end per altro). Anche se le capacità informatiche degli attentatori, almeno per quanto emerso fino ad oggi, non sembrano essere in genere molto avanzate. Così, in modo più o meno ufficiale, i governi stanno facendo pressione sulle aziende tecnologiche. Del resto già nel marzo 2015 il direttore dell’Europol, Rob Wainwright, citava la cifratura come uno dei problemi che dovevano affrontare nelle indagini. Ma cosa vogliono ottenere esattamente? È anche solo pensabile mettere al bando la crittografia forte (o le app che la implementano)?

ANCORA CRYPTO-GUERRA

«La battaglia sulla crittografia va avanti da anni e non si è mai fermata», commenta a La Stampa Stefano Zanero, professore di sicurezza informatica al Politecnico di Milano, di ritorno dal Defcon di Las Vegas, uno dei più importanti raduni internazionali della scena hacker. «Quando i governi hanno capito che non si poteva tenere nel cassetto un pezzo di disciplina scientifica, allora hanno provato a tenerla lontana dal grande pubblico. Eppure la diffusione della cifratura è stata positiva, ha spostato più in alto il livello di rischio per tutti gli utenti, permettendo di aumentare la protezione per chi se lo merita, ovvero per la maggioranza delle persone che la usano per attività lecite ed importanti. I criminali adottavano la crittografia anche quando era difficile, e continueranno a farlo anche se dovesse essere illegale».

Se dunque una messa al bando della tecnologia è impensabile (e susciterebbe la reazione sdegnata di quasi tutta la comunità tecnologica), i governi potrebbero richiedere una qualche forma di backdoor, di accesso secondario a un sistema, una scelta che prevede però l’indebolimento dello stesso. Ma la stessa Europol, insieme all’Enisa, l’agenzia dell’Unione europea che si occupa della sicurezza delle reti, avevano scartato qualsiasi ipotesi di backdoor in una dichiarazione congiunta dello scorso maggio, perché queste «aumenterebbero la superficie di attacco per abusi malevoli, e dunque, avrebbero implicazioni ben maggiori per la società».

In alternativa, i governi potrebbero cercare quanto meno di ostacolare la diffusione di massa della crittografia forte. È la tesi avanzata da Nate Cardozo, legale della Electronic Frontier Foundation, storica associazione per i diritti digitali, in una presentazione al Defcon. «Il governo non è stupido», ha dichiarato l’avvocato riferendosi in questo caso agli Stati Uniti. «Sanno che non c’è un modo per togliere la crittografia forte dalle mani di chi sia determinato a usarla. Ma è invece possibile toglierla a chiunque entri in un negozio per comprare un iPhone». O a chiunque oggi scarichi una app.

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/08/12/esteri/la-francia-mobilita-leuropa-contro-la-cifratura-delle-app-MGNtZU312IbaxQcqMK4iZI/pagina.html

REAZIONE:PER QUANTO RIGUARDA ALLE CIFRATURE TOUT COURT QUESTE PAGINE DEI FATTI INTERNI  SONO PER  LA TRANSPARENCE CHE PRATTICO PERO PENSANDO ALLA GLOBALITA SENZA CADERE IN GENERALIZAZZIONI PENSO CHE NON SIA ASSOLUTAMENTE ADEGUATA L’INIZIATIVA DI HOLLANDE,COME LE AZIENDE DELLE TELECOMUNICAZIONI CREDO CHE ESSISTE RISCHIO DI FAVORIRE IL TERRORISMO,FORSE DI PIU, ANCHE LEVANDO L’ENCRITTAZIONE:FORSE I GUAI SONO “DENTRO DI NOI” E L’UTENTE DEVE ESSERE GARANTITO.

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 364

25 Juin 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

23 GIUGNO 2016:RAGAZZA SVEGLIA LA FERILLI

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:

Ferilli in tv attacca Renzi: «Ha attuato il programma di Berlusconi. Ho votato Raggi» 21 giugno 2016

http:video.corriere.it/ferilli-tv-attacca-renzi-ci-ha-tolto-piazze-ci-ha-chiusi-dentro-leopolda/1cc0be4c-37ee-11e6-ad05-6c8e02b5840c?intcmp=video_wall_hp&vclk=videowall|ferilli-tv-attacca-renzi-ci-ha-tolto-piazze-ci-ha-chiusi-dentro-leopolda
-E COSI SU DAILYMOTION

Sabrina Ferilli asfalta Renzi e si prepara per… por next-quotidiano

Sabrina Ferilli asfalta Renzi e si prepara per la segreteria del PD

http:dailymotion.com/video/x4hrlbj_sabrina-ferilli-asfalta-renzi-e-si-prepara-per-la-segreteria-del-pd_tv
REAZIONE:RAGAZZA ACCORTA LA FERILLI.MA SI DAI,HA “RI-CREATO” IL PROGRAMMA DI BERLUSCONI,E ANCHE QUELLO DELLA LEGA CON TANTO DI FEDERALISMO MASCHERATO.NON A CASO SONO “LARGHE INTESE”,VERO?
MA SECONDO ME SABRINA HA LETTO LE MIE PUBBLICAZIONI.E ALLORA,VISTO CHE CI SEI DIVENTA FAN MIA DAI.MAGARI FAMMI AVERE QUALCHE BIGLIETTINO GRATIS PER LA SCALA.NON TI CHIEDERO ALTRO,LO PROMETTO.(IO NON FACCIO POLITICHE,MI DISPIACE)
ILLUSTRAZIONE:LE DOTI ARTISTICHE

24 GIUGNO 2016:BREXIT

-SU THE TELEGRAPH:

48.2%
51.8%
Counting progress 97.9%
Last updated 06:05

REAZIONE:VITTORIA

ATTUALIZAZIONE:

EU REFERENDUM

Live

Results and analysis:Brexit wins as Britain votes to leave the European Union

*Nigel Farage: June 23rd is our independence day

*Sterling suffers record slump on dramatic night

*Recriminations begin for David Cameron and Labour Part

24 GIUGNO 2016:RENZI FINALMENTE INDAGATO PER CORRUZIONE

lastampa.it

Insider trading sul decreto banche, Renzi ascoltato in Procura

francesco spini

Il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone ha sentito nelle settimane scorse il premier Matteo Renzi come persona informata sui fatti in relazione all’ipotesi di insider trading per il decreto sulle banche popolari e i movimenti di Borsa nei giorni precedenti l’approvazione del decreto da parte del governo. Secondo quanto ricostruito, al premier sarebbe stato chiesto delle modalità di formazione del decreto e se ritiene che l’informazione sia potuta circolare al di fuori della ristretta cerchia dell’esecutivo nei giorni precedenti la sua approvazione, nel gennaio del 2015.

Il decreto

Il decreto del governo ha imposto la trasformazione in società per azioni delle Banche Popolari cooperative, al di sopra una certa soglia di attivi. Per effetto del decreto hanno dovuto trasformarsi in spa una serie di banche popolari quotate in Borsa come Ubi Banca, Banco Popolare, Banca Popolare di Milano e Popolare dell’Emilia Romagna. Il decreto ha riguardato anche istituti non quotati come la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, poi travolte dagli scandali.

Gli accertamenti

Dopo il decreto la Consob ha avviato una serie di accertamenti sui movimenti borsistici dei titoli coinvolti, alla luce di una serie di anomalie – forti rialzi con il contemporaneo aumento dei volumi scambiati -. L’esito degli accertamenti è stato quindi trasmesso alla procura, che ha aperto un fascicolo e sentito una serie di persone, tra le quali appunto il premier Renzi che sarebbe stato sentito alla fine di maggio. Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, già nel febbraio dello scorso anno aveva segnalato in una relazione alla Commissione finanze della Camera dei movimenti anomali rilevati, con alcuni operatori che avevano effettuato forti acquisti nei giorni precedenti il decreto del 16 gennaio 2015 e rivenduto nei giorni successi, quantificando i profitti complessivi in circa 10 milioni di euro.

La soffiata di gennaio

Sempre secondo la ricostruzione di Vegas, le prime indiscrezioni sul decreto avevano iniziato a circolare il 3 gennaio, mentre i titoli coinvolti avevano fatto registrare nel periodo tra il 3 gennaio e il 9 febbraio rialzi compresi tra l’8% di Ubi Banca e il 57% di Popolare dell’Etruria. Nei mesi scorsi era emerso il coinvolgimento nell’indagine di Carlo De Benedetti, che avrebbe acquistato azioni tramite una società personale, la Romed, investendo circa sei milioni di euro con una plusvalenza di 600 mila euro.

Ascoltato anche Serra

Nel marzo del 2015 la stessa Consob aveva sentito il finanziere Davide Serra, a capo del fondo Algebris è indicato come vicino a Renzi. Serra il cui nome era emerso nelle cronache come uno dei possibili “indiziati” per le manovre sui titoli delle banche popolari, ha sempre smentito di aver realizzato plusvalenze con le azioni coinvolte nei giorni interessati dall’indagine della Consob.

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/06/24/economia/insider-trading-sul-decreto-banche-renzi-ascoltato-in-procura-9EooXt7IGcgaYnjcKz4EDN/pagina.html

REAZIONE:GRAVE REATO DI INFIDENZIA CONTRO LE BANCHE POPOLARI.

-IL GIORNO DOPO:CHIESTA ARCHIVAZIONE

Indagine sulle popolari, chiesta l’archiviazione. Era stato sentito anche Renzi

Erano stati ipotizzati episodi di insider trading legati alla vicenda della privatizzazione

LAPRESSE

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, 41 anni

24/06/2016

In merito all’indagine su presunti episodi di insider trading legati alla vicenda della privatizzazione delle banche popolari, nell’ambito della quale è stato sentito come teste, il 20 maggio scorso, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, la procura della Repubblica fa sapere in una nota di aver depositato al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione del procedimento, iscritto «a carico di un intermediario finanziario per l’ipotesi di ostacolo alla vigilanza». Il fascicolo in questione è uno di quelli nati dalle dichiarazioni rese dal presidente della Consob Giuseppe Vegas, alla Camera dei deputati l’11 febbraio del 2015, sul quale la procura ha indagato per mesi sentendo, oltre al presidente del Consiglio, l’imprenditore Carlo De Benedetti.

Secondo quanto detto oltre un anno fa da Vegas, l’analisi della dinamica delle quotazioni finanziarie precedenti all’approvazione del decreto del governo per privatizzare le banche popolari aveva mostrato delle anomalie. Questo lasciava pensare che alcuni investitori avessero ottenuto informazioni privilegiate a seguito delle quali avevano acquistato una serie di titoli per poi venderli all’indomani del 16 gennaio 2015, giorno dell’approvazione del dl.

«All’esito delle indagini – si legge nella nota – anche alla luce delle conclusioni di una consulenza tecnica disposta dalla procura», è stata chiesta l’archiviazione. «Gli altri profili che hanno costituito l’oggetto delle dichiarazioni del presidente Vegas – conclude la nota – costituiscono tuttora oggetto di accertamento».

La Procura di Roma ha chiesto di archiviare il procedimento che vede indagato un intermediario finanziario per ostacolo alla vigilanza. Si tratta di un filone dell’indagine avviata a piazzale Clodio nel febbraio del 2015 dopo le dichiarazioni fatte dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas, su informazioni privilegiate finite in mano ad investitori sul decreto banche popolari prima che il governo ne desse il via libera. Su questa vicenda nelle scorse settimane sono stati sentiti come testi Renzi e De Benedetti.

In una nota la Procura di Roma afferma che su questa vicenda «nei mesi scorsi ha provveduto ad assumere informazioni fra gli altri dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e dall’ing. Carlo De Benedetti». All’esito delle indagini, «anche alla luce delle conclusioni di una consulenza tecnica disposta dalla Procura», è stata «depositata al giudice per le indagini preliminari richiesta di archiviazione». Nella nota la Procura afferma che «gli altri profili che hanno costituito oggetto delle dichiarazioni del presidente Vegas costituiscono tuttora oggetto di accertamento».

Alcuni diritti riservati.
http:lastampa.it/2016/06/24/italia/cronache/indagine-sulle-popolari-chiesta-larchiviazione-era-stato-sentito-anche-renzi-LBVhxuvdLzFSWcoWBaNgqL/pagina.html
REAZIONE:STAREMMO A VEDERE

24 GIUGNO 2016:BREXIT,NON PIU  EUROPA UNITA

-SU LE MONDE:

L’USCITA DELLA GRAN BRETAGNA DELL’UNIONE EUROPEA E’ UNA LUNGA ASPIRAZIONE DELLA NUOVA ERA:DESIDERIO COMPIUTO

LE PIU FURIOSE( E MINACCIOSE) REAZIONI SULL’USCITA DELLA GRAN BRETAGNA DEL PROGETTO EUROPEO UNITO RIGUARDANO A COSE MATERIALI,RIGUARDANO A COSE ECONOMICHE,RIGUARDANO A COSE MONETARIE,RIGUARDANO AL DENARO,SEGNALE CHE OGGI IL NEOLIBERALISMO HA SOFFERTO UNA FERITA MORTALE NEL CUORE DEL VECCHIO CONTINENTE,NEL CUORE DEI PAESI CIVILIZZATI,NEL CUORE DELLA CIVILTA EUROPEA.

SALUTO IL CORAGGIO DELLA GRAN BRETAGNA E RIPORTO DUE RIFLESSIONI DIVERSE SU LE MONDE:

1-IL NOSTRO SOGNO NON E’ PIU EUROPA

Le Monde
Nathalie Kosciusko-Morizet a affirmé par voie de communiqué : Le Royaume-Uni a tranché, contre lui-même et contre l’Europe. Je ressens le sentiment d’un énorme gâchis. Un gâchis provoqué par l’absence de projet politique européen, qui ne nous a pas permis d’emporter l’adhésion des Britanniques, et qui pèse chaque jour sur tous les Européens. Le ‘Brexit’ n’est pas la cause d’un malaise européen. C’en est un symptôme. Le message est clair : on ne rêve plus d’Europe.”
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2-NIENTE PIAGNISTEI,LA GRAN BRETAGNA NON CAMBIA DI QUARTIERE,RESTA IN EUROPA

Le Monde

L’action Eurotunnel a chuté de 34 % à l’ouverture de la Bourse de Paris après la victoire du “Brexit”. L’exploitant du tunnel sous la Manche est un symbole des liens entre la Grande-Bretagne et le continent. Dans un communiqué préventif publié juste avant l’ouverture de la Bourse, le groupe affirmait cependant que ses activités ne seraient pas affectées par l’issue du référendum.
En savoir plus sur http:lemonde.fr/referendum-sur-le-brexit/live/2016/06/23/en-direct-jour-de-vote-sur-le-brexit-au-royaume-uni_4956691_4872498.html#iEpJy1jj8sCEYzFR.99
 
-ULTIMO MOMENTO:SE  NE VA,”LA VOLONTA DEL POPOLO BRITTANICO DEVE ESSERE RISPETTATA
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Le Monde

Ce qu’il faut retenir de l’intervention de David Cameron :

*Le premier ministre, qui soutenait le camp du “Remain”, a l’intention de démissionner d’ici au mois d’octobre.
*“La volonté du peuple britannique doit être respectée”, a-t-il affirmé à propos du résultat du vote.
*Il a tenu à rassurer les marchés financiers : “L’économie britannique est forte.”
 
En savoir plus sur http:lemonde.fr/referendum-sur-le-brexit/live/2016/06/23/en-direct-jour-de-vote-sur-le-brexit-au-royaume-uni_4956691_4872498.html#gufjI73SWk27WPFG.99
25 GIUGNO 2016:VOLARE A BASSO RISCHIO
Quotidiano digitale
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Ryanair, easyJet e Iag: con la Brexit via i diritti di volo, a rischio le compagnie low cost

I trattati “open sky” decadono: Europa e Gran Bretagna dovranno ricontrattarli su nuove basi. E i vettori a basso costo hanno strategie differenti: gli irlandesi taglieranno gli investimenti e aumenteranno i costi dei biglietti. Stesso effetto per i vettori inglesi che dovranno far fronte a costi più alti per ricambi e carburante
di LUCIO CILLIS
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24 giugno 2016
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ROMA – Sì, viaggiare, ma non alle stesse condizioni siglate nel corso di decenni di trattative e aperture dei cieli europei e Nord americani. La Brexit, in breve tempo, potrebbe trasformarsi in un incubo anche per le compagnie aeree britanniche e quelle low cost, in prima linea l’irlandese Ryanair e l’inglese easyJet basata a Londra. E con loro un incubo pure per i passeggeri – compresi quelli italiani – abituati a una fluidità nei voli tra Uk e resto d’Europa. Le tariffe rischiano di impennarsi e gli investimenti previsti negli scali britannici potrebbero via via diminuire incrementando allo stesso tempo i prezzi dei biglietti.

Col passo indietro dal Continente nei prossimi mesi, le linee aeree più esposte e che rischiano di restare invischiate nell’isolamento volontario deciso dai sudditi di Sua Maestà, hanno di fronte un futuro incerto. Ryanair e il suo dominus Michael O’Leary hanno già avvisato Londra: “Siamo pronti a diminuire gli investimenti e saremo costretti ad aumentare le tariffe” è stato il primo messaggio spedito da Dublino. EasyJet, invece, è presa tra due fuochi: da una parte c’è lo sguardo all’Europa continentale e alle lucrose rotte da e per la Gran Bretagna, ma dall’altra ci sono le norme che verranno presto a cadere, regole che hanno fino ad oggi permesso voli pan-europei liberi da vincoli e trattati. Oggi, con l’Isola in uscita, questi accordi diventano polvere. “Rimaniamo convinti della solidità del modello di business di easyJet e della nostra capacità di proseguire con l’attuale strategia di successo e di garantire ritorni. Abbiamo scritto oggi stesso al governo britannico e alla Commissione Europea chiedendo loro di porsi come priorità la permanenza del Regno Unito nel Mercato unico europeo dell’aviazione, data l’importanza per i consumatori e per gli interscambi commerciali” si è affrettata a comunicare l’amministratrice delegata Carolyn McCall.

Un problema, non da poco, pure per il big player con la Union Jack sulla livrea: Iag, ovvero British Airways, dovrà rivedere le proprie strategie verso l’Europa e anche gli Usa. Il perchè è presto spiegato da una sigla: Ecaa. Ovvero lo “spazio unico europeo” che garantisce diritti e doveri (soprattutto libero volo in Europa e Usa), non esisterà più per la Gran Bretagna e quindi ogni permesso concesso alle linee aeree europee decade con l’uscita del Paese dall’Europa. Cosa accadrà quindi? La prima certezza è che le compagnie britanniche dovranno stipulare, da zero, accordi con l’Europa e abbassare il capo accettando il decalogo dell’Ecaa. Che impone l’accettazione di diritti e doveri. Insomma le linee aeree Gb dovranno riscrivere gli accordi o con gli enti europei preposti o nel peggiore dei casi con i singoli membri. Ognuno dei quali, potrebbe anche cercare di fare lo sgambetto a chi ha voltato le spalle all’Europa. La Gran Bretagna quindi, potrebbe restare ai margini dell’Unione in veste di ospite. E lo stesso accadrà per i voli verso il Nord America, regolati da rigidi accordi “open sky” che a questo punto rischiano di saltare e andranno riscritti con Antitrust, Dipartimento dei Trasporti Usa e con la Ue nei prossimi mesi.

L’allarme sta suonando in queste ore anche in casa Aci Europe, l’associazione degli scali europei che non a caso mandano segnali di buonsenso: Olivier Jankovec, direttore generale, la vede così: “Europa e Gran Bretagna dovranno far fronte a nuovi accordi e relazioni che ancora non sappiamo come potranno evolversi. Ma siamo certi – aggiunge – che dovranno rifarsi alle regole valide fino a ieri e che hanno garantito enormi benefici per i passeggeri e aziende con crescenti connessioni e tariffe competitive”.

C’è poi un ultimo aspetto che riguarda i risvolti finanziari per le linee aeree e per gli investitori: Hsbc, il colosso bancario britannico, vede nero per il settore con utili in discesa e costi alle stelle. Le compagnie impegnate in maniera continua e “forte” con il mercato dell’Isola subiranno dei contraccolpi anche per il calo del Pil e per la domanda di voli sia business che turistici. Ma c’è un altro aspetto messo in rilievo da Hsbc e riguarda il taglio ad una parte predominante dei voli: quelli dovuti ad amici, parenti, turisti che raggiungono i propri cari (immigrati) in Gran Bretagna e che rappresenta il 40% di tutta
la crescita messa a segno dal settore negli ultimi 10 anni. Un boom che rischia di essere spazzato via dalla Brexit. Per non parlare del calo di peso della sterlina che porterà ad aumenti anche importanti per il carburante aereo e dei costi di manutenzione degli aerei in Gran Bretagna.

http:repubblica.it/economia/2016/06/24/news/ryanair_easyjet_e_iag_la_brexit_rischia_di_tarpare_le_ali_alle_compagnie_aeree-142727583/?ref=HREC1-1

REAZIONE:CI SONO COSE DOVE NON SI DEVE RISPARMIARE.COME MEDICO HO INTROIETTATO IL PRINCIPIO CHE LA VITA NON HA PREZZO:LE LOW COST SONO DA INCUBO.TORNEREMO A VOLARE A BASSO RISCHIO.

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26 GIUGNO 2016:ULTRADESTRA RADICALE EUROPEA E BREXIT,FUMO NEGLI OCCHI

-TITOLARE THE WASHINGTON TIMES:

Water Cooler

FOTO:NIGEL FARAGE
British people put Britain first, but will Americans put America first?

TRADUZIONE:IL POPOLO BRITTANICO METTE PRIMA BRITANIA MA GLI AMERICANI METTONO PRIMA L’AMERICA?

REAZIONE:ATTENZIONE,”PRIMA BRITANIA” E’ STATO IL MOTO CON QUI UN EXTREMISTA DELLA ULTRADESTRA RADICALE EUROPEA,UN NEO-NAZI QUINDI(NON CONFONDERE CON NEO-FASCISMO CHE SONO EXTREMISMI DI DIVERSO COLORE POLITICO),HA UCCISO UNA DIPUTATA FAVOREVOLE AL REMAIN.HO DETTO UN NEONAZI E NON UN ULTRA NAZIONALISTA BRITTANICO:SECONDO ME L’INTENZIONE ERA PROVOCARE UN FATTO POLITICO,INFLUENZIARE IL POPOLO BRITTANICO  PER NON FAVORIRE IL LEAVE.

HA OTTENUTO L’INVERSO ALLE INTENZIONI MANIFESTE,SEGNO CHE IL POPOLO BRITTANICO NON E’ MICA SCEMO.

ORA BENE,SULL’ONDA DEL BREXIT L’ULTRADESTRA RADICALE(PRESUNTAMENTE XENOFOBADEL CONTINENTE,I NEONAZI INSOMMA(LA LE PEN,LA LEGA,WILDER,ECC,ECC), MOLTEPLICA LE CHIAMATE A NUOVI LEAVE:ANCHE SE NON E’ DETTO CHE NON CI SIANO  NEONAZI BRITTANICI NON CONFONDERE NAZIONALISMO BRITTANICO CON ULTRDESTRA RADICALE,SONO COSE DIVERSE ED EVENTUALMENTE CONTRARIE.

E NON LO SI CONFONDA NE ANCHE CON IL NAZIONALISMO AMERICANO,BIANCO,ANGLOSASSONE,E ANGLOPARLANTE MA NON ANGLOFILO:IL POPOLO AMERICANO POTREBBE REAGIRE COME QUELLO BRITTANICO E BECCARSI UN’ALTRO BOOMERANG IN TESTA.

 

-APPENDICE:JHONSON,RESTO DENTRO QUARTIERE

-SU LA STAMPA:

lastampa.it

Boris Johnson: “Avremo ancora libero accesso al mercato unico”

Boris Johnson

paolo mastrolilli francesco semprini

Con un editoriale sul Daily Telegraph, dopo due giorni (di cui uno trascorso a giocare a cricket) di silenzio, Boris Johnson delinea la sua visione del futuro per il Regno Unito. È un discorso quello che lascia al giornale per il quale ha fatto il corrispondente da Bruxelles per anni, dai toni sobri, tranquillizzante ma anche molto fermo nella convinzione che coloro che hanno votato “Leave, hanno fatto la scelta giusta”. Mentre il Partito conservatore si dilania e cerca una via d’uscita alla crisi politico-istituzionale in cui il Paese è precipitato con il referendum, Johnson ostenta calma.

LEGGI ANCHE La Scozia all’attacco: “Possiamo mettere il veto sulla Brexit”

I fondamentali economici del Regno Unito sono solidi, scrive grazie al lavoro di Cameron e Osborne e a quello del numero uno della Banca d’Inghilterra Carney. Il Regno Unito continuerà a essere un luogo attraente e forte. Chi ha votato Leave, è la convinzione di Johnson, non lo ha fatto perché pervaso da paura e ansia, ma per una convinzione, quella di riprendere il controllo sui destini del Paese. “Dobbiamo essere orgogliosi di quanto può ottenere il Paese”, scrive Johnson che ricorda la necessità che le quattro gambe dell’Unione (Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda del Nord) restino unite. “È bastato il referendum del 2014 in Scozia”, dice Johnson facendo capire che resterà una esperienza unica. L’ex sindaco tende una mano ai sostenitori del Remain che sono i “nostri vicini di casa, amici, parenti” e invita a costruire “ponti” e un nuovo senso di comunità dopo le asprezze della campagna elettorale. Sui rapporti con l’Europa sceglie un approccio distensivo. “Ci sarà ancora un’ intensa e crescente cooperazione e partnership con l’Europa in un gran numero di settori, la cultura, la scienza, le università, il miglioramento del clima”. Poi quello che milioni di persone volevano forse sentirsi dire: “I cittadini europei che vivono in questo paese avranno i loro diritti garantiti appieno e lo stesso sarà per i britannici nella Ue”. Continuerà, almeno questi è lo spirito di Johnson, “l’accesso per Londra al mercato unico” è il Regno Unito continuerà a offrire leadership su ogni cosa dalla politica estera alla difesa al contro terrorismo e alla condivisione dell’intelligence per rendere il mondo più sicuro.

Cosa cambia allora? Ed è qui che Johnson si ricorda dei trascorsi brussellesi quando sul Telegraph scherniva le decisioni della Commissione Delors, ironizzava su grandezza imposta per legge delle banane, ironizzava sulle quote di pesce. Ecco ciò che allora come oggi Johnson odia (il verbo è giusto) della UE sono le pastoie burocratiche, “ci tireremo fuori dal sistema legislativo opaco” e “dalla Corte di giustizia europea che non consente appello”. L’obiettivo è quello di poter fissare liberamente – la tesi dell’ex sindaco di Londra – “tasse e leggi secondo le necessità reali del Regno Unito”. Un accenno anche alle politiche migratorie che dice Johnson torneranno pienamente sotto il controllo britannico.

Tesa la mano ai nemici, mostrato alla UE il piano e cosa significa in concreto la vittoria del Leave, non resta che vedere se gli interlocutori saranno così disposti a costruire ponti secondo i disegni tecnici di Johnson. Il quale prima di tutto dovrà approdare a Downing Street. C’è una tradizione nel Partito conservatore, chi parte favorito nella corsa alla leadership spesso resta fermo al palo. Boris ha alleati forti e una marcia in più. Ma la storia e le tradizioni valgono anche per lui.

LEGGI ANCHE Labour nel caos: via due ministri ombra, Corbyn nel mirino

Farage confessa: “I soldi che davamo all’Ue non andranno alla Sanità”

Durante la trasmissione televisiva Good Morning Britain (Itv), la giornalista Susanna Reid chiede Nigel Farage se i 350 milioni di sterline che la Gran Bretagna versava all’Unione Europea saranno investiti nel Sistema sanitario Nazionale, così come annunciato nella campagna elettorale. Farage, uno dei maggiori sostenitori della Brexit, ritratta e dice di non aver mai promesso nulla del genere e che si è trattato di un errore dei sostenitori del Leave. La giornalista, così, incalza il leader di Ukip, che prova a correggere il tiro.

http:lastampa.it/2016/06/26/esteri/a-bruxelles-la-prima-riunione-dellue-a-incertezza-sulla-strategia-post-brexit-btGfWAoEvQI8fRilwe6ViL/pagina.html
APPENDICE 2:TRUMP CON IL BREXIT C’ENTRA

lastampa.it

Trump: “L’Europa ha fatto troppi errori, ora via anche Italia e Francia”

Trump nel resort che ha costruito nel ricordo della madre Mary Anne, emigrata dalla Scozia agli Usa a 18 anni

paolo mastrolilli francesco semprini

«Matteo Renzi appoggia Hillary Clinton? Non mi importa, è irrilevante». Donald Trump sembra in grande forma, quando scende dal suo elicottero sul campo da golf di Balmedie. Il candidato repubblicano alla Casa Bianca è venuto a visitare il resort che ha costruito nel ricordo della madre, Mary Anne MacLeod, emigrata dalla Scozia quando aveva 18 anni. In attesa di cenare con Rupert Murdoch, arrivato qui forse per sancire la pace in vista delle presidenziali di novembre, invita i giornalisti al seguito ad arrampicarsi con lui sulle verdi dune e gli scogli a picco sopra l’oceano. Tra una buca e l’altra, mentre mostra con orgoglio «la vista più bella del mondo», risponde alle domande di tutti.

IL CASO Oltre due milioni di firme alla petizione per il nuovo referendum su Brexit

IL CASO Effetto Brexit, nei sondaggi Hillary avanti di 13 punti

Siccome è il giorno dopo la Brexit, la conversazione si concentra sugli effetti del referendum e i rapporti con l’Europa. A parte le dispute ideologiche e personali, tra lui e Hillary è emersa una lettura contrapposta. Trump pensa che in Occidente sia in corso una rivoluzione epocale provocata da emigrazione e crisi economica, di cui la Brexit è solo il primo esempio, che lo spingerà alla Casa Bianca; Clinton crede che gli americani vogliano un leader responsabile, capace di rispondere al loro disagio, e questo la farà vincere. Uno dei due sta inevitabilmente leggendo la realtà in maniera sbagliata, come ha fatto Cameron, e il risultato di novembre sarà la discriminante che deciderà lo sviluppo di questo dibattito nell’intero mondo occidentale.

LO SCENARIO Bruxelles studia la rinascita dell’Europa (Zatterin)

DOMANDE & RISPOSTE Due anni di tempo per uscire, cosa succede ora (Bonini)

I mercati hanno reagito molto male all’uscita della Gran Bretagna dalla Ue: non si è pentito di averla sostenuta?

«Il popolo ha scelto l’indipendenza, e questa è una decisione comprensibile. I mercati sono sempre agitati, ma la minaccia che li preoccupa davvero è un’altra: il debito da 19 trilioni di dollari accumulato dal presidente Obama, che presto salirà a 21 trilioni. Questo è il vero problema economico degli Stati Uniti, che colpisce le tasche degli americani».

La sconfitta di Cameron è stata un suo successo personale?

«No, è stata triste. Cameron ha sbagliato tutto: non avrebbe mai dovuto indire il referendum. Ma ancora più patetici sono stati Obama e Hillary, che non hanno capito come sarebbe andato. Il presidente è venuto qui per dire agli inglesi che in caso di Brexit avrebbero dovuto mettersi in fila, per rinegoziare i trattati commerciali, e così ha determinato la sconfitta di Cameron».

Ora si aspetta che la Scozia cerchi l’indipendenza?

«È ancora presto per dirlo, ma certamente è il prossimo problema che ci aspetta».

LA LONDRA DEL 2036 Così la città senza Ue ha perduto anche i colori (Scurati)

REPORTAGE Tra i danesi delusi: “Le nostre aringhe vietate dal’lUe, anche per noi per uscire” (Giovannini)

Lei ha detto che molti Paesi europei sono pronti a seguire l’esempio della Gran Bretagna. Francia, Italia, Spagna, chi sta nella sua lista delle nazioni che minacciano di far saltare l’intera Unione Europea?

«Questi Paesi sono tutti candidati, perché sono in difficoltà. Ma Francia, Italia e Spagna non sono i soli. Ce ne sono molti altri che sono pronti alla loro versione della Brexit. Vedrete».

Perché, secondo lei?

«Sono stati commessi troppi errori in Europa, dall’immigrazione, alla politica monetaria. L’intero mondo è in tumulto, per colpa di questa leadership e di quella americana, che non sanno cosa fanno».

L’altro giorno ha criticato duramente la Germania: perché?

«Stimavo molto Angela Merkel, e le ho sempre fatto tanti complimenti, fino a quando ha preso quella decisione sciagurata sull’accoglienza dei rifugiati. Così ha trasformato la Germania in un Paese da cui i suoi abitanti vogliono scappare».

Però diversi leader europei, come il premier italiano Renzi, hanno appoggiato Hillary Clinton o preso posizione contro di lei. Stanno leggendo male la realtà, come ha fatto Cameron?

«Renzi non lo conosco neppure, non mi importa. È irrilevante. L’unica cosa importante è avere l’appoggio del popolo americano, che a novembre mi eleggerà presidente».

Molti europei hanno bocciato anche la sua proposta di imporre un bando all’immigrazione islamica negli Stati Uniti. Se un musulmano scozzese o inglese volesse venire in America, ad esempio, lei si opporrebbe?

«Io ho detto che bisogna controllare meglio e fermare l’immigrazione dai Paesi ad alto tasso di terrorismo. Sapete tutti benissimo quali sono».

Lei critica la Merkel, cancelliera di un Paese alleato degli Stati Uniti, e invece si scambia complimenti con il leader russo Putin, che sta sfidando l’America. Non è una posizione singolare, per un candidato alla Casa Bianca?

«Quando sarò presidente, io avrò ottimi rapporti tanto con la Merkel, quanto con Putin. Avrò ottimi rapporti con tutti i Paesi europei, che amo e considero alleati importanti».

Però ha appena detto che l’Unione europea è destinata a sgretolarsi, e molti suoi membri sono pronti a seguire l’esempio della Gran Bretagna.

«Gli abitanti del Regno Unito hanno rivendicato la loro indipendenza, il diritto di decidere come governare il Paese e determinare il proprio destino. Mi sembra che questa sia una cosa in generale positiva. Lo sgretolamento dell’Europa invece è un dato di fatto, non una mia opinione. Dipende dagli errori commessi dalle sue leadership inadeguate».

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/06/26/esteri/leuropa-ha-fatto-troppi-errori-ora-via-anche-italia-e-francia-mpn1OZdPFQ7AOrVnUIPf3J/pagina.html

REAZIONE:TRUMP INCENDIARIO BRUCIA LA PRATERIA:VIA ANCHE L’ITALIA,LA FRANCIA ,LA  GERMANIA E COSI VIA…..

OFF THE RECORD:L’ULTIMO AD ANDARSENE SPENGA LA LUCE

AHHH…TRUMP CON LA SECESSIONE DI MAMMA SCOZIA?E SE NON CI SARA PIU UNIONE EUROPEA DOVE ANDRA?NATURALMENTE IN AMERICA

PD:TRUMP VUOLE TORNARE ALL’ISOLAZIONISMO AMERICANO?

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30 GIUGNO 2016:BERLUSCONI,OPERAZIONE POLITICA CONTINUISMO DI FI

iltempo.it

Forza Italia cambia, Berlusconi scarica Mariarosaria Rossi Arriva Alfredo Messina

Redazione online

La rivoluzione era nell’aria. Da qualche settimana il “cerchio magico” costruito attorno a Silvio Berlusconi aveva iniziato a vacillare. E ora arriva il ben servito. La prima a cadere è Mariarosaria Rossi, la “Madonna di Cinecittà“, simbolo dell’ultimo tumultuoso periodo di Forza Italia. Colei che, per molti, ha costruito attorno al Cavaliere un muro invalicabile che ha allontanato gli amici di sempre e i consiglieri più fidati.

Quell’epoca è finita. E il comunicato ufficiale diramato dall’ex premier contiene le classiche frasi che si dicono in queste occasioni: “La senatrice Mariarosaria Rossi ha svolto negli ultimi due anni con grande competenza, correttezza e lealtà un complesso e delicato incarico di commissario straordinario del partito. Prendo atto con rammarico delle sue dimissioni al termine dell’esercizio contabile e le sono davvero grato per l’ottimo lavoro svolto che ha consentito a Forza Italia di riordinare i conti e ottimizzare i costi. La senatrice Rossi continuerà a svolgere, ovviamente, incarichi di rilievo nell’ambito del nostro movimento grazie alle sue competenze e al suo impegno politico. Dopo ampie consultazioni ho ritenuto di affidare il compito di commissario straordinario di FI al senatore Alfredo Messina a cui vanno i miei migliori auguri di buon lavoro”.

Per capire quanto la realtà sia diversa basta dire che “l’incarico di rilievo” cui la Rossi si dedicherà d’ora in poi è quello di tesoriere del gruppo azzurro al Senato. Non proprio un posto in prima fila. Lei, ovviamente, accetta entusiasta: “Voglio innanzitutto ringraziare il Presidente Berlusconi ed il capogruppo Romani dell’affetto, della fiducia e della stima dimostratemi offrendomi l’incarico di tesoriere del Gruppo Forza Italia al Senato. Con spirito di servizio e con l’entusiasmo di sempre accetto questo nuovo impegno per il mio partito al fianco dei colleghi senatori”.

Tanti sorrisi, strette di mano e pacche sulle spalle. Ma c’è già chi pensa al prossimo passo. Perché in Forza Italia giurano che quella di Rossi è solo la prima testa del “cerchio magico” destinata a cadere.

Chi è Messina Classe 1935, nato a Colleferro, Massina è il vicepresidente vicario del gruppo Mediolanum. Un elemento che conferma il riavvicinarsi al Cavaliere, oltre che di Fedele Confalonieri e Gianni Letta, anche di un altro vecchio amico: Ennio Doris. Nelle elezioni del 2013 Ferrara è stato eletto senatore con il Popolo della Libertà, quindi ha aderito a Forza Italia.

 http:iltempo.it/politica/2016/06/29/forza-italia-cambia-berlusconi-scarica-mariarosaria-rossi-arriva-alfredo-messina-1.1554035
REAZIONE:DUBITO CHE BERLUSCONI SIA ANCORA IN CONDIZIONI PSICO-FISICHE DI PRENDERE QUESTE DECIZIONI,DI DIRAMARE QUESTO COMUNICATO E TANTO MENO DI SVOLGERE “AMPIE CONSULTAZIONI”.PER MOLTO MENO DI QUESTO HA CEDUTO LA VALVOLA MITRALE E SE FOSE VERO RISCHIA CHE LA PROTESI NON VENGA “INCOLLATA”.I SOLI DATI UFFICIALI PUBBLICI PROVENGONO DAI MEDICI ATTUANTI CHE AVEVANO SCONSIGLIATOLI CONTINUARE ATTIVITA POLITICHE E SE COSI NON FOSSE DELLA SUA VOLONTA HANNO SCONSIGLIATO FARLO PRMA DI UN MESE DALL’INTERVENTO.E QUESTO QUALORA TUTTO FOSSE ANDATO “LISCIO” COSA CHE COME SI VEDE NON E’ ACCADUTO VISTO CHE E’ STATA POSTICIPATA LA SUA DIMISSIONE DAL SAN RAFFAELE FINO AL 10 O 15 LUGLIO.
LE ULTIME NOTIZIE AL RIGUARDO PROVENGONO DAL GIORNALE DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI,”IL GIORNALE” MA NON CI VIENE FORNITA NESSUNA PROVA TESTIMONIALE PUBBLICA,SOLO OTTIMISTICI RIFERIMENTI VERBALI DI TERZI,NESSUN FILMATO.
VEDI CUA:
http:.ilgiornale.it/news/politica/rossi-lascia-arriva-messina-berlusconi-ottimo-lavoro-1277556.html
SI VEDE,E OVVIO CHE C’E’ IL BISOGNO POLITICO DI MANTENERE IN VITA FI MA QUESTE DECIZIONI NON LI HA POTUTO PRENDERE BERLUSCONI IN PIENO ESSERCIZIO DELLE SUE FACOLTA DI INTENDERE E VOLERE.E DI ESSERE COSI E’ UNA IRRESPONSABILITA SOTTOMETTERLO A QUESTO SFORZO.IO SONO MEDICO.
30 GIUGNO 2016:MALTRATTO ANIMALE

lemonde.fr

Nouvelles images de maltraitance animale dans deux abattoirs français LE MONDE | 29.06.2016 à 06h49 • Mis à jour le 29.06.2016 à 12h04 | Par Audrey Garric

 

C’est une liste qui n’en finit pas de s’allonger. Pour la quatrième fois en huit mois, l’association L214 dévoile de nouveaux cas de maltraitance animale dans des abattoirs français. Deux établissements sont cette fois visés : ceux de Pézenas, dans l’Hérault, et du Mercantour, à Puget­-Théniers, dans les Alpes­-Maritimes. Filmées en caméra cachée entre novembre 2015 et fin mai, des vidéos insoutenables, auxquelles Le Monde a eu accès en exclusivité, montrent des sévices graves et des infractions manifestes perpétrés sur des bovins, des moutons, des cochons et des chevaux, lors d’abattages conventionnels et rituels. L214 devait déposer plainte, mercredi 29 juin, devant les tribunaux de grande instance de Béziers et de Nice pour maltraitance et actes de cruauté.

Comme sur les images tournées à Alès, au Vigan (Gard) et à Mauléon-Licharre (Pyrénées-Atlantiques), qui avaient suscité l’indignation, on voit de nombreux animaux mal étourdis reprendre conscience lors de la saignée ou de la suspension à la chaîne. Dans l’abattoir du Mercantour, un veau, accroché au rail par la patte arrière, tente de se relever pendant deux minutes entières, à moitié décapité, la tête dans un bac de sang. Plus tard, un mouton cherche à fuir, la gorge ouverte et en pleine conscience.

Un veau saigné à l’abattoir du Mercantour. Il tentera de se relever pendant deux minutes entières, à moitié décapité, la tête dans un bac de sang.

 

Un veau saigné à l’abattoir du Mercantour. Il tentera de se relever pendant deux minutes entières, à moitié décapité, la tête dans un bac de sang. L214

Mais les nouvelles vidéos – tournées sur douze jours – témoignent d’autres violences : à Pézenas, des chevaux sont tirés par un treuil jusque dans le box d’abattage, un mouton reçoit un coup de couteau dans l’œil avant d’être égorgé, des cochons sont poussés à coups d’aiguillons électriques, et des bovins saignés sans étourdissement sont égorgés par cisaillement, avant que le sacrificateur ne revienne découper dans la gorge des animaux encore vivants. Les deux établissements brillent également par une absence manifeste de contrôles vétérinaires.

« Les scandales se suivent et se ressemblent »

Autant d’infractions aux réglementations en vigueur. Le code rural français et un règlement européen de 2009 stipulent que « toutes douleur, détresse ou souffrance évitables sont épargnées aux animaux lors de la mise à mort ». Les abattages conventionnels prévoient notamment un étourdissement des bêtes – à l’aide d’une pince à électronarcose, d’un pistolet d’abattage ou de CO2 – et une deuxième tentative si la première a échoué, afin de leur éviter d’être conscientes au moment de leur mort. Des dérogations sont prévues pour l’abattage rituel, halal et casher, lors duquel des sacrificateurs égorgent – d’un seul geste – les bêtes en pleine conscience. Dans tous les cas, les textes imposent un contrôle continu des pratiques d’abattage par les services vétérinaires.

Lire aussi :   L’abattage rituel fait débat sur la question de la souffrance animale

A l’abattoir de Pézenas, accrochage d’un bovin, qui reprendra ensuite conscience.

 

A l’abattoir de Pézenas, accrochage d’un bovin, qui reprendra ensuite conscience. L214

« Les scandales se suivent et se ressemblent. Il est illusoire de penser que l’on peut tuer trois millions d’animaux par jour en respectant la réglementation, dénonce Sébastien Arsac, porte-parole de L214, qui se bat depuis 2008 pour la fermeture des abattoirs. Nous demandons au pouvoir exercer un droit d’objection à cette tuerie de masse. »

Pourtant, une fois encore, les deux établissements incriminés sont de taille humaine. L’abattoir municipal de Pézenas, qui emploie une vingtaine de salariés, traite 2 000 à 2 200 tonnes de viande par an. Celui du Mercantour affiche six salariés, 250 tonnes de carcasse par an (dont 25 à 30 % de halal) et met en avant les circuits courts. Il est géré par un syndicat mixte composé d’élus de la commune, du département (notamment le député LR Charles-Ange Ginésy) et de la chambre d’agriculture. Et tous deux possèdent la certification Ecocert pour l’agriculture biologique – même si le cahier des charges ne prévoit pas de spécificités pour l’abattage.

« Il n’y a pas de viande heureuse »

« On a envie de croire que le problème, ce sont les cadences. Mais les petits abattoirs à l’approvisionnement local ne garantissent pas une meilleure protection des animaux, comparés à l’abattage industriel, assure Sébastien Arsac. Il n’y a pas de viande heureuse. » L’association lance cette fois une pétition pour la présence d’une alternative végétarienne ou vegan dans les restaurants scolaires et les collectivités.

Lire l’enquête :   L214, la méthode choc pour dénoncer les abattoirs

A l’abattoir de Pézenas, la truie n’est pas immobilisée et l’opérateur doit s’y reprendre longuement pour parvenir à étourdir l’animal à l’aide d’une pince à électronarcose.

 

A l’abattoir de Pézenas, la truie n’est pas immobilisée et l’opérateur doit s’y reprendre longuement pour parvenir à étourdir l’animal à l’aide d’une pince à électronarcose. L214

« Les choses bougent un peu du côté des services de l’Etat, des vétérinaires et des directions d’abattoirs, qui renforcent les contrôles, reconnaît toutefois le militant. Mais cela reste insuffisant. » Car l’abattoir de Pézenas avait fait l’objet d’une visite inopinée, le 17 mai, du député de l’Hérault Elie Aboud (LR) dans le cadre de la commission d’enquête parlementaire sur les conditions d’abattage des animaux de boucherie dans les abattoirs français, lancée en mars. Il n’avait pas relevé « de dysfonctionnement quelconque dans la chaîne ». « On estime qu’on fait un travail tout à fait convenable et on en est le plus fiers possible », déclarait alors le directeur de l’abattoir, Christophe Malleret, face aux caméras du journal Midi libre. « C’est la limite des contrôles humains : les actes de maltraitance avérés ne vont pas se produire sous nos yeux », reconnaît Olivier Falorni, député (RRDP) de Charente-Maritime et président de la commission d’enquête.

Deux contrôles

Surtout, l’établissement a fait l’objet de deux contrôles, les 22 et 26 avril, dans le cadre des inspections ordonnées par le ministre de l’agriculture, Stéphane Le Foll, à la suite du scandale de Mauléon-Licharre. « Nous avons repéré des problèmes sur le poste d’étourdissement, mais nous avons appliqué des actions correctives immédiates, en changeant le matériel et l’opérateur », assure Caroline Medous, à la tête de la Direction départementale de la protection des populations (DDPP) de l’Hérault, qui contrôle les services vétérinaires. Certaines des images de L214, notamment sur l’abattage des chevaux et des bovins sans étourdissement, sont pourtant postérieures à ces contrôles. L’abattoir, qui a découvert les caméras cachées, a déposé plainte à la gendarmerie.

Lire aussi :   Stéphane Le Foll s’attaque à la maltraitance dans les abattoirs

Dans l’abattoir du Mercantour, la découpe du bovin commence dans le box d’immobilisation, considéré comme une zone sale.

 

Dans l’abattoir du Mercantour, la découpe du bovin commence dans le box d’immobilisation, considéré comme une zone sale. L214

Dans l’établissement du Mercantour, en revanche, les services de l’Etat n’avaient relevé aucun manquement. « Je ne commente pas des images volées à la suite d’une violation de domicile, s’emporte son président, Emmanuel Vizza, après avoir visionné les vidéos. Mais un abattoir, ça abat, il y a du sang. Ce sera aux services de l’Etat de me dire s’il y a des facteurs correctifs à prendre ou pas. »

Les résultats de l’ensemble des inspections seront publiés par le ministère de l’agriculture, vendredi 1er juillet. Stéphane Le Foll en avait déjà donné la teneur lors de son audition par la commission d’enquête à la mi-mai : des non-conformités graves ont été relevées sur 19 lignes d’abattage sur 460 (soit 5 %) et des défauts d’étourdissement sur 39 chaînes (12 %). Au total, les inspecteurs ont donné 99 avertissements, 77 exploitants ont été mis en demeure d’apporter des corrections et des arrêts d’activité ont été ordonnés dans deux établissements. De leur côté, les députés continuent leur propre enquête. « Lors de nos visites inopinées, nous avons constaté des lacunes en termes de qualité des infrastructures et des équipements, de contrôles vétérinaires et de formation du personnel », assure Olivier Falorni, dont la commission rendra son rapport à la rentrée.

Lire aussi :   Des responsables de protection animale dans les abattoirs, une solution contre la maltraitance 

http:lemonde.fr/planete/article/2016/06/29/nouvelles-images-de-maltraitance-animale-dans-deux-abattoirs-francais_4960209_3244.html

1 LUGLIO 2016:M5s SU ITALICUM E RIFORME
SU LA REPUBBLICA:
 
Italicum, il M5s frena sulle modifiche e attacca Renzi: “Un baro da due soldi”

Per il vicepresidente della Camera Di Maio “non è la priorità”. E dal blog di Grillo parte l’attacco al premier: “Vuole cambiare perché ha paura di perdere”. La conferma implicita che questa legge elettorale non dispiace ai pentastellati. Dal Pd invito alla prudenza sulle modifiche

di GOFFREDO DE MARCHIS

 

30 giugno 2016

ROMA – Luigi Di Maio gela le ipotesi di un accordo per modificare l’Italicum che passi per i 5 stelle: la legge elettorale non è una priorità per il Movimento. Ancora più duro il post apparso sul blog di Beppe Grillo: Renzi “ora vuole cambiare le carte in tavola perché ha paura di perdere. Un baro da due soldi e con la coda tra le gambe”. E la replica del Pd non si è fatta attendere: “Opportunisti con zero idee”, definisce i 5 Stelle l’onorevole Andrea Romano.

Il M5s. Quello di Di Maio è un assist per chi non vuole cambiare la norma (come Matteo Renzi), una delusione per chi come Pier Luigi Bersani e la minoranza Pd pensava di avere una sponda nei grillini per smontare la legge. E la conferma, implicita, che l’Italicum non dispiace ai grillini . “Hanno parlato per tre mesi di referendum, Olimpiadi e direzioni di partito. E così hanno perso le elezioni a Roma e Torino. Non contenti, il giorno dopo la sconfitta, hanno iniziato a parlare di modifiche alla legge elettorale, ovvero di come spartirsi le poltrone alle prossime elezioni politiche”, scrive il vicepresidente della Camera e membro del direttorio su Facebook. “La Camera ci costa 100.000 Euro all’ora (avete letto bene) e il Pd vuole spendere questi soldi per cambiare l’italicum. Facciano pure ma quando vorranno tornare sulla terra, gli mostreremo quali sono le priorità per l’Italia”.

Il blog di Grillo.  Renzi “ora vuole cambiare le carte in tavola perché ha paura di perdere. Un baro da due soldi e con la coda tra le gambe”. Così il M5s sul blog di Beppe Grillo in un post in cui commenta: non è possibile “cambiare la legge elettorale per cercare di evitare l’inevitabile. Non si può fermare il vento con le mani. Quando il M5s sarà al governo la legge elettorale sarà ancorata alla Costituzione per evitare che i partiti possano cambiarla quando fa comodo a loro”.

“Si fanno le regole ad partitum e quando non gli vanno più bene le cambiano, impegnando la Camera che costa 100.000 euro al giorno a occuparsi dei loro affari e non degli interessi di dieci milioni di italiani che vivono in condizioni di povertà o delle imprese che chiudono a centinaia ogni giorno” scrivono i 5 Stelle che ricordano: “I portavoce M5S hanno combattuto contro l’Italicum, presentato una legge elettorale scritta in Rete e cercato il dialogo con il Pd per una legge che fosse a garanzia dei cittadini, non dei partiti. Renzi ha pensato solo al suo. Ora vuole cambiare le carte in tavola perché ha paura di perdere”.

“Le elezioni amministrative sono state vinte dalle idee e dalle proposte del M5s, la forza politica più presente nei comuni al voto e quella che ha preso più voti di tutti al primo turno” afferma il Movimento che continua: “La risposta è stata prima il silenzio assoluto, poi un nuovo decreto a favore delle banche e ora il cambio delle carte in tavola. Anziché attivarsi per il Reddito di cittadinanza, il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari o l’abolizione di Equitalia il Pd ora pensa solo a come bloccare il cambiamento con due mosse: la modifica della legge elettorale, non per inserire le preferenze ma perché l’Italicum prevede il ballottaggio e Renzi ha paura di esser battuto con un 70 – 30 come successo a Roma” e la “la posticipazione del referendum costituzionale, perché il premier non eletto ha personalizzato il referendum salvo poi rendersi conto dopo il voto del 19 giugno che gli italiani non vedono l’ora di mandarlo a casa”.

La replica del Pd. “I 5 stelle prima attaccano l’Italicum, poi lo difendono – ha detto Andrea Romano, parlamentare del Partito Democratico – Fanno tutto da soli, dei veri pagliacci, canne al vento. Un giorno vogliono uscire dall’euro e dall’Europa, il seguente si rimangiano tutto. Fanno gli acrobati, un salto mortale avanti e subito uno indietro. Tutto opportunismo e zero idee. Benvenuti al circo a 5 stelle”.

Frasi che arrivano all’indomani della decisione di riaprire il dibattito sulla legge. Sinistra italiana ha infatti ottenuto, a sorpresa, di parlarne in aula alla Camera nel mese di settembre.

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Italicum, Toninelli (M5S): “No a modifiche, legge andrebbe rifatta da capo”

 

Il messaggio è chiaro: i 5 Stelle parlano d’altro. “Di un Paese – dice Di Maio – che ha 10 milioni di cittadini che vivono sotto la soglia di povertà, 11 milioni di cittadini che hanno rinunciato a curarsi per difficoltà economiche, che è al secondo posto tra i paesi europei per corruzione e in cui ogni giorno falliscono circa 380 imprese”. Dunque, conclude Di Maio, “se vorrete il Movimento 5 stelle al governo del Paese, faremo 4 cose con priorità assoluta: una legge sul reddito di cittadinanza; misure di alleggerimento fiscale per le imprese, tra cui l’abolizione di Equitalia; norme anticorruzione, incluse quelle per la sburocratizzazione; un piano energetico nazionale per rilanciare il lavoro nel mondo dell’energia green e abbassare le bollette energetiche per le famiglie italiane. A voi la scelta”.

Più diretto, contro Renzi ovviamente, è l’attacco di Alessandro Di Battista, altro membro del direttorio: “Fino alle vittorie M5s a Roma e Torino Italicum era legge migliore al mondo (per noi è uno schifo). Ora Renzi pronto a cambiarla. Cialtroni!”, scrive su Twitter. Un segnale preoccupante per il Pd perché dà corpo al vero timore di Largo del Nazareno: che oggi qualsiasi ipotesi di modifica venga usata dai grillini come elemento propagandistico contro il governo e contro il premier”.

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TWEET
AlessandroDi Battista
*(a)ale dibattista

Fino alle vittorie M5S a Roma e Torino*Italicum era legge migliore al mondo (per noi è uno schifo).Ora Renzi pronto a cambiarla.Cialtroni!

11:27 – 30 Giu 2016

Il Partito Democratico. Cauti i capigruppo del Pd: “Io sarei molto prudente”, spiega il presidente dei senatori Luigi Zanda, anche perché “sarebbe la prima volta che si modifica una legge elettorale che non è stata mai sperimentata. Miglioramenti ci possono sempre essere ma bisogna mettere sul piatto anche tutte le conseguenze”. Il collega di Montecitorio, Ettore Rosato, frena gli entusiasmi: quella che sarà discussa a settembre “è soltanto una mozione… L’iniziativa di Sel è rispettabile ma non è uno strumento per cambiare la legge elettorale. Tra l’altro l’incostituzionalità, oggetto della mozione, è un problema che per noi non c’è. Con l’Italicum abbiamo costruito un impianto solido, che garantisce la governabilità e la rappresentanza e che risolve quei problemi che anche oggi possiamo rivedere in Spagna. Detto questo, non abbiamo mai negato il dialogo”. Insomma, per Rosato “le priorità del Paese sono altre”.

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Italicum, Rosato: “Non ci sono motivi per cambiarlo”, Ceccanti: “Sarebbe suicidio”

 

E Sinistra Italiana li sfida, “ora vediamo chi fa sul serio”. E mentre dentro Forza Italia fanno discutere le parole di Confalonieri che invita Berlusconi a collaborare con il governo sulle riforme, arrivano anche le indiscrezioni di Repubblica che attribuiscono al ministro Angelino Alfano l’intenzione di aprire una crisi di governo dopo il referendum in assenza di una revisione dell’Italicum che preveda l’introduzione del premio di coalizione.

http:repubblica.it/politica/2016/06/30/news/di_maio_frena_sulle_modificge_all_italcum_non_e_la_priorita_-143110390/?ref=HREA-1
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REAZIONE:
1-L’ITALICUM NON SOLO NON E’ PRIORITA,E’ INCOSTITUZIONALE NON PASSEREBBE L’ESSAME DELLA CONSULTA
2-IL REFERENDUM HO DETTO SIN DALL’INIZIO CHE IL POPOLO ITALIANO NON LO SANCIREBBE MAI E PARE CHE STO AVENDO RAGIONE,LO STESSO RENZI MI DA RAGIONE QUANDO CERCA POSTICIPARLO:HA PAURA.LO PERDERA SENZ’ALTRO.
3-SOGLIA E BALOTTAGIO:IL MEGLOMANE CHE USURPA LA CARICA DI PRIMO MINISTRO SENZA VOTI,HA PARTITO CON UNA SOGLIA DI 40 PER CENTO:COME DIMOSTRATO NELLE URNE NON AVRA MAI NE LA SOGLIA NE IL BALLOTAGIO.
4-BENE M5s NEL BLOCCARE RAPIDAMENTE LA MANOVRA DIVERSIVA DI RENZI:VOLEVA SFILARSE DEL REFERENDUM USANDO DI SCUSA L’PERTURA ALLA COSIDETTA MINORANZA PD PER MODIFICARE L’ITALICUM
5-A QUESTO PUNTO E’ CHIARO CHE RENZI SI DEVE DIMMETTERE GIA
6-NCD,NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE:SIN DALL’INIZIO HO DETTO CHE L’ITALICUM CERTE PARTITI NON L’AVREBBERO MAI APPOGIATO:SI LEGA,IL NCD DI ALFANO CHE CON QUESTA LEGGE E’ FUORI DAL PARLAMENTO E DELLA POLITICA.ALFANO CHE NON HA MAI AVUTO VOTI PROPIE MA HA VEGETATO FRA TUTTI I PARTITI DEL CENTRODESTRA COME FANNALINO DI CODA DI DIVERSE LISTE APRIRA LA CRISI E FUGGIRA A TROVARE REFUGIO FRA LA LEGA E I BERLUSCONES DA QUI E’ SEMPRE STATO OSSEQUENTE COME HA GIA ANNUNCIATO NON APPENA CONOSCIUTO L’ITALICUM:E’ UN QUINTA COLONNA DELL’AUTONOMIA SICILIANA.
EPILOGO:L’OGETTIVO DELLA NUOVA ERA RESTA,ORA MEGLIO DI PRIMA,LA DISSOLUZIONE DELLE CAMERE E IL RITORNO ALLE URNE PER RIELEGGERE TUTTE LE CARICHE.LA VOLONTA DEL POPOLO ITALIANO CONTRO IL NEOLIBERALISMO E A FAVORE DEI CAMBIAMENTI SOCIO-CULTURALI E POLITICI DELLA SUA VISIONE DEL MONDO ESPRESSI NELL’ULTIMA ELEZIONE GENERALE DEVE ESSERE RESTITUITA AD INTEGRUM.
 
2 LUGLIO 2016:PEDOFILIA,TOCC A BARBARIN,ATTULIZAZIONE
-SU LE MONDE:
Abus sexuels : quatre prêtres relevés de leur ministère par le cardinal Barbarin
 
Le Monde | 30.06.2016 à 16h25,Mis à jour le 30.06.2016 à 18h00
 
Le cardinal Barbarin, le 25 mars.
Quatre prêtres ont été relevés de leur ministère par le cardinal Philippe Barbarin pour des faits d’atteintes sexuelles, après avis d’un collège d’experts, a fait savoir, jeudi 30 juin, le diocèse de Lyon. « Il s’agit de prêtres mis en cause ou non dans la presse, déjà condamnés ou non. »

« Pour toutes les situations concernées, les faits sont connus de l’autorité judiciaire », précise un communiqué du diocèse. Le père Bernard Preynat, mis en examen en janvier pour des agressions sexuelles sur mineurs de moins de 15 ans et déjà relevé de ses fonctions à l’été 2015, n’est pas parmi ces quatre prêtres.

Lire notre enquête:Comment l’église de Lyon a couvert les actes de pédophilie du père Preynat

« Suivi » du diocèse

A la suite des avis émis par le collège d’experts, d’autres prêtres du diocèse ont fait l’objet de mesures d’accompagnement particulier. Il s’agit de prêtres déjà jugés, qui bénéficieront d’un « suivi » du diocèse.

Lors d’une réunion à laquelle il avait convié tous les prêtres du diocèse le 25 avril, le cardinal Barbarin s’était engagé à publier au plus tard le 30 juin les conclusions d’un collège d’experts chargés « d’étudier et d’analyser le cas de certains prêtres dont la situation est problématique au regard de leur activité pastorale, de la loi civile ou canonique dans le domaine affectif et sexuel ».

Ce collège est composé d’un magistrat, d’un psychiatre, d’une psychanalyste, d’un médecin, d’un canoniste, d’une assistante sociale, d’un père et d’une mère de famille et d’un vicaire général modérateur, chargé de présenter les dossiers. Il s’est réuni à sept reprises depuis sa constitution.

Le diocèse rappelle que les nouvelles normes en matière de lutte contre les atteintes sexuelles prévoient que « tout prêtre ayant commis des faits d’agression sexuelle sur mineur, quelles que soient la date des faits et la date de découverte de ces faits, se verra définitivement écarté de tout ministère ». De la même façon, tout prêtre extérieur accueilli à Lyon devra fournir une attestation de ses supérieurs établissant qu’il n’a pas d’antécédent en matière d’atteintes sexuelles.

Lire aussi :   Pédophilie : le pape en croisade contre la négligence

La justice se prononcera sur le cas de Barbarin

Philippe Barbarin est visé par plusieurs plaintes de victimes du père Preynat qui lui reprochent de ne pas avoir dénoncé les faits à la justice et d’avoir laissé les responsables présumés en poste.

Le cardinal a été entendu le 8 juin pendant plus de dix heures par la police dans le cadre d’une enquête pour non-dénonciation d’agressions sexuelles sur mineurs et mise en danger d’autrui à la suite de cette affaire. La justice doit se prononcer sur son cas et sur l’éventualité de poursuites après le 18 juillet.

http:lemonde.fr/religions/article/2016/06/30/abus-sexuels-quatre-pretres-releves-de-leur-ministere-par-le-cardinal-barbarin_4961416_1653130.html

REAZIONE:MI SEMBRA EVIDENTE L’INTENZIONE DELLA CHIESA DI LYON,SULLA LINEA DEL VATICANO,DI METTERE IN MOTO UN SISTEMA AUTARCHICO DI GIUSTIZIA PARALELLA ALLA GIUSTIZIA DI STATO.

IL CASO DI PADRE PREYNANT NON E’ STATO ANCORA SANZIONATO DALLA CHIESA DI LYON,LA GIUSTIZIA SI PRONUNCIERA SU BARBARIN,BUONA NOTIZIA.STAREMMO A VEDERE.

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4 LUGLIO 2016:TORNA BENGAZHY

-SU LE FIGARO:ACTUALITE

International

Aux États-Unis, l’affaire Benghazi s’invite dans la présidentielle

Par lefigaro.fr

Publié le 29/06/2016 à 13:38

Une commission du Congrès américain dominée par les républicains a publié mardi son rapport sur l’attaque de la mission américaine en 2012 accusant Hillary Clinton d’avoir minimisé la menace djihadiste en Libye.

L’épais dossier, 800 pages, risque d’envenimer une campagne déjà virulente. Pourtant, après deux ans d’enquête sur l’attaque de la mission américaine à Benghazi du 11 septembre 2012, la commission du Congrès américain, dominée par les républicains, ne vient apporter aucune révélation fracassante susceptible d’ébranler irrémédiablement la candidature d’Hillary Clinton. En octobre 2015, l’ex-secrétaire d’État, en poste au moment des faits, avait auditionné 11 heures durant. Le rapport publié mardi vient conforter la thèse d’une erreur d’appréciation de la menace terroriste en Libye qui a coûté la vie à quatre Américains, dont l’ambassadeur Chris Evans. Les parlementaires pointent aussi un manque de réactivité illustré par les tergiversations autour du déploiement de Marines basés en Espagne.

«La politique a primé sur la vie d’Américains», dénonce toutefois un membre républicain de la commission, Mike Pompeo. Dans un addendum au ton nettement plus virulent, signé avec un autre parlementaire, ce dernier assure que des considérations partisanes ont pu jouer dans la communication qui a suivi les évènements alors que le président Barack Obama était engagé dans une difficile bataille électorale contre le républicain Mitt Romney. Ainsi, plusieurs responsables de l’administration ont dans un premier temps blâmé une manifestation qui aurait dégénéré contre un film islamophobe produit aux États-Unis. Seulement, au même moment, Hillary Clinton reconnaissait en privé qu’il s’agissait d’une «attaque terroriste» planifiée.

«Benghazi, c’est encore un échec de Hillary Clinton. Rien ne semble jamais marcher comme il faudrait avec Clinton», n’a pas manqué de réagir son adversaire Donal Trump sur Twitter. La candidate démocrate y voit l’épilogue d’une histoire qui empoisonne sa carrière depuis des années: «Il me semble assez clair qu’il est désormais temps de tourner la page». La candidate dénonce aussi «le ton partisan» du nouveau rapport. Selon elle, la commission «n’a rien trouvé qui contredise les conclusions» d’un premier rapport indépendant élaboré par le département d’État. La Maison-Blanche a de son côté assuré que le rapport n’avait fait que prouver que «les théories du complot qui ont fleuri du côté républicain sont des fantasmes politiquement motivés.»

Reste que l’enquête sur Benghazi a conduit à l’autre affaire pesant sur la campagne électorale d’Hillary Clinton: son usage d’un serveur privé d’emails plutôt qu’un compte gouvernemental lorsqu’elle était secrétaire d’Etat. Cet arrangement a été découvert par les enquêteurs parlementaires lorsqu’ils ont réclamé les communications de la démocrate relatives à la Libye.

(Avec AFP)

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 363

16 Juin 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

16 GIUGNO 2016:BREXIT,NOBEL AGITA SPAURACCHI  INGIUSTIFICATI
-SU LA STAMPA:
“Se Londra uscirà dall’Europa il mondo non sarà più lo stesso”
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Il Nobel Angus Deaton: «A pagare il conto saranno i più poveri. E l’aumento dei disoccupati farà esplodere le diseguaglianze»
REUTERS
15/06/2016
sandra riccio
iseo (brescia)

Se vincerà la Brexit il mondo non sarà più lo stesso». Lo scozzese Angus Deaton, Premio Nobel per l’economia 2015 per i suoi studi su diseguaglianza e povertà, in questi giorni si trova in Italia, a Iseo, per la Summer School, il corso di studi che ogni anno riunisce oltre 70 giovani laureandi da molti Paesi del mondo per assistere alle lezioni di diversi Premi Nobel. La possibile uscita di Londra dall’Ue lo preoccupa.

ANALISI Le 7 incognite sull’addio all’Europa della Gran Bretagna

Come cambierà il mondo con la Brexit?

«Negli ultimi 40 anni il mondo è diventato più uguale. Le diseguaglianze si sono ridotte e una grande fetta delle classi più povere è ascesa a classe media. Questa evoluzione però non è dovuta alle decisioni della politica ma è un effetto della crescita economica e della globalizzazione. Ora lo sviluppo economico sta via via perdendo velocità. Allo stesso tempo stanno aumentando le diseguaglianze all’interno dei singoli Paesi. È un paradosso. E la Brexit aumenterà maggiormente le disuguaglianze nei Paesi».

Che cosa succederà dopo il 23 giugno?

«Difficile fare previsioni. Tanto che non ci sono piani specifici dei governi sullo scenario di una possibile uscita inglese. E’ pensabile che l’economia della Gran Bretagna rallenterà con un conseguente calo dell’occupazione. A rimetterci saranno probabilmente le classi meno agiate che soffriranno decrescita e disoccupazione».

INFOGRAFICA Ecco le 10 cose che dobbiamo agli inglesi

A votare per la Brexit sono soprattutto i meno abbienti. Quali sono le loro ragioni?

«Chi vuole l’uscita dalla Ue lo fa perché non ha visto un miglioramento nella propria condizione economica e avverte un disagio per la diseguaglianza. Pagheranno con il portafoglio il loro voto. La Brexit potrebbe paradossalmente peggiorare questo quadro. Le ragioni del rifiuto per l’Europa vanno però anche cercate nella delusione per la politica tradizionale che non ha saputo trovare risposte giuste su temi come la crisi economica e l’immigrazione. Non sono però soltanto le classi meno agiate che vedono con favore un addio di Londra alla Ue. Il malessere è in tutti gli strati della società. Domina la paure per il futuro e i timori per le incertezze su quello che sarà il domani dei più giovani».

Si deciderà una partita importante per l’idea che abbiamo dell’Europa. Che futuro vede per l’euro?

«Penso avrà una chance soltanto se ci muoveremo verso gli Stati Uniti d’Europa ma per arrivare a questa tappa occorre che i Paesi siano disposti a rinunciare a parte della loro indipendenza. E in questa fase non sembra sia così».

OPINIONI Perché il Regno Unito deve restare nella Ue (di Stefano Stefanini)

Cosa cambierà nelle politiche di Londra in caso di Brexit?

«Di sicuro il governo britannico acquisirà più controllo sulla questione dell’immigrazione. È un tema che spaventa molto e che chiede risposte immediate».

Qual è il rischio più grande che corre l’Unione Europea ?

«C’è un susseguirsi di eventi che potrebbe derivare dall’addio di Londra. All’uscita britannica potrebbe seguire una separazione dall’Unione anche dei Paesi del Nord, quelli scandinavi in particolare. A questo si aggiunge la possibile elezione di Trump in America che porterebbe a un mix pericoloso. Il rischio peggiore per l’Europa è di fare un rovinoso salto indietro fino agli anni ’30 del Novecento, quelli che hanno preceduto l’avvento di Hitler e la Seconda Guerra Mondiale».

Qual è la sua previsione, chi vincerà?

«L’esito è ancora tutto aperto. Difficile capire cosa davvero uscirà dall’urna e la confusione che vediamo nei sondaggi non aiuta. Quello che mi auguro è che alla fine prevalga il Remain, il voto per restare».

LEGGI ANCHE Bce,un paracadute anti-Brexit per evitare il panico sui mercati
Alcuni diritti riservati

http:lastampa.it/2016/06/15/esteri/se-londra-uscir-dalleuropa-il-mondo-non-sar-pi-lo-stesso-aKIXiWjYP4BvMqrzucZkqN/pagina.html

REAZIONE:INACETTABILE CHE UN PREMIO NOBEL SVENTOLI  QUESTI SPAURACCHI BASATO SOLTANTO IN PARERI SENZA CIFRE E STUDI SERIE CHE SPALLEGINO LE SUE OPINIONI:

1-L’AUMENTO DI INGRESSI ECONOMICI NON BASTA PER AFFERMARE CHE  “Le diseguaglianze si sono ridotte e una grande fetta delle classi più povere è ascesa a classe media”,E TANTO MENO SE QUESTI INGRESSI ECONOMICI SONO CIRCOSTANZIALI.

PER PASSARE DELLA CLASSE PIU POVERA A QUELLA MEDIA OCCORRONO OLTRE ALL’AUMENTO DI INGRESSI ECONOMICI CAMBIAMENTI BEN PIU STRUTTURALI CHE RIGUARDANO ANCHE ALTRE AREE CHE LI TRASCENDONO COME L’EDUCAZIONE,LA CULTURA E LO SVILUPPO DI UN SENTIMENTO DI CLASSE.E POI 40 ANNI SONO POCHE PER CONSOLIDARE UNA SITUAZIONE ECONOMICA SOSTENTABILE,CI VOGLIONO AL MENO DUE O TRE GENRAZIONI.E SE NON VEDI L’EVOLUZIONE SOCIO-ECONOMICA DEGLI STATI UNITI UN PAESE DI IMMIGRANTI.

PER QUANTO RIGUARDA ALL’EFETTO DELLA GLOBALIZAZIONE DA RAGIONE TA RUMP:SE MOLTI IMMIGRANTI HANNO USATO GLI STATI UNITI LO STESSO OCORRE CON I PAESI EUROPEI E QUESTI PARERI DI QUESTO NOBEL SONO DIRETTI A MANTNERE LE CAUSE PROFONDE DELL’ATTUALE CRISI DI IMMIGRANTI CHE COME ORA SI SA FAVORISCE IL TERRORISMO.

E LA NUOVA ERA SENTE INACETTABILMENTE USATI I SUOI PROFITTI DA PARTE DEL NEOLIBERALISMO.

2-INACETTABILE CHE SVENTOLI ANCHE LO SPAURACCHIO DI TRUMP E DEL RITORNO AGLI ANNI PRE-HITLER:HITLER E LA REPUBBLICA DI WEIMAR SONO STATI POSSIBILE SOLO IN EUROPA.

3-PER QUANTO RIGUARDA AL RISULTATO DEL VOTO BREXIT E’ NOTO CHE ORMAI SI DA PER SCONTATO UN TRIONFO DEL LEAVE E COSI LO TESTIMONIA A ESSMPIO UN SONDAGGIO SU THE TELEGRAPH.

E OVVIO CHE QUESTE PAROLE DI QUESTO NOBEL SONO AL SERVIZIO DELLA PROPAGANDA ELETTORALE PER IL REMAIN ED E’ INACETTABILE,IRRESPONSABILE CHE UN NOBEL SI PRESTI A QUESTE OPERAZIONI INTIMIDATORIE.

COME NEL CASO DI MARIO VARGAS LLOSA CHE HA APERTO UN CONTO OFF SHORE IN PANAMA IL GIORNO PRIMA DI RICEVERE IL NOBEL BISOGNEREBBE VEDERE CON QUALI RAZZA DI FONDAMENTI L’ACCADEMIA SVEDESE SPENDE QUESTI PREMI.


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16 GIUGNO 2016:LO SPOGLIO POLITICO DI BERLUSCONI

-SU THE HUFFINGTON POST

Alessandro De Angelis, Diventa fan alessandro.de.angelis@huffingtonpost.it

Berlusconi operato, con Forza Italia in fondo al cuore

Pubblicato: 14/06/2016 20:20 CEST
BERLUSCONI

Il circo non si ferma neanche davanti alla sala operatoria. Di tutte le finestre del San Raffaele, Francesca Pascale sceglie quella a favore di telecamera per farsi vedere, addolorata, con la lacrima ben in vista. Il circo non si ferma, ma i domatori hanno già avvolto Silvio Berlusconi con una sorta di programma di protezione, per un futuro in cui nulla sarà come prima. Perché è vero che l’intervento è andato bene, anzi meglio delle aspettative. Ma ora, la “difesa della salute” di cui parla Marina è l’unica bussola, attorno a cui far ruotare tutto, dallo stile di vita all’impegno politico.

L’intervento è andato bene, nel senso che è durato il tempo previsto, quattro ore, e non si sono verificate complicanze legate al recente scompenso cardico, né imprevisti. Il che dimostra, come dicono quelli attorno, che “la fibra di Silvio ha una capacità di resistenza in più”. E questo consente di guardare con fiducia a una ripresa comunque molto impegnativa. Difficile, anzi impossibile che l’ex premier possa uscire prima del 15-20 luglio dal San Raffaele, perché dopo la settimana di terapia intensiva, se tutto va bene, c’è il periodo della riabilitazione, per far riprendere al cuore funzionalità e compenso. È una fase molto delicata, in cui la presenza al San Raffaele è d’obbligo, sia per la necessità di costanti controlli radiologici e strumentali sia perché ogni spostamento rischia di essere faticoso e controproducente.

“Tornerà più determinato di prima” dicono i parlamentari più vicini, che ne conoscono l’indole e quasi rimuovono la cartella clinica, nel circo che non si ferma. I domatori però, nel senso della famiglia allargata, sanno che nulla tornerà come prima e hanno già isolato la stanza, dove prima dell’intervento è stata pressoché respinta Maria Rosaria Rossi, che ha offerto le sue dimissioni da tesoriere del partito: “Se il problema sono io, sono pronta a lasciare questo incarico”. Le “badanti”, l’asse del Nord, le trame, i questuanti e gli adoranti: tutti rumori di fronte ai quali la famiglia ha chiuso la porta, e non solo quella della stanza al San Raffaele. Perché è chiaro che l’indole di Berlusconi è quella di chi, in qualche modo, proverà a tornare. Ma il modo assomiglia più a una presenza onoraria che a una presenza sul campo, che potrebbe compromettere salute e decoro, cuore e immagine pubblica.

In questi giorni i figli hanno approfondito molto con i medici il quadro entro cui potrà Berlusconi potrà tornare operativo, senza entrare in una situazione di rischio. E se era immaginabile che sarà impossibile vederlo di nuovo come un leone come fu nell’arena di Santoro, il quadro sconsiglia anche duelli più blandi, trasmissioni che comportino uno stress in onda ma anche nella preparazione, comizi e bagni di folla. È una fase di oscuramento che, certamente, durerà fino a settembre, nei due-tre mesi di recupero, ma anche dopo, nelle intenzioni della famiglia. Certo, non si può passare dal pieno al vuoto in modo brusco e traumatico. Ed è immaginabile che, dopo le prime settimane, qualche comunicato stampa per rassicurare l’esterno sarà scritto. Ma la sua presenza sarà, da costante, molto più occasionale. Soprattutto in pubblico.

Oltre alla salute, c’è il decoro, drammaticamente appassito nell’era delle badanti. Marina, che si muove da “capofamiglia affettivo”, ruolo riconosciuto anche dai figli di Veronica, è rimasta molto contrariata dall’immagine del padre portato in giro come una macchietta, che da un improbabile palco di Ostia racconta una barzelletta sul “carciofo” non proprio elegante o, in giro con la Pascale al seggio, fa battute sui “preservativi” con un gruppo di ragazzotti. Ecco, togliere Berlusconi dal circo che pure ha alimentato, per indole, per scelta, per paura di uscire di scena o per esorcizzare il tempo che passa. Questa è la ferma decisione dei figli, per la prima volta davvero determinati ad essere in campo con tutto il peso del loro ruolo. Ora la necessità è più forte della volontà: “Al massimo – sussurra una fonte di primo livello dell’azienda – potrà fare il presidente onorario, del Milan e del partito, ma nulla di più”.

E c’è un motivo se la politica è tutta nelle mani di Gianni Letta, dopo giorni in cui al San Raffaele hanno osservato, con grande disappunto, tutti i “proci” che si agitano nell’Itaca del centrodestra: Toti e il famoso asse del Nord, Parisi un po’ sogna di fare il federatore, Fitto che ha ricominciato a parlare con Romani, Zaia e Maroni. Il motivo è una constatazione e un programma, per i prossimi mesi. La constatazione è che è difficile pensare che dove non è riuscito oggi, ovvero a fare il federatore, Berlusconi possa riuscire in futuro: “E dunque – prosegue la fonte – bisogna essere realisti. Con Berlusconi fuori fino a settembre e non più in campo in futuro se non episodicamente, si deve evitare che ci infilino due righe che ci ammazzano in qualche decreto”.

Il circo attorno si muove ignaro di quel che sarà, quando in tardo pomeriggio inizia un surreale ufficio di presidenza, per approvare il bilancio: “Io – sbotta la De Girolamo con qualche collega – non ci vado. Ma vi pare possibile fare una riunione il giorno che si opera Berlusconi?”. Inizia un periodo di vuoto, tra l’inconsapevolezza dei più, l’attivismo dei “proci”, la fideistica litania del “tornerà in campo più forte di prima”. In serata, alla basilica di Sant’Agostino, un gruppo di parlamentari si danno appuntamento per recitare un rosario.

http:huffingtonpost.it/2016/06/14/berlusconi-operato-fi_n_10458282.html?1465928438&utm_hp_ref=italy

REAZIONE:LA LETTURA DI SOPRA NON LASCIA DUBBI,AL DI LA DI QUESTA O QUELLA SEMBIANZA PIU O MENO ESSALTATRICE(ANCHE CIRCOSTANZIALE POICHE C’E’ IL VOTO AL COMUNE DI MILANO),BERLUSCONI DA MOLTO TIEMPO INDIETRO E’ CADAVERE POLITCO E OGGI CI VIENE  CONSEGNATO LO SPOGLIO.

DALLA TRINCEA DI QUESTE PUBBLICAZIONI MI LI SONO OPPOSTO PERSONALMENTE IN CONFRONTI DI IDEE A DIFESA DEL MIO PENSIERO E LA VISIONE DEL MONDO DELLA NUOVA ERA,CON ONESTA INTELLETUALE E SENZA SFIORARE LA SFERA PRIVATA  E NON FARO OGGI LEGNO DELL’ALBERO CADUTO.

NESSUNO HA SCONFITTO BERLUSCONI,SOLO SUA MAESTA IL TEMPO A QUI NULLA PUO SOSTRARSI.E SUL SUO EPITAFIO SOLO SCRIVIREI:QUI GIACE UN UOMO SBAGLIATO.

16 GIUGNO 2016:ORLANDO,PEARL HARBOR INTERNO

-TITOLARE LE MONDE:

Republican presidential candidate Donald Trump addresses an audience at The Fox Theatre in Atlanta, Georgia, U.S. June 15, 2016. REUTERS/Chris Aluka Berry FOR EDITORIAL USE ONLY. NO RESALES. NO ARCHIVES.

 

La tuerie d’Orlando rouvre le débat sur le contrôle des armes

Le futur candidat républicain pour la présidentielle, Donald Trump, propose d’empêcher les personnes figurant sur les listes antiterroristes de se procurer des armes.

REAZIONE:L’ENNESIMO PEARL HARBOR “INTERNO” DEGLI STATI UNITI E SI DISCUTE DI CONTROLO DELLE ARMI?

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17 GIUGNO 2016:LAS PORTEGNADAS DE BERGOGLIO -SU LA STAMPA:

lastampa.it

Francesco, la vera storia dell’assegno argentino rifiutato Redazione

Una donazione del governo argentino da oltre un milione di euro rispedita al mittente, una fondazione di diritto pontificio, e come tocco finale, un 666, il numero della Bestia satanica. Sono gli ingredienti di quello che a prima vista potrebbe apparire come un giallo diplomatico internazionale ma che ha in realtà una spiegazione molto più semplice: la volontà di Papa Francesco di non farsi strumentalizzare. La vicenda è stata già ampiamente analizzata sul canale spagnolo di Vatican Insider.

Il decreto

Questi i fatti: con il decreto 711/16 pubblicato il 30 maggio scorso il governo del nuovo presidente argentino Mauricio Macri erogava 16 milioni e 666 mila pesos a «Scholas Ocurrentes», Fondazione internazionale di diritto pontificio, approvata da Papa Francesco un anno fa per promuovere l’integrazione sociale e la cultura dell’incontro attraverso una rete che comprende più di 430.000 scuole nei cinque continenti. All’indomani del VI congresso mondiale di Scholas, tenutosi in Vaticano il pomeriggio di domenica 29 maggio alla presenza di ospiti hollywoodiani come Richard Gere, Salma Hayek e George Clooney, il governo argentino stanziava la generosa somma, pari a poco più di un milione di euro, in favore della fondazione. Il giorno prima il decreto doveva essere letto in presenza del Pontefice, ma il rappresentante del governo argentino, con un pizzico di imbarazzo, aveva detto che non lo aveva con sè.

Restituito al mittente

Quel denaro era destinato a rimanere nelle casse dello Stato. Con una lettera datata 9 giugno i direttori mondiali di Scholas Ocurrentes José María del Corral e Enrique Palmeyro dichiaravano infatti di voler rinunciare alla donazione, perché «c’è chi cerca di minare questo gesto istituzionale al fine di creare confusione e divisione tra gli argentini». Che cosa è accaduto nei dieci giorni trascorsi tra l’annuncio dello stanziamento e la rinuncia? C’è stato un intervento del Papa, che ha chiesto per iscritto ai due responsabili di rifiutare. «Il governo argentino deve rispondere a tante necessità del popolo, non avete diritto di chiedergli un centesimo», ha scritto Francesco, aggiungendo: «Dio sempre provvede attraverso la divina Provvidenza». Il Papa avrebbe anche specificato, con un post scriptum, di non aver gradito quel «666», il numero diabolico per eccellenza. Va detto, a questo proposito, che il governo argentino non ha avuto responsabilità nello stabilire quella cifra, che era invece una precisa richiesta di Scholas Ocurrentes, corrispondente alle spese necessarie per ristrutturare la sede centrale della fondazione in Argentina e per l’assunzione di 36 impiegati.

I precedenti di Bergoglio

Va innanzitutto ricordato che Bergoglio, da arcivescovo di Buenos Aires ha sempre tenuto come condotta quella di non accettare finanziamenti dallo Stato. Invitava lo Stato e tutte le istituzioni ad aiutare gli esclusi e a costruire opere per gli ultimi, ma voleva che lo facessero direttamente, senza dare i soldi alla Chiesa. Un anno e mezzo fa, con una lettera inviata al presidente della Conferenza episcopale argentina, il Papa aveva invitato i vescovi suoi connazionali a non chiedere denaro al governo (allora guidato da Cristina de Kirchner) per il congresso eucaristico. Per questo Francesco, che non sapeva della donazione del nuovo governo a Scholas Ocurrentes, ha scritto la lettera ai responsabili della fondazione.

Il messaggio a Scholas

Nella missiva, apprende Vatican Insider, il Papa ha scritto che «come padre e fratello» ha paura «che voi incominciate a scivolare nel cammino verso la corruzione». «Scusatemi se questo vi offende – ha aggiunto Francesco – ma è un scivolare soave e quasi senza accorgersi», un scivolare che poi «contagia» che «si giustifica» e alla fine ci si ritrova «peggio che al principio». Si tratta, ha aggiunto, di «una strada scivolosa e comoda, che noi avremo le ragioni per giustificare ma che uccide». «Io preferisco – ha scritto ancora Bergoglio – una partita di calcio improvvisata dai ragazzi in un cortile di quartiere (“picada en un patio de barrio”) con un pallone comune ma con gioia, piuttosto che un grande campionato in uno stadio famoso ma bagnato di corruzione». E per liberarsi da questo rischio della corruzione, è l’invito contenuto nella lettera, servono «l’austerità, la povertà, il lavoro nobile. Siate apostoli di un messaggio e non imprenditori di organizzazioni internazionali».

Le ragioni di Francesco

I motivi del rifiuto papale non sono stati certo la numerologia e le simbologie sataniche. All’origine della decisione di restituire lo stanziamento ci sono dunque ben altre ragioni. Innanzitutto, la donazione era stata presentata da alcuni giornali come un gesto distensivo del nuovo esecutivo nei confronti del Papa, interpretazione non smentita dal governo. E aveva però provocato anche aspri commenti contro Bergoglio. Bisogna infatti comprendere che spesso negli ambienti politici argentini la tonaca del loro connazionale diventato Pontefice è tirata da una parte e dall’altra, in polemiche e strumentalizzazioni. Anche per questo, in linea con il comportamento da lui sempre tenuto, ha preferito rinunciare al denaro. Ma la clamorosa decisione è anche, e principalmente, un segnale alla dirigenza della fondazione, alla sua gestione e all’uso delle risorse che ottiene. Con l’invito ben chiaro a non «scivolare verso la corruzione». Il governo argentino che aveva risposto a una richiesta precisa della fondazione, ha incassato il colpo, prendendo atto della restituzione e ribadendo l’impegno a sostenere Scholas nel compito di promuovere i valori della pace, l’inclusione e l’incontro tra i giovani. I due direttori della fondazione Palmeyro e del Corral hanno comunicato al governo che sosterranno le spese preventivate grazie a mutui e donazioni private.

Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/06/16/vaticaninsider/ita/nel-mondo/francesco-la-vera-storia-dellassegno-argentino-rifiutato-buEYuHzjKZBjFnZ0hnISoJ/pagina.html

-LA VERSIONE SPAGNOLA

Por orden del Papa, Scholas rechaza donativo millonario Iacopo Scaramuzzi

Al Papa le había sorprendido la elevada cantidad, pero también que se había presentado como un “gesto de distención” entre el gobierno argentino y el Vaticano. Es más, Francisco se enteró por la prensa de que ascendía a 16 millones de pesos el aporte económico de la administración de Mauricio Macri a la fundación pontificia “Scholas Occurrentes”. Y eso no le gustó nada. Por eso mandó una solicitud explícita a los presidentes de ese organismo: devolver el dinero y pedir un recibo. Ellos obedecieron, pero lamentaron un intento por “desvirtuar el gesto” y “dividir a los argentinos”.

Como lo había informado el Vatican Insider,  todo inició el 29 de mayo en el Aula Nueva del Sínodo de la Santa Sede. Allí el subsecretario de Culto argentino, Alfredo Abriani, anunció un apoyo económico del gobierno para la red mundial de escuelas para el encuentro. El pontífice estaba presente, y saludó al funcionario. Era la clausura del congreso de Scholas, con la presencia -entre otros- de actores de Hollywood como Richard Gere, Salma Hayek y George Clooney. Pero entonces nada se dijo del monto específico.

El decreto que oficializaba la donación se debía leer ese día, o al menos eso anunció la conductora del evento. Pero el texto no estaba, porque se publicó en el Boletín Oficial un día después, el lunes 30. Inmediatamente fue difundido por la prensa argentina, que lo presentó como un “gesto de distensión” en las complejas relaciones entre la Casa Rosada y el Palacio Apostólico.

En Roma, ese mismo lunes, Jorge Mario Bergoglio leyó la noticia procedente de Buenos Aires y no le cayó bien. Entonces decidió escribirle a los directivos de Scholas, José María del Corral, presidente, y Enrique Palmeyro, secretario. Les transmitió su perplejidad y les pidió que rechazaran la contribución, con una solicitud específica: quería un recibo que confirmase la devolución. Concluyó su nota con una post data: “No me gustó el 666”.

Se refería a la cifra puntual incluida en el decreto número 711/16: 16 millones 666 mil pesos. Esos tres últimos dígitos, el número de la bestia, parecieron una broma de mal gusto para Francisco, cuya afición casi desconocida incluye los acrósticos y la numerología. El malestar del Papa fue difícil de ocultar y las reacciones fueron casi inmediatas. Por ejemplo la de Juan Grabois, fundador de la Confederación de Trabajadores de la Economía Popular.

“El que piensa que por darle plata, máxime fondos públicos, a una fundación, escuela, ONG, cooperativa u movimiento popular por el sólo hecho de estar directa o indirectamente vinculada al Papa está haciendo un ‘gesto a Francisco’ es realmente un pelotudo, además de un corrupto y un prevaricador”, advirtió, seco, el joven abogado y hombre de confianza del líder católico. Casualmente este mismo sábado él fue designado por Bergoglio como consultor del Pontificio Consejo Justicia y Paz del Vaticano.

Mientras la prensa argentina discutía la donación, en la Secretaría de Culto mantenían la voluntad ir para adelante en la normativa reglamentaria del decreto. A mitad de la semana que termina, los funcionarios aún estudiaban de dónde saldría la partida y cuál sería el itinerario legal a seguir. Aunque la eventualidad del rechazo estaba más que latente y era, para esa dependencia, el peor de los escenarios. Un escenario que finalmente se materializó el jueves 9 de junio, con la carta que anunciaba la suspensión del donativo.
Dirigida a la jefatura de gabinete de Marcos Peña, la misiva fue firmada por Del Corral y Palmeyro. El texto manifestó la “alegría del Santo Padre” por la ley que reconoce personalidad jurídica a Scholas y le da estabilidad. Y después comunicó el rechazo, sin mencionar la orden del Papa y sugiriendo una molestia por el intento de algunos de “dividir a los argentinos”.“Queremos informarle que, teniendo en cuenta que hay quienes pretenden desvirtuar este gesto institucional realizado en el marco de la ley 26.985, con el fin de generar confusión y división entre los argentinos, y de acuerdo con los comentarios telefónicamente compartidos, convenimos en suspender el aporte económico no reintegrable de $ 16.666.000 destinados a sufragar los gastos de personal, infraestructura y equipamiento de la sede central de nuestro país. Procuraremos obtener este necesario aporte en lo inmediato a través de los organismos multilaterales de crédito y la ayuda de privados”, indicó la misiva, que se despidió pidiendo transmitir un agradecimiento al “señor presidente”.

El recibo que pidió el Papa apareció, con el membrete de la jefatura de gabinete. A final de cuentas el decreto original llevaba la firma del presidente Macri y del propio Marcos Peña. “Tengo el agrado de dirigirme a ustedes a fin de acusar recibo de su carta del día 9 de junio, en relación al apoyo brindado a Scholas Occurrentes en cumplimiento de lo dispuesto en la ley No. 26.985”, indicó la respuesta.

“Al respecto, les pido hagan llegar al Santo Padre nuestra complacencia por su recepción positiva del decreto 711/16, sin perjuicio de tomar nota de la suspensión planteada, ratificamos el compromiso de nuestro Gobierno de acompañar a la fundación en la importante tarea de impulsar y defender los valores de la paz, la inclusión y el encuentro de los jóvenes de todo el mundo”, completó.

Según pudo saber el Vatican Insider, con la suspensión anunciada el decreto quedó sin efecto, en una especie de “limbo jurídico”. Tras la publicación de las indiscreciones sobre la perplejidad del Papa, en el gobierno argentino reinaba un ambiente que iba del desconcierto al enojo manifiesto, porque todo el proceso de negociación del aporte había sido llevado adelante de común acuerdo con los representantes de Scholas. “¿Cómo era posible que Francisco no lo supiera?”, se preguntaban.

Cierto es que la molestia del Papa no se centró sólo en el donativo, cercano al millón de dólares y considerado como demasiado elevado en un contexto económico argentino de ajuste y “tarifazo”. Como publicó la prensa argentina en las últimas horas (Perfil, 11.06.16), tampoco le cayó muy bien a Bergoglio enterarse que para el último congreso internacional la cúpula completa de Scholas viajó, de Roma a Buenos Aires, cómodamente en primera clase. Fueron 11 pasajes en Air Europa, la misma empresa con la cual la fundación firmó un acuerdo algunos meses atrás. La misma línea que tiene, en uno de sus aviones y bien visible, un logo de la obra creada por Francisco.

http:lastampa.it/2016/06/11/vaticaninsider/es/vaticano/por-orden-del-papa-scholas-rechaza-donativo-millonario-1w4P1wUnFmQma16qSbDMDJ/pagina.html

REAZIONE:DI COSA SI TRATTA LA VERA STORIA DEL RIFIUTO VI LA SPIEGO IO:SI TRATTA DI UNA MANOVRA PROPAGANDISTICA NELLO SPIRITO DELLA SOLITA “BRAVUCONADA” E FANFARRONEADA MEGALOMANA DEI “PORTEGNOS”,E CIO’E’ GLI ARGENTINI DEL CONO URBANO BONAERENSE CHE CREDONO ESSERE GLI STATI UNITI DEL SUD AMERICA E SUPERIORI AGLI ANTENATI EUROPERI,ITALIANI E SPAGNOLI APRODATI VERSO GLI ANNI DELLE CALENDE GRECHE DA QUELLE LATITUDINI,MA SEMPRE NEL CONTESTO DELLE MANOVRE TESI A RIUSCIRE A FARE ACETTARE UN PAPA VENUTO NEL C…DEL MONDO NEL CUORE DELLA RICCA CIVILTA DI PAESI EVOLUTI,E CIO’E’ EUROPA E GLI STATI UNITI.DICIAMO CHE IN QUESTO MODO SI LEGITTIMANO A VICENDA SIA BERGOGLIO CHE MACRI:DI QUESTO SI TRATTA,PERCHE NE L’ARGENTINA E’ UN PAESE COSI RICCO E ACCOMODATO DA PERMETTERSI STANZIAMENTI DI SOLDI AL VATICANO,NE IL PAPA APPARTIENE ALLA RICCA EUROPA IN MODO DI PERMETTERSI DI RIFIUTARLI.RIFUTARSI IN NOME DELLA CORRUZIONE DEI SUOI RAPRESENTANTI IN QUESTA ONG VATICANA CHE VIAGGIANO COMODAMENTE IN PRIMA  CLASSE BEN DISPOSTI AD ACETTARLI E CHE SI SONO MOSTRATI DELUSI DEL RIFIUTO,E DIMENTICA PARLARE DELLA CORRUZIONE DI MACRI,IL PIU GRANDE CITTADINO DEL SUO PAESE,PROPIO IN QUESTI GIORNI INCRIMINATO PER I SUOI SOLDI NEL “PARADISO”(PARADISO O…?)FISCALE DI PANAMA.E SE DI CORRUZIONE PARLIAMO COME GIUDICHEREBBE IL PAPA,BEN DISPOSTO A METTERE LE MANI SUL TESORETTO DEL VATICANO,LA NOMINZIONE ALLO IOR DEL “DISSOLUTO”PER NON DIRE DI PIU DI BATTISTA RICCA?.
E POI TIRA IN BALLO LE DEMONIZAZIONI:”NO ME GUSTO NADA LA BESTIA(IL 666)?UMH…. C’E’ CHI DICE CHE IL PAPA HA COME COMPAGNI DI ROTTA NEL VATICANO CERTE SOCIETA SEGRETE:E ALLORA SI CAPISCE QUESTA SUA “afición casi desconocida incluye los acrósticos y la numerología”SECONDO DELATANO GLI SPAGNOLI.
INSOMMA SI TRATTA DI UNA BRUTTA VICENDA CHE COME SI VEDE E’ FITTA DI  GIRAVOLTA E TRABOCHETTI TIPICI DELLE RILASSATI(RITMICI)MA ANCHE “ASPRE” RAPPORTI FRA “PORTEGNI”.INSOMMA….. “PORTEGNADAS”.
VEDI ,VERSO GLI ANNI OTTANTA COME MEDICO INCARICATO DI UNA POLICLINICA RURALE NELLA DISAGGIATISSIMA PAMPA DI UN PAESE VICINO ALL’ARGENTINA,UN POSTO DOVE SEMBRAVA CHE DIO NON AVEVA  MAI MESSO PIEDE,A QUI PER VOCAZIONE MEDICA ACETTAI RECARMI A LAVORARE PER DUE ANNI ,MI SONO TROVATO A CO-GESTIRE UNA SOMMA SIMILARE DONATA DA UN PAESE EUROPEO E ABBIAMO TRANSFORMATO UNA “VILLA MISERIA” IN UN PAESINO,E ABBIAMO DATO TETTO AI SENZA TETTI E I SUOI BAMBINI SENZA TANTA STAMPA HOLLYWOODIANA.DE NON AVERLO FATTO SAREBBE STATO DA VERO “LA BESTIA”,FURIOSA E INSENSIBILE.
SI SONO PERSO L’OCCASIONE DI FARE LO STESSO MACRI E BERGOGLIO IN ARGENTINA.EPPURE PRETENDONO  VANTARSI DI FARLO DOVE VERAMENTE NON C’E’ BISOGNO,E CIO’E IN EUROPA.

17 GIUGNO 2016:RUSSIA FUORI DAGLI OLIMPICI

-TITOLARE LE MONDE

Rio 2016 : la fédération internationale d’athlétisme maintient la suspension de la Russie

Le marcheur russe Sergey Kyrdiapkin, aux Jeux de Londres, en 2012.

A moins de deux mois des Jeux de Rio, l’IAAF a prolongé, vendredi, la suspension infligée à la Russie en raison des nombreuses affaires de dopage. *Le ministre des sports russe accusé d’avoir couvert le dopage *Thomas Bach, patron du CIO:«A la Russie de faire le ménage » *Dopage:Les nouveaux contrôles des JO 2008 fragilisent un peu plus la Russie *Dopage:l’incroyable aveu de l’ancien patron du labo de Sotchi

En savoir plus sur http:lemonde.fr/#PsWhc1kxFdgAkX1I

REAZIONE:E' GUERRA FREDDA DAL PUNTO DI VISTA ETICO-MORALE E SPORTIVO:FUORI LA RUSSIA DALL'OLIMPICO.

 

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-20 GIUGNO 2016: BALOTAGGIO COMUNALI

-TITOLARI SU THE HUFFINGTON POST:

SANATO LO STRAPPO DEL 2013

raggi

C’è stato un errore in Italia, che non potrà essere ripetuto: quello che ha portato le classi dirigenti a non prestare orecchio a quel che saliva dalle urne (BLOG di Lucia Annunziata)
IL PARTITO PIGLIATUTTO – Al secondo turno i grillini fanno il pieno dei voti di destra. Segnale forte per Renzi (di A. De Angelis)
RISULTATI – Virginia Raggi travolge Giachetti, Appendino vince a Torino
RISULTATI \ 2 – Sala batte Parisi. De Magistris e Merola confermati
QUI PD – Renzi sgomento per la sconfitta anche a Torino. Nessuno va davanti alle telecamere, una nota del Pd parla di débâcle “senza attenuanti”
(di A. Mauro)
QUI M5S – Abbracci, birre e commozione sulla terrazza 5 stelle: “Serata storica”. Trionfa la Raggi e un brindisi va a Casaleggio (di G. Cerami)
La Lega mastica amaro: sconfitta nella Milano di Salvini, perde il feudo Varese, ma tiene in Emilia Romagna (di A. C.)
AFFLUENZA – Alle urne il 50,5%, forte calo rispetto al primo turno

 

REAZIONE:CONFERMATO E PROFONDIZZATO IL RISULTATO ANTERIORE:

-VINCE E STRAVINCE ANCORA IL PARTITO DEL NON VOTO CON IL 50 PER CENTO DEGLI AVENTI DIRITTO DEI VOTI NON EMESSI.

-SI INCREMENTANO I VOTI DI GRILLO

-PENALIZZATI IL PD E IL CENTRO-DESTRA E CIO’E LE LARGHE INTESE PATTISTE DI NAPOLITANO E BERLUSCONI.

-I VOTI NON EMESSI E QUELLI DI GRILLO SONO DELLA STESSA NATURA A SQUALIFICA DI RENZI E DEL CETO POLITICO E SONO QUINDI VOTI DELLA NUOVA ERA CHE IN FUTURO ANDRANNO A CHI LA INTERPRETI MEGLIO POLITICAMENTE.

-IL DATO POSITIVO DELLA CRESCITA DEL M5S E’ LA VITTORIA DI RAGGI CHE RITORNA ROMA ALLO STATO STRAPPANDOLA ALL’INFLUENZA DI RENZI E IL PAPA.(1)

IL DATO NEGATIVO E’ CHE COSI AVANZA IL CONSOLIDAMENTO DEL COLPO DI PALAZZO DAL MOMENTO CHE QUESTO CETO POLITICO AL POTERE E’ STATO POSSIBILE PER I VOTI DI CERTI GRILLINI CHE HANNO PERMESSO VARARE IL PARLAMENTO CHE DOPO HA ELETTO RENZI E MATARELLA.ORA SARA PIU DIFFICILE DISSOLVERE IL PARLAMENTO.

-MALGRADO RENZI E GRILLO SI ADOPERINO SUI NUOVI MEZZI DI TELECOMUNICAZIONE NE UNO NE L’ALTRO SONO NUOVA ERA

 

(1)SU LE MONDE SI PUO LEGGERE COSI:”Dans ces intentions figurent également sa volonté de faire payer une taxe sur les immeubles à usage commerciaux appartenant au Vatican”

COME SAPPIAMO LA NUOVA ERA E’ CONTRARIA ALL’IMU SUI BENE IMMOBILI DELLA CHIESA IN QUANTO DESTINATI A FINE SENZA LUCRO,ALLO STESSO MODO DI QUESTI PUBBLICAZIONI.COSI LO HA STABILITO ANCHE L’UNIONE EUROPEA E COME SI SA NEL SUO MOMENTO HA SCATENATO L’IRA DI BERLUSCONI(INVENTORE DELL’IMU POI RIPRESO DA RENZI IL SUO BURATTINO)CHE HA INIZIATO UNA CROCIATA CONTRO  LA CEI E L’UNIONE EUROPEA.PERO LA NUOVA ERA NON HA NESSUNA OBIEZIONE SE L’IMPOSTA VIENE APPLICATO A BENI DI USO COMMERCIALE.VEDI LA NOTA COMPLETA: lemonde.fr

Virginia Raggi, candidate du Mouvement 5 étoiles, première femme élue maire de Rome Le Monde| 19.06.2016 à 23h19 • Mis à jour le 20.06.2016 à 19h13 | Par Philippe Ridet (Rome, correspondant

L’élection de Virginia Raggi, dimanche 19 juin, dans le fauteuil de maire de Rome, est un événement historique mais ne constitue pas une surprise. Historique car c’est la première fois dans l’histoire plurimillénaire de la Ville éternelle qu’une femme accède au Capitole, siège de la mairie. Selon les premiers résultats, donnés dans la nuit de dimanche à lundi, elle obtenait près de 67 % des suffrages face à son adversaire de gauche Roberto Giachetti dans un contexte de faible participation semblable à celui des 126 villes concernées par ce second tour de scrutin (53 %).

Lire le portrait :   Virginia Raggi, la candidate du Mouvement 5 étoiles qui brigue la mairie de Rome

Pour appréhender cette victoire, il suffisait d’écouter les conversations des Romains au bar le matin devant un expresso ou dans les transports en commun, pour comprendre qu’ils étaient à bout et prêts à porter leurs suffrages sur la jeune candidate du Mouvement 5 étoiles (M5S), dont l’inexpérience leur semblait la garantie de son honnêteté.

A bout d’une classe politique calamiteuse qui laisse à la ville, alternativement gérée par la gauche et la droite, avec 13,5 milliards d’euros de dettes cumulées. A bout d’un réseau de 40 % de chaussées défoncées. A bout de 60 000 fonctionnaires municipaux, véritables Etat dans l’Etat qui n’obéissent qu’à leurs intérêts. A bout de poubelles ramassées comme au petit bonheur. A bout des grèves des transports à répétition les veilles de week-end et les jours de match de l’équipe nationale de football. A bout des travaux sans fin de la troisième ligne de métro dont l’ouverture était prévue en… l’an 2000. A bout des vigiles municipaux qui se font porter pâles la nuit de la Saint-Sylvestre. A bout enfin des scandales comme celui de « Mafia capitale », découvert fin 2014, vaste réseau de corruption mêlant élus de tous bords, entrepreneurs et mafieux.

Lire aussi :   A Rome, un métro nommé dérive

L’expérience de la nouveauté

Face à ce désastre, Virginia Raggi s’est contentée de dénoncer cette gabegie. Il a suffi à cette avocate de 37 ans, mère célibataire d’un petit garçon, Matteo, d’apparaître pour ringardiser ses concurrents. Son slogan « coRAGGIo » lui a suffi pour prendre l’avantage dès le premier tour sur Roberto Giachetti, le candidat du Parti démocrate (centre gauche) soutenu par le président du conseil, Matteo Renzi. Il a eu beau avoir un programme parfois proche du sien et n’avoir aucune « casserole », il n’a pas fait le poids en raison de son passé d’apparatchik de la politique romaine.

Si l’expérience du Mouvement 5 étoiles à la tête des grandes villes qu’il dirige déjà (Parme et Livourne) n’est pas miraculeuse, les Romains ont voulu, eux aussi, tenter l’expérience de la nouveauté, ne serait-ce parfois que pour précipiter le pire : « Je vote Raggi, nous confiait une buraliste du centre historique. Elle sera incapable de tenir le coup. Comme ça, dans deux ans, il y aura de nouvelles élections avec, cette fois, des candidats valables. » Nombreux sont ceux qui, à droite comme à gauche, font le pari de son échec pour se débarrasser une fois pour toutes du Mouvement 5 étoiles en le mettant au pied du mur.

Trois piliers

La tâche qui attend Virginia Raggi est en effet à la hauteur des « tares » de la capitale de l’Italie. Son programme repose sur trois piliers – transports, déchets et transparence – censés répondre aux urgences d’une ville grande comme douze fois Paris et peuplée de près de 3 millions d’habitants.

Mais, prudente, la candidate s’est gardée de rien promettre. De la même manière, elle n’a pas dévoilé les noms de sa future équipe, à l’exception du rugbyman Andrea Lo Cicero, qui devrait s’occuper des sports. Paradoxe, cet ancien international est favorable à la candidature de Rome au Jeux olympiques en 2024, alors que la nouvelle élue y est opposée.

Dans ces intentions figurent également sa volonté de faire payer une taxe sur les immeubles à usage commerciaux appartenant au Vatican, l’autre puissance de la Ville éternelle, et de renégocier auprès des banques la dette de la ville.

Ces adversaires ont eu beau dénoncer le « flou » de ses propositions, ils n’ont pu lui faire barrage. De la même manière, les polémiques semblent avoir glissé sur elle comme l’eau sur les plumes d’un canard. Si elle dit avoir voté à gauche avant d’adhérer au Mouvement 5 étoiles en 2009 après sa création, elle a fait ses classes d’avocate dans un cabinet appartenant à un des défenseurs de Silvio Berlusconi. Un détail qu’elle a passé sous silence pour se faire désigner candidate par les militants du M5S.

De la même façon elle a négligé d’indiquer qu’elle avait eu des responsabilités dans une société liée à la régie des transports municipaux de Rome, dont plusieurs dirigeants ont été limogés ou mis en examen. Enfin, elle n’a pas jugé bon d’inscrire sur son curriculum qu’elle avait travaillé comme avocate pour défendre les intérêts de la commune de Civitavecchia, sans déclarer la totalité de ses honoraires…

Le Mouvement 5 étoiles, premier parti de l’opposition

Sa victoire relance le Mouvement 5 étoiles comme premier parti de l’opposition à Matteo Renzi. Elle est d’autant plus éclatante que cette formation n’était jamais parvenue, sauf à de rares exceptions, à l’emporter dans des scrutins locaux. Elle intervient à un moment où le mouvement doit se passer de son mentor idéologique Gianroberto Casaleggio, disparu en avril, et de son fondateur, Beppe Grillo, qui n’a participé à aucun meeting de soutien, préférant reprendre son activité d’humoriste.

Le parti est désormais aux mains d’un directoire de cinq membres, dont émerge la personnalité de Luigi Di Maio, 29 ans, vice-président de la Chambre et probable candidat au poste de premier ministre aux élections législatives, prévues en 2018.

Pour Matteo Renzi, en revanche c’est une défaite personnelle amplifiée par celle du maire sortant de Turin, Piero Fassino, face à une autre candidate M5S, tout aussi inconnu il y a quelques mois encore que Virginia Raggi, Chiara Appendino, 31 ans, chef d’entreprise et diplômée de la Bocconi, la prestigieuse université d’économie de Milan, qui obtenait 54 % des suffrages. Même si la gauche semblait devoir conserver Milan avec Guiseppe Sala (51,7 %), le second tour a amplifié les craintes du premier.

C’est en effet le chef du gouvernement qui, à Rome, a voulu la démission de l’ancien maire Ignazio Marino, issu de Parti démocrate mais abîmé dans une affaire plutôt bénigne de fausses notes de frais. M. Renzi lui reprochait surtout son impopularité et son manque d’autorité sur son administration, gage d’échec programmé en cas de renouvellement. C’est lui qui en a confié la gestion temporaire à un commissaire nommé par le gouvernement. C’est lui enfin qui a poussé Roberto Giachetti pour succéder à Ignazio Marino, en espérant que son passé d’ancien militant radical laïc lui permettrait de freiner l’avance de Virginia Raggi.

Autre souci pour le premier ministre : même si Rome n’est pas représentative de toute l’Italie, l’opposition au gouvernement a démontré qu’elle pouvait s’unir dans le simple but tactique de le faire trébucher. Virginia Raggi – qui n’a rien demandé – a reçu à l’occasion de ce second tour l’appui officiel de la Ligue du Nord, de certains membres de Forza Italia, le parti de Silvio Berlusconi, et de Fratelli d’Italia, issu du mouvement fasciste.

Les mêmes formations, augmentées de la gauche radicale, devraient reformer cet attelage hétéroclite en octobre pour dire « non » au référendum confirmatif sur la réforme de la Constitution prévoyant une réduction drastique du pouvoir du Sénat. Matteo Renzi a promis de démissionner s’il était désavoué.

Lire aussi :   Italie : Matteo Renzi bousculé par le M5S de Beppe Grillo aux municipales

 http:lemonde.fr/europe/article/2016/06/19/virginia-raggi-premiere-femme-elue-maire-de-rome_4953713_3214.html
REAZIONE:LA RAGGI E’ DI CIVITAVECCHIA A CITTA-PORTO DI ROMA MA QUESTO NON LA FA UNA ALTERNATIVA A VENEZIA,IL “FARO” VERSO L’EST DELLA NUOVA ERA.NE MENO LA SERRACHINI LO E’.
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-APPENDICE:”PER CHI SUONANO LE CAMPANE?,LA SCONFITTA DELLA LEGA DI SALVINI E DEL PD DI RENZI

1-NOTA SU THE HUFFINGTON POST:

Amministrative 2016, la Lega mastica amaro al ballottaggio: sconfitta nella Milano di Salvini, perde il feudo Varese, ma tiene in Emilia Romagna

Huffingtonpost Di Andrea Carugati Pubblicato: 20/06/2016 01:

51 CEST

SALVINI

Intorno a mezzanotte sulle principali reti tv appare il volto scuro di Matteo Salvini. Se il primo turno era stato negativo per la Lega, il secondo va ancora peggio. Non c’è solo la sconfitta di Stefano Parisi a Milano, la città di Salvini. C’è anche e soprattutto, dopo 23 anni di governi ininterrotto, il tracollo a Varese, la Betlemme del Carroccio, la città di Bossi, Maroni, Giorgetti, dove tutto ebbe inizio. Il candidato del Pd Davide Galimberti espugna la città con il 51.8% contro il candidato della società civile sostenuto dalla Lega Paolo Orrigoni fermo al 48,2%. Uno tsunami, per una Lega che negli ultimi tre anni- dall’elezione di Salvini a fine 2013- aveva visto solo segni più, arrivando a superare Forza Italia nei sondaggi nazionali. Le urne di giugno segnano invece una pesante battuta d’arresto: a Milano la lista capitanata da Salvini ha preso la metà dei voti di Forza Italia, due settimane dopo arriva la botta di Varese.

 

Salvini, collegato con Rai 3, non nasconde il fastidio. “Chi sbaglia paga, da domani ci mettiamo a lavorare, c’è molto lavoro da fare”. Alla domanda su Varese fatica a rispondere: “Vogliamo paragonare Varese con la sconfitta del Pd a Torino?”. Laconico il commento del candidato sconfitto a Varese Orrigoni: “È mia la responsabilità e ho il massimo rispetto per il voto dei cittadini. Il mio messaggio sarà stato meno efficace”. Su scala nazionale forse Varese può apparire un centro di importanza minore, non per gli equilibri interni al Carroccio, destinati a subire uno scossone. La linea lepenista e nazionale del segretario nei prossimi giorni potrebbe essere messa in discussione dai colonnelli. La Lega si può consolare con Novara, riconquistata dopo cinque anni di centrosinistra da Alessandro Canelli col 57% e con le vittorie di Ilaria Caprioglio a Savona e di Antonfrancesco Vivarelli Colonna col 55% a Grosseto. Vittoria anche Trieste e a Pordenone con il centrodestra unito.

Discreta la performance in Emilia Romagna, dove i candidati leghisti vengono sconfitti di misura ai ballottaggi a Bologna e Ravenna. Sotto le due torri la leghista Lucia Borgonzoni fa tremare il Pd arrivando al 45% (per lei 68mila voti contro i 38mila del primo turno): a Ravenna il candidato Massimiliano Alberghini sfiora il colpaccio, arriva al 47%, circa 5mila voti sotto il neosindaco dem Michele De Pascale.

Nel complesso i risultati sono molto al di sotto delle aspettative che erano maturate in via Bellerio; il dato di Roma (con una Lega sotto il 3%) e del centrosud in generale (sconfitto anche il candidato sostenuto dai salviniani a Latina) colpisce al cuore le ambizioni di leadership nazionale di Salvini. “Noi sabato come centrodestra che sarà ci ritroveremo a Parma con professori universitari per dare idee a un centrodestra in ordine sparso. Il centrodestra faccia il centrodestra guardando avanti non rimpiangendo il bel tempo che fu”, spiega il segretario federale a Porta a Porta-. Stoccata al candidato sconfitto a Milano Stefano Parisi: ”Ci avevano detto che era necessario avere un candidato moderato, che rassicurasse ma abbiamo visto che nelle periferie non c’è stata motivazione. Lui leader nazionale? Già basta aver perso, mi sembra sufficiente…”. L’unica consolazione vera per Salvini è la sconfitta del premier: “Quel che appare evidente è che i cittadini non credono più in Renzi”.

http:huffingtonpost.it/2016/06/19/amministrative-2016-lega-milano-varese_n_10562578.html?utm_hp_ref=italy&utm_hp_ref=italy

2-NOTA SU LA REPUBBLICA:
Varese, il Pd fa la storia con il nuovo sindaco: schiaffo alla Lega del candidato Maroni

Varese, il Pd fa la storia con il nuovo sindaco: schiaffo alla Lega del candidato Maroni
Maroni insieme a OrrigoniDopo 23 anni di amministrazioni del Carroccio, i dem diventano il primo partito in città. Ad oggi tutti i capoluoghi di provincia in Lombardia sono in mano al centrosinistra. “Solo qualche anno fa sarebbe sembrato impossibile”
di MATTEO PUCCIARELLI

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20 giugno 2016
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Il capolista del Carroccio era un pezzo da novanta: il presidente della Regione Roberto Maroni (il quale aveva ottenuto 313 preferenze). Da qui era nata l’epopea della Lega stessa, quella originaria di Umberto Bossi. Ora, dopo 23 anni di amministrazioni lumbard, Varese sarà amministrata da una giunta di centrosinistra. L’avvocato Davide Galimberti, candidato sindaco di Pd e liste civiche, al secondo turno ha battuto l’imprenditore Paolo Orrigoni, sostenuto da Lega Nord, Forza Italia, Ncd e liste civiche.Secondo dati non ancora definitivi, Galimberti ha ottenuto il 51,7 per cento. Orrigoni, che al primo turno aveva ottenuto il maggior numero di preferenze tra i candidati in corsa, si è fermato al 48,3 per cento. Alla guida di una catena di supermercati, Orrigoni era un candidato “civico”, vicino alla Lega Nord ma senza tessere di partito.”A Varese il risultato è di portata storica – dice il segretario provinciale del Pd, Samuele Astuti – dopo 23 anni di governo leghista, il Pd diventa il primo partito in città e sarà l’architrave della coalizione di governo. Solo qualche anno fa questo risultato sarebbe apparso irraggiungibile. Il lavoro di questi anni ha invece portato a costruire una rete di amministratori che ha messo a disposizione dell’intera organizzazione un patrimonio di competenze e conoscenze amministrative che ha
reso il Pd credibile sull’intero territorio provinciale”. Ad oggi tutti i capoluoghi di provincia in Lombardia sono in mano al centrosinistra.Davide Galimberti nei giorni scorsi aveva ottenuto anche l’appoggio esterno del candidato centrista Stefano Malerba (Lega Civica), che al primo turno aveva ottenuto circa il 7 per cento delle preferenze. “La sconfitta è mia, non credo che ci siano altri ragionamenti da fare”, il commento tranchant di Orrigoni.

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http:milano.repubblica.it/cronaca/2016/06/20/news/varese_pd_lega-142401492/?ref=HREC1-2

REAZIONE:A QUESTO PUNTO E’ PALESE CHE SALVINI E LA LEGA SI DEVONO DISSOLVERE,NON  ESSITONO PIU,CHE IL CENTRO-DESTRA E QUASI DISSOLTO,UN’ALTRA DESTRA E’ POSSIBILE,E CHE RENZI SI DEVE DIMETTERE,

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ELEZIONI COMUNALI,LA SCONFITTA DEL PD

-SU LE MONDE:lemonde.fr

Elections municipales en Italie : un premier revers pour Matteo Renzi

LE MONDE | 20.06.2016 à 11h14 • Mis à jour le 20.06.2016 à 11h32 | Par Philippe Ridet (Rome, correspondant)

Le président du conseil italien, Matteo Renzi, lors d’une conférence de presse après le premier tour des élections municipales, lundi 6 juin 2016, à Rome.

Le président du conseil italien, Matteo Renzi, lors d’une conférence de presse après le premier tour des élections municipales, lundi 6 juin 2016, à Rome. ALBERTO PIZZOLI / AFP

 

Ce dimanche 19 juin est un brutal coup de frein dans la trajectoire jusqu’alors ascensionnelle du premier ministre Matteo Renzi, nommé en 2014. Présenté comme un possible modèle pour la gauche sociale-démocrate, il s’est abstenu de faire ouvertement campagne dans les élections municipales, de manière à ne pas indexer son crédit à leurs résultats. Peine perdue : ces 1 300 scrutins sont le reflet de situations locales, mais leur addition constitue bel et bien un signal d’alarme.

 

Lire aussi:Avec Virginia Raggi,la vague 5 étoiles emporte Rome

 

Si la défaite du Parti démocrate (PD) qu’il dirige était attendue à Rome, il n’en va pas de même de celle du maire sortant de Turin, Piero Fassino, face à l’autre candidate du Mouvement 5 étoiles (M5S), Chiara Appendino, une entrepreneuse de 31 ans, diplômée de la prestigieuse université d’économie Bocconi de Milan. Les électeurs de Rome la scandaleuse et de Turin la vertueuse ont choisi, pour des raisons différentes, la nouveauté. La capitale, devenue synonyme de corruption, et l’ancien fief du Parti communiste et de la Fiat, synonyme d’une reconversion réussie depuis les Jeux olympiques d’hiver de 2006, ont tourné le dos à une classe politique jugée incapable ou vieillissante.

 

Alliance tactique de l’opposition

 

Seule consolation pour le chef du gouvernement, la gauche conserve Milan, grâce au profil consensuel de son candidat, Giuseppe Sala, ancien commissaire de l’Expo 2015, ainsi que Bologne. Naples, elle, était déjà perdue depuis le premier tour au profit du maire sortant, l’inclassable ancien magistrat Luigi De Magistris, puisque le candidat du PD n’avait pu accéder au second tour.

 

Le Parti démocrate a reconnu une défaite « sans circonstances atténuantes ». Toute la question est de savoir s’il s’agit d’un accident de parcours ou d’une tendance lourde, premier témoignage d’un rejet du chef du gouvernement. Dans la seconde hypothèse, le premier ministre a des soucis à se faire. Les scrutins de Rome et de Turin ont été autant d’occasions pour son opposition de tester une alliance tactique. Une partie de la droite berlusconienne, de la gauche de la gauche et la Ligue du Nord, ont ouvertement appelé à voter pour les candidates du M5S.

 

Une autre occasion de répliquer cette stratégie se présentera en octobre, lorsque les Italiens seront amenés à se prononcer par référendum sur la réforme de la Constitution. M. Renzi a promis de démissionner si le non à la réduction des pouvoirs du Sénat pour mettre fin à l’ingouvernabilité de l’Italie l’emportait. Une promesse alléchante pour tous ses ennemis, incapables numériquement de le mettre en minorité au Parlement. « Ce n’est qu’un début », claironnait dimanche soir le fondateur du M5S, Beppe Grillo.

 

Lire aussi:Les municipales en Italie,un premier test pour le front anti-Renzi

 

http:lemonde.fr/europe/article/2016/06/20/elections-municipales-en-italie-un-premier-revers-pour-matteo-renzi_4954001_3214.html

 

REAZIONE:SI,LE CAMPANE SUONANO PER RENZI.MA LA VISIONE DELL’ARTICOLISTA E’ TROPPO OTTIMISTICA:NO,NON E’ UN ACCIDENTE DI PERCORSO POICHE NON E’ LA PRIMA SCONFITTA ELETTORALE PER ENZI,ALTRE ‘E’ NE SONO STATE IN ELEZIONI PARZIALI DI MINORE PORTATA.HA RAGIONE GRILLO:SOLO E’ L’INIZIO DELLA FINE MA COME ABBIAMO VISTO PRIMA LA  MELONI NON LA PENSA ALLO STESSO MODO “SULL’INCAPACITA DELL’OPPOSIZIONE DI METTERLO NUMERICAMENTE IN MINORANZA AL PARLAMENTO”,E’ UN “GOVERNO” DI LARGHE INTESE.E COME ANCHE ABBIAMO VISTO SOPRA NON E’ MICA VERO CHE IL PATTO DEL NAZZARENO E’ STATO  DISSOLTO.SE COSI FOSSE RENZI SI SAREBE DIMESSO GIA.

 

-APPENDICE:FRONTE ANTI-RENZI,ALLINEANDO I PIANETI

 

lemonde.fr

 

Les municipales en Italie, un premier test pour le front anti-Renzi

 

LE MONDE | 17.06.2016 à 11h25 • Mis à jour le 19.06.2016 à 10h38 | Par Philippe Ridet (Rome, correspondant)

 

Le premier ministre italien Matteo Renzi à Bruxelles, le 26 juin.

 

Le premier ministre italien Matteo Renzi à Bruxelles, le 26 juin. ERIC VIDAL / REUTERS

 

Il était une fois un jeune premier ministre, dont la popularité faisait envie à tous ses collègues chefs d’Etat et de gouvernement européens. Il avait réformé le code du travail sans connaître plus de deux heures de grève, l’éducation nationale, le mode de scrutin et la Constitution afin de permettre à son pays, l’Italie, de mettre fin à l’instabilité gouvernementale. Sa formation, le Parti démocrate (PD, centre gauche), mise au pas et purgée de ses vieux dirigeants, avait triomphé aux élections européennes de 2014 (41 % des suffrages) en écrasant le populiste Mouvement 5 étoiles, son principal opposant, et une droite déboussolée. A 40 ans, Matteo Renzi passait pour le modèle d’une social-démocratie déclinante dans toute l’Europe.

 

Pourtant, lundi 6 juin, au lendemain du premier tour des élections municipales (1 300 communes et 13 millions d’électeurs ­concernés), il a dû avouer – ce qui n’est pas dans sa nature volontiers autosatisfaite :

 

« Nous ne sommes pas contents, et nous aurions voulu mieux faire, surtout à Naples. »

 

Lassés des hashtags optimistes

 

Dans le grand port de Campanie, le PD est éliminé dès le premier tour. A Rome, la candidate du M5S, Virginia Raggi, devance son poursuivant de gauche, Roberto Giachetti, de 10 points ; à Milan le représentant du PD n’a qu’un maigre point d’avance face à son challenger de droite ; enfin, à Turin et à Bologne, fiefs de la gauche, les maires sortants sont ­contraints à un second tour risqué.

 

-Lire aussi:Italie:Matteo Renzi bousculé par le M5S de Beppe Grillo aux municipales

 

Les raisons de ce désaveu sont multiples. Malgré le retour de la croissance, les Italiens se sont lassés des hashtags optimistes avec lesquels leur chef de gouvernement communique sur Twitter : « Cette fois c’est la bonne », « L’Italie repart ».

 

Le fossé grandit entre le réel vanté par l’exécutif et la réalité subie par les Italiens. M. Renzi paye aussi sa double fonction de premier ministre et de secrétaire du PD, laissant son parti – notamment dans le Sud – aux mains de responsables locaux peu regardants sur la qualité des cadres. Ses appels du pied à des élus berlusconiens en déshérence, afin qu’ils rejoignent sa ­majorité, ont achevé de fâcher la gauche de la gauche. Enfin, la ­décision du ministère de l’économie de reprendre une partie des 80 euros de ristourne mensuelle sur les impôts des plus pauvres, lui vaut l’hostilité des ménages ­modestes.

 

Des ennemis coalisés

 

Mais c’est en décidant de jouer son mandat sur le référendum confirmatif de la réforme constitutionnelle en octobre qu’il a coalisé tous ses ennemis. Ce scrutin, qui doit mettre fin au bicamérisme parfait, source d’instabilité gouvernementale, en réduisant les pouvoirs du Sénat, est désormais un vote pour ou contre Renzi, dont le second tour des municipales, le 19 juin, constitue les prémices. Incapables individuellement de mettre le gouvernement en minorité au Parlement, la Ligue du Nord, le Mouvement 5 étoiles, la gauche radicale et Forza Italia, la formation de Silvio Berlusconi, ont tacitement décidé de s’allier.

 

Mercredi 15 juin, le quotidien La Repubblica a révélé que l’ancien premier ministre de gauche Massimo D’Alema, ennemi juré du président du conseil qui l’a privé de tout mandat, a déclaré à plusieurs reprises au cours de colloques privés : « A Rome, je suis prêt à voter Virginia Raggi, pourvu que cela permette de faire tomber ­Matteo Renzi. » M. D’Alema nie mordicus avoir tenu ces propos, le quotidien maintient.

 

« Le second tour des municipales constituera un premier avertissement avant expulsion pour Matteo Renzi »
Renato Brunetta, patron des députés de Forza Italia

 

Baroque en apparence, cet attelage opportuniste de souverainistes, de xénophobes et de revanchards réunit en l’état actuel des forces politiques plus de 50 % de l’électorat. Dès le lendemain du premier tour, Matteo Salvini, le secrétaire fédéral de la Ligue du Nord, a appelé ses militants de Rome et de Turin à voter pour les candidates du M5S. Cet appel aura peu de conséquence dans la capitale, où la Ligue ne pèse que 4 % des suffrages, mais il peut être décisif pour Chiara Appendino, dans le Piémont. Les études post-­électorales mettent également en évidence que les flux de voix les plus importants se produisent entre le parti xénophobe et la formation « ni droite ni gauche » de Beppe Grillo.

 

-Lire aussi:Matteo Renzi en chef de file rassurant d’une Italie qui « rejette la guerre »

 

Dramatisation

 

« Le second tour des municipales constituera un premier avertissement avant expulsion pour Matteo Renzi », se réjouit déjà la représentante de la Ligue dans la Ville éternelle. Même discours pour Renato Brunetta, ancien ministre de Silvio Berlusconi et patron des députés de Forza Italia : « Nous sommes fatigués de cette classe dirigeante usée. » « Aujourd’hui, les Grillini sont la vraie force progressiste », commente un responsable de la gauche radicale turinoise.

 

Pour contrer ce front en construction, Matteo Renzi joue la carte de la dramatisation. Il pronostique « le chaos » et « le retour de l’ingouvernabilité de l’Italie » en cas de victoire du non au référendum. Opportunément, il fait voter mercredi au conseil des ministres une loi très attendue pour renforcer les sanctions contre les fannulloni (« les absentéistes ») de la fonction publique. Il a renouvelé sa promesse de supprimer certaines taxes, honnies des Italiens, sur la résidence principale. Un léger vent de panique semble souffler sur le Palazzo Chigi

 

http:lemonde.fr/europe/article/2016/06/17/en-italie-un-premier-test-pour-le-front-anti-renzi_4952552_3214.html

 

REAZIONE:MENTRE SI ALLINEANO I PIANETI GIORNALISTI COME QUESTO HANNO FATTO DI RENZI UN SUPER-EROE.

 

NIENTE PAURA RENZI NON E’ MAI STATO L’INVIDIA DI NESSUN GOVERNANTE,NE POPOLARE,RENZI NON E’ MAI STATO ELETTO DA NESSUN ITALIANO PER FARE IL PRIMO MINISTRO.GLIELO HA DETTO DE MAGISTRIS E PURE IL PROPIO BERLUSCONI CHE NON OSTATANTE HA BOICOTTEATO OGNI OPPORTUNITA DI CACCIARLO PURE DI RESTARE L’ULTIMO PREMIER ELETTO DIRETTMENTE DAL VOTO COME BENE HA DIMISTRATO LA MELONI.RENZI E’ UN GOLPISTA USURPATORE DI PALAZZO DELLA CARICA CHE ORA PRETENDE PERPETUARSI.IL REFERENDUM NON SI HA DA FARE,SARA  DIGITATO,RENZI SI DEVE DIMMETERE E QUESTA E’ LA VOLTA BUONA.CORAGGIO.

 

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22 GIUGNO 2016:RAGGI,SILENZIO ELETTORALE E NUOVA ERA(NEW MEDIA VS  SOCIAL MEDIA)

 

-SU THE HUFFINGTON POST:

 

Elezioni Roma, scontro Raggi-Pd su consulenze e silenzio elettorale. Garante Privacy: “Uso social non è impedito da legge”

 

Pubblicato: 18/06/2016 20:03 CEST

 

Virginia Raggi contro il Pd. Partito Democratico contro M5S. Il sabato del silenzio prima del voto diventa così un normalissimo giorno di campagna elettorale.

 

Sono quasi le 13 quando la candidata 5 Stelle a sindaco di Roma apre le danze. Prima di andare al parco con suo figlio per un picnic, pubblica un post su Facebook, in cui si difende dalle accuse sulla mancanza di trasparenza per non aver dichiarato una consulenza pubblica, prestata alla Asl di Civitavecchia: “Noi siamo più forti”, è il titolo scritto a caratteri alti, quelli urlati. È la scintilla che spezza una mattinata di rispetto del silenzio elettorale. Contro la candidata grillina sindaco di Roma parte subito il fuoco di fila del Pd romano e nazionale, che la accusa di mentire e di violare la pax elettorale. Così nel giorno in cui la politica dovrebbe tacere nel rispetto dei cittadini che – come prevede la legge – devono riflettere prima del voto senza subire interferenze, va invece in scena uno spettacolo di malcostume nostrano giocato fra Facebook e Twitter.

 

In ballo, nei post e nei tweet di botta e risposta a meno di 24 ore dal voto, c’è il Campidoglio e il futuro del Movimento 5 Stelle che per la prima volta potrebbe imporsi veramente come forza di governo. Non è un caso se la scelta dirompente, che ha rotto gli argini di un normalissimo sabato pre-elettorale in cui i candidati hanno l’obbligo di non fare comizi, incontri pubblici di propaganda o attaccare manifesti, l’ha compiuta Virginia Raggi. Il motivo? “Sterilizzare gli attacchi del giorno prima”, spiegano dal suo staff, per non perdere terreno al ballottaggio contro Roberto Giachetti dopo il vantaggio del primo turno. Gli attacchi contengono l’accusa di mancanza di trasparenza per non aver indicato nell’autocertificazione da consigliera comunale tanto nel 2013 sia nel 2014 l’incarico svolto per conto della Asl di Civitavecchia. Incarico che, secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, la candidata grillina avrebbe ottenuto nonostante non fosse iscritta all’albo creato dalla stessa Asl nel 2012.

 

Il peso e l’imbarazzo davanti a queste rivelazioni, per chi ha fatto della trasparenza il suo cavallo di battaglia, avevano fatto capolino nella piazza di Ostia durante il comizio di chiusura della campagna elettorale, tanto da portare i pentastellati a tirarsi indietro davanti alle domande dei giornalisti e a limitarsi a dire: “Fango, è solo fango”. Si vede poi che la notte ha portato consiglio. Pensando anche alle parole di Alfonso Sabella, per il quale un avviso di garanzia contro la Raggi sarebbe un atto dovuto, la candidata ha deciso di rispondere personalmente, attraverso un social network, una zona franca anche durante il silenzio elettorale perché ancora non regolamentato dalla legge.

 

Malcostume, dicevamo, ma nessuna violazione di legge, come spiega il Garante della privacy all’Huffpost. Antonello Soro, che giorni fa ha diffuso una nota invitando i candidati a non telefonare, mandare sms o mail senza il consenso del destinatario, sottolinea che nel giorno del silenzio elettorale “l’utilizzo dei social network per rivolgersi ai propri amici non è impedito dalla legge sulla privacy, poiché può essere legittimamente considerata una comunicazione ai conoscenti. I quali devono attivamente ricercare quell’informazione, a differenza di quanto avviene con le telefonate indesiderate. I social non possono essere considerati alla pari degli altri media perché mentre con la televisione la comunicazione viene diffusa a un numero indefinito di persone, Facebook invece si rivolge a un numero chiuso di amici propri. Tuttavia dal punto di vista riferito al silenzio elettorale – spiega ancora il Garante – la categoria dei social dovrà forse essere diversamente regolamentata”.

 

La tensione raggiunge le stelle. Il pensiero dei grillini va al caso di Livorno, quando un esposto presentato dal Pd ha procurato un avviso di garanzia a Filippo Nogarin. Potrebbe succedere la stessa cosa anche a Roma, si ragiona ai piani alti del Movimento. Meglio difendersi da subito, pubblicare le carte.

 

Il Pd schiera i suoi, uno dopo l’altro, a cadenze regolari, contro Virginia Raggi. Apre le danze il senatore Stefano Esposito che dice: “Sono senza vergogna”. Poi Alessia Rotta: “Sono bugie e reato”. Arriva David Ermini: “Sarà necessario aprire un’indagine”. Si esprime Orfini: “Mente e viola il silenzio”. Chiosa la Serracchiani: “È bugiarda”. Il clima è da campagna elettorale a tutti gli effetti e si aprono altri fronti. Il Pd parte all’attacco dell’assessore designato dalla Raggi allo Sport, l’ex nazionale di rugby Andrea Lo Cicero, il “Barone”, al quale viene contestata una multa da 150 mila euro ricevuta nel suo passato da giocatore, ma soprattutto una dichiarazione omofoba – “Giocare con le protezioni? Roba da frocetti” – contro cui si scaglia anche il Gay Center. E si va avanti così per tutto il giorno, a dimostrazione del fatto che il silenzio elettorale è impossibile per la politica ai tempi dei social. A tarda sera, nel caos generale, appare un post sul blog di Beppe Grillo firmato “M5S Roma” dal titolo “Io sto con Virginia”. Post che attacca i giornali che “senza verificare, hanno diffuso la notizia ‘Raggi indagata’. Un falso incredibile e che non ha precedenti nella storia delle campagne elettorali”. Domenica urne aperte, dalle 7 alle 23, a chiudere finalmente la campagna elettorale, ma certamente non le polemiche.

 

http:huffingtonpost.it/2016/06/18/silenzio-elettorale-raggi-giacchetti-roma-_n_10546932.html?1466273073&utm_hp_ref=italy

 

REAZIONE:VI SPIEGO IL TITOLO E LA DECISIONE DEL GARANTE:SOCIAL MEDIA VS NEW MEDIA.VEDIAMO:

 

SE I “SOCIAL NETWORK” O “SOCIAL MEDIA” COME LI CHIAMANO ALTRI FRA QUI OBAMA, VENISSERO CHIAMATE “NEW MEDIA” LA RAGGI ERA SPACCIATA,MA COME SPIEGA BENE IL GARANTE PER LA PRIVACY,MALGRADO I “SOCIAL NETWORK” VENGANO DIFFUSE IN UNO SPAZIO APERTO NON POSSONO ESSERE CONSIDERATI DI  DIFUSSIONE PUBBLICA PERCHE IL SUO SPAZIO DI DIFUSSIONE E’ PERSONALIZZATO, E QUINDI RISTRETTO,CHIUSO A DIFFERENZA DI QUELLO DEI MEDIA SIANO IN RETE O TRADIZIONALI SU TV APERTA,RADIO O GIORNALI CARTACEI.

 

UNA QUESTIONE SEMANTICA?QUANTO NE VOI MA LA DIFFERENZA E’ LA STESSA CHE FRA NUOVI E VECCHI MEZZI,FRA NUOVA ERA E MEZZI TRADIZIONALI,DIFFERENZA TANTO IMPORTANTE DA DIVIDERE LA STORIA DEL MONDO IN DUE,PRIMA E DOPO DEI NUOVI MEZZI DI DIFFUSIONE MASSIVA.

 

QUI LO VEDRAI MEGLIO,CLICCA:

 

http://cianciminotortoici.blogspot.com.uy/2010/04/new-media-e-non-social-mediagrazie.html

 

Lire la suite

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 362

10 Juin 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

10 GIUGNO 2016:SALVINI,5 STELLE E VOTO COMUNALE,LIBERTA DI COSCIENZA IN PERICOLO

-SU IL SOLE 24 ORE

ilsole24ore.com

I Cinque Stelle: nessun accordo con la Lega

roma

Nessun accordo con la Lega. I grillini reagiscono stizziti alle avance di Matteo Salvini secondo cui l’asse con i pentastellati «è nei fatti».Anche perché di questo «asse» il M5s non ha bisogno. L’obiettivo semmai è prendersi i voti degli elettori del Carroccio, a Torino come a Roma, senza doversi sporcare le mani in pubblici riconoscimenti.

«I voti sono dei cittadini, non dei segretari di partito. Non facciamo né inciuci né accordi», attacca il leader in pectore dei grillini Luigi Di Maio, confermando che il M5s non darà alcuna indicazione di voto nelle città in cui non sarà presente ai ballottaggi:«Sala o Parisi, De Magistris o Lettieri, Merola o Borgonzoni e così via, per noi pari sono». Una linea che coincide con quella di Beppe Grillo che relega Salvini alla politica del «passato».

La levata di scudi dei grillini impone al leader della Lega di precisare che con il M5s non c’è «nessun accordo, né sopra il banco né sotto il banco». Ma ribadisce che «laddove non ci fosse la Lega al ballottaggio, indicherò a chi volesse ascoltarmidi votare tutti tranne che per il Pd». A sostegno del numero uno del Carroccio arrivaRoberto Maroni: «Salvini è il segretario della Lega quindi condivido questa posizione al 100%», ha detto il Governatore della Lombardia, volendo così mettere a tacere le voci insistenti sul malessere emerso all’interno della Lega per il deludente risultato a Milano e per le successive uscite pro-grillini del segretario: nonostante ci siano «tante differenze rispetto a noi, un rumore di fondo comune c’è e questo penso che attrarrà gli elettori leghisti e spero viceversa», ha detto ancora Maroni assimilando la parabola del M5s agli esordi della Lega.

La scelta della Lega non è però condivisa da Fi. Almeno non apertamente: «Se la Lega decide di suggerire ai propri elettori di appoggiare un candidato dei grillini in funzione anti Pd è una legittima scelta. Io _ ha detto il governatore della Liguria Giovanni Toti _ sono più per l’idea di lasciare libertà di voto ai nostri elettori».

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http:ilsole24ore.com/art/notizie/2016-06-10/i-cinque-stelle-nessun-accordo-la-lega-063624.shtml?uuid=ADyG1eZ

REAZIONE:L'AZIONE POLITICA ELETTORALE,ANDARE A VOTARE O NO E' UNA FACOLTA DEL CITTADINO LEGALMENTE ABILITATO AL VOTO.IL VOTO E' SEGRETO ED E' UN DIRITTO DELLA LIBERTA DI COSCIENZA.I REGIMI AUTORITARI SOTTO LA PARVENZA DI DEMOCRAZIA CONTROLLANO IL VOTO.COSI ACCADE NEL COMUNISMO,AD ESSEMPIO L'ISOLA DI CUBA NON HA MAI SMESSO DI VOTARE,NE MENO NEGLI ANNI PIU BUI DELLA GUERRA FREDDA E FIDEL CASTRO HA VINTO TUTTE LE ELEZIONI,MA IN CUBA SI VOTA "A VISO SCOPERTO E MANO ALZATA".

IN SICILIA LA MAFFIA IN TEMPI  PASSATI MALGRADO SI VOTASSI SEGRETO AVEVA SVILUPPATO UN SISTEMA DI FERREO CONTROLLO DEL VOTO PER QUI ERA IMPOSSIBILE NON SAPERE CHI VOTAVA CHI.OGGI IN CALABRIA ABBIAMO VISTO CHE LA N'DRANGHETA NO PERMETTE IL VOTO:LA PAURA FA CHE NESSUN CITTADINO SI AZZARDI A CANDIDARSI.

ALTRI REGIMI AUTORITARI ANCHE SOTTO LA FACCIATA DI DEMOCRAZIA FANNO IL VOTO OBLIGATORIO PER QUI E' IMPOSSIBILE ESSERCITARE LA FACOLTA DEL NON VOTO,E COSI VIA.

I REGIMI TOTALITARI DI DESTRA E SINISTRA NEGANO L'ESSERCIZIO DELLA LIBERTA DI COSCIENZA ELETTORALE. NE PIU NE MENO E' QUESTO CIO CHE FA IL NOSTRO CENTRODESTRA ANTIDEMOCRATICO E LIBERTICIDA:SALVINI,MARONI E BERLUSCONI VOLENDO METTERLI UNA "GRIFFA" PARTITISTICA AL VOTO EMESSO NEL PIENO ESSERCIZIO DEI DIRITTI ELETTORALI NEGANO LA LIBERTA DI COSCIENZA DEL CITTADINO, UNICO TITOLARE DEL VOTO.

DETTO QUESTO NEL PANORAMA POLITICO ELETTORALE ITALIANO ODIERNO CI SONO DUE MODO DI ESPRIMERE IL DISSENSO:NO VOTANDO O RIDENDOCI SOPRA.ECCO QUELLO CHE HA FATTO IL POPOLO ITALIANO NELL'ULTIMO RADUNO ELTTORALE DEI GOLPISI ITALIANI,HA ESPRESSO IL RIFIUTO CONTRO TUTTO IL CETO POLITICO NON VOTANDO O VOTANO UN COMICO.E IN FATTI SONO STATE QUESTE DUE POSSIBILITA ELETTORALI ESPRESSI NEI DIRITTI DELLA LIBERTA DI COSCINEZA QUELE CHE HANNO AVUTO LA MAGGIORANZA DELLE ADESIONI:HANNO VINTO IL PARTITO DEL NON VOTO E IL PARTITO DEL COMICO(CHE SI VUOLE ANTI-SISTEMA MA CHE HA DATO I SUOI VOTI PER VARARE QUESTO PARLAMENTO GOLPISTA).INSOMMA NON VOTARE O VOTARE PER UN COMICO NON SONO AZIONI ELETTORALI ANTISITEMA E NE MENO DELL'ANTIPOLITICA MA DELLA "A-POLITICA" OVVERO DELLA NON -POLITICA ESPRIMENDO COSI IL RIFIUTO DEL PD E DEL CENTRODESTRA.E QUESTO E' NE PIU NE MENO CIO CHE VUOLE LA NUOVA ERA E LA PREDICA DI QUESTE PUBLICAZIONI.

E AFFINANDO ANCORA UN PO' SI PUO DIRE CHE I VOTI DI GRILLO NON SONO NE DI SALVINI NE DI MARONI NE DI FI MA DELLA STESSA NATURA DI QUELLI DEL PARTITO DEL NON-VOTO,E ENTRAMBI SONO VOTI DELLA A-POLITICA,DELLA SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO DI FRONTE ALLO SPETTRO DELLE LARGHE INTESE GOLPISTI.SONO DUE MODI DI RESISTENZA.

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11 GIUGNO 2016:LEGA,VILIPENDIO AI SIMBOLI DELLO STATO

-SU LA REPUBBLICA:

l’inno di Mameli: “Indispettisce il governatore”
A Sulzano arriva Maroni, cancellato l’inno di Mameli: “Indispettisce il governatore”

A Sulzano arriva Maroni, cancellato l'inno di Mameli: "Indispettisce il governatore"
Roberto Maroni durante la visita istituzionale

Inutili le proteste dei musicisti della cittadina sul lago di Iseo: “Costretti dal sindaco a cambiare il programma”. Il governatore: “Se l’avessero suonato l’avrei cantato”
dal nostro inviato PAOLO BERIZZI
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10 giugno 2016
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SULZANO – Arriva Maroni, niente inno di Mameli. E la banda del paese, per “non indispettire il Presidente”, su richiesta del sindaco è costretta a suonare una marcia alternativa. Succede a Sulzano, sulla sponda bresciana del lago d’Iseo. E’ il 28 maggio, vigilia della Festa della Repubblica. Il governatore lombardo giunge nel paesino per visitare “The Floating Piers”, la passerella-evento galleggiante realizzata dall’artista Christo che dal 18 giugno al 3 luglio collegherà Sulzano, Monte Isola e l’isoletta di San Paolo. Un arrivo in pompa magna quello di Maroni: a bordo di un trenino d’epoca, la locomotiva più antica d’Europa (è del 1883) rispolverata per l’occasione da Trenord.

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A Monte Isola/Bs, Towards TheFloatngPiers  Chris evento unico al mondo,occasione per mostrare nostre bellezze
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Il programma della mattinata prevede che l’arrivo del trenino, partito da Brescia con a bordo altre autorità, venga salutato dalla musica della banda di Sulzano. Poco prima che la locomotiva entri nella stazioncina del paese, ai componenti della banda giunge una singolare richiesta: che stravolge la scaletta. Il sindaco di Sulzano, la forzista Paola Pezzotti, non usa giri di parole: “No, niente inno di Mameli, non vorrei che Maroni si indisponesse… Meglio suonare un’altra marcia…”. I musicisti protestano, non sono d’accordo, vogliono eseguire – come da copione – l’inno d’Italia. Ma alla fine sono costretti adeguarsi.

Quando Maroni arriva in paese la banda suona dunque al posto di Mameli, la marcia “Primis”. “Ci è dispiaciuto molto. E la cosa che ci è dispiaciuta ancora di più è che nessuno si è lamentato del fatto che non suonassimo l’inno d’Italia”, racconta un musicista. Al di là del fatto che il sindaco che “blocca” l’inno nazionale è di Forza Italia, soprende, o forse no, vedere che ancora una volta – persino nell’era della Lega “nazionale” di Matteo Salvini – l’inno di Mameli venga considerato come “sgradito” agli esponenti della Lega Nord. Anche se Maroni nulla sapeva del cambio di programma musicale. “E’ una balla – dice il governatore lombardo – In ogni caso non ne sapevo nulla e, se lo avessero suonato, l’avrei anche cantato. Il primo maggio, a un anno da Expo, ho chiesto alla Scala di eseguire l’Inno di Mameli”.
In viaggio sulla più antica locomotiva a vapore d’Europa


Ma l’idiosincrasia leghista verso l’inno di Mameli ha una lunghissima serie di precedenti. Uno ha visto protagonista due anni fa proprio il gruppo della Lega Nord in consiglio regionale. Il 21 ottobre 2014 al Pirellone è stato commemorato in apertura di seduta il centenario della Prima guerra mondiale. Una cerimonia formale, con la presenza anche di alcuni alpini. Ma in aula è spiccata l’assenza in massa di tutto il gruppo leghista quando, all’inizio della cerimonia, è risuonato l’Inno di Mameli. A quanto si è appreso, i leghisti avevano chiesto che al posto dell’Inno nazionale ci fosse un coro degli alpini.

Della guerra al “canto nazionale” la Lega in questi anni aveva fatto una suo cavallo di battaglia: da segretario della Lega Nord del Veneto Gian Paolo Gobbo arrivò addirittura a proporre lo “stop” all’inno nazionale per qualsiasi manifestazione o celebrazione pubblica, che comunque non sia “strettamente legata alle forze armate, come potrebbe essere l’inaugurazione di una caserma”.

http:milano.repubblica.it/cronaca/2016/06/10/news/maroni_inno_di_mameli_lago_iseo_christo-141699018/?ref=HREC1-20

REAZIONE:INTOLLERABILE VILLIPENDIO AI SIMBOLI DELLO STATO PER PARTE DELLA SINDACO

L’INNO ITALIANO SERVE A CONTRASTARE IL COMUNISMO(SUONATO IL PRIMO MAGGIO)E NON SERVE A COMMEMORARE SE STESSO(PRIMA GUERRA MONDIALE)?CREDE LA LEGA CHE PUO STRUMENTLIZZARE L’USO DEI SIMBOLI DELLO STATO PER I SUOI SCOPI EVERSIVI?LA GIUSTIZIA AGISCA DI UFFICIO SULLA SINDACA.

VA BENE I CORI ALPINI MA MAI IN SOSTITUZIONE DELL’INNO NAZIONALE.E RICORDI ORA LA LEGA CHE IL CORO ALPINO SI PUO SUONARE E CANTARE ANCHE IN SICILIA,CIO’E’ BERSAGLIERI POSSONO DIVENTARE TUTTI QUELLI ITALIANI VINCOLATI CON MONTAGNE IN QUALSIASI PARTE DI ITALIA,E’LEGGE.E MONTAGNE E MARE CI SONO IN TUTTA ITALIA TRANNE CHE IN LOMBARDIA,TRENTINO ED ALTRE POCHE REGIONI CHE NON CONOSCONO  IL MARE.

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11 GIUGNO 2016:PEDOFILIA,TOCCA A BARBARIN,ATTUALIZAZIONE

-SU LE MONDE:lemonde.fr

Pédophilie : les faits reprochés au prêtre lyonnais Bernard Preynat ne sont pas prescrits

Les magistrats de la cour d’appel de Lyon ont décidé vendredi 10 juin que les abus sexuels reprochés au prêtre lyonnais Bernard Preynat, il y a plus de vingt-cinq ans, n’étaient pas prescrits, dans la principale affaire de pédophilie du diocèse de Lyon. Ils ont ainsi suivi le parquet général qui avait requis le 20 mai la non-prescription des faits reprochés à ce religieux mis en examen fin janvier.

Selon la défense du cardinal Philippe Barbarin, que des victimes accusent d’avoir caché les agissements du Père Preynat à la justice dans le cadre d’une procédure connexe, la prescription aurait pu faire tomber les poursuites à l’encontre du primat des Gaules.

Bernard Preynat a été mis en examen le 27 janvier pour des agressions sexuelles commises sur des scouts de la région lyonnaise entre 1986 et 1991. Quatre plaintes ont été retenues à son encontre, le juge d’instruction ayant déjà estimé, dans une ordonnance rendue fin mars, qu’elles n’étaient pas prescrites.

Lire notre enquête :   Comment l’église de Lyon a couvert les actes de pédophilie du père Preynat

Son avocat, Me Frédéric Doyez, avait fait appel de cette décision devant la chambre de l’instruction. L’enjeu était de déterminer le bien-fondé des poursuites pénales à l’encontre du religieux, qui a reconnu les agressions sexuelles.

 

Bernard Preynet va se pourvoir en cassation

« C’est la deuxième juridiction qui vient d’expliquer que, d’une part, le point de départ de la prescription est bien la date de la majorité des victimes ; et, deuxièmement, que les victimes ont pu bénéficier de l’allongement des délais en raison de la succession des lois de prescription dans le temps », a expliqué l’avocate d’une des victimes, Me Nadia Debbache.

« C’est une très bonne chose. Ça veut dire que le dossier continue. On va continuer à parler de cette affaire et tant qu’on en parlera, on forcera cette prise de conscience qui est longue à venir au sein de l’institution », a commenté un porte-parole de l’association de victimes La Parole libérée, François Devaux, qui dit mener un combat avant tout « moral ».

Après cette décision de la cour d’appel, l’avocat de Bernard Preynat, MeFrédéric Doyez, a annoncé un pourvoi en cassation,« avant peut-être une saisine de la Cour européenne des droits de l’homme ».« La vraie question c’est de savoir si l’on peut, à des faits datant de vingt-cinq ans, appliquer des dispositions d’aujourd’hui, a-t-il déclaré.Il faut prendre ce moment comme une étape dans une succession d’examens de cette question qui est fondamentale. Il y a une hiérarchie des normes juridiques. »

Lire aussi :   Pédophilie : le cardinal Barbarin réunit les prêtres lyonnais pour faire le point

Me Doyez a par ailleurs affirmé que son client ne cherchait pas à fuir la justice :« Dire que le Père Preynat voudrait faire de la procédure pour retarder le cours des choses, c’est du mauvais esprit ».« Il y a de cela vingt-cinq ans, on a eu tous les moyens pour faire passer le Père Preynat devant une juridiction. Il a reconnu les faits, il les a reconnus oralement, il les a écrits. Si le procès n’a pas eu lieu, ce n’est pas à lui qu’il faut demander pourquoi. Il faut demander à ceux qui ont décidé de ne pas faire un procès », a-t-il relevé, dans une allusion aux parents de victimes qui, à l’époque, n’ont pas dénoncé à la justice les abus dont ils avaient connaissance.

Lire aussi :   L’Eglise veut faire toute la lumière sur la pédophilia

http:lemonde.fr/police-justice/article/2016/06/10/pedophilie-les-faits-reproches-au-pretre-lyonnais-bernard-preynat-ne-sont-pas-prescrits_4948098_1653578.html

REAZIONE:ORA LA PAROLA AL PAPA…….

SPERIAMO CHE IL SUO DISCORSO SU BARBARIN NON DIVENTI  INCOERENTE,DISSOCIATO:HA PROMESSO SEVERITA VERSO I PRETI PEDOFILIA,SI HA AFFIDATO ALLA GIUSTIZIA FRANCESE,QUESTA SI HA ESPRESSO E IL REATO DI PREYNAT NON HA PRESCRITTO,QUELLO DEL TITOLO

13 GIUGNO 2016:I GUAI DEI LYONESI SONO I GUAI DEI GATTIPARDI?

-SU LE MONDE:

lemonde.fr

A Palerme, le palais du « Guépard » menacé

Les propriétaires du palais Gangi ne peuvent plus assumer les frais de restauration.

La galerie des glaces au sol orné de guépards, où fut tournée la scène du bal du « Guépard » de Luchino Visconti, en 1963.
La galerie des glaces au sol orné de guépards, où fut tournée la scène du bal du « Guépard » de Luchino Visconti, en 1963. ERIC SANDER/COSMOS

Le 26 mai, dans un entretien au Corriere Della Sera, la princesse Carine, une Française d’origine lyonnaise et haut-savoyarde, a en effet menacé de tout vendre : le palais – ses dorures, ses tableaux, ses voûtes ornées de fresques, sa galerie des glaces, son double escalier, ses pavements de céramique – appartient à la famille de son époux depuis sa construction en 1652.

« Je déteste Palerme et je ne la supporte qu’à cause de cette baraque ! » La princesse Carine Vanni Mantegna

Le coupable ? L’ancien président du Conseil Mario Monti qui, arrivé au pouvoir en 2011 en pleine crise financière, a rétabli l’impôt sur la résidence principale, qu’elle soit ou non historique. Le couple princier, qui a investi 4 millions d’euros en vingt ans pour maintenir le palais en état, ne bénéficie d’aucune détaxation et encore moins d’aides.

Contactée au téléphone, la princesse Vanni Mantegna relativise légèrement ses propos. « Si je ne reçois aucune réponse à ma menace, nous vendrons tout dans deux ans. » Mais se montre bien plus virulente sur la Ville : « Je déteste Palerme et je ne la supporte qu’à cause de cette baraque ! » Pourquoi ne pas la louer ? « Je devrais investir 1 million d’euros pour la transformer en Bed & Breakfast de luxe, mais je ne pourrais pas facturer tellement au-delà de 100 euros la nuit. Ce sont les prix ici, surtout que nous sommes dans le centre-ville, qu’il est mal entretenu et peu sûr. » Organiser des visites ? « C’est compliqué. Je ne reçois de visiteurs qu’au compte-gouttes et sur rendez-vous. Les meubles et les objets sont trop précieux. » Oter les plus rares et les remplacer par des copies ? « Cela n’aurait aucun sens de présenter une coquille vide. Il faudrait également engager du personnel. Or, pour l’instant, je ne peux me permettre d’employer que mon majordome. Avec lequel je m’occupe de tout ! Je fais même le secrétariat... »

Le Palais Gangi, au centre de Palerme, appartient à la princesse et au prince Vanni Calvello Mantegna. Ici la terrasse.
Le Palais Gangi, au centre de Palerme, appartient à la princesse et au prince Vanni Calvello Mantegna. Ici la terrasse. ERIC SANDER/COSMOS

Au temps de la splendeur de ses propriétaires, le palais Gangi pouvait se permettre le luxe de faire travailler une vingtaine d’artisans. Le prince et la princesse avaient même créé un atelier de restauration sur place. « Un des conservateurs de Versailles m’a félicitée un jour : “Votre palais et le soin que vous y apportez sont uniques en Europe” », se réjouit Carine Vanni Mantegna. Mais l’Italie, qui recèle de trésors, est parfois indifférente à ses richesses. « Les seuls qui me proposent de me venir en aide sont des Français et des Suisses. On dirait que les Palermitains s’en fichent complètement. » C’est justement le sujet du Guépard : cette indolence, ce consentement au temps qui passe et ce dédain pour un monde sur le point d’être englouti.

Reste à savoir qui pourrait se porter acquéreur d’une telle demeure. La municipalité est exsangue, la région tout autant, qui préfère employer des milliers de fonctionnaires locaux à ne rien faire pour s’assurer leurs suffrages au moment des élections. « C’est incroyable, reprend Carine Vanni Mantegna, l’Italie tire pourtant une partie importante de ses ressources du tourisme, mais si les grandes demeures sont obligées de fermer, c’est une catastrophe. » Une seule solution à ses yeux : alléger la fiscalité sur les résidences historiques : « Je préfère mettre 30 000 euros dans la réfection d’une gouttière que les donner à une des régions les plus corrompues du monde. »

http://www.lemonde.fr/m-actu/article/2016/06/10/a-palerme-le-palais-du-guepard-menace_4947776_4497186.html

-LA NOTA SUL CORRIERE DELLA SERA:

corriere.it

La principessa: «Basta, ora vendo il palazzo dove si girò Il Gattopardo»
26 maggio 2016 - 11:21

Palazzo Gangi, a Palermo, ospitò il ballo del film di Visconti. Oggi Carine Vanni Mantegna accusa lo Stato: «Lo stato ci sta dissanguando». Il Fai: problema diffuso

Cinquantaquattro anni fa, in questi giorni, cominciavano a Palermo le riprese del Gattopardo. Luchino Visconti e Giuseppe Rotunno, il grande direttore della fotografia, avevano viaggiato per tutto l’inverno tra Roma e la Sicilia. Dalle ex-dimore «autentiche» dei Lampedusa — che cadevano a pezzi — ai luoghi inventati, ma più presentabili, in cui ricostruire le vicende del Principe, di Tancredi, di Angelica e di tutta la fantastica galleria di personaggi che stava per uscire dal romanzo, vivere tre ore sulla scena ed entrare dritta nella storia del cinema. Per l’arrivo a Donnafugata decisero addirittura di costruire un palazzo finto, non troppo distante dal capoluogo, perché era più facile farne uno di gesso che attraversare le mulattiere della Sicilia, a caccia di quelli veri. L’unica location già pronta, splendida, impeccabile persino agli occhi di Visconti, era Palazzo Gangi, nel cuore di Palermo.

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«La casa del Gattopardo? Ora la vendo»

(VEDI SOTTO)

E lì, in cinque settimane di riprese, con seicento comparse vestite ogni sera da Piero Tosi, tornò in vita la festa dei Pantaleone, il ballo-icona assoluta che occupa quasi metà del film. «E io questo palazzo ora lo vendo». L’urlo che attraversa lo scalone disegnato da Juvarra, squassa il vestibolo, fa tremare i vasi di Sèvres , rischia di incrinare gli antichi vetri di Murano, non viene da una padrona di casa ingrata, ansiosa di trasferirsi sulla punta di un grattacielo alla moda. Arriva dal cuore ferito della principessa Carine Vanni Mantegna di Gangi, che ha dedicato vent’anni a preservare la sua dimora, a immaginarne un futuro e adesso sta per gettare la spugna. È un urlo che fa paura perché all’asta andrebbe uno dei pochissimi palazzi settecenteschi di alto lignaggio che ha conservato intatto, fino a noi, l’insieme dei suoi arredi. La principessa non deve sforzarsi per spiegare cosa racchiudono le mura di Palazzo Gangi-Valguarnera, quasi invisibili nel ventre della città decrepita e, anche per questo, cosi sorprendenti al loro interno. Basta chiedere di essere accompagnati a visitare gli ottomila metri quadri traboccanti di gemme, pezzi unici e storia. Basti pensare alla Villa Reale di Monza o alla Reggia di Venaria, con la spogliazione degli arredi e il loro conseguente vuoto estetico. Ma Palermo non è Milano, né Torino, né Roma e anche un tesoro di meraviglie, anche «il palazzo del Gattopardo», può diventare sterile, improduttivo, un peso, un incubo.

Soprattutto se lo Stato – come denuncia la padrona di casa, Lionese di nascita, siciliana col cuore - ti dissangua, la Regione ti ignora, persino il Comune rema sempre contro. E non solo contro Palazzo Gangi, ma contro tutte le magioni storiche della Sicilia. Ecco perché la principessa è così arrabbiata. «Quando la madre di mio marito è morta io e lui ci siamo seduti sul pavimento dipinto della sala da ballo. Duecentoventi metri di maioliche di Vietri del 1750, che compongono una coppia di Gattopardi antropomorfi, unici nel loro genere. Anche loro erano stati deturpati dagli ospiti dei matrimoni e dei banchetti a cui mia suocera aveva affittato. Ci siamo guardati e abbiamo detto: dobbiamo salvare tutto questo. È stato l’inizio della mia rovina. Del mio ergastolo. Io ero una ragazza vivace, vivevo tra Lione, Chamonix, Parigi, mi arrampicavo cogli sci in cima alle montagne. Ma pur abituata bene, sono rimasta sconvolta dalla bellezza del barocco siciliano. E così ho assoldato dieci squadre di artigiani restauratori, ho imparato con loro, mi sono rovinata le mani, abbiamo iniziato dallo scalone d’accesso e non abbiamo più smesso. Trecentocinquanta opere recuperate in vent’anni, una piccola scuola di restauro aperta al pian terreno, tutto da soli, tutto con i nostri soldi. Che oggi sono finiti». «Nessuno ci ha mai aiutato — continua Carine Vanni Mantegna — tranne pochi mecenati stranieri. Qui sono passati Giscard d’Estaing, Pierre Bergé , Yves Saint Laurent, Francis Bouygues. Ma con gli italiani, soprattutto dal Governo Monti in poi, è stato...doloroso. Ci hanno tolto gli sgravi sull’IMU. L’IRPEF si porta via tutto dei pochi redditi che nascono qui dentro. Nessuno degli investimenti — e parliamo, negli anni, di milioni di euro, — viene considerato. La nostra proprietà, di cui affitto qualche bottega a ottocento euro al mese, viene trattata alla stregua di un palazzo romano, o veneziano, o fiorentino, dove ogni centimetro rende una montagna di denaro».


I «cahiers des doléances» della principessa riguardano almeno un’altra dozzina di dimore storiche di Palermo, sopravvissute in qualche modo ai «sacchi» della citta’. Dodici immobili che appartenevano a una categoria meglio tutelata, fino a qualche anno fa. «Con le nuove regole le case protette sono diventate quasi trecento. Una follia. Basta avere un prospetto, uno scorcio di facciata, per poter beneficiare. Tutti allo stesso modo: i capolavori e i falsi. Così anche le ultime sovvenzioni vanno disperse». «E poi – continua – non c’è nessuna strategia, nessun ragionamento: si restaurano due fienili persi nelle Madonie, si spende un milione per fare una strada e portarci i bambini a fare campeggio! A Cefalù c’era l’unico campo da Golf della zona. Sono andati avanti fin quando ci sono stati i contributi. Adesso è tutto abbandonato, proprio mentre, con la crisi in nord Africa e Medio Oriente, i turisti di tutto il mondo potrebbero scegliere la Sicilia. Qui si chiude, si sotterra. Ad Hammamet di campi da golf ce ne sono cinque». Ma un barlume di speranza, proprio non si vede? Negli ultimi due anni hanno pedonalizzato via Maqueda, recuperato piazze, fontane, giardini... «Specchi per le allodole, granelli di sabbia, in una clessidra che gira al contrario. Tutto il nostro quartiere, a est di via Roma, è semi abbandonato. Le uniche novita’ sono i B&B, le case vacanza e la pioggia di licenze dei “pub”, che stanno aperti fino alle tre di notte e bloccano la circolazione. Per il resto centinaia di negozi chiusi, case che si sciolgono senza più tetti nè finestre, viviamo un’emergenza della nettezza urbana che rivaleggia con quella di Napoli. E poi la criminalità. Siamo stati aggrediti fin sulla porta di casa, hanno tentato di portare via la fontana della nostra terrazza di notte, con una gru. A mia cugina hanno rubato la statua colossale di Ercole dal parco della villa di Bagheria, con un elicottero! Incredibile, ma vero. E allora venderà?

«Assolutamente, vendo, anzi, svendiamo. Come hanno già fatto i Moncada, qui di fianco. Dodicimila metri quadri, dodici milioni. Più che una vendita, un regalo. E il loro palazzo era già vuoto da decenni». Nessun progetto percorribile, nessuna via d’uscita? «Le ho pensate tutte. Abbiamo un’ala del palazzo che è andata a fuoco negli anni ‘80. Ci si potrebbero fare una decina di suites, un Bed & Breakfast raffinato, gli spazi sarebbero perfetti. Ma poi a quanto le affitto, le stanze, in questo disastro che è Palermo? Centoventi euro a notte, se va bene. L’investimento è di almeno un milione, faccia lei i calcoli».

Al j’accuse della principessa franco-palermitana risponde l’è così toscano del conte Gaddo della Gherardesca, presidente della Associazione Dimore Storiche Italiane. E anche il pensiero di Giulia Maria Crespi, fondatrice e presidente onorario del FAI si potrebbe riassumere in un milanesissimo l’é inscì! «In tutta Italia – spiega della Gherardesca - il Paese che primo al mondo potrebbe vivere di arte e turismo, si trattano gli immobili storici, ammantati di arte e cultura, come le ville della Costa Smeralda. Si preferisce spremere un risibile gettito da imposta piuttosto che contribuire alla nascita di un flusso duraturo di opportunità, di lavoro, di ricchezza privata e pubblica. Un processo che già funziona in molti paesi e che si genera aiutando questi luoghi ad essere vitali, attraenti, visitabili e fonte di reddito. Anche per un considerevole indotto. Dal 1938 al 2011 abbiamo beneficiato di una fiscalità ragionevole – continua il presidente della ADSI - Poi, in una situazione oggettivamente di emergenza, è arrivato il cosiddetto decreto “salva Italia” del Governo Monti. Per noi è stato l’inizio della fine: il carico fiscale sulle proprietà è aumentato di quasi otto volte. Lo Stato ha smesso di liquidare i contributi dovuti per gli interventi di restauro: pur approvati dalle Soprintendenze, vengono erogati in proporzione di un decimo. Poi ci sono i costi della manutenzione, della manodopera specializzata, che sono esplosi. Se a tutto questo aggiungiamo che l’agricoltura – conclude della Gherardesca - spesso connessa alla vita di questi luoghi, non rende più nulla e che molti dei beni - vincolati o no - sono di fatto invendibili, abbiamo il quadro completo della situazione». Giulia Maria Crespi usa toni più pacati, ma la morale non cambia di molto. «Il problema riguarda migliaia di proprietà e luoghi di valore, il cui uso virtuoso potrebbe riversare sul territorio grandi benefici. La vera ricchezza del nostro Paese. Basterebbe applicare anche in Italia la deducibilità fiscale. E risanare un poco il contorno. Alcuni di questi luoghi, come ad esempio Palazzo Gangi, sarebbero due volte meritevoli di aiuto e bisognosi di idee, perché conservano intatti i loro tesori.. La Sicilia, però, è una regione a statuto speciale, e in questo specifico sfugge alle regole e agli sforzi che vengono dall’esterno. Il nostro progetto del Giardino della Kolymbethra, vicino ad Agrigento è andato in porto. L’unico in Sicilia del FAI e di cui io sono orgogliosa. Ma quante consorterie, quanti interessi privati, quanta mancanza di cultura abbiamo dovuto attraversare».

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http://www.corriere.it/bello-italia/notizie/principessa-basta-ora-vendo-palazzo-dove-si-giro-gattopardo-6a309d04-2322-11e6-853e-9c2971638379.shtml

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«La casa del Gattopardo? Ora la vendo»

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Palazzo Gangi è sito nel cuore di Palermo in Piazza Croce dei Vespri dove fu costruito i primi del ‘700 da un edificio già esistente e risalente alla del ‘500. Rappresenta l’apogeo del lusso e dello sfarzo nobiliare di una città che espande i propri confini. Qui, la principessa Carine Vanni Mantegna di Gangi, che minaccia: «Vendo la casa, lo Stato ci dissangua». Qui l’articolo,LE FOTO SONO DI SALVO SPORTATO

REAZIONE:

1-LA PELLICOLA DI LUCHINO VISCONTI NON E’ IL LIBRO DI GIUSEPPE TOMASSO DI LAMPEDUSA

2-PALAZZO GANGI NON E’ IL PALAZZO DI DONNAFUGATA,ALLA VERITA STORICA NON INTERESSANO I LUOGHI INVENTATI MA QUELLE AUTENTICI,MAGARI RISTAURATI(LA PRINCIPESSA NON HA SOLDI) MA AUTENTICI DEVONO ESSERE SE VOGLIAMO LA STORIA VERA.

3-LA PRINCIPESSA SI LAMENTA 400 ANNI DOPO DELLO STESSO CHE SI LAMENTAVANOI LAMPEDUSA MA I TEMPI PASSANO E LA PRINCIPESSA SI DEVE ADEGUARE A QUELLI MODERNI.

4-I SICILIANI CON TUTTI SUOI DIFETTI,CHE OGGI SONO LI STESSI CHE ELENCAVANO I BORBONI DI LAMPEDUSA NON SONO COLPEVOLI DEI GUAI DELLA PRICIPESSA,QUESTI SONO ALTRI TEMPI E GLI ISOLANI LI ACCOLGONO E A VOLTE SUBISCONO.

5-MONTI?GOVERNANTE IMPOSTO DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E L’UNIONE EUROPEA PER SALVAGUARDARE I BANCHIERI.ERA INOLTRE UN SIMPATIZZANTE LEGHISTA,E LA LEGA SI SA,IO L’HO COSTATATO PERSONALMENTE HA DA VERO DISANGUATO,IMPOVERITO DI BRUTTO LA SICILIA INSIEME A BERLUSCONI E ALFANO.

MONTI E’ STATO  ANCHE AVVERSARIO DEL PREMIER USCENTE,BERLUSCONI,ED E’ NEI SUOI EGOSIMI NORDISTI E NELLA LOTTA CON L’ALTRO PREMIER CHE DEVE CERCARE L’ORIGINE DEI SUOI GUAI PERSONALI LA PRINCIPESSA E NON,O AL MENO NON SOLO NEI SICILIANI DI QUI SONO FIERO DELLA SUA ADESIONE ALLA MODERNITA.

6-COSI LE COSE LI DO UN CONSIGLIO ALLA PRINCIPESSA:LASCI DI PARTE LE SUE NOSTALGIE BORBONICHE,FACCIA DI PALAZZO GANGI UN MUSEO E LO DIA IN DONAZIONE ALLO STATO.

AH…SE ANCORA CI FOSSE IL CAVALLIERE…..

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12 GIUGNO 2016:MA BERLUSCONI E' INOSSIDABILE
 
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13 GIUGNO 2016: PRINCIPESSA AFRICANA

-SU THE TELEGRAPH

(Traduzione automatica)

Telegraph

Lady Kitty Spencer, nipote della principessa Diana: Io non lascio che le preoccupazioni di peso mi consumano,e le giovani donne devono sentire lo stesso

Lady Kitty Spencer, nipote del principessa Diana e cugini di Principi William e Harry, sulla sua educazione reale

 

Lady Kitty Spencer, nipote della principessa Diana e cugina dei Principi William e Harry, parla apertamente della sua reale educazione di credito: Sune Czajkowski

La prima domanda che da tutti si chiede Lady Kitty Spencer è sempre la stessa: ‘Qual è la tua famiglia?’ Non è una sorpresa,il padre è Charles, il 9 ° Conte Spencer , sua zia è la fine di Diana, principessa del Galles , e lei ha un rapporto caldo con i suoi cugini, i principi William e Harry.

A differenza di suoi parenti, Spencer ha in gran parte rimasto lontano dai riflettori, ma a prima vista non vi è qualcosa di familiare in lei,i suoi capellisono più lunghi, ma i suoi grandi occhi azzurri sembra inequivocabilmente come quelle della sua defuntaa zia.

Kitty Spencer, 25 anni, è un modello, ambasciatore di carità e globe trotter - parla della mossa della sua famiglia in Sudafrica per sfuggire alla ribalta

 

Lady Kitty Spencer, 25 anni, è un modello, ambasciatore di carità e globe trotter,parla della mossa della sua famiglia in Sud Africa per sfuggire ai riflettori: Sune Czajkowski

S risponde la porta della sua suite al The Goring nel centro di Londra,l’hotel dove la duchessa di Cambridge ha trascorso la notte prima del suo matrimonio, in cui Spencer aveva un primo seggio,indossa attillati jeans neri e una T-shirt.

Mentre si rilassa nel tiro, prendendo selfie con il parrucchiere e scorrendo attraverso il suo conto Instagram, diventa subito evidente che ci sono altre somiglianze: come la zia, Spencer parla a bassa voce, ma invece della pronuncia inglese ccorrente, il suo ha una cadenza sudafricana che non si è sbiadita nei quattro anni che ha vissuto nel Regno Unito.

L ady Kitty, ora 25, è stato istruito a casaRedda, una scuola privata in Sud Africa, ed è rimasto nel paese fino al 2012, quando si trasferisce a Londra per studiare la gestione del lusso di marchio presso l’Università di Regent . ‘Non vi e’ infanzia più innocente,’ dice.

Non so se la gente mi giudica per il mio cognome:Do They Lady Kitty Spencer?

‘E’ il tipo di ambiente che ogni genitore vorrebbe dare il loro bambino. Si tratta di una educazione sana. Mi piace che i miei genitori mi hanno dato quella.Il Conte Spencer, la sua allora moglie, modella Victoria Lockwood, e i loro quattro figli – Kitty, gemelli Amelia e Eliza, ora 23, e Louis (Visconte Althorp), ora 22,si trasferìrono a Città del Capo per sfuggire ai media nel 1995, due anni prima la principessa del Galles è morto in un incidente d’auto.

‘Non credo che ci sia realmente un faretto in Sud Africa’, dice Lady Kitty, che aveva quattro anni, al momento. ‘Io non credo che nessuno sapeva nulla della mia famiglia. E ‘stato bello di crescere in un ambiente in cui la gente si ha costruito a vicenda. In Sud Africa ci si sarebbe giudicati se non fossi gentile con le persone ‘.

Lady Kitty con il Duca e la Duchessa di Cambridge al concerto per Diana allo stadio di Wembley nel 2007

 

Lady Kitty con il Duca e la Duchessa di Cambridge al concerto per Diana allo stadio di Wembley nel 2007 Credito: Karwai Tang / Alpha

I Genitori  si sono divorziati nel 1997, e suo padre si trasferì di nuovo al Regno Unito, mentre Spencer rimase con la madre a Città del Capo. Ama Londra e ora la chiama casa, ma lei dice, ‘l’Africa avrà sempre un posto nel mio cuore. Lo fa questo; rimane nella tua anima ‘.

I suoi genitori hanno entrambi risposati,il padre due volte; sua madre una volta,e ora ci sono sette figli Spencer, eppure resta vicino a entrambi i genitori. Spesso gioca a backgammon con il padre, e lei chiama la madre quasi continuamente.

‘Il mio migliore amico di mia madre,’ dice. ‘Ci parla di circa 100 volte al giorno. Non abbiamo nemmeno da dire addio, solo, “OK, parlare a voi in un po ‘.’ ‘Lei è anche detto di essere vicino ai suoi cugini, i principi William e Harry, e suo cugino-in-law, la duchessa di Cambridge , anche se lei non vuole parlare di questo.

Lady Kitty indossa l'abito da Georgette Maison Margiela (£ 1.000)

 

Lady Kitty indossa un abito da Georgette Maison Margiela (£ 1.000) Credito: Sune Czajkowski

‘Per rispetto per loro, non posso discuterne, mi dispiace,’ dice. ‘Questo è il modo in cui è sempre stato.’ Ma è sua madre che li è più vicino. ‘Ci inviamo le immagini di quello che stiamo facendo entrambi,’ dice. Durante il servizio fotografico si precipita a dire al parrucchiere  artista quanto la madre ama lo stile.

Non c’erano mai eventuali scale in casa e senza enfasi sul peso a tutti Lady Kitty Spencer

L ady Kitty in programma di lavorare in ‘qualcosa di creativo [e] legati alla moda’. E aggiunge, ‘Tutti i miei fratelli erano sportisti, ma mi sono concentrato sulle accademici. La gente pensa che io non sono competitiva perché non sono sportiva, ma in realtàlio sono. Ho sempre bisogno di fare qualcosa; Io non voglio essere inattiva ‘.

 

Ggi si destreggia in diversi ruoli: ha firmato con l’agenzia di management Storm (era sulla copertina di Tatlerlo scorso anno), funge da ambasciatore per la carità senza casa Centrepoint,di cui il Duca di Cambridge è anche un mecenate,ed è diventata di recente un fiduciario della carità militari Dacci tempo , fondata dal Dr. Liam Fox MP, per il quale ha dato il suo primo discorso nel mese di ottobre 2014 al Corinthia hotel di Londra.

‘Ero terrorizzata, quella notte, ammette. Si sono imbattuto in Dacci tempo nel 2013 e fu subito attratto la sua attenzione famiglia. ‘Ho apprezzato che alimenta l’unità familiare – è stato il primo che avevo sentito parlare di questo tipo,’ spiega, con gli occhi in accensione.

Kitty Spencer ad un evento di beneficenza per Give Us Tempo

 

Lady Kitty Spencer ad un evento di beneficenza per darci tempo di credere: Andrew Parsons I-Images

L ‘idea è semplice: dare a noi il tempo di soddisfare le vacanze di una settimana donati da alberghi, gruppi vacanze e multiproprietà con le famiglie dei militari che hanno bisogno di un po’ di tempo lontano insieme dopo turni di servizio. Questi possono essere a casa o all’estero, ma la cosa importante è quello di riunirli in uno spazio neutro in modo che la famiglia possa riformare.

Sono molto più interessata ai senzatetto per le strade. Questo è quello che mi tiene sveglio la notte. Lady Kitty Spencer

‘Quando qualcuno torna da un tour dove la dinamica famiglia si è spostata, così troviamo che dare loro territorio neutrale è grande.’ Lady Kitty mi mostra una foto di una coppia che ha recentemente ottenuto impegni su dare noi il tempo di un viaggio, e racconta di un altro che da quando è tornato dalle vacanze non è stata più necessaria la consulenza.

‘Non siamo di questo stupefacente correzione ma ha messo a punto un concetto si qui sta lavorando.’ Lei spiega che il suo lavoro di carità aiuta a mantenere la sua terra. ‘E’ una lezione di gratitudine e consapevolezza, ‘dice. ‘Non so se la gente mi giudica per il mio cognome – fa?

Mi dà una piattaforma per lottare per le cose in cui credo. Se non l’ho uso a vantaggio di persone che non hanno una voce, sarebbe imperdonabile ‘.

Nel suo tempo libero si diverte a giocare giochi da tavolo e guardare la televisione quiz spettacoli – particolarmente QI, anello più debole e University Challenge – e lei è ‘dipendente’ a backgammon.

Kitty saluta principe William al servizio funebre anniversario 10 ° per la principessa del Galles 2007

 

Lady Kitty saluta il principe William al servizio funebre anniversario 10 ° per la principessa di Galles, 2007 Il Credit: Getty Images

‘Vado al Kensington Club del Sud per giocare tre sere a settimana,’ dice. E ‘anche appassionata di Viaggiare: solo quest’anno lei è stata a Milano, Firenze, Praga, Parigi e Sud Africa – e documenta ogni viaggio sul suo conto Instagram , che ha quasi 32.000 seguaci.

Sono cresciuto sapendo che Althorp sta per essere a casa di Luigi Lady Kitty Spencer

Il suo Feed sembra che non è diversa da qualsiasi altra giovane donna: fotografie filtrati di piatti di gnocchi, selfie scattate alle feste con gli amici,ad eccezione di questi amici sono la stilista Matthew Williamson ; la cugina Celia McCorquodale, figlia di Lady Sarah, la sorella maggiore della principessa Diana; e Philippa Cadogan, la nipote di Earl Cadogan.

Tuttavia, lei è diffidente dei social media. Lei ritiene di poter essere ‘pericolosa’, soprattutto per le giovani ragazze. ‘Si tratta di una versione modificata filtrata della vita,’ dice. ‘Ragazze più giovani pensano che sia la realtà e qualcosa per qui si può lottare, e se sono accorto che poi hanno in qualche modo fallito.’

Lady Kitty Spencer: 'Il Sud Africa è un capitolo così felice della mia vita, ma mi sento inglese. La mia famiglia è qui. '

 

Lady Kitty Spencer: ‘Il Sud Africa è un capitolo così felice della mia vita, ma mi sento inglese. La mia famiglia è qui ‘di credito:. Sune Czajkowski

L a pressione sulle giovani donne a guardare bene è, si potrebbe immaginare, vicino al suo cuore: la madre ha pubblicamente combattuto con disturbi alimentari, e come membro estesa di una delle famiglie più fotografati in Gran Bretagna, proprio posto di Lady Kitty nella occhi del pubblic senza dubbio ha messo pressione su di lei.

Sono pro entrambi i sessi avere le stesse opportunità, e se questo mi rende una femminista “grande Lady Kitty Spencer

Lei dice che è stato riparato da tutto. ‘Non ci e’ mai stata una qualsiasi bilancia in casa e senza enfasi sul peso a tutti. Sono grato che mamma mi ha protetto da quella inutilità. Non credo che potrei mai preoccuparsi di queste cose se volevo; è troppo noioso. ‘

Descrivendo una conversazione che ha recentemente sentito in un caffè, dove un gruppo di ragazze di dieci anni discutevano il loro peso, aggiunge, ‘ho pensato, hai il resto della tua vita a credere erroneamente che questo è importante. Devi solo essere forte e non lasciare che sia una pressione. E ‘lì, se si vuole prendere a bordo e lasciare che si consumano.

(L-R) Lady Amelia, Lady Eliza e Lady Kitty Spencer partecipare al matrimonio del Duca e la Duchessa di Cambridge nel 2011

 

Lady Amelia, Lady Eliza e Lady Kitty Spencer che frequentano il matrimonio del Duca e la Duchessa di Cambridge nel 2011 Credit: Getty Images

‘Si può rinunciare se non si crede in essa, ma devi credere veramente in questo che stai opting out, e bastone con esso. Non sento pressione per adattarsi a qualsiasi dialogo. Non ho mai sentito ristretto in quel modo, ma sono consapevole del fatto che tali restrizioni sono sempre stati lì per le donne ‘.

Quindi lei è una femminista? ‘No,’ dice. Poi aggiunge, ‘non so … E’ una parola che genera emozioni così forti. Sono pro entrambi i sessi che hanno le stesse opportunità, e se questo mi rende una femminista “grande”!. Se si tratta di qualcosa che sfonda gli uomini, allora no. Io non sono anti-uomini. Sono pro-uguaglianza, e non c’è bisogno di tirare uno verso il basso per sollevare l’altro ‘.

Preoccupato del fatto che lei non se stessa ha spiegato completamente, continua. ‘Di tutti i problemi del mondo non posso dire che è una cosa che mi ha trattenuto. Sono molto più interessata ai senzatetto per le strade. Questo è quello che mi tiene sveglia la notte.

Conte e la contessa Spencer con i loro gemelli appena nati Amelia e Eliza nel 1992

 

Conte e la contessa Spencer con i loro gemelli appena nati, Amelia e Eliza, nel 1992 Credit: Rex Features

Io sono a favore che uomini e donne hanno le stesse opportunità. E ‘pazzesco che non lo facciamo, ed è superato’. Un aspetto della propria situazione che qualcuno potrebbe definire obsoleta è il fatto che 13.000 acri mucchio famiglia gli Spencer ‘in Northamptonshire sarà tramandata a suo fratello, Luigi, il figlio primogenito, nonostante il suo essere più giovane di Lady Kitty e il suo sorelle gemelle.

L’anno scorso, in una intervista, Lady Kitty ha detto che la primogenitura è il ‘modo corretto’. Oggi si alza da questo – se non altro, si difende ancora più robusto. ‘Mio fratello è la persona migliore per il lavoro,’ dice.

Althorp, la sede della famiglia Spencer

 

Althorp, la residenza della famiglia Spencer Credit: Stephen Daniels / DANPICS

‘E’ un decente, bella come essere umano, e tutti noi sono confortevoli con la consapevolezza che la nostra famiglia e la nostra storia stanno per essere nelle migliori mani possibili nel suo. E ‘il percorso di Louis. ‘Sono contento che Luigi avrà la responsabilità e fare un ottimo lavoro con esso,’ continua.

‘Posso venire a visitare. Louis è cresciuta sapendo che questo è ciò che accadrà, e sono cresciuto sapendo che Althorp sta per essere a casa di Luigi, e che è grande. ‘

Per quanto riguarda il futuro di Lady Kitty, ha deciso di stabilirsi nel Regno Unito piuttosto che il suo amato Sud Africa. ‘Mi sento orgoglioso di essere inglese,’ spiega. ‘Il Sud Africa è un capitolo così felice della mia vita, ma mi sento inglese. La mia famiglia è qui. ‘

giveustime.org.uk ; centrepoint.org.uk
http:telegraph.co.uk/women/life/princess-dianas-lookalike-niece-lady-kitty-spencer-on-her-friend/
REAZIONE:MODERNA E SICURA DI SE STESSA.ADOTTEREI LA SUA UMANITA COME LA VERA IMMAGINE DEI CIN-CIN

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15 GIUGNO 2016:PARISI NON E' NUOVA ERA

.-SUL CORRIERE DELLA SERA:

corriere.it

Maroni: «Parisi una sorpresa Ora deve adottare tutti gli indecisi»

Roberto Maroni

Milano, 14 giugno 2016 - 22:15

Il presidente della regione Lombardia: temevo si smarcasse dalla Lega, invece no. «Viene da un ambiente di alta borghesia, ma ha capito che non bisogna fermarsi al quadrilatero della moda e ai vip»

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni (Ansa)

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni (Ansa)

Presidente, che cosa le è piaciuto e che cosa l’ha delusa di Stefano Parisi?«Mah, devo dire che Parisi per me è stata una sorpresa positiva». Roberto Maroni, il governatore lombardo, è tra i grandi sostenitori del candidato del centrodestra milanese».

Perché sorpresa? Lei Parisi lo conosceva.
«Ero un po’ preoccupato, all’inizio: veniva attaccato per essere il candidato di quei pericolosi compagni di viaggio che sono i leghisti. Temevo che sotto attacco, lui prendesse in qualche modo le distanze. E invece no. Ha affermato il suo ruolo di leader della coalizione e ha difeso la posizione in modo deciso e convincente. Per la Lega, ma non solo».

 

Non è un pochino troppo diverso dai leghisti?

«Lui ha detto subito che era un candidato del popolo. Poi, ha saputo esserlo davvero. Ha girato le periferie, sempre tra i milanesi. Certo, lui viene da un ambiente di alta borghesia, ma ha capito perfettamente che non bisogna fermarsi al quadrilatero della moda e ai vip: ho molto apprezzato il suo non andare alla ricerca di sponsor, di figurine Panini alla Bonino o alla Celentano».

Parisi è un liberale molto radicale. Anche la Lega?
«Il modello della Lombardia, che intendo rafforzare, è quello in cui il pubblico fa la regia e il privato la gestione. Il pubblico ha il compito di garantire i livelli essenziali, e non soltanto nel sociale. Poi, la gestione deve essere dei privati. Soprattutto, condivido al 100% la sua volontà di snellire il settore pubblico. I compagni di Sala mi paiono d’altro tipo».

Parisi sembra intenzionato a privatizzare il più possibile. È d’accordo?
«Io aspetto soltanto che diventi sindaco lui per prendere decisioni importanti. Oggi Pedemontana e Serravalle sono gestite dalla Regione. Ma con un sindaco di Milano in sintonia, tutto può cambiare. E su un ingresso dei privati sono d’accordo: possono fare molto meglio del pubblico. Offellée fa el tò mestee».

Accusa il centrosinistra: quella di Parisi e Albertini pare la fotocopia fuori tempo di una Milano di vent’anni fa.
«Macché. Con Parisi ci sono moltissimi giovani, anzi... la sua proposta mi pare offra equilibrio tra esperienza di governo e necessità di innovare. Ma il punto è il programma».

Lei avrebbe votato Parisi comunque. O no?
«Il punto, ripeto, sono gli obiettivi. Pensi all’integrazione tra Regione e Comune. Io vorrei un player forte sul trasporto pubblico locale. Un soggetto europeo di cui sto parlando con Giovanni Toti e Sergio Chiamparino. Con la maggioranza che sostiene Sala, la stessa che sosteneva Pisapia, sarebbe impossibile».

La pubblicazione del Mein Kampf da parte del Giornale ha danneggiato Parisi?
«A Parisi sarebbe stata più d’aiuto la pubblicazione del libretto rosso di Mao, un manuale dell’iper statalismo. Quello che Renzi e i compagni di Sala vogliono rilanciare in salsa 4.0».

Consigli al candidato?
«Usare gli ultimi giorni per una campagna “adotta un indeciso”. Sono loro che deve convincere, quelli che dovrebbero scegliere di tornare dal mare qualche ora prima».

14 giugno 2016 (modifica il 14 giugno 2016 | 22:34)

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http:corriere.it/amministrative-2016/notizie/maroni-parisi-sorpresa-ora-deve-adottare-tutti-indecisi-8c229018-326b-11e6-9479-1c0658e56669.shtml

REAZIONE:LA NUOVA ERA NON FA POLITICA E NON FA QUASI MAI INDICAZIONI DI VOTO E PER QUESTO CI TENGO A CHIARIRE QUELLO DEL TITOLO:PARISI NON E' NUOVA ERA,ANZI.NON SAREBBE GIUSTO NON CHIARIRLO QUESTA VOLTA.

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 361

31 Mai 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

31 MAGGIO 2016:RENZI OFF SHORE

-SU LA REPUBBLICA:

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Via le tasse sui brevetti, Bruxelles accusa l’Italia: “Così è paradiso fiscale per le multinazionali”
dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONI

Via le tasse sui brevetti, Bruxelles accusa l'Italia: "Così è paradiso fiscale per le multinazionali"
30 maggio 2016

BERLINO. I Panama papers hanno riaperto la ferita dei buchi neri fiscali, dei paradisi delle tasse che attirano persone o aziende, sottraendo cifre astronomiche ai Paesi dove gli evasori fanno davvero affari o dove hanno la testa. Una voragine che inghiotte migliaia di miliardi ogni anno e procura altrettanti danni alle casse erariali di molti Paesi europei. Tanto che i principali governi del Vecchio continente lottano da anni contro queste prassi, e da anni la Commissione e il Consiglio Ue stanno portando avanti con l’Ocse ambiziosi programmi di armonizzazione dei regimi fiscali, almeno in Europa, per chiudere questi buchi neri. Ma mentre i Paesi europei convergono verso una tassazione più uniforme, l’Italia ha deciso di fare la “furba”.

Premessa. I “patent box regime” sono sistemi fiscali agevolati per brevetti, marchi e software protetti da copyright. Per le multinazionali un capitolo talmente dirimente dei bilanci, che sono disposte a spostare le loro sedi, persino a fare acquisizioni nei Paesi dove si pagano meno tasse, per approfittare di eventuali sgravi fiscali. E’ stato il caso di Pfizer, il colosso farmaceutico del Viagra: quando tentò di conquistare la britannica Astra Zeneca, sembrò motivata soprattutto dalla tassa britannica sui “patent” del 10%.

Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze tedesco, ha criticato nel 2013 i regimi fiscali agevolati sui brevetti e sui marchi, sostenendo che i “patent box regime” “sono contro lo spirito europeo” e suggerendo di bandirli. Anche le istituzioni europee hanno riconosciuto che la concorrenza sleale scaturita dai differenti regimi fiscali sui brevetti è dannosa. E nel 2014 le ha dichiarato guerra.

La diversità di tassazione, sostiene la Commissione Ue, “è un problema politico” per ovvi motivi: se un Paese introduce un sistema fiscale agevolato sui brevetti e sui marchi, danneggia inevitabilmente tutti gli altri. Per riassumerne il punto di vista, che sta cercando anche di precipitare in impegni veri e leggi, la Commissione ritiene che “le imprese che beneficiano del mercato e generano profitti dovrebbero pagare le tasse sui profitti nell’Ue là dove hanno le loro attività”. Dislocare la proprietà intellettuale in un altro Paese rispetto a dove avvengono davvero ricerca e sviluppo, è considerata da Bruxelles ormai senza ombra di dubbio una forma di evasione fiscale. Sin dal 1997 esiste un gruppo che fa regolarmente rapporto a Bruxelles e ai capi di Stato e di governo, e che ha elaborato un Codice di condotta per la tassazione sulle imprese. A novembre del 2014, in coordinamento con l’Ocse, il gruppo ha deciso che i “patent regime” dei Paesi europei dovrebbero convergere su un regime fiscale più armonizzato per chiudere i “buchi” che consentono alle imprese e alle multinazionali di evadere il fisco spostandosi semplicemente da un Paese all’altro.

Dopo questa segnalazione importante, la Commissione ha preso a giugno del 2015 un impegno solenne a intervenire con misure vincolanti se entro dodici mesi i Paesi membri “non avranno adottato in modo determinato questo nuovo approccio”. Insomma, se tra un mese Bruxelles rileverà che qualche Paese non prenderà impegni per allinearsi agli altri, preparerà “misure legislative vincolanti”. Va ricordato che la lotta senza quartiere all’evasione fiscale viene strombazzata a ogni consesso internazionale, è da anni uno dei temi dei G7 e dei G20, e in prima linea contro la concorrenza sleale internazionale ci sono in particolare la Germania, la Francia e l’Italia.

Eppure, sui patent box l’Italia ha deciso di fare la “furba”. E’ lo stesso gruppo del Codice di condotta a segnalarlo, in un documento di giugno del 2015. Alla fine del 2014, proprio quando le istituzioni europee promettevano la stretta sui regimi fiscali agevolati, Roma ha preso la decisione incredibile di introdurne uno. Approfittando del periodo-ponte che sarà concesso fino al 2021 ai Paesi membri per adeguarsi all’armonizzazione, il governo Renzi, dopo anni di beato sonno, ha deciso di annullare le tasse sulla proprietà intellettuale, per attirare qui le aziende e le multinazionali in cerca di condizioni fiscali migliori. Il decreto è stato approvato l’anno scorso e il gruppo del Codice di condotta sottolinea che è “incompatibile” con la tentata convergenza su quei tipi di regimi fiscali. Mentre l’Europa intera cerca di andare in una direzione, Roma ha deciso di andare in quella opposta. Molto critico sull'”eccezione italiana” è Sven Giegold, europarlamentare dei Verdi, tra i più attenti e preparati sulle questioni economiche: “Il Patent box italiano è un altro esempio dell’ipocrisia dei Paesi Ue. Ufficialmente dichiarano la lotta all’evasione fiscale, dietro le quinte bloccano ogni progresso e creano anzi nuove scappatoie”. Giegold si augura che la Commissione tenga fede alle sue promesse di una stretta sui regimi agevolati: “Dobbiamo mettere fine al dumping fiscale, in Europa”. Il collega della Linke, Fabio De Masi, condanna l’atteggiamento “vergognoso” dell’Italia che ha deciso di togliere le tasse sui diritti intellettuali: “Fino al 2021, periodo di transizione sin troppo lungo, continueremo a distribuire regali alle multinazionali”. Non convince neanche l’argomento che l’Italia faccia bene a introdurre un regime fiscale del genere per mettersi finalmente in linea con altri Paesi che hanno fatto i furbi sino ad ora, attirando così qui investimenti in ricerca e sviluppo. Un paper del 2015 (Alstadstaeter, Barrios, Nicodeme, Skonieczna e Vezzani) suggerisce al contrario che la presenza
di tali agevolazioni attira le multinazionali “soprattutto per motivi fiscali” e finisce “per danneggiare l’innovazione locale, perché disincentiva le aziende a fare ricerca al livello locale. Insomma, il Patent box non aumenta gli investimenti in ricerca e sviluppo”.

http:repubblica.it/economia/2016/05/30/news/via_le_tasse_sui_brevetti_bruxelles_accusa_l_italia_cosi_e_paradiso_fiscale_per_le_multinazionali-140891232/?ref=HREC1-7

REAZIONE:ANCORA UNA VOLTA VI FACCIO PESENTE CHE:

1-PER QUANTO RIGUARDA AI NUOVI MEZZI DI TELECOMUNICAZIONI RENZI NON PUO TOGLIERE TASSE ALLE “PATENTI DI INVENZIONI”,CIO’E’ AI “DIRITTI DI AUTORI” E LE “PROPIETA INTELLETTUALI” PERCHE QUESTI,CHE SONO COSE DIVERSI,APPARTENGONO ALLA NUOVA ERA,CO’E’ A ME,E SONO DI DOMINIO PUBBLICO GLOBALE.

2-CIO CHE AGEVOLA RENZI IN QUESTO SENSO SONO LE TASSE SUL  “BREVETTO” CHE ALTRO NON E’ CHE  UN PERMESSO DI FABRICAZIONE,PRODUZIONE,GESTIONE ECC CHE E’  QUELLO CHE POSSONO REGISTRARE LE AZIENDE DELLE NUOVE TECNOLOGIE DELLE TELECOMUNICAZIONI,I COSI DETTE BIG,E LA SUA INCOMPATIBILITA RIGUARDA A QUESTO.

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2 GIUGNO 2016:SALVINI E PLUTON,SI ACETTA LA MENTITA MA TRUMP NON E’ NUOVA ERA

-3 NOTA SU LA REPUBBLICA:

-NOTA 1:Salvini-Trump, il nuovo giallo delle mail

Salvini-Trump, il nuovo giallo delle mail

La Lega rifiuta di rendere pubblico il carteggio che proverebbe l’incontro con stretta di mano smentito dal tycoon. “Corrispondenza privata”, motivazione poco convincente. Il dubbio è che quelle mail nascondano particolari imbarazzanti sul viaggio americano di Matteo
di ARTURO ZAMPAGLIONE

02 giugno 2016

NEW YORK – Sbandierate dalla Lega come prova inconfutabile che la stretta di mano Trump-Salvini c’è stata davvero il 25 aprile, a dispetto della smentita data dal candidato repubblicano in un’intervista a The Hollywood Reporter anticipata da Repubblica, le mail sull’incontro dei due leader in Pennsylvania aprono un nuovo capitolo del giallo politico transatlantico, invece di risolverlo. In un messaggio datato 8 aprile e inviato al deputato leghista Guglielmo Picchi, oltre che alla segretaria di Donald Trump e a Carey Lewandowsky, manager della campagna presidenziale del tycoon, Dan Scavino scrive: “Ti confermo che l’incontro ha ricevuto il via libera per il prossimo 10 marzo all’Università di Miami” (la data fu poi spostata).

Chi è Scavino? Ex-golfista e per dieci anni dirigente nella holding di Trump, è diventato, quattro giorni dopo quella mail inviata in Italia, direttore per i social media della organizzazione elettorale del suo datore di lavoro. Adesso si occupa soprattutto di Twitter (57mila follower), ma tiene anche i contatti con i sostenitori esteri dell’immobiliarista miliardario. Dunque era la persona giusta per organizzare quel faccia-a-faccia con Salvini, molto caldeggiato da due parlamentari italo-americani della Pennsylvania, Tom Marino e Lou Barletta.

Salvini-Trump, il nuovo giallo delle mail
Salvini-Trump, il nuovo giallo delle mail

Il problema? Che di quella prima mail di Scavino, come di una seconda mandata il 23 aprile dalla segreteria di Trump allo staff del Carroccio, in cui il tycoon si diceva “lusingato perché Mister Salvini aveva chiesto di incontrarlo”, i dirigenti della Lega si limitano a leggere qualche passo, senza renderla pubblica. “Non possiamo rendere pubblica una corrispondenza privata – spiegano a Repubblica – senza l’autorizzazione dei collaboratori di Trump”. Ma è una motivazione poco convincente, che fa nascere il dubbio che, in realtà, quelle mail nascondano dei particolari imbarazzanti sul viaggio americano di Matteo Salvini e che quindi la loro diffusione rischi di ingigantire il “mistero buffo” dell’incontro.

Di sicuro la smentita di Trump continua suscitare imbarazzo nei vertici della Lega (e ad alimentare il sarcasmo dei rivali politici), che non riescono a spiegarsi perché il tycoon abbia voluto negare i fatti. Il sospetto, ovviamente – avanzato dallo stesso Michael Wolff, biografo di Rupert Murdoch e autore dell’intervista al candidato repubblicano – è che Trump, con il suo carattere eccentrico e imprevedibile, abbia scaricato Salvini senza pensarci troppo: in parte per il suo disinteresse per la politica internazionale (e oggi, in un discorso a San Diego, Hillary Clinton lo attaccherà proprio su questo, definendolo “pericoloso”), in parte per non aver ben capito con chi avesse avuto a che fare.

Intanto il caso Trump-Salvini rimbalza anche in altri Paesi. La smentita del meeting viene ripresa anche dall’inglese The Independent. L’incontro con tanto di endorsement, ricorda il quotidiano di Londra, era stato prima sbandierato e poi negato: “Non volevo incontrarlo”. Il giallo è sempre più transatlantico.

http:repubblica.it/politica/2016/06/02/news/salvini_trump_mail-141121871/?ref=HRER1-1

NOTA 2:”Mai incontrato Salvini”, ora Trump sconfessa i populismi europei

Intervistato da Michael Wolff il tycoon nega il colloquio con il leader leghista: “Non l’ho voluto vedere”
di ARTURO ZAMPAGLIONE

01 giugno 2016

"Mai incontrato Salvini", ora Trump sconfessa i populismi europei
FOTOMONTAGGIO

“Mai incontrato Salvini”, ora Trump sconfessa i populismi europei
NEW YORK – Il populismo transatlantico sognato (e sbandierato) da Matteo Salvini annega in una bizzarra sconfessione da parte di Donald Trump. In una intervista condotta da Michael Wolff, il biografo di Rupert Murdoch, che sarà pubblicata oggi su The Hollywood Reporter, il candidato repubblicano alla Casa Bianca ha preso le distanze dalla nuova destra xenofoba europea e ha persino negato, a dispetto di foto e comunicati, di aver mai visto Salvini.

“Non ho voluto incontrarlo” ha detto Trump a Wolff, che gli chiedeva di possibili convergenze con i leader dei movimenti anti-immigranti in Europa, a cominciare da Marine Le Pen in Francia e Salvini in Italia. Secondo quanto Trump ha detto a Wolff, il tycoon newyorchese, che sostiene di “non avere neppure conosciuto” il leader della Lega, non ritiene che ci sia “un terreno comune da esplorare”, né sembra interessato “a stabilire alleanze al di là dell’Atlantico “.

Come si spiegano queste dichiarazioni isolazioniste di Trump, mentre è evidente l’assonanza di posizioni? Come è possibile che smentisca di aver incontrato Salvini, mentre esiste una foto dei due che si stringono la mano, lo scorso 25 aprile, ai margini di una manifestazione elettorale a due ore da Filadelfia? E che dire poi della presunta “benedizione” di Trump rilanciata dal Wall Street Journal (“Matteo, ti auguro di diventare presto il nuovo premier italiano”)? O delle dichiarazioni del leader della Lega in una intervista a Repubblica, in cui raccontava “del lavoro di mesi per arrivare a quella stretta di mano”.

Non c’è dubbio che il caso Trump-Salvini si inserisca in una strana stagione politica che vede, da un lato una rincorsa italiana al partito dei “trumpisti”, dall’altro una mutazione genetica della destra americana, ormai divisa, incoerente e quasi irriconoscibile. Sull’episodio specifico dell’incontro di Filadelfia, Wolff avanza due ipotesi: la prima è che Trump non si fosse ben reso conto chi stesse incontrando nella ” photo opportunity” di aprile.

Salvini era stato accompagnato da Amato Berardi, imprenditore di origini molisane, dirigente di una organizzazione italo-americana ed ex-parlamentare del Pdl per la circoscrizione dell’America del Nord. I due si erano fatti fotografare in platea: il leader della Lega (in giacca e cravatta, ma con il bottone della camicia slacciato), teneva in mano un cartello con il motto di Trump: ” Make America Great Again”. Il sospetto? Che Salvini si fosse quasi “intrufolato” in quella manifestazione e che Trump lo avesse poi confuso con uno dei tanti ammiratori.

Un’altra ipotesi, forse più credibile, ma non per questo meno sorprendente, è che Trump abbia semplicemente negato l’incontro per motivi di pura convenienza politica. “Non ha alcun vantaggio nel valorizzare i legami con Le Pen o Salvini”, spiega Wolff a Repubblica: “La ragione? Anche questi leader europei sono considerati come degli “stranieri” dalla base elettorale di Trump, che rimane xenofoba e non ha alcun interesse nei rapporti internazionali del suo leader”.

Non sarebbe certo la prima volta che Trump nega di aver avuto dei rapporti personali scomodi: è già successo, ad esempio, con David Duke, un ex-dirigente del Ku Klux Klan. E, più in generale, tutta la campagna elettorale del candidato repubblicano è costellata da dichiarazioni e promesse incendiarie, poi smentite o ridimensionate, come quella sul divieto d’ingresso negli Stati Uniti per i musulmani. Trump non ha mai pagato dei prezzi politici per questi bruschi cambiamenti di opinione o per aver negato la realtà. Gli avversari gli hanno dato del bugiardo, i giornalisti hanno ironizzato sulle sue contraddizioni: ma lui non è mai sembrato turbato, né ha chiesto scusa, né ha offerto spiegazioni, né ha cambiato stile.

http:repubblica.it/esteri/2016/06/01/news/trump_salvini-141058832/

NOTA 3:

Salvini: “Trump mi conosce. Una dozzina di mail per preparare l’incontro”

Il leader della Lega smentisce la ricostruzione del candidato repubblicano che all’Hollywood Reporter aveva detto: “Non ho voluto incontrarlo”

di ANNALISA CUZZOCREA

01 giugno 2016

 

Salvini: "Trump mi conosce. Una dozzina di mail per preparare l'incontro"

Salvini: “Trump mi conosce. Una dozzina di mail per preparare l’incontro”
ROMA – Continua a tifare per Donald Trump, Matteo Salvini. Nonostante il tycoon americano – candidato dei conservatori alla Casa
Bianca – in un’intervista all’Hollywood Reporter abbia sconfessato i populismi europei e lo stesso incontro con il leader leghista: “Non l’ho mai incontrato”.

Una foto prova che vi siete visti, ma Trump sapeva chi era quando è stata scattata?
“Questa cosa mi fa molto ridere. L’intero impianto di quell’intervista ha dell’incredibile. Le dico solo che ci sono almeno una dozzina di e mail di preparazione di quell’incontro”.

Niente di improvvisato quindi? Non ha fatto il Forrest Gump?
“No, le assicuro. Non sono saltato su un aereo con cappellino e bandierina”.

Quand’è avvenuto l’incontro?
“Non ricordo di preciso, ma era circa un mese fa in Pennsylvania, fuori Philadelphia. C’era la convention repubblicana”.

Tutto organizzato quindi, ma allora perché Trump nega e prende le distanze sia da lei che dal populismo francese di Marine Le Pen?
“Non ne ho idea, mi sembra molto strano”.

Continua a tifare per lui?
“Assolutamente sì. Abbiamo moltissimi punti in comune”.

Quali sono?
“Il controllo dell’immigrazione, il lavoro con priorità agli americani, così come noi lo diciamo per i francesi e gli italiani. Il no al Ttip, il trattato per il libero scambio Stati Uniti-Europa. Il no alle guerre.

E’ convinto che Donald Trump sarebbe un presidente refrattario alla guerra?
“Certo, ha detto basta all’invadenza della Nato. Gli Stati Uniti di Trump vogliono farsi gli affari loro e lasciare che l’Europa se la sbrighi da sola. Con Trump non ci sarebbero intrusioni nelle primavere arabe né nulla del genere. Il candidato repubblicano sarebbe una garanzia di maggiore tranquillità rispetto a Hillary Clinton. Quanto meno per motivi pragmatici, se vincesse, non andrebbe a far la guerra in giro per il mondo”.

http:repubblica.it/politica/2016/06/01/news/salvini_trump_mi_conosce_una_dozzina_di_e_mail_col_suo_staff_per_preparare_l_incontro-141059551/

REAZIONE:LA NUOVA ERA ACETTA LA SMENTITA DI TRUMP SUL FANTASTICATO INCONTRO CON SALVINI(MAI INONTRATI) E LA SCONFESSIONE DI LA LEGA E LA LE PEN.CREDO SIA UN FOTOMONTAGGIO OPPORTUNISTICO DI SALVINI PERCHE LUI E LA SUA PRESENZA NEL PANORAMA POLITICO ITALIANO ED EUROPEO E’ SOLTANTO QUESTO,UN FOTOMONTAGGIO,CIO’E’ UN POLITICO INVENTATO E SOSTENUTO DALLA TELEVISIONE SENZA ALCUN PREDICAMENTO FRA LA GENTE:LA LEGA NON ESSISTE PIU E ALLA LE PEN NON LA VOTA NE MENO IL PADRE,ALTRO DON NESSUNO.

INOLTRE SOSTENGO ANCORA CHE SALVINI DEVA ANDARE IN PLUTON:HA DETTO DI INCONTRARSI CON PUTIN MA PUTIN NON LO HA RICEVUTO IN RUSSIA DOVE E’ ANDATO,HA DETTO CHE ANDAVA IN NIGERIA MA I NIGERIANI NON LO HANNO NE MENO LASCIATO METTERE PIEDE IN TERRITORIO,HA DETTO DI ANDARE IN ISRAELE MA NON HA INONTRATO NESSUN LIDERE POLITICO ISRAELIANO DI RILEVANZA,INSOMMA LUI GLI INCONTRI INTERNAZIONALI SI LI IMMAGINA,SCOTTA,E’ INTERNAZIONALMENTE,PIU CHE ISOLATO,INESSISTENTE.

PER QUANTO RIGUARDA AI PUNTI IN COMUNE SALVINI-TRUMP:

A-IL CONTROLLO DELL’IMMIGRAZIONE LO INCLUDE A SALVINI:NEGATO PERCHE INDESIDERABILE.

B-IL LAVORO PER GLI AMERICANI?SI,MA DEL NORD NIENTE MESSICANI E ISPANI.

C-NO AL Ttip?NON E’ UNA SUA BANDIERA MA DELLA NUOVA ERA

D-NO ALLE GUERRE?TRUMP SEMPRE REPUBBLICANO E’,QUINDI PACIFISTA PROPIO NON E’,SOLO CHE NON VUOLE CHE GLI STATI UNITI SIANO STRUMENTALIZZATI COME POLIZIA DELL’EUROPA,DI OCCIDENTE NE DI NESSUN ALTRO(COME NON VORRA DI SICURO CHE LUI SIA POLITICAMENTE STRUMENTALIZZATO DA SALVINI COME LO STA FACENDO ORA).

CONSIDERA INOLTRE,COME MOLTI AMERICANI CHE LA NATO SIA SOLO QUALCOSA  TROPPO CARA,UNO SPRECO E PIU NIENTE.

COMUNQUE SIA LA NUOVA ERA APREZZA LA SMENTITA DI TRUMP E LA SCONFESSIONE DI SALVINI E LE PEN.

DETTO QUESTO SIA CHIARO CHE LA NUOVA ERA NON FA POLITICA.TANTO E’ COSI CHE QUESTO E’ IL PRIMO RIFERIMENTO SERIO A TRUMP IN QUESTE PUBBLICAZIONI E SOLO PERCHE E’ STATO RICONOSCIUTO COME CANDIDATO UNICO DEL PARTITO REPUBBLICANO E AL MENO FINO AD OTTOBRE SARA PRESENZA INEVITABILE DEL MONDO DELL’INFORMAZIONE,E PERCHE FA RIFERIMENTO ALL’ITALIA E L’EUROPA.MA NON TORNERO A PARLARE DI NUOVO SULL’ARGOMENTO.

DETTO QUESTO SIA CHIARO ANCHE CHE TRUMP NON E’ NUOVA ERA,TRA L’ALTRO PERCHE LA NUOVA ERA NON RICONOSCE L’ESSITENZA DEI “SOCIAL MEDIA” DI OBAMA,QUA SOLO SI PARLA DI “NEW MEDIA”.

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TOP VIDEO :Usa 2016,Hillary attacca Trump:”Non e’ a un realiti show”

5 GIUGNO 2016:MERCKEL,RENZI E GLI EMIGRANTI,NON ABUSARE DELLA BENEVOLENZA(E PAZIENZIA) DI  SANTO ANTONIO

-SU LA REPUBBLICA:

Migranti, Merkel: “Chiudere il Brennero? L’Europa sarebbe distrutta”

La cancelliera esorta stati Ue a “ragionevole solidarietà”: “Con aiuti sul posto vengono meno i motivi di venire” mettendosi nelle mani dei scafisti. Un’indiretta approvazione del progetto di Migration Compact promosso dall’Italia
04 giugno 2016
Migranti, Merkel: “Chiudere il Brennero? L’Europa sarebbe distrutta”

Migranti, Merkel: "Chiudere il Brennero? L'Europa sarebbe distrutta"
La cancelliera tedesca Angela Merkel (reuters)

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La chiusura del Brennero sarebbe la fine dell’Europa: l’avvertimento arriva da Angela Merkel, che ha messo in guardia dalle tentazioni austriache di reagire a un nuovo flusso di migranti dall’Italia con il blocco del valico.

“Dire che si può semplicemente chiudere il Brennero. Non è così semplice: l’Europa sarebbe distrutta”, ha affermato la cancelliera tedesca ieri sera al congresso della Cdu del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, a Gustrow, commentando la prospettiva di un aumento degli arrivi di migranti dalla Libia e dalle sponde nordafricane in Italia, quindi di un aumentato flusso verso nord, tramite il Brennero. Lo riporta Die Welt.

Merkel ha invocato una “ragionevole solidarietà” tra stati membri dell’Ue e ha parlato della necessità di “migliorare la cooperazione con i Paesi” di provenienza dei profughi, in modo da creare condizioni in cui “non hanno più incentivi a venire”: una indiretta approvazione del progetto di Migration Compact promosso dall’Italia.

Con aiuti sul posto – ha detto la cancelliera – “vengono meno i motivi di venire” in Europa, mettendosi nelle mani dei
scafisti. Merkel ha ricordato che dall’inizio dell’anno molte centinaia di persone sono annegate durante la fuga via mare. “Non possiamo fare finta di niente e dire che gli scafisti possono fare di tutto e noi semplicemente chiudiamo i confini”, ha concluso.

http:repubblica.it/esteri/2016/06/04/news/merkel_se_chiudiamo_il_brennero_europa_e_distrutta_-141260166/?ref=HREC1-12

REAZIONE:TAGS

-BRENNERO CHIUSO:CHIUDERE IL BRENNERO PORTEREBBE ALLA DITRUZIONE DELL’EUROPA?ALLORA LA MERCKEL CI AMMONISCE SULLA LA MANOVRA DELLA LEGA MESSA IN ATTO INSIEME A BERLUSCONI E KADAFY CHE RISPEDENDO GLI SBARCATI POVENIENTI DALLA LIBIA VERSO LA FRANCIA E LA GERMANIA RISPARMIANDO L’AUSTRIA PRETENDEVA FARE SALTARE LO SPAZIO SHENGHEN.CHIUDERE IL BRENNERO E PERFETTAMENTE IN SINTONIA CON QUEL MALADATO DISEGNO EVERSIVO.

-AIUTI SUL POSTO:LE OPPOSIZIONI DELLA GERMANIA A QUEL DISEGNO DELLA LEGA FINISCE CUA,CIO’E’ AL RUOLO ANTAGONICO ALLA GERMANIA DELL’AUSTRIA,PERCHE DI SEGUITO LA MERCKEL HA DECISO INILATERALMENTE DA UNA PARTE  APRIRE LE PORTE DELLA GERMANIA ALLA MIGRAZIONE PROVENIENTE DALLA SIRIA VIA I BALCANI A QUI IL PAPA AVEVA APERTO LA PORTA IN SERBIA,E DALL’ALTRA IMITANDO IL MODELLO DEL PRESIDENTE AUSTRALIANO DI ALLORA(UN TALE TONY…….)SULLA GESTIONE DEGLI SBARCATI,CEDERE AI  RICATTI TURCHI SIMILARI A  QUELLI DI LEGA-BERLUSCONI-KADAFY,OFFRENDO SOLDI A ERDOGAN PER RICEVERE A QUESTI(APRODATE IN PRIMIS NELLA GRECIA).

-MIGRATION COMPACT:RENZI A SANTO ANTONIO NON PREGA MA VISTO CHE NON HA IDEE PROPIE HA DECISO IMITARE L’AUSTRALIANO E IMITARE QUINDI L’ESSEMPIO LEGHISTA DELLA GERMANIA-TURCHIA E PRESENTARE UN PROGETTO PER GLI SBARCATI PROVENIENTE DELL’AFRICA DEL NORD VIA LIBIA  OFFRENDO SOLDI A PAESI AFRICANI PER TENERSI GLI ASPIRANTI A EMIGRANTI.

CERTO,LA VIA DEI BALCANI PER GLI EMIGRANTI E’ STATA,O CHIUSA PER LA FORZA DAI PAESI DELL’EUROPA ORIENTALE,O DIROTTATA VERSO LA TURCHIA,MA QUESTO A QUANTO SI VEDE NON HA RALLENTATO QUESTA MIGRAZIONE SIRIA CHE ORA INFILA LA PRODA DRITTO VERSO L’ITALIA VENENDO COSI A SOMMARSI A QUELLI LIBICI,E IL PROBLEMA E’ ALLORA INGIGANTITO PER IL NOSTRO PAESE. PERO CREARE LE CONDIZIONI SUL POSTO DI PARTENZA IN MODO CHE NON ABBIANO PIU GLI INCENTIVI A VENIRE E’ SOLO UNA UTOPIA:PRIMO NON E’ QUALCOSA CHE SI POSSA FARE IN DUE GIORNI E POI CREARE CONDIZIONI DI SVILUPPO TALE NON E’ CHE SI POSSA FARE SOLO CON SOLDI. MA SECONDO ME LE CAUSE DELL’IMMIGRAZIONE DEL AFRICA SOPRA SAHRIANA NO SONO NE LA GUERRA NE LA FAME MA POLITICHE E VANNO AFFRONTATE SOLO CON UNA ACETTAZIONE DELLA REALTA E UNA REVISIONE COMPLESSIVA DELLA POLITICA IMMIGRATORIA DELL’ITALIA E NON SOLO,CIO CHE COMPRENDE LE LEGGI DI CITTADINANZA E ANCHE IL RUOLO DEL PAPA E LA SUA “LEGITTIMAZIONE EUROPEA”,ALTRIMENTE NON SI ARRESTERANNO MAI   GLI SBARCHI DELLA MORTE NEL MEDITERRANEO.NON FARE COME LO STRUZZO METTENDO LA TESTA SOTTO LA SABBIA.NO SPRECARE SOLDI,TEMPO E SFORZI INUTILMENTE,BISOGNA FRENARE L’ESSEMPIO DEI RICATTI ALLA BERLUSCONI-LEGA-KADAFY ANZI CHE RIPRODURLO IN TURCHIA E ORA IN AFRICA COME FANNO RENZI E LA MERCKEL:QUELLO DEL TITOLO.E LA MERKEL LA SMETTA DI DECIDERE UNILATERALMENTE IL DESTINO DELL’IMMIGRAZIONE IN EUROPA:GIU LE MANI DEL MARE NOSTRUM.E QUESTE COSE BISOGNA FARLE IN FRETTA,SI PENSI CHE PROPIO IN QUESTI GIORNI LA FRANCIA SI VEDE NELLA SITUAZIONE  DI REPINGERE GLI IMMIGRANTI CHE L’ITALIA CONTINUA A RISPEDIRLI VIA VENTIMIGLIA COME AI TEMPI DEL SENATUR,IL CAVALIERE E IL RAIS.E A RAFFORZAMENTO DI QUESTA PREMURA SI PENSI CHE LA TENDENZA GLOBALE STA CAMBIANDO SIA PER IL TRIONFO DEI MOVIMENTI ANTI-IMMIGRAZIONE IN EUROPA,SIA PER IL BREXIT ANTI-IMMIGRATI,SIA PER IL METEORICO ASCENZO DELL’URAGANO XENOFOBO TRUMP.

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6 GIUGNO 2016:ELEZIONI COMUNALI

ALLA NUOVA ERA NON INTERESSANO QUESTE ELEZIONI DI UN GOVERNO GOLPISTA,SOLO VUOLE ELEZIONI GENERALI RINNOVANDO TUTTE LE CARICHE E RESTITUENDO LA VITTORIA DEMOCRATICA DELLA SUA VISIONE DEL  MONDO NELLE ELEZIONI PRECEDENTE.QUETA E’ STATA LA MIA PREDICA COSTANTE E QUESTO E’ CIO CHE HA ESPRESSO IL POPOLO ITALIANO IN QUESTO RADUNO ELETTORALE COMUNALE.VEDIAMO:

1-HA VINTO IL PARTITO DEL “NON VOTO”.CON IL 62 PER CENTO DEGLI AVETNI DIRITTO L’AFLUENZA RISPETTO AI COMUNALI ANTERIORI E SCESO DAL 5 PER CENTO ED E’ LA PIU BASSA IN MOLTO TEMPO.

2-DIETRO AL PARTITO DEL NON VOTO SI VERIFICA IL BOOM ELETTORALE DI UN COMICO,I GRILLINI E IL SUO MOVIMENTO CHE PRETENDE FALSAMENTE ESSERE ANTI-SISTEMA.INSOMMA QUESTO E’ IL SECONDO DATO IMPORTANTE CHE PARLA DEL RIFIUTO DEL POPOLO ITALIANO CONTRO QUESTO CETO POLITICO TUTTO.

3-QUASI SCOMPARSO IL CENTRO-DESTRA DI BERLUSCONI E ALFANO UNITI O DIVISI CHE SIANO,E LA LEGA DI SALVINI CHE NON HA ESSISTITO,NE AL SUD NE AL NORD:SOLO QUALCHE SINDACO DI PICCOLI CITTA IN LOMBARDIA E VENETO.INSOMMA LA LEGA E’ VIRTUALMENTE DISSOLTA,INESSITENTE APPUNTO.

4-INSIEME AL CENTRODESTRA HA TOCCATO LA SOGLIA DELL’ESSITENZA IL PD DI RENZI.ENTRAMBI PATTISTI DEL NAZARENO HANNO DATO PASSO ALLA VITTORIA DEL PARTITO DEL NON VOTO E DEL MOVIMENTO 5 STELLE,LA VERA STAR DEI POCHI VOTANTI APRODATI ALLE URNE.SEGNI TUTI INSOMMA CHE IL POPOLO ITALIANO HA DETTO NO ALLE LARGHE INTESE.

5-NESSUNO DEI CANDIDATI SINDACI DELLE GRANDI CITTA(ROMA,MILANO,TORINO,BOLOGNA ECC)HA VINTO AL PRIMO TURNO E DOVRANNO ANDARE AL BALOTAGGIO.UN CHIARO SEGNO DELLA STANCHEZZA DELL’ELETTORE ITALIANO DI QUESTO CETO POLITICO.ORMAI IN QUESTA AMMUCHIATA DELLE LARGHE INTESE NON SI SA PIU CHI E’ CHI,E SONO NELLO STESSO FANGO TUTTI.E SE NO SENTI LA MELONI SU LA REPUBBLICA:

Amaro in bocca.Si sente di aver "lisciato il miracolo" la candidata di Fratelli d'Italia al Campidoglio: "Arrivare così vicino al ballottaggio e a una possibile vittoria è come perdere ai rigori in finale della Coppa del mondo", ha detto Giorgia Meloni che non nega che i risultati "hanno lasciato l'amaro in bocca". Ma la spinta per arrivare alla sfida finale, al leader del Pd, secondo Meloni, è arrivata grazie all'ex Cavaliere: "Renzi e il Pd, se non avessero avuto l'aiutino di Berlusconi e Forza Italia, non sarebbero arrivati al ballottaggio a Roma. Il Partito democratico è arrivato al 17 % - prosegue -  se lui lo saluta come grande risultato non si rende conto dei risultati disastrosi del suo governo".

E se l'ex Cavaliere ha aiutato il premier, di certo non ha dato una mano a lei: "Io credo che da parte di Berlusconi fosse voluto non fare arrivare Giorgia Meloni al ballottaggio per mandarci Roberto Giachetti perché serviva a impedire il domino che avrebbe mandato a casa Matteo Renzi", ha detto Meloni, che non vede, nell'impresa di Giachetti, alcun miracolo: "Mi fa sorridere sentir dire che Giachetti ha fatto il miracolo. Se è un miracolo arrivare tre punti sopra di noi che siamo quello che vedete qui...Con il presidente del Consiglio che scende in campo non mi sembra un gran miracolo. Se avessero perse tutte le città, Renzi avrebbe dovuto dimettersi".  Sul prossimo appuntamento, Meloni non vuole dare alcun orientamento: "Non potrei mai dare indicazioni di voto per un candidato di Renzi - spiega durante una conferenza stampa -, ma non me la sento neanche di darle per il M5s. L'idea che mi sono fatta in questa campagna è di pressappochismo. Non mi sento di mettere la mia faccia".

http:repubblica.it/speciali/politica/elezioni-comunali-edizione2016/2016/06/06/news/reazioni_risultati_definitivi-141403830/?ref=HRER3-1

6-I PERSONAGGI POLITICI CANDIDATI CHE PER DIVERSI MOTIVI SONO STATI MENZIONATI POSITIVAMENTE IN QUESTE PAGINE HANNO AVUTO SUCCESSO ELETTORALE E CHI E’ STATO CRITICATO NON LO HA AVUTO.DUE ESSEMPI PER TUTTI:DE MAGISTRIS A NAPOLI CHE MALGRADO IL PESANTE RIFIUTO DI RENZI HA VINTO LA SFIDA ELETTORALE,E SALA A MILANO:NELLE COMUNALI SCORSE QUESTE PAGINE HANNO PARLATO BENE DI PISAPIA,E DOPO  QUELLLO SPETTACOLO DI LADY GAGA MILANO LO HA ELETTO LARGAMENTE,QUESTA VOLTA SALA,IL “MISTER EXPO” TANTO VOLUTO DA RENZI,NON CI E’ RIUSCITO E SI HA VISTO STRAPPARE UN BALOTTAGIO DA UN CENTRODESTRA IN VIA DI ESTINZIONE.

7-CI SAREBBE TANTO DA DIRE PERO PER IL MOMENTO BASTA QUESTO:C’E’ BISOGNO DI ASPETTARE IL REFERENDUM PER MANDARE A CASA RENZI,BERLUSCONI, SALVI ED ALTRI?A TUTTI INSOMMA

AH…LA NUOVA ERA POTREBBE GRIDARE VITTORIA PERO…NON INTERESSANO QUESTE ELEZIONI.NE MENO AL POPOLO DEGLI ITALIANI VERI.COMUNQUE GRAZIE ITALIA.

 

UNA NOTA AL MARGINE:LA VITTORIA DI VIRGINIA E’ BASICAMENTE LA SCONFITTA DEFINITIVA DI RENZI E….. PAPA BERGOGLIO A ROMA.

E COMUNQUE LA PENSI SUL MOVIMENTO 5 STELLE ORA SI CHE ROMA E’ VERAMENTE IN MANO ALLO STATO ITALIANO E LA SEPARAZIONE CHIESA-STATO SARA EFETTIVA.

PER QUANTO RIGUARDA A GRILLO NON INNERVOSIRSI,COME TUTTI I BUFFONI DI CORTE NON DICE CIO CHE VUOLE MA QUELLO CHE VUOLE VENGA DETTO E NON PUO DIRE IL “DEUS EX-MACHINA”  DEL REGNO.

(QUE TROMPAZO NONNO:KO!!!!)

-APPENDICE:SU CORRIERE DELLA SERA:

LE REAZIONI

E dopo il voto Renzi ammette: era un test difficile. I grillini? Vediamo che cosa sanno fare

di Maria Teresa Meli
Renzi al Nazareno segue i risultati delle amministrative: ora si punta al referendum Guerini: «Dati positivi» di A Trocino
Rossi: «Basta rincorrere i voti della destra» Video

REAZIONE:RENZI FORTEMENTE CONTESTATO OVUNQUE METTA I PIEDI PER FARE CAMPAGNA NON SMETTE DI APRIRE L'OMBRELLO:IL VOTO DELLE TRIVELAZIONI NON ERA UN VOTO SUL SUO GOVERNO,HA DETTO PRIMA DEL REFERENDUM.QUESTA VOLTA SI VOTAVA PER I COMUNI E NON PER IL SUO GOVERNO,HA DETTO IN ANTICIPO.LA SFIDA ELETTORALE VERA E' QUELLA DEL REFERENDUM DI OTTOBRE HA DETTO:MA..... DEVE ESSERE PROPIO LUI A DIRE QUANDO SE NE DEVE ANDARE?COSI FANNO TUTI I DETTATORI CHE VOGLIONO ETERNIZZARSI,ATTENTI.

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8 GIUGNO 2016:TRUMP KO

-SU LE MONDE:

Élections américaines

Donald Trump, à Sacramento, le 1er juin.
Primaires américaines : le délicat exercice du ralliement

La victoire par KO de Donald Trump à l’investiture place les responsables du Parti républicain devant un dilemme : comment soutenir un homme qu’on a tant décrié ?

-APPENDICE:CLINTON VS TRUMP

Hillary Clinton, lors d’un meeting à San Francisco, le 26 mai.

Clinton-Trump, le combat des mal-aimés

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7 GIUGNO 2016:"ERA FIGLIO DI BOSSI,LADRO E TERUN MA NON LO SAPEVA" 2,EFETTO RENZI?

-SUL CORRIERE DELLA SERA

le motivazioni

Tribunale Milano: «Dopo la malattia Bossi e i suoi mantenuti dalla Lega»

Le spese per l’affitto, per il canone della tv a pagamento, per il veterinario, e pure le rate dell’università: coi soldi del Carroccio, che arrivavano dai rimborsi elettorali, ci viveva tutta la famiglia Bossi. Lo rivelano le motivazioni della sentenza,di Valentina Santarpia

Renzo Bossi al processo (Fotogramma) Renzo Bossi al processo (Fotogramma)
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Non solo Bossi, ma anche sua moglie e i suoi figli, venivano mantenuti dalla Lega dopo l’ictus del fondatore, che lo aveva reso parzialmente inabile. È quanto emerge dalle intercettazioni tra l’ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito e l’ex segretaria di via Bellerio Nadia Dagrada, riportate nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 14 marzo, il giudice dell’ottava sezione penale di Milano, Vincenzina Greco, ha condannato con rito abbreviato Riccardo Bossi, primogenito del `Senatur´, a un anno e otto mesi per appropriazione indebita aggravata.

shadow carousel:Processo «The Family», i figli di Bossi in aula
 
Processo «The Family», i figli di Bossi in aula
Processo «The Family», i figli di Bossi in aulaProcesso «The Family», i figli di Bossi in aulaProcesso «The Family», i figli di Bossi in aulaProcesso «The Family», i figli di Bossi in aula
I rimborsi elettorali per le spese personali

Il processo - il primo arrivato a sentenza dopo lo scoppio dello scandalo sui fondi del partito, emerso nel 2012 - vedeva al centro le presunte spese personali con i soldi nelle casse del Carroccio e, in particolare, con i contributi pubblici derivanti dai rimborsi elettorali. Per il giudice «l’impianto probatorio» a carico di Riccardo Bossi, imputato per spese con i fondi della Lega per circa 158mila euro, «è ponderoso e granitico». E tra gli elementi che hanno portato alla condanna del figlio dell’ex segretario del Carroccio, il magistrato in una quarantina di pagine di motivazioni richiama proprio le intercettazioni tra Belsito e Dagrada, finite agli atti dell’inchiesta milanese coordinata all’epoca dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Paolo Filippini e Roberto Pellicano.

La difesa: «Coinvolto il figlio nel reato del padre»

«L’impressione è che con questa sentenza si sia voluto coinvolgere, a tavolino, il figlio nel reato al massimo commesso dal padre. Il padre - ha chiarito il legale - autorizzò un suo collaboratore a dare quei soldi al figlio, figlio che non sapeva nulla del fatto che quei soldi derivassero, secondo l’ipotesi d’accusa, da finanziamento pubblico», replica il legale di Riccardo Bossi, l’avvocato Francesco Maiello. Il giudice, condannando Riccardo Bossi a un anno e 8 mesi, con la sospensione condizionale della pena e il riconoscimento delle attenuanti generiche, è andato oltre la richiesta di 1 anno del pm Filippini.

I soldi del Carroccio per pay-tv, veterinario e rate

Il figlio di Umberto Bossi era imputato per una serie di spese con soldi pubblici che avrebbe usato, tra il 2009 e il 2011, per pagare «debiti personali», «noleggi auto», le rate dell’università dell’Insubria, l’affitto di casa, il «mantenimento dell’ex moglie», l’abbonamento alla pay-tv, «luce e gas» e anche il «veterinario per il cane». Per il giudice, tra l’altro, Riccardo Bossi nel suo interrogatorio in aula «è incorso in una palese contraddizione»: dopo «aver sostenuto la sua convinzione che le elargizioni di denaro provenissero dai conti correnti del padre» ha «di fatto, ammesso (...) la sua piena consapevolezza che le somme di cui beneficiava erano prelevate dalle casse del Movimento, sostenendo che compensava tali esborsi non percependo gli emolumenti ai quali aveva diritto».

Il vitalizio di 3 mila euro

Non solo: nelle motivazioni, il magistrato richiama alcune dichiarazioni di Belsito, il quale ha raccontato a verbale che il precedente tesoriere «Balocchi e Umberto Bossi stabilirono di dare all’imputato un vitalizio di circa tremila euro, sotto forma di rimborso spese in relazione a un contratto che non è stato registrato». E sempre Belsito «ha precisato che decine di persone percepivano compensi dalla Lega in conformità a tipologie di contratti di tal fatta, pur non rivestendo alcun ruolo e non svolgendo alcuna prestazione». Nessuna «attività concreta in favore della Lega faceva Riccardo Bossi - scrive il giudice - come tanti altri familiari di Umberto, ai quali Belsito era tenuto a versare un rimborso forfettario delle spese».

La cartella «The family»

Belsito, spiega ancora il giudice, «intendeva utilizzare» la ormai famosa cartella chiamata The Family «come arma di ricatto con Umberto Bossi per scongiurare la sue destituzione» da tesoriere. Belsito, Umberto Bossi e l’altro figlio Renzo, detto il Trota, sono anche loro imputati per appropriazione indebita ma con rito ordinario e il processo è ancora in corso a Milano. La parte principale dell’inchiesta che nel 2012 ha travolto il Senatur e la sua famiglia è stata trasferita, invece, tempo fa a Genova dove è in corso il processo per la presunta truffa ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali che vede imputati di nuovo Umberto Bossi, Belsito e tre ex revisori del partito.

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http:milano.corriere.it/notizie/cronaca/16_giugno_06/tribunale-milano-dopo-malattia-bossi-suoi-mantenuti-lega-b790f4bc-2c1f-11e6-9053-0e7395a81fb7.shtml

REAZIONE:RENZI SI FECE RISPONSABILE IN PRIMA PERSONA DELL'EMMENDAMENTO CHE PORTO ALLA DIMISSIONE DELLA MINISTRA.LA GIUSTIZIA ANZI CHE RISPONSABILIZZARLO INIZIO UNA POLEMICA FRA POTERI CON RENZI CHE ACCUSA I GIUDICI DI NON ARRIVARE MAI A SENTENZA:ECCO,ABBIAMO LA MOTIVAZIONE E CONDANNA DI RICCARDO BOSSI.SARA L'EFETTO RENZI?SARA CHE PROSSIMAMENTE VEDREMMO  ARRIVARE  A SENTENZA ANCHE PER IL TROTTA E PAPA BOSSI,OLTRE CHE BELSITO?E ANCHE A GENOVA?

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 360

10 Mai 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

16 MAGGIO 2016:BREXIT O PATTO

corriere.it

Boris Johnson: L’Unione Europea ha gli stessi obiettivi di Hitler»

REFERENDUM

Milano, 15 maggio 2016 - 10:23

Il paragone choc dell’ex sindaco di Londra scatena dure reazioni nel fronte europeista: «Usa il periodo più nero della nostra storia. La verità è che l’Europa ha portato la pace»

 

Boris Johnson (Getty/Cardy)

Boris Johnson (Getty/Cardy)Boris Johnson (Getty/Cardy)

L’Unione europea come Hitler: il paragone viene da Boris Johnson, 51 anni, parlamentare conservatore e leader de facto della carovana Brexit che punta all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. Dice Boris: «Napoleone, Hitler e altri nella storia hanno cercato di unificare l’Europa. E hanno fallito». La Ue è «un tentativo di realizzare lo stesso obiettivo con altri mezzi» ha detto l’ex sindaco di Londra in un’intervista choc al Sunday Telegraph.

Gli antichi romani

Johnson tira in ballo anche l’Impero Romano: In molti nel corso della storia hanno cercato di riscoprire «l’età dell’oro« del passato, il periodo di «pace e prosperità» di cui ha goduto il continente «sotto i Romani». Quello che manca, secondo mister Brexit, «è sempre l’eterno problema: non c’è un’autorità che tutti rispettino o comprendano. E questo produce il grande vuoto di democrazia che stiamo vivendo».

«Giochi sporchi»

Il paragone Bruxelles-Hitler, in un Paese che ha sopportato i bombardamenti nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, ha provocato dure reazioni. L’ex ministro Yvette Cooper, che con il partito Laburista milita nel fronte europeista in vista del referendum del 23 giugno, ha accusato Johnson di «cinismo e vergognosa mancanza di giudizio». «Johnson non dovrebbe giocare sporco usando il capitolo più nero della storia europea» per fini elettorali. La verità, ricorda Cooper, è che «l’Unione Europea ha avuto un ruolo cruciale nel mantenimento della pace dalla Seconda Guerra Mondiale fino a oggi».

Testa a testa

A sei settimane dal referendum, i sondaggi danno alla pari i due fronti («Remain» contro Brexit»). Disuniti alla meta. Il leader laburista Jeremy Corbyn chiama a raccolta i suoi, alla manifestazione di oggi a Londra, perché «il problema non è l’Unione Europea ma il governo conservatore». Corbyn accusa il premier pro-Ue David Cameron di «aver fallito» i negoziati di riforma con Bruxelles. Cameron glissa sulle critiche del rivale-alleato. Ieri durante un discorso elettorale nell’Oxfordshire il premier si è concentrato sulla questione economica: «Uscendo dall’Unione perderemmo i finanziamenti per progetti vitali in tutte le regioni della Gran Bretagna». Alle spalle di Cameron, nei comizi pro-Europa, campeggia un grande cartellone con scritto: «L’uscita dalla Ue costerebbe a ogni famiglia 4.300 sterline». Alle spalle di Boris Johnson, che si candida chiaramente a prendere il post dell’ex amico David alla guida del governo, campeggiano i fantasmi di Hitler e di Napoleone. Sullo sfondo, bontà sua, un riconoscimento all’«età dell’oro» dell’Impero Romano. Paragone per paragone, assurdo per assurdo: chi baratterebbe l’autoritaria Pax Romana alla «pace burocratica» dell’Unione Europea?

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http:corriere.it/esteri/16_maggio_15/boris-johnson-l-unione-europea-ha-stessi-obiettivi-hitler-008a2412-1a6f-11e6-bdfe-4c04a6b60821.shtml

REAZIONE:HA RAGIONE JHONSON E LA MERCKEL,UN ETERNO PREMIER CHE CON I SUOI POCHI VOTI POTREBBE NON OCCUPARE QUELLA CARICA,E’ IL NUOVO HITLER.PER MEZZI ECONOMICI STA TENTANTO DI,PRIMA UNIFICARE I POPOLI DI LINGUA E RADICI GERMANICHE,DOPO FARE L’ASALTO AL MEDITERRANEO,SA CHE SENZA QUELLO SBOCCO NIENTE E’ POSSIBILE PER LA GERMANIA,E FINALMENTE PREMERE NEL FRONTE EST, UKRANIA.

E I PARANGONI CON IL PASSATO HITLERIANO DI PREGUERRA NON FINISCONO QUI:HA TESSUTO UN PATTO DI NON AGRESSIONE CON LA RUSSIA DI PUTIN(CHE AL RIGUARDO HA SACRIFICATO L’UKRANIA),AL FINE DI POTERE VERSARSI VERSO OCCIDENTE E PIEGARE LA FRANCIA,SEMPRE PER MEZZI ECONOMICI,SI CAPISCE.L’UNIFICAZIONE TEDESCA LI DA UNA OTTIMA CORNICE A QUESTI PIANI POICHE LI E’ DIVENTATO FUNZIONALE L’EX-EUROCOMUNISMO DEI PAESI OCCIDENTALI,(OGGI RICICLATO NELLA SINISTRA RIFORMISTA,IL PD,SOCIALISTI,ECC)COMPRESO IN UN CERTO SENSO IL CORBYN BRITTANICO.

CAMERON CON LA SUA MACHIAVELICA GESTIONE DEL REFERENDUM E’ DIVENTATO ANCHE FUNZIONALE A TALE PROGETTO:SI ILLUDE DI POTERE PIEGARE IL NEOLIBERALISMO AGLI INTERSSI ECONOMICI DELLA GRAN BRETAGNA,OSCILLA DUBITANTE  FRA LA LEALTA AI VALORI ANGLOSASSONI(OGGI ABBASTANZA OSCURATI),E L’APPARTENENZA ALL’EUROPA,MENTRE DIVENTA ANCHE UTILE AI RICATTI DEL TERRORISMO.INSOMMA UN NUOVO LORD CHAMBERLAIN E’ CAMERON.SPERIAMO CHE LA GRAN BRETAGNA NON ABBIA DI NUOVO BISOGNO DI UN ALTRO CHURCHIL.

MA QUI FINISCONO I PARANGONI RAGIONABILI DI JHONSON:LA SUA VEDUTA STORICA DIMENTICA DI ELENCARE L’INTENTO  UNIFICATORIO EUROPEO DEL GESUITA CARLOS V IL RE SPAGNOLO SUI QUI DOMINI “NON TRAMONTAVA MAI IL SOLE”(1) E DIMENTICA CHE L’IMPRESA DI NAPOLEONE E’ STATA PIU CHE UNIFICARE L’EUROPA ESPORTARE IL VALORI DELLA LIBERTA E LA RIVOLUZIONE FRANCESE IN TUTTO IL MONDO.PER QUANTO RIGUARDA ALL’UNIFICAZIONE EUROPEA DI NAPOLEONE SECONDO ME E’ STATA RIUSCITA SOLO CHE HA DURATO TROPPO POCO,E QUESTO PERCHE FRA L’ALTRO LA GRAN BRETAGNA HA APOGGIATO,E’ STATA PARTE ,”DELL’ETERNO PROBLEMA” DI QUI PARLA,UNIFICANDO E LIDERANDO QUELLI CHE NON VOLEVANO LA GUIDA NAPOLEONICA IN UNA COALIZIONE DI PAESI  CHE LO PORTARONO ALLA SCONFITTA IN WATERLOO.E PURTROPPO NON SI PUO DIRE CHE LI ABBIA RISERVATO UN DESTINO DA NEMICO,MA UN LUNGO ESSILIO DORATO IN SANTA ELLENA.

PER QUANTO RIGUARDA ALLA PAX ROMANA-BRUXELLESE SECONDO ME RUMORI DI SPADE SI SONO TORNATI A SENTIRE CON L’UNIFICAZIONE DOPO 50 ANNI DI “PACE FREDDA”,IN UN EQUILIBRIO INSTABILE SI MA PACE IN FIN DEI CONTI.E LA PACE E’ STATA POSSIBILE FRA L’ALTRO PER QUESTO:L’EUROPA NON VUOLE PIU VERSARE SANGUE EUROPEA NEL SUO SUOLO.

(1)IL DOMINIO DI CARLOS V NON E’ STATO RAGGIUNTO PER LE ARMI COME NAPOLEONE MA ERA POLITICO,NATO DAL COMPLESSO INTRECCIO SANGUINEO DELLE UNIONI DI FAMIGLIE REALI E ARISTOCRATICI.UN DOMINIO POLITICO-AMMINISTRATIVO COME QUELLO DELL’UE SE VUOI.

-ILLUSTRAZIONE:La Colomba della Pace di Picasso

Pablo Picasso, Colomba della Pace, 1961

17 MAGGIO 2016:RISPOSTA ANIMALISTA A BERGOGLIO

-SU YouAnimal.it:

Per Papa Francesco l’amore per gli animali è “pietismo”
papa francesco

14.05.2016 | 5:25 PM ATTUALITA’ E STORIE1

L’ EMPATIA PER GLI ANIMALI NON E’ ALTERNATIVA A QUELLA PER GLI UMANI

L’AMORE NON E’ A COMANDO

PIETISMO POSSONO ESSERE  ANCHE OBOLI ED ELEMOSINE

14 maggio 2016.

Caro Papa Francesco, siamo sicuri che quella di oggi voleva essere un’esortazione all’amore ma, ci chiediamo, perché citare sempre gli animali come esempio di “amore alternativo”? In passato disse che vi sono coppie che non si sposano poiché è “più comodo amare un cane o un gatto” e, in un’altra occasione, che quello per gli animali è “amore programmato e senza reciprocità” (cfr. ad es. http:bit.ly/1TCTqbj).

“Pietismo” possono essere anche le donazioni e gli oboli alla Chiesa e le stesse elemosine ai poveri. Citare sempre gli animali come esempio d’amore alternativo e, oggi, di “pietismo” ci fa pensare che non conosca a fondo il dolore dei tanti, troppi, animali senza casa che vengono adottati con amore, senza che questo sia alternativo a quello verso il prossimo. Chi non prova empatia per gli animali spesso non la prova neppure per i propri simili. Perché, appunto, amore non è a comando.
 
http:youanimal.it/papa-francesco-scambia-lamore-per-gli-animali-per-pietismo/
 

17 MAGGIO 2016:BARBARIN E PEDOFILIA,ATTUALIZAZIONE

-SU LE MONDE:Religions

Pédophilie : pour le pape, le cardinal Barbarin ne doit pas démissionner

LE MONDE|16.05.2016 à 19h50,Mis à jour le 17.05.2016 à 01h27

Le cardinal Philippe Barbarin, le 3 avril.
 
Le cardinal Philippe Barbarin peut, pour l’instant, compter sur le soutien du pape François. Dans un entretien au quotidien La Croix publié mardi 17 mai, le pape estime qu’une démission de l’archevêque de Lyon, mis en cause pour ne pas avoir dénoncé des affaires de pédophilie et d’agressions sexuelles dans son diocèse, serait « un contresens, une imprudence ». « On verra après la conclusion du procès. Mais maintenant, ce serait se dire coupable », juge-t-il dans ce premier entretien accordé à un quotidien français depuis son élection en 2013.

« D’après les éléments dont je dispose, je crois qu’à Lyon, le cardinal Barbarin a pris les mesures qui s’imposaient, qu’il a bien pris les choses en main. C’est un courageux, un créatif, un missionnaire. Nous devons maintenant attendre la suite de la procédure devant la justice civile. »

Mgr Barbarin a admis des erreurs

Le cardinal Barbarin, l’une des personnalités les plus influentes de la hiérarchie catholique française, est ciblé par deux enquêtes pour « non-dénonciation » d’agressions sexuelles commises sur de jeunes scouts entre 1986 et 1991 par un prêtre, le père Bernard Preynat.

Ce dernier, en activité jusqu’en août 2015, a été mis en examen le 27 janvier après avoir reconnu les faits. L’association La Parole libérée reproche à Mgr Barbarin de ne pas avoir dénoncé ses actes à la justice, alors qu’il en était informé depuis 2007.

Lire aussi :   Mis en cause dans deux affaires de pédophilie, le cardinal Barbarin se défend

Archevêque de Lyon depuis 2002, Philippe Barbarin nie avoir couvert de tels faits mais a admis le 25 avril « des erreurs dans la gestion et la nomination de certains prêtres ».

« Il ne peut y avoir de prescription »

Plus largement, concernant la pédophilie, le pape François a souligné qu’« il n’est pas facile de juger des faits après des décennies, dans un autre contexte ». « Mais pour l’Eglise, en ce domaine, il ne peut y avoir de prescription. Par ces abus, un prêtre qui a vocation de conduire vers Dieu un enfant le détruit. Il dissémine le mal, le ressentiment, la douleur. Comme avait dit Benoît XVI, la tolérance doit être de zéro », a-t-il insisté en citant son prédécesseur.

Lire aussi :   Pédophilie : l’Eglise catholique s’engage à mieux écouter les victimes

Secouée depuis plusieurs mois par des scandales de pédophilie, l’Eglise de France a annoncé le 12 avril une série de mesures visant à faire « la lumière » sur ces actes, y compris sur les faits les plus anciens. La Conférence des évêques de France a décidé de créer des cellules d’écoute dans chaque diocèse et de mettre en place une « commission nationale d’expertise indépendante » pour conseiller les évêques.

Lire aussi :   Pédophilie : la salutaire prise de conscience de l’Eglise

La France « exagère la laïcité »

Dans son interview, le pape confirme en outre son projet, régulièrement évoqué, de visite en France. Il avance l’hypothèse d’« un passage à Paris et dans sa banlieue, à Lourdes et par une ville où aucun pape ne s’est rendu, Marseille par exemple, qui représente une porte ouverte sur le monde », mais aucune date n’est pour l’instant envisagée. Il développe au passage sa conception de la laïcité : « Je crois qu’une laïcité accompagnée d’une solide loi garantissant la liberté religieuse offre un cadre pour aller de l’avant », reprochant à la France « d’exagérer la laïcité, de considérer les religions comme une sous-culture ». « Si une femme musulmane veut porter le voile, elle doit pouvoir le faire », juge par exemple le pape.

Face à la crise migratoire, François exhorte de nouveau l’Europe à « intégrer » les migrants, même si « on ne peut pas ouvrir grand les portes de façon irrationnelle ». Farouche partisan de l’Europe, il met en avant la « capacité » européenne à intégrer, citant l’exemple de Sadiq Khan, fils d’immigrés pakistanais et musulman, devenu récemment maire de Londres.

http:lemonde.fr/religions/article/2016/05/16/pedophilie-pour-le-pape-le-cardinal-barbarin-ne-doit-pas-demissionner_4920469_1653130.html

REAZIONE:SULLA LIBERTA RELIGIOSA IN GRAN BRETAGNA NIENTE DI MENO CHE TONY BLAIR,CORELIGIONARIO E AMICO POLITICO DI CAMERON,NON LA PENSA COME LUI:DOPO ESSERE STATO CACCIATO DAL POTERE INSIEME ALLA SUA COMPAGINE DI MINISTRI DELL’OPUS DEI HA DETTO CHE IN GRAN BRETAGNA NON C’ERA LIBERTA RELIGIOSA,CHE SI SENTIVA OPPRESSO DALL’ANGLICANISMO E SI HA CONVERTITO AL CATTOLICESIMO.LA CONVERSIONE GLIELA ACETTATO BENEDETTO XVI.

LA SUA CRITICA ALLA LAICITA SOLO RIFLETTE LA SUA INTENZIONE DI PRESSIONARE LA GIUSTIZIA CIVILE FRANCESE.

ILLUSTRAZIONE:"COMO UD MANDA SANTISIMO PADRE"" https://youtu.be/PFyCwrudkXA

17 MAGGIO 2016:GLIFOSSATO ASSOLTO

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

"Glifosato, improbabile sia cancerogeno" I risultati della commissione Oms-Fao
“Glifosato, improbabile sia cancerogeno”
I risultati della commissione Oms-Fao
“Manca prova relazione tra pesticida e tumori”

-LA NOTA COMPLETA:
Glifosato, l’Oms frena: ”Improbabile che sia cancerogeno”

Commissione congiunta con Fao assolve il pesticida: nessuna evidenza di un’associazione per nessun livello di esposizione

16 maggio 2016

Glifosato, l’Oms frena: ”Improbabile che sia cancerogeno”

Glifosato, l'Oms frena: ''Improbabile che sia cancerogeno''

Germania, protesta di ambientalisti contro l’uso del pesticida (ansa)

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SI allontana l’incubo glifosato, l’erbicida che ha diviso la comunità scientifica in Europa sui rischi intravisti per la salute. A diradare le ombre dell’allarme oggi sono l’Organizzazione mondiale della sanità e la Fao. “È improbabile che l’assunzione di glifosato attraverso la dieta sia cancerogena per l’uomo”, fanno sapere dal meeting del Panel of Experts on Pesticide Residues in Food and the Environment.

Il ridimensionamento è legato alla quantità. “La grande maggioranza delle prove scientifiche – è spiegato nel comunicato – indica che la somministrazione di glifosato e di prodotti derivati a dosi fino a 2000 milligrammi per chilo di peso per via orale, la più rilevante per l’esposizione con la dieta, non è associata ad effetti genotossici nella stragrande maggioranza degli studi condotti su mammiferi”.

IL TEST Tutti i prodotti sotto esame

Un passo indietro da parte dell’Oms, che a marzo del 2015 aveva classificato il pesticida più utilizzato al mondo come probabile cancerogeno per l’uomo, in uno studio uscito su The Lancet Oncology. “Qualche studio – prosegue, invece, il più documento di Fao e Oms – ha evidenziato un’associazione positiva tra l’esposizione al glifosato e il rischio di linfoma non Hodgkin. Tuttavia l’unico studio, condotto con una grande coorte e di grande qualità, non ha trovato evidenza di una associazione per nessun livello di esposizione”.

Il parere va contro quello di molte associazioni ambientaliste, secondo cui invece il glifosato, contenuto nel RoundUp, prodotto di punta della Monsanto, è associato a un aumento di tumori e di malformazioni nei neonati. Una confusione che rischia di alimentare l’allarme, invece di fare lice sugli effetti, come ricorda Coldiretti esortando a “fare al più presto chiarezza, a tutela dei cittadini e degli agricoltori, disorientati dal rincorrersi di annunci discordanti”, ha dichiarato il presidente Roberto Moncalvo.

A dire la verità tra i detrattori del glifosato c’è anche l’Iarc, l’agenzia dell’Oms per la ricerca sul cancro, che un anno fa ha inserito la sostanza nel gruppo 2A, quello delle sostanze ‘probabilmente cancerogene’, lo stesso delle carni rosse. Il parere dell’agenzia, scrive però l’Oms, è diverso da quello espresso oggi. “L’identificazione del pericolo, in particolare la classificazione da parte dell’Iarc delle sostanze in base alla loro cancerogenicità – è il primo passo del ‘risk assessment'”.

Contro il parere dell’Iarc si è espressa anche l’Efsa, l’autorità europea sugli alimentari, secondo cui invece il pesticida è sicuro. Lo scontro è particolarmente delicato in Europa, dove diversi ministri, tra cui i nostri Lorenzin e Martina, hanno chiesto di non rinnovare l’autorizzazione all’uso.

Un primo test condotto in Italia da Il Salvagente, nei mesi scorsi, ha rivelato residui dell’erbicida in una cinquantina di alimenti a base di cereali. Quantità che non preoccupano perché registrate nei limiti della legge. Un allarme ingiustificato, dunque, per i produttori pronti a limitare le preoccupazioni: “Nessun rischio per la salute – hanno garantito – neppure mangiando 200 kg di cibo al giorno”. Posizione che oggi trova forza nelle conclusioni tratte da dati diffusi oggi da Oms-Fao.

Una decisione della Commissione Ue sul rinnovo della licenza per l’uso del glifosato è attesa per questa settimana. Durante il meeting è stata revisionata anche la pericolosità del diazinone, un insetticida
usato anche contro le zanzare Aedes aegipty, le cosiddette zanzara tigre portatrici tra gli altri del virus Zika, e di un altro insetticida, il malatione. In entrambi i casi la conclusione è stata che è “improbabile” che queste sostanze siano cancerogene.

http:repubblica.it/ambiente/2016/05/16/news/glifosato_l_oms_improbabile_che_sia_cancerogeno_-139921422/?ref=HREC1-14

17 MAGGIO 2017:LA NUOVA ERA GODE DI BUONA SALUTE

-SUL CORRIERE DELLA SERA:

NUOVA CONFERMA

 Tumori al cervello, non c’è legame con i telefoni cellulari
Uno studio australiano cerca ha verificato che dal 1987 (quando sono arrivati i cellulari nel Paese) al 2013 non c’è stato un aumento dei casi di cancro
di Vera Martinella

Non ci sono dimostrazioni certe dell’esistenza di un «legame pericoloso» tra telefoni cellulari e tumore al cervello. E’ questa la conclusione a cui giunge un vasto studio australiano che ha analizzato i dati di oltre 34mila persone alle quali, tra il 1982 e il 2012, è stata diagnosticata una neoplasia cerebrale.I telefonini erano già stati «assolti per mancanza di prove» nel 2010 da un’ampia indagine condotta dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (lo Iarc di Lione) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che un anno dopo aveva però fatto un parziale dietrofront, quando un gruppo di 34 esperti al termine di una revisione degli studi sul tema aveva definito i campi elettromagnetici come «possibilmente carcinogeni», concludendo che la radiofrequenze dei telefonini e di altri apparati di comunicazioni wireless «potrebbero causare il cancro negli essere umani».

Lo studio australiano: in 30 anni nessun aumento dei casi di cancro

In questo nuovo studio appena pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology  gli scienziati australiani sono andati a verificare se, con l’introduzione dei cellulari iniziata nel Paese nel 1987 (oggi utilizzati da oltre il 94 per cento dei cittadini), fosse cresciuto il numero di persone che si sono ammalate di cancro al cervello. «Basandoci sui dati riportati nei registri nazionali relativi alle diagnosi oncologiche effettuate tra il 1982 e il 2013, abbiamo verificato che in questo arco temporale si sono ammalati di una neoplasia del sistema nervoso oltre 14mila donne e quasi 20mila uomini australiani – scrivono gli autori della ricerca -. Non abbiamo verificato quanto i pazienti abbiano utilizzato il cellulare, ma dai numeri emerge che non c’è stato un incremento dei casi tumori cerebrali, con la sola eccezione della fascia d’età tra i 70 e gli 84 anni. In questo gruppo di pazienti, però, si può ipotizzare che l’aumento sia dovuto a un miglioramento della diagnosi (grazie all’introduzione di nuove tecnologie più efficaci) più che all’uso dei telefonini».

L’esperto: «Non ci sono prove, ma usate il buonsenso»

Nel dibattito che ferve da anni sulla pericolosità dei cellulari, si alternano non di rado studi che periodicamente gettano sospetti sul fatto che un loro uso diffuso ed esteso possa favorire il cancro e ricerche che invece non trovano riscontro pratico a questi timori. Non di rado è stata chiamata in causa anche l’affidabilità delle indagini, spesso finanziati (in modo più o meo chiaro) dalle industrie produttrici di tecnologia. «Resta il fatto – conclude Francesco DiMeco, direttore del Dipartimento di Neurochirurgia della Fondazione Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano e docente alla Johns Hopkins Medical School di Baltimora negli Stati Uniti – che ad oggi mancano le prove che ci sia un legame fra telefonini, wifi e tumori al cervello. Dev’essere chiaro che i cellulari non emettono radiazioni ionizzanti come quelle usate ad esempio per le radiografie, capaci di provocare mutazioni del DNA, ma solo onde radio che (per quanto appurato finora) non inducono nelle cellule e nei tessuti trasformazioni pericolose. Gli unici effetti sanitari avversi delle onde a radiofrequenza ad oggi accertati sono quelli di natura termica: ovvero, in pratica, l’energia assorbita viene trasformata in calore all’interno dell’organismo. Ma questi effetti si verificano solo a livelli di esposizione molto elevati, parecchio superiori a quanto avviene con un telefono mobile. Ciò detto, è sempre consigliabile utilizzare il buon senso: evitare gli eccessi, come per ogni cosa del resto; utilizzare auricolari e sistemi viva-voce quando possibile; e, chi fa uso di determinate apparecchiature elettromedicali (come i portatori di pace-maker), non deve tenere il telefono in prossimità o a contatto con l’impianto (ad esempio nel taschino della giacca) così da prevenire eventuali interferenze sul corretto funzionamento del dispositivo medico».

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http:corriere.it/salute/sportello_cancro/16_maggio_12/tumori-cervello-non-c-legame-telefoni-cellulari-d564b886-184f-11e6-a1e6-27507766f8b3.shtm

REAZIONE:I NEMICI DELLA SCIENZA SMENTITI.QUESTE COSE LE VENGO DICENDO SIN DALL’INIZIO,ANCHE QUANDO IL TEMPO NON SI ERA ANCORA FATTO,OGGI I 10 ANNI SONO ARRIVATI E PASSA SENZA CHE SI SIA VERIFICATO NE UN SOLO CASO DI MALATTIE TUMORALI.PER CHIUNCHE ABBIA ELEMENTARI CONOSCENZE SCIENTIFICHE MEDICHE L’INOCUITA DELLE ONDE RADIO DEI CELLULARI E’ EVIDENTE MA………..LE FORZE DELL’OSCURANTISMO NON DORMONO MAI.

PER ONESTA INTELLETTUALE VEDIAMO DI SEGUITO LE DUE CAMPANE,A FAVORE E CONTRO, DI QUI SI PARLA SOPRA ANCHE SE BISOGNO NON C’E NE SAREBBE,QUESTA FONDAZIONE VERONESE NON LA CONOSCO E L’ARTICOLISTA NON E’ PROPIO OGETTIVO MA TENDENZIOSO:

1-“ASSOLTI PER MANCANZA DI PROVE” NEL 2010

Tumori: cellulari assolti (per ora)

Donatella Barus (Fondazione Veronesi) LA RICERCA

 

I risultati del più ampio studio mai condotto: «Nessun legame accertato fra telefonini e tumori cerebrali, ma è prematuro dire che il rischio non c’è»

MILANO – Assolti per mancanza di prove. Questo è il verdetto della più estesa indagine mai condotta sui telefoni cellulari e i tumori cerebrali. «I risultati non ci permettono di dire che c’è qualche rischio associato all’uso dei telefonini, ma è anche prematuro affermare che il rischio non c’è» ha dichiarato Christopher Wild, direttore dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (larc) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha finanziato la ricerca.

FUMATA GRIGIA – L’attesa per i risultati dello studio, chiamato Interphone, era quella delle grandi occasioni. Dieci anni di lavoro, 13 Paesi coinvolti (Italia compresa), oltre 10mila interviste e 19 milioni di euro investiti facevano sperare in una parola definitiva sul dilemma che ha accompagnato sin dai suoi inizi il boom planetario della telefonia mobile: accostare ogni giorno il cellulare all’orecchio è pericoloso o no? E invece il responso, apparso con un lungo articolo sull’International Journal of Epidemiology, è stato: «non si può dire, per ora».

LO STUDIO – Da tempo si cerca di capire quale effetto abbiano le radiazioni elettromagnetiche emesse dai telefonini. Le ricerche di laboratorio non hanno dato risposte chiare sui possibili danni a cellule e tessuti, dunque ci si è concentrati sull’epidemiologia, andando a verificare cosa succede in grandi numeri di persone. Lo studio Interphone si è basato su interviste a circa 5mila uomini e donne fra i 30 e i 59 anni che, fra il 2000 e il 2004, hanno avuto una diagnosi di tumore cerebrale, glioma o meningioma, due forme che si ritengono potenzialmente legate rischio-telefonino. A ciascuno è stato chiesto quanto e come avesse usato cellulari negli anni precedenti, e le loro risposte sono poi state confrontate con quelle di oltre 7mila soggetti non colpiti da tumore.

I RISULTATI – Alla fine del lavoro, i numeri non hanno mostrato una correlazione fra l’uso del telefonino e questi due tumori, fatta eccezione per un certo aumento del rischio di glioma nei forti utilizzatori, che però desta qualche sospetto negli autori. Una cinquantina di pazienti, ad esempio, hanno riferito di aver usato cellulari per più di cinque ore al giorno, alcuni perfino 12 ore al giorno. «Questo risultato è probabilmente falsato da motivi psicologici: probabilmente i malati hanno esagerato involontariamente il tempo passato al telefonino – ha spiegato spiega Paolo Vecchia, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità (che ha diretto lo studio italiano) -. La prova è che questo aumento si ha solo nell’ultimo gruppo di utilizzatori, e non è graduale. Inoltre solo fra i malati c’è chi ha dichiarato utilizzi di oltre 12 ore al giorno, o addirittura in anni in cui il telefonino non era ancora stato inventato».

I TEMPI SONO CAMBIATI – Un secondo problema della ricerca evidenziato dagli stessi autori è che in questi anni le abitudini degli utenti sono molto cambiate. Oggi nel mondo ci sono oltre quattro miliardi e mezzo di sottoscrizioni ai servizi di telefonia mobile, le ore trascorse al cellulare sono aumentate rispetto a quelle registrate in Interphone, secondo cui i più accaniti dichiaravano una mezz’ora al giorno.

NON CI SI FERMA QUI – Mai come in questo caso, hanno commentato gli osservatori, è calzante il vecchio ritornello «servono ulteriori studi», specie sui più giovani, che fra chiamate e messaggini ora sono al cellulare in media un’ora al giorno, su periodi di tempo più lunghi e su altre malattie, come i tumori delle ghiandole salivari e i neurinomi dell’acustico. Fra le ipotesi sollevate c’è anche quella di utilizzare i dati delle compagnie telefoniche per avere informazioni oggettive sui consumi. Al di là delle tante proposte di metodo, il nodo che tutti riconoscono è che indagini di questo tipo richiedono sforzi colossali e costi enormi. Comunque si va avanti: il mese scorso è già stato lanciato uno studio che recluterà 250mila partecipanti e li seguirà per 30 anni.

Donatella Barus
(Fondazione Veronesi)
20 maggio 2010 (modifica il 25 aprile 2012)

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http:corriere.it/salute/sportello_cancro/10_maggio_20/tumori-cervello-telefonini-assolti-con-riserva_1b670bf0-63f6-11df-ae00-00144f02aabe.shtml

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2-“POSSIBILMENTE CARCINOGENI”

-CORRIERE DELLA SERA:

SALUTE

Allarme dell’Oms su cellulari e wi-fi

«Rischio tumori del sistema nervoso»

La ricerca di un’agenzia dell’Organizzazione mondiale della sanità. Ma sono necessari altri approfondimenti

di Redazione Online Salute

MILANO- La radiofrequenze dei telefoni cellulari e di altri apparati di comunicazioni wireless «potrebbero causare il cancro negli essere umani». Lo ha deciso un gruppo di 34 esperti dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancrodell’Organizzazione Mondiale della Sanità che al termine di una review degli studi sul tema ha definito i campi elettromagnetici come «possibilmente carcinogeni».

TEST SUGLI ANIMALI –La valutazione del panel di esperti, che sarà contenuta in una monografia di prossima pubblicazione, si basa sia sui test sugli animali effettuati finora che sui dati degli studi epidemiologici sull’uomo: «In entrambi i casi le evidenze sono state giudicate limitate per quanto riguarda il glioma e il neurinoma acustico (tumore del nervo uditivo ndr) – ha spiegato Jonathan Samet, che ha coordinato il gruppo di lavoro – mentre per altri tipi di tumore non ci sono dati sufficienti».

ALTRI STUDI – Gli esperti hanno sottolineato che serviranno ulteriori ricerche prima di avere conclusioni definitive: «La nostra classificazione implica che ci potrebbe essere qualche rischio – ha aggiunto l’esperto – e che tuttavia dobbiamo continuare a monitorare con attenzione il legame tra i cellulari e il rischio potenziale. Nel frattempo è importante prendere misure pragmatiche per ridurre l’esposizione, come l’uso di auricolari o il preferire i messaggi di testo alle telefonate ove possibile». Anche dall’Istituto Superiore di Sanità si sottolinea la necessità di studi ulteriori: «Quello più importante si chiama Cosmos, e coinvolge 250mila persone in tutta Europa – conferma Susanna Lagorio epidemiologa dell’Istituto scientifico del Ministero della Salute – e dovrebbe riuscire a superare tutte le limitazioni dei precedenti. Nel frattempo le raccomandazioni di limitare l’uso del telefonino sono più che altro a scopo precauzionale, perchè solo l’Oms può dare indicazioni di salute pubblica, e lo farà probabilmente tra due anni in un volume apposito sulle radiofrequenze».

IL SIGNIFICATO – Sul rapporto tra cellulari e tumori la scienza in questi anni si è divisa: alcuni studi hanno ritenuti i telefonini potenzialmente cancerogeni, altri li hanno assolti e altri ancora, come la ricerca Interphone, finanziata dall’Organizzazione mondiale della sanità e i cui risultati erano stati diffusi lo scorso dicembre, non erano arrivati ad alcuna certezza che l’utilizzo dei cellulari, anche prolungato, potesse aumentare il rischio di tumori al cervello. Oggi l’Oms, grazie al suo gruppo di 34 esperti che ha definito i campi elettromagnetici come «possibly carcinogenic», cerca di aggiungere un tassello alle attuali conoscenze. Rimangono perplessità che lo studio Interphone , il più grande mai effettuato sulla pericolosità dei telefoni cellulari, non era riuscito a dissipare nonostante 10 anni di lavoro, più di 19 milioni di euro e 10mila interviste condotte in 13 Paesi. Le cifre uscite dalla ricerca parlavano di un’assenza di rischio per gli utilizzatori, fatta eccezione per i più assidui, anche se erano gli stessi autori a mettere le mani avanti. «I risultati non ci permettono di dire che c’è qualche rischio associato all’uso dei telefonini – afferma va Christopher Wild, direttore dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) dell’Oms, che ha finanziato lo studio – ma è anche prematuro affermare che il rischio non c’è». I risultati dello studio avevano mostrato una minore probabilità di sviluppare i tumori in chi utilizzava poco il telefonino rispetto anche ai soggetti sani, mentre per gli utilizzatori più assidui, che comunque non superavano la mezz’ora al giorno, è risultato un maggior rischio per il glioma pari quasi a un terzo. In questi ultimi mesi non sono mancati altri studi sull’argomento, spesso con risultati contraddittori. Secondo una ricerca pubblicata lo scorso febbraio le telefonate lunghe modificano l’attività del cervello nelle zone limitrofe alla posizione dell’antenna, ma non è chiaro se questo cambiamento di attività abbia dei significati dal punto di vista della salute, e anzi per un’altra ricerca l’uso del telefonino aumenterebbe la memoria. Un’altro studio aveva messo in luce invece alcuni effetti negativi sulla fertilità. Tuttavia, nonostante le poche certezze, lo scorso 27 maggio il Consiglio d’Europa di dire no ai telefonini nelle scuole e far utilizzare nelle classi i collegamenti fissi per internet invece del wi-fi per ridurre i pericoli derivanti dell’esposizione ai campi elettromagnetici, sulla base del principio di precauzione.

ASSOTEL: «COME IL CAFFÈ» – «La IARC (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha classificato – si legge in una nota di Assotelecomunicazioni (Asstel) l’associazione aderente a Confindustria che rappresenta le imprese di telecomunicazioni – l’esposizione ai campi elettromagnetici a radio frequenza nella classe 2B in riferimento all’uso del telefono cellulare. Secondo la IARC questo significa che “ci potrebbe essere qualche rischio” e che occorre continuare a monitorare gli sviluppi scientifici. La classe 2B la terza classe di classificazione su cinque e contiene altre sostanze di uso comune come ad esempio il caffè e i sottoaceti». La IARC, ricorda anche Assotelecomunicazioni, «ha valutato anche tutti gli studi sull’esposizione ambientale e occupazionale ai campi elettromagnetici, come quella delle antenne per telecomunicazioni, e li ha considerati, invece, inadeguati a evidenziare un aumento dei rischi per la salute. La decisione della IARC verrà ora esaminata dagli altri enti scientifici e sanitari, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la valutazione complessiva dei rischi per la salute associati all’uso del telefono cellulare».

CODACONS: «PRONTI A CLASS ACTION» – «Già da tempo il nostro ufficio legale, sulla base delle conoscenze finora acquisite ha avviato un studio sulla fattibilità di un class action in favore di tutti coloro che utilizzano telefonini cellulari in relazione ai danni alla salute da questi prodotti. Dopo l’allarme lanciato dall’Oms la nostra azione collettiva prende sempre più forma ed è destinata ad approdare a breve in tribunale». Lo afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. «Lo scopo della nostra class action è quello di far ottenere un risarcimento agli utilizzatori di cellulari per i gravi rischi corsi legati alla possibile insorgenza di tumori. Dopo la notizia diffusa oggi – prosegue Rienzi – chiediamo al Ministero della Salute di obbligare i produttori di apparecchi telefonici ad apporre sui cellulari avvertenze circa possibili pericoli per la salute al pari di quanto già avviene per i pacchetti di sigarette».

31 maggio 2011|18:32 RIPRODUZIONE RISERVATA http:corriere.it/salute/sportello_cancro/11_maggio_31/oms-cellulare-wireless-cancerogeni_a5ba3960-8ba2-11e0-93d0-5db6d859c804.shtml

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19 MAGGIO 2016:NIENTE LARGHE INTESE IN LIBIA
-SU LA STAMPA:
 
Haftar sfida l’Onu: “Non riconosco il governo di Sarraj”
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Il capo delle forze armate libiche che rispondono al parlamento di Tobruk: «Gli accordi? Solo pezzi di carta, non penso che questa soluzione avrà successo»
 
REUTERS
 
       
18/05/2016

Il generale Khalifa Haftar, capo delle forze armate libiche che rispondono al parlamento di Tobruk, ha dichiarato che non riconosce il nascente governo di unità nazionale (Gna) del premier designato Fayez Al Sarraj, né ha tempo da perdere con l’Onu. «Non m’importa nulla delle decisioni del Gna, le sue decisioni sono solo pezzi di carta», ha detto Haftar come riportano tweet dell’emittente Libya’s Channel. «Non penso che questa soluzione imposta dall’Onu avrà successo», ha affermato.

Nell’intervista alla tv libica Haftar ha anche espresso indifferenza per l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Martin Kobler: «Non ho tempo da perdere con Kobler, faccio conto sull’esercito e la polizia e non su un funzionario dell’Onu». Haftar ha attaccato verbalmente anche i Fratelli musulmani sostenendo che «sono dietro a tutti gli attentati terroristici del mondo». Una decina di giorni fa Haftar aveva rifiutato di incontrare Kobler.

Alcuni diritti riservati
http:lastampa.it/2016/05/18/esteri/haftar-sfida-lonu-non-riconosco-il-governo-di-sarraj-e2IwBhFJX5OWDTue6YOGKK/pagina.html
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21 MAGGIO 2016(ORA ITALIANA 11:00):LA NUOVA ERA NON AUTORIZZA A GOOGLE LA CREAZIONE E COMMERCIALIZAZZIONE DI ARA COPIATO SUL MIO LIBRO.
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-SU LE MONDE:Entreprises
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Google veut commercialiser son smartphone en kit dès 2017

Le Monde.fr avec AFP | 21.05.2016 à 03h45

image: http:s2.lemde.fr/image/2016/05/21/534x0/4923631_6_9900_prototype-du-telephone-modulaire-de-google_4e8f370008e3cb1b2cf111d5194c7b97.jpg

Prototype du téléphone modulaire de Google, Ara.

Débuté il y a trois ans, le projet se faisait attendre. Au dernier jour de sa conférence annuelle pour les développeurs, vendredi 20 mai, le géant américain Google a annoncé le lancement en 2017 sur le marché grand public de son smartphone en kit, qui a été présenté début 2015 sous le nom de code « projet Ara ».

Encore au stade de prototype, Ara est un téléphone modulaire de 5,3 pouces, avec une structure de base personnalisable. Comme avec des Lego, l’utilisateur assemble avec des électro-aimants des modules de différentes couleurs et fonctionnalités : appareil photo grand angle, capteurs, haut-parleur ou même une boîte pour ranger les médicaments.

Une durée de vie potentielle de cinq ans

À terme, Google veut offrir la possibilité aux développeurs de proposer de nouveaux composants, comme par exemple une béquille pour tenir le smartphone. Certaines start-up pourront le tester dès l’automne 2016, afin de commencer à créer des applications.

« L’objectif d’Ara est de faire pour les appareils mobiles ce que les applications ont fait pour les logiciels », explique le groupe. L’autre enjeu est la durabilité de ce téléphone sur-mesure, qui serait de 5 ans.

Hérité du rachat de Motorola, ce projet a été intégré au centre de recherche avancée de Google. Lorsque le premier prototype a été dévoilé début mars 2015, lors du Congrès mondial de la téléphonie mobile à Barcelone, Google a dit espérer créer une véritable industrie autour de ce nouveau modèle, qui offrirait selon lui un accès plus facile à Internet aux habitants des pays émergents.

Lire le post de blog : Ara : le téléphone en kit durable, libre et co-créé

Le prix de vente n’est pas encore connu, mais le groupe avait évoqué à l’époque un coût de production démarrant à 50 dollars pour un modèle d’entrée de gamme. Il avait aussi promis un test grandeur nature avant la fin 2015 à Porto Rico, mais cela ne s’était jamais concrétisé.

En savoir plus sur http:lemonde.fr/entreprises/article/2016/05/21/google-veut-commercialiser-son-smartphone-en-kit-des-2017_4923634_1656994.html

REAZIONE:

1-LA TELEMEDICINA DA ME CREATA E LO SMARTPHONE SONO INTIMAMENTE LEGATI DALLA NASCITA DEL  PRIMO SMARTPHONE, CHE APPUNTO ERA A MODO DI KITS PER APPLICAZIONI DI DIVERSI MODULI DELLA PRATTICA MEDICA A DISTANZA,PRSENTATO ALLA FIERA SMAU DI MILANO NELL'ANNO '98.QUINDI QUESTO PROGETTO ARA DI UN SMARTPHONE IN KIT PER PAESI SOTOSVILUPATTI IN PREPARAZIONE DA GOOGLE E' COPIA DEL PRIMO SMARTPHONE DA ME INSPIRATO E IDEATO,E CIO'E ESSISTE GIA.CLICCA E VEDI:

http://dottcianciminotortorici.blogspot.com.uy/?mkt=it-it

 

2-QUINDI TENENDO CONTO CHE E’ UNA COPPIA QUAL’ORA SI CONCRETASSI LA SUA CREAZIONE E COMMERCIALIZAZZIONE,CHE ANCORA NON E’ DETTO ACCADA, POTREBBE VEDERSI IN PROBLEMI DI BREVETTI, POICHE COME HO DETTO SOPRA NON SI AUTORIZZA LA SUA CREAZIONE.

3-QUESTO PROGETTO COME LA PARTECIPAZIONE IN BARCELLONA E’ FRUTTO DELLA MALANDATA POLITICA IMPRENDITORIALE DEL SIGNOR ERIC SMICHDT,IL “PRESIDENTE OFF SHORE” DI GOOGLE(NON SI OCCUPA DI ASPETTI TECNICI E CREATIVI MA DI POLITICA IMPRENDITORIALE APPUNTO E, OVVIAMENTE,ECONOMICA),QUINDI OPERA DEL NEOLIBERALISMO.

4-C’E’ ANCHE CERTA SOMMIGLIANZA DALLA POLITICA DI MICROSOFT VERSO NOKIA CHE QUELLA DI GOOGLE VERSO MOTOROLA,ENTRAMBE MARCHI COMPERATE E POI SGOMBERATI DAI 2 BIG DELLE TELECOMUNICAZIONI RISPETTIVAMENTE: ENTRAMBI BIG SI SONO NEGATI A FIRMARE LA SCOMPARSA DEFINITIVA DI NOKIA E MOTOROLA LASCIANDO IN PIEDI UN SUO “PICCOLO FANTASMA”,NOKIA LUMIA NEL CASO DI MICROSOFT E QUESTO ARA NEL CASO DI GOOGLE.ENTRAMBE CORRERANNO LA STESSA SORTE.

INSOMMA NO A QUESTA COPIA PER PAESI POVERI DI ERIC SMISCHDT.COME  NEL CASO NOKIA LUMIA SI INVITA AGLI OPERATORI E SIMPATIZZANTI DELLA NUOVA ERA A BOICOTTEARE LA NASCITA DI ARA.

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21 MAGGIO 2016:JORGE BERGOGLIO,UN PAPA “NON SANTISSIMO” IN FRANCIA,AFFAIRE BARBARIN

-SU LE MONDE:Religions

Article sélectionné dans la matinale du 21/05/2016
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Pédophilie : le cardinal Barbarin ne veut pas quitter « le navire en pleine tempête »

Le Monde | 20.05.2016 à 22h50,Mis à jour le 21.05.2016 à 09h35

 

image: http:s2.lemde.fr/image/2016/05/20/534×0/4923615_6_3eb8_le-pape-francois-et-le-cardinal-barbarin-au_4122ff7d26d9e7787c89b28cc950ff36.jpg

 

Le pape François et le cardinal Barbarin au Vatican, le 20 mai 2016.

L’influent cardinal français Philippe Barbarin, éclaboussé par des affaires de pédophilie dans son diocèse de Lyon, a confirmé, samedi 21 mai, rester à son poste à l’issue d’un entretien avec le pape François au Vatican. Alors que des associations de victimes et plusieurs personnalités politiques, jusqu’au premier ministre français, Manuel Valls, ont réclamé sa démission, le souverain pontife lui a plutôt apporté son soutien, tout en estimant que les évêques ayant protégé des pédophiles devaient démissionner.

« Si la justice mettait en lumière un grave manquement dans la conduite de ma mission, [une démission] serait effectivement une perspective à envisager. Pour l’heure, ce ne serait pas responsable, ce serait même contraire à mon devoir : on ne quitte pas le navire en pleine tempête ! », a déclaré le prélat, l’un des plus influents de l’Eglise de France, dans un entretien au quotidien Le Figaro.

Lire aussi :   Pédophilie : pour le pape, le cardinal Barbarin ne doit pas démissionner

« On aurait aimé être reçus à la place du cardinal »

Selon Mgr Barbarin, le pape lui a « redit sa confiance » et lui a conseillé « d’attendre paisiblement que la justice ait accompli sa mission ». François « a d’abord pris le temps d’écouter attentivement. Il semblait très informé de la situation. Il m’a redit sa confiance, sa prière et sa conviction intime : il n’y a pas de place dans le ministère pour ceux qui abusent des enfants, et ce, de façon imprescriptible », a-t-il rapporté au Figaro.

Dans un entretien publié mardi par La Croix, le pape avait déjà pris fermement la défense de l’archevêque de Lyon, déclarant que sa démission avant l’issue d’un hypothétique procès serait « un contresens ».

Le cardinal Barbarin est visé par deux enquêtes préliminaires pour « non-dénonciation » d’agressions sexuelles de jeunes scouts entre 1986 et 1991 par un prêtre du diocèse de Lyon, Bernard P. Ce dernier, en activité jusqu’en août 2015, a été mis en examen le 27 janvier après avoir reconnu les faits. Archevêque de Lyon depuis 2002, le cardinal Barbarin nie avoir couvert de tels faits, mais il a admis en avril « des erreurs dans la gestion et la nomination de certains prêtres ».

Son entretien au Vatican a été mal perçu par des victimes de prêtres pédophiles qui cherchent à rencontrer le pape François. « On aurait aimé être reçus à la place du cardinal Barbarin, on constate une fois de plus que les victimes sont laissées de côté », a critiqué Bertrand Virieux, l’un des cofondateurs de l’association lyonnaise La Parole libérée.

Lire aussi :   Pédophilie : l’Eglise catholique s’engage à mieux écouter les victimes

En savoir plus sur http:lemonde.fr/religions/article/2016/05/20/pedophilie-apres-un-entretien-avec-le-pape-le-cardinal-barbarin-confirme-rester-a-son-poste_4923616_1653130.html

REAZIONE:EVIDENTEMENTE,GIUSTIZIA CIVILE O NO,SIN DA ORA SI PUO DIRE CHE PAPA JORGE BERGOGLIO E’ UN “PADRE NON SANTISSIMO”.NON A CASO NELL’ARIA INTORNO A JORGE BERGOGLIO GIA SI PRONUNCIA LA PAROLA “ERETICO”,E NON A CASO LA CHIESA CATTOLICA HA VIRTUALMENTE DUE PAPI.JOSEPH RATZINGER HA DIMISSIONATO SOLTANTO,PRATTICA NON COMUNE NELLA CHIESA.

FORSE IN FUTURO  C’E NE SARANNO  TRE?STAREMMO A VEDERE ACCOMODATEVI.

TUTTO E’ BENE CIO CHE FINISCE BENE:LA PAROLA ALLA GIUSTIZIA FRANCESE ALLORA.

 

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22 MAGGIO 2016:RENZI,BERGAMO,VIA AL  REFERNDUM

-TITOLARE SU LA REPUBBLICA:

Referendum, Renzi apre campagna del sì

“Con il no, Paese paradiso di inciuci”vd

Il premier: Berlinguer era per monocameralismo

La Riforma del Pci sull’Unità del 1981 (Pdf)

Video:Al Kilometro rosso: “Qui 260 posti grazie al Jobs act”

 

Video Contestatore portato via dal teatro

Foto Centri sociali in piazza, tensione con polizia

 

2-SU YOU TUBE:BERGAMO,TAFERRUGLI A VISITA RENZI

A-Renzi a Bergamo, incidenti con la polizia (prima parte)

 

Trasmissione in live streaming 19 ore fa

Giornata di tensione a Bergamo, con contestazioni e proteste per la visita di Renzi alla Città Alta. L’integrale della diretta.

B-Renzi a Bergamo, incidenti con la polizia (seconda parte)

 
Trasmissione in live streaming 17 ore fa

Incidenti a Bergamo dove è atteso a minuti Renzi per il via alla campagna referendaria.

REAZIONE:NON LI SARA FACILE FARE POLITICA REFERENDARIA,I SONDAGGI LI SONO SFAVOREVOLI.

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26 MAGGIO 2016:IN MATERIA DI TELECOMUNICAZIONI LA NUOVA ERA DETTA LA LINEA E LA FORTUNA DEI BIG

-VEDIAMO DUE NOTE SU LA STAMPA:

1-LUMIA BOICOTTEATO

-SU LA STAMPA,tecnologia:

Microsoft, vendite in calo per i Lumia ma crescono i Surface

Il papà di Windows perde terreno nel mercato degli smartphone. Giù le entrate, ma crescono tablet e portatili
AP
22/04/2016

Tracollo per gli smartphone Lumia, ma risultato positivo sulle vendite dei tablet e pc portatili Surface . Per i primi, risultati in calo del 73% rispetto all’anno scorso: 2,3 milioni di cellulari venduti, a fronte degli 8,3 dell’annata precedente. Tablet e pc portatili sono invece in crescita con 1,1 miliardi di entrate dalle vendite, un aumento del 61% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il futuro di Microsoft, potrebbe essere proprio l’universo Surface: un mix tra laptop e tablet, con pennino e tastiera, che piace al mercato, tanto da indurre la rivale Apple a seguire l’azienda di Redmond con la linea di ibridi Ipad Pro.

A parlare sono i dati pubblicati nel Q3 report di Microsoft (del terzo trimestre dell’anno finanziario 2016) in cui sono pubblicate le entrate e i pagamenti dei dividendi agli investitori del colosso di Redmond. Il documento certifica il declino dell’azienda nel mercato degli smartphone, con un calo del 46% rispetto all’anno scorso.

Insomma, nonostante il successo della linea Surface e dei servizi online e di cloud computing, le entrate e gli utili di questo trimestre (20,5 e 3,8 miliardi di dollari rispetto i 4,98 miliardi di utili e 21,7 miliardi di entrate dello stesso periodo del 2015) parlano chiaro: Microsoft perde terreno, e questo a Wall Street non piacerà.

Alcuni diritti riservati
http:lastampa.it/2016/04/22/tecnologia/news/microsoft-perde-terreno-nel-mercato-degli-smartphone-vendite-in-calo-per-i-lumia-UxI5ZfkQuXVBS87PtZ9NMM/pagina.html
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REAZIONE:TAGS
-LUMIA BOICOTTEATO:HO CHIESTO IL BOICOT PER NOKIA LUMIA E IL MERCATO,L’UTENTE,HA SEGUITO LE MIE RACCOMANDAZIONI.GRAZIE A TUTTI
-TABLET,PC PORTATILI E SURFACE(UN MIX FRA LAPTOP E TABLET):TUTTI SONO UNA MIA CREAZIONE,UNA CREAZIONE DERIVATA DEL MIO CONCETTO DI INTEGRAZIONE DI VARIE TECNOLOGIE DELLE TELECOMUNICAAZIONI IN UN SOLO SUPPORTO,PERSONALE MOBILE E SENZA FILI……….
-Ipad Pro:IDEM
-MICROSOFT E I SUOI SMARTPHONE PERDE TERRENO:E’ LA NUOVA ERA A FARE IL SUCCESSO O IL FALLIMENTO DELLE AZIENDE DELLE TELECOMUNICAZIONI TUTTE,E NON SOLO PER LA PARTE SCIENTIFICO-CREATIVA INSPIRATA AL MIO CONCETTO AL DI FUORI DI QUI NULLA SI CREA,SI FABRICA O SI VENDE,MA NACHE PER LE MIE OPINIONI E RACCOMANDAZIONI RELIGIOSAMENTE SEGUITE DALL’UTENTE E IL MERCATO CIO CHE CONFIRMA CHE LE MIE PUBBLICAZIONI SONO LE PIU INFLUENTE AL MONDO  IN MATERIA DI TELECOMUNICAZIONI…E NON SOLO.
INOLTRE STIAMO ASSISTENDO AL DECLINO DI UN PERIODO STORICO DELLA NUOVA ERA AL DI LA DEL DECLINO DI MICROSOFT.POTEVA SALVARLA L’INGRESSO  NEL MOBILE PERO E’ STATO TIEPIDO E TIMORATO,HA SBAGLIATO SU LUMIA E SULLA SCELTA DI NADELLA A GUIDA DI MICROSOFT,LA NUOVA ERA VOLEVA LA FORD NEL PACHETTO AZIONARIO MAGGIORITARIO,IL PROTAGONISTA DELL’ALTRA ERA DEL MOBILE,QUELLA DELL’AUTOMOBILE APPUNTO,MA BILL GATES NO LO HA PERMESSO.VEDI PIU NELLA PROSSIMA NOTA.
2-SMARTPHONE MICROSOFT E NADELLA IN DECLINO
 
-SU LA STAMPA,tecnologia:

Microsoft annuncia 1850 esuberi nel settore della telefonia mobile: è l’addio agli smartphone?

Previsti 1350 licenziamenti solo in Finlandia, ex dipendenti Nokia. Redmond non conferma l’uscita dal mercato mobile, ma risulta difficile giustificare altri investimenti a fronte di una quota di mercato sotto l’uno per cento
AP
25/05/2016
bruno ruffilli

Lo scorsa settimana i telefonini, oggi gli smartphone. Microsoft prosegue con la strategia per rendere più efficienti le attività legate alla telefonia mobile. Da Redmond è appena arrivato l’annuncio del taglio di 1.850 posti di lavoro, di cui 1.350 in Finlandia, dove il gigante di Redmond due anni fa aveva acquistato la Nokia per circa 7,2 miliardi di dollari. Gli oneri straordinari dell’operazione ammontano a 950 milioni di dollari, che saranno contabilizzati nel trimestre in corso per la divisione More Personal Computing.

Microsoft l’estate scorsa aveva riportato oneri per 7,6 miliardi di dollari legati agli asset mobile e aveva lasciato a casa 7.800 persone delle divisioni che se ne occupano su un totale di 110 mila dipendenti. In una e-mail ai dipendenti, Terry Myerson, vicedirettore generale Windows and Devices Group, ha sottolineato che la società non sta abbandonando le attività legate alla telefonia mobile, che produce tre telefoni della linea Lumia, ma «sta riducendo, non sta uscendo dal mercato» e «continuerà a sviluppare nuovi e grandi dispositivi».

Come ogni smentita non richiesta, anche questa però suona assai simile a una conferma: la decisione dei tagli è legata alle difficoltà del settore della telefonia mobile di Microsoft con le vendite che non sono mai riuscite a decollare veramente. In una mail ai dipendenti l’azienda parla di una decisione «incredibilmente difficile» e della necessità di essere più concentrati sullo sviluppo della componente hardware. Ma proprio ieri, Gartner stimava che la quota di mercato di Windows Phone è scesa nell’ultimo trimestre al di sotto dell’uno per cento, una percentuale evidentemente troppo bassa per giustificare ulteriori investimenti.

Microsoft è arrivata tardi sul mercato, e non è mai veramente riuscita a rendere competitivi i dispositivi che adottavano il suo sistema operativo. Prodotti prima quasi solo da Nokia, poi anche (sporadicamente) da altri marchi, hanno pagato lo scotto di un’offerta di app non all’altezza dei concorrenti iPhone e Android e di scelte di marketing a volte discutibili. Con l’acquisizione di Nokia, Microsoft ha cercato di riproporre l’integrazione verticale di software e hardware che ha fatto il successo di Apple, ma l’annuncio di oggi sembra la conferma di una svolta iniziata con l’avvento di Satya Nadella, che dal febbraio 2014 ha preso il comando dell’azienda sostituendo Steve Ballmer. Il nuovo Ceo ha subito puntato sul cloud e sul mobile e sta cercando di dare a Microsoft l’impronta di un’azienda di servizi che funzionano indipendentemente dai dispositivi e dalle piattaforme dove sono utilizzati. Anche per questo di recente si è impegnata in una battaglia legale contro il Governo Usa in nome della privacy.
Alcuni diritti riservati.

http:lastampa.it/2016/05/25/tecnologia/news/microsoft-annuncia-esuberi-nel-settore-della-telefonia-mobile-laddio-agli-smartphone-D59j9i5KQshvHkCkIyRocK/pagina.html

REAZIONE:BHE HO DETTO QUASI TUTTO SOPRA.IN FONDO MICROSOFT,CHE NON SOLO E’ ARRIVATO TARDI SULLA TELEFONIA MOBILE MA ANCHE SBAGLIATO LE SCELTE AZIENDALI GIA SEGNALATI,NON E’ MAI STATA UNA AZIENDA NUOVA ERA MA SOLO DI SOFTWARE,IL SUO WINDOWS E’ INSTALLATO NEL 95 PER CENTO DEI COMPUTER MONDIALI(NON E’ POCO).L’ANDROID E’ STATO IL PRIMO SISTEMA OPERATIVO PER TELEFONIA MOBILE CREATO DA GOOGLE CHE HA SEGUITO LA MIA PREDICA E APPLICATO I MIEI CONCETTI INTEGRATIVI PER IL MOBILE,APPLE LO STESSO,E MICROSOFT HA CERCATO DI ENTRARE ANCHE NELLA NUOVA ERA,PRIMO CON IL WINDOWS MOBILE E POI CON NOKIA LUMIA PERO NON CI E’ RIUSCITO,HA SBAGLIATO SCELTE FONDAMENTALI PER L’ESSENZA DELLA ERA DEL MOBILE,QUELLE GIA SEGNALATI ALTRE COME QUELLA DI NON SBARAZZARSI PRIMA E COMPLETAMENTE DEL MERCATO DEL PC FISSO E CABLATO,E IL MERCATO LO HA PENALIZZATO,LO HA BOICOTTEATO.

PECCATO,BILL NON PASSERA ALLA STORIA COME IL BELL DELLE COMUNCAZIONI A DISTANZA.

MA NON SARA SOLO BILL GATES HA SUBIRE DECLINO,STIAMO ASSITENDO AGLI ULTIMI ATTI  DI UN PERIODO DELLA NUOVA ERA,JOBS GIA NON ESSISTE,MICROSOFT,BILL E NADELLA SONO IN DECLINO E PROSSIMAMENTE USCIRANNO DI SCENA ANCHE ALTRI PROTAGONISTI POLITICI CHE DELLA NUOVA ERA HANNO FATTO USO COME OBAMA E RENZI.

-APPENDICE:UN “DIPENDENTE” “DEUS EX-MACHINA”,SMASCHERANDO BUGGIE

-SU LA STAMPA,economia:

Tablet e iPhone, il confronto perdente con Apple

Un paradosso: il gruppo di Gates ha avuto per primo le idee vincenti però non ci ha creduto

Da sinistra Steve Jobs, scomparso nel 2011, con Bill Gates

 
     
25/08/2013
bruno ruffilli

«Diventerà il computer più diffuso nel mondo», disse Bill Gates presentando il tablet Pc nel 2001. Ma non immaginava che a far diventare realtà la sua profezia sarebbe stata Apple, allora appena sfuggita alla bancarotta. Di più: fu proprio da un dipendente Microsoft che Steve Jobs ebbe l’idea dell’iPad («Sbagliano tutto, noi lo faremo meglio», disse il guru della Mela con la consueta modestia). Dai primi prototipi però non nacque un tablet, ma uno smartphone, l’iPhone. Il concetto era lo stesso, solo in un formato ridotto. Così, per una bizzarra ironia, fu Gates ad aprire la strada a due dei successi più grandi di Apple.

Non basta avere buone idee, bisogna saper scegliere il momento e il modo giusto per lanciarle. Certo, l’ottobre 2001 con le Torri Gemelle ancora in fumo, non pareva indicato per lanciare un riproduttore di musica portatile: e invece l’iPod ha venduto nelle sue varie incarnazioni oltre 400 milioni di esemplari. È diventato un’icona culturale perché lega tecnologia e sentimento, una piccola cassaforte da tenere in tasca per musica, foto, video. Senza, Apple sarebbe ancora un produttore di computer di nicchia, oggi è un marchio globale di intrattenimento digitale, con il più grande negozio di musica del Pianeta, gli ecosistemi di app che ruotano intorno all’iPhone e all’iPad, i prodotti in arrivo come l’orologio e la televisione che probabilmente cambieranno ancora le regole del mercato.

Bill Gates non seppe intuire il successo dell’iPod, e la risposta fu tardiva e debole, con lo Zune, un lettore Mp3 venduto solo negli Usa. Un flop: eppure quelle scritte grandi e quell’interfaccia minimalista sono le stesse di Windows 8, il più recente sistema operativo di Redmond, che gira su computer, tablet e smartphone. Anche qui, non proprio un successo: i tablet Microsoft non si vendono, i prezzi calano costantemente, e l’alleato di ferro Nokia confessa di avere un “piano alternativo” a Windows Phone. La quota di mercato negli smartphone rimane bassa, anche se in un anno è passata dall’1,5 a quasi il 4 per cento.

Il computer non è più lo scatolone grigio di vent’anni fa e nemmeno il goffo portatile degli Anni Zero, ma Microsoft non ha saputo cogliere questo passaggio cruciale della tecnologia, e da lì è iniziata la sua parabola discendente. Accelerata anche da qualche passo falso, come Vista, uscito nel 2007 con grandi ambizioni: era lento, farraginoso, pieno di difetti, così al nuovo sistema gli utenti preferirono il vecchio Xp, e Microsoft fu costretta a rimetterlo in vendita.

Sono arrivate delusioni anche dai servizi: se il motore di ricerca Bing cresce, la mail Outlook.com questa settimana ha funzionato a intermittenza per tre giorni, mentre Skype, acquistata nel 2011, cede lentamente terreno ai concorrenti. È andata meglio con i videogiochi, dove nell’era Ballmer la Xbox ha scardinato il monopolio della Playstation e l’ha pure superata (negli Usa). Ma nella prossima stagione natalizia la Xbox One dovrà combattere contro la PS4, e Don Mattrick, che ha inventato la nuova console Microsoft, ha appena lasciato l’azienda.

Twitter@BrunoRuffilli

http:lastampa.it/2013/08/25/economia/tablet-e-iphone-il-confronto-perdente-con-apple-m6Df4TF0IO1HBpl9MjMBLI/pagina.html

REAZIONE:

-“il gruppo di Gates ha avuto per primo le idee vincenti però non ci ha creduto”:SI E’ VERO E QUESTE IDEE VINCENTI LI SONO STATE PORTATE DA ME IN UN CONCORSO DI MICROSOFT NEGLI ANNI ‘9O MA L’AZIENDA NON LI HA PRESO NE MENO IN CONSIDERAZIONE.LI HO PUBBLICATO E GOOGLE E APPLE SI LE HANNO ADOTTATE E I RISULTATI SONO ALLA VISTA,UNA NUOVA ERA DELLE TELECOMUNICAZIONI.NON PIU QUELLA DEGLI AGEGGI(WINDOWS)ISTALLATI IN UN PC FISSO E CABLATO PER L’USO ELLITTISTA DI RAGAZZOTTI PERBENISTI CHE NE FACEVANO UN SETTARIO DISTINTIVO SOCIO-CULTURALE,MA UN TELFONO MOBILE CON ALTRI MEZZI DI COMUNICAZIONE A DISTANZA INTEGRATI PER USO  DELL’UTENTE DELLE ETEROGENEE MASSE MODERNE CHE SI SPOSTANO DINAMICAMENTE IN UN MODO SEMPRE PIU INTERCONNESSO,INTERATTIVO E GLOBALIZZATO.

-UN “DEUS EX-MACHINA”  “DIPENDENTE”?NO,UN "DIPENDENTE" MICROSOFT CHIAMATO GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI:QUELLO DEL TITOLO(MODESTIE APPARTE),TUTTO IL RESTO SONO CHIACHERE,COSTRUZIONI PROPAGANDISTICHE FALSE,E SONO TUTTI ADEBBITATI AI MIEI CONCETTI SCENTIFICI E AL DI FUORI DI ESSI NULLA SI CREA,SI FABRICA O SI VENDE.

VEDI QUA:

http://cianciminotortoici.blogspot.com.uy/2014/10/nokiamicrosoft-e-nokia-lumiarivoluzione.html

http://cianciminotortoici.blogspot.com.uy/2006/12/le-mie-opere-scritte.html

http://cianciminotortoici.blogspot.com.uy/2010/06/oooo.html

https://docs.google.com/document/d/1aKXwZxLJOfUlVefwVRzQNWTV6mElR3hwo_flBTcd_wI/pub

http://cianciminotortoici.blogspot.com

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28 MAGGIO 2016:LA NUOVA ERA GODE DI  BUONA SALUTE 2

-SU LE MONDE:

LE MONDE | 28.05.2016 à 00h05,Mis à jour le 28.05.2016 à 10h25 | Par Stéphane Foucart

Ce ne sont pour l’heure que des résultats partiels, mais ils sont de mauvais augure. Le National Toxicology Program (NTP) américain a mis en ligne, jeudi 26 mai au soir, la première partie d’une étude toxicologique de grande ampleur, suggérant un lien entre deux cancers rares et l’exposition à des radiofréquences de 900 MHz, modulées selon deux normes de téléphonie mobile : GSM et CDMA. Les données rendues publiques mettent en avant une « incidence faible » de gliome cérébral et d’une tumeur très inhabituelle, le schwannome cardiaque, chez les rats mâles ayant été exposés à ces radiofréquences. Aucun des rats du groupe témoin n’a développé ce type de cancers.

Le NTP, un programme de recherche américain associant plusieurs agences publiques, n’a pas lésiné sur les moyens. « C’est la plus vaste étude de ce type conduite à ce jour sur le sujet », dit le toxicologue Christopher Portier, ancien directeur adjoint du NTP. L’étude, conduite sur deux ans et demi a coûté plus de 20 millions de dollars. Les groupes d’animaux étudiés comptaient chacun 90 individus, afin de maximiser la puissance statistique des résultats. Outre les animaux témoins (non exposés), certains groupes ont été exposés à des niveaux de rayonnement de 1,5 Watt par kilogramme (W/kg), d’autres à 3 W/kg et à 6 W/kg. Soit des niveaux d’exposition supérieurs à ceux des humains : la plupart des téléphones portables commercialisés ont un débit d’absorption spécifique (DAS) inférieur à 1 W/kg. En outre, les rats ont été soumis à un niveau d’exposition considérable. Leur corps entier a été exposé, tout au long de leur vie, 18 heures par jour, selon un cycle régulier : 10 minutes d’exposition, suivies de 10 minutes sans exposition, etc.

Effet différencié en fonction du sexe

Pour les deux normes d’émissions testées (GSM et CDMA), les résultats indiquent une incidence des deux cancers qui croît globalement avec le niveau de rayonnement reçu par les animaux. La proportionnalité de l’effet dose-réponse est en particulier claire pour le schwannome. Les chercheurs du NTP notent d’ailleurs avoir « une plus grande confiance dans l’association entre radiofréquences et lésions cardiaques, qu’avec les lésions cérébrales ». Mais, de manière surprenante, seuls les mâles sont touchés. En fonction du rayonnement reçu, le taux d’animaux développant l’une des deux pathologies varie de 1,1 % (un animal sur 90) à 6,6 % (6 animaux sur 90). Les femelles exposées dans des conditions identiques ne contractent pas ces maladies…

Cet effet différencié en fonction du sexe est inexpliqué. A ce jour, précise Christopher Portier, « il n’existe que des indices très limités de l’existence d’un mécanisme biologique à même d’expliquer la cancérogénicité des rayonnements non ionisants ». Les rayonnements ionisants – émis par certains éléments radioactifs, par exemple – altèrent l’ADN des cellules et peuvent ainsi conduire certaines d’entre elles à devenir cancéreuses. Rien de tel avec les radiofréquences, qui n’ont pas d’impact sur l’ADN…

En dépit de cette absence de mécanisme clair, plusieurs études épidémiologiques ont suggéré une augmentation d’incidence des gliomes cérébraux chez les grands utilisateurs de téléphone mobile…. mais d’autres n’ont pas mis en évidence un tel lien. En 2011, le Centre international de recherche sur le cancer (CIRC), l’agence de l’Organisation mondiale de la santé (OMS) chargée d’inventorier et de classer les agents cancérogènes n’avait ainsi classé les ondes électromagnétiques que parmi les « cancérogènes possibles » (dit classement « 2B »).

L’ensemble des résultats attendu

L’affaire est donc très débattue mais les résultats préliminaires du NTP, assez inattendus, viennent apporter de l’eau au moulin de ceux qui plaident pour plus de précaution. Toutefois, le NTP précise que ces résultats ne sont que partiels et que d’autres, actuellement en cours de révision, viendront dans les prochains mois compléter et préciser le tableau. Au CIRC, on préfère attendre la publication de l’ensemble des résultats du NTP pour apporter des commentaires, mais on précise que « si cela s’avère nécessaire, en fonction de la nature des données qui seront apportées, le CIRC pourra réévaluer rapidement sa classification des ondes électromagnétiques des radiofréquences ».

Pour M. Portier, les résultats partiels présentés devraient suffire à ce que « les pouvoirs publics investissent plus, sans attendre, dans la recherche scientifique sur les impacts sanitaires de ces technologies ». Car même si les effets mis au jour n’étaient que ténus, l’affaire serait importante. « Vu l’usage mondial généralisé des appareils de communications mobiles, par des utilisateurs de tous âges, même une augmentation très faible de l’incidence d’une maladie résultant d’une exposition aux rayonnements électromagnétiques pourrait avoir des conséquences importantes pour la santé publique », notent en effet les chercheurs du NTP dans leur compte-rendu.

http:lemonde.fr/sante/article/2016/05/28/une-etude-americaine-renforce-les-soupcons-d-un-lien-entre-cancers-et-telephonie-mobile_4928063_1651302.html

REZIONE:ERA DI ATTENDERSI UNA REAZIONE,I SOLITI OSCURANTISTI NON DORMONO MAI E NON HANNO ASPETTATO A LANCIARE IL CHI VA LA:SONO PASSATI PIU DI 30 ANNI DEL PRIMO SMARTPHONE SUL MERATO E NON SI E' VERIFICATI NE UN SOLO CASO DI CANCRO LEGATO ALLE ONDE ELTROMAGNETICHE DEL MOBILE E NE UNA SOLA PROVA SCIENTIFICAMENTE VALIDA.E NON LO E' NE MENO QUESTO STUDIO NON CONCLUSSIVO SU ANIMALI.

QUESTI ALLARMISMI SONO DESSTINATI PIU CHE ALTRO A INFLUENZIARE IL MERCATO DELLE TELECOMUNICAZIONI MOBILI MA NON FARANNO CARNE FRA GLI UTENTI DELLA NUOVA ERA E NON SI SMETTERA DI USARE NE UN TELEFONO MOBILE IN MENO.VA BENE LA PRUDENZA MA QUESTO STUDIO  NON GIUSTIFICA NESSUNA PAURA E NE MENO SPENDERE SOLDI IN RICERCHE CHE SARANNO FALLIMENTARI.DA SEMPRE LA SCIENZA HA DOVUTO LOTTARE CONTRO LE FORZE DELL'OSCURANTISMO MA NON SI HA MAI ARRESTATO IL SUO PROGRESSO.

-APPENDICE:IL GIORNO DOPO ANCHE SUL CORRIERE

corriere.it

I cellulari provocano i tumori? La storia infinita: ora uno studio trova un legame (nei ratti)

LO STUDIO

Milano, 27 maggio 2016 – 16:25

Si tratta dei risultati preliminari di una ricerca americana costata 25 milioni di dollari. durata due anni. Solo pochi giorni fa uno studio australiano aveva affermato l’opposto

È di appena qualche giorno fa la pubblicazione di un vasto studio australiano che per 30 anni ha monitorato la popolazione e ha concluso che non ci sono dimostrazioni certe dell’esistenza di un «legame pericoloso» tra cancro al cervello e telefoni cellulari. Ora però un altro studio, in fase preliminare e condotto solo sui topi, afferma l’opposto: l’esposizione alle radiofrequenze tipiche dei cellulari aumenta i casi di tumore nei ratti maschi. A dirlo è un maxi studio durato due anni del National Toxicology Program statunitense, secondo cui gli aumenti, piccoli ma statisticamente significativi, riguardano i gliomi, un tipo di tumore al cervello abbastanza diffuso, e Schwannomi (detti anche neurinomi, tumori benigni) gli stessi riscontrati da alcuni studio epidemiologici sull’uomo.

Il test sui roditori

Lo studio è stato condotto su oltre 2500 ratti e topi esposti a varie quantità di radiofrequenze (Gsm, 900MHz, 1900 MHz ecc) in 21 camere progettate appositamente. Gli animali sono stati esposti alle frequenze per 18 ore (10 minuti di pausa alternati a 10 minuti di radiazione per un totale quindi di nove ore effettive). Lo studio è costato 25 milioni di dollari e si tratta di uno dei più vasti mai condotti sugli effetti dei cellulare sulla salute, anche se, è da sottolineare, gli effetti biologici osservati su animali non necessariamente si applicano agli esseri umani. Secondo i primi dati preliminari le onde Gsm hanno provocato una bassa incidenza, fino al 3,3%, di gliomi cerebrali maligni in tutti i gruppi di ratti maschi. L’incremento dei tumori è stato nettamente inferiore nei ratti femmina.

L’anno prossimo il rapporto completo

La decisione di pubblicare i risultati preliminari dello studio sui ratti è venuta dopo che un sito americano, Microwave news, ha pubblicato i risultati, mentre il rapporto completo, che è stato controllato e verificato da autorità indipendenti, sarà pubblicato l’anno prossimo e per ora i ricercatori non hanno voluto anticipare niente altro. «Lo studio ha trovato una bassa incidenza di gliomi maligni nel cervello e schwannomi nei ratti maschi esposti – scrivono i ricercatori -. Dato l’ampio uso a tutte le età delle tecnologie per la comunicazione mobile anche un piccolo aumento che dovesse risultare dall’esposizione potrebbe avere grandi implicazioni per la salute pubblica».

Un tema dibattuto

27 maggio 2016 (modifica il 28 maggio 2016 | 12:49)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

http:corriere.it/salute/sportello_cancro/16_maggio_27/i-cellulari-provocano-tumori-maxi-studio-trova-legame-ratti-7c10c66e-240a-11e6-b229-67fb25338505.shtml

REAZIONE:ANCHE IL CORRIERE E LA UMBERTO VERONESI SI RIFERISCONO A QUESTO STUDIO DA ME RIPORTATO IN ITALIA(HO “FATTO  SCUOLA”)MA SECONDO ME ANCHE CON ALLARMISMO.

E COMPARARE “EFETTO RISCALDAMENTO”(SECONDO ME INESSISTENTE)DELLE RADIOFREQUENZE CON IL MICROONDA NON E’ ESSATTAMENTE UNA BUONA IDEA:E’ UNA COMPARAZIONE SPROPORZIONATA SONO COSE ASSOLUTAMENTE DIVERSE SIA QUALITATIVA CHE QUANTITATIVAMENTE.NO,NON E’ UNA BUONA IDEA CAVOLI! IL RISCHIO DEL MICROONDE E’ ALTISSIMO,L’ALTRO INESSISTENTE.

 

 

28 MAGGIO 2016:JAVA VS GOOGLE,ANDROID E' DEL "GIARDINO IN MEZZU DI LU MARI"

-SU LE MONDE:

lemonde.fr

Google remporte une bataille juridique majeure contre Oracle

Eric Schmidt, le PDG d’Alphabet (ex-Google), lors d’une conférence le 2 mai.

Eric Schmidt, le PDG d’Alphabet (ex-Google), lors d’une conférence le 2 mai. LUCY NICHOLSON / REUTERS

C’était un procès à neuf milliards de dollars (huit milliards d’euros). La somme que réclamait Oracle, le géant des logiciels, à Google, qu’elle accusait d’avoir utilisé, sans payer de licence, des fonctionnalités de son programme Java pour concevoir Android. Google arguait de son côté que son utilisation de Java tombait sous la notion américaine de « fair use » – le droit d’utiliser de manière modérée une œuvre de l’esprit comme source d’inspiration ou pour un remix. Dotée d’une abondante et complexe jurisprudence, l’étendue de la notion de « fair use » est régulièrement débattue devant les tribunaux outre-Atlantique.

Au cœur des six ans de procédures se trouvait la question du statut des API, les interfaces de programmation qui permettent à un tiers d’interagir avec un logiciel. Ces API sont omniprésentes dans le fonctionnement de la plupart des services modernes : elles permettent par exemple de se connecter aux services de Facebook ou de Google pour récupérer des informations sur un utilisateur, ajouter un évènement à son agenda...
Android, comme de nombreux autres logiciels, utilise l’API de Java.

Or, un premier jugement datant de 2014 avait déterminé que ces API sont protégées par le droit d’auteur. Google a affirmé à l’audience que l’utilisation de l’API de Java n’avait pas été centrale dans le développement d’Android, et qu’Oracle n’avait en aucun cas le droit de prétendre à une partie des 21 milliards de dollars (18 milliards d’euros) de bénéfices générés par le logiciel.

Des courriels incriminants pour Google

A l’audience, la défense de Google a cependant été mise à mal par plusieurs témoignages, et notamment par la présentation de courriels internes à Google montrant que des responsables du projet Android estimaient qu’ils auraient dû négocier une licence. Le PDG d’Alphabet (ex-Google), Eric Schmidt, a témoigné lui-même – M. Schmidt avait par le passé travaillé pour Sun Microsystems, le concepteur original de Java avant son rachat par Oracle. Il avait également pris part à des négociations qui n’avaient pas abouti entre Google et Oracle sur l’achat d’une licence.

Oracle a d’ores et déjà annoncé son attention de faire appel. « Nous sommes persuadés que Google a développé Android en copiant, de manière illégale, des technologies-clés de Java pour pouvoir sortir leur logiciel rapidement », a dit l’avocat en chef d’Oracle, Dorian Daley, dans un communiqué de l’entreprisse. « Oracle a lancé cette procédure pour mettre un terme au comportement illégal de Google, et nous pensons qu’il existe de nombreuses bases légales pour faire appel de cette décision ».

http:lemonde.fr/pixels/article/2016/05/27/google-remporte-une-bataille-juridique-majeure-contre-oracle_4927528_4408996.html

REAZIONE:LA NUOVA ERA NON CONDIVIDE LA CONCEZIONE DEL SO ANDROID CON L'ISOLA DI JAVA:QUELLO DEL TITOLO.

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29 MAGGIO 2016:LEGHISTI DI BOSSI E SALVINI A PROCESSO,CONCUSSIONE
-SU LA REPUBBLICA:
Lega Nord: pressioni sulla moglie di un pm per salvarsi dall’inchiesta spese pazzeGenova, il presidente del consiglio regionale Bruzzone di nuovo indagato. La difesa:”Solo dicerie”
di GIUSEPPE FILETTO
28 maggio 2016
Lega Nord: pressioni sulla moglie di un pm per salvarsi dall’inchiesta spese pazze
Quello spettro della Legge Severino deve aver spaventato non poco Francesco Bruzzone, notte e giorno. Il presidente del Consiglio Regionale, già rinviato a processo per le “spese pazze”, teme una condanna, quindi le immediate dimissioni da ogni incarico istituzionale. E questa potrebbe essere la ragione che lo ha indotto a chiedere ad una dirigente della Regione di intercedere, attraverso il marito magistrato, affinché questo potesse “ammorbidire” il gip Roberta Bossi a non usare la mano pesante nel rinvio a giudizio. Bruzzone respinge ogni accusa, dice che “è tutto inventato”. E però quel cognome Bossi non porta fortuna a Bruzzone, ex segretario federale della Lega Nord in Liguria, adesso indagato anche per “induzione alla concussione”.

 

L’ipotesi di reato è molto grave – prevista dall’articolo 319-quater – per “il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità…”. In caso di condanna rischia dai sei ai dieci anni di carcere. Oltre la decadenza dai pubblici uffici, prevista appunto dalla “Severino”. Destino già toccato agli ex consiglieri regionali Maruska Piredda (Idv) e Stefano Quaini (Sel).
Bruzzone, facendo leva sulla sua posizione dominante, avrebbe fatto pressioni per commettere un illecito. Un reato. Anche se lui ripete che “non è vero niente”. E però con lui è indagata anche la sua segretaria, Anna Cavallini. Avrebbe fatto da tramite per contattare Afra Serini, capo di gabinetto dell’Ufficio di Presidenza.
Serini, arrivata in Regione (trasferita dall’ex Provincia) quando presidente era Rosario Monteleone (Udc), è la moglie del pm Alberto Lari. A quanto pare le avrebbero palesato possibili ripercussioni sull’incarico in fase di rinnovo. Bruzzone, infatti, al momento non ha nominato alcun dirigente.
E però la famiglia Lari ha denunciato tutto, e il pm Massimo Terrile ha aperto l’inchiesta, tant’è che Bruzzone ha ricevuto un invito a comparire: lunedì sarà interrogato alla presenza del suo avvocato, Giuseppe Sciacchitano.
La vicenda è un terremoto politico, a meno di una settimana dalle elezioni. Che imbarazza il centrodestra. Sopratutto perchè Bruzzone, il cacciatore di Pegli che vive a Stella Santa Giustina, ha costruito la sua carriera sulla trasparenza, urlando “Roma ladrona”; noto per il suo rigore e la sua onestà; per avere osteggiato la gestione “disinvolta” del partito da parte di Francesco Belsito, l’ex tesoriere del Carroccio legato alla famiglia del Senatur e con questa finito in disgrazia, nei guai giudiziari per i diamanti ed i soldi del forziere dei “lumbàrd” trasferiti nelle banche di Cipro e della Tanzania.
Qualcuno adesso dirà che quest’inchiesta è ad orologeria. A sei giorni dal voto. La vicenda, però, sarebbe maturata nello scorso febbraio, quando il pm Francesco Pinto ha chiesto il rinvio a giudizio di Bruzzone, Edoardo Rixi (attuale assessore allo Sviluppo Economico e vice segretario nazionale di Matteo Salvini) e dell’ex consigliere Maurizio Torterolo. I tre leghisti, insieme ad altri 23 attuali ed ex consiglieri regionali, a vario titolo sono accusati di peculato e falso. Tra il 2010 e il 2012 avrebbero speso i soldi pubblici per scopi personale e non per fini istituzionali e di funzionamento del gruppo. Bruzzone risulta aver percorso centinaia di chilometri al giorno sulle autostrade liguri, francesi, lombarde
e piemontesi, tra il 2 e il 3 settembre 2010, come attestano le ricevute del Telepass.
Nei giorni in cui c’è la richiesta di rinvio a giudizio, però, accade quello che il presidente del Consiglio Regionale non si aspetta: Torterolo in sede di udienza preliminare patteggia due anni di carcere. Non è una confessione di colpa, ma rappresenta una sorta di ammissione di responsabilità, che potrebbe segnare il destino di un processo.
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http:genova.repubblica.it/cronaca/2016/05/28/news/titolo_non_esportato_da_hermes_-_id_articolo_3543552-140753151/?ref=HREC1-19

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 359

29 Avril 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

29 APRILE 2016:BERLUSCONI,DOPO DI ME IL DILUVIO

-SU CORRIERE DELLA SERA:Dall’Italia

30 APRILE 2016:INTERNET DAY,RENZI NON C'E',OSCURANTISTA

-SU GOOGLE NEWS:

iltirreno.gelocal.it

Renzi non ci sarà, la protesta invece sì – Cronaca – il Tirreno
di Margherita Musumeci

PISA. Oggi è il giorno delle celebrazioni dell’Internet Day. Pisa, da cui avvenne trent’anni fa la prima connessione italiana, sarà al centro dell’attenzione nazionale, con diretta prevista su Ra1. Matteo Renzi però non ci sarà. Ieri balletto di informazioni e controinformazioni sulla presenza del premier al convegno organizzato al Cnr. L’ultime indicazioni da Roma danno Renzi trattenuto nella capitale dall’incontro con il vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Niente a che vedere dunque, secondo queste indicazioni, con le annunciate contestazioni.

Ma sono ancora possibili blitz a sorpresa? Nel pomeriggio di ieri in un tweet Renzi ha scritto: «con Riccardo Luna a parlare di #InternetDay domani da Pisa e in altri mille luoghi di Italia». Questo ha rilanciato l’ipotesi di una visita-lampo (nella quale qualcuno spera ancora). Il riferimento però sarebbe ad un intervento video (probabilmente in diretta) di Renzi durante il convegno al Cnr. Un modo per unire le due cose: partecipare comunque al convegno e non saltare chiaramente l’incontro il vice di Obama. Il governo sarà in ogni caso rappresentato dal ministro all’Istruzione e all’Università, Stefania Giannini. E ci sarà anche il presidente della Regione, Enrico Rossi.

«Renzi fa un passo indietro? Noi ci saremo lo stesso». Le decine di sigle sociali, antagoniste, politiche e sindacali che hanno annunciato un’imponente mobilitazione contro «Renzi e le politiche impopolari del suo governo» questa mattina saranno comunque in piazza. Le voci sulla presenza o meno del premier non hanno cambiato i loro programmi. Alle 8.30, dopo il concentramento in piazza XX Settembre, i manifestanti partiranno in corteo alla volta dei laboratori pisani del Cnr. «Le voci di un possibile annullamento della visita del premier dimostrano la debolezza del Pd e del governo, che non vogliono confrontarsi con la popolazione – accusano i promotori della manifestazione -. Noi ci saremo e lo aspetteremo all’interno del Cnr: non cerchiamo disordini con la polizia, ma vogliamo solo parlare con il presidente del consiglio, che deve confrontarsi con la popolazione».

Critiche arrivano anche dalla Flc-Cgil di Pisa. «È l’ennesima campagna promozionale in periodo elettorale – sottolinea il sindacato – in una delle più grandi aree di ricerca del Paese che da otto anni soffre di continui tagli al bilancio e in compenso sforna lavoratori precari che non hanno nessuna speranza di entrare in ruolo. Il Cnr – prosegue la Flc – come tutti gli altri enti pubblici di ricerca, le Università e la scuola, ha subìto dal 2008 una mutilazione dei propri finanziamenti pubblici. Consigliamo al presidente del consiglio un bagno nella realtà, andando magari a pranzare nella mensa del Cnr e di parlare con i dipendenti che rischiano di perdere il posto di lavoro ogni giorno: forse così potrebbe accorgersi che le centinaia di precari che portano avanti la ricerca negli istituti non possono pranzare a mensa, perché non hanno diritto al servizio».

Celebrazioni e critiche s’intrecciano all’indomani del trentesimo anniversario del giorno in cui – 30 aprile 1986 – con

un brevissimo messaggio “login” l’Italia si collegò al web da un laboratorio del Cnuce in via Santa Maria di Pisa ad una stazione Arpanet, progenitore di Internet, in Pennsylvania, Stati Uniti. E un po’ di mondo cambiò.Francesco Loi

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

http:iltirreno.gelocal.it/pisa/cronaca/2016/04/29/news/renzi-non-ci-sara-la-protesta-invece-si-1.13386963

REAZIONE:PAROLE CHIAVE(TAG)

-COLLEGAMENTO NCR:LA NUOVA ERA NON RICONOSCE E NON DA NESSUN VALORE A QUESTA DATA NE,NATURALMENTE,A QUESTO COLLEGAMENTO TECNOLOGICO.INTERNET COSI COME LO CONOSCIAMO OGGI E’ UNA RETE IMPLEMENTATA IN AMERICA MA IL WEB E’ STATO CREATO DA UN BRITTANICO DEL CENTRO RICERCA EUROPEO.

-JOE BIDEN CONNECTION:INCONCEPIBILE CHE QUANDO IN TUTTO IL PAESE SI CONMEMORA UNA DATA DI QUESTA SIGNIFICAZIONE ,MALGRADO PER ME NON LO SIA,IL PREMIER MANCHI PRESENTARSI FISICAMENTE ALL’APPUNTAMENTO DI MASSA DEGLI ITALIANI PER INCONTRARSI CON IL VICE DI UNA NAZIONE ESTERA.

-OSCURANTISMO RENZI:EVIDENTEMENTE RENZI,CHE HA PATTEGIATO CON LA TELEVISIONE DI BERLUSCONI,NON C’E,NON AMA IL PROGRESSO TECNOLOGICO DELLE TELECOMUNICAZIONI MODERNE,I NUOVI MEDIA.MA IL PROGRESSO TECNOLOGIO DIGITALE E’ VENTUTO PER RESTARE,E’ INARRESTABILE E PRIMA O POI I SUOI CONTRASTATORI RIMARRANNO NELLA PATUMIERA DELLA STORIA.

-APPENDICE:RENZI OSCURANTISTA 2

ansa.it

Internet: Renzi, inaccettabile cittadini serie A e B – Internet e Social
Redazione ANSA

ROMA – “Internet deve creare più democrazia e partecipazione in Italia. Non possiamo permettere che ci siano cittadini di serie A e serie B, sarebbe inaccettabile, quindi dobbiamo dare accesso a chi non ha accesso agli strumenti digitali”. Lo dice il premier Matteo Renzi in collegamento con l’Internet Day di Pisa, parlando degli impegni del governo. “Siamo in presenza di una vera rivoluzione” sul digitale: “L’Italia la vuole vivere e non subire, governare e non seguire. E’ arrivato il momento di rimettersi in prima fila”.

Internet: Renzi, crea lavoro, è sfida senza colore politico
“Con Internet c’è creazione di posti di lavoro. Il mondo della manifattura 4.0 provocherà un cambiamento radicale: lo sta già provocando nei fatti. Finalmente ci sono segnali importanti di crescita dell’occupazione. Ma da qui a dieci anni molti settori saranno travolti dalle nuove tecnologie. E l’Italia deve essere all’avanguardia: non ci accontentiamo aver ridotto la disoccupazione ai minimi negli ultimi quattro anni, ancora non basta”. Lo afferma il presidente del Consiglio Matteo Renzi in collegamento video con l’Internet day di Pisa.

“Internet è uno straordinario strumento che allarga i diritti”, sottolinea Renzi, ricordando l’impegno per il Freedom of information act (Foia). “La prima cosa – aggiunge – è che il governo semplifichi”. Spid, il sistema pubblico d’identità digitale che con un pin unico permette di accedere ai servizi della pubblica amministrazione, “è il primo passo”: “I nostri progetti sono partiti anche se possiamo fare meglio”.

“Anche l’energia – osserva – sarà trasformata dalla tecnologia, come con i nuovi contatori intelligenti di Enel che daranno lavoro a migliaia di elettricisti nei prossimi anni”. “Siamo in presenza – conclude il premier – di una vera rivoluzione e dobbiamo scommettere sul capitale umano. Questa sfida non ha colore politico, anche per questo è incomprensibile la polemica e la contestazione di oggi. Il futuro è di chi arriva prima e lo prende per prima, io voglio che l’Italia sia in prima linea e grazie all’aiuto di tutti ce la faremo”.

Banda larga: Renzi, bando sarà oggi in Cdm
Il bando sulla banda ultra larga “sarà oggi al Cdm, anche se non c’è bisogno di questo passaggio formale. Partiremo dalla banda larga: lo Stato mette i soldi, miliardi di euro. Dopo tante chiacchiere si parte”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi in collegamento video con l’Internet Day di Pisa.

“Ci sono le zone A, B, C e D. Nelle zone A e B non c’è bisogno dei soldi pubblici e gli operatori privati possono portare la banda larga in competizione tra di loro. Le zone C e D sono quelle, utilizzo un gergo giuridico, un pochino più sfigate”, spiega il presidente del Consiglio Matteo Renzi in collegamento video con l’Internet Day di Pisa. L’obiettivo, ricorda Renzi, è arrivare “a 30 megabyte” di banda larga per dare a tutti i comuni un “livello minimo di banda larga ma portare molte realtà a banda ultra larga con 100 mega byte: ‘andare a cento all’ora’, si potrebbe dire. Questo consente di stare in un altro mondo, andare in un’altra direzione”, sottolinea.

Internet: 30 anni;quando Italia disse’Ping’e Usa rispose’Ok’
PISA – Festa a Pisa oggi per i 30 anni di Internet: proprio dalla città toscana, dall’allora Cnuce del Cnr, il 30 aprile del 1986, partì un semplice comando-messaggio: “Ping”. La risposta, immediata da Oltreoceano, da Roaring Creak in Pennsylvania, si rispose con un altrettanto semplicissimo “Ok”.

Fu così che l’Italia si collegò ad Arpanet, la rete statunitense antesignana di Internet. Quella connessione, la prima in Italia, fu la quarta in Europa, dopo quelle stabilite in Inghilterra, Norvegia e Germania. Un anno dopo, l’Italia registrerà il primo dominio ufficiale con suffisso .it: ‘cnuce.cnr.it’.

Il trentennale di quel giorno destinato ad essere storico si celebra si celebra per tutta la giornata a Pisa. Tra i ricordi di quella epopea anche la testimonianza di Domenico Laforenza, direttore dell’Iit-Cnr e responsabile dell’Area Cnr di Pisa “Entrai al Cnuce nel settembre del 1972 come studente lavoratore ai grandi calcolatori. Avevo 20 anni e ho avuto la possibilità di lavorare con persone di altissimo profilo professionale, in un ambiente irripetibile intriso di competenze e entusiasmo. Oggi, con una punta di commozione, posso dire ‘Si, io c’ero!'”.

 http:ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2016/04/29/internet-renzi-inaccettabile-cittadini-serie-a-e-b_e9452615-0e2b-4915-905d-71bc8159b084.html
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RENZI:RENZI E I SUOI TELEMACO PRETENDONO SUBORDINARE LA TENOLOGIA ALLA POLITICA.QUESTO NON E’ NUOVA ERA CHE HA DEL MONDO UN CONCETTO SCIENTIFICO A SE STANTE,MALGRADO ABBIA ANCHE UN’ESPRESSIONE POLITICA DA QUI BISOGNA DIFFENDERLA COME VIENE DIMOSTRATO DA QUESTA PRETESA MIMETIZAZIONE DI RENZI.
POI SE PENSIAMO A QUESTA VISIONE FILOSOFICAMENTE MANICHEISTA E SEMPLICISTA DA UN GOLPISTA LO SPIRITO OSCURANTISTA DI RENZI E’ PALESE.
ED E’ CONFERMATO DOPO DELLA MANCANZA DI FEDE E FIDUCIA NEL PROGRESSO DELLE SUE PAROLE:”L’ITALIA SARA TRAVOLTA DALLA TECNOLOGIA”,DICE.IL SOLITO TRAINELLO DEGLI OSCURANTISTI NEMICI DELLA SCIENZA.
RENZI INSISTE CON IL DIGITAL DIVIDE:NON E’ VERO,QUESTA E’ UNA VISIONE POLITICO-SOCIALE ECONOMICISTA DELLA TECNOLOGIA PERO SBAGLIATA.IN ITALIA C’E POSSIBILITA DI CONNESIONE OTTIMA PER TUTTI E NELL’INTERO PAESE.LO POSSO DIRE IO CHE HO VIAGGIATO IN EUROPA E AMERICA DA MOLTI ANNI FA.MAGARI CI SARANNO DIFFICOLTA DI COLLEGAMENTO ALLA RETE PER QUALCHE POVERO IMMIGRANTE STRANIERO EMARGINATO E’ IMPREPARATO PER VIVERE IN UN MONDO TECNIFICATO,MA QUESTA E’ UN’ALTRA STORIA,UNA STORIA DI SOTTOSVILUPPO.
RENZI PRESENTA IL  BANDO PER LA BANDA ULTRA LARGA COME UN SUCCESSO:NO,IN ITALIA,PER MANCANZA DI CONCORRENZA(TELECOM HA QUASI MONOPOLIO)E ADEGUAMENTO ALLE REGOLE DEL MERCATO,SOLO SIAMO AL 3G E  A MALAPENA HA INIZIATO AD INSTALLARSI IL 4G CHE LUI CHIAMA “BANDA ULTRALARGA”QUANDO NEL MONDO INDUSTRIALIZATO GIA E’ INSTALLATO IL 5 E PERFINO IL 6G.E’ QUESTO CIO CHE DEVE RISOLVERE IL SOTTOSVILUPPO DI RENZI,VARARE REGOLE VALIDE PER LA CONCORRENZA,ADEGUARSI A QUELLE EUROPEE MAGARI,E DIRE E NON OCULTARE LA VERITA SULLA MANCANZA DI PROGRESSO TENOLOGICO DEL SUO “GOVERNO”.MA…RENZI NON E’ UN NUOVA ERA.
-APPENDICE:MANIFESTAZIONE CONTRO RENZI

-VIDEO 1:RIVOLTOSI ATTACANO LA POLIZIA CHE CARICA

-VIDEO 2:L’INIZIO DELLA CARICA

 

1 MAGGIO 2016:RENZI IMPAURITO

-SU GOOGLE NEWS:

Blasting News ,Cosenza
Pubblicato il:1 maggio 2016,Pietro Vincenzo Marcianò

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Matteo Renzi a Reggio Calabria, impaurito dalla folla inferocita non si fa vedere

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Il Premier entra al Museo di Reggio Calabria dalla porta di servizio come un clandestino.

Folla in attesa di Matteo Renzi
Folla in attesa di Matteo Renzi

Sono stati spesi dall’Amministrazione comunale di Reggio Calabria migliaia di Euro per tirare a lucido tutta l’area prospiciente il Museo della Magna Grecia. Erano molti anni che Piazza De Nava (ubicata di fronte al Museo Nazionale) versava in uno stato di abbandono tale da essere utilizzata soltanto dai cani randagi.

Un grande e sfarzoso tappeto rosso e un tipico ornamento floreale spiccavano sotto i raggi del sole, posti all’ingresso principale del Museo, in occasione della visita del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e del Ministro per i Beni e le attività culturali, Dario Franceschini.

“Sabato mattina – aveva dichiarato Renzi nella sua Enews riferendosi alla sua visita nella città di Reggio Calabria il 30 aprile – sarà una grande festa per la solenne inaugurazione del Museo dei Bronzi di Riace e per la contestuale firma del Patto per Reggio Calabria e del Patto per la Calabria”.
Matteo Renzi ha preferito la porta di servizio

Purtroppo l’impeccabile e costosissimo arredamento a festa dell’area esterna al Museo non è stato visto dal Premier Renzi e dal suo seguito, poiché, essendo tutta la Piazza e le strade circostanti al Museo, colme di gente “inferocita”, composta anche da lavoratori del porto di Gioia Tauro (attualmente in cassa integrazione) e da tutte le categorie sociali al momento in grande difficoltà economiche, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha preferito fare ingresso dalla porta di servizio, spiazzando la folla in attesa già dalle prime ore del mattino e sorprendendo il lungo cordone composto da centinaia di uomini delle forze dell’ordine, in servizio di prevenzione antisommossa.
Per poco non si è rischiato lo scontro

La tanto enfatizzata festa prevista da Matteo Renzi si è trasformata a causa della sua decisione di non farsi vedere dalla folla, in una protesta molto accesa, dai toni quasi minacciosi. In alcuni momenti si è arrivati quasi allo scontro fisico tra alcuni rappresentanti di categoria che volevano entrare al Museo per avere un colloquio con Renzi e un funzionario di polizia della Digos.

Sono state molte le persone presenti, anche autorevoli personaggi della società civile a voler spontaneamente dichiarare tutta la loro disapprovazione per il comportamento di Matteo Renzi. Blastingnews ha raccolto molte dichiarazioni, anche particolarmente colorite all’indirizzo sia di Matteo Renzi, sia del Governatore della regione Mario Oliverio e del Sindaco Giuseppe Falcomatà, i quali, hanno mantenuto: “Un comportamento infame e asociale” – per alcuni- “ indegno e provocatorio” – per altri – “del tutto strafottente e meschino” – per altri ancora.
Gli invitati sono tutti usciti dal retro

Alla fine della cerimonia che si è svolta naturalmente all’interno del salone del Museo, tutte le autorevoli personalità politiche, religiose, militari, e civili, hanno preferito anch’essi uscire alla chetichella e dalla porta di servizio, che si affaccia sulla Via Veneto, alle spalle del Museo.

Più che una grande festa (come annunciato da Matteo Renzi il giorno prima dal suo Enews) la cerimonia per l’inaugurazione del ristrutturato Museo della Magna Grecia è sembrato un esilarante gioco a nascondino, che non ha però divertito per nulla i cittadini.

http:it.blastingnews.com/cosenza/2016/05/matteo-renzi-a-reggio-calabria-impaurito-dalla-folla-inferocita-non-si-fa-vedere-00859127.html

REAZIONE:PATTO PER IL SUD?QUALE SUD?

IL SUD ITALIANO NON C’E’  E RENZI SUSCITA LE STESSE REAZIONI DI SALVINI QUANDO SI SPOSTA DA QUELLE PARTI.CORAGGIO.

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-APPENDICE:DONNA CORAGGIOSA

08/03/2016 – VIDEO
L’occhio di Israele sul Libano del Sud è una soldatessa che ha solo 23 ANNI
(VIDEO NON RIPORTATO)
 
 
 
 

http:lastampa.it/2016/03/08/multimedia/esteri/locchio-di-israele-sul-libano-del-sud-una-soldatessa-di-anni-rNAaPrhiODTFUtUAKcl6wI/pagina.html

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1 MAGGIO 2016:SI AL ANTITERRORISMO,NO AL CYBER-FAR WEST

-SU MICROSOFT NOTIZIE(WINDOWS 10):

Domenica ore 17:27
1 Maggio 2016
News
28/04/2016 17:31 | Tutte | Indietro

TempoReale

Terrorismo: 6 estremisti islamici arrestati in Lombardia. Volevano colpire Roma

Terrorismo: 6 estremisti islamici arrestati in Lombardia. Volevano colpire Roma
 

Stavano pianificando un attentato a Roma. Li hanno fermati alle prime ore di questa mattina, quando, in diverse province della Lombardia e del Piemonte, è scattata una vasta operazione antiterrorismo condotta congiuntamente dagli operatori della Polizia di Stato di Lecco, Varese, Milano - supportate dal Servizio Centrale Antiterrorismo della Dcpp/Ucigos - e dal Ros Carabinieri supportato dai comandi territorialmente competenti nei confronti di 6 estremisti islamici destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Milano per il reato di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale.
I quattro arrestati nell'operazione antiterrorismo in Lombardia sono tutti nati in Marocco ma da anni in Italia. Si tratta di Abderrahim Moutaharrik, 24 anni, residente a Lecco, pugile di boxe thailandese, fermato con la moglie Salma Bencharki, di 26 anni. Gli altri due sono Abderrahmane Khachia, 33 anni, residente a Brunello (Varese), fratello di un foeign fighter, già morto in Siria, e Wafa Koraichi, 24 anni, residente a Baveno in provincia di Verbania, fratello di Mohamed Koraichi, 31 anni  residente a Bulciago in provincia di Lecco già in Siria con la moglie Alice Brignoli, 39 anni, entrambi destinatari di un'ordine di custodia cautelare in carcere ma latitanti.
Le indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale di Milano d'intesa con la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, hanno documentato l'intenzione della coppia residente in provincia di Lecco di raggiungere a breve il teatro di conflitto siro-iracheno, portando con loro i figli di 4 e 2 anni, per unirsi alle milizie dello Stato Islamico. Alla coppia si sarebbe dovuto unire il 33enne marocchino residente in provincia di Varese, fratello di un foreign fighter espulso dal nostro paese nel gennaio 2015 con provvedimento emesso dal ministro dell'Interno per motivi di terrorismo.
Gli aspiranti combattenti erano in contatto con Mohamed Koraichi e Alice Brignoli partiti verso la regione siro-irachena nel febbraio 2015,anch'essi raggiunti dall'odierno provvedimento cautelare cosi come una loro prossima congiunta adoperatasi per metterli in contatto gli aspiranti combattenti. In particolare, la coppia di marocchini con cittadinanza italiana residente a Lecco arrestata oggi  sarebbe stata in contatto con Alice Brignoli e il marito Mohamed Koraichi, i due giovani sposi di Bulciago (Lecco) convertiti all'Islam che si troverebbero già in Siria. La loro vicenda era diventata nota alle cronache, dopo che la madre della ragazza ne aveva denunciato prima la sparizione assieme ai tre figli maschi piccoli e poi l'arruolamento nelle milizie dell'Isis. Anche Brignoli e Koraichi, latitanti, sono destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Manuela Cannavale e richiesta dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dai pm Francesco Cajani ed Enrico Pavone.
Gli arrestati stavano pianificando un attentato a Roma. E' quanto ha spiegato il Pm di Milano titolare dell'inchiesta sulla cellula terroristica islamica individuata in Lombardia. In particolare Koraichi, dalla Siria lo avrebbe esplicitamente chiesto a uno degli arrestati.  "Il profilo di novità - ha detto il magistrato - è che non si tratta di una indicazione generica. Una persona specifica viene invitata a procedere in territorio italiano. E in particolare viene indicata la città di Roma come luogo di riferimento dei cristiani". Il Pm Maurizio Romanelli parla esplicitamente di un "salto di qualita'" nel parlare esplicitamente di attentati in Italia. "Non si tratta di un generico proclama ma di un messaggio individualizzato". Dalla Siria, il latitante, non avrebbe fatto espressamente riferimento a Roma "bisogna gire con qualunque mezzo in qualunque luogo" ma parlava comunque di "colpire nella stato Italiano" con riferimento alla "cristianita'" e quindi molto probabilmente alla capitale in occasione del giubileo. L'ordine di colpire l'Italia sarebbe arrrivato da uno sceicco o emiro, non meglio identificato, che parlava un arabo "dotto". L'ordine sarebbe stato impartito attraverso una 'poesia - bomba' inviata in un file registrato su whatsapp ad Abderrhaim Moutharrik, il marocchino residente a Lecco e campione di kickboxing arrestato insieme alla moglie con l'accusa di terrorismo internazionale. A farsi portatore del messaggio è stato Mohamed Koraichi, altro marocchino residente a Bulciago, nel Lecchese, partito a gennaio 2015 per la Siria insieme alla moglie Alice Brugnoli, 39enne italiana convertita all'Islam radicale con il nome di Aisha. "Caro fratello Abderrahim, ti mando il poema bomba, ascolta lo sceicco e colpisci nel paese in cui ti trovi". Stando a quanto è emerso dalle indagini, Koraichi, esaltato dallo sceicco come "leone combattente", era pronto al martirio. Prima, però, hanno spiegato gli inquirenti, voleva raggiungere la Siria per sistemare moglie e figli.
Dall'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal Gip di Milano, Manuela Cannavale, emerge che nel 'mirino' della cellula dell'Isis scoperta in Lombardia, vi sarebbe stata l'ambasciata d'Israele a Roma. In un'intercettazione Abderrahim Moutarrick parla con Abderrahmane Khachia che dice: "...Dio ci ha svegliati e ci ha messo in questi tempi, tempi di divertimento ad uccidere" e l'altro replica: "Una volta mi sono alzato e messo a progettare... Ho detto che volgio picchiare (inteso come colpire e far esplodere) Israele a Roma". "L'ambasciata...e sono andato da un ragazzo albanese a Varese e gli ho detto di procurarmi una pistola, la volevo comprare e forse lui si è insospettito di me e mi ha girato le spalle".
Agli atti dell'inchiesta milanese anche una fotografia su Whatsapp in cui i figli di Mohamed Koraichi, partito da Bulciago per la Siria dove si è arruolato nelle file dell'Isis, vengono immortalati mentre inneggiano al martirio col dito puntato verso il Paradiso. La foto è quella del profilo Whatsapp di Koraichi. I bambini raffigurati sono i tre figli avuti da Brignoli e uno nato invece dalla relazione in Siria con la vedova di un martire. "E' un'immagine che ci preoccupa - ha detto il generale Giuseppe Governale, comandate dei Ros - perché questi bambini così indottrinati potrebbero essere domani i protagonisti del terrore. Quello che inquieta è l'immagine di 4 bambini in tuta da combattimento, una sorta di 'cantera' mutuando un termine calcistico, che allarma".
"Operazione stamani anti estremisti al nord molto importante. Complimenti a ministro, intelligence, inquirenti e forze ordine #tuttiinsieme", così il premier Matteo Renzi, su twitter.

Alfano: c'era serio intento di colpire in Italia

"Abbiamo una serie di evidenze investigative che vi era un serio intento di colpire l'Italia". Lo ha detto a Sky TG24 HD il ministro dell'Interno Angelino Alfano, in merito all'operazione antiterrorismo che ha portato all'arresto di presunti terroristi islamici. "Non erano già - ha spiegato il ministro - alla predisposizione materiale dell'attentato, ma vi era una decisione o comunque una volontà accentuata di procedere. Avevano contatti in Siria. E' stata un'azione che abbiamo potuto portare a compimento perché ci abbiamo lavorato per mesi e abbiamo saputo sviluppare le prime notizie che abbiamo avuto. Il senso è che l'Italia non è un paese a rischio zero, ma il sistema d'intelligence, informativo e investigativo funziona".

http:italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201604280934069323&chkAgenzie=ITALIAOGGI&titolo=Terrorismo:6estremisti islamici arrestati in Lombardia.Volevano colpire Roma

REAZIONE:"Il senso è che l'Italia non è un paese a rischio zero, ma il sistema d'intelligence, informativo e investigativo funziona":BENE MINISTRO,ERA ORA DI UNA AZIONE CONCRETA ANTITERRORISTA DOPO LE CLAMOROSE OMMISIONI DI RENZI NEGLI ATTENTATI DI PARIGGI,BRUXELLES E ALTRE.NESSUNO VUOLE DUBITARE DELLA SINCERA FEDE DEL GOVERNO NEL COMBATTERE IL TERRORISMO MA......VI E' ALCUN BISOGNO DI CHIARIRE CHE ERANO PRONTI A COLPIRE L'ITALIA?A CHIARIRE CHE IL SISTEMA D'INTELLIGENZE FUNZIONA?

FATTO E' CHE DALLE SUE PAROLE MINISTRO RESTA CHIARO QUELLO CHE LA GRANDE STAMPA ITALIANA NON HA MAI FATTO CAPIRE CHIARO,E CIO'E' CHE IN ITALIA FINO AD OGGI NON VI E' MAI STATO UNA GRANDE AZIONE TERRORISTICA DI MATRICE ISLAMICA CONCRETA.BENE PER L'EFFICENZA MINISTRO,SIAMO LIETI CHE L'ITALIA SIA PIU EFFICENTE CHE LA FRANCIA,IL BELGIO,LA GRAN BRETAGNA,LA SPAGNA,GLI STATI UNITI E COSI VIA.

SEMBRA PERO CHE SIA DOVUTO MEDIARE LA CIRCOSTANZA DI TROVARSI IL VICE USA JOE BIDEN PRESENTE IN ITALIA E FOSSE PRIMO MAGGIO PERCHE RENZI SI SPENDESSI CON UN TWEET PER UNA DECISA LA LOTTA ANTITERRORISTICA,E' LA PRIMA VOLTA CHE LO FA.

PERO QUESTO SI VA DETTO:SI FA UN GRANDE MIX FRA LOTTA ANTITERRORISTICA E ANTIMAFIA(E.....SE DI CRIMINALITA SI TRATTA IN ITALIA O OVUNQUE LA SICILIA NON DEV ESSERE ESTRANEA),FRA VITTIME CRISTIANE,CATTOLICI E ROMANE MA DI CONCRETO CHE CHE I TERRORISTI  VOLEVANO COLPIRE L'AMBASCIATA ISRAELIANA E NON ROMA,NE I CIRSTIANI NE I CATTOLICI.E RESTA POCO CHIARO I MANDANTI AVVOLTI NEL INESPECIFICO MISTERO SU CHE ERANO ISLAMICI E SIRIANI,NULLA DI PIU CONCRETO.

INSOMMA VENIAMO AL DUNQUE:BENE CHE TUTTE QUESTE CIRCOSTANZE SIANO MEDIATI PERCHE IN ITALIA CI FOSSE UNA CONCRETA AZIONE ANTITERRORISTICA MA QUESTA SEMBRA SIA PIU TOSTO UNA OPERAZIONE POLITICO-LETTERARIA-GIORNALISTICA:RIPETO CIO CHE HO DETTO NELLA MISSE IN ESCENE DI HOLLANDE E L'UE ALLA CATTURA DI ABEL ADEESALAHM NEL QUARTIERE MOLLENBEECK IN BELGIO(ORA ESTRADATO IN FRANCIA)E LA MORTE DI BIN LADEN NEL DIPARTIMENTO DI STATO,LA LOTTA AL TERRORISMO NON DEVE ESSERE UN FATTO DI CRONACA POLIZIALE  MA UN ATTO DI GUERRA,DELLA GUERRA CHE IL MEDIOEVO HA DICHIARATO ALL'OCCIDENTE MODERNO.E CI VOGLIONO BANDI DI GUERRA E NON OPERAZIONI CYBER-POLITICO-PROPAGANDISTICI AL MIGLIORE STILE HOLLYWOODIANI DEI FILM DI JHON WAYNNE,L'EUROPA NON E' IL FAR WEST:MANCANO I MANDANTTI CONCRETI.

-APPENDICE:TITOLARE LA REPUBBLICA(1/5/2016):

Le ultime ore di Bin Laden in 40 immagini 5 anni fa la morte del leader di al Qaeda

Di spalle il presidente Obama nella Situation Room

Le ultime ore di Bin Laden in 40 IMMAGINI

5 anni fa la morte del leader di al Qaeda

Video La ricostruzione: dal blitz ai festeggiamenti

Video Obama omaggia i Navy Seals / La notizia sui siti

L’ultimo audio del terrorista/ Quando si rivedeva in tv

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2 MAGGIO 2016:PANAMA PAPERS,ATTUALIZAZIONI

-NOBEL MALE INTENZIONATO 2

NELLO SCRITTO “NOBEL MALE INTENZIONATO” DEL POST 283 https://dotciancimino.wordpress.com/2016/04/23/faits-interni-1continuation-283/

ABBIAMO VISTO IL PREMIO NOBEL PER L’ECONOMIA JOSEPH STIGLITZ,VEDIAMOLO DI NUOVO PERO ORA A DIFESA DI UNA BRUTTA CAUSA:

-SU CORRIERE DEL TICINO:

logo
Panama papers, uno svizzero nella commissione trasparenza
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Si tratta del basilese Mark Pieth, professore di diritto penale ed esperto nella lotta alla corruzione
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Keystone

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PANAMA – Quattro settimane dopo la pubblicazione dei cosiddetti Panama Papers, è stata creata una commissione di esperti per cercare di migliorare la trasparenza nel settore della finanza offshore del piccolo Paese. Tra i partecipanti vi è anche un accademico svizzero.

Si tratta del basilese Mark Pieth, professore di diritto penale ed esperto nella lotta alla corruzione. Oltre a Pieth fanno parte della commissione anche il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz e l’ex presidente di Panama Nicolás Ardito Barletta.

I sette esperti hanno tempo sei mesi per elaborare proposte per evitare che in futuro la piazza finanziaria panamense continui ad essere utilizzata per riciclare denaro o per attività illegali, ha precisato ieri il presidente del paese dell’America centrale Juan Carlos Varela.

http:cdt.ch/svizzera/cronaca/154336/panama-papers-uno-svizzero-nella-commissione-trasparenza

REAZIONE:IL PANAMA,OVVIAMENTE DEI PARADISI FISCALI PIU ATTIVI AL MONDO,PER INIZIATIVA DELLA FRANCIA E’ STATO MESSO DALL’OCDE NELLA LISTA GRIGGIA DEI PESI EVASORI E INTIMATO A FARE SCAMBI DI INFORMAZIONI.JUAN CARLO VARELA,IL PRESIDENTE,NON HA ACETTATO L’ACCUSA DI PARADISO FISCALE,E PER TANTO NON E’ DISPOSTO A SCAMBIARE INFORMAZIONI, E HA MINACCIATO RAZZI E TUONI PRETENDENDO RISOLVERE LA COSA “VIA DIPLOMATICA” E QUESTA E’ LA PRIMA MOSSA IN QUI VEDIAMO COINVOLTO A QUESTO INNOBILE PREMIATO SCHIERATO.COSA DEVE RISOLVERE?E’ TARDI.

RIBADISCO CHE SI DOVREBBE RIVALUATRE I CRITERIE CON QUI VENGONO ASSEGNATI I PREMI NOBEL.

PER QUANTO RIGUARDA A QUESTO SVIZZERO NON SO CHI SIA.

AH…IL CAPO DEL PARTITO LABURISTA INGLESE CHE HA ORGANIZZATO LA CONFERENZA CHE HA INVITATO QUESTO NOBEL IN QUESTI GIORNI SI STA VEDENDO COSTRETTO A RINUNCIARE E ANDARSENE A CASA.

2 MAGGIO 2016:RENZI E I PANAMA PAPERS

sostenitori.info
PANAMA PAPERS: DONZELLI ALL’ATTACCO DI RENZI
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Lo scandalo “Panama Papers” ha monopolizzato i giornali italiani ed europei, ma nessuno ha “osato” puntare il dito contro Renzi e il suo governo. Una sola persona l’ha fatto: il consigliere regionale toscano Giovanni Donzelli (Fdi). E ha i suoi buoni motivi per accusare Renzi. Abbiamo voluto approfondire con lui.

Giovanni Donzelli, da quando è scoppiato lo scandalo “Panama Papers” Lei è l’unico che ha puntato il dito contro Renzi e il suo entourage. Cosa ha scoperto esattamente?

I soci dei familiari del premier e alcuni suoi finanziatori, insieme agli ex amministratori di Banca Etruria, hanno utilizzato i paradisi fiscali nelle società che si occupano della realizzazione di outlet in varie città d’Italia. Un’operazione che vede coinvolto in prima persona, come consulente, il padre del premier Tiziano Renzi, oltre ad Andrea Bacci, amico d’infanzia e primo finanziatore di Matteo Renzi, che lo ha nominato in varie partecipate a Firenze. In affari con i soci di Tiziano Renzi e Bacci c’è anche Lorenzo Rosi, ultimo presidente di Banca Etruria – il cui vice era Pierluigi Boschi, papà del ministro Maria Elena – che è tuttora amministratore di alcune di queste società. Questo giro vicino al Presidente del Consiglio, sempre grazie ai paradisi fiscali con sede a Panama, ha anche messo le mani su due “pezzi pregiati” a Firenze, come il teatro comunale – acquistato ad aprile 2015 per 23 milioni di euro, meno della metà della cifra di valutazione fornita dal Comune di Firenze governato dall’allora sindaco Matteo Renzi – e lo storico caffè Rivoire.

Sappiamo che a divulgare i documenti trafugati è stato un consorzio di giornalisti investigativi, la ICIJ, e che in Italia ad occuparsene direttamente è L’Espresso, del gruppo di De Benedetti. Questo potrebbe in qualche modo favorire Renzi?

Amo il giornalismo investigativo e voglio sperare che le informazioni vengano diffuse in autonomia. Mi auguro di no. La vera fortuna di Renzi potrebbe essere che invece di essersi rivolti, per la creazione delle società a Panama, allo studio Mossack Fonseca potrebbero essersi rivolti casualmente ad uno studio concorrente. Ma le società sono spuntate comunque e adesso Renzi deve dirci chi si cela dietro questi paradisi fiscali.

Sui giornali occidentali si leggono titoloni su Putin, Cameron e la Le Pen. Eppure lo scandalo sembra più ampio. Secondo Lei verrà fuori davvero tutto?

Io credo che un politico, specie se un amministratore o ancora di più un capo di Stato o di governo, abbia l’obbligo di essere completamente trasparente. Credo che nessuno possa permettersi segreti di fronte ai cittadini: vorrei che tutti i dati, a prescindere dalle fughe di notizie, fossero resi noti. Credo che l’utilizzo dei paradisi fiscali sia un’operazione scorretta: se non hai niente da nascondere non c’è motivo di trasferire dei capitali all’estero.

Quali pensa che saranno le conseguenze sull’attuale esecutivo?

Finora in molti hanno parlato soltanto dei conflitti d’interesse che avrebbero i ministri Boschi e Guidi. Noi abbiamo sempre sostenuto, e i fatti ci stanno dando ragione, che il conflitto d’interessi riguarda tutto il governo e in prima persona il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il premier ha il dovere di spiegare ai cittadini i legami dei suoi amici, familiari e finanziatori. E’ evidente che questo governo ha favorito gli interessi di poche famiglie a discapito di quello dei cittadini, che hanno pagato a caro prezzo i regali serviti ai poteri forti. Un esecutivo del genere non può rappresentare l’Italia e deve andare a casa

 http:sostenitori.info/panama-papers-donzelli-allattacco-renzi-2/221594
 
REAZIONE:FRATELLI D’ITALIA  NON SONO SANTI DELLA MIA DEVOZIONE MA…NON SI PUO NASCONDERE IL  SOLE CON LA MANO.IL COINVOLGIMENTO DI RENZI NEL PANAMA PAPERS E’ UN SEGRETO A VOCI.
2 MAGGIO 2016:PANAMA PAPERS,C’E’ ANCHE BERLUSCONI
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Panama Papers: spuntano Berlusconi, Galliani e Briatore
 
14 aprile 2016 – 15:12  di FIRSTonline
 
Dopo il primo elenco, l’Espresso si prepara a pubblicare i nomi di altri italiani che compaiono nelle carte trafugate allo studio Mossack Fonseca e per i quali gli avvocati panamensi avrebbero messo in piedi società off shore: tra questi l’ex premier, l’ad del Milan ma anche Stefano Pessina e Emanuela Barilla.
 
Altri cento nomi italiani nella lista dei Panama Papers. Dopo il primo elenco, l’Espresso si prepara a pubblicare i nomi di altri italiani che compaiono nelle carte trafugate allo studio Mossack Fonseca e per i quali gli avvocati panamensi avrebbero messo in piedi società off shore: tra i più famosi spiccano Silvio Berlusconi, Adriano Galliani e Flavio Briatore, oltre a Emanuela Barilla, azionista dell’omonimo gruppo e a Stefano Pessina, manager dell’industria farmaceutica mondiale.
Adriano Galliani e altri due manager che all’epoca della creazione della società, correva l’anno 1989, facevano parte della Fininvest (Giancarlo Foscale e Livio Gironi), risultano intestatari di una off shore chiamata Sport Image. Struie, invece, è una cassaforte costituita sempre dallo studio Mossack Fonseca di cui si sarebbero serviti tanto Silvio Berlusconi quanto Flavio Briatore. A metterla a loro disposizione fu l’avvocato inglese David Mills, creatore del sistema off shore da 775 milioni di euro “per conto del capo della Fininvest”. La Sport Image International una ventina di anni fa finì al centro di un’indagine giudiziaria per i pagamenti in nero ad alcuni calciatori del Milan, da Ruud Gullit e Marco Van Basten.
L’amministratore delegato del Milan ha puntualmente smentito le indiscrezioni di stampa circolate oggi, dichiarando tramite i propri legali che “L’articolo apparso in data odierna sul quotidiano La Repubblica, quale anticipazione di un servizio che sarà pubblicato domani sul settimanale L’Espresso, è nei confronti di Adriano Galliani palesemente fuorviante”. La società oggetto dei rumors, hanno spiegato i legali di Galliani, per la quale il loro assistito svolgeva il ruolo di uno degli amministratori era detenuta da Fininvest in regime di totale trasparenza, regolarmente dichiarata e consolidata in bilancio e posta in essere solo per ragioni di praticità operativa con soggetti stranieri. !Le infondate illazioni, dunque, prospettate con grande risalto saranno oggetto delle più opportune azioni.”

 

Emanuela Barilla, azionista del gruppo del Mulino Bianco insieme ai fratelli Guido, Luca e Paolo, avrebbe invece costituito una società off shore nel 2014 nelle Isole Vergini Britanniche, la Jamars International. Stefano Pessina, da tempo residente a Monte Carlo, secondo quando anticipa L’Espresso “insieme alla compagna Ornella Barra, controlla una off shore con un’insegna quantomeno originale. Si chiama Farniente Holding

http:.firstonline.info/News/2016/04/14/panama-papers-spuntano-berlusconi-galliani-e-briatore/MzlfMjAxNi0wNC0xNF9GT0w

REAZIONE:FRA I PIU NOTI COINNVOLTI SI FA GRAN PARLARE DI MONTEZEMOLO,SI, MA NEI PANAMA PAPERS CI SONO ANCHE RENZI E BERLUSCONI.
3 MAGGIO 2016:LUNA DI  MIELE FINITA,RENZI ALLE CORDE:PIOVE
-SU THE HUFFINTON POST
huffingtonpost.it
Angela Mauro Diventa fan angela.mauro@huffingtonpost.it
 
Matteo Renzi leader senza bagni di folla, un presidio in ogni città e lui dribbla. Su internet è tormentone ‘#Renziscappa’
 
Pubblicato: 02/05/2016 20:35 CEST
RENZI MATERA
 
“Dovunque vado trovo gente che fischia, le cose non le cambiano quelli che fischiano ma i coraggiosi che rischiano”. Parola di Matteo Renzi. Il premier parla da Matera. Anche qui, dopo la mattinata fiorentina e la contestazione delle vittime di Banca Etruria, trova un presidio di protesta. Ad accoglierlo nella città dei Sassi, ci sono i lavoratori della Natuzzi in cassa integrazione, ci sono i ‘No triv’ che ancora non si danno pace per le trivellazioni petrolifere in Basilicata oggetto di un’inchiesta della magistratura per presunto smaltimento illegale di rifiuti, c’è un’insegnante che si alza in piedi nella platea del Teatro Duni e gli urla: “Sulla scuola ci stai umiliando!”. A Matera non sono tantissimi, fuori sotto la pioggia a contestare, armati di ombrelli e striscioni. Eppure costringono il premier a entrare in teatro dall’ingresso laterale: anche questa volta Renzi riesce a schivare le proteste.
 
(Continua a leggere dopo le foto)
Renzi contestato a Matera
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G. Martemucci
 
Del resto, non sono mai oceaniche le manifestazioni che Renzi incrocia sul suo cammino di premier in tour per l’Italia. Ma ci sono sempre. Più o meno da quando l’ex sindaco di Firenze è arrivato a Palazzo Chigi, tranne la primissima fase di luna di miele col paese. Erano i tempi in cui arrivò in treno a Roma con in tasca la lista dei ministri e tanta fiducia da girare senza scorta. “La mia scorta sono i cittadini”, diceva allora ai giornalisti. Ora Renzi preferisce girare l’Italia in elicottero di Stato. Con in tasca una mappa delle proteste. E’ una metafora, s’intende, ma chi gli organizza i tour nelle città racconta di un’ossessione maniacale per evitare anche la più piccola contestazione. Mai una foto con i fischi, è il dictat.
 
Non a caso, proprio in questo periodo, sui social è tornato in auge l’hashtag ‘#Renziscappa’, coniato nell’autunno 2014, in concomitanza con la campagna elettorale per una piccola tornata di amministrative, mentre il Parlamento votava il ‘Jobs act’. Anche allora, non c’era città senza un corteo in occasione delle visite di Renzi, costretto a tenere i comizi di rito al chiuso dei teatri. Successe a Cosenza, per dirne una, nel novembre di quasi due anni fa, a chiusura della campagna elettorale per le regionali in Calabria. Ma succedeva un po’ ovunque, come ammette lo stesso premier anche oggi.
 
Tanto che già da allora, il collettivo di scrittori ‘Wu Ming’ si inventò una documentatissima mappa interattiva dei luoghi in cui il premier (e in alcuni casi anche il ministro Boschi o il ministro Giannini) ha dovuto dribblare le contestazioni, i luoghi in cui ha imbruttito: “Se mi tirano le uova, faccio le crepes”, i luoghi in cui ha annullato le visite per evitare problemi. La mappa è in costante aggiornamento.
 
E’ successo a Pisa, all’internet day di venerdì scorso. Renzi non si è presentato. In piazza, studenti e collettivi di sinistra, sindacati dalla Fiom ai Cobas, insegnanti e la nuova categoria dell’anti-renzismo: le vittime del ‘Salva Banche’. Una giornata pensata per celebrare i 30 anni dalla prima connessione italiana a internet. Finita in pesanti scontri di piazza. Perché? Il web non c’entra, c’entra Renzi, dicono i contestatori: per la maggior parte giovani e precari.
 
Ma la scena si ripete sabato a Reggio Calabria. Qui il premier c’è ma, nemmeno a dirlo, evita la piazza. Anche qui entra al Museo dei Bronzi di Riace da un ingresso laterale per non incrociare i lavoratori del porto di Gioia Tauro, in cassintegrazione, e altre categorie in difficoltà economiche.
 
A Matera una pacifica manifestazione riesce a convincerlo a evitare l’ingresso principale del Teatro Duni, in pieno centro. Del resto, nella città capitale europea della cultura 2019 Renzi sapeva di trovare animi un po’ esacerbati nell’opinione pubblica. La visita di oggi arriva dopo tanti rinvii. L’ultimo, un mesetto fa, sull’onda dell’inchiesta della procura di Potenza che ha portato alle dimissioni del ministro allo Sviluppo Economico Federica Guidi. “Non vado a Matera per evitare polemiche”, è stata l’ammissione dello stesso premier.
 
Oggi è riuscito ad andarci e firmare il ‘Patto per la Basilicata’ con il governatore Marcello Pittella. In platea anche Claudio De Vincenti, sottosegretario di Stato tra i candidati per la successione alla Guidi. Presente anche il lucano Roberto Speranza, della minoranza Dem. Fuori, sugli striscioni, il ‘patto’ diventa il ‘pacco per la Basilicata’. Renzi firma e pensa alla sua campagna più importante: quella per il referendum costituzionale di ottobre, lanciata proprio stamane da Firenze. Questo giro del sud a firmare patti per le regioni, serve anche a questo, nelle intenzioni del segretario del Pd, che però non riesce a firmare in Puglia. Michele Emiliano gli ha sbarrato la porta: “Non firmo”.
 
Niente bagni di folla, quelli sono di berlusconiana memoria, se si vuole restare nella categoria dei premier. Renzi incontra la sua gente solo alla Leopolda. L’anno scorso è stato costretto ad annullare anche il comizio di chiusura alla Festa nazionale dell’Unità a Roma. Ci andò solo per una partita a biliardino con Matteo Orfini, a sorpresa: un vero e proprio blitz che riuscì a cogliere impreparati i contestatori. Uno a zero per lui, il premier. Sempre più convinto che sia meglio il contatto virtuale che quello fisico, meglio i ‘#Matteorisponde’ che le piazze dove ormai tra centri sociali e No tav, studenti e militanti di professione, ci sono precari e cassintegrati, insegnanti delusi e investitori arrabbiati, Fiom e Cobas e anche le bandiere ‘moderate’ della Cgil.
 
Un popolo spezzettato, che non è alternativa di governo, si mette insieme solo quando riesce, al referendum e chissà se anche ai ballottaggi, tra tentazioni di astensionismo e tentativi di dare corpo ad una categoria tutta da organizzare: l’anti-renzismo. Ma si fa sentire nelle città, talvolta costringendo il premier a cambiare i programmi.
 
Chissà se il referendum di ottobre porterà novità organizzative agli anti-Renzi. Lui intanto punta a vincere anche senza un’affluenza larga. “Anche meno del 34 per cento”, ha detto di recente usando come metro il dato della partecipazione alla consultazione sul Titolo V nel 2001. Alle amministrative non punta: “Non sono un test di governo”, ripete. Lo ha fatto anche l’anno scorso. E per dimostrare l’inconsistenza della tornata, l’anno scorso non si è messo nemmeno a commentare i risultati. All’indomani del voto, è volato dai militari italiani in Afghanistan: imprendibile.
-ARTICOLI SUL WEB:
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Renzi a Reggio Calabria, Dieni (M5S): “il premier codardo scappa …

http:huffingtonpost.it/2016/05/02/renzi-scappa-_n_9820266.html?utm_hp_ref=italy&utm_hp_ref=italy

REAZIONE:CHE LA LUNA DI MIELE DI RENZI SIA FINITA DA UN PEZZO LO VENGO DICENDO DA ANNI MA LA GRANDE STAMPA SOLO ADESSO CI FA CONOSCERE QUESTE PARTICOLARI SULLA IMPOPOLARITA DI RENZI:E’ TERMINANTE.E QUESTO REFERENDUM CHE LUI HA STABILITO COME UN PLEBISCITO SULLA SUA PERMANENZA O MENO,SPACHETTATO O INTERO(1)CHE SIA NON SI DEVE MAI FARE.PURE ESSENDO CERTO CHE RENZI LO PERDERA(2) IL VOTO LI STAREBBE DANDO LA POSSIBILITA DI RETIRARSI COME UN “GOVERNATE DEMOCRATICO”:RENZI E’ GOLPISTA E LA SUA CARICA NATA DA UNA MANOVRA GOLPISTA DI PALAZZO.SI  DEVE DIMETTERE,LE CAMERE SI DEVONO DISSOLVERE E TORNARE AL VOTO NAZIONALE GENERALE.

E LA GIUSTIZIA ANZI CHE IMMISCHIARSI IN INUTILI POLEMICHE DEVE AGIRE DI UFFICIO E INIZIARLI PROCESSO PER IL SUO COINVOLGIMENTO NELCONFLITTO DI INTERESSI CHE PORTO ALLA DIMISSIONE DI GUIDI DOVE LUI SI HA FATTO RISPONSABILE IN PRIMA PERSONA.

(1)APPENDICE 1:SU LA REPUBBLICA:

Referendum riforme, mossa per spacchettare i quesiti

Nel fronte del No crescono i favorevoli a votare per parti separate. Dai costituzionalisti ai parlamentari d’opposizione, alla parte più agguerrita della minoranza Pd. “Pronti a ricorrere alla consulta”

di CARMELO LOPAPA
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Referendum riforme, mossa per spacchettare i quesiti

Renzi lancia i comitati per il sì (imagoec)

ROMA – Spacchettare il quesito referendario di ottobre in quattro, cinque, sei distinti quesiti sulla riforma costituzionale. Obiettivo: “disinnescare” l’effetto plebiscito che il premier Renzi avrebbe generato collegando alla vittoria del “sì” la sua permanenza a Palazzo Chigi.

Una proposta assai concreta che tra i costituzionalisti sta prendendo campo, soprattutto una precisa strategia di attacco alla consultazione che le opposizioni stanno studiando nei minimi dettagli. Opposizioni in senso lato, perché con i Cinque stelle e la Sinistra italiana, in trincea si posiziona anche l’ala più agguerrita della sinistra Pd. “È quella la strada da percorrere, occorre abbassare la temperatura plebiscitaria che Renzi vuole alzare, altrimenti finiamo nel pieno della deriva berlusconiana – attacca il senatore Miguel Gotor – E siccome la Carta è di tutti è incivile imporre un quesito unico. Sì, stiamo valutando con Cuperlo la possibilità di chiedere quesiti separati. Di più: pensiamo che il premier debba consentire anche dentro il Pd la costituzione di comitati per il no”.

Il M5s che si prende tutti i 90 giorni di tempo che la legge mette a disposizione e poi depositerà all’Ufficio centrale presso la Cassazione il suo “referendum per parti separate”, come pure prevede la legge. E su questa battaglia chiederanno le firme anche alle altre forze di opposizione, Lega e Fi in testa. Hanno del resto quasi i numeri per farlo: basta un quinto dei parlamentari di Camera e Senato (in alternativa cinque consigli regionali o le firme di 500 mila elettori). “La dottrina è univoca nel sostenere che il cittadino debba pronunciarsi su quesiti omogenei, è un principio costituzionale oltre che una forma di rispetto della volontà popolare”, argomenta Danilo Toninelli, tra i grillini il deputato che ha seguito più da vicino il cammino della riforma Renzi-Boschi. “Presenteremo i quesiti all’Ufficio in Cassazione, almeno uno per ciascun capitolo della riforma. Li sottoporremo ai partiti che come noi hanno votato contro”. A quel punto si apre un’altra partita. “Siamo certi – continua Toninelli – che l’Ufficio solleverà il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale, investendo la Consulta della decisione finale”. È un ulteriore possibile passaggio che renderebbe ancora più impervio il percorso: uno dei comitati promotori del referendum o lo stesso Ufficio centrale possono investire il supremo giudice costituzionale sulla opportunità che il quesito sia unico o meno.

Ieri Renzi ha lanciato i comitati per il Sì. Un sì ad una consultazione unica, ad oggi. Va detto che nel 2005, con la riforma costituzionale targata Berlusconi, poi bocciata proprio dal referendum, il quesito è stato unico e vincente, cancellando la riscrittura di ben 55 articoli. Stavolta sarebbero 40.

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Referendum, Renzi: “State con l’Italia chedice sì al futuro, non solo alla riforma”

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Fulco Lanchester, ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza di Roma, è l’ideologo della campagna che i Radicali stanno portando avanti. Teorizza il principio di “discernimento”. Invece che schierarsi per il no o per il sì secco “che viola la libertà di voto, è possibile seguire due strade alternative, o il referendum parziale oppure per parti separate”. “Il referendum non è una guerra santa – ragiona il segretario radicale Riccardo Magi – Il nostro comitato “Per la libertà di voto” depositerà il referendum per parti separate e siamo certi che l’Ufficio centrale solleverà il conflitto di attribuzione alla Consulta. Se non lo farà, impugneremo noi alla Corte il decerto di convocazione del referendum”.

Alessandro Pace, costituzionalista, presiede uno dei tre comitati per il “no”, composto da numerosi giuristi. “Il referendum così com’è è una porcheria – dice senza mezzi termini – il contenuto è tutt’altro che omogeneo quando il quesito referendario sulle legge costituzionale dovrebbe esserlo. Io sono stato messo in minoranza nel mio comitato che dunque non depositerà quesiti separati, preferendo la via del “no”, ma resto convinto che dal punto di vista giuridico sia la via preferibile”.

Anche l’appello dei 56 costituzionalisti che si sono schierati contro la riforma con un documento, fa riferimento alla “mancanza di omogeneità” del quesito, primo firmatario il presidente emerito della Consulta, Valerio Onida. Assai scettico Ugo De Siervo, altro presidente emerito della Corte: “Secondo me, concettualmente sarebbe meglio il quesito omogeneo, ma dal punto di vista tecnico è una ipotesi poco praticabile”. Pesa il precedente recente del 2005. Che poi è il motivo che induce il pragmatico Roberto Calderoli a deporre almeno questa arma. “L’articolo 138 della Costituzione parla chiaro, in teoria sarei d’accordo con quei costituzionalisti – spiega – ma ci sarà un motivo se dal ’47 ad oggi lo spacchettamento non è stato mai fatto. E poi è già complicato comunicare per un referendum, figuriamoci per più di uno”. Sulla stessa linea Fi. “Sarebbe un bizantinismo”, obietta Francesco Paolo Sisto. Ma la partita è ancora aperta.

http:repubblica.it/politica/2016/05/03/news/riforme_referendum_spacchettamento_quesiti-138960231/?ref=HRER3-1

 

(2)-APPENDICE 2:SU THE HUFFONGTON POST

Referendum riforme, sondaggio Euromedia: il no al 52%, mentre il sì è al 48%

 |  Di Redazione

Pubblicato: 02/05/2016 16:17 CEST

MATTEO RENZI

Brutte notizie per il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il Partito democratico. Nel giorno in cui il premier dà il via da Firenze alla campagna per il sì al referendum di ottobre sulle riforme costituzionali, arriva un sondaggio Euromedia Research – pubblicato da Affaritaliani.it – che vede il no al ddl Boschi in vantaggio.

Chi dichiara che voterà contro le riforme del governo Renzi è salito al 52 per cento rispetto al 51,9 per cento dello scorso 18 aprile. Nella rilevazione precedente i sì erano al 48,1 per cento mentre ora sono ulteriormente scesi al 48 per cento.

Sul referendum di ottobre il primo ministro si gioca tutto. In caso di sconfitta, infatti, ha già dichiarato in diverse occasioni che lascerà non solo la guida dell’esecutivo ma addirittura la vita politica.

Sondaggio su referendum costituzionale

1 di 4

Euromedia Research

http:huffingtonpost.it/2016/05/02/referendum-riforme-sondaggio_n_9820826.html?utm_hp_ref=italy

4 MAGGIO 2016:EUROSCETTICI E EUROSCETTICI

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-TITOLARE LA STAMPA:

4 Maggio “Brexit esprime un disagio che deve far riflettere gli organismi europei"
Redazione
REAZIONE:CI SONO DUE TIPI DI EUROSCETTICI,QUELLI ANTI-EUROPEI DELLA ULTRADESTRA RADICALE E GLI ALTRI, ANTI-UNIONE EUROPEA.
IL VATICANO CON QUALI VORREBBE SCHIERARSI?LE ATTITUDINE DEL PAPA SONO CHIARE,ATTACCA L'EUROPA PERCHE SECONDO LUI SI HA ALLONTANATO DELLA FEDE DEL "CRISTIANESIMO" MA VISITA UFFICIALMENTE BRUXELLES.
-
4 MAGGIO 2016:IMPEACHMENT ROUSSEFF,NON SOLO DI PANE....
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-TITOLARE SU GOOGLE NEWS:
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AGI - Agenzia Giornalistica Italia
Brasile, nuova inchiesta minaccia Dilma Rousseff
AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎1 ora fa‎
Brasilia - La crisi attorno la presidente del Brasile, Dilma Rousseff, si arricchisce di un nuovo capitolo con la decisione della procura di aprire un'inchiesta su di lei per ostruzione alla giustizia. La notizia arriva dai principali giornali ...
Provenienza: Francia:
Brasile: procuratore generale chiede indagine su Dilma e Lula
euronews
-LA NOTA COMPLETA:
 
http://www.agi.it/static/images/logo-menu.png
Estero Brasile, nuova inchiesta minaccia Dilma Rousseff
 
Brasilia - La crisi attorno la presidente del Brasile, Dilma Rousseff, si arricchisce di un nuovo capitolo con la decisione della procura di aprire un'inchiesta su di lei per intralcio alla giustizia. La notizia arriva dai principali giornali nazionali ed e' stata pubblicata nella notte locale. Rousseff la settimana prossima potrebbe essere allontanata dall'incarico, se il Senato apre l'impeachment, il processo politico, contro di lei. Ma adesso deve sommare una nuova preoccupazione all'immensa lista di complicazioni che la tormentano da mesi: secondo le indiscrezioni di Folha de Sao Paulo ed Estadao, il procuratore generale del Brasile, Rodrigo Janot, ha chiesto alla Corte Suprema di aprire un'inchiesta sull'ex guerrigliera, sul suo predecessore, Luiz Inacio Lula da Silva, e sull'avvocato del governo, Eduardo Cardozo, tutte persone di sua stretta fiducia. E' la prima volta che il ministero chiede l'autorizzazione a indagare Rousseff. Ora la Corte Suprema dovra' decidere se accetta la richiesta e a quel punto la presidente sara' ufficialmente indagata. Sarebbe un nuovo sviluppo nella grave crisi politica che attraversa il Brasile, su cui pesa la destituzione della Rousseff. (AGI)
http:agi.it/estero/2016/05/04/news/brasile_nuova_inchiesta_minaccia_dilma_rousseff-743356/
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-APPENDICE:ANCHE A NEVES
Mondo
Petrobras
(Mario Tama/Getty Images)
Lunedì 2 maggio il procuratore generale del Brasile, Rodrigo Janot, ha chiesto alla Corte Suprema del paese l’apertura di un’indagine per corruzione e riciclaggio di denaro contro Aécio Neves, senatore, leader dell’opposizione e candidato alle elezioni presidenziali del 2014. Il giorno dopo lo stesso procuratore ha chiesto do poter avviare un’inchiesta per corruzione contro Inácio Lula da Silva, tre ministri di Dilma Rousseff e altre 27 politici.
 
Neves – che è anche uno dei principali sostenitori della procedura di impeachment della presidente Dilma Rousseff approvata dalla Camera bassa lo scorso 18 aprile – è accusato di essere coinvolto nel grosso scandalo di corruzione Petrobras. Secondo la legge brasiliana, la Corte Suprema deve autorizzare qualsiasi indagine formale verso un membro del Congresso. La richiesta della procura si basa sulle dichiarazioni di Delcídio Amaral, ex capo del gruppo al Senato del Partito dei Lavoratori (PT, al potere) che ha accettato di collaborare con la giustizia dopo essere stato coinvolto, accusato e detenuto per tre mesi relativamente al caso Petrobras.
 
Petrobras è la grande azienda petrolifera pubblica del Brasile e una delle più grandi società al mondo del settore (il suo fatturato corrisponde al PIL di una piccola nazione ed è considerata una delle principali imprese dell’economia brasiliana, oltre che un’importante fonte di entrate per il governo). Circa due anni fa i giudici hanno scoperto un vasto sistema di corruzione che ha messo nei guai sia la società che il governo. Nell’inchiesta – aperta nel marzo del 2014 – sono coinvolte decine di persone: vari ex alti dirigenti di Petrobras (alcuni dei quali già condannati) e altre aziende brasiliane per la costruzione e i lavori pubblici (BTP) oltre a diversi politici che appartengono soprattutto al Partito dei Lavoratori, quello della presidente Dilma Rousseff, ma anche al PMDB e al Partito progressista (PP, di destra). Al centro dello scandalo ci sono appalti, distrazioni illecite di fondi pubblici e scambi di tangenti. Gli ex dirigenti di Petrobras sono accusati di aver gonfiato contratti da centinaia di milioni di euro con alcune società di costruzioni (le principali aziende brasiliane per le costruzioni e i lavori pubblici, BTP) per realizzare infrastrutture petrolifere al largo delle coste brasiliane. In cambio i partiti avrebbero ricevuto tangenti e finanziamenti illeciti.
 
Nella sua testimonianza, il senatore Amaral ha detto agli investigatori che Neves, in particolare, avrebbe beneficiato «senza alcun dubbio» di un giro di corruzione e tangenti costituito all’interno della società elettrica pubblica Furnas e di alcune BTP. Amaral accusa Neves anche di aver cercato di nascondere dei dati bancari che dimostrerebbero il suo coinvolgimento nel sistema chiamato dai giornali “scandalo del mensalão” quando era governatore dello Stato di Minas Gerais dal 2003 al 2010: mensalão vuol dire “mensile” e si riferisce a un corrispettivo mensile di denaro dato ad alcuni politici perché venissero votati dei particolari progetti. A quel tempo era presidente Lula da Silva.
 
Secondo il procuratore, anche Lula da Silva è coinvolto nell’ambito di un nuovo filone delle indagini sul caso di corruzione Petrobras: l’ex presidente era stato nominato qualche mese fa a capo di gabinetto del governo Rousseff (guadagnando l’immunità) e era già indagato per corruzione e riciclaggio. Il procuratore ha aggiunto due nuove accuse e ha dichiarato che «questa organizzazione criminale non avrebbe mai potuto lavorare per così tanti anni e in modo così diffuso e aggressivo nell’ambito del governo federale senza che l’ex presidente Lula non partecipasse» ha detto il procuratore generale. A seguito delle dichiarazioni di Amaral la procura ha chiesto di poter avviare anche diverse altre inchieste contro, ad esempio, il ministro delle Comunicazioni sociali e ex tesoriere della campagna elettorale di Rousseff Edinho Silva (PT), il presidente della Camera, Eduardo Cunha, già indagato e sul cui ruolo è atteso un voto del senato la prossima settimana, e il presidente del Senato, Renan Calheiros, entrambi del PMDB.
 
La situazione politica e economica del Brasile è molto delicata e complicata, da mesi: il paese sta attraversando la crisi peggiore dagli anni Trenta, si è diffusa un’epidemia del virus Zika, ci sono state grandi manifestazioni di protesta contro il governo, quest’estate arriveranno persone da tutto il mondo per le Olimpiadi e il 18 aprile oltre due terzi dei deputati della Camera bassa hanno votato a favore dell’impeachment dell’attuale presidente Dilma Rousseff. Ora spetterà al Senato votare sull’impeachment: prima con un voto a maggioranza semplice che potrebbe portare a una sospensione temporanea di Rousseff e poi, dopo i 180 giorni previsti per le discussioni in Senato, con un voto definitivo a maggioranza dei due terzi. Se Rousseff venisse rimossa dall’incarico sarebbe almeno in teoria sostituita dal vicepresidente Michel Temer, ora uscito dalla coalizione e in passato suo alleato. Anche Temer è però coinvolto nell’inchiesta su Petrobras. Toccherebbe allora al presidente della Camera bassa Eduardo Cunha, ma anche la sua situazione potrebbe complicarsi.
 
http:ilpost.it/2016/05/03/corruzione-brasile-aecio-neves/

REAZIONE:L'HO SCRITTO PRIMA DELLA SCONFITTA ECLATTANTE DELLA SELEZIONE BRASILIANA DI CALCIO NEL MONDIALE ULTIMO DELL'ANNO SCORSO A MANO DEI TEDESCHI NELLA FINALE  PER UN RISULTATO DI 7-1 UMILIANTE,STORICO E DIFFICILE DI DIGERIRE DAL GLORIOSISSIMO POPOLO CALCISTICO  BRASILIANO:ALLA ROUSSEF LI SARA DIFFICILE FARE LA PRESIDENTE SE IL BRASILE NON VINCE QUESTO CAMPIONATO GIOCATO IN CASA.E' STATA RIELETTA MA....A QUANTO PARE NON HO SBAGLIATO,LE MIE PAROLE SONO DIVENUTI LA VERITA E LA ROUSSEFF SARA ESTROMESSA.

SUCCEDE CHE IN BRASILE IL CALCIO E' QUALCOSA IN PIU DI UN GIOCO,FA PARTE DELLE IDIOSINCRAZIA,DEL PANE NOSTRO DI OGNI GIORNO,E' IDENTITA NAZIONALE.

MA NON SOLO IDENTITA BRASILIANA,C'E DI PIU,IN QUEL MONDIALE SI GIOCAVA IL PRIMATO FRA L'EUROPA E IL SUDAMERICA I DUE CONTINENTI CALCISTICI EGEMONICI.E QUESTO NON E' UN FATTO MINORE SE PENSIAMO CHE IL BRASILE FA PARTE DEL MERCOSUR:IL DUELO ORA RIGUARDA TUTTO IL CONO SUD.E IN QUALCHE MODO QUESTO SI RIFLETTE NEGLI UMORI DELLA REGIONE:SONO ARRABIATI CON LA ROUSSEFF.DI LEI DICONO DI TUTTO MENO TRANNE CHE E' BELLA.....

MA QUI ENTRIAMO IN UNA CONTRADIZIONE CHE AGGRAVA LA SITUAZIONE DELLA ROUSSEF E LULA:LE SCONFITTE CALCISTICHE ECLATTANTI NEI MONDIALI FATTI IN CASA NON SONO NOVITA IN BRASILE CHE ANCORA SANGUINA DELLA FERITA APERTA DEL MARACANAZO QUANDO L'URUGUAY,ALTRO INTEGRANTE DEL MERCOSUR,LO VINSE PER 2-1(CON DUE GOL DI DUE ITALO-URUGUAYANI,GHIGGIA E SCHIAFFINO)NEL '50.

ALLORA:LA ROUSEF PERDE DOPPIAMENTE,PERDE CON IL NORD E PERDE CON IL SUD.IL CALCIO E' MORTO IN BRASILE OGGI MA IL GIOCO SEMPRE DA RIVINCITE.....C'E' L'OLIMPICO FRA PRESTO ANCHE IN BRASILE.CON LA ROUSSEFF LO VINCEREBBE?E CHE C'ENTRA CON L'IMPEACHMENT?IN BRASILE TUTTO,QUELLO DEL TITOLO,ANCHE DI CALCIO VIVE L'UOMO E ORA POTREBBE TORNARE A FARSI "BELLA"

5 MAGGIO 2016:SYRIA,ACCORDO?

-SU LE MONDE:

Syrie : accord entre Washington et Moscou sur un cessez-le-feu à Alep

image: http:s1.lemde.fr/image/2016/05/04/644x322/4913980_3_0c65_les-ruines-d-alep-le-2-mai_2ae38fff1492744036b39d6b2e39df04.jpg

Les ruines d'Alep, le 2 mai.

La ville d’Alep est soumise à d’intenses combats entre le régime et les rebelles depuis le 22 avril.

*Syrie : à Alep, « une atmosphère de chaos et de désespoir »

*Syrie : efforts diplomatiques pour un retour au calme à Alep

*Les Etats-Unis tentent d’obtenir une trêve pour sauver Alep

*A Alep, « les gens restent chez eux, attendant de mourir »

En savoir plus sur http:lemonde.fr/#Ai3QfGC8JD84yTYE.99

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5 MAGGIO 2016:SOS TERRORISMO

-TITOLARE GOOGLE NEWS:

L'allarme dell'Europol: rischio nuovi attacchi terroristici in Europa

Blasting News  - ‎2 ore fa‎
ll direttore dell'Ufficio Europeo di Polizia (Europol) Rob Wainwright ha recentemente sostenuto che in Europa c'è il rischio di nuovi attentati terroristici da parte dei miliziani dell'ISIS. L'Europol è già noto per la diffusione di un rapporto sul ...
Editoriale:Il capo di Europol: nessuna minaccia specifica per Italia askanews
Approfondimento:Terrorismo, Europol: possibile nuovo attacco in Europa ma nessuna minaccia specifica all'Italia
La Repubblica
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REAZIONE:NON E' ESSATTAMENTE LO  STESSO CHE CI HANNO DETTO RENZI E ALFANO.
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6 MAGGIO 2016:DRAGHI E IL NAZIONALISMO
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-SU LE MONDE:
Mario Draghi, bouc émissaire

LE MONDE ECONOMIE | 16.04.2016 à 10h18,Mis à jour le 16.04.2016 à 10h26 | Par Marie Charrel

Héros d’un jour, héros toujours ? Pas en Europe. Mario Draghi, le patron de la Banque centrale européenne (BCE), en sait quelque chose. En 2012, lorsqu’il parvint en quelques mots à éteindre la spéculation sur les dettes souveraines, on l’encensait comme le sauveur de l’euro. Mais depuis, les pourfendeurs de son action l’ont fait tomber de son piédestal. Et plus d’une fois.

Lire aussi :   La BCE prête à tout contre la déflation

Les attaques les plus virulentes viennent d’outre-Rhin, où l’on n’a jamais vu d’un très bon œil les mesures accommodantes de l’institut monétaire. Depuis quelques semaines, nombre de conservateurs allemands reprochent à la politique de taux bas de la BCE de laminer les épargnants de Munich ou de Francfort. Le 10 avril, le ministre des finances allemand, Wolfgang Schäuble, a quant à lui accusé M. Draghi de mettre en danger le système financier. Mais aussi d’être responsable… de la montée de l’extrême droite dans son pays.

Lire aussi :   Le torchon brûle entre l’Allemagne et la BCE

Lire aussi :   L’euro ne parle plus allemand

Et pourquoi pas du réchauffement climatique et de l’épidémie Zika, pendant qu’on y est ? La sortie de M. Schäuble est si peu fine que même Jens Weidmann, le patron de la puissante Bundesbank, est intervenu pour défendre la BCE. Ces dernières années, il était pourtant le premier à la critiquer… C’est dire si Mario Draghi est devenu un bouc émissaire facile.

Stagnation séculaire

La façon dont les conservateurs allemands l’attaquent est éclairante à plusieurs niveaux. D’abord, elle illustre à quel point l’économie est une science inexacte. Et combien ceux qui la font sont aveuglés par leurs propres obsessions. De fait, une partie de l’Allemagne, toujours traumatisée par l’hyperinflation des années 1920 (cela fait bientôt cent ans !), obnubilée par la protection du pécule de ses retraités, oublie que sans l’action de la BCE, la zone euro serait probablement en déflation. La situation serait alors bien plus dramatique, pour les épargnants comme pour les banques et l’ensemble de l’économie outre-Rhin.

Surtout : blâmer les banques centrales pour les taux bas est aussi absurde que de tuer le messager. Les taux d’intérêt de long terme, qui ne dépendent pas seulement d’elles, ont commencé à baisser bien avant la crise. Ils sont le reflet des mutations à l’œuvre dans l’économie mondiale, plongée dans ce que Christine Lagarde, au Fonds monétaire international (FMI), appelle le « nouveau médiocre ». Plus prosaïquement, d’autres parlent de stagnation séculaire.

Lire aussi :   « Ce n’est pas à la BCE de faire moins, mais aux décideurs politiques européens de faire plus »

Dans l’ensemble des pays industrialisés, la croissance est plus faible. Parce que la productivité fléchit. Parce que partout, ou presque, la part de la valeur ajoutée attribuée aux salaires diminue face à celle accordée aux profits, les inégalités grimpent et la population vieillit. Mais aussi car certaines régions du monde sont trop endettées, tandis que d’autres affichent un excès d’épargne.

Comment enrayer cette croissance médiocre ? Relance budgétaire, investissements, réformes structurelles… Si les pistes sont nombreuses, personne ne connaît vraiment la réponse. Y compris les banquiers centraux, aussi déroutés que les autres en la matière. Mais une chose est sûre : leur jeter la pierre ne résoudra pas le problème. Il pourrait même l’aggraver.

Marie Charrel ,Journaliste macroéconomie / politique monétaire

http:lemonde.fr/economie/article/2016/04/16/mario-draghi-bouc-emissaire_4903428_3234.html

REAZIONE:DRAGHI CAPRO ESPIATORIO?SCHERZIAMO?HA RAGIONE SCAHAUBLE,DRAGI E’ UN LEGHISTA IMPOSTO ALLA BCE A CAMBIO DI NON FARE SALTARE SHENGHEN E QUESTE ANTECEDENTI PIU QUELLI RECENTI CON DELLE MISURE DI ULTRADESTRA VOLUTE IN  PORTOGALLO SONO PERFETTAMENTE COERENTI CON LE PAROLE DEL TEDESCO.

E POI E’ INACCETABILE L’ANALISI DI QUESTA ARTICOLISTA:IL LAVORO NON DEVE PAGARE I PIATTI ROTTI,IL NEOLIBERALISMO NON PUO ESSERE LA SOLUZIONE AI PROBLEMI DEL LAVORO E IL SUO VALORE AGGIUNTO,SAREBBE UN OSSIMORO PRETENDERE CHE LE RIFORME NEOLIBERALI VENGANO A RISOLVERE I PROBLEMI DEI NUOVI POVERI.E QUESTO SI STA DIMOSTRANDO OVUNQUE.LA LAGARDE SEGUE LE RICETTE DI OBAMA E GLI AMERICANI,MA L’EUROPA NON E’ L’AMERICA.L’EUROPA HA UNA TRADIZIONE STATALISTA E UGUALITARIA CHE NON E’ PATRIMONIO DEI PAESI NUOVI.IO  SONO UN FERMO SOSTENITORE DEL LIBERO MERCATO MA LE IDIOSINCRAZIE VANNO RISPETTATI OVUNQUE.

6 MAGGIO 2016:BERGOGLIO,DALLA GIUNGLA AL CUORE DELLA CHIESA,SCISMA

-SU GOGLE NEWS:

Spaemann ad alzo zero contro il Papa: “Porta la chiesa allo scisma”

Il filosofo tedesco poco misericordioso con Francesco

di Matteo Matzuzzi | 30 Aprile 2016 ore 06:18

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Robert Spaemann, considerato il massimo filosofo tedesco cattolico contemporaneo (foto LaPresse)

Roma. “Mi è difficile capire cosa il Papa intenda quando dice che nessuno può essere condannato per sempre. Che la chiesa non possa condannare nessuno, neppure eternamente – cosa che, grazie a Dio, non può neanche fare – è qualcosa di chiaro. Però, se si tratta di relazioni sessuali che contraddicono in modo oggettivo l’ordinamento di vita cristiano, vorrei davvero sapere dal Papa dopo quanto tempo e in quali circostanze una condotta oggettivamente peccaminosa diventi gradita a Dio”. Robert Spaemann, considerato il massimo filosofo tedesco cattolico contemporaneo, amico di vecchia data di Joseph Ratzinger e suo coetaneo, vede tutto meno che continuità in Amoris laetitia, l’esortazione post sinodale firmata da Francesco lo scorso 19 marzo, festa di san Giuseppe e resa pubblica la settimana dopo Pasqua. Per Spaemann, che ha rilasciato un’ampia intervista alla sezione in lingua tedesca di Catholic news agency, la rottura rispetto al magistero precedente è evidente, se a leggere il documento è “una persona capace di pensare”.

La critica del professore emerito della Ludwig-Maximilians Universität di Monaco di Baviera al ministero di Bergoglio viene da lontano e non è cosa nuova. Fin dal principio Spaemann aveva denunciato la distanza che lo separava dai predecessori, in particolare da Giovanni Paolo II: “Lo si era già visto quando lo canonizzò insieme a Giovanni XXIII, ritenendo per quest’ultimo superfluo il secondo miracolo, canonicamente invece richiesto. Sembrava che il Papa volesse relativizzare l’importanza di Giovanni Paolo II”. Un anno fa, in una conversazione con il quotidiano Herder Korrispondenz, aveva definito il Pontefice regnante come “uno dei più autocratici che si siano avuti da molto tempo a questa parte. Francesco – diceva l’intellettuale di Stoccarda – sottolinea che può intervenire direttamente in ogni diocesi del mondo. Ora i poteri del Papa sono enfatizzati in modo assai più forte. E nessun giornale si sconvolge. Se l’avesse fatto Benedetto, si sarebbero levate subito proteste”.

Al di là delle opinioni, Spaemann va al cuore di Amoris laetitia, che a suo giudizio è il capitolo ottavo, fin da subito considerato il più controverso e delicato del testo, al punto che i medesimi paragrafi sono stati interpretati in modo diametralmente opposto a seconda di chi fosse la persona che lo leggeva. Il resto dell’esortazione, spiega, può essere letto in continuità con il magistero tradizionale. Ma la continuità che si vorrebbe far emergere nel capitolo ottavo citando san Tommaso in qualche nota a piè di pagina, secondo il filosofo in realtà è smentita dall’emergere di quella “etica situazionale” già presente tra i gesuiti del Seicento. Il problema è che “qui si trascura il fatto che Tommaso riconosce l’esistenza di atti oggettivamente peccanimosi, per i quali non ammette alcuna eccezione”, e tra questi – dice ancora Spaemann – “vi sono anche le condotte sessuali disordinate”. “Non si può parlare dell’indissolubilità del matrimonio da una parte e dall’altra benedire una unione di secondo letto”, sottolineava all’Herder Korrispondenz.

Con queste premesse, l’intervistatore Anian Christoph Wimmer chiede quali saranno le conseguenze per la chiesa. Spaemann non ha dubbi: “Le conseguenze sono prevedibili. Incertezza e confusione, dalle conferenze episcopali al parroco nella giungla. Secondo quanto scritto in Amoris laetitia, le ‘circostanze attenuanti’ possono valere non solo per i divorziati risposati, ma per chiunque viva una ‘situazione irregolare’, senza che rinuncino alla propria condotta sessuale, cioè senza confessione né conversione”. Spaemann insiste sul caos, parla di disorientamento tra i sacerdoti e arriva a ipotizzare uno scisma che divida la cattolicità: “Il Papa avrebbe dovuto sapere che con un passo del genere avrebbe spaccato la chiesa, portandola verso uno scisma che non si verificherebbe in periferia, ma nel cuore stesso della chiesa. Dio non lo voglia!”. L’effetto che si otterrà sarà – aggiunge – opposto a quello che si era prefissato questo pontificato: “Dobbiamo aspettarci una spinta secolarizzatrice e un ulteriore calo del numero dei sacerdoti in molte parti del mondo. Si osserva infatti già da qualche tempo che i vescovi e le diocesi con una posizione chiara in materia di fede e morale hanno il più alto numero di vocazioni sacerdotali”. Invece, chiosa, il rischio è di vedere nominati “solo vescovi misericordiosi disposti a rendere più morbido l’ordine esistente”.

http:ilfoglio.it/chiesa/2016/04/30/spaemann-papa-francesco-la-chiesa-scisma___1-v-141390-rubriche_c181.htm

REAZIONE:TAGS

1-NON CONDANNARE PER SEMPRE

2-NON ROMPERE:SANTO TOMASSO DI AQUINO

3-NON SPARATE SU GIOVANNI PAOLO SECONDO

4-CONFUSIONE:PIU INDISSOLUBILITA DEL MATRIMONIO CON MATRIMONIO DI SECONDO LETTO?

5-CONFUSIONE:DALLA CONFERENZA EPISCOPALE AL PARROCO DELLA GIUNGLA(DA BAGNASCO A FERNANDO LUGO?)E VICEVERSA,DALLA PERIFERIA(LA FINE DEL MONDO) AL CUORE DELLA CHIESA:

6-SOLO VESCOVI RILASSATI:“solo vescovi misericordiosi disposti a rendere più morbido l’ordine esistente”

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-APPENDICE:IL PAPA E LA PEDOFILIA(DANNELS,PELL)

“Il Papa sta distruggendo la Chiesa”

Dagli insulti al mondo vescovile alle confidenze con Scalfari: Bergoglio è fuori controllo? Anatomia di una cattolica guerra civile

di Damian Thompson | 09 Novembre 2015 ore 08:59

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Papa Francesco (foto LaPresse)

The Spectator, sabato 7 novembre

Domenica 1° novembre, il quotidiano italiano la Repubblica ha pubblicato un editoriale a firma di Eugenio Scalfari, uno dei più celebri giornalisti del Paese, in cui questi sosteneva che il Papa gli avrebbe confidato che «alla fine di percorsi più veloci o più lenti tutti i divorziati che lo chiedono saranno ammessi» al sacramento della comunione. L’opinione pubblica cattolica è rimasta di sasso: il Papa aveva appena terminato di presiedere un sinodo di tre settimane, in cui erano emerse ampie divergenze proprio attorno alla questione dell’ammissione o meno dei divorziati cattolici risposati alla comunione. Sinodo che, alla fine, aveva votato per un nulla di fatto. Lunedì scorso, il portavoce del Papa, padre Federico Lombardi, ha dichiarato che quanto riferito da Scalfari «non è in alcun modo affidabile» e «non può essere considerato il pensiero del Papa».

Abbastanza normale, potreste pensare: Scalfari ha 91 anni, e poi non è solito prendere note o usare registratori durante le sue interviste. Ovvio che egli non sia «affidabile». Ma ciò non ha soddisfatto i media, che hanno segnalato come il Papa sapesse benissimo a cosa stava andando incontro. In fondo questa era la quarta volta che aveva deciso di farsi intervistare da una persona che confida nella sua memoria da novantenne. Dopo il loro ultimo colloquio, Scalfari aveva attribuito al Papa l’affermazione per cui la pedofilia all’interno della Chiesa coinvolge il 2% dei preti, inclusi vescovi e cardinali. Il povero Lombardi aveva dovuto smentire tutto anche allora. La volta scorsa, i cattolici hanno concesso a Francesco il beneficio del dubbio. Stavolta, invece, molti di loro stanno dicendo: lasciando perdere Scalfari, come si può avere fiducia in ciò che dice il Papa? Sono passati due anni e mezzo dall’inizio del pontificato, ma è solo nell’ultimo mese che i semplici cattolici conservatori, e non i tradizionalisti più irriducibili, hanno cominciato a sostenere che papa Francesco è fuori controllo. Notare: «fuori controllo», non «sta perdendo il controllo», che sarebbe un problema meno grave. Nessun pontefice, infatti, a memoria d’uomo, ha mai lasciato spazio alla specifica paura che ora sta avvolgendo la Chiesa: che il magistero conferito a Pietro da Gesù non è sicuro nelle sue mani.

I media non-cattolici non hanno ancora colto il pericolo mortale insito nella sfida che si trova ad affrontare il papa argentino. Dal modo rilassato e audace con cui si comporta in pubblico, e dai suoi commenti improvvisati, concludono che si è di fronte a un papa liberale (sempre secondo gli standard papali) attorno alle tematiche più sensibili relative alla morale sessuale, e invece guardano ai vescovi conservatori dal cuore duro come a degli ipocriti.

Tutto questo è vero, ma su una cosa i giornalisti – e i milioni di fan laici del Papa – si sbagliano di grosso. Per il suo modo di comportarsi alla mano e per la sua preferenza per il modesto titolo di «vescovo di Roma», loro credono che papa Bergoglio rivesta la carica di Supremo Pontefice con molta leggerezza. Ma chiunque lavori in Vaticano vi dirà che non è così. È vero, Francesco esercita il potere con una sicurezza di sé pari a quella di Giovanni Paolo II, il papa polacco la cui guerra santa contro il comunismo si concluse con il crollo dell’Unione Sovietica, ma le similitudini tra i due finiscono qui. Giovanni Paolo II non ha mai nascosto la natura della sua missione. Egli era deciso a chiarire e a consolidare gli insegnamenti della Chiesa. Francesco, al contrario, mira a muoversi verso una Chiesa più compassionevole e meno attaccata alle regole, ma si rifiuta di dire fino a dove voglia arrivare. A volte egli assomiglia a un automobilista che guida alla massima velocità senza cartina e specchietto retrovisore. E quando l’auto si ferma, come nel caso del sinodo dello scorso ottobre, egli come Basil Fawlty comincia a colpire disperatamente il cofano della propria auto con un bastone (celebre scena comica di una nota sitcom britannica, ndt).

I non-cattolici sono apparsi molto più interessati agli “storici” pronunciamenti di  Francesco sul cambiamento climatico che non al sinodo, dominato dalla disputa circa il diritto dei divorziati cattolici risposati a ricevere la comunione. E ciò ha reso la situazione paradossale. L’enciclica del Papa Laudato si’ ha conferito una temporanea vitalità agli attivisti ambientali, mentre la conferenza sulla famiglia è stata storica, ma non nella maniera giusta. Durante il sinodo, i fedeli cattolici hanno cominciato a chiedersi se il Papa sia stato abbandonato dal proprio giudizio, oppure se sia sempre stata una persona ben diversa di quanto la sua spensierata immagine pubblica suggerisce.

Nei circoli della Chiesa le preoccupazioni sono cominciate a emergere nell’ottobre dello scorso anno, quando il Papa convocò un sinodo straordinario e preparatorio che fallì sotto i suoi occhi. A metà assemblea, gli organizzatori – nominati da Francesco – annunciarono il raggiungimento di un consenso sulla revoca del divieto di comunione e sulla volontà di riconoscere gli aspetti positivi delle relazioni tra gay. I media esultarono, prima di scoprire che erano tutte sciocchezze. I vescovi sinodali, inclusi i cardinali più anziani, non avevano affatto espresso il favore a queste aperture. Il cardinale George Pell, il conservatore australiano che ricopre il ruolo di «ministro dell’Economia» del Papa, perse le staffe – e quando Pell si arrabbia non passa inosservato. Il voto finale bocciò entrambe le proposte. Nonostante ciò, Francesco ha chiesto al sinodo di quest’anno di riesaminare la questione della comunione ai divorziati. Il primo sinodo non è stato soltanto sconfortante per il Papa, ma anche bizzarro. Perché Francesco permise ai suoi stretti collaboratori, il cardinale Lorenzo Baldisseri e l’arcivescovo Bruno Forte, di organizzare una conferenza stampa in cui, nella pratica, si dispensarono bugie?

Qualsiasi altro pontefice avrebbe spedito Baldisseri e Forte in una parrocchia in Antartide per aver mandato tutto a rotoli. Al contrario, nello stupore generale, il Papa li ha invitati a gestire il sinodo del mese scorso, e ha altresì invitato anche il cardinale Walter Kasper, un 82enne teologo tedesco ultra-liberale che intende spazzare via ogni impedimento alla comunione per i divorziati risposati. Insomma a farla breve, Francesco ha fatto capire di pensarla come Kasper, pur sapendo che la maggior parte dei vescovi del recente sinodo voleva mantenere il divieto alla comunione. Perché dunque il Papa ha insistito così tanto affinché i vescovi affrontassero questa tematica nella discussione, consapevole che questi non avrebbero mai votato come lui voleva?

I cardinali più anziani erano stupefatti – e infuriati – all’idea che il sinodo sulla crisi della famiglia in tutto il mondo sarebbe stato dominato dal bisticcio attorno a tale questione. Una settimana prima che questo cominciasse, 13 cardinali, guidati da Pell, hanno scritto una lettera al Papa chiedendogli di non permettere che ciò accadesse, e anche esprimendogli i propri sospetti sul fatto che il programma del sinodo fosse stato allestito proprio per dare la massima visibilità alle idee minoritarie di Kasper. Come prevedibile, il sinodo ha immediatamente cestinato il piano di Kasper, ma ha comunque lasciato aperta la possibilità di introdurre piccoli cambiamenti, ma questo solo perché un mese prima che il sinodo cominciasse Francesco ne ha alterato gli equilibri interni, invitando vescovi aggiuntivi che condividevano le sue idee liberali. E questo ci porta a sottolineare un fatto inquietante, che ha seriamente indebolito la fiducia verso Francesco: tra le persone invitate, infatti, vi era anche il molto liberal cardinale belga Godfried Danneels, che cinque anni fa si ritirò in maniera disonorevole dopo essere stato registrato mentre chiedeva a un uomo di tacere sugli abusi subiti da un vescovo prima che quest’ultimo andasse in pensione. Il vescovo era lo zio della vittima. In altre parole, Danneels tentò di coprire abusi sessuali che avevano avuto luogo all’interno di una famiglia. Papa Francesco ne era al corrente, ma ha comunque deciso di dargli un posto d’onore al sinodo dedicato alla famiglia. Ma perché, per amor di Dio? «Per ringraziarlo dei voti nel conclave» sibilano i conservatori – una calunnia, forse, ma di certo non aiuta il fatto che Danneels vada in giro a vantarsi di aver permesso l’elezione di Bergoglio.

Il sinodo si è concluso in maniera confusa, con un documento che ammette o non ammette la revoca del divieto alla comunione in circostanze speciali. Entrambe le parti si sono attribuite la vittoria – e il Papa, dicono gli osservatori, ha perso le staffe. Nel discorso conclusivo, Francesco si è duramente scagliato contro i «cuori chiusi che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa» e contro la «chiusura di prospettive», aggiungendo che «i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera ma lo spirito». L’allusione era chiara: i chierici che avevano difeso incondizionatamente il divieto di comunione rappresentavano i Farisei del Gesù di Francesco. Il Papa stava inviando insulti cifrati verso almeno metà di tutto il mondo vescovile – e, a quanto pare, stava anche dando ai preti il permesso di contestare le istruzioni circa la comunione e il divorzio. Un prete vicino al Vaticano è rimasto scioccato, ma non sorpreso. «State vedendo il vero Francesco», ha detto.

«È un brontolone, non riesce a nascondere il suo disprezzo verso la propria Curia. A differenza di Benedetto questo signore premia i suoi compagni e punisce i suoi nemici». Normalmente gli uomini di Chiesa non si riferiscono al Santo Padre con l’espressione «questo signore», anche se non gradiscono la sua teologia, ma in realtà oggi questa è una delle descrizioni di Francesco più gentili; le altre non possono essere pubblicate in una rivista destinata alle famiglie.

La Chiesa cattolica non è mai sembrata così vicina alla Comunione anglicana, che andò in mille pezzi quando i credenti ortodossi, specialmente in Africa, credettero che i propri vescovi avessero abbandonato gli insegnamenti di Gesù. Nel caso del cattolicesimo, però, la crisi strisciante si colloca in una scala molto più grande. Per milioni di cattolici, la forza più importante della Chiesa è certamente la sua coerenza e la sua immutabilità. Si aspettano che il vicario di Cristo sulla terra preservi la stabilità. Se i papi precedenti sono apparsi come delle figure elevate e distanti, questo è perché essi avevano bisogno proprio di questo, per evitare che potesse emergere uno scisma all’interno di una Chiesa che ha radici in tante culture diverse.

Oggi invece il successore di Pietro si sta comportando come un politico, litigando con i propri avversari, ammiccando al pubblico con citazioni, e telefonando ai giornalisti per rilasciare dichiarazioni sorprendenti che il suo ufficio stampa può tranquillamente smentire. Egli sta facendo capire di non trovarsi d’accordo con gli insegnamenti della sua stessa Chiesa. Ma un Papa non può comportarsi in questo modo senza cambiare la natura stessa della Chiesa. Forse è ciò che Francesco intende fare, ma questo lo si può solo immaginare, visto che egli deve ancora articolare un programma coerente di cambiamento, né è chiaro se sia intellettualmente attrezzato per metterlo in pratica. I cattolici fedeli credono che l’ufficio di Pietro sopravviverà a prescindere da chi lo detiene. Gesù l’ha promesso. Ma dopo il caos dell’ultimo mese, la loro fede è messa alla prova fino al punto di rottura. Bergoglio sembra rivelarsi l’uomo che ha ereditato il papato e l’ha distrutto.

(traduzione di Ermes Antonucci)

http:ilfoglio.it/chiesa/2015/11/09/spectator-il-papa-sta-distruggendo-la-chiesa___1-v-134738-rubriche_c247.htm

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-APPENDICE 2:BERGOGLIO PAPA ERETICO

DIRETTORE CLAUDIO CERASA Sabato 07 Maggio 2016

"C’è la guerra civile nella chiesa"

Tra eresie e battaglie editoriali. Il commentatore scatenato del Nyt, Douthat, scrive di una lotta intestina ai “più alti livelli”

di Mattia Ferraresi | 02 Novembre 2015 ore 20:00

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Papa Francesco (foto LaPresse)

REAZIONE:VENGO AVVERTENDO DA TEMPO INDIETRO SULL'INADEGUATEZZA DI QUESTO ROZZO PAPATO E DEI SUOI SINCRETISMI NEL CUORE DELLA CIVILTA,OGGI SI FA STRADA L'ACCUSA DI ERESSIA,LA PAROLA E' GIA NELL'ARIA.

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9 MAGGIO  2016:PIU SU PANAMA PAPERS

-SU PANORAMA:

Esteri

Panama Papers, chi sono gli italiani coinvolti

Il settimanale l’Espresso pubblica altri 80 nomi collegabili a società offshore: ecco la lista, che include Rodolfo De Benedetti e Jessica Rizzo

panorama

22 aprile 2016

 

 

Il settimanale l’Espresso pubblica oggi altri 80 nomi di italiani che figurano nei file dei Panama Papers e sono quindi collegabili a società offshore come clienti dello studio Mossack-Fonseca.

Ecco la lista in rigoroso ordine alfabetico: Marco Agosto (imprenditore settore legno), Ornella Agosto (imprenditore settore legno), Mara Antonini (imprenditrice settore navale), Emerenziana Argenti (commerciante), Ennio Argenti (commerciante), Gian Piero Argenti (ingegnere), Enrica Scarponi Arrighi (psicologa), Enrico Scarponi Arrighi (immobiliarista), Sergio Asteggiano (imprenditore settore edile), Fulvio Vittorio Benvenuto (imprenditore settore termale), Daniele Bodini (immobiliarista), Gianfranco Boerio (imprenditore settore marmo), Giovanni Bonmartini (imprenditore settore vinicolo), Domenico Bosatelli (imprenditore settore elettrotecnico), Enrico Massimo Carle (imprenditore settore meccanico), Alfonsina Casagrande (imprenditore settore edile), Giuseppe Cassese (imprenditore settore commercio), Flavio Cazzago (commercio arredo casa), Orlando Cazzago (commercio arredo casa), Elisabetta Cermelli (imprenditrice), Sabrina Cherchi (avvocato), Sandra Chippa (imprenditrice), Alberto Colman (attore), Gemma Corradini (imprenditrice), Antonio Crispino (imprenditore settore edile), Valentina Crispino (imprenditrice settore edile), Elvira Daniele (imprenditrice settore agricolo), Rodolfo De Benedetti (imprenditore), Andrea De Grandi (broker finanziario), Dmitri Dekman (commerciante), Olga Dekman (commerciante), Raffaele Dolcetta (imprenditore settore immobiliare), Roberto Dolcetta (imprenditore settore immobiliare), Franco Dutto (imprenditore agricolo), Massimo Elser (imprenditore settore fotografico), Giorgio Epis (ingegnere, imprenditore), Paolo Edoardo Fiora (architetto), Guido Fulcheri (antiquario), Mario Fulcheri (restauratore), Fernando Galimberti (imprenditore settore metallurgico), Marco Galimberti (imprenditore settore metallurgico), Silvio Garzelli (manager), Maria Luisa Genesini (imprenditrice settore macchine utensili), Claudio Ghezzo (imprenditore settore elettrico), Fabio Ghezzo (imprenditore settore elettrico), Armando Giorgi (dirigente d’azienda), Domenico Grosoli (imprenditore tessile), Mohamed Abdulmotaleb Houni (imprenditore settore chimico), Mario Lovallo (imprenditore settore vetro), Teresina Lumbau (impreditrice settore edile), Lucia Kasper Mambelli (imprenditrice settore costruzioni), Giovenale Marengo (imprenditore settore ristorazione), Francesca Mariani (amministratore palestre), Pietro Salvo Morandini (imprenditore settore petrolifero), Monica Moroni (titolare di una scuola di lingue), Maria Caterina Muia (manager settore metalli), Livio Muratore (medico), Rosita Occelli (imprenditrice settore immobiliare), Daniela Pascotto (imprenditrice settore tessile), Adolfo Pellegrino (commerciante giocattoli), Valter Pellegrino (commerciante giocattoli), Raffaele Raiola (imprenditore settore costruzioni), Rossella Raiola (imprenditore settore costruzioni), Claudio Ravazza (imprenditore settore moto), Luigi Riva (commerciante), Gianni Romano (imprenditore), Eleonora Roversi (agente di commercio), Laura Sasso (imprenditrice settore alimentare), Matilde Schiavoni (ingegnere), Alessandro Sebastiani (imprenditore agricolo), Carlo Serafini (imprenditore settore agroalimentare), Massimo Serafini (imprenditore settore agroalimentare), Mirella Siroli (imprenditrice settore tessile), Luigi Smerieri (imprenditore settore tessile), Giuseppe Emilio Spallarossa (imprenditore settore discoteche), Remo Teroni (imprenditore immobiliare), Luciana Tibaldi (avvocato), Eugenia Valentini (alias Jessica Rizzo, attrice), Matilde Venturi (imprenditrice), Silvia Viaggi (imprenditrice settore caseario).

Nella lista sopra, oltre a quello della pornostar Jessica Rizzo, spicca il nome di Rodolfo De Benedetti, figlio di Carlo e presidente del gruppo Cir (ovvero la holding che controlla lo stesso settimanale l’Espresso), che dai file dei Panama Papers viene collegato in qualità di amministratore alla McIntire holding Ltd, una società offshore registrata nel 1995 nelle Isole Vergini. “La società è stata chiusa da molti anni“, ha affernato al proposito lo stesso De Benedetti. “In passato McIntyre si era occupata di investimenti finanziari nel continente americano gestendo vecchi risparmi di famiglia e la posizione di questi ultimi fu regolarizzata con il fisco italiano nel 2003″, anno in cui – sempre secondo le carte – De Benedetti ha rassegnato le dimissioni da amministratore.

Sarebbero 800 gli italiani emersi da Panama Papers, l’inchiesta internazionale sui conti off-shore condotta per un anno da cento gruppi di giornalisti nel mondo. Mentre emergono numerosi i nomi dei leader politici, di personaggi del mondo sportivo, della cultura e dello sport internazionali (che potete leggere qui) continua il lavoro dell’Agenzia delle Entrate che ha fatto sapere di aver avviato i contatti internazionali per ottenere la documentazione relativa agli italiani per poi attivare con rapidità le relative indagini.

– LEGGI ANCHE: di cosa si tratta
– LEGGI ANCHE: Gli sportivi coinvolti

8 Aprile 2016
Sono usciti oggi i primi 100 nomi degli italiani coinvolti, in parte anticipati nei giorni precedenti. Li pubblica l’Espresso che in esclusiva per l’Italia ha avuto accesso alla banca dati. È tutto da dimostrare, ovviamente, che questi conti fossero base di attività illegali, tanto più che molte delle indiscrezioni pubblicate sono state oggetto di rumorose smentite.

Eccoli tutti, in ordine alfabetico: Ambrosione Francesco (imprenditore plastica), Marco Angelo Angiolini (immobiliarista), Michele Anti (procuratore finanziario), Gianluca Apolloni (commercialista), Ercole Astarita (Imprenditore alimentare), Giovanni Battista Baglietto (imprenditore navale), Andrea Battistini (imprenditore acquatico), Gabriele Benfenati (armatore), Mariele Bertè (Imprenditore metallurgico), Mauro Bigi (imprenditore elettrico), Salvatore Bizzarro (commericalista), Candido Calugi (imprenditore), Filippo Caracciolo Borra (imprenditore abbigliamento), Mauro Carturan (commerciante di gioielli), Adirano Chimento (gioielliere), Giovanni Cialella (imprenditore internet), Simone Cimino (finanziere), Roberto Contini (imprenditore metallurgico), Francesco Corallo (imprenditore slot machine), Vincenzo Cuffaro (imprenditore aviazione).

Barbara d’Urso (conduttrice), Neli Da Silva Rigo de Righi (manager petroliere), Abramo da Vià (imprenditore informatico), Antonio Daniele (imprenditore auto), Pantaleo De Carlo (imprenditore gdo), Domenico De Leo (commercialista), Marco De Montis (imprenditore), Paolo Angelo Della Salda (architetto), Gioacchino Di Feo (imprenditore settore navale), Nicola Di Girolamo (avvocato), Giovanni Fagioli (armatore), Alessandra Faraone (commercialista), Alfio e Carlo Fazio (imprenditori marittimi), Maurizio Fiolis (amministratore), Carlo Focarelli (borker), Daniel Fonseca (ex calciatore e procuratore), Fabio Fraissinet (imprenditore del commercio), Giuseppe Giorgio Gandolfo (imprenditore logistica), Valentino Garavani (stilista), Giancarlo Giammetti (manager moda), Renzo Golfarini (imprenditore aviazione), Jacob Hoekstra (imprenditore risorse umane).

Giovanni Luca Impellizzeri (Agente scommesse online), Arturo Iossa Fasano (Imprenditore auto elettriche), Diego Iuraca (Imprenditore building e shipping), Maurizio Jacchia (imprenditore elettrico), Sageer Khan (musicista), Eugenio Lapenna (procuratore aeronautico), Francesco Lauri (avvocato), Alessandro Lelli (manager), Petr Losev (manager settore ittico), Franco Marabotti (dirigente), Lorenzo Marazzini (imprenditore onoranze funebri), Walter Marin (procacciatore d’affari), Gianlcua Massini Rosati (fiscalista), Marcello Menichetti (amminsitratore azienda metalmeccanica), Lorenzo Monteleone (imprenditore meccanotessile), Luca Montezemolo (mangaer), Gianfranco Morgano (albergatore), Roberto Natangelo (imprenditore arredo), Donaldo Nicosia (manager e latitante), Eugenio Novero (imprenditore e commendatore), Andrea Nucera (immobiliarista).

Francesco Ortonovi (imprenditore edile), Roberto e Stefano Ottaviani (imprenditori ristorazione), Lorenzo Paciello (amministratore agenzia viaggi cubana), Christian e Pietro Palazzolo (imprenditore minerario-diamanti), Alessandro Palmieri (imprenditore internet), Roberto Palvarini (imprenditore del legno), Marco Perelli Cippo (dirigente), Gian Angelo Perrucci (imprenditore petrolifero), Augusto Pianesani (imprenditore ortofrutta), Simeone Raccah (immobiliarista), Flaminio Rizzi (imprenditore aviazione), Oscar Rovelli (erede di Nino Rovelli), Giancarlo Russo Corvace (avvocato e fiduciario).

Silvio Sacchi (avvocato ed ex magistrato), Sergio Senesi (imprenditore navigazione), Bruna e Giancarlo Sibona (imprenditore autotrasporti), Thomas Smid (ex tennista), Andrea Spiriti (manager aerospaziale), Friedrich Strafingher (imprenditore edile), Marco Sturlese (finanziere), Paolo Taroni (imprenditore shipping), Marco Toseroni (broker), Santiago Vacca (commercialista e politico), Emanuele Valentini (imprenditore cartoleria), Giulio Valiante (imprenditore internet), Lorenzo Vanelli (imprenditore alimentare), Carlo Verdone (attore), Sergio e Simone Vicari (Manager e imprenditori tlc), Flavio e Silvia Villevielle Bideri e Valentino Villevielle (editori musicali), Angelo Zito (broker condannato per mafia).

7 aprile 2016
L’Espresso
cita anche Carlo Verdone e lo stilista Valentino Garavani, fra gli italiani nei Panama Papers.
Verdone sarebbe titolare di una società offshore registrata a Panama, Athilith Real Estate. L’attore e regista romano ha spiegato all’Espresso attraverso un avvocato di essere “sorpreso di essere accostato a una società con sede a Panama”, aggiungendo di non avere idea “dei motivi per cui sia stata costituita”.
Scrivono in una nota i legali dell’attore: “L’accostamento di Carlo Verdone ai fatti pubblicati su L’Espressonon è e non sarà credibile, anche perché Carlo Verdone non è titolare di nessun conto o proprietà all’estero, neanche per interposta persona”.

Il nome dello stilista Valentino è invece associato insieme a quello di Giancarlo Giammetti a due sigle delle Isole Vergini britanniche, la Jarra Overseas e la Paramour finance.

Mercoledì 6 aprile è uscito il nome di Barbara d’Urso tra gli italiani citati nell’archivio dello studio legale panamense Mossack Fonseca al centro delle rivelazioni ‘Panama Papers’, secondo quanto scrive L’Espresso online.

Nella lista Maria Carmela D’Urso, nome all’anagrafe della popolare presentatrice tv, “risulta come director della società Melrose Street Ltd, registrata nel 2006 alle isole Seychelles”, spiega L’Espresso. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera online, il legale della showgirl ha diffidato formalmente il settimanale “dal divulgare notizie che appaiono lacunose e gravemente lesive della sua immagine”, chiarendo che “la società in questione era stata aperta ai fini di un’operazione immobiliare che la D’Urso intendeva compiere all’estero; operazione che non si era poi concretizzata; la società era conseguentemente sempre rimasta inattiva, poi ufficialmente chiusa nel 2012″.

Ma non solo. La stessa D’Urso ha diffuso la seguente nota stampa:”Mi trovo oggi sulla copertina di un settimanale. Trovo la mia foto con sotto il seguente testo “In esclusiva, chi sono gli italiani con i patrimoni offshore”. Non ho nessun patrimonio offshore. Ho rispettato e rispetto la legge italiana, ho pagato e pago regolarmente le tasse in Italia. Il fisco italiano lo sa bene perché vengo controllata periodicamente, com’è giusto che sia.

I miei legali sono pronti ad agire penalmente contro chi sta cercando e cercherà ancora di diffamarmi. Ma la cosa che più mi fa soffrire di questa vicenda è che nell’autunno del 2015 sono riuscita finalmente a costituire una Onlus (che era il mio sogno) che si occupa di sostenere materialmente le famiglie in difficoltà costrette a trasferirsi lontano da casa per assistere i loro bimbi ricoverati in ospedale per lunghe degenze (cosa che già faccio autonomamente da anni).

Avrei dovuto annunciare questa Onlus con una conferenza stampa in Campidoglio il prossimo 19 aprile. Sono costretta a rinviare il tutto perché non voglio che il fango di cui sono ingiustamente vittima in questi giorni possa offuscare minimamente un progetto in cui sto mettendo tutta me stessa.

In questi anni ho combattuto tante battaglie in difesa della mia immagine e le ho sempre vinte. Vincerò anche questa”.

Le altre smentite
“Tra gli ottocento italiani con i conti a Panama ci sarà pure qualche contribuente onesto, ma non ci vuole molto per capire che la maggior parte di loro sono evasori. E se non hanno sfruttato la finestra per l’emersione dei capitali all’estero, appena chiusa, li attende un periodo di giusta e profonda tribolazione” ha detto il viceministro dell’Economia, Enrico Zanetti, intervistato dal Corriere della sera. “La presenza di contribuenti italiani in queste liste che stanno venendo fuori – precisa Zanetti – non li qualifica di per sé come evasori. Ma sono dati oggettivamente interessanti sui quali la nostra amministrazione finanziaria andrà sicuramente a fare qualche accertamento, e sicuramente ne salteranno fuori delle belle”. Di fatto, precisa il viceministro, i nomi presenti “non sono prove, ma elementi da cui partire per fare accertamenti”.

Per ora gli italiani citati dalle notizie di stampa come clienti dello studio Mossack-Fonseca, si smarcano. Ambienti vicini al presidente di Alitalia fanno sapere che nè “Luca Cordero di Montezemolo, nè la sua famiglia possiedono alcuna società offshore”.

Altro nome trapelato è quello dell’ex pilota di Formula 1 Jarno Trulli, per una società, la Baker Street, registrata nelle isole Seychelles. Ma la Baker Street, si difende Trulli, “è una società assolutamente dichiarata. Io sono cittadino italiano, residente all’estero da 18 anni, certificato perchè ho già subito un accertamento del fisco italiano. Ho dichiarato questa società con cui faccio sviluppo immobiliare e nient’altro. Dieci giorni fa – ricorda – ero stato contattato da un giornalista, che mi ha detto che aveva delle notizie in merito a questa società e mi chiedeva se volevo dare chiarimenti. Io giustamente ho detto “perchè dovrei dare chiarimenti di una mia società, ne ho diverse, non solo alle Seychelles, anche in Italia, in Svizzera, in America, un po’ ovunque”. In quel momento non ho prestato attenzione. Poi ho visto che è scoppiato tutto questo caso, oggi mi chiamano tutti. Sto chiarendo piu’ che altro perche’ mi sono ritrovato in un grande calderone, dove non capisco sia il mio problema”.

Altri due nomi italiani della lista Panama Papers, Ubi Banca e Unicredit, si erano chiamate fuori dallo scandalo. L’associazione azionisti Ubi-Banca e l’Adusbef annunciano però esposti contro Ubi Banca alle procure di Milano, Bergamo e Roma (ANSA).

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REAZIONE:MAGARI L’AGENZIA DELLE ENTRATE POTRA TROVARE NOMI DI NOTI CALCISTI CHE HANNO PASSATO DAL CALCIO ITALIANO:
-SU AGENZIA URUGUAYA DE NOTIZIAS

Los tres ex futbolistas Paolo Montero, Ricardo Canals y Gustavo Méndez compraron una sociedad anónima con sede en Seychelles a fines de 2012.

. El futbolista Diego Forlán también está en los registros de MF. Forlán ya había aparecido en una pasada investigación de ICIJ, “Swissleaks”, conectado a la sociedad Rosario Trading Company SA.

PD:C’E’ ANCHE DANIEL FONSECA E ALTRI

LA NOTA COMPLETA CUI:

http:uypress.net/uc_67862_1.html

-APPENDICE:SULLO STESSO GIORNALE ONLINE

Esteri

Panama Papers, ecco chi sono i personaggi coinvolti – Foto

Dopo il premier islandese e la bufera su Cameron, in Spagna si dimette Soria, ministro dell’Industria . Ma non ci sono solo i nomi della politica

15 aprile 2016

panoramaRedazione

Dopo aver costretto alle dimissioni il premier islandese David Gunnlaugsson e aver creato una vera e propria bufera intorno a quello inglese David Cameron, i Panama Papers fanno un’altra vittima illustre nella politica internazionale: ha lasciato infatti il suo incarico (e il seggio da deputato del Partito Popolare) anche il ministro spagnolo dell’Industria Jose Manuel Soria, il cui nome figurava appunto nel dossier come titolare di società offshore per evadere il fisco.

Nell’annunciare l’addio al suo ruolo politico, Josè Manuel Soria ha affermato di aver preso la decisione “alla luce della serie di errori commessi negli ultimi giorni nello spiegare le mie attività imprenditoriali e in considerazione dell’evidente danno che questa situazione comporta per il Governo spagnolo“.

Sono comunque diversi i personaggi politici chiamati in causa dal gigantesco scandalo di evasione delle tasse e di riciclaggio di denaro scoperto grazie ai dossier trafugati dallo studio legale Mossack Fonseca di Panama che raccolgono 40 anni di in formazioni riservate e registrazioni finanziarie nel mondo offshore, passate ora al vaglio da più di 100 gruppi di giornalisti di tutto il mondo.

Non ci occupiamo qui dei personaggi italiani coinvolti, seguiti in un altro post, ma di quelli internazionali, tra i quali – anche se non esplicitamente citato – spicca ad esempio Vladimir Putin (Leggi qui la storia del suo violoncellista-ombra): il presidente russo, con l’aiuto di banche, società e persone legate a lui, avrebbe evaso 2 miliardi di dollari.

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Ecco invece, via via che vengono rivelati, i nomi dei personaggi stranieri coinvolti.

Il procuratore federale argentino Federico Delgado ha chiesto al giudice Sebastian Casanello di aprire un’inchiesta sulla partecipazione del presidente Mauricio Macri in società offshore, rivelata nei giorni scorsi dai Panama Papers. Andrebbe accertato che non sia in corso una “omissione colpevole” non avendo dichiarato la sua partecipazione alla gestione della Fleg Trading Ltd, una società offshore appartenente al padre del presidente, Franco Macri.

Secondo quanto rivelato dai Panama Papers e confermato dai Macri, la società – con sede nelle Bahamas – è stata attiva dal 1998 al 2009 e il presidente argentino ne è stato il direttore durante alcuni periodi, insieme al fratello.

Secondo il Guardian nei Panama Papers ci sarebbe anche la famiglia di Stanley Kubrick, il mitico regista statunitense naturalizzato britannico. La tenuta inglese di Kubrick, a Hertfordshire, dopo la morte avvenuta nel 1999, è passata nelle mani di tre società offshore controllate dalle figlie, registrate alle Isole Vergini britanniche. Il passaggio della proprietà nelle mani delle tre società avrebbe potuto far risparmiare alla famiglia centinaia di migliaia di sterline di tasse sull’eredità.

La mattinata di oggi ha visto emergere il nome di Michael Grahammer, presidente della Hypo Vorarlberg, una delle banche austriache chiamate in causa nello scandalo, che ha annunciato le dimissioni, insistendo tuttavia sull’estraneità a illeciti. “Alla fine, il linciaggio mediatico contro l’Hypo Voralberg e la mia persona degli ultimi giorni è stato decisivo per prendere questa decisione”, ha spiegato in un comunicato.

Secondo i documenti filtrati alla stampa, la banca è tra le 20 compagnie registrate nei paradisi fiscali. Già nel 2012 Hypo era stata indagata dall’Autorità per la supervisione del mercato finanziario austriaco per dei presunti legami con un imprenditore vicino al presidente russo, Vladimir Putin, e incluso nella lista delle persone sottoposte a sanzioni Usa per il conflitto in Ucraina. “Continuo a essere convinto al 100% che in nessun momento la banca ha violato la legge”, ha proseguito Grahammer, sottolineando che si tratta di una decisione personale maturata nei mesi scorsi. Il 76% dell’azionariato della banca è capitale pubblico in mano allo Stato federale austriaco di Vorarlberg. Tra i Panama Papers, figura anche una seconda banca austriaca, il Raiffeisen Bank International .

Intanto iniziano i commenti da parte delle autorità europee. “Le rivelazioni mi hanno scioccato, è immorale, non etico, inaccettabile, gli importi sono scioccanti” ha il commissario agli affari economici Pierre Moscovici commentando i Panama Papers. “Bisogna dire che i Paesi che non cooperano sono paradisi fiscali, dobbiamo elencarli con una lista nera comune ed essere pronti a sanzioni se non cambiano i comportamenti”, ha aggiunto.

Mercoledì 6 aprile

È stato rivelato che anche i familiari di otto fra i più importanti dirigenti del Partito comunista della Cina avrebbero usato società offshore. Lo rivela il quotidiano britannico Guardian. Il giornale spiega che si tratta del cognato del presidente Xi Jinping, del genero del membro del politburo del partito Zhang Gaoli, della nipote di Jia Qinglin, nonché della figlia di Li Peng, che supervisionò la repressione brutale contro i manifestanti di piazza Tienammen. Secondo il Guardian compare anche il nome di Gu Kailai, la moglie dell’ex membro del politburo caduto in disgrazia Bo Xilai, condannato all’ergastolo per corruzione e abusi di potere.

Tra i nomi anche i familiari di Mao Zedong, il fondatore della Repubblica Popolare Cinese. Tra gli intestatari Chen Dongsheng, il marito di una delle nipoti di Mao Zedong, che ha creato la Keen Best International Limited con sede alle Isole Vergini Britanniche nel 2011. In realtà, come buona parte delle centinaia di casi denunciati dai documenti dello studio legale panamense, Mossack Fonseca, l’azienda della famiglia di Mao non è illegale, ma è legittimo sospettare che sia stata usata per riciclare denaro o evadere imposte.

Sotto i riflettori anche l’illlustre nome di Mario Vargas Llosa, Nobel per la letteratura. Lo scrittore scrittore peruviano — naturalizzato spagnolo  e la sua ex moglie sarebbero stati azionisti per circa un mese nel 2010 di una compagnia offshore delle Isole Vergini britanniche. Lo riporta il sito spagnolo El Confidential, che ha ottenuto documenti filtrati dallo studio panamense Mossack Fonseca. L’agente dello scrittore nega. Il sito scrive che alcune e-mail testimoniano che un rappresentante dello scrittore chiese agli avvocati di rimuoverlo dalla lista degli azionisti il 6 ottobre 2010, il giorno prima cioè di vincere il Nobel.

Secondo l’Espresso, nel dossier dei “Panama Papers” non compare né l’Inter né il suo presidente Erick Thohir. Sarebbe invece citato il fratello di quest’ultimo, Garibaldi Thohir, uno degli uomini più ricchi di Indonesia. L’Espresso dice che “Garibaldi risulta essere azionista della Harold Heights Group Ltd, società basata nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche, di cui il fratello del presidente dell’Inter è diventato azionista il 4 dicembre del 2012, dunque prima dell’ingresso della famiglia indonesiana nella società nerazzurra — si legge sul sito online del settimanale — La Harold Heights è stata creata lo stesso giorno attraverso la filiale di Singapore dello studio Mossack Fonseca”.

Un fondo d’investimento lussemburghese, oggi fallito ma guidato fino al 2014 dall’ex direttore generale dell’Fmi Dominique Strauss-Kahn, aiutò a creare 31 società offshore in diversi paradisi fiscali. Lo sostiene Le Monde citando i “Panama Papers”.
Il fondo “Leyne, Strauss-Kahn & Partners” (LSK), creato dal suo socio Thierry Leyne, aprì e gestì fondi in paradisi fiscali come le isole Seychelles, Panama, Hong Kong e le isole Vergini britanniche. L’attività del fondo Lsk era già nota alla magistratura francese che a marzo aveva aperto un’inchiesta. Lsk ha dichiarato bancarotta dopo aver registrato perdite per 100 milioni di euro per un totale di 150 clienti.

Ci sarebbe il nome di Gianni Infantino, neo presidente della Fifa, nella lista dei documenti.
Lo ha scritto martedì 5 aprile il Guardian online secondo il quale da alcune carte risulta che Infantino, quando era a capo dei servizio legali della Uefa, avrebbe avuto un ruolo in opachi accordi relativi ai diritti tv, con tanto di trasferimento di denaro su società offshore, nell’ambito di quella che alcuni media bollarono poi come la “Coppa del Mondo della truffa”.
L’interessato ha sempre negato di essere coinvolto in quella vicenda. Ma i fatti, che si riferiscono al periodo 2003–2006 (alcuni anni prima che Infantino, all’Uefa dal 2000, diventasse segretario generale della federazione calcio europea nel 2009, sotto la presidenza di Michel Platini), sembrano oggi smentirlo.

5 aprile 2016

Il primo ministro islandese
Il premier islandese David Gunnlaugsson dopo aver provato a sciogliere il Parlamento, si è dimesso il 6 marzo. È la prima vittima di Panama Papers.
La società di Gunnlaugsson e della moglie Anna Sigurlaug Palsdottir, la Wintris Inc, venne fondata nel 2007 alle isole Vergini britanniche per gestire l’eredità di diversi milioni di dollari della consorte dopo la morte del padre, un ricco uomo d’affari.
Il premier vendette il suo 50% per la somma simbolica di 1 dollaro alla moglie alla fine del 2009 ma quando fu eletto per la prima volta in Parlamento ad aprile dello stesso anno, non rivelò l’esistenza del conto violando la legge.

Il cerchio magico di Marine Le Pen
Anche stretti collaboratori di Marine Le Pen, il “cerchio magico” della presidente del Front National, come rivela il quotidiano Le Monde, sono accusati di aver messo in piedi “un sistema offshore sofisticato” nell’ambito di Panama Papers.

Secondo Le Monde, una parte della ricchezza nota come “il tesoro” del fondatore del Front National è stata dissimulata attraverso la società offshore Balerton Marketing Limited, creata nei Caraibi nel 2000. Banconote, lingotti, monete d’oro, ci sarebbe di tutto nel “tesoro”, intestato al prestanome Gerald Gerin, ex maggiordomo di Jean-Marie e della moglie Jany Le Pen.

Il miliardario russo con il mini-Louvre
Il miliardario russo Dmitri Rybolovlev, ex proprietario di Uralkali il colosso russo dei fertilizzanti, ha usato una società registrata alle Isole Vergini britanniche – la offshore Xitrans Finance Ltd – per nascondere una sorta di mini-Louvre, tra opere di Picasso, Modigliani, Van Gogh, Monet, Degas, Rothko, scrivanie in stile Luigi XVI e tavoli e cassettiere fatte da alcuni dei più grandi creatori di mobili di Parigi alla sua ex moglie Elena, durante la loro causa di divorzio iniziata nel 2008.

I Rybolovlev vivevano in Svizzera e secondo la legge elvetica il patrimonio della coppia va diviso in parti uguali tra i due coniugi in caso di divorzio. Ma rintracciare gli asset dell’ex re dei fertilizzanti russo non era cosa facile e la moglie lo aveva presto accusato di “usare terze parti” per costruire una rete di trust e società offshore.

Leader politici e famiglie reali
Oltre all’ex primo ministro d’Islanda, sono coinvolti il premier britannico, David Cameron, e il presidente cinese, Xi Jinping, sono stati tirati in ballo a causa dei loro familiari che avrebbero legami con compagnie offshore, così come il re del Marocco Mohamed VI. Molti altri leader mondiali controllerebbero società offshore, tra questi il re saudita Salman, il figlio del presidente dell’Azerbaijan e del primo ministro del Pakistan.

Coinvolto anche Nuraly Aliyev, vice sindaco di Astana e nipote del Presidente kazako, Nursultan Nazarbayev, azionista di una società con sede nelle Virgin Island britanniche le cui attività principali sono comprare e vendere yatch di lusso. Nell’infinita lista di nominativi anche il presidente ucraino, Petro Poroshenko e l’ex primo ministro ucraino Pavlo Lazarenko, il presidente argentino Mauricio Macri. Tra gli ex leader mondiali si trova anche l’ex premier della Georgia Bidzina Ivanishvili, Ali Abu al Ragheb ex primo ministro della Giordania, anche l’ex premier e l’ex emiro del Quatar Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani e Sheik Hamad bin Khalifa Al Thani.

C’è anche il nome del presidente della Camera dei deputati brasiliana, Eduardo Cunha – uno dei principali oppositori del governo di Dilma Rousseff e fautore del processo di impeachment contro la presidente.

Le banche
Più di 500 banche, con le loro filiali e succursali, hanno lavorato con Mossack Fonseca fin dagli anni ’70 per aiutare i clienti ad aprire società in paradisi fiscali. In tutto si parla di 1500 società.

I quattro grandi gruppi bancari che hanno creato il maggior numero di società sono, nell’ordine, HSBC (2.300), Credit Suisse (1.105), Ubs (1.100) e SocGen (979).

Molto attive anche le banche tedesche: lo scrive la Sueddeutsche Zeitung, secondo un’anticipazione, pubblicando nuove rivelazioni emerse dai Panama Papers. Sono almeno 28 quelle che avrebbero fatto ricorso allo studio Mossack Fonseca per i loro clienti. Complessivamente, attraverso lo studio legale di Panama, avrebbero “fondato o gestito 1200 società fantasma per i loro clienti”. Il giornale di Monaco cita Deutsche Bank, la Dresdner Bank, Commerzbank e la BayernLB, fra gli “istituti che si sono avvalsi dei servizi” di Mossack Fonseca.

I nomi nella blacklist di Washington
Mossack Fonseca avrebbe lavorato per 33 persone e società presenti nella blacklist di Washington a causa dei loro legami con il traffico di droga proveniente dal Messico, con organizzazioni terroristiche e con paesi che minacciano la pace, come la Corea del Nord.

Nella lista si trovano anche i nomi dei cugini del presidente siriano Bashar al Assad, Rami e Hafez Makhlouf. Boss della droga, evasori riuscivano a firmare i documenti per società offshore mentre erano in prigione.

Il mondo del calcio e dello spettacolo
Dalla Fifa alla Uefa passando per Barcellona, anche il mondo del calcio è stato colpito dallo tsunami dei Panama Papers. Juan Pedro Damiani, componente del comitato etico della Fifa, avrebbe avuto legami con tre uomini coinvolti nello scandalo di corruzione che ha colpito l’organo di governo del calcio. L’ex vice presidente Fifa, Eugenio Figueredo, così come Hugo Jinkis e suo figlio (titolari dell’impresa Full Play, società operante nel settore dei diritti televisivi), sono accusati di aver pagato tangenti per i diritti tv in Sud America. Nel flusso di nomi compare anche quello di Michel Platini, dirigente sospeso della Uefa, che fece aprire, con l’aiuto di Mossack Fonseca, una società offshore a Panama nel 2007.

Spunta nei dossier anche la stella del calcio Lionel Messi che, con suo padre, avrebbe aperto una società con sede a Panama, la Mega Star Enterprises, probabilmente per sottrarre capitali al fisco. Nell’infinita lista spuntano star del cinema come il regista spagnolo Pedro Almodovar e l’attore dei film cult di arti marziali, Jackie Chan. (AGI)

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http:panorama.it/news/esteri/panama-papers-chi-sono-personaggi-coinvolti-foto/

ACCATTIVANTE SWING,DAI NON STARE LI A GUARDARE CON LE GAMBE INCROCIATI MANI NELLE MANI,BALLA ANCHE TU,INIZIA DAI………….

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 358

23 Avril 2016 , Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

23 APRILE 2016:ORSI E SPAGNOLINI CONDANNATI

-SU LA REPUBBLICA:
Finmeccanica, Orsi diede l’assenso ai pagamenti delle tangenti in India

Nelle motivazioni della sentenza con cui la seconda Corte di Appello di Milano ha condannato l’ex numero uno del gruppo statale a 4 anni e mezzo viene ricostruita la compravendita di 12 elicotteri Agusta all’India e i casi di corruzione
di EMILIO RANDACIO
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22 aprile 2016

Finmeccanica, Orsi diede l'assenso ai pagamenti delle tangenti in India
L’ex ad Giuseppe Orsi a bordo di un elicottero Agusta

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L’ex amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, “diede il proprio assenso” al pagamento di tangenti per la fornitura di elicotteri ad alcuni esponenti militari del governo indiano. E’ questo uno dei passaggi principali della sentenza con la quale, lo scorso 7 aprile, la seconda Corte d’appello di Milano, ha condannato Orsi e l’ex numero uno di Agusta Westland, Bruno Spagnolini, a 4 anni e mezzo per corruzione e false fatture. Di mezzo, la fornitura dal valore di 560 milioni, nel 2005, di 12 elicotteri. Secondo la Corte, Orsi approvò i “versamenti in contanti” ai fratelli indiani Tyagi: Sashi, in quel momento, era capo di Stato maggiore dell’aereonautica indiana. Il processo nasce dall’inchiesta dei pm di Napoli Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, poi trasmessa per competenza a Busto Arsizio.

La Corte d’Appello di Milano aveva in parte riformato la sentenza di primo grado nei confronti di Orsi e Spagnolini che erano stati condannati entrambi a due anni di reclusione (pena sospesa) per l’accusa di false fatture, mentre erano stati assolti dall’accusa di corruzione internazionale. Per i due è stata disposta una confisca complessiva di 7,5 milioni di euro. A Orsi è stata revocata anche la condizionale.

“Tangenti coperte da fatture inesistenti”. In merito all’accusa di falso in bilancio, secondo i giudici milanesi, l’operazione per creare una provvista all’estero sarebbe documentata nel “rapporto tra Agusta Westland (AW) e la società tunisina Ids Tunisia”, che riscontra “plurime anomalie”, per “le carenze documentali riscontrate, la contraddittorietà e incongruenza, quando non la palese falsità delle giustificazioni addotte dagli imputati”. La tesi della Corte è che “il divario tra le risorse previste a termini di contratto e quelle effettivamente dispiegate, sono circostanze che univocamente concorrono a far ritenere provato l’assunto accusatorio, secondo cui il ricorso a fonti esterne da parte di AW per lo svolgimento di prestazioni ingegneristiche non fu dettato da un effettivo fabbisogno aziendale, ma fu lo strumento per il perseguimento di finalità ben diverse”. In altri termini, il contratto con Ids Tunisia, “quel contratto non aveva una ragione economica e la sua prevalente utilità consisteva nel dare veste formale agli ingenti trasferimenti di denaro su conti correnti ubicati a Mauritius, onde creare una provvista occulta e protetta destinata al pagamento del prezzo della corruzione”. Il corrotto, secondo la ricostruzione del pm Eugenio Fusco, sarebbe stata la famiglia del capo di stato maggiore dell’aereonautica indiano, Sashi Tyagi, mentre attraverso lo stesso strumento sarebbe stato compensato il mediatore dell’operazione illecita Guido Haschke.

“Orsi tentò di depistare le indagini”. I giudici, in merito alla posizione dell’ex ad di Finmeccanica, ricordano quel bigliettino ritrovato quando Orsi venne arrestato, “che si inquadra nel contesto delle iniziative degli imputati intese a disperdere ed inquinare le prove, e precostituirsi elementi di prova favorevoli”. Siamo nel marzo del 2014, e i giudici citano la lettere scritta da Orsi quando “era ristretto nel carcere di Busto Arsizio. Orsi chiede di “chiamare Monti (identificato in Mario, allora premier, ndr), l’ambasciatore Terraciano a nome mio per chiedergli di chiamare il PM Singh (primo ministro indiano fino al 2014)”. “Quale fosse il messaggio che Orsi – scrivono ancora i giudici nella loro motivazione -, nel corso della detenzione, intendeva far pervenire al capo del governo indiano, ovviamente non è dato conoscere, ma può essere intuito laddove si ponga mente agli esiti delle richieste di assistenza giudiziaria inviate alle autorità indiane e all’intensa attività di inquinamento probatorio cui i protagonisti della vicenda si sono dedicati”. Nel non riconoscere le attenuanti generiche a Orsi, la Corte ricorda anche l’estesa “attività probatoria, a lui direttamente ascrivibile, senza risparmio di mezzi né di persone, sfruttando la propria posizione apicale in un’impresa a partecipazione pubblica, per asservire anche i media alle
proprie esigenze private e per arruolare negli organismi di vigilanza e controllo del gruppo ex magistrati con importanti incarichi, utilizzati poi per contattare – in modo affatto improprio – l’allora vice presidente del Csm e sondare lo stesso pm titolare delle indagini”.

http:repubblica.it/economia/finanza/2016/04/22/news/finmeccanica_orsi_diede_l_assenso_ai_pagamenti_delle_tangenti_in_india-138219747/?ref=HREC1-18

REAZIONE:ORSI E SPAGNOLINI SONO LEGHISTI.I MEDIATORI DELLE TANGENTI,CHE AGIVANO A TITOLO PERSONALE,ERANO INGLESI. E QUESTI INDIANI SONO INDIANI…….

AH QUANTA NOSTALGIA,I BEI TEMPI DELLA LEGA E BERLUSCONI PREMIER,”MICA SIAMO DEI MONTANARI IGNORANTI NOI:”GESTIVAMO L’ENTE TECNOLOGICO ITALIANO PIU IMPORTANTE”.NOI C’E’ NE INTENDIAMO DI SCIENZA E TECNOLOGIA

https://youtu.be/grGjD1rTNyg

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25 APRILE 2016:IL QUANTITATIVE EASING HA FALLITO

-SU GOOGLE NEWS:

Fallimento del QE

Malachia Paperoga 4 giorni fa Nessun commento

Zero Hedge: secondo le banche europee, il QE ha fallito

Il sito Zero Hedge mostra i veri risultati del QE: come riporta la stessa BCE che l’ha implementato, il QE ha completamente fallito nel suo scopo: far ripartire il credito a livello europeo. Questo non impedisce agli eurocrati di autoincensarsi e proclamare il proprio successo: basta slegare le valutazioni dai risultati, e determinare ex post i parametri per valutare le proprie prestazioni.

Di Zero Hedge, 19 aprile 2016

Come ha ironicamente detto il Wall Street Journal questa mattina, “I funzionari delle BCE hanno certamente festeggiato i risultati del sondaggio di martedì, che mostrano come l’ultima raffica di acquisti di asset e tassi di interesse negativi ha avuto un effetto positivo sui prestiti alle imprese e alle famiglie”.

Ahimè, come aggiunge anche il WSJ, “i responsabili politici forse vorranno ancora aspettare a stappare lo champagne. In realtà, la maggior parte delle banche che ha risposto al sondaggio, ha detto che le politiche della BCE non hanno avuto assolutamente nessun impatto”.

Infatti, mentre la presentazione di 54 pagine è traboccante delle tradizionale curiosità inutili e di lodi autocelebrative – dopo tutto si tratta di un documento della BCE – gli unici dati importanti erano sulla tabella A3 a pagina 46, riguardo alla seguente questione posta ai responsabili delle banche: “negli ultimi sei mesi, la tua banca ha utilizzato la liquidità supplementare derivante dagli acquisti di asset della BCE per la concessione di prestiti alle società, per stipulare mutui o per prestiti al consumo? “

In altre parole, la BCE chiedeva alle banche europee se il QE aveva fatto aumentare i prestiti.

Ecco le risposte:

*Il numero di risposte “sono molto aumentati”? Zero.

*Il numero di risposte “in pratica no”? Tra l’80 e il 90%.

Qui sotto ecco il grafico del sondaggio più deprimente finora visto sulla politica BCE del QE

E qui sotto ecco la stessa domanda, ma rivolta al futuro – e se ci fosse un po’ di ottimismo, le banche dovrebbero manifestarlo proprio in questa domanda: “Nei prossimi sei mesi, la sua banca prevede di utilizzare la liquidità supplementare derivante dagli acquisti di asset della BCE per la concessione di prestiti alle società, per stipulare mutui o per prestiti al consumo? ”

Ahimè no.

Esiste anche un sondaggio simile riguardo all’impatto della politica di tassi negativi della BCE. Le risposte sono perfino peggiori.

Insomma: il tentativo della BCE di aumentare i prestiti attraverso il QE e i tassi negativi (NIRP: Negative Interest Rate Policy NdVdE) si è rivelato un assoluto disastro… quantomeno, secondo le stesse banche europee.

Fonte:la BCE

http:vocidallestero.it/2016/04/20/zero-hedge-secondo-le-banche-europee-il-qe-ha-fallito/

REAZIONE:DRAGHI STA COMPRANDO (TITOLI)SPAZZATURA,CARTA STRACCIA?A QUESTO SERVE L'INVESTIMENT GRADE?

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25 APRILE 2016:NOBEL MALE INTENZIONATO

-SU GOOGLE NEWS:

stiglitz

Carmenthesister 2 giorni fa Nessun commento

Stiglitz: Per la Gran Bretagna meglio il Brexit del tossico TTIP

Il sito di Russia Today riporta l’intervento di Joseph Stiglitz,  premio Nobel per l’economia, a un seminario organizzato dal Labour a Londra su temi economici.  Il rischio posto dal TTIP è talmente importante, secondo Stiglitz, che è già un buon motivo perché il Regno Unito valuti la Brexit, anche se l’ideale a suo parere sarebbe di mantenere l’Unione concordando però delle regole separate.  Per quanto riguarda l’euro – che Stiglitz da anni sostiene essere la causa della crisi europea – egli afferma anche che i politici europei dovrebbero rottamare l’euro, pur mantenendo l’Unione.

15 marzo 2016

traduzione di @Rododak

Per la Gran Bretagna sarebbe meglio lasciare l’Unione Europea (UE), se il trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP) entrerà in vigore: lo ha dichiarato l’economista premio Nobel Joseph Stiglitz.

Stiglitz ha rilasciato questa dichiarazione durante un evento organizzato dal cancelliere ombra del partito laburista John McDonnell mercoledì (2 marzo, ndt) nel centro di Londra. La serata è stata parte di una serie di seminari in materia di economia progressista organizzati dal partito laburista.

Rivolgendosi al pubblico che affollava la sala, Stiglitz ha affermato che la natura restrittiva del TTIP offre dei buoni motivi per il Brexit.

“Penso che le restrizioni imposte dal TTIP sarebbero talmente di ostacolo all’attività del governo, che questo mi farebbe riflettere nuovamente se davvero l’adesione all’UE sia stata una buona idea”, ha detto.

L’economista americano ha dichiarato che il TTIP rappresenta una generale “riscrittura delle regole in assenza di discussione pubblica”.

“I pericoli per la nostra società sono molto significativi”, ha aggiunto.

L’erosione della sovranità

Il TTIP creerà la più grande zona di libero scambio al mondo, abbattendo tariffe e altri ostacoli al commercio di beni e servizi. Mentre chi lo propone sostiene che l’accordo incoraggerà gli investimenti e creerà posti di lavoro, i suoi critici mettono in guardia sul fatto che consentirà alle aziende di fare causa ai governi stranieri che minacciano i loro profitti.

Un punto centrale dell’accordo commerciale USA-UE è infatti la “Clausola di risoluzione delle controversie tra investitore e Stato” (ISDS), che darebbe alle aziende il potere di citare in giudizio i governi quando i politici introducono norme che potrebbero far diminuire i loro profitti. I dettagli di queste clausole sono spesso avvolti nel segreto, e messi a punto in sessioni clandestine.

I critici sostengono che il TTIP manca di trasparenza, interferisce con il diritto dei governi sovrani di governare nell’interesse pubblico, e potrebbe legare le mani a chi deve stabilire le regole.

Dati delle Nazioni Unite (ONU) rivelano che le imprese statunitensi hanno già rastrellato miliardi di dollari facendo causa ai governi nazionali, fino ad oggi. Solo a partire dal 2000, le aziende americane hanno fatto causa agli Stati in base ad accordi di libero scambio in 130 distinte occasioni.

Una di queste società, la Phillip Morris, negli ultimi anni ha citato in giudizio l’Australia e l’Uruguay perché avevano fatto inserire avvertenze sui rischi per la salute sui pacchetti di sigarette.

“Ogni volta che fate approvare un regolamento contro l’amianto o qualsiasi altra cosa, potete essere citati in giudizio ,” ha detto Stiglitz.

“Non c’è niente nel TTIP che vi impedisca di stabilire il regolamento. Fissare il regolamento è possibile. Solo che dovreste firmare anche un assegno alla Philip Morris, per compensarla dei profitti che avrebbe avuto se avesse potuto continuare a uccidere le persone come ha potuto in passato.”

Stiglitz si è dimostrato molto favorevole all’adesione della Gran Bretagna all’UE, mettendo in evidenza che membri dell’UE, come la Svezia, fanno parte del blocco, ma hanno concordato regole separate. Ha sostenuto che i leader europei dovrebbero liberarsi dell’euro, ma mantenere l’unione.

‘Un accordo senza pietà’

Parlando a RT, Nick Dearden, direttore del think tank inglese Global Justice Now (GJN) ha detto che la posizione di Stiglitz è “in gran parte ipotetica”.

“Non c’è dubbio che questo accordo commerciale tossico cucinato a Bruxelles stia spingendo molti a ritenere che il Regno Unito starebbe meglio fuori dall’UE, ma niente suggerisce che la Brexit impedirebbe a qualcosa di peggio di prendere il suo posto,” ha detto.

“Cameron è stato uno dei più grandi sostenitori del TTIP e il Regno Unito ha firmato una serie di spietati accordi commerciali bilaterali di libero mercato che contengono ISDS con molti altri paesi – quindi è perfettamente possibile che nel Regno Unito ci sarebbe una spinta a creare un equivalente del TTIP tra Regno Unito e Stati Uniti, perfino peggiore”.

Dearden ha affermato che il movimento europeo contro il TTIP è stimolante.

“Milioni di persone si sono mobilitate, attraverso i confini, per sfidare la presa di potere da parte delle aziende legata al TTIP”, ha detto.

“Questa è una visione che ispira come rimanere in Europa possa significare persone che lavorano insieme per un cambiamento sociale progressista.” (Tipica illusione progressista che non porta da nessuna parte, visto che è evidente che a livello europeo i cittadini hanno molto meno controllo che a livello nazionale, ndt)

‘Il TTIP contrasta l’interesse pubblico’

Un obiettivo tra i principali del TTIP è quello di aprire ai privati i servizi di sanità pubblica, istruzione e fornitura di acqua in Europa. Sebbene la Commissione Europea (CE) abbia dichiarato che i servizi pubblici resteranno esclusi dal TTIP, il ministro inglese del Commercio lord Livingston ha ammesso che colloqui concernenti il sistema sanitario nazionale erano ancora all’ordine del giorno lo scorso ottobre.

Gli attivisti sono preoccupati anche del programma di “convergenza normativa” del TTIP, che cercherà di rendere le norme UE in materia di sicurezza alimentare più simili a quelle osservate negli Stati Uniti.

Dato che le normative statunitensi sono generalmente meno rigide rispetto alle loro equivalenti europee, gli attivisti sono preoccupati per l’allentarsi degli standard di sicurezza e qualità alimentare in Europa. Sostengono che, dopo l’implementazione del TTIP, il mercato europeo potrebbero essere invaso da prodotti geneticamente modificati e cibi pieni di ormoni e pesticidi.

Mentre i negoziati sul TTIP continuano a svolgersi a porte chiuse, si pensa che la City di Londra stia muovendosi per ammorbidire i regolamenti bancari in vigore negli Stati Uniti. I regolamenti finanziari americani sono più severi di quelli osservati in Gran Bretagna, e sono stati messi in atto in seguito alla crisi finanziaria globale del 2007/08. Gli attivisti per la finanza etica temono che il TTIP rottamerà queste misure e restrizioni, restituendo così il potere ai banchieri.

Gli attivisti sono anche preoccupati per l’aumento dei livelli di disoccupazione. L’anno scorso, Bruxelles ha ammesso che il TTIP potrebbe causare notevoli livelli di disoccupazione. E ha dato consigli ai membri dell’UE su come affrontare un aumento dei livelli di disoccupazione dopo l’entrata in vigore del TTIP

http:vocidallestero.it/2016/04/22/stiglitz-per-la-gran-bretagna-meglio-il-brexit-del-tossico-ttip/

REAZIONE:QUESTE OPINIONI DEL PREMIO NOBEL DI ECONOMIA SONO MALE INTENZIONATI E MANCANO ALLA VERITA:

1-IL LABOUR SPINGE PER RESTARE NELL'UNIONE EUROPEA.

2-CAMERON SI HA DETTO SIN DALL'INIZIO A FAVORE DEL BREXIT MA PURTROPPO ORA VOTA IL REFERENDUM CONTRO L'USCITA E PREME PER RESTARE CON REGOLE SEPARATE.

3-LE MISURE DELL'URUGUAY PER SMETTERE DI FUMARE SONO SBAGLIATI E AUTORITARIE:NON E' POSSIBILE SMETTERE DI FUMARE PER LA FORZA,E QUESTO PAESE NON OFFRE AL PUBBLICO UN ADEGUATO ASSETTO ISTITUZIONALE SANITARIO PER SOSTENERE LA DEPRIVAZIONE DI QUELLE CHE VOGLIO SMETTERE.FRA I QUALI,IO.

L'URUGUAY HA DEPENALIZZATO IL CONSUMO DI MARIHUANA E DROGHE "LEGGERE" CHE VENGONO  COMMERCIALIZZATI DAL PROPIO STATO IN FARMACIA.

PHILIPS MORRIS NON E' SANTO DELLA MIA DEVOZIONE,IO SONO MEDICOE NON CONSIGLIO MAI DI FUMARE,SENZA VIOLENTARE LE LIBERTA INDIVIDUALI PERO,MA PHILIPS MORRIS STA COMBATTENDO IL TERRORISMO.IL TERRORISMO MEDIATICO DELLA PUBBLICITA ANTI-TABACCO.PHILIPS MORRIS HA FATTO ACCORDI NEL PROPIO STATI UNITI PER QUI SI FA CARICO DELLE SPESE SANITARIE DELLE VITTIME DEL TABACHISMO,L'URUGUAY NO HA FATTO ACCORDI PERCHE CON QUESTA LOTTA SOLO INSEGUE FINI RICAUDATORIE.

QUESTO PAESE GOVERNATO DA UN MEDICO E' SOSPETTATO DI INQUINAMENTO IN UNO DEI SUOI FIUMI PIU IMPORTANTI(URUGUAY)E DELL'INTERO POPOLO ARGENTINO DI GUALEGUAYCHU A CAUSA DI UNA FABRICA PROCESSATORA DI CELLULOSA FINLANDESE IMPIANTATA IN QUEL POSTO ,PER QUI E' STATO DENUNCIATO AL TRIBUNALE DELL'AIA PER L'ARGENTINA.E L'AUSTRALIA CONDIVIDE CON URUGUAY L'APPARTENENZA AL MERCOSUR COME MEMBRO OSSERVATORE.(IN QUESTI GIORNI IL GOVERNO AUSTRALIANO HA CADUTO,SPERIAMO CHE IL NUOVO GOVERNO PORTI CAMBIAMENTI)

PER FINIRE UN ANEDOTTO:MIO PADRE E' MORTO PROPIO IN URUGUAY PER MOTIVI RESPIRATORIE:ERA PORTATORE DI UN EPOC A CAUSA DI UN MALATTIA PROFESSIONALE DOPO RESPIRARE FARINA DURANTE 28 ANNI IN UN PASTIFICCIO DI UNA MULTINAZIONALE ITALIANA IN QUEL PAESE.MIO PADRE MORTO A 78 ANNI NON HA MAI FUMATO TRANNE CHE 3 ANNI IN GIOVINEZZA,E PURTROPPO NELLA STORIA CLINICA DURANTE IL RICOVERO OSPEDALIERE E' STATO STAMPATO "FUMATORE INTENSO".AVVERTITI I MEDICI E AUTORITA DELL'ISTITUZIONE NON HANNO MAI CAMBIATO QUEL DATO:LA MULTINAZIONALE ITALIANA NON HA PAGATO L'INDENIZZO PER MALATIA PROFESIONALE.

4-QUESTE PUBLICAZIONI E LA NUOVA ERA NON SOSTENGONO GLI ACCORDI CON L'AMMINISTRAZIONE OBAMA,CE' GIA UNA COOPERAZIONE ECONOMICA EUROPA-USA E NON OCCORRE ALTRA CHE LA SNATURALIZZI.

EPILOGO:MARIO VARGAS LLOSA,UNO SCRITTORE PERUVIANO CHE HA FATTO L SUA CARRIERA IN FRANCIA E' PREMIO NOBEL DI LETTERATURA.NEI GIORNI SCORSI GRAZIE AL PANAMA PAPERS ABBIAMO SAPUTO CHE QUESTO SCRITTORE PROTAGONISTA DEL COSI DETTO BOOM LATINOAMERICANO HA UNA OFF SHORE NELLO STUDIO GIURIDICO FONSECA-MOSSECK.ABBIAMO SAPUTO ANCHE CHE QUELLA SOCIETA OFF SHORE L'HA APERTA IL GIORNO PRIMA CHE LI FOSSE ASSEGNATO IL NOBEL:CASUALE?FORSE E' ARRIVATO IL TEMPO DI RIPENSARE CON QUALI CRITERI VENGONO ASSEGNATI QUELLI PREMI.

-APPENDICE:DONNA MORDE CANE

-SU LE MONDE:International

Marine Le Pen n’est pas la bienvenue dans la campagne pour le Brexit

LE MONDE | 24.04.2016 à 17h05,Mis à jour le 24.04.2016 à 17h14

Le déplacement de Marine Le Pen au Royaume-Uni sera tout sauf triomphal. Gisela Stuart, une des leaders de la campagne en faveur de la sortie du Royaume-Uni de l’Union européenne a fait parvenir, vendredi 22 avril, à la ministre de l’intérieur, Theresa May, une lettre réclamant l’interdiction de l’entrée sur le territoire de la dirigeante du Front national.

La coprésidente – travailliste – de Vote Leave, la principale coalition militant pour le Brexit, a fait valoir auprès de la ministre de l’intérieur que les opinions « clivantes et incendiaires » de Mme Le Pen ne sont pas « favorables à l’intérêt public », un motif invoqué par les autorités 72 fois entre 2010 et 2014 pour prononcer des interdictions de territoire.

Le ministère de l’intérieur ne s’exprime pas

Faisant référence à certains propos de la dirigeante frontiste, notamment sur les prières de rues musulmanes, Mme Stuart a pressé Mme May « d’exercer [ses] pouvoirs dans le cadre des lois sur l’immigration et de lui refuser l’entrée dans le pays si et quand elle tente de se rendre au Royaume-Uni ». Sollicité par la BBC, le ministère de l’intérieur a expliqué ne pas s’exprimer sur des cas individuels.

L’entourage de Marine Le Pen avait annoncé, il y a quelques jours, un déplacement au Royaume-Uni afin d’y soutenir la campagne en faveur du Brexit lors du référendum du 23 juin, une consultation qu’elle appelle de ses vœux en France.

Elle avait qualifié ce référendum, le 16 avril lors d’une conférence en Roumanie, de « moment clé de l’histoire européenne » et disait espérer que « les Français auront eux aussi sans trop attendre une occasion semblable », à l’instar de « chaque peuple » de l’Union européenne.

« L’antisémitisme est dans l’ADN » du Front national

Si elle parvient à traverser la Manche, Marine Le Pen devrait apporter son soutien à Janice Atkinson, une transfuge du parti eurosceptique Parti pour l’indépendance du Royaume-Uni (UKIP), militant pour le Brexit, qui a rejoint le groupe du Parlement européen présidé par la députée française.

Même l’UKIP, par la voix de son leader, Nigel Farage, a pris ses distances avec la venue de Mme Le Pen. Tout en excluant une interdiction de territoire, ce dernier a dit « préférer qu’elle ne vienne pas », considérant sa venue inutile. « L’antisémitisme est dans l’ADN du [Front national] », avait estimé le même M. Farage lorsque s’était posée la question d’une alliance avec le parti d’extrême droite français à l’issue des élections européennes de 2014.

Lire aussi :   Une pétition contre la venue de Donald Trump suscite un débat au Parlement britannique

En savoir plus sur http:lemonde.fr/international/article/2016/04/24/marine-le-pen-n-est-pas-la-bienvenue-dans-la-campagne-pour-le-brexit_4907827_3210.html

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REAZIONE:DOVE E’ LA NOVITA?DICONO I GIORNALISTI CHE SE UN CANE MORDE UN UOMO NON E’ NOTIZIA,LA NOTIZIA E’ CHE UN UOMO MORDA UN CANE.FIGURIMOCCI SE A DARE IL MORSO E’ UNA DONNA.
MA…CAMERON AVRA L’ANTIRABICA?
(AH…IO SONO ANIMALISTA LEGATO ONLINE CON L’AMICIZIA DI  BARDOT E CONSUMITORE DEI PRODOTTI NESTLE PER ANIMALI DOMESTICI,CHE HA IL QUASI MONOPOLIO MONDIALE DI QUESTI PRODOTTI CARNICI(HO 7 GATTI,3 GRANDI RANDACCI E 4 PICCOLI NATI IN CASA)
TRIBUTO(NOBLESSE OBLIGHE):

26 APRILE 2016:MURO CONTRO MURO
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-TITOLARE SU THE HUFFINGTON POST
 
SUPERVERTICE ANTI-MURI. MA L’AUSTRIA SE NE INFISCHIA
 
SUPERVERTICE ANTI-MURI. MA L'AUSTRIA SE NE INFISCHIA
REAZIONE:LA CINA ANCHE
© CLAUDIO MORTINI ★
Il Tempio del Cielo, costruito nel 1420, costituiva la sede dei sacrifici al cielo e alla terra degli imperatori delle due dinastie Ming e Qing (1368-1911). Per invocare la tempestività di vento e pioggia e la pace sotto il cielo, gli imperatori delle varie dinastie tenevano cerimonie di sacrificio al cielo, alla terra, al sole, alla luna ed agli spiriti di monti e fiumi, La Grande Muraglia, nota come una delle sette meraviglie del mondo, è il maggiore progetto difensivo dell’antichità eretto nel periodo di tempo più lungo. Sulla mappa cinese le sue grandiose mura si estendono per quasi 7000 km. Nel 1987 la Grande Muraglia è stata inserita nella lista del Patrimonio Mondiale. L’inizio della costruzione della Grande Muraglia si può far risalire al nono secolo a.C. Per difendersi dagli attacchi delle minoranze etniche che vivevano nel nord, i governanti della Cina centrale collegarono le torri di vedetta con muraglie,

26 APRILE 2016:TORNIAMO SU DRAGHI E ECONOMIA

 

-ALCUNE NOTE SU GOOGLE NEWS:
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-NOTA 1:DRAGHI EVERSIVO
 
L’attacco di Draghi alle Costituzioni e alle leggi elettorali

Dal giornale online portoghese Publico,  ci giunge notizia delle gravissime esternazioni di Draghi al Consiglio di Stato portoghese. Un attacco eversivo dell’ordine costituzionale – secondo il  giornale portato avanti, per carità, con molta circospezione e “sensibilità” – in cui si fa notare come leggi elettorali e patto costituzionale tra popolo e organi rappresentativi siano in realtà di ostacolo alle “riforme strutturali”.   Disattendere ripetutamente le indicazioni del voto popolare può cominciare a diventare rischioso, meglio tentare di metterci una pietra sopra…   VOCI DALL’ESTERO

di Leonete Botelho – Traduzione di @brancaleone72

Draghi suggerisce la revisione delle Costituzioni e delle leggi elettorali

Per quello che è stato detto, ma anche per il non detto, il primo Consiglio di Stato di Marcelo Rebelo de Sousa (il nuovo Presidente della Repubblica, ndt) ci ha regalato molte sorprese, ed è stato anche abbastanza rivelatore.

L’ospite d’eccezione, Mario Draghi, ha sorpreso per la forte impronta politica del suo intervento al Palazzo di Belem, mentre Antonio Costa (PdC, ndt) ha sorpreso molti dei partecipanti per aver omesso quei chiarimenti sul Programma di Stabilità che erano uno dei temi all’ordine del giorno.

L’intervento del Presidente della Banca Centrale è stato reso pubblico mentre Draghi  stava ancora parlando  ai membri del Consiglio di Stato: uno dei punti chiave è stata la difesa delle riforme realizzate dal governo precedente e un’esortazione all’esecutivo attuale per non cambiare direzione e dare seguito a quest’impeto riformatore.

Ma è stato soprattutto nel dibattito successivo – due ore di domande e risposte molto interessanti – che questo leader europeo ha rivelato meglio il suo pensiero. Mario Draghi ha parlato di cambiamenti alla Costituzione e alle leggi elettorali, pur non riferendosi mai direttamente o specificamente al Portogallo. Se nel primo intervento aveva affermato che “migliorare il funzionamento del mercato del lavoro continua ad essere fondamentale” ed era  “un’importante sfida per il Portogallo“, nelle risposte successive ha sostenuto che le Costituzioni nazionali sono, molto spesso, di ostacolo a riforme come questa.

E non solo. Tra le riforme che il presidente della BCE ritiene necessario concretizzare, ha elencato, oltre alla prevedibile riforma delle pensioni (prioritaria), a quella  della giustizia e della scuola, anche la modifica delle leggi elettorali, nell’ottica della governabilità.

Lo ha fatto in modo sottile, senza riferimenti a paesi o a modalità di cambiamento specifiche. Ma il pensiero in sala sarà sicuramente andato a paesi come Portogallo e Spagna che forse avrebbero bisogno di un sistema elettorale che rendesse più facile la formazione di governi di maggioranza anche quando i risultati elettorali non andassero in tale direzione.

Draghi ha sorpreso anche quando, interrogato in diverse occasioni su problemi specifici relativi al settore bancario e al deficit, ha riportato tali temi su un piano più strettamente politico, sempre con grande acume ed accortezza. Conciliando il tono delle risposte con la sensibilità politica dei vari interlocutori ha lasciato sempre ad intendere che le decisioni spettano agli elettori di ogni paese, pur non rinunciando a sottolineare quelle che devono essere considerate le priorità.

Nella seconda parte della riunione – senza la presenza del presidente della BCE e del governatore della Banca del Portogallo, mai intervenuto nella discussione – i riflettori erano puntati su Antonio Costa. Ma il Presidente del Consiglio ha svicolato su uno dei punti all’ordine del giorno: poche parole sul Programma di Stabilità, giustificate con i difficili negoziati con Bruxelles, in particolare sui metodi di calcolo del deficit pubblico – la pietra angolare per stabilire se il Portogallo uscirà o no dalla procedura per disavanzo eccessivo.

In un momento in cui il Governo dà per chiuse le consultazioni a sinistra sul documento che sarà approvato durante il Consiglio dei Ministri del 21 Aprile e discusso in Parlamento il 27 – alcuni giorni prima dell’invio alla Commissione Europea – si è sentita in sala la mancanza di informazioni su tale argomento, che ha portato alcuni del membri del Consiglio di Stato a interpretare questo silenzio come un indizio della difficile conciliabilità tra le aspettative di Bruxelles e quelle dei partiti di sinistra che appoggiano il partito socialista in Parlamento.

Interessante è stato anche il breve intervento iniziale del Presidente della Repubblica, che ha giustificato la presenza di Draghi e i temi all’ordine del giorno come fondamentali nella definizione delle prossime leggi di bilancio dello Stato che a lui spetterà promulgare… o no.

 http:imolaoggi.it/2016/04/21/lattacco-di-draghi-alle-costituzioni-e-alle-leggi-elettorali/
REAZIONE:VUOLE DIFFONDERE LE RIFORME NEOLIBERALI RENZIANI.
-APPENDICE:SULLO STESSO GIORNALE ONLINE
 
Riforma costituzionale, l’agenzia Fitch ricatta gli italiani sul referendum

Fitch conferma il rating dell’Italia a “BBB+”, con outlook stabile. Lo ha reso l’agenzia internazionale in una nota. Fitch dà un giudizio positivo sulle politiche di bilancio e la riforma costituzionale in Italia ma sottolinea come “il ciclo elettorale pone dei rischi nel medio termine”.

In particolare “i rischi politici potrebbero aumentare significativamente se gli elettori respingessero le riforme costituzionali nel referendum di ottobre”. tgcom24

http:imolaoggi.it/2016/04/23/riforma-costituzionale-lagenzia-fitch-ricatta-gli-italiani-sul-referendum/

-APPENDICE 2:

BLOG INDIPENDENTE ospitato da ilgiornale.it

DRAGHI NON MOLLA PRESA, DECISO CONTRO RISCHI DEFLAZIONE

Nel 2011 fu lo spread a condurre l’Italia nelle mani di Mario Monti, con i risultati che ben conosciamo. Ora quello scenario potrebbe ripetersi. L’Unione europea non ama chi la critica apertamente e Matteo Renzi si è avvicinato alla linea rossa, forse l’ha già superata. Ergo, secondo voci sempre più insistenti, potrebbe essere indotto a lasciare il posto. Con i soliti metodi. Ma quale sarà il pretesto questa volta?

Ho appena finito di leggere “Rimetti a noi i nostri debiti” l’ultimo saggio di uno dei pochi giornalisti economici davvero indipendenti, Luca Ciarrocca, il quale traccia uno scenario tanto semplice quanto logico e, forse, ineluttabile. Uno scenario in cui, ancora una volta, a dare il colpo di grazia all’Italia potrebbe essere Mario Draghi. Riassumo brevemente.

Come sapete, la Banca centrale europea sta comprando titoli di Stato dei Paesi Ue, fino a 60 miliardi di euro al mese, operazione nota con il termine di Quantitative easing. Tuttavia la Bce non può comprare più del 25% di ogni emissione per singolo Paese e questo per evitare di dare l’impressione di un controllo politico da parte di Draghi. Controllo che in realtà però esiste.

In che modo? Ciarrocca lo spiega molto bene. Innanzitutto la Bce diventa automaticamente il principale creditore nell’Eurozona, peraltro violando il proprio Statuto, e questo di per sé le dà un enorme potere di condizionamento.

Ma c’è di più: la Banca Centrale Europea acquista titoli, sul mercato secondario, con un rating “investment grade” ovvero “BBB-“. Sotto questa soglia la Bce può comprare titoli solo in presenza di un programma di aiuti internazionali erogato dalla Troika.

Il debito italiano oggi è già al limite “BBB-“ e allora… sì, cari lettori, lo avete già intuito.

Se Renzi non fa quel che si aspetta Draghi (e naturalmente Bruxelles) i mercati si agitano, lo spread inizia a salire e il rischio che un’agenzia di rating abbassi il livello del debito diventa molto alto. Il probabilissimo “downgrade” costringerebbe la Bce – eh sì, le regole sono regole! – a sospendere il Quantitative Easing, dunque a rendere ancor più violenta la tempesta finanziaria. Immagino già lo spread alle stelle, il crollo di Piazza Affari, il panico tra i consumatori, le riunioni di emergenza dell’Eurogruppo in un clima di crescente angoscia mentre giornali disperati urlano “Fate presto, ce lo chiede l’Europa”.

Quanto può resistere Renzi? Una settimana, due. Poi cederà e si adeguerà alla Tsipras o verrà estromesso e magari ci ritroveremo Mario Monti a Palazzo Chigi, per governare il Paese a braccetto con la Troika ovvero per fargli fare la fine della Grecia, spolpata da un’austerity senza senso e senza speranza.

Dunque Renzi o fa subito quel che gli si dice e smette di rompere le scatole all’Europa o lo metteranno alle corde. Agli speculatori basta che Mario Draghi alzi il sopracciglio per scatenarsi. Chi comanda davvero è lui, non dimenticatelo.

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http:blog.ilgiornale.it/foa/2016/02/08/la-trappola-di-draghi-che-mettera-ko-renzi-e-purtroppo-anche-litalia/
REAZIONE:IL GIORNALE DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI PREVEDE UNA SECONDA PARTE DI UNA PELLICOLA GIA VISTA,LA SUA.MA A ME PARE CHE SIANO SOLTANTO PROGEZZIONI,NEL SENSO PSICHIATRICO DELLA PAROLA,CIO’E’ VEDE IN FUTURO ACCADERE CIO CHE A LUI LI E’ SUCCESO.MA QUESTO FORSE NON E’ TANTO PROBABILE.VEDIAMO:DI ACCORDO CHE RENZI STA PORTANDO AVANTI LA STESSA GUERRA CONTRO LA MERCKEL E L’UE.E QUESTO NON PUO AVERE ALTRO ESSITO CHE L’USCITA DI RENZI MA NON E’ DETTO CHE IL PERCORSO SIA LO STESSO:
1-COME ABBIAMO VISTO SOPRA DRAGHI NON HA BISOGNO CHE VENGA MENO L’INVESTIMENT GRADE NE UN PROGRAMMA DI AIUTI INTERNAZIONALI DELLA TROIKA PER VOLERE IMPORRERE CONTROLLI POLITICI,NON SOLO A RENZI,MA ALL’INTERO CONTINENTE.CI SONO LE RIFORME DA FARE,E RENZI PRETENDE FARLE.CIO’E RENZI SI HA GIA ADEGUATO ALLE ESSIGENZE DI DRAGHI E I NEOLIBERALI DI BRUXELLES
2-IL QUANTITATIVE EASING NON VERRA A MENO PERCHE I MERCATI SI AGITINO,NE PERCHE LO SPREAD SALE O L’INVESTIMENT GRADE SARA ABASSATO DALLE AGENZIE DI RATING MA PERCHE LA GERMANIA NON LO VUOLE.E HA RAGIONE:IL QE FU UNA “FORZATURA” DI DRAGHI MAI  DIGERITA DALLA GERMANIA E DA NESSUNO DIREI.E ANCHE SE CON IL QE LE BANCHE FANNO MOLTE GUADAGNI IL TASSO DI INTERESSE E’ TROPPO BASSO.DALTRONDE IL QE COME VISTO SOPRA HA GIA FALLITO.
3-LA PREDICA DEI BERLUCONES DICE CHE A LUI LO HA FATTO CADERE DRAGHI:MA…SCHERZIAMO?DRAGHI LO HA IMPOSTO LUI ALLA BCE.
4-E VERO CHE CHI COMMANDA E’ DRAGHI?MI PARE CHE IL SUO TELEFONO E’ RIMASTO SENZA LINEA…VEDIAMO 2 NOTE DI SEGUITO.
1-MA QUALE LEGGE?
Draghi: “un capo della Bce non italiano farebbe altre scelte”

Draghi-Mario

ROMA – “Un presidente della Bce non italiano sceglierebbe politiche diverse? la risposta che darei è naturalmente sì”. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, in un’apparente riferimento all’osservazione di un politico tedesco secondo cui il prossimo presidente della Bce dev’essere tedesco. Ma quelle misure – ha aggiunto Draghi – “non sarebbero sufficienti dato che l’ex presidente della Bce (Jean-Claude) Trichet ha detto che avrebbe fatto le stesse cose che ha fatto Mario“.

Draghi a fondi tedeschi, non incolpate sempre Bce – “Ho chiesto a tutto il settore che resistere alla tentazione di incolpare i bassi tassi d’interesse per tutto ciò che va male”. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, in una stoccata alla critica dei fondi tedeschi per i bassi rendimenti, ai quali ha ricordato che “bisogna tener presente che realizzano anche notevoli capital gain grazie ai nostri acquisti di bond”.

SchaeubleLa Bce ha un mandato “per l’intera Eurozona”, non per la sola Germania. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, rispondendo a una domanda sulle critiche tedesche (in particolare del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble) rispetto all’operato della banca centrale.

Draghi, obbediamo alle leggi, non ai politici – I vertici della Bce obbediscono “alle leggi” e non ai politici. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, dopo le critiche di alcuni esponenti del governo tedesco, aggiungendo che “il consiglio direttivo difende unanimemente l’indipendenza della banca centrale e l’adeguatezza” della sua attuale politica monetaria.

Se fosse necessario di fronte a una stretta finanziaria non desiderata che alterasse le prospettive d’inflazione di medio termine, la Bce “è pronta ad agire usando tutti gli strumenti concessi dal suo mandato“: lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi.

Le incertezze economiche globali “persistono” ma la Bce si aspetta che la ripresa continui. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi. L’helicopter money, la distribuzione della moneta creata dalla Bce direttamente agli operatori economici bypassando le banche, “non l’abbiamo mai discussa”. Ha detto il presidente della Bce, dicendosi “piuttosto sorpreso dall’interpretazione delle mie parole” al riguardo. ANSA EUROPA

http:imolaoggi.it/2016/04/21/draghi-un-capo-della-bce-non-italiano-farebbe-altre-scelte/

-B:COMMANDA LA NUOVA ERA

Ora la Germania vuole prendersi la Bce: “Un tedesco dopo Draghi”

GERMANIA – Non si arrestano le polemiche sulla Bce e sul presidente Mario Draghi, che anzi ora sembrano prendere una deriva sempre più nazionalistica. A rinfocolarle stavolta è il settimanale Der Spiegel, riferendo che secondo diversi esponenti del Cdu, il partito cristiano democratico della cancelliera Angela Merkel, il prossimo presidente dell’istituzione monetaria dovrà essere un tedesco. Perché “la politica monetaria di Mario Draghi – sostiene Hans Peter Friedrich, vice capogruppo Cdu – ha portato ad una massiccia perdita di credibilità della Bce”.

UNA BCE “TEDESCA” – Gli fa eco Hans Peter Uhl: “Un altro Draghi non ce lo possiamo permettere”. E secondo il responsabile delle finanze del lander della Baviera, Markus Soeder, sempre in quota Cdu, “per il futuro a capo della Bce serve un esperto di finanza tedesco”. La banca centrale “ha bisogno di una maggiore impronta tedesca”.

LE POLEMICHE – Polemiche sempre più di basso profilo quindi mentre la politica teutonica ha alzato i toni della retorica nelle ultime settimane contro le misure di stimolo che a inizio marzo la Bce ha potenziato per tentare di sostenere l’economia e riportare, come le impone il suo mandato istituzionale, l’inflazione da zero a valori di sicurezza.

QUESTIONE DI “INTERESSI” – Mentre mezza Europa guarda con allarmismo alla persistente elevata disoccupazione e alla crescita a rilento, legate a doppio filo con l’inflazione a ridosso di zero, in Germania invece, dove la disoccupazione è tra le più basse al mondo, il dibattito è tutto sui magri rendimenti, per cui viene incolpata la politica monetaria espansiva della Bce, che prevede anche tassi di interesse ufficiali ultra bassi.

IL RUOLO DELLA GERMANIA – Le polemiche sono culminate nei giorni scorsi in un pesante attacco del ministro delle finanze, Wolfgang Schaeuble, anch’egli del Cdu, che – suscitando critiche da più parti fuori dalla Germania – ha incolpato Draghi e l’espansivismo della Bce della recente vittoria elettorale del movimento di anti politica Alde. Un atteggiamento che peraltro contraddice in maniera stridente il principio di rispetto dell’indipendenza della Banca centrale, che pure la stessa germania ha predicato per anni e anni. Tanto che il capo della Bundesbank, Jens Weidmann, considerato il maggiore oppositore di Draghi nel direttorio Bce, ha dovuto fare il gesto di difendere l’autonomia della politica monetaria.

http://www.today.it/

http:imolaoggi.it/2016/04/19/ora-la-germania-vuole-prendersi-la-bce-un-tedesco-dopo-draghi/

REAZIONE:PER ORA LA PARTITA SI E’ SALDATA CON UNA TREGUA.MA NON PUO DURARE,DRAGHI CADRA E LA CAUSA SARA LA SUA POLITICA DI MANO APERTE,TROPPO APERTE A CAMBIO DI RIFORME NEOLIBERALI.INSOMMA CADRA PER IL QE E IL TASSO DI INTERESSE, E’ ARRIVATO AL CAPOLINEA,NON COMMANDA LUI MA LA NUOVA ERA.

 

-APPENDICE:RENZI SI E' ADEGUATO

 

Vaourfakis all’Italia: “La Bce non è indipendente. Siete spacciati”

Ci sono nubi cupissime sull’orizzonte europeo dell’Italia, il cielo potrebbe presto diventare buio e sarebbe un attimo perché scoppiasse uno di quegli acquazzoni tanto potenti da travolgerci.

A far piombare la terribile profezia sulla testa degli italiani è l’ex ministro delle Finanze greco, Yanis Vaourfakis che in un’intervista a Repubblica disegna uno scenario da montagne russe. Da una parte il leader del neonato movimento Diem 25 sembra sostenere la posizione di Matteo Renzi, apparentemente in contrasto con i vertici Ue che insistono per altre misure di austerità per i conti italiani. Certo però il greco è uno che non dimentica facilmente e rispolvera l’atteggiamento del premier italiano nel momento in cui da Atene provavano a evitare il tracollo: “Ha ragione a chiederlo – ha detto Varoufakis – Ma quando lo scorso luglio la Grecia è stata davanti a quel baratro, lui si è schierato con chi ci ha asfissiato. Doveva saperlo che quel che imponevano a noi alloara, sarebbe arrivato anche in Italia. La Troika ha colpito Atene per dare un messaggio a Roma, Madrid e soprattutto a Parigi”.

Il disegno – Le vere intenzioni dei tecnocrati europei, secondo Varoufakis, puntano sulla Francia, asfaltando però prima ogni ostacolo che si frappone sulla strada, vedi gli ultimi Paesi mediterranei ancora in piedi: “È chiaro a tutti che la situazione italiana è difficilmente sostenibile. Ma, come la Grecia, il vostro paese è solo una vittima collaterale della guerra tra Germania e Francia. Schauble – il falco ministro dell’Economia tedesco – vuole portare la Troika a Parigi. E se non riportiamo il popolo al centro della democrazia nel vecchio continente, rischiamo di rivivere il disastro del 1930-31, quando alla crisi economica si rispose con il dumping del lavoro e mettendo i paesi europei uno contro l’altro, circolo vizioso che generò solo xenofobia. Non dobbiamo ripetere quegli errori”.

Ex amici – L’uscita di Varoufakis dal governo di Alexis Tsipras non è stata solo una scelta politica, i due grandi amici sembra che ormai non condividano più niente. E Varoufakis non concede più neanche una speranza al governo in carica greco: “Il paese continua a perdere reddito dal 2009. Hanno chiuso le banche e poi ci hanno chiesto di alzare le tasse a persone e imprese. È il modo migliore per uccidere un paese, non per salvarlo”. L’ultimo degno di stima per l’ex ministro nel panorama europeo resta il governatore della Bce, Mario Draghi: “Persona saggia e competente – si è sbilanciato – Ha fatto quello che poteva nelle condizioni difficili in cui si trovava. È riuscito a imporre il quantitative easing. Ma poi deve comprare soprattutto titoli tedeschi. Aiuta chi non ha bisogno. Perché? – si è chiesto – Perché la Banca centrale europea non è indipendente. Io sono certo che, se fosse stato per lui, alla Grecia non sarebbero stati imposti i controlli di capitale”.   liberoquotidiano.it

http:imolaoggi.it/2016/02/09/vaourfakis-allitalia-la-bce-non-e-indipendente-siete-spacciati/

REAZIONE:POLEMICHE OPINIONI CHE ALTRO NON FANNO CHE SEMINARE IRRESPONSABILITA.MA----FATTO E' CHE RENZI  SI E' ADEGUATO SI. MA A CHI?OVVIAMENTE CHE AL NEOLIBERALISMO.

E NON MI PARE TROPPO SPINTO DIRE CHE L’OBIETTIVO DELLA TROIKA SIA LA FRANCIA.CASO MAI L’OBIETTIVO DELLA MERCKEL SIA METTERE LE MANI SUL MARE NOSTRUM COME VIA DI USCITA DELLE SUE GIGANTESCHE ESPORTAZIONI.MA NON E’ DETTO CHE GLI OBIETTIVI POLITICI-ECONOMICI DELLA MERCKEL SIANO QUELLI DELLA GERMANIA,L’UE O LA TROIKA .E NE MENO DELLA BUNDESBANK,LA BCE.E IN ULTIMA RATIO RICORDO ORA CHE LA GRECIA SIA PER VIA DI TSIPRAS E PER QUANTO VEDO ANCHE DI VAOURFAKIS HA  DISSERTATO LA DIFESA DEI VALORI OCCIDENTALI DELL’ELLENISMO.BANDIERA CHE COME NEL PASSATO STORICO HA PRESO,E CON SUCECESSO LA MAGNA GRECIA.

E POI SE L’OBIETTIVO DELLA TROIKA SIA PARIGGI DOPO SOTTOMETTERE I PAESI MEDITERRANEI,QUALE SAREBBE QUELLO DI DRAGHI E IL SUO NEOLIBERALISMO?

 

 

-APPENDICE GEOPOLITICO:

27 APRILE 2015:UKRANIA(E OCCIDENTE)

-RICEVO E INOLTRO:imolaoggi.it

Avvertimento al mondo: la follia degli USA e della NATO – Imola Oggi
 

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DI PAUL CRAIG ROBERTS

Herbert E. Meyer, un pazzo che per un periodo aveva  occupato il ruolo di assistente speciale del direttore della CIA durante l’amministrazione Reagan, ha scritto un articolo invitando all’assassinio del presidente russo Vladimir Putin. Se dobbiamo “farlo uscire dal Cremlino con i piedi in avanti e un foro di proiettile nella nuca, non avremmo problemi”.

Come il folle Meyer spiega, il delirio che Washington ha diffuso nel mondo non ha limiti. Jose’ Manuel Barroso, messo alla presidenza della Commissione Europea come burattino degli USA, ha dissimulato la sua recente telefonata confidenziale con il presidente Putin dicendo ai media che Putin aveva lanciato la sua minaccia: “Se volessi, potrei prendermi Kiev in due settimane”.

Chiaramente, Putin non ha minacciato nessuno. Una minaccia non sarebbe coerente con l’intero approccio attendista di Putin alla minaccia strategica che Washington e i suoi burattini della NATO hanno mosso alla Russia in Ucraina. Il rappresentante permanente della Russia all’UE, Vladimir Chizhov, ha detto che se la menzogna di Barroso non verrà ritrattata, la Russia divulgherà la registrazione dell’intera conversazione.

Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la disparità tra le forze russe ed ucraine sa più che bene che alla Russia servirebbero 14 ore e non 14 giorni per prendersi l’Ucraina. Basta ricordarsi cosa successe all’armata georgiana addestrata ed armata da USA e Israele quando Washington aveva piazzato i suoi bambolotti georgiani nell’Ossezia del sud. Le forze georgiane sono collassate sotto il contrattacco russo in 5 ore.

La bugia che la marionetta di Washington Barroso ha raccontato non è degna di una persona rispettabile. Ma dove in Europa c’è qualcuno di rispettabile al potere? Da nessuna parte. Le poche persone serie sono del tutto fuori dai centri di potere. Consideriamo il Segretario Generale della NATO, Anders Rasmussen. Era il Primo Ministro della Danimarca che ha capito che avrebbe potuto salire oltre diventando una marionetta degli USA. Come Primo Ministro aveva fortemente supportato l’invasione illegale dell’Iraq, dichiarando “sappiamo che Saddam Hussein possiede armi di distruzione di massa”. Ovviamente lo stolto non aveva idea di quello che stava dicendo e cosa poteva importare se l’Iraq avesse quelle armi o meno. Molte nazioni possiedono armamenti di quel tipo.

Secondo la regola che chi serve Washington fa carriera, Rasmussen ne ha fatta.

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Il problema del mettere in certe posizioni dei mentecatti è che essi rischierebbero il mondo per la loro carriera. Ora Rasmussen ha messo a rischio la sopravvivenza di tutta l’Europa Occidentale ed Orientale. Rasmussen ha annunciato la creazione di una forza speciale di attacco capace di operazioni lampo in Russia. Ciò che il burattino di Washington chiama “il piano di azione immediata” è giustificato come una risposta “all’atteggiamento aggressivo della Russia in Ucraina”.
La “forza d’attacco fulminea” di Rasmussen verrà spazzata via così come ogni capitale europea. Che tipo di idiota provoca in questo modo una superpotenza nucleare?

Rasmussen parla dell’ “atteggiamento aggressivo della Russia” ma non ne ha prova. La Russia se ne è stata in disparte mentre il governo marionetta di Kiev ha accerchiato e bombardato insediamenti civili, ospedali, scuole e lanciato una serie costante di bugie contro la Russia. La Russia ha respinto le richieste delle province ora indipendenti del sud e dell’est Ucraina, in passato territori russi, di venire nuovamente annesse. Come i lettori sanno, giudico la decisione di Putin un errore, ma gli eventi potrebbero dire che mi sbagliavo e per me va bene. Per ora, il fatto è che ogni atto di aggressione è una conseguenza del supporto di USA e UE ai nazisti di Kiev. Sono le milizie naziste ucraine ad attaccare i civili nei territori che appartenevano alla Russia. Molti militari ucraini hanno disertato a favore delle repubbliche indipendenti.

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Sì, nazisti. L’Ucraina dell’ovest è la dimora delle divisioni ucraine delle SS che combatterono al fianco di Hitler. Oggi le milizie organizzate dal Right Sector e altri partiti politici di destra indossano la divisa delle divisioni ucraine delle SS. Queste sono le persone che Washington e l’UE sostengono. Se i nazisti ucraini potessero vincere contro la Russia, e non possono, si rivolterebbero all’occidente, esattamente come l’ISIS, creato da Washington, e che Washington ha sguinzagliato contro Siria e Libia. Ora l’ISIS sta ricreando un medio oriente unito e Washington non sembra in grado di reagire.

William Binney, un ex ufficiale dell’NSA ha scritto alla cancelliera tedesca Angela Merkel avvertendola di difendersi dalle menzogne di Obama al prossimo summit della NATO in Galles. Gli ufficiali dell’intelligence statunitense avvertono la Merkel di ricordarsi delle “armi di distruzione di massa” irachene e di non farsi ingannare nuovamente, entrando stavolta in conflitto con la Russia.

La domanda è: chi rappresenta la Merkel? Washington o la Germania? Fino ad ora ha rappresentato Washington, non gli interessi dell’economia tedesca, non il popolo tedesco, non la Germania come nazione. Qui si può vedere una protesta a Dresda in cui una folla ostacola un discorso della Merkel gridandole “kriegstreiber” (guerrafondaia), “bugiarda” e “nessuna guerra contro la Russia”.

Il mio professore di dibattito all’università, che è diventato un alto ufficiale del Pentagono con il compito di terminare la guerra in Vietnam, in risposta alla mia domanda su come Washington faccia sempre fare all’Europa ciò che vuole ha detto “soldi, diamo loro soldi”. “Aiuti stranieri?” ho chiesto. “No, diamo ai politici europei un sacco di soldi. Loro sono in vendita. Noi li compriamo. Loro ci rendono conto”. Forse ciò spiega i 50 milioni di dollari guadagnati da Blair in un anno con il suo ufficio.

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I media occidentali, la più grande casa chiusa del mondo, agognano la guerra. Il consiglio editoriale del Washington post, un giornale-trofeo nelle mani del proprietario miliardario di Amazon.com, ha pubblicato un editoriale il 31 di Agosto che sbrodolava tutte le bugie di Washington (e del Post) su Putin.

Il proprietario di Amazon dovrebbe sapere come commercializzare prodotti su Internet, ma non ha speranza se si tratta di dirigere un giornale. I suoi editori al Post hanno reso il suo trofeo uno zimbello mondiale.

Qui ci sono le accuse senza senso mosse dagli editori che il miliardario ha messo a capo del suo quotidiano:
Putin, amaramente risentito per la perdita di potere dal collasso del blocco sovietico, ha “resuscitato la tirannia” della Grande Menzogna per ricostituire l’impero Russo. “Milizie ucraine sovvenzionate dai russi” sono responsabili dell’  abbattimento del volo malese a Luglio”. I “media controllati dal governo russo” hanno mentito e mistificato alla popolazione russa i responsabili dell’accaduto.

“In assenza di report liberi ed indipendenti, pochi Russi realizzano che soldati ed armamenti russi sono in azione in Ucraina dell’est, anche se (come in Crimea) mostrano uniformi e veicoli riportanti segni identificativi e targhe. Senza media liberi, i Russi sono abbandonati a difendersi da soli contro una tempesta di informazioni mendaci”.
“La Grande Bugia di Putin mostra come sia importante sostenere la stampa libera dove ne esiste una e sbocchi come Radio Free Europe che portano la verità a chi ne ha bisogno.”

Come ex editore del Wall Street Journal, posso dire con assoluta certezza che una propaganda di questo tipo, spacciata per editoriale sarebbe conseguita nell’immediato licenziamento di tutte le persone coinvolte. Nei miei giorni nello staff del Congresso, il Washington Post veniva considerato una risorsa della CIA. Ora è decaduto ben sotto quello status.
Ho visto molta propaganda nei media nella mia vita, ma questo editoriale è la ciliegina sulla torta. Mostra come o gli editorialisti siano degli ignoranti oppure completamente corrotti e come diano per scontato che i loro lettori siano completamente ignoranti. Se unità militari russe fossero in azione nell’Ucraina dell’est, la situazione sarebbe esattamente come dicono Alexander Zakharchenko e Dmitry Orlov. L’Ucraina non esisterebbe più. L’Ucraina sarebbe ancora una parte della Russia, come secoli prima che Washington sfruttasse il crollo dell’Unione Sovietica per separarla.

La domanda è: quando durerà la pazienza russa di fronte alle continue bugie e provocazioni dell’occidente? Non importa quanto la Russia si contenga, è accusata del peggio. Dunque, potrebbe anche reagire al peggio.

A che punto il governo russo deciderà che le menzogne di Washington, con quelle dei suoi bambolotti europei e dei media occidentali, rendono inutili gli sforzi della Russia di risolvere la situazione con la diplomazia e un comportamento non aggressivo? Dato che la Russia è continuamente falsamente accusata di invadere l’Ucraina, quando il governo russo deciderà che visto che la propaganda occidentale ha stabilito che la Russia ha invaso l’Ucraina, ha imposto sanzioni e installato nuove basi militari ai confini russi per la presunta invasione, potrebbe proseguire e sbarazzarsi del problema che Washington gli sta creando e invadere davvero?

Non c’è nulla che la NATO possa fare se la Russia decide che un’Ucraina nelle mani di Washington è una minaccia strategica troppo grande per i propri interessi e la reincorporasse dove già si era trovata per secoli. Qualsiasi forza d’intervento della NATO inizierebbe una guerra che non potrebbe vincere. La popolazione tedesca, memore delle conseguenze della guerra contro la Russia, ribalterebbe il governo burattino di Washington. La NATO e la UE crollerebbero se la Germania si staccasse dall’assurdo costrutto asservito agli interessi di Washington a spese dell’Europa.

Una volta che ciò accada, il mondo avrebbe pace. Ma non fino a quel momento.

Per coloro ai quali interessa capire come funziona il mondo della menzogna, il governo-burattino di Washington a Kiev attribuisce la sconfitta delle proprie forze militari nella repubblica di Donetsk alla presenza di militari russi nelle forze nemiche. Questa è la propaganda sfoggiata dagli Ucraini dell’ovest e dalle puttane della stampa occidentale [“presstitute” gioco di parole tra press-stampa e prostitute-prostituta NdT], un manipolo di prostitute che ripetono a pappagallo la propaganda senza alcun tipo di indagine. Kiev non può ricevere sovvenzioni dal FMI con cui pagare i suoi debiti ai creditori occidentali finchè l’Ucraina è in guerra. Quindi l’Ucraina dice all’FMI l’opposto: la Russia non ha attaccato l’Ucraina.

I media occidentali non si interessano ai fatti. Bastano le bugie. Solo le bugie.

Il Washington Post, il New York Times, la CNN, Fox “news”, Die Welt, la stampa francese, quella inglese, pregano in coro: “per favore Washington, dacci altre bugie sensazionali da sbandierare. La nostra circolazione ne ha bisogno. Chissenefrega della guerra e della razza umana, se in cambio possiamo avere stabilità finanziaria.”

Justin Raimondo avverte che Washington sta piantando i semi per una Terza Guerra Mondiale.

Paul Craig Roberts è un ex assistente segretario del Tesoro USA e Editore Associato del Wall Street Journal. How the economy was lost è ora disponibile da CounterPunch in formato elettronico. Il suo ultimo libro è How America was lost.

Fonte: w.counterpunch.org  Link

comedonchisciotte.org

http:imolaoggi.it/2014/09/14/avvertimento-al-mondo-la-follia-degli-usa-e-della-nato/

REAZIONE:NON RISPECCHIA LA MIA OPINIONE

 

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27 APRILE 2016:SUMMIT PEDOFILO

-ATTUALIZAZIONE SU "TOCCA A BARBARIN"

-SU LE MONDE:Religions

Article sélectionné dans la matinale du 25/04/2016
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Pédophilie : le cardinal Barbarin réunit les prêtres lyonnais pour faire le point

Le Monde.fr avec AFP | 25.04.2016 à 05h22,Mis à jour le 25.04.2016 à 09h49

 

Le cardinal Barbarin lors d'une messe dans la Cathédrale Saint-Jean à Lyon, le 3 avril.

 

Fragilisé par des affaires de pédophilie et d’agressions sexuelles dans son diocèse de Lyon, qu’on lui reproche de ne pas avoir dénoncées à la justice, le cardinal Barbarin réunit lundi 25 avril les prêtres de l’évêché pour évoquer le sujet et montrer qu’il s’en empare.

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Près de 150 prêtres en activité sont attendus dans l’après-midi, à huis clos, dans la chapelle du Centre Valpré d’Ecully, en banlieue lyonnaise. Selon l’invitation qui leur a été adressée, il s’agira de faire le « point sur les affaires en cours », les décisions « déjà prises » et les « orientations nouvelles » en matière de nomination et d’accueil de religieux au sein du diocèse.

Lire la synthèse :   Pédophilie dans le diocèse de Lyon : ce que l’on sait

Cette réunion pourrait surtout mettre en exergue des divergences de vue dans le clergé lyonnais. Car il y a d’un côté les « négationnistes » et de l’autre les « Savonarole », glisse un prêtre sous le couvert de l’anonymat, en référence au prédicateur italien qui dénonçait au XVe siècle la corruption morale des prélats romains.

Les langues se délient

Les victimes, elles, ont voulu s’inviter à cette « réunion d’information et d’échange » aux allures d’opération de communication. L’association La Parole Libérée, qui a permis de mettre au jour les agissements du père Bernard Preynat sur des scouts de la région lyonnaise il y a plus de 25 ans, a envoyé la semaine dernière une lettre aux prêtres du diocèse, leur demandant de se faire « les porte-parole des victimes silencieuses ».

Lire aussi :   Pédophilie : les témoignages se multiplient sur Internet

Le cardinal Barbarin est visé par plusieurs plaintes pour non-dénonciation d’agressions sexuelles, la plupart en marge de l’affaire du père Preynat, mis en examen fin janvier. Cinq autres affaires d’agressions sexuelles ou de pédophilie ayant un lien avec le diocèse de Lyon ont émergé depuis, en cours d’enquête ou déjà jugées dans le passé. Et d’autres cas ont été signalés en Guyane et dans le Loiret, signe que les langues se délient après les révélations lyonnaises.

Le cardinal Barbarin, lui, nie vigoureusement avoir couvert de tels faits. Mais face au scandale, l’Eglise catholique de France, dont la réponse a souvent été jugée trop tiède et les déclarations maladroites, vient d’annoncer une série de mesures, dont la création de cellules d’écoute locales pour les victimes et la mise en place d’une commission d’expertise indépendante pour faire « la lumière » sur la pédophilie dans ses rangs.

Lire aussi :   Pédophilie : les évêques de France s’engagent à faire la lumière sur tous les cas, « même anciens »

http:lemonde.fr/religions/article/2016/04/25/pedophilie-le-cardinal-barbarin-reunit-ses-pretres-pour-faire-le-point_4907922_1653130.html

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28 APRILE 2016:ALTRO PRETE PEDOFILO NELLA FRANCIA

-SU LE MONDE:Religions

Un prêtre catholique de Bayonne accusé de faits de pédophilie

LE MONDE | 27.04.2016 à 20h51

Un prêtre, le 24 juin 2006, à la cathédrale Notre-Dame de Paris.
Un prêtre du diocèse de Bayonne (Pyrénées-Atlantiques), mis en cause pour des faits de pédophilie remontant aux années 1990, vient d’être suspendu de toute fonction ecclésiastique, apprend-on, mercredi 27 avril, auprès du parquet de Bayonne.

C’est la mère de l’une des victimes, un adolescent à l’époque, par ailleurs un neveu du prêtre, qui a porté plainte auprès du parquet de Clermont-Ferrand.

L’évêché de Bayonne, dans un communiqué, a confirmé le signalement de l’affaire au parquet.

L’Eglise s’engage à faire « la lumière »

En France, l’Eglise catholique est confrontée à un scandale de pédophilie et d’agressions sexuelles, notamment dans le diocèse de Lyon. Le cardinal Philippe Barbarin, qui a reconnu « des erreurs dans la gestion et la nomination de certains prêtres », est visé par plusieurs plaintes pour non-dénonciation d’agressions sexuelles, la plupart en marge de l’affaire du père Preynat.

Cinq autres affaires d’agressions sexuelles ou de pédophilie ayant un lien avec le diocèse de Lyon ont émergé depuis, en cours d’enquête ou déjà jugées dans le passé. Et d’autres cas ont été signalés en Guyane et dans le Loiret, signe que les langues se délient après les révélations lyonnaises.

M. Barbarin, lui, nie vigoureusement avoir couvert de tels faits. Mais face au scandale, l’Eglise catholique de France, dont la réponse a souvent été jugée trop tiède et les déclarations maladroites, vient d’annoncer une série de mesures, dont la création de cellules d’écoute locales pour les victimes et la mise en place d’une commission d’expertise indépendante pour faire « la lumière » sur la pédophilie dans ses rangs.

Lire aussi :   Pédophilie : les évêques de France s’engagent à faire la lumière sur tous les cas, « même anciens »

Lire aussi :   Pédophilie : les témoignages se multiplient sur Internet

En savoir plus sur http:lemonde.fr/religions/article/2016/04/27/un-pretre-catholique-de-bayonne-accuse-de-faits-de-pedophilie_4909825_1653130.html