Overblog Suivre ce blog
Editer la page Administration Créer mon blog
spaziorealedottciancimino.over-blog.com

L'EUROPA AL RISCATTO DEI SUOI TESORI STORICI CULTURALI E SCIENTIFICI

Rédigé par Dott.GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI

21 GIUGNO 2013

-RISCATTO 1:

SU "THE TELEGRAPH":

Spat between Angela Merkel and Vladimir Putin over German treasure

A dispute over ancient German treasure looted by Soviet troops at the end of the Second World War has led to a diplomatic spat between Angela Merkel and Vladimir Putin.

German Chancellor Angela Merkel, left, and Russian President Vladimir Putin who are in a dispute over prehistoric German treasure looted by Soviet troops at the end of the Second World War

German Chancellor Angela Merkel, left, and Russian President Vladimir Putin who are in a dispute over prehistoric German treasure looted by Soviet troops at the end of the Second World War  Photo: AP

2:24PM BST 21 Jun 2013

Plans for the German chancellor and the Russian president to jointly open an exhibition at St Petersburg's Hermitage museum on Friday night have been cancelled by the Russian government because Mrs Merkel planned to call for the return of the artefacts in her speech.

One of the highlights of the exhibition is a hoard of 81 gold pieces including gold plate, rings and ornate bowls that has never been seen in public since the end of the war.

The Eberswalde Hoard, discovered during an excavation north-east of Berlin in 1913, was removed from a museum in the German capital by Soviet troops and transported to Moscow as war booty.

German government spokesman Georg Streiter said Mrs Merkel had planned to use her speech at the opening of the exhibition to call for the return of the art in accordance with international law.

The spokesman said Russia had cancelled the opening speeches by the two leaders, blaming a lack of time.

For decades, Germany has demanded the return of the hoard, which is regarded as one of the most important discoveries from the European Bronze Age.

Russia has declined to return the artefacts, regarding their seizure as part of reparations for the damage inflicted during Hitler's invasion of the Soviet Union.

The exhibition has been jointly organised by Russian and German museums, who donated more than 1,700 objects to create a portrait of the Bronze Age.

Titled "Bronze Age, Europe without borders", the exhibition will be on display in St Petersburg until September.

Hermann Parzinger, president of the Prussian Cultural Heritage Foundation, one of the institutions that took part in creating the show, said the "good and trusting" cooperation between German and Russian experts in bringing together the exhibits provided a sound basis for future collaboration.

In a statement issued before the spat emerged, he said: "The German public must unfortunately remain deprived of the excellent exhibition on the Bronze Age, while the question of war-related cultural assets remains unresolved on a political level. "But this exhibition will be conducive to finding a solution."

News of the cancellation emerged shortly before Mrs Merkel's flight to Russia, where she was due to address the St Petersburg International Economic Forum and give a joint press conference with Mr Putin.

Next year, St Petersburg marks the 70th anniversary of the end of the siege of the city by German troops, which lasted nearly 900 days and cost the lives of around 750,000 civilians.

In recent decades Russia and Germany have enjoyed close ties built on commercial links such as the Nord Stream gas pipeline under the Baltic Sea and strong personal relationships between the two countries' leaders. Over the past year, however, relations between the two countries have soured.

Russia was angered by Germany's draconian attitude to the financial crisis in Cyprus, where many Russians had invested money.

In March this year, Russia's state prosecutor raided the St Petersburg office of the Konrad Adenauer Foundation, a think tank associated with Mrs Merkel's party, the Christian Democrats. On the same day Russian authorities also raided the Moscow offices of the Friedrich Ebert Foundation, another German think tank.

Critics of Mr Putin regarded the raids as part of a crackdown on NGOs aimed at stifling political dissent.

RISCATTO 2:

-SU WIKIPEDIA:

Kon-Tiki
 
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La zattera al Kon-Tiki Museum di Oslo (Norvegia)
La zattera al Kon-Tiki Museum di Oslo (Norvegia)

l Kon-Tiki è la zattera usata dall'esploratore e scrittore norvegese Thor Heyerdahl nella sua spedizione nel 1947 attraverso l'Oceano Pacifico dal Sud America alle isole della Polinesia. Il battello fu così chiamato secondo un antico nome Inca del dio del sole (Kon).

In seguito alla sua impresa lo stesso nome fu il titolo del libro di buon successo che Heyerdahl scrisse per descrivere la sua avventura.

Indice

    1 Lo scopo della spedizione
    2 Descrizione
    3 Equipaggio
    4 Costruzione
    5 Vettovaglie
    6 Comunicazioni
    7 Il viaggio
    8 La Spedizione Tangaroa
    9 Bibliografia
    10 Filmografia
    11 Note
    12 Altri progetti
    13 Collegamenti esterni

 

Lo scopo della spedizione

L'impresa del Kon Tiki fu progettata allo scopo di dimostrare che la colonizzazione della Polinesia poteva essere avvenuta, in epoca Precolombiana, da popolazioni del Sud America. A tale scopo la spedizione fu preparata in modo da utilizzare, per quanto possibile, metodi e tecnologie presenti a quel tempo.

(Nonostante questo furono usati alcuni dispositivi e strumenti moderni, come apparecchi radio, orologi, carte, sestanti, coltelli; tali materiali furono considerati necessari ma non compromettenti per la dimostrazione della teoria).

Descrizione

La spedizione fu economicamente basata su donazioni private, sulla fornitura a titolo gratuito di alcune attrezzature e viveri dell'esercito americano (US Army), le autorità peruviane contribuirono con la concessione di un'area portuale per la costruzione della zattera.

I partecipanti alla spedizione si recarono in Perù dove procedettero direttamente al reperimento dei materiali necessari, e quindi alla costruzione. La costruzione fu basata sulla tecnica di costruzione indigena del luogo di partenza, utilizzando il legno che veniva utilizzato in epoca precolombiana, quello di balsa, come tecnologia costruttiva si basarono sulla descrizione rilasciata dai colonizzatori spagnoli nelle loro cronache della colonizzazione.

Il viaggio iniziò il 28 aprile 1947, Thor ed i cinque compagni di viaggio navigarono per 101 giorni attraverso l'Oceano Pacifico fino a quando andarono a collidere sulla scogliera corallina esterna di Raroia nell'arcipelago delle Isole Tuamotu, il 7 agosto del 1947, tutti i partecipanti alla fine dell'impresa risultarono in discrete condizioni di salute, e senza gravi danni fisici.

Il libro che descriveva l'impresa fu un successo; la prima pubblicazione ebbe come titolo The Kon-Tiki Expedition: By Raft Across the South Seas (La spedizione del Kon Tiki, in zattera nei mari del Sud); poi ci fu una ristampa col titolo Kon-Tiki: Across the Pacific in a Raft. (Kon Tiki, attraverso il Pacifico su una zattera). La narrazione dell'impresa, con l'aggiunta di immagini, filmati e commenti degli altri membri di equipaggio fu trasferito in un film che vinse un Academy Award per il miglior documentario nel 1951. Il film fu diretto da Thor Heyerdahl con editore Olle Nordemar. L'impresa fu inoltre descritta in una serie di filmati TV The Kon-Tiki Man: The Life and Adventures of Thor Heyerdahl, diretta da Bengt Jonson.[1]

Il Kon Tiki originale (più o meno restaurato) è in esposizione al Kon-Tiki Museum a Oslo.

Equipaggio

Il Kon-Tiki ebbe sei componenti di equipaggio, cinque norvegesi ed uno (Bengt Danielsson) svedese.

Thor Heyerdahl (1914–2002), capo spedizione.
Erik Hesselberg (1914–1972), navigatore ed artista, (fu lui a dipingere il volto del dio sulla vela).
Bengt Danielsson (1921–1997), cuoco e cambusiere, sociologo interessato alle migrazioni umane, servì inoltre come interprete, soprattutto prima della partenza, essendo l'unico dell'equipaggio a parlare spagnolo.
Knut Haugland (1917–2009) esperto radio, decorato dagli inglesi per azioni di guerra (incursioni marittime per bloccare la costruzione della bomba atomica da parte del Reich tedesco durante la seconda guerra mondiale).
Torstein Raaby (1920–1964), trasmissioni radio. Guadagnò notorietà per aver agito come agente entro le linee tedesche durante la seconda guerra mondiale, le sue trasmissioni radio permisero di guidare i bombardieri alleati alla nave da battaglia tedesca Tirpitz.
Herman Watzinger (1910–1986), ingegnere esperto in misurazioni, registrò i dati meteo ed idrografici della spedizione.

Costruzione

Il corpo principale, e primaria parte galleggiante della zattera, fu costituita da nove tronchi di balsa accostati tra loro, lunghi fino a 14 metri e 60 cm di diametro. I tronchi erano accostati e fissati ai sovrastanti traversi, costituiti sempre in tronchi di balsa lunghi 5,5 m, e di 30 cm di diametro, spaziati tra loro di circa un metro. I tronchi longitudinali ed i traversi erano legati tra loro da robuste funi di canapa di 3 cm di diametro. Tra i tronchi longitudinali lunghe pale di legno di pino svolgevano la funzione di derive.

L'albero in legno, in fusti di Mangrovia, era composto da più fusti uniti a costituire una forma ad “A” di circa 8,8 m di altezza, a poppa dell'albero fu costruita una “cabina” in bambù intrecciato, lunga 4,2 m e larga 2,4 m coperta da un tetto di foglie di banano.

A poppa un lungo remo (circa 5,8 m), in legno di mangrovia, collocato tra pioli e brandeggiabile, con all'estremità una “lama” di legno di abete funzionava da timone.

La grande vela (4,6 x 5,5m) era fissata ad un boma costituito da un fascio di steli di bambù legati tra loro. Le immagini fotografiche rappresentano anche una piccola vela superiore alla grande, ed inoltre una terza a poppa.

La zattera era coperta in parte, come piano di calpestio, da una sorta di stuoia di fusti di legno intrecciati con bambù.

Vettovaglie

Il Kon-Tiki aveva una riserva di 250 litri di acqua in “tubi” ricavati in canne di bambù. Come cibo aveva circa 200 noci di cocco, patate dolci, e vari altri tipi di frutti . L'esercito americano fornì razioni da campo, scatolame e porzioni di sopravvivenza. In cambio l'equipaggio del Kon-Tiki era impegnato a testare la qualità delle provviste e fare un rapporto sulla dieta praticata.

In realtà l'equipaggio confidò sulle possibilità di pesca, e sulla possibilità di raccolta dell'acqua piovana, tale fiducia, fortunatamente, ebbe positivi riscontri, sia per la pesca che per ricorrenti temporali.

Comunicazioni

La spedizione con emittenti radio amatoriali, con sigla LI2B, mantenne la comunicazione regolare con corrispondenti americani, canadesi, e sud americani i quali tennero l'Ambasciata norvegese a Washington informata sugli sviluppi della spedizione. Il successo di tali contatti fu dovuta all'esperienza maturata nella Seconda guerra mondiale come operatori di radio clandestine. Knut Haugland, LA3KY, e Torstein Raaby, il 5 di Agosto riuscirono a collegarsi con Oslo, in Norvegia, su una distanza di circa 10'000 miglia.[2][3]

La spedizione era dotata di tre apparecchi radio trasmittenti a tenuta d'acqua. Il primo operava su una lunghezza d'onda di 40 metri, un secondo di 20 metri ed il terzo di 6 metri. Le radio, con la tecnologia allora in uso, erano apparecchi voluminosi e con tecnologia a valvole termoioniche 2E30, con una uscita in radiofrequenza di 10 Watt.

Come trasmettitore di emergenza usarono anche un trasmettitore tedesco Mark V del 1942. L'energia per la trasmissione era erogata da batterie e da un generatore azionato a manovella.[2]

La radio ricevente del Kon Tiki fu una National Radio Company NC-173.

L'equipaggio trasmetteva inoltre a mezzo la radio amatoriale LI2B, con la corrente del generatore azionato a manovella, il messaggio ripetuto “all well” (tutto bene) in modo da evitare inopportune attivazioni dei soccorsi in caso di altre interruzioni dei collegamenti radio.[3]

Il viaggio

Il Kon-Tiki lasciò Callao, Peru, il pomeriggio del 28 aprile 1947. La zattera fu inizialmente trainata in mare aperto a circa 50 miglia dalla costa dal rimorchiatore Guardian Rios della Marina Militare peruviana; lo scopo fu quello di far raccogliere la zattera dalla Corrente di Humboldt, che nelle intenzioni della spedizione sarebbe stato il motore primario del movimento della zattera nel Pacifico.

La prima terra avvistata fu l'atollo di Puka-Puka il 30 luglio, si ebbe un breve contatto con pescatori dell'isola di Angatau il 4 agosto, ma le condizioni di mare e delle coste non permisero di approdare. Il 7 agosto la zattera fu scagliata dal mare sulle scogliere coralline di un isolotto disabitato dell'atollo di Raroia, nell'arcipelago delle Tuamotu, subendo notevoli danni. La zattera aveva percorso una distanza di circa 3 770 miglia nautiche (circa 4 300 effettivamente navigate[non chiaro]) in 101 giorni, con una velocità media di circa 1,8 nodi

Dopo aver passato diversi giorni in solitudine sull'isolotto l'equipaggio fu raggiunto da abitanti delle isole vicine, dopo che pescatori indigeni avevano avvistati i rottami della zattera incastrati nella scogliera.

L'equipaggio fu trasferito al villaggio dove ne fu festeggiato l'arrivo con canti e danze tradizionali. Infine fu trasportato a Tahiti dallo shooner francese “Tamara”, con il relitto della zattera e tutto quanto si riuscì a recuperare.

La Spedizione Tangaroa

Il Tangaroa all'ancora

Il 28 aprile 2006, un equipaggio norvegese replicò l'impresa del Kon-Tiki con l'utilizzo di una nuova zattera, nominata Tangaroa, così nominato dal dio del mare Tangaroa della tradizione dei Māori. Anche in questo caso la tecnologia costruttiva fu quella degli antichi vascelli, ma la velatura usata fu relativamente più sofisticata, sia pure con velatura quadra, in modo da permettere migliori andature.[4]

La zattera fu lunga 15 m e larga 8 m, anche il resto della dotazione non fu paragonabile col Kon Tiki, dato che comprendeva sistemi moderni completi di navigazione e comunicazione, pannelli fotovoltaici, personal computer, e collegamenti satellitari. Era anche a disposizione un impianto per la desalinizzazione dell'acqua. La spedizione aveva un proprio Sito web.[5] L'equipaggio guidato da Torgeir Higraff, incluse anche Olav Heyerdahl, nipote di Thor Heyerdahl. La spedizione si concluse con successo nel Luglio 2006[Ad esempio, da dove a dove?].

Bibliografia

Heyerdahl, Thor (1950). Kon-Tiki. Rand McNally & Company.
Hesselberg, Erik (1950). Kon-Tiki and I : illustrations with text, begun on the Pacific on board the raft "Kon-Tiki" and completed at "Solbakken" in Borre. Allen & Unwin

FilmografiaKon-Tiki (film), diretto da Joachim Roenning ed Espen Sandberg, Norvegia, 2012.

DIRETTAMENTE CUA: http://it.wikipedia.org/wiki/Kon-Tiki

REAZIONE:LA NUOVA ERA INCORAGGIA L'EUROPA AL RISCATTO DEI SUOI TESORI STORICI,SIA QUELLO DELLA MERCKEL SULL'ETA DI BRONZO SIA QUELLO DELLA NORVEGIA SULLA "VERA" SCOPERTA DI AMERICA.

INFATTI SI DEVE ALL'EUROPA LA SCOPERTA DELLE RELAZIONI FRA LE ANTICHE POPOLAZIONI DEL PACIFICO DI AMERICA E LA POLINESIA.NATURALMENTE DI TEORIE E ANALISI C'E' NE SONO TANTE E NON MANCANDO CHI IPOTIZZA CHE IN REALTA FURONO I POLINESIANI A COLONIZZARE L'AMERICA E NON VICEVERSA.(1)FORSE IN QUESTO SENSO SI MUOVE IL SECONDO VIAGGIO PER LA ROTTA DEL KON-TIKI DELLA NAVE CHE PORTA IL NOME DEL DIO DEGLI OCEANI POLINESIO,TANGAROA.

(1)AD ESSEMPIO SU WIKIPEDIA SULLA VOCE "STATI UNITI DI AMERICA" IN UN RIASSUNTO SU QUEL PAESE PUO LEGGERSI:

"I paleoamericani migrarono dall'Asia verso quelli che oggi sono gli Stati Uniti circa 12.000 anni fa. La colonizzazione europea iniziò intorno al 1600 e venne per lo più dall'Inghilterra. Gli Stati Uniti nacquero dalle 13 colonie inglesi situate lungo la costa atlantica".

CERTO NON CHIARISCE SE SI TRATTA DI POPOLAZIONI PROVENIENTI DELL'ASIA NORD ATTRAVERSO LO STRETTO DI BERING O DELL'ASIA SUD PERO LA POSSIBILITA RESTA APERTA.VEDI DIRETTAMENTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d'America.

25 SETTEMBRE 2013:-E CUA IL TESTIMONIO INDISCUTTIBILE DELLA PRESENZA DEI POLINESI ABITANDO LE COSTE DEL PACIFICO IN SUD AMERICA(CILE,ECUADOR,PERU):

ISOLA DI PASQUA,Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

La storia dell'isola

 

Foto aerea dell'intera isola

Prime colonizzazioni

Furono i polinesiani i primi a colonizzare quest'isola. L'esploratore norvegese Thor Heyerdahl sosteneva che una popolazione bianca proveniente dal Sud America avesse colonizzato la Polinesia e dimostrò che si poteva navigare dal Perù alle Isole Marchesi con una semplice zattera, il famoso Kon-Tiki. Studi etimologici della lingua parlata dalla popolazione indigena, ritrovamenti archeologici e, infine, analisi genetiche cui sono stati sottoposti gli scheletri degli antichi abitanti dell'isola, hanno dimostrato che essi fossero indubitabilmente polinesiani. Pertanto il contributo di Heyerdahl si limita all'aver egli per primo dimostrato la possibilità di un interscambio tra Polinesia e Sud America, scambio peraltro di cui non si sono per ora trovate tracce.

Tuttavia, nonostante le ricerche storiche condotte in passato, la difficoltà nella ricostruzione della storia dell'Isola di Pasqua è dovuta alla mancanza di documenti scritti da parte dei primi coloni e dal fatto che i popoli dell'isola, all'epoca della prima colonizzazione, non disponevano ancora di una scrittura. Esistono pertanto varie tesi tra loro contrastanti di come sia avvenuta la colonizzazione dell'isola. Esistono sostenitori di una possibile colonizzazione a più ondate avvenuta tra il 1100 d.C e il 1600[15] mentre altri ritengono che essa sia avvenuta in una unica fase tra il 900 d.C. e il 1100.

Allo sbarco dei primi colonizzatori polinesiani, che i più recenti studi fanno risalire attorno al 800-900 d.C., probabilmente l'isola si presentava come un'immensa foresta di palme. Fino al 1200 d.C. la popolazione rimase numericamente modesta e sostanzialmente in equilibrio con le risorse naturali presenti. In seguito, però, nacque da parte degli abitanti la necessità di realizzare i moai, il cui sistema di trasporto richiedeva notevoli quantità di legname. Cominciò pertanto un importante lavoro di disboscamento dell'isola che fu ulteriormente intensificato dopo il sensibile aumento della popolazione dovuto a nuovi sbarchi. Verso il 1400 d.C. la popolazione raggiunse i 15.000-20.000 abitanti e l'attività di abbattimento degli alberi raggiunse il picco massimo. La riduzione della risorsa forestale provocò, conseguentemente, un inasprimento dei rapporti sociali interni che sfociarono talora in violente guerre civili. Tra il 1600 e il 1700 d.C., in alternativa al legno divenuto sempre più scarso, gli abitanti iniziano a utilizzare anche erbe e cespugli come combustibile. Le condizioni di vita sull'isola divennero pertanto proibitive per la poca popolazione rimasta, in gran parte decimata dagli scontri interni e dai flussi emigratori. Secondo i resoconti del primo occidentale a sbarcare sull'isola, Jakob Roggeveen, al tempo del suo arrivo l'isola si presentava brulla e priva di alberi ad alto fusto.

A spiegazione della precoce perdita di alberi dell'isola, nonché della sparizione pressoché totale della fauna endemica, oggi si sono portate avanti anche ipotesi riguardanti la possibile responsabilità dei ratti del tipo polinesiano (Rattus exulans) che raggiunsero l'isola al seguito dei primi colonizzatori; l'assenza di predatori naturali permise a questi piccoli mammiferi di moltiplicarsi a dismisura e, considerato che nella loro dieta alimentare entrarono immediatamente anche i semi di palma, si ritiene che abbiano potuto contribuire sensibilmente all'estinzione degli alberi dell'isola.

 

La scoperta da parte degli europei

 

 

Ritratto di James Cook, uno dei primi europei a sbarcare sull'Isola di Pasqua

Il primo ad avvistare l'Isola di Pasqua fu presumibilmente il pirata Edward Davis, che avvistò l'isola a bordo del suo battello Bachelors Delight, nel 1687. Non capendo tuttavia di aver avvistato un'isola ritenne di aver scoperto il continente meridionale. Davis non attraccò mai sull'isola.

Il primo a sbarcare invece sull'isola fu l'olandese Jakob Roggeveen, la domenica di Pasqua 1722, motivo per il quale l'isola fu battezzata Isola di Pasqua. Seguì quindi un periodo durante il quale la corona spagnola cercò di espandere a discapito di inglesi e olandesi il proprio dominio nei territori del sud Pacifico. Fu quindi l'allora governatore spagnolo del Cile e viceré del Perù, Manuel Amat y Junient a ordinare a Don Felipe Gonzales de Haedo di annettere l'Isola di Pasqua ai territori spagnoli. Gonzales raggiunse l'isola nel novembre del 1770 a bordo della nave San Lorenzo scortata dalla fregata Santa Rosalia. Gonzales cambiò il nome dell'isola in San Carlos e fece erigere in segno della conquista varie croci su tutta l'isola. Negli anni a seguire però la corona spagnola non inviò più altre spedizioni sull'isola perdendo di fatto la sovranità su di essa.

Dopo un periodo di assenza da parte di spedizioni europee fu James Cook il primo a sbarcare nuovamente sull'Isola di Pasqua il 14 marzo 1774, rimanendo su di essa per soli due giorni prima di ripartire il 16 marzo.[16] Lo stesso capitano riportò nel suo diario che una permanenza di soli due giorni non sarebbe stata sufficiente per carpire tutti i segreti dell'isola.[17] Cook, come molti altri dopo di lui, ritenne di scarso interesse l'isola. Secondo quanto riportato dal suo diario di bordo egli annotó che solo poche isole in tutto il Pacifico erano più inospitali di questa. Ciò nonostante dobbiamo al capitano Cook e al naturalista Johann Reinhold Forster e a suo figlio Reinhold Forster, che si trovavano al seguito della spedizione di Cook, la maggior parte delle conoscenze che abbiamo sull'isola. Grazie al loro contributo fu elaborata una prima carta geografica che riportava i siti archeologici maggiori. Inoltre, in soli due giorni furono fatti più schizzi di Moai di quanti non ne siano stati fatti nei seguenti cinquant'anni, permettendo al pubblico europeo di ammirare per la prima volta nella storia tali opere in mostre appositamente predisposte in tutta Europa.

Il viaggio compiuto da La Pérouse nel 1786 durante il quale visitò anche l'Isola di Pasqua

Nel 1786 fu quindi il momento del conte Jean-François de La Pérouse che, incaricato da Luigi XVI, doveva redigere svariate mappe dell'intera area del Pacifico. Con la scoperta dell'Isola di Pasqua da parte degli europei iniziò contemporaneamente anche uno dei capitoli più oscuri dell'intera storia dell'isola. Spagnoli, inglesi e francesi avevano importato sull'isola varie malattie quali la sifilide e l'influenza, mietendo numerose vittime tra la popolazione indigena. Fu quindi il momento di una serie di razzie da parte di mercanti di schiavi tra il 1859 e il 1861 che deportarono parte della popolazione sull'isola di Chinches di fronte alle coste del Perù. Le deportazioni, le malattie e le faide interne tra i rimanenti abitanti dell'isola fece sì che la popolazione continuò a ridursi fino al 1877, anno in cui si registrarono soli 111 abitanti su tutta l'isola.

Storia recente

Thor Heyerdahl uno dei più noti archeologi a condurre ricerche negli anni cinquanta sull'Isola di Pasqua

Nel 1866 un ufficiale francese di nome Dutroux-Bornier, reduce dalla guerra di Crimea, era giunto sull'Isola di Pasqua accompagnato dal suo socio in affari, l'inglese Brander. In seguito a una serie di investimenti riusciti i due acquistarono dalla popolazione indigena ampi appezzamenti di terreno. Bornier si trasferì quindi sull'isola, dando luogo a un piccolo regno il cui sovrano era lui stesso. Egli scacciò la popolazione indigena dai suoi villaggi internandola, e col divieto di uscirne, in un piccolo territorio nella zona occidentale, trasformando poi il resto dell'isola in un enorme pascolo per pecore e mucche. Tuttavia, in seguito alle condizioni disumane a cui sottostava la popolazione indigena, nel 1876 ci fu una rivolta nella quale Bornier fu ucciso. La proprietà dell'isola passò quindi al suo socio, Brander; alla sua morte naturale, l'anno successivo, la proprietà passò alla sua famiglia. Gli eredi di Bornier, nonostante il loro ricorso dinanzi a un tribunale francese, ne uscirono a mani vuote.

Il 9 settembre 1888 l'Isola di Pasqua fu quindi annessa al Cile. Il governo cileno su consiglio del capitano Policarpo Toro, ritenne che l'isola fosse di importanza strategica per il Cile. Toro ratificò quindi il documento di annessione in presenza di 20 capi tribù a bordo delle nave da guerra Angamos. Nei giorni seguenti anche una nave da guerra francese giunse nei pressi dell'Isola di Pasqua con l'intenzione di annetterla alla Francia, ma riprese nuovamente il largo alla notizia che l'isola era già stata annessa al Cile.

Dal 1895 in poi il governo cileno permise nuovamente l'allevamento di animali sull'isola affittandola a un certo Enrique Merlet che, negli anni successivi, acquistò vari appezzamenti di terreno dal governo cileno. Nel 1903, infine, egli vendette tutto alla società inglese Williamson-Balfour.

Nel 1911 fu quindi il momento del Dr. Walter Knoche, un cittadino cileno di origini tedesche che, su incarico del governo cileno, stabilì sull'isola una stazione meteorologica e una stazione sismica. Dal 1900 in poi sull'Isola di Pasqua si registrarono una serie di epidemie. Oltre all'influenza e alla sifilide che erano già arrivate sull'isola con lo sbarco degli europei si aggiunse anche la lebbra, che fu probabilmente importata dalla popolazione indigena deportata nei decenni precedenti[18] e che aveva fatto ritorno sull'isola dopo esser stata rilasciata nuovamente in libertà. Su consiglio della società inglese Williamson-Balfour fu quindi fatto costruire un lebbrosario a Hangaroa, dove, secondo testimonianze della popolazione locale, furono relegati anche personaggi scomodi alla compagnia.

Durante la prima guerra mondiale l'isola fu teatro di alcuni scontri navali che avvennero al largo di quest'ultima. Il 19 ottobre 1914 due incrociatori corazzati tedeschi, SMS Scharnhorst e SMS Gneisenau, raggiunsero un convoglio proveniente dall'Atlantico. L'incrociatore ausiliario tedesco Prinz Eitel Friedrich, affondó nei giorni seguenti dinanzi alle coste dell'Isola di Pasqua il mercantile francese Jean. L'equipaggio del mercantile si mise quindi in salvo raggiungendo l'isola.

Sempre nel 1914 l'isola fu luogo di violentissimi scontri tra la popolazione indigena e la popolazione cilena[19] dell'isola, che in seguito alla visione di una veggente, si era ribellata per riprendere possesso dell'isola. La rivolta poté esser soppressa grazie all'intervento di una nave da guerra cilena, il cui comandate però espresse preoccupazione vedendo le condizioni in cui versava la popolazione indigena. Su richiesta del Cile la società Williamson-Balfour ritirò il proprio governatore dall'isola che fu sostituito da uno cileno che avrebbe dovuto, almeno teoricamente, rappresentare e preservare gli interessi di entrambe le fazioni.

L'Isola di Pasqua rimarrà quindi dal 1914 fino al 1967 sotto controllo diretto da parte dell'esercito cileno, mentre la formazione di prime strutture democratiche indipendenti non sarà permessa prima della fine degli anni sessanta.

Nel 1935 giunse il frate cappuccino Sebastian Englert sull'Isola di Pasqua rimanendoci fino alla sua morte nel 1969. Per molti anni Englert fu l'unico prete sull'isola e l'unico che aveva preso a cuore le sorti della popolazione indigena. Englert fondò la prima scuola sull'isola. Sempre a Englert dobbiamo i numerosi reperti archeologici e botanici; inoltre, grazie ai suoi numerosi ritrovamenti archeologici, poté essere istituito il museo di Hanga Roa ed è sempre grazie a lui che il mondo scientifico ha scoperto l'interesse per quest'isola. Di seguito ci furono numerose spedizioni scientifiche sull'Isola di Pasqua che videro a capo di esse nomi illustri come quello dell'archeologa inglese Katherine Routledge, del francese Alfred Métraux o del tedesco Thomas Barthel. Dal 1955 al 1956 anche il norvegese Thor Heyerdahl condusse scavi sull'isola.

LEGGI CUA DIRETTAMENTE SU WIKIPEDIA: http://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Pasqua

COMMENTO:NON E' PER NULLA STRAVAGANTE IPOTIZZARE CHE UN SIMILE PROCESSO STORICO  MIGRATORIO SUCESSI SUL CONTINENTE

VEDI ANCHE NOTA SU "LA REPUBBLICA":

Sei marinai norvegesi partono oggi con l'imbarcazione
Tangaroa sulle orme del mitico navigatore

Dal Perù alla Polinesia
il ritorno del Kon-Tiki
60 anni dopo Heyerdahl, una zattera guidata dal nipote
di CINZIA DAL MASO

<B>Dal Perù alla Polinesia<br>il ritorno del Kon-Tiki</B>
Thor Heyerdahl con il nipote Olav tra le braccia

ROMA - Una zattera e sei marinai norvegesi. Partono oggi dal porto peruviano di Callao, lo stesso giorno e lo stesso porto di partenza del loro famoso connazionale Thor Heyerdahl nel 1947. Il viaggio del Kon-Tiki. Un mito. Che oggi torna a vivere. Anche la destinazione è la stessa: la Polinesia. E ancora una volta c'è un Heyerdahl a bordo, Olav, nipote ventottenne di Thor. Ma la nuova avventura non è solo un omaggio al grande nonno. E' una nuova sfida. "Dopo l'impresa del Kon-Tiki, Heyerdahl ha continuato a studiare la struttura delle zattere primitive per vent'anni, dimostrando che erano in realtà molto più adatte del Kon-Tiki a solcare l'oceano", spiega il capo della spedizione Torgeir Sæverud Higraff.

"La nostra zattera, che abbiamo chiamato Tangaroa dal nome del dio degli oceani polinesiano, ha tutti gli accorgimenti che Heyerdahl ha individuato. E' più autentica e più funzionale del Kon-Tiki". Innanzitutto, le derive sono più grandi, a forma di pinna e mobili. E hanno consentito di montare una vela ampia più del doppio di quella del Kon-Tiki. "Il Kon-Tiki non poteva navigare ma solo lasciarsi trascinare dalla corrente e dai venti. Il nostro sarà il primo viaggio a utilizzare le vere tecniche di navigazione delle genti preincaiche", dice Torgeir.

Non c'è dunque nulla di nostalgico in questo nuovo viaggio. Nessuna volontà di riportare in auge la convinzione di Heyerdahl che le isole della Polinesia furono colonizzate da marinai americani. Oramai da tempo l'archeologia e la genetica hanno dimostrato la sua infondatezza, hanno chiarito che i Polinesiani giunsero dalla Nuova Guinea. Ma Heyerdahl col suo viaggio pionieristico ha dimostrato al mondo che con le zattere gli antichi sapevano attraversare gli oceani, e fu questa la sua grande conquista. Ha indicato una via, ha infranto un tabù. Ed è stato tra i primi a battersi anche per la tutela dell'ambiente marino.

Così la Tangaroa avrà a bordo strumenti per il monitoraggio dello stato di salute dell'oceano, forniti dall'Università di Bergen. Oltre a tutta la tecnologia del XXI secolo: pannelli solari per produrre energia, computer, Gps, antenna satellitare per collegamenti internet costanti, dispositivo per desalinizzare l'acqua marina. Sarà un viaggio ben diverso da quello di Heyerdahl che, con la sua piccola radio a onde corte, era rimasto isolato dal mondo per intere settimane.

Ma un viaggio che ha seguito e seguirà meticolosamente le sue orme. A partire dagli enormi tronchi di legno di balsa della zattera, presi nella medesima piantagione di Quevedo, in Ecuador. E lasciati scendere lungo il fiume Quevedo fino al porto di Guayaquil, legati in zattere temporanee proprio come aveva fatto lui. Così da impregnare il legno di acqua dolce capace di proteggerlo dalle teredini, i molluschi marini che corrodono il legno delle navi. Poi il trasporto dei materiali a Callao e la costruzione rigorosa della zattera tenendo uniti i legni con sole corde, per un totale di oltre tre mesi di lavoro.

Ne serviranno altrettanti di navigazione per raggiungere le isole della Polinesia. Heyerdahl navigò 101 giorni e 800 chilometri prima di infrangersi sulla barriera corallina dell'isola di Raroia, nell'arcipelago polinesiano delle Tuamotu. L'equipaggio della Tangaroa si augura invece di conquistare felicemente la riva. Tra 100 giorni. (28 aprile 2006)
 
CUA DIRETTAMENTE:
http://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/esteri/kon-tiki/kon-tiki/kon-tiki.html
-DAL LIBRO ONLINE DEL CAPO ESPEDIZIONE DEL TANGAROA:
Tangaroa Pacifico Voyage (Estate 2006)
Test delle teorie di Heyerdahl circa il Kon-Tiki 60 anni dopo

Crew che ha navigato la zattera Tangaroa dal Perù alle isole polinesiane (aprile-agosto 2006).

Da sinistra a destra: Torgeir S. Higraff (capo spedizione), Anders Berg (fotografo), Olav Heyerdahl (falegname, sommozzatore e nipote del famoso Thor Heyerdahl che ha guidato una spedizione simile nel 1947), in piedi dietro: Bjarne Krekvik (capitano) , Øyvin Lauten (delegato) e Roberto Sala (peruviano ex-marina marinaio).

HIGRAFF SCRIVE SU THOR EYERDAHAL:
"A differenza di molte persone che passano la loro carriera nel mondo accademico Heyerdahl era disposto a correre dei rischi per dimostrare il merito delle sue idee. Ha sfidato gli altri - forse, è più esatto dire che ha "provocato" gli altri - di trovare le prove per contrastare le sue teorie. In questo modo, nonostante il fatto che alcune delle sue idee si sono rivelate sbagliate lui ancora ha fatto il mondo scientifico un grande favore. Inoltre, non si può sottovalutare il suo contributo alla conoscenza generale popolare nel rendere le persone consapevoli delle navigazione precoce e i modelli di migrazione di tutti i continenti.
-E ANCORA:
Ha spronato i ricercatori a ripensare i modelli di migrazione precoce dell'uomo - non solo in termini di direzione di immigrazione da ovest a est, ma nella possibilità e probabilità che l'uomo primitivo aveva avuto la capacità di attraversare vaste distese di acqua. Heyerdahl ha generato enorme interesse in numerosi campi - storia culturale, antropologia, archeologia, botanica, biologia, linguaggio precoce e ambiente. Alzò grandi questioni, non solo sul nostro passato, ma del futuro.
-E POI:
Heyerdahl ha notato nel suo libro Kon-Tiki: "Anche se solo uno dei loro argomenti si è rivelata giusta, non abbiamo avuto la possibilità ho paura che mi sono chiesto molte volte se sapevamo quello che stavamo facendo ho potuto.. non contrastare gli avvertimenti uno per uno me perché non ero un uomo di mare. Ma avevo in serbo un unico scopo in mano su cui è stata fondata l'intero viaggio. Sapevo per tutto il tempo nel mio cuore che una civilta  marittima  preistorica  utilizzando zattere come il Kon-Tiki ha viaggiato grandi distanze lungo la costa del Sud America, molto prima che gli europei misero piede sul continente.Con le loro barche ingegnosi hanno sfidato il più grande oceano di tutti - il Pacifico "
 

Il Tangaroa salpò dalla costa peruviana per le isole della Polinesia, una distanza di 4.620 miglia (7.436 km) da fine aprile ai primi di agosto del 2006.

L'idea alla base del progetto della zattera era quello di migliorare su di Thor Heyerdahl Kon-Tiki (1947), da un punto di vista tecnico che aveva navigato 60 anni prima.
Il Tangaroa era una nave più grande e aveva una vela che era tre volte più grande. E 'arrivato più velocemente a destinazione finale, perché l'equipaggio aveva imparato a usare centerboards "guara" per governare l'imbarc

La zattera è stata dotata di telefono, sistema radar, pannelli solari, turbine eoliche, computer portatili e accesso a Internet. Qui il capitano Bjarne Krekvik dalla Svezia è in contatto con un capitano di una delle quattro grandi navi portacontainer che la zattera passava durante il viaggio. Comunicazione era importante per evitare collisio

-LA PUBBLICAZIONE COMPLETA SUL MIO DOCUMENTO:

http://docs.google.com/document/d/1gHQJwJ24i_2JhoHb4R5Vf45tejclU3rsktfBhd1mXJo/pub

LEGGE DIRETTAMENTE SUL SITO CLICCANDO CUA(INGLESE):http://www.azer.com/aiweb/categories/magazine/ai144_folder/144_articles/144_tangaroa.html

NDR:NON OSTANTE IL TANGAROA FOSSE ATTREZZATA CON SOFISTICATI TECNOLOGIE QUESTO ERA SOLTANO PER SICUREZZA E IL DISEGNO DELLA NAVE ERA PIU ADEGUATO DEL KON TIKI A QUELLI USATI NELL'ANTICHITA.

LA POLINESIA ALL'EPOCA(E OGGI)ERANO POSESSIONI FRANCESI.LA PORTATA DELLA GESTA DEL KONTIKI-TANGAROA E GLI APPORTI SCIENTIFICI AL CONOSCIMENTO DELLA NAVIGAZIONE E I MOVIMENTI MIGRATORIE INCALCOLABILI E NON ANCORA DOVUTAMENTE DIMENSIONATI.

SOLO HO MENZIONATI DUE DEGLI ESSEMPI DI TESORI SCIENTIFICI CULTURALI STORICI DELL'EUROPA NEL MONDO DA RIVINDICARE A VIVA VOCE,IMPOSSIBILE FARE UNA RECENZIONE MINIMAMEMENTE ESSAURENTE DI LORO.SECONDO ME IL MONDO TUTTO DA QUESTO PUNTO DI VISTA E' "EUROCENTRICO".

http://youtu.be/RdojeBukpZA

------------------

FEDE DI ERRATA:COME SAPETE IO LAVORO DIRETTAMENTE SULLA PAGNA A PUBBLICARE SENZA BOZZE E PER QUESTO MOTIVO NELLA  PUBBLICAZIONE INIZIALE PER ERRORE HO MESSO INSIEME UNA TRASPOSIZIONE DI MATERIALI APPARTENENTI A SCRITTI DIVERSI.MI SCUSO PER QUESTO.

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------

APPENDICE:VISTO CHE SIAMO IN MATERIA E IN AMERICA VEDI UN'ALTRO ESSEMPIO MA QUESTA VOLTA SULLA CULTURA:ISADORE LUCIEN DUCASSE CHIAMATO "IL CONDE DI  LAUTREMONT" E' UN POETA FRANCESE LA CUI OPERA PRINCEPS SI CHIAMA "I CANTI DI MALDOROR". E' UN POETA FRANCESE DI NON POCA IMPORTANZA CHE VIENE PRESENTATO COME URUGUAYANO IN AMERICA:ALTRO RISCATTO DOVEROSO FARE.VEDI DI SEGUITO SU WIKIPEDIA:  http://it.wikipedia.org/wiki/Lautréamont

Lautréamont

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
 
« Non è dato a tutti accostarsi agli estremi, sia in un senso che in un altro. »
(da Poésies I, citato in I Canti di Maldoror, poesie, lettere, a cura di Ivos Margoni, Einaudi, Torino, 1989.)
Lautréamont

Lautréamont, pseudonimo di Isidore Lucien Ducasse (Montevideo, 4 aprile 1846 – Parigi, 24 novembre 1870), è stato un poeta francese.

Indice
-1 Vita e opere
-2 Note
-3 Bibliografia
-4 Collegamenti
-5 Altri progetti

Vita e opere

Figlio di un funzionario dell'ambasciata francese a Montevideo, fu inviato, nel 1859, a studiare in Francia nel liceo di Tarbes e poi a Pau fino al 1865. Dopo un soggiorno di due anni a Montevideo, si trasferì a Parigi dove, nel 1868 diede alle stampe, anonimo, il primo canto de I Canti di Maldoror (titolo originale: Les Chants de Maldoror).

Nel 1869, sotto lo pseudonimo di Conte di Lautréamont, fu stampata l'opera completa in sei canti. L'editore Albert Lacroix (lo stesso di Victor Hugo e Émile Zola), tuttavia, non mise in vendita il libro per timore della censura, data l'eccessiva violenza espressiva. Ducasse scelse lo pseudonimo ispirandosi al romanzo Lautréaumont di Eugène Sue.

Fu probabilmente a causa di questo evento che Ducasse cambiò completamente rotta, volgendosi da una poetica della disperazione a una della speranza,[1] e scrivendo due testi poetici che avrebbero dovuto essere introduzione a un'opera successiva. Poésies I e Poésies II furono stampate nel mese di giugno del 1870 e pubblicate questa volta col nome autentico dell'autore. Lo stile e i temi sono ben differenti da quelli di Maldoror. Tuttavia è facile ravvisare in questo stravolgimento un atteggiamento ironico o quanto meno enigmatico.[2] Si tratta verosimilmente di una polemica neanche troppo velata da parte di chi aveva deciso di cantare gli orrori dell'uomo, "bestia feroce", seconda la programmatica dichiarazione dei Chants (secondo canto, strofa quarta).

Ducasse fu rinvenuto morto una mattina di novembre del 1870 nel proprio letto d'albergo. Aveva solo 24 anni e la sua morte così prematura ed improvvisa fece pensare, forse erroneamente, a un suicidio.

È solo con la morte del poeta, che nel 1874 vengono pubblicati i canti, sempre sotto lo pseudonimo Conte di Lautréamont. Nel 1890 una successiva edizione indica il vero nome dell'autore, presentandone una breve nota biografica.

La violenza verbale del suo Maldoror associata ad una fantasia immaginifica e manifestata in una visione romanticamente satanica, nichilista, lo fecero classificare fra i poeti maledetti. La sua opera fu praticamente ignorata fino al 1890, e in seguito venne valorizzata dai surrealisti che, scorgendone affinità con le loro idee, giunsero a considerarlo un loro predecessore

UNA SUA OPERA SUL SITO ONLINE "NAZIONE INDIANA":

Nazione Indiana

Le poesie di Isidore Ducasse. I

25 gennaio 2011
Pubblicato da gherardo bortolotti

di Michele Zaffarano

[Quella che segue è la bandella presente sui due volumi delle Poésies di Ducasse, nell'edizione con testo a fronte ed apparato di note apparsa presso La camera verde nel 2009 a cura di Michele Zaffarano. Nei prossimi giorni metterò on line le traduzioni di Zaffarano.]

«Cantare la noia, il dolore, la tristezza, la malinconia, la morte, l’ombra, l’oscurità, ecc. significa volere, a tutti i costi, guardare soltanto il puerile rovescio delle cose. (…) Sempre a piagnucolare. Ecco perché ho completamente cambiato metodo, per cantare esclusivamente la speranza, l’aspettativa, la calma, la felicità, il dovere».

È con queste parole che Isidore Ducasse, in una lettera indirizzata al proprio banchiere, annuncia il radicale mutamento che segna la sua nuova scrittura, in conseguenza e in opposizione ai precedenti Canti di Maldoror, troppo compromessi con la ripudiata «poetica del dubbio».

Dietro la banale apparenza delle due raccolte di massime e aforismi, pubblicate tra l’aprile e il giugno 1870 sotto il fuorviante titolo di Poesie, il giovane autore cela in realtà una dissacrante manovra di ristrutturazione globale del fare poetico. Di questa operazione, la supposta «conversione al bene» rappresenta solo un superficiale e sarcastico leitmotiv, un’esca tesa ad attrarre l’attenzione e l’energia della «ragione volgare».

Le Poesie di Ducasse mettono in campo un vero e proprio dispositivo bellico, una vertiginosa macchina per la distruzione e la ricostruzione dei fondamenti dell’atto letterario. Gli ingranaggi centrali che muovono questo dispositivo sono la pratica del plagio e del détournement («Il plagio è necessario. Lo implica il progresso»), la spersonalizzazione dell’impulso e del desiderio poetico («La poesia deve essere fatta da tutti. Non da uno») e la riduzione, consapevolmente accettata e riprogrammata, dell’intero sistema linguistico alla sua mera funzionalità strumentale («La scienza che sto intraprendendo è una scienza distinta dalla poesia. Non è quest’ultima che io canto. Io mi sforzo di scoprirne la fonte»).

L’ironia e il sarcasmo della parola ducassiana si sviluppano su due piani paralleli ma sempre in connessione e in stretta dipendenza l’uno dall’altro: da una parte, c’è la contestazione della letteratura (soprattutto romantica) intesa come perversione e perdita della «tradizione»; dall’altra, la decostruzione ideologica dell’etica individualista che ne è alla base. Il teatro della retorica aggredisce e destabilizza se stesso. E il valore della poesia risiede esclusivamente nella dinamica produttiva di cui essa si rende testimone e a cui essa dà nel contempo voce e corpo: «Il fenomeno passa. Io cerco le leggi». Superare l’«uno» per giungere finalmente al «tutti»; passare dalla centralità dell’individuo a quella della totalità degli individui; abbandonare la poesia «personale» per tornare alla poesia «impersonale». La perdita dell’«io» è il sacrificio necessario per potersi riavvicinare ancora alla visione e all’intelligenza della «verità»: «La poesia deve avere come scopo la verità pratica. La poesia enuncia i rapporti che esistono tra i princìpi primi e le verità secondarie della vita. Ogni cosa rimane al suo posto. La missione della poesia è difficile».

BIOBIBLIOGRAFIA

Isidore-Lucien Ducasse nasce a Montevideo, presso la cui ambasciata francese il padre lavora da qualche anno, il 4 aprile 1846. Sono gli anni della guerra civile uruguayana e del grande assedio condotto dall’esercito argentino del dittatore Rosas. Viene battezzato il 16 novembre dell’anno seguente. Nell’ottobre 1859 è iscritto al liceo di Tarbes, nei Pirenei francesi, regione natale del padre. Nell’ottobre 1863 si trasferisce al liceo di Pau. Nel 1866 ottiene la maturità scientifica. Dopo un breve viaggio a Montevideo, alla fine del 1867 la sua presenza è segnalata a Parigi. Nell’agosto 1868 viene pubblicato, anonimo, il primo dei Chants de Maldoror. A gennaio, lo stesso canto appare sulla silloge poetica Parfums de l’âme. Nell’ottobre 1869 i Chants de Maldoror sono stampati sotto lo pseudonimo di «Comte de Lautréamont» dall’editore parigino Lacroix. Dell’opera verranno allestite solo poche copie, il resto sarà distribuito solo dopo la morte dell’autore. Nell’aprile 1870 viene pubblicato il fascicolo di Poésies I. Nel giugno dello stesso anno è la volta di Poésies II. Muore a Parigi per cause sconosciute il 24 novembre 1870, durante i 138 giorni dell’assedio da parte dei Prussiani.

DIRETTAMENTE CUA:  http://www.nazioneindiana.com/2011/01/25/le-poesie-di-isidore-ducasse-i/

PD:GUARDA A CASO URUGUAY,OGGI UN PAESE GOVERNATO DALLA SINISTRA EX-FILO-SOVIETICA,POSSIEDE UNA INFLUENTE COLONIA RUSSA(DEI COSI DETTI "RUSSI BIANCHI")CHIAMATA "SAN JAVIER".

 

http://youtu.be/UxuPYJwOycQ

 

http://youtu.be/fdDhV45lYHU

Partager cette page

Repost 0